𝗦𝗢𝗟𝗢 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗦𝗔𝗟𝗩𝗔 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢.
𝘾𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙚 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞
𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙙𝙤𝙥𝙤𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙖 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝘼𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖
𝙋𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙑𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙇𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤.
-𝗥𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗗𝗼𝗽𝗼𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗣𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲!
A breve ripartirà il Doposcuola Popolare di Quartiere!
Abbiamo raggiunto il 4° anno di questa bellissima esperienza di lotta.
Come ogni anno ci sarà il rinnovamento di una parte dei ragazzi e delle ragazze
che beneficiano del servizio. Salutiamo, invece, quelli e quelle dello scorso
anno che hanno iniziato le scuole superiori, facendo loro un grande in bocca al
lupo per questo nuovo percorso di vita, sperando di rivederli presto. Anche la
comunità delle attiviste e degli attivisti si sta rinnovando e rafforzando, per
accogliere e prendersi cura, al meglio, di tutte e tutti.
-𝗧𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗜𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶
Quest’anno riprendiamo le attività con almeno un mese di ritardo a causa della
trattativa avuta fino alla scorsa settimana con il Comune di Perugia, nello
specifico con l’Assessora alle politiche sociali, pari opportunità, diritto
all’abitare, contrasto alle discriminazioni e lotta alle disuguaglianze,
promozione di politiche a sostegno delle vittime della violenza di genere, nuove
cittadinanze, Costanza Spera. Questa trattativa è stata aperta nell’ambito della
complessiva vertenza di quartiere che stiamo conducendo insieme all’Assemblea
Popolare di Via del Lavoro (V.d.L.); tavolo di trattativa che purtroppo – al
momento – non ha portato ai risultati sperati (sul versante del doposcuola) per
cui ci sembra doveroso condividerne gli elementi essenziali oltre che una nostra
riflessione a riguardo.
Dall’inizio di quest’anno ci siamo attivati nel quartiere con delle assemblee
popolari per discutere dei problemi che vivono gli abitanti della zona, dello
stato di abbandono, di servizi e spazi di aggregazione che mancano e per
organizzarci al fine di rivendicare le istanze elaborate dal basso nei confronti
delle istituzioni preposte.
Da marzo è iniziata una vera e propria trattativa tra gli abitanti del quartiere
e i diversi assessorati competenti del Comune di Perugia.
L’Assessora Spera è stata molto disponibile al confronto, avvenuto in vari
incontri durante i quali abbiamo esposto la necessità per i/le ragazzi/e del
quartiere di un servizio educativo extrascolastico e uno spazio sicuro dove
poter fare i compiti e creare relazioni di valore.
Riteniamo giusto che il Comune si prenda carico dei ragazzi e delle ragazze dei
quartieri popolari e periferici, intervenendo con maggiori risorse e con una
maggiore strutturazione dei servizi educativi.
La dispersione scolastica e l’abbandono educativo sono due questioni che lo
Stato e gli enti territoriali devono affrontare.
Abbiamo, quindi, richiesto all’Assessora di intervenire e sanare questa
situazione, rivendicando un servizio pubblico di doposcuola nel quartiere che
migliorasse la qualità del servizio offerto fino ad ora e allargasse il bacino
degli studenti e delle studentesse accolti/e.
Nei vari incontri l’Assessora, pur ascoltando le istanze degli abitanti, ha
evidenziato i limiti economici e organizzativi che affronta la macchina Comunale
per poter intervenire in maniera capillare nel territorio.
Ad oggi il servizio di doposcuola non viene riconosciuto come un servizio di
primaria necessità, lo dimostra la tendenza del Comune ad esternalizzare il
servizio al mondo del “terzo settore” con interventi che tamponano il problema
per un periodo di tempo limitato, senza risolverlo alla radice. Ne sono un
esempio i GET (Gruppi Educativi Territoriali), ovvero dei servizi di doposcuola
che l’amministrazione comunale eroga tramite le cooperative.
Durante l’ultimo incontro tenutosi in Comune abbiamo avuto modo di confrontarci
anche con i rappresentanti della cooperativa ASAD (a cui sono stati appaltati i
GET) per comprendere meglio come si svolgesse il loro servizio.
La proposta che ci è stata fatta da parte loro è stata quella di fornire un
numero massimo