Source - Lautoradio

#altrefrequenze

Buona la prima – GRAZIE!!!
SI È CONCLUSA LA PRIMA EDIZIONE DI ALTREFREQUENZE FESTIVAL. GRAZIE! Si è conclusa la prima edizione di AltreFrequenze, un progetto 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼, costruito 𝗱𝗮𝗹 𝗯𝗮𝘀𝘀𝗼 e reso possibile dal contributo di tante persone che hanno scelto di esserci. Un’idea promossa da Dal Basso APS e Lautoradio, nata dalla volontà di condividere un percorso collettivo fatto di lotta, resistenza e partecipazione, e di restituire alla comunità uno spazio come il Parco Sant’Angelo. Nell’area banchetti abbiamo incontrato l’editoria indipendente con Mannaggia – Libri da un altro mondo e Cronache Ribelli, I banchetti informativi di #assembleaterronaPerugia, Assemblea Transfemminista Perugia @animal_voices_united e Amnesty Perugia, lo sport popolare con Inguastite FC e @palestra_popolare_perugia, il Doposcuola Popolare, Laboratorio Politico OSA Perugia-VdL, la serigrafia di @Lucazolfo e il collettivo @becomingxartsound, che ci ha regalato un bellissimo live drawing. Grazie anche al collettivo CSDA Perugia e LINK. Grazie a chi ha preparato con cura i pasti: Perugia Solidale, Gasp Zappe e Fuori di Zucca e grazie a Ponte Solidale, Birrificio la Gramigna e Cantina Cenci per il bere. Grazie a tutt le artist3: Sagaiety, Simone, Garibanda che ci ha regalato un laboratorio strepitoso con PgPraSambar, grazie all’area dj con Marco Mangia, Rude Toto, Dr.Dome e alla strepitosa chiusura del festival con il nostro Gabriele Cavallo, e al concerto unico di Giorgio Canali. Grazie alle realtà e alle persone che hanno portato storie e lotte negli incontri e nei talk: Francesco Piobbichi, Melting Pot, No CPR, ASGI, Jonata e Aminata ( USB sportello immigrazione)e l’avv. Francesco Di Pietro, Hamza Tai. Un ringraziamento speciale va a tutte le persone volontarie, che hanno abbracciato questo progetto con forza e un cuore enorme, senza le quali questa giornata semplicemente non sarebbe stata possibile. A chi ha montato, smontato, trasportato, cucinato, pulito, corso, risolto problemi e dato una mano in qualsiasi modo. Ma specialmente grazie a voi che avete partecipato e che avete creduto in Altrefrequenze. Ci avete restituito un Parco Sant’Angelo pieno di persone, musica, parole e connessioni. Questa era la prima. Ci vediamo alla prossima frequenza. Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni. Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua costruzione. Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente, accessibile e aperta alla città. Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale. 19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA ALTREFREQUENZE FESTIVAL
Perugia
APPUNTAMENTI
POLITICA e SOCIALE
MUSICA E RADIO
Altrefrequenze
Il programma completo di Altrefrequenze
IL PROGRAMMA COMPLETO DEL FESTIVAL. SABATO 19 SETTEMBRE 2026, AL PARCO SANT’ANGELO DI PERUGIA, LA PRIMA EDIZIONE DI ALTREFREQUENZE FESTIVAL. 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 – Banchetti · musica · laboratori · esposizioni 𝟭𝟭:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Apertura festival 𝟭𝟭:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Intervista · Andrea Bianchi 𝚙𝚎𝚛 𝚝𝚞𝚝𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚖𝚘𝚜𝚝𝚛𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘𝚐𝚛𝚊𝚏𝚒𝚌𝚊 “𝚅𝚒𝚊𝚐𝚐𝚒𝚊𝚝𝚘𝚛𝚒 𝚜𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚌𝚘𝚗𝚏𝚒𝚗𝚒” 𝟭𝟮:𝟬𝟬 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Laboratorio di musica d’insieme Garibanda + Pg Pra Sambar 𝟭𝟮:𝟯𝟬–𝟭𝟰:𝟯𝟬 – Pranzo con prodotti locali 𝟭𝟮:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – DJ set · Rude Toto 𝟭𝟰:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Presentazione · “Popolarissimo” Almanacco del calcio popolare in Italia, edito da Cronache Ribelli con Filippo Fenech 𝟭𝟱:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Intervista · Corso di italiano per stranieri – Perugia Solidale 𝟭𝟱:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗕𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗙𝗥𝗘𝗤𝗨𝗘𝗡𝗭𝗘 – Live · Sagaiety 𝟭𝟲:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – DJ set · Sud Beat 𝟭𝟲:𝟯𝟬 · 𝗔𝗥𝗘𝗔 𝗕𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘𝗧𝗧𝗜 – LAB serigrafia dal vivo · Luca Zolfo 𝙿𝚘𝚛𝚝𝚊 𝚕𝚊 𝚝𝚞𝚊 𝚖𝚊𝚐𝚕𝚒𝚎𝚝𝚝𝚊 𝚎 𝚜𝚝𝚊𝚖𝚙𝚊𝚕𝚊 𝚊𝚕 𝚏𝚎𝚜𝚝𝚒𝚟𝚊𝚕! 𝟭𝟲:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗕𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗙𝗥𝗘𝗤𝗨𝗘𝗡𝗭𝗘 – Live · Karfreit 𝟭𝟳:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Presentazione del documento “L’Umbria va alla guerra” del Laboratorio Politico OSA-PGVDL a seguire interventi di All Eyes On Palestine PG 𝟭𝟳:𝟰𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – “Racconti dalla frontiera” con Francesco Francesco Piobbichi e i suoi racconti illustrati 𝟭𝟴:𝟰𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Talk · “Storie – Lotte – Connessioni” Hamza Tai · Oltre il filo spinato Aminata Maéva Tsimba Poussogo · orientamento al lavoro e inserimento sociale Gionata Baldaccini · USB sportello immigrazione Asme Zeme · Logistica Milano / SI Cobas Francesco Di Pietro · avv. ASGI Stefano Bleggi · Melting Pot Contributo video No CPR 𝟮O:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live drawing · BecomingX 𝟮𝟬:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live · “Per te” di e con Gabriele Cavallo 𝟮𝟬:𝟯𝟬–𝟮𝟮:𝟯𝟬 Cena con prodotti locali 𝟮𝟭:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live · Giorgio Canali 𝟮𝟯:𝟬𝟬 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – DJ set · Dr. Dome Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni. Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua costruzione. Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente, accessibile e aperta alla città. Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale. 19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA ALTREFREQUENZE FESTIVAL
Musica
Perugia
APPUNTAMENTI
POLITICA e SOCIALE
MUSICA E RADIO
Gli artisti di Altrefrequenze
LA LINE UP DEGLI ARTISTI DEL FESTIVAL. Sabato 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, la prima edizione di AltreFrequenze Festival. Gli artisti in programma durante la giornata. ITINERANTE NEL PARCO: Laboratorio di musica di insieme – 12.00 Ad AltreFrequenze arriva La Garibanda, il laboratorio di musica d’insieme, che per l’occasione si unisce alla scuola di samba coordinata da Fuad Lues. Un incontro tra ritmi, strumenti e persone, aperto a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. Non serve essere musicist3: basta portare la voglia di suonare insieme.   STAGE RADIO :  – Rude Toto – vinyl set – 12.30 Salentino di origine, perugino d’adozione, Rude Toto porta con sé una lunga storia fatta di reggae, ska, rocksteady e cultura dal basso. Da più di vent’anni attraversa la scena musicale perugina, tra sound system, radio, concerti, festival e progetti che hanno fatto della musica uno spazio di incontro e socialità. Una ricerca che parte dalle radici della musica giamaicana e continua ancora oggi, tra selezioni, contaminazioni e nuove frequenze. – Sud Beat – vinyl set – 16.00 Dal Salento a Perugia, passando per techno, drum & bass, jump up, UK garage e scratch: un percorso fatto di contaminazioni, ricerca e cultura del suono. Il 19 settembre sarà con noi sullo stage radio per portare ad AltreFrequenze la sua selezione e le sue frequenze.   AREA BASSE FREQUENZE: – Sagaiety – live – 15.00 Sagaiety è il progetto personale di Dario De Nicola, musicista, cantautore, fisarmonicista e pianista. Dopo anni attraversando la scena folk italiana ed europea con Il Pozzo di San Patrizio, migliaia di concerti e diverse collaborazioni, Dario porta in Sagaiety un modo personale di intendere il folk e il cantautorato. Fisarmonica, musica di strada, scrittura e contaminazioni si incontrano in “Levità”, il suo primo album solista, uscito nel 2026: un viaggio tra ironia, poesia e temi sociali, nato anche dall’esperienza del busking e dalla voglia di raccontare il mondo attraverso la musica. – Karfreit – live – 16.30 (post punk cantautoriale) Diego Mariani — batteria — Fabrizio Mantovani — basso — Gaetano Bresci — voce Verità spogliate di medaglie, tra le trincee del dubbio e le macerie di sempre. Si vive e si suona per sbaglio. Il resto manca. MAIN STAGE: – Gabriele Cavallo – live – 20.30 Pianoforte acustico, sintetizzatori e drum pad si incontrano in un progetto che attraversa elettronica, progressive, sound design e improvvisazione. Al centro, insieme alla musica, ci sono le parole di Antonio Giovane, che entrano nella performance come voce narrante, creando un dialogo continuo tra suono e testo. 𝗣𝗲𝗿 𝘁𝗲 è un progetto nato dall’incontro tra composizione, ricerca e dimensione performativa. Un concerto che cambia ogni volta, tra strutture preparate, improvvisazione e ricerca timbrica. – Giorgio Canali – live – 21.15 Chitarrista, cantautore, produttore e ingegnere del suono, tra le figure più importanti del rock alternativo italiano. Dopo le prime esperienze storiche come fonico per i Litfiba, è diventato il chitarrista di band fondamentali come CCCP, CSI e PGR. Alla fine degli anni ’90 ha avviato una solida carriera solista fondando il progetto Giorgio Canali & Rossofuoco. Come produttore discografico ha plasmato il suono di artisti di riferimento della scena indipendente, tra cui Marlene Kuntz e Le Luci della Centrale Elettrica. La sua proposta musicale unisce una poetica punk e militante a chitarre distorte e testi di forte critica sociale. – Mr. Dome – dj set – 23.00 Cresciuto a pane e Hit Mania Dance, con Trance e Hardcore ad accompagnare le giornate più grigie, non ha potuto evitare l’onda House di fine prima decade del 2000, per finire poi quasi per caso al centro della scena Techno in un deserto della Spagna, e da lì è stato amore a prima vista. Dj eclettico attivo nella capitale romana dal 2008, tra spazi occupati ed eventi di piazza, il suo campo va dai 120 ai 180bpm e il suo obiettivo è sempre lo stesso, far ballare fino a che ce n’è Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni. Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua costruzione. Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente, accessibile e aperta alla città. Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale. 19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA ALTREFREQUENZE FESTIVAL
Musica
Perugia
APPUNTAMENTI
POLITICA e SOCIALE
MUSICA E RADIO
Amplifica il segnale, sostieni Altrefrequenze
AMPLIFICA IL SEGNALE: SOSTIENI IL CROWDFUNDING DI ALTREFREQUENZE Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni. Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua costruzione. Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente, accessibile e aperta alla città. Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale. UN FESTIVAL COSTRUITO INSIEME Altrefrequenze nasce dal desiderio di creare uno spazio pubblico in cui persone, associazioni, collettivi e realtà sociali possano incontrarsi, confrontarsi e costruire nuove connessioni. Il festival sarà una giornata di incontri, testimonianze, dibattiti, musica, radio dal vivo, cultura indipendente, editoria, cucina popolare e socialità. Parleremo di libertà di movimento, diritti, giustizia climatica, sfruttamento del lavoro, autodeterminazione e solidarietà internazionale, dando spazio alle esperienze e alle pratiche concrete di chi ogni giorno costruisce accoglienza, resistenza e trasformazione sociale. Altrefrequenze non vuole essere soltanto un evento da seguire, ma uno spazio da attraversare e vivere insieme. Un luogo in cui le idee incontrano le persone e le persone costruiscono comunità. PERCHÉ ABBIAMO SCELTO IL CROWDFUNDING Vogliamo che Altrefrequenze sia un festival: gratuito, perché la partecipazione non deve dipendere dalla possibilità economica; indipendente, perché i contenuti e le scelte del festival devono restare liberi; accessibile, perché vogliamo costruire uno spazio aperto e inclusivo; autofinanziato, perché crediamo nella forza di una comunità che sceglie di sostenere ciò che considera necessario. Organizzare un festival richiede lavoro, competenze, tempo, organizzazione e risorse economiche. Dietro una giornata di incontri, musica e socialità ci sono allestimenti, impianti tecnici, logistica, materiali, gestione degli spazi, accoglienza, attività culturali e tante persone che lavorano per rendere possibile il progetto. Per la prima edizione di Altrefrequenze abbiamo scelto di non affidarci a grandi sponsor che possano condizionarne i contenuti o l’identità. Abbiamo scelto di costruirlo insieme. Per questo il crowdfunding non è soltanto uno strumento per raccogliere fondi: è un modo concreto per rendere la comunità parte del festival ancora prima che inizi. A COSA SERVIRÀ IL TUO CONTRIBUTO? Le donazioni raccolte contribuiranno a sostenere: * palco, impianti audio e supporto tecnico; * allestimenti e gestione degli spazi; * logistica, trasporti e materiali; * ospiti, artist3 e attività culturali; * radio, comunicazione e produzione dei contenuti; * accoglienza e organizzazione; * grafica, materiali e produzione delle ricompense. Ogni contributo aiuterà a mantenere Altrefrequenze gratuito, indipendente e accessibile a tutt3. La gestione dei fondi sarà raccontata con trasparenza, perché chi sceglie di sostenere il festival deve poter conoscere il percorso che trasforma una donazione in un’esperienza collettiva. UNA DONAZIONE, UNA CONNESSIONE Sostenere Altrefrequenze non significa soltanto contribuire alle spese necessarie per organizzare il festival. Significa scegliere di dare forza a uno spazio di incontro, confronto e partecipazione. Significa sostenere la cultura indipendente e le realtà che ogni giorno costruiscono solidarietà dal basso. Significa contribuire alla nascita di un festival che vuole mettere in relazione esperienze diverse e trasformare un luogo pubblico in uno spazio di comunità. Ogni contributo è un segnale. Insieme possiamo renderlo più forte. CHI PROMUOVE ALTREFREQUENZE Altrefrequenze è promosso da Lautoradio e Dal Basso APS. Lautoradio è una web radio indipendente nata all’interno dell’ex Mattatoio di Perugia. Da oltre dodici anni racconta dal basso movimenti sociali, esperienze di solidarietà, cultura indipendente e conflitti contemporanei, dando spazio a voci e realtà spesso assenti dall’informazione tradizionale. Dall’esperienza di Lautoradio nasce Dal Basso APS, associazione di promozione sociale e culturale che organizza eventi, iniziative e momenti di incontro aperti alla città. Altrefrequenze rappresenta un nuovo passo di questo percorso: un festival costruito insieme a realtà territoriali e nazionali che condividono un’idea comune di lotta, solidarietà e partecipazione. AMPLIFICA IL SEGNALE Il 19 settembre 2026, il Parco Sant’Angelo di Perugia diventerà uno spazio di storie, lotte e connessioni. Per farlo abbiamo bisogno di una comunità che scelga di costruirlo insieme a noi. Se anche tu credi che gli spazi di cultura indipendente, confronto, solidarietà e aggregazione siano necessari, sostieni la campagna. Ogni contributo conta. Sostieni Altrefrequenze. Amplifica il segnale. 19 settembre 2026 Parco Sant’Angelo, Perugia Ingresso gratuito FB: @Altrefrequenze IG: @altrefrequenzefestival 19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA ALTREFREQUENZE FESTIVAL
Perugia
APPUNTAMENTI
POLITICA e SOCIALE
MUSICA E RADIO
Altrefrequenze
Manifestival – Altrefrequenze
FESTIVAL ALTREFREQUENZE - STORIE, LOTTE, CONNESSIONI. LA 1ª EDIZIONE DEL FESTIVAL SI TERRÀ IL 19 SETTEMBRE 2026 AL PARCO SANT’ANGELO DI PERUGIA, NEL QUARTIERE DI CORSO GARIBALDI: UNA GIORNATA SU DIRITTO ALLA MIGRAZIONE E RETI DI SOLIDARIETÀ AUTO-ORGANIZZATE. Sabato 19 settembre il Parco Sant’Angelo di Perugia ospita la prima edizione del Festival Altrefrequenze, ideato dalle realtà indipendenti Dal Basso APS e Lautoradio, che da anni sono attive sul territorio per promuovere la diffusione di cultura, socialità, politica e inclusività dal basso. > “RACCONTARE LE STORIE DI CHI NON SI PIEGA DIVENTA UN ATTO DI RESISTENZA” Questa giornata nasce dalla volontà di creare uno spazio di condivisione con le tante realtà cittadine e non solo, che si occupano quotidianamente di solidarietà, accoglienza e pratiche concrete, per raggiungere una giustizia sociale che renda questo mondo migliore. Crediamo che in un momento storico come quello che stiamo attraversando, segnato da guerre, genocidi, sfruttamento e corsa al riarmo, sia fondamentale rafforzare quella comunità dal basso che si contrappone alle politiche securitarie e repressive attuate come risposta ad un fenomeno storico e strutturale: le migrazioni. L’obiettivo è quello di continuare a mantenere alta l’attenzione sui temi dell’accoglienza, dell’integrazione e delle esperienze di resistenza dal basso. Storie di viaggi, attraversamenti, di integrazione, di resistenza che troppe volte si incrociano con sistemi di violenza, sfruttamento e invisibilizzazione. Lotte per il riconoscimento e la tutela dei diritti, per la dignità umana, per l’autodeterminazione.  Connessioni tra le reti che praticano solidarietà, tra popoli oppressi e tra persone in movimento.  CONTRO L’OPPRESSIONE DEI POPOLI Negli ultimi anni sempre più persone hanno sentito la necessità di manifestare solidarietà  ai popoli oppressi, non solo a parole ma anche e soprattutto con le azioni e le pratiche. Impossibile restare indifferenti davanti al genocidio perpetrato da Israele e non sentirsi sollecitati a intervenire per supportare il popolo palestinese: “dalla terra al mare” attivist3, associazioni, collettivi e singol3 unit3 hanno rifiutato di essere complici dello stato genocida e hanno sostenuto le missioni di solidarietà che hanno dato vita a moltepici mobilitazioni.  La storia per la liberazione della Palestina è strettamente connessa alla storia dei tanti, troppi popoli oppressi che lottano quotidianamente per ottenere e rivendicare diritti, spezzare catene, liberarsi dall’oppressione coloniale e capitalistica, e non possiamo ignorare le responsabilità politiche di chi sostiene, finanzia, legittima e riproduce questi sistemi di oppressione e sfruttamento. POLITICHE DI REPRESSIONE Le pratiche dal basso si contrappongono alle scelte politiche di un sistema che non si occupa di tutelare i diritti fondamentali: le istituzioni e gli Stati membri dell’Ue hanno reso la criminalizzazione, la sorveglianza e la discriminazione, strumenti sempre più ordinari della governance migratoria – invece di puntare su protezione, misure di inclusione sociale, ampliamento dei canali di accesso sicuri e regolari e permessi di soggiorno basati sui diritti. Misure come i CPR e la detenzione amministrativa, rafforzata dal Patto Ue Migrazione e Asilo, privano della libertà di movimento e di soggiorno le persone richiedenti asilo alla frontiera. Politiche che sdoganano la deportazione in Paesi terzi inseguendo il modello Albania e si inseriscono in un vortice legislativo che accresce repressione e privazione dei diritti. Perfettamente in linea con il governo attuale, danno forma e sostanza alle propagande nazionaliste di ultra destra, alle campagne di odio e razzializzazione (come quella di re-migrazione di Vannacci e affini), che puntano a una vera e propria legge di deportazione di massa. Le politiche e le reti di accoglienza dal basso si mobilitano per realizzare ovunque vie legali e accessibili, attraverso il superamento di tutti quegli impedimenti normativi –nazionali e internazionali– che oggi ostacolano la legittimità del movimento e la libertà di tuttə di scegliere il luogo in cui abitare e in cui realizzare il proprio progetto di vita. AUTODETERMINAZIONE Difficile in questo quadro il raggiungimento di una reale autodeterminazione, dimensione centrale dell’integrazione culturale poiché consente di partecipare attivamente alla costruzione del proprio percorso di vita nel nuovo contesto sociale. Le persone migranti nella nostra quotidianità vengono invisibilizzate, considerate “integrate” solo se corrispondenti alla visione borghese e normata delle città. La mancanza di una vera accoglienza fa sì che si ritrovino a interagire solo con altre persone migranti o con operator* sociali, spesso a loro volta sottopagati/e, all’interno dei CARA o dei CAS. Un circolo vizioso di cavilli burocratici, profilazione razziale da parte della polizia, razzismo istituzionalizzato e criminalizzazione che alimenta la marginalizzazione impedendo reali opportunità di dialogo e incontro nelle città. Un’integrazione autentica non si realizza quando si è destinatarie solo di servizi assistenziali, ma quando si ha la facoltà di esercitare la propria capacità di scelta.  Uscire dalla vittimizzazione non significa negare i traumi, le discriminazioni e le difficoltà affrontate, ma fare in modo che non ci si identifichi come soggetti fragili, bisognosi di assistenza e incapaci di compiere scelte in autonomia. QUESTIONE DI GENERE Ostacoli ancora maggiori per donne e persone con identità di genere non binarie che subiscono ulteriori forme di esclusione e disuguaglianza: spesso non accettate nel loro paese di origine e non accolte nel paese in cui sono scappate. Vengono inoltre rappresentate come soggetti dipendenti o oppresse dalle proprie culture, senza tener conto del ruolo attivo che hanno nei processi migratori e di integrazione. Le molteplici discriminazioni nei loro confronti, rendono ancora più difficoltoso il percorso di affermazione e autodeterminazione, con conseguenze devastanti anche sulla salute mentale.  Il razzismo e la questione di genere sono sistemi di oppressione interconnessi.  Le donne migranti affrontano una triplice invisibilità: come donne, come straniere e come lavoratrici. Durante il percorso e all’arrivo, il genere può costituire un fattore di rischio che espone maggiormente le donne a tratta, abusi e forme di grave sfruttamento (spesso nel lavoro domestico o di cura). Per comprendere appieno il fenomeno, è fondamentale adottare un approccio intersezionale e decoloniale che analizzi come il genere si sovrappone ad altri fattori (classe sociale, provenienza etnica, status giuridico).  Gli stereotipi sessisti e razzisti si alimentano a vicenda. Spesso la cultura razzista si fonda su una forte componente patriarcale che cerca di controllare il corpo e l’autonomia delle donne. Le lotte per i diritti civili e l’emancipazione femminile risultano efficaci solo se si riconosce che tutte le disuguaglianze si sovrappongono e se si realizzano forme di lotte uniche intersezionali. SFRUTTAMENTO AMBIENTALE  Lo sfruttamento è una questione di classe: chi fugge dalla propria terra di origine spesso lo fa perché costretto da un sistema capitalistico che devasta e saccheggia in nome del profitto.   Viviamo in un mondo in fiamme, per le conseguenze dirette e indirette delle guerre in corso e di quelle minacciate. La distruzione di interi ecosistemi, eventi climatici estremi e inondazioni devastanti producono migrazioni climatiche di intere popolazioni; l’estrattivismo anche in agricoltura, con cicli produttivi intensificati e crescente impiego di energia, contribuisce allo smodato incremento termico. È evidente la ricaduta sui paesi e le popolazioni più povere: non può esistere giustizia climatica senza giustizia sociale. SFRUTTAMENTO DEL LAVORO Le politiche dei flussi proposte dal governo vincolano l’ingresso di stranierə alla domanda di manodopera, assoggettando, ancora una volta, la dignità umana e la sua aspirazione alla realizzazione personale al criterio produttivo ed economico. Al di fuori dei flussi controllati assistiamo invece ad una costante negazione dell’accesso regolare all’interno dell’Unione Europea, che costringe le persone all’irregolarità, genera insicurezza e alimenta la criminalità organizzata. Le persone migranti sono costrette ad accettare lavori e condizioni di lavoro e di vita schiavistiche perché rifiutando diventerebbero clandestine e perché arrivano gravate da debiti contratti per affrontare richieste di permessi e le spese di viaggio.   Lo sfruttamento del lavoro migrante nei paesi ospiti è parte integrante di una filiera produttiva che scarica costi e rischi sui soggetti più deboli. In particolare nel comparto agricolo il caporalato viene spesso rappresentato come una deviazione illegale rispetto al normale funzionamento del mercato, ma si tratta di un’estensione funzionale del sistema. Casi estremi e drammatici come quello di Amendolara, sono la rappresentazione del rapporto tra caporalato e modello economico, del ruolo delle filiere produttive nello sfruttamento della forza lavoro migrante, delle narrazioni distorte che continuano a relegare al Mezzogiorno questo sistema, come se fosse l’unico luogo in cui prolifera il legame tra sfruttamento del lavoro e sistema mafioso.   Amendolara non è un caso isolato, ma il sintomo di dinamiche strutturali che attraversano il lavoro contemporaneo. Speculare, seppure con altre forme, il sistema organico di sfruttamento del lavoro nei centri della logistica (grandi o piccoli che siano) del centro e nord Italia. Attraverso sistemi legalizzati (l’uso di società scatole cinesi, l’abuso delle cooperative per derogare ai contratti collettivi ecc) migliaia di lavoratori e lavoratrici hanno subito uno sfruttamento sistemico sulla propria pelle. La sindacalizzazione di molte persone migranti ha rappresentato un’inversione di tendenza restituendo il giusto protagonismo alle persone che hanno deciso di non essere più vittime dello sfruttamento padronale. COMUNITÀ RESISTENTI In questo contesto esistono e resistono realtà, persone e comunità che si oppongono a questo sistema, lavorando sul campo ogni giorno, auto-organizzandosi dal basso, combattendo in prima persona contro lo sfruttamento, come i lavoratori e le lavoratrici autorganizzate o sindacalizzate o come quella rete diffusa di collettivi, organizzazioni e associazioni che attraverso azioni dirette ci ricordano che nessun* deve restare sol*, mai. In questa prima edizione del Festival Altrefrequenze abbiamo deciso di affrontare queste complesse tematiche, coinvolgendo le realtà del territorio e nazionali. Durante la giornata ci focalizzeremo su alcune specificità, cercando quanto più di dare voce alle persone direttamente coinvolte. Vogliamo continuare a mantenere viva l’attenzione su questi temi e ad opporci a ogni tentativo di strumentalizzazione o criminalizzazione. 19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA ALTREFREQUENZE FESTIVAL
Perugia
APPUNTAMENTI
POLITICA e SOCIALE
MUSICA E RADIO
Altrefrequenze
L’arte è politica. Il caso Heart al TPO.
DUE PAROLE SUL CASO DEL CONCERTO ANNULLATO AL TPO DI BOLOGNA. La notizia del concerto annullato degli Earth al TPO è ormai ben nota. Non ci dilungheremo sulla “cronaca” della vicenda in sé perché quanto successo è stato ampiamente riportato dai diretti interessati, ma volevamo comunque unirci (spoiler) al coro di solidarietà che si sta levando attorno al TPO evidenziando giusto due problemi ricorrenti -purtroppo- attorno a questa vicenda.  In realtà la ricostruzione migliore l’ha fornita proprio Dylan Carlson, frontman degli Earth, che in un post su  Instagram ha commentato: “[…] Il TPO ha messo la politica davanti alla musica e ha cancellato il concerto degli Earth. […] (il post completo lo si trova sul suo profilo e nei vari articoli in rete). Dispiace notare come un artista del calibro di Carlson sia caduto così rovinosamente su questo tema: non riconoscere che l’arte è un gesto politico -tanto più se si tratta di un concerto in un centro sociale autogestito- è già di per sé grave, ma comprendiamo che non tutt* gli/le artist* possono avere la stessa sensibilità; sollevare questo problema di fronte a una bandiera palestinese, questo invece è nettamente problematico. Quella bandiera sui palchi degli spazi sociali e non solo ci sta e ci rimane perché in queste ore ancora muoiono innocenti (fino a qualche giorno fa per le bombe, ora per la fame e il freddo) e il minimo che possiamo fare è mantenere alta l’attenzione e la solidarietà con il popolo palestinese. Su questo livello minimo di umanità non un passo indietro, e chiunque si arroga il diritto di mettere in discussione la legittimità di quella bandiera può tornare tristemente da dove è venuto. Condividiamo quindi la scelta del TPO e sosteniamo la raccolta fondi per le rientrare delle spese sostenute (link qui). Band grandiosa gli Earth, ma non ci vivrei (cit.) * MWUS IL PROGRAMMA * Music Will Untune the Sky * Redazione Lautoradio
Bologna
POLITICA e SOCIALE
spazi sociali
palestina
MUSICA E RADIO
Violenze e molestie al Teatro Due di Parma: rompiamo il silenzio.
VIOLENZE E MOLESTIE AL TEATRO DUE DI PARMA: ROMPIAMO IL SILENZIO. Negli ultimi mesi il Tribunale del Lavoro di Parma ha condannato il Teatro Due di Parma e un regista – il cui nome è oscurato da sentenza, ma il mondo teatrale italiano è piccolo e il nome è ormai noto, si tratta di Walter Le Moli – a risarcire due attrici per  molestie e violenze sessuali, per il danno professionale, biologico e esistenziale subito. Per quanto crediamo profondamente che la giustizia e la lotta alla violenza di genere non si facciano nei tribunali, bisogna ammettere che si tratta di una sentenza storica che apre un precedente importante per il mondo teatrale italiano: per la prima volta viene infatti riconosciuta la responsabilità del Teatro come datore di lavoro nel non aver fatto niente per prevenire le violenze e le molestie. Inoltre, è stato riconosciuto per la prima volta nel mondo del teatro italiano il risarcimento psicologico per le violenze subite. È nelle realtà auto organizzate, dal basso, che le attrici hanno trovato ascolto, supporto e aiuto: se si è arrivati ad aprire il vaso di Pandora del #MeToo del teatro italiano, lo si deve – oltre alla forza e alla consapevolezza delle due attrici Federica Ombrato e Veronica Stecchetti  – ad Amleta e Differenza Donna, collettive impegnate nella lotta contro la violenza di genere nel mondo dello spettacolo. Dalla denuncia delle due attrici, si è ricostruito un pattern di violenze sessuali, molestie e soprusi a opera di Le Moli che va avanti dal 1998, indisturbato. Sono tante le attrici che, vedendo finalmente accolte le richieste di ascolto di due colleghe, hanno deciso di condividere la loro esperienza. MA COSA È SUCCESSO? ANDIAMO PER STEP. Nel 2019 le due attrici partecipano a Casa degli Artisti, un corso di alta formazione, finanziato con fondi della Regione Emilia-Romagna, organizzato dalla Fondazione Teatro Due di Parma e destinato a giovani attori e attrici. Il regista docente era Walter Le Moli, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione. Gli orari previsti erano dalle 15 alle 19, ma il docente si presentava puntualmente in ritardo, costringendo – chi poteva – a trattenersi fino a notte inoltrata, con il benestare del Teatro, nonostante le lamentele portate avanti dall3 partecipant3. Non tutt3 potevano trattenersi, e per questo spesso il regista si trovava solo con poche allieve. Da buon figlio del patriarcato, il violento Le Moli da subito mette in atto comportamenti manipolatori e violenti con alcune studentesse, che arriveranno fino allo stupro, azioni che non riporteremo qui (la pornografia del dolore non ci riguarda) ma ci sono 59 pagine di testimonianze a questo LINK per chi volesse approfondire. Basta dire che Le Moli approfittava del suo ruolo di potere nella relazione docente-student3, e della giovane età delle attrici, dando loro false speranze di lavoro, manipolandole e minacciandole di non farle lavorare mai nel mondo del Teatro, essendo lui una personalità – a suo dire – molto influente. E IL TEATRO? Il Teatro ha dichiarato di non aver mai saputo niente, e si è limitato ad allontanare il regista nel 2021, dopo una diffida da parte dei legali dello studio “Lavoro Vivo”. Le testimonianze però, riportano un’altra realtà dei fatti: un dipendente dell’Ufficio Comunicazione aveva messo in guardia una ragazza dicendo di stare lontana da lui per evitare “situazioni spiacevoli”, citiamo testualmente. E in più occasioni le vessazioni verbali e gli insulti erano urlati nel corso delle lezioni: è quindi altamente improbabile che nessuno sentisse. C’è un episodio particolare, che mette nero su bianco come il Teatro se ne sia lavato le mani, diventando automaticamente complice: dalle testimonianze emerge che una sera una ragazza arrivò in Teatro e parlando a voce molto alta, alla presenza di membri della Fondazione, chiese “dove fosse quel porco che se la fa con le ragazzine, per dirgliene quattro”. I membri del direttivo si limitarono a fare un vergognoso sorriso di circostanza. Le due attrici, prima di trovare il supporto di Amleta e Differenza Donna, avevano già provato a denunciare, ma – come ci si può aspettare – non sono state ascoltate. Le violenze e i soprusi raccontati erano stati archiviati come “non adeguatamente provati” e si assumeva l’insistenza di un rapporto di lavoro. Ed è qui che entra in gioco Amleta, collettivo femminista intersezionale che da anni è un osservatorio vigile e costante per combattere violenza e molestie nei luoghi di lavoro dello spettacolo dal vivo. Grazie alle testimonianze raccolte, all’appoggio legale di Differenza Donna, e alla consigliera di Parità dell’Emilia-Romagna Sonia Alvisi, si tenta un ricorso. I tempi della giustizia però sono restrittivi, ed erano già scaduti i dodici mesi per avviare il processo penale. Si è riusciti tuttavia a fare leva sul fatto che il corso fosse una sorta di selezione, e quindi una fase della vita lavorativa, azione che ha permesso di arrivare in Tribunale di Parma, che il 20 settembre 2025 accerta dal punto di vista legale le molestie e le violenze.   Sono passati più di 6 anni di silenzio su questa storia di violenze, ricatti e abusi anzi, quasi 30 anni di silenzio, se teniamo conto che la prima testimonianza risale al 1998, ma è importante riportare le parole di una delle due attrici: «Non gioisco per la sentenza perché so che tutte le persone all’interno di quel teatro sono rimaste in silenzio: hanno omesso di rispondere alle mail e alle richieste di aiuto che abbiamo mandato, hanno voltato lo sguardo di fronte alla vista di giovani attrici in lacrime, non hanno risposto ai dubbi e alle manifestazioni di disagio, mentre si sono impegnate a mandare avanti l’immagine glorificata di un regista che veniva descritto come geniale, potente, intellettualmente affascinante. E proprio in virtù di quest’immagine la violenza si è compiuta, tutelata da una narrazione che mette subito in chiaro le cose: voi siete nulla, lui è il Re, e dovete solo ringraziare di essere al suo cospetto.»   Il silenzio è continuato anche dopo la sentenza, e ancora una volta è dal basso che arriva una risposta di solidarietà, un urlo a squarciare il silenzio che avvolge la città di Parma, il Teatro italiano, i giornali, le istituzioni. La Casa delle Donne di Parma infatti indice per il 6 dicembre un incontro pubblico per chiedere le dimissioni dei vertici del teatro e per dare voce a questa storia di violenza, incontro a cui hanno partecipato le attrici Federica Ombrato, Veronica Stecchetti e Cinzia Spanò dell’associazione Amleta, insieme a Chiara Colasurdo e Maria Teresa Manente dell’associazione Differenza Donna. Nello stesso giorno, il Teatro Due pubblica un vergognoso comunicato stampa di innocenza – in cui non si legge nemmeno una parola di solidarietà alle attrici – e in cui annunciano un ricorso alla sentenza.   Un gruppo di student3 dello stesso corso di formazione – riunitisi nel collettivo Dieci teatranti – qualche giorno dopo chiedono di incontrare la direttrice Paola Donati pretendendo chiarezza e scuse. La direttrice non cambia posizione, dichiarando che a chiedere scusa deve essere il regista. Dal 9 dicembre 2025, l3 student3 entrano – e sono tutt’ora (7 gennaio) – in sciopero.  Il 18 dicembre 2025 il Teatro ha indetto un incontro per presentare delle deboli scuse per non “aver valutato adeguatamente i comportamenti del regista”, ma continua a rifiutare ogni tipo di responsabilità: è ben chiaro come non si tratti di una posizione sentita, quanto piuttosto di un tentativo di ripulirsi l’immagine, dato che – specialmente tra i giovani – la reputazione del Teatro rischia di arrivare ai minimi storici.  L’assessora regionale alla Cultura e alle Pari Opportunità, Gessica Allegni, aveva fatto sapere che sarebbe iniziato un iter per verificare se c’erano i presupposti che avrebbero portato ad una revoca dei finanziamenti pubblici al teatro. Sarà un caso che il 5 gennaio 2026 la direttrice si è autosospesa? Dal comunicato ufficiale leggiamo che, senza alcuna vergogna, è lei stessa a dichiarare che si autosospende “per mantenere salda la fiducia da parte degli Enti che sostengono il Teatro”. Si autosospende per non perdere i finanziamenti, non per ammissione di colpevolezza e incapacità nel gestire la situazione. Anche in questo comunicato, non mezza parola di solidarietà alle attrici, né da lei, né da nessun’altro membro del direttivo. Imbarazzante il sostegno dal comune, che esprime solidarietà “alla sensibilità di Paola Donati” e elogia la Fondazione Teatro Due per come ha gestito l’allontanamento del regista: come se allontanare un abuser fosse un fatto eccezionale, e non il minimo.   Non sappiamo come andrà avanti la storia, quello di cui siamo cert3 è che il sistema patriarcale non conosce limiti, e che anche nel mondo della cultura e dello spettacolo, la violenza machista agisce con il benestare di un sistema che li tutela: se le attrici ci hanno messo volto e nome, il nome del regista viene ben nascosto, a tutela della sua immagine, impedendo di fatto che le violenze si ripetano. Se non si divulga il nome, come potranno altre attrici sapere se sono al sicuro nei futuri corsi di formazione, workshop e laboratori che seguiranno? Quanta fiducia si chiede di avere alle giovani attrici che si affacciano al mondo del teatro, se non si ha nemmeno il coraggio di divulgare il nome di un abuser? è per questo che serve aprire un discorso collettivo nel mondo dello spettacolo dal vivo, un discorso in cui le istituzioni devono mettersi in discussione e ammettere che per anni si è protetto un sistema con modalità patriarcali e machiste.   Sono pochi, pochissimi, i teatri che si sono espressi sulla vicenda, in un clima di omertà vergognoso – ma che non ci stupisce. Sappiamo che l’abuser ha potuto agire indisturbato, in maniera sistematica e continuata, perché tutti intorno a lui hanno preferito chiudere gli occhi, e perché il sistema teatrale italiano porta ancora i segni di un retaggio secondo cui il sessismo e le molestie sono considerate quasi “parte del processo”, e comunque faccende di poco conto, da minimizzare. Dagli stessi Teatri ora silenti, aspettiamo con ansia spettacoli, monologhi e iniziative in sala per l’8 marzo o il 25 novembre. A Federica, Veronica, e tutte le sorelle che hanno dovuto, devono e dovranno lottare per farsi sentire, tutta la nostra solidarietà: urleremo insieme, con amore e rabbia. SE SEI UN ARTISTA ricordiamo che l’Osservatoria di Amleta raccoglie segnalazioni di abusi, discriminazioni o violenze nel mondo dello spettacolo: tutte le informazioni sul loro sito amleta.org. Le segnalazioni vengono gestite con discrezione e valutando le azioni da intraprendere a seconda del caso da affrontare.
Parma
violenza di genere
POLITICA e SOCIALE
teatro
LE VOCI VERSO LA MOBILITAZIONE CITTADINA
LE VOCI VERSO LA MANIFESTAZIONE CITTADINA  DEL 21 NOVEMBRE - CONCENTRAMENTO ORE 18.00 IN PIAZZA PARTIGIANI. All Eyes On Palestine https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/11/21.11.25-ALL-EYES-ON-PALESTINA.mp3   Operatori Sociali Autorganizzati https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/11/21.11.25-OSA.mp3   Assemblea Transfem Perugia https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/11/21.11.25-TRANSFEM.mp3 COMUNICATO DEL COORDINAMENTO CITTADINO.   Contro le aziende che supportano il genocidio in Palestina. Contro lo sfruttamento delle persone impiegate nella filiera del cioccolato. Contro la città vetrina e per la difesa della biodiversità sul nostro territorio. Evento qui Dopo oltre 70 anni di apartheid ai danni del popolo palestinese, dopo due anni di mobilitazioni contro il genocidio messo in atto dal governo sionista israeliano, dopo che in tutto il mondo le persone sono scese in piazza contro il massacro sistematico di civili e la distruzione di ospedali e scuole, non è possibile che venga permesso alle aziende che fanno affari con Israele di avere un posto nel centro storico di Perugia. Tutti gli abitanti di questa città sanno che Eurochocolate è una vetrina delle multinazionali che affamano il mondo con le colture transgeniche, i fertilizzanti, i salari da fame e la concorrenza sleale. Queste sono le stesse aziende la cui ricchezza si basa su una violenza strutturale che colpisce soprattutto le donne: nelle piantagioni di cacao, dove le lavoratrici sono relegate nei ruoli più precari e pagate una miseria; e dentro i loro stabilimenti, dove la doppia fatica di essere donne e lavoratrici viene sfruttata per massimizzare i profitti. Aziende che non si fanno problemi a investire in luoghi in cui i paramilitari uccidono le persone che difendono i popoli nativi e gli ecosistemi minacciati dai loro progetti. Aziende che stringono la mano a criminali di guerra come Netanyahu e i suoi ministri. Tra queste, Nestlè, legata alla proprietà del colosso alimentare israeliano Osem, è per questo stessa sotto attenzione del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Un’azienda i cui piani di licenziamento alla Perugina non sono un incidente, ma l’applicazione di un modello di sfruttamento che nelle filiali del Sud del mondo si traduce in pratiche di sfruttamento odiose: la negazione dei diritti di maternità, l’esposizione a turni estenuanti e molestie sul lavoro, e la sistematica preferenza per l’assunzione di donne nelle mansioni più repetitive e meno pagate, per sfruttare la loro presunta “docilità”. Aziende controllate da fondi di investimento che vivono di speculazioni immobiliari, come quelle che sta preparando Trump (e non solo) quando afferma di voler riempire le spiagge di Gaza con resort per ricchi di tutto il Pianeta. Se non vi basta ciò che succede davanti al nostro mare, nel Sud del mondo, ricordatevi cosa hanno prodotto per Perugia queste aziende che avete davanti. La turistificazione dei centri storici: sempre più inaccessibili per famiglie a basso reddito. Le monoculture di noccioleti, come nell’orvietano dove la biodiversità è minacciata dalla riconversione delle attività agricole. I deserti industriali, come quello che si prospetta dopo l’annuncio di Nestlè di tagliare il personale alla Perugina. Alla luce di tutto ciò non possiamo che opporci ad un mostro come “il museo del cioccolato”. Una vetrina attaverso la quale vengono sistematicamente negate tutte le nefandezze di questa filiera. Uno spazio tolto alla nostra città, ai produttori locali, al commercio equo, a modelli economici alternativi a quelli dominanti. Stanchi di essere una vetrina, vogliamo tornare ad essere abitanti di questa città ribelle! Con la resistenza palestinese! dopo le intense mobilitazioni degli ultimi mesi, lanciamo un appello a tutte le forze cittadine perché Perugia non venga messa a disposizione dei complici del governo di Israele.
Perugia
POLITICA e SOCIALE
palestina
eurochocolate
FUORI EUROCHOCOLATE DA PERUGIA!
MANIFESTAZIONE 21 NOVEMBRE CONCENTRAMENTO ORE 18.00 IN PIAZZA PARTIGIANI. Comunicato del coordinamento cittadino.   Contro le aziende che supportano il genocidio in Palestina. Contro lo sfruttamento delle persone impiegate nella filiera del cioccolato. Contro la città vetrina e per la difesa della biodiversità sul nostro territorio. Evento qui Dopo oltre 70 anni di apartheid ai danni del popolo palestinese, dopo due anni di mobilitazioni contro il genocidio messo in atto dal governo sionista israeliano, dopo che in tutto il mondo le persone sono scese in piazza contro il massacro sistematico di civili e la distruzione di ospedali e scuole, non è possibile che venga permesso alle aziende che fanno affari con Israele di avere un posto nel centro storico di Perugia. Tutti gli abitanti di questa città sanno che Eurochocolate è una vetrina delle multinazionali che affamano il mondo con le colture transgeniche, i fertilizzanti, i salari da fame e la concorrenza sleale. Queste sono le stesse aziende la cui ricchezza si basa su una violenza strutturale che colpisce soprattutto le donne: nelle piantagioni di cacao, dove le lavoratrici sono relegate nei ruoli più precari e pagate una miseria; e dentro i loro stabilimenti, dove la doppia fatica di essere donne e lavoratrici viene sfruttata per massimizzare i profitti. Aziende che non si fanno problemi a investire in luoghi in cui i paramilitari uccidono le persone che difendono i popoli nativi e gli ecosistemi minacciati dai loro progetti. Aziende che stringono la mano a criminali di guerra come Netanyahu e i suoi ministri. Tra queste, Nestlè, legata alla proprietà del colosso alimentare israeliano Osem, è per questo stessa sotto attenzione del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Un’azienda i cui piani di licenziamento alla Perugina non sono un incidente, ma l’applicazione di un modello di sfruttamento che nelle filiali del Sud del mondo si traduce in pratiche di sfruttamento odiose: la negazione dei diritti di maternità, l’esposizione a turni estenuanti e molestie sul lavoro, e la sistematica preferenza per l’assunzione di donne nelle mansioni più repetitive e meno pagate, per sfruttare la loro presunta “docilità”. Aziende controllate da fondi di investimento che vivono di speculazioni immobiliari, come quelle che sta preparando Trump (e non solo) quando afferma di voler riempire le spiagge di Gaza con resort per ricchi di tutto il Pianeta. Se non vi basta ciò che succede davanti al nostro mare, nel Sud del mondo, ricordatevi cosa hanno prodotto per Perugia queste aziende che avete davanti. La turistificazione dei centri storici: sempre più inaccessibili per famiglie a basso reddito. Le monoculture di noccioleti, come nell’orvietano dove la biodiversità è minacciata dalla riconversione delle attività agricole. I deserti industriali, come quello che si prospetta dopo l’annuncio di Nestlè di tagliare il personale alla Perugina. Alla luce di tutto ciò non possiamo che opporci ad un mostro come “il museo del cioccolato”. Una vetrina attaverso la quale vengono sistematicamente negate tutte le nefandezze di questa filiera. Uno spazio tolto alla nostra città, ai produttori locali, al commercio equo, a modelli economici alternativi a quelli dominanti. Stanchi di essere una vetrina, vogliamo tornare ad essere abitanti di questa città ribelle! Con la resistenza palestinese! dopo le intense mobilitazioni degli ultimi mesi, lanciamo un appello a tutte le forze cittadine perché Perugia non venga messa a disposizione dei complici del governo di Israele.
Perugia
POLITICA e SOCIALE
palestina
eurochocolate
RIPARTE IL DOPOSCUOLA POPOLARE DI VIA DEL LAVORO
𝗦𝗢𝗟𝗢 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗦𝗔𝗟𝗩𝗔 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢. 𝘾𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙚 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙙𝙤𝙥𝙤𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙖 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝘼𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖 𝙋𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙑𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙇𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤.   -𝗥𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗗𝗼𝗽𝗼𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗣𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲! A breve ripartirà il Doposcuola Popolare di Quartiere! Abbiamo raggiunto il 4° anno di questa bellissima esperienza di lotta. Come ogni anno ci sarà il rinnovamento di una parte dei ragazzi e delle ragazze che beneficiano del servizio. Salutiamo, invece, quelli e quelle dello scorso anno che hanno iniziato le scuole superiori, facendo loro un grande in bocca al lupo per questo nuovo percorso di vita, sperando di rivederli presto. Anche la comunità delle attiviste e degli attivisti si sta rinnovando e rafforzando, per accogliere e prendersi cura, al meglio, di tutte e tutti.   -𝗧𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗜𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶 Quest’anno riprendiamo le attività con almeno un mese di ritardo a causa della trattativa avuta fino alla scorsa settimana con il Comune di Perugia, nello specifico con l’Assessora alle politiche sociali, pari opportunità, diritto all’abitare, contrasto alle discriminazioni e lotta alle disuguaglianze, promozione di politiche a sostegno delle vittime della violenza di genere, nuove cittadinanze, Costanza Spera. Questa trattativa è stata aperta nell’ambito della complessiva vertenza di quartiere che stiamo conducendo insieme all’Assemblea Popolare di Via del Lavoro (V.d.L.); tavolo di trattativa che purtroppo – al momento – non ha portato ai risultati sperati (sul versante del doposcuola) per cui ci sembra doveroso condividerne gli elementi essenziali oltre che una nostra riflessione a riguardo. Dall’inizio di quest’anno ci siamo attivati nel quartiere con delle assemblee popolari per discutere dei problemi che vivono gli abitanti della zona, dello stato di abbandono, di servizi e spazi di aggregazione che mancano e per organizzarci al fine di rivendicare le istanze elaborate dal basso nei confronti delle istituzioni preposte. Da marzo è iniziata una vera e propria trattativa tra gli abitanti del quartiere e i diversi assessorati competenti del Comune di Perugia. L’Assessora Spera è stata molto disponibile al confronto, avvenuto in vari incontri durante i quali abbiamo esposto la necessità per i/le ragazzi/e del quartiere di un servizio educativo extrascolastico e uno spazio sicuro dove poter fare i compiti e creare relazioni di valore. Riteniamo giusto che il Comune si prenda carico dei ragazzi e delle ragazze dei quartieri popolari e periferici, intervenendo con maggiori risorse e con una maggiore strutturazione dei servizi educativi. La dispersione scolastica e l’abbandono educativo sono due questioni che lo Stato e gli enti territoriali devono affrontare. Abbiamo, quindi, richiesto all’Assessora di intervenire e sanare questa situazione, rivendicando un servizio pubblico di doposcuola nel quartiere che migliorasse la qualità del servizio offerto fino ad ora e allargasse il bacino degli studenti e delle studentesse accolti/e. Nei vari incontri l’Assessora, pur ascoltando le istanze degli abitanti, ha evidenziato i limiti economici e organizzativi che affronta la macchina Comunale per poter intervenire in maniera capillare nel territorio. Ad oggi il servizio di doposcuola non viene riconosciuto come un servizio di primaria necessità, lo dimostra la tendenza del Comune ad esternalizzare il servizio al mondo del “terzo settore” con interventi che tamponano il problema per un periodo di tempo limitato, senza risolverlo alla radice. Ne sono un esempio i GET (Gruppi Educativi Territoriali), ovvero dei servizi di doposcuola che l’amministrazione comunale eroga tramite le cooperative. Durante l’ultimo incontro tenutosi in Comune abbiamo avuto modo di confrontarci anche con i rappresentanti della cooperativa ASAD (a cui sono stati appaltati i GET) per comprendere meglio come si svolgesse il loro servizio. La proposta che ci è stata fatta da parte loro è stata quella di fornire un numero massimo di 2 educatori/trici per un’attività di supervisione compiti, destinata ad un gruppo di circa 15/20 studenti/esse della scuola secondaria di 1° grado.   -𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗶𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘀𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲? Abbiamo ritenuto insufficiente la proposta per un motivo essenziale: il numero di educatori ed educatrici proposti non consente di garantire un servizio educativo accettabile dal punto di vista qualitativo, soprattutto perchè molti ragazzi/e che aiutiamo presentano Bisogni Educativi Speciali (BES). La stessa Cooperativa, ci ha “confessato” che nei GET, oltre ai/lle due educatori/trici preposti/e, si deve avvalere del supporto di volontari/e, a conferma del fatto che non sarebbe questa la modalità giusta per superare e migliorare un servizio che già portiamo avanti in forma volontaristica e con rapporti numerici ben maggiori tra volontari/e e ragazzi/e. Non consideriamo, tuttavia, la trattativa come totalmente fallimentare: aver dato voce ai ragazzi ed alle ragazze del nostro territorio è un fatto importante. Inoltre, gli incontri ci hanno consentito di avere maggiore contezza delle proposte e dei progetti messi in campo dalle Istituzioni locali. Abbiamo comunque deciso di valutare un’altra possibilità: quella di utilizzare i 2 educatori/trici che ci sono stati proposti, per dar vita ad un’attività di supervisione didattica destinata agli studenti/esse delle scuole superiori, dotati quantomeno di una capacità di scelta nel partecipare o meno al doposcuola e di autonomia maggiore rispetto a quelli delle scuole medie. L’idea di creare un’aula studio nasce proprio dalla richiesta che ci è stata fatta da molte ragazze/i del quartiere, i quali hanno manifestato la necessità di uno spazio sicuro dove poter studiare ed incontrarsi nel pomeriggio. La trattativa con il Comune sta proseguendo sotto questo aspetto e si allarga ad “Ater”, in quanto proprietaria di un immobile abbandonato da anni, che assieme agli/lle abitanti è stato individuato come possibile spazio aggregativo attorno al quale ricostruire la rete di relazioni del quartiere.   -𝗜𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 Sappiamo che in questo momento storico le risorse per il welfare pubblico sono sempre minori, a causa di scelte politiche (sostenute anche dallo stesso centro sinistra) come ad esempio la legge sul pareggio di bilancio, i tagli al welfare ed infine l’assurda corsa al riarmo europeo, nuovamente a discapito della spesa sociale. Di fronte a questo scenario, le Istituzioni locali hanno responsabilità politiche dirette, delle quali sono chiamate a rendere conto. A tal proposito, ad esempio, in occasione dell’otto marzo di quest’anno, avevamo ribadito pubblicamente quanto fosse poco opportuna la partecipazione della nostra sindaca Vittoria Ferdinandi alla piazza lanciata da “Repubblica”, svoltasi il 15 marzo a Roma, dove sotto la retorica dei valori europei e dell’europeismo, se ne sventolava la bandiera legittimando le sconsiderate dichiarazioni della presidente delle commissione europea Von der Leyen, rispetto alla necessità di incrementare ulteriormente le spese militari dei paesi membri e della necessità di un esercito europeo più forte e più armato. La Sindaca partecipò e rivendicò la propria presenza a quella piazza, nonostante una parte importante della cittadinanza avesse espresso il proprio dissenso. Tutto questo non per sindacare o giudicare l’agenda politica della prima cittadina della nostra città ma per evidenziare che, anche rispetto a tematiche che vengono discusse in contesti più ampi, come quello nazionale ed internazionale, le amministrazioni comunali possono e devono farsi portavoce delle istanze dei propri cittadini. Il mandato per cui è stata eletta questa Giunta non è sicuramente quello di sostenere direttamente o indirettamente una tendenza all’economia di guerra (che imperversa in Europa e nel mondo), ma piuttosto quello di rivendicare le necessità dei nostri territori: adeguate risorse per la spesa sociale, per l’istruzione, per la manutenzione del territorio, per la coesione sociale, per la sanità, per l’edilizia popolare. Di fronte a tutte queste problematiche, siamo stanchi e stanche di sentirci rispondere che “sarebbe tanto bello ma non ci sono i soldi”; vogliamo invece un Comune che, dopo essere stato eletto promettendo di ascoltare le istanze delle persone, ne diventi esso stesso portavoce negli organi regionali e di Stato competenti, laddove le risorse che possiede a disposizione non sono adeguate. Rispetto invece a come vengono spese le – limitate – risorse a disposizione, ci teniamo a ribadire alcune cose molto semplici:   -𝗟’𝗮𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝘇𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 è ampiamente dimostrato dai dati che costa alle amministrazioni comunali di più rispetto alla loro gestione diretta e in maniera inversamente proporzionale ne riduce la qualità. Vogliamo che venga invertita la tendenza ad esternalizzare i servizi a Cooperative che cercano di erogare più servizi possibili al di sopra delle proprie forze e a discapito della qualità. Cooperative che molto spesso, per sottostare alle logiche degli appalti, sottopongono i propri dipendenti a delle condizioni lavorative precarie. Vogliamo educatori ed educatrici assunti direttamente dal Comune, che vengano messi nelle condizioni di erogare servizi di qualità e che diano la garanzia della continuità, fuori dalle scadenze di bandi e appalti. -𝗕𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗮𝗯𝘂𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝘇𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲. Le numerose spiacevoli notizie che si susseguono quotidianamente nella nostra città di episodi di violenza e degrado – soprattutto tra i più giovani – dimostrano la necessità di lavorare con urgenza nel cercare di risanare un tessuto sociale sempre più ammalato e sfibrato. La dispersione scolastica, la scarsa qualità della vita e dei servizi (soprattutto nelle periferie della città) e la precarietà lavorativa ed esistenziale che caratterizza la vita dei più giovani, va affrontata con una programmazione di politiche sociali seria e strutturale. Non si può pensare di avvalersi della disponibilità dei cittadini/e volontari/e per sostenere progetti educativi extrascolastici, come non si può pensare che attraverso le cosiddette “settimane della custodia” si possano riqualificare i quartieri di periferia.   -𝗦𝗼𝗹𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼 Come Collettivo politico il nostro lavoro in quartiere è sempre stato quello di ascoltare i bisogni delle persone e farci portavoce delle rivendicazioni politiche che emergono da questo dialogo. Quando si lavora con i problemi concreti della gente diventa funzionale intraprendere un confronto dialettico con le istituzioni e fare pressione affinché queste si attivino per rispondere a tali istanze. Spesso, prima ancora di attivare dei percorsi di vertenza cittadina come quello che stiamo portando avanti con l’Assemblea Popolare, ci siamo messi/e a disposizione per offrire un aiuto concreto, con l’entusiasmo e lo spirito di solidarietà e di comunità che caratterizza la nostra azione politica diretta. Dalla compilazione delle domande dei bonus per pagare le bollette durante la pandemia, alle consegna delle cassette solidali, le pulizie dei parchi abbandonati, le assemblee popolari, l’inchiesta di quartiere, lo stesso doposcuola popolare, non sono opere buone che facciamo con spirito di compassione o carità cristiana; sono azioni politiche necessarie di fronte ad un tessuto sociale così sfaldato come quello delle nostre periferie. Gli unici mezzi che abbiamo a disposizione sono la lotta e l’autorganizzazione. Ripartirà il Doposcuola Popolare, così come continueranno le assemblee di quartiere, fino a che tutte le criticità del territorio emerse dall’inchiesta non troveranno una soluzione adeguata, continuando ad avere un approccio di lotta che unisce i problemi locali a quelli nazionali ed internazionali. Ripartiremo con la consapevolezza di quanto sia necessario continuare a tessere relazioni di valore all’interno della nostra comunità, poiché uniti-e ed organizzati-e possiamo conquistare condizioni di vita migliori. Invitiamo le realtà associative, collettivi e comitati cittadini che condividono la nostra analisi, a mettersi in contatto con noi ed iniziare così a fare rete, per una reale e concreta attivazione dal basso, fatta di rivendicazioni, partecipazione attiva e scambio di pratiche, idee ed azioni concrete di solidarietà, con la convinzione che la riqualifica dei territori debba necessariamente passare per una riqualifica sociale fatta di reti di socialità e solidarietà, spazi di aggregazione e l’indispensabile ricostruzione di senso di comunità e di appartenenza.   𝙂𝙡𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙞 𝙚 𝙡𝙚 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙙𝙤𝙥𝙤𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙖 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚. 𝘼𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙑𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙇𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤 (𝙑𝙙𝙇).
Perugia
POLITICA e SOCIALE
Via del Lavoro
Doposcuola popolare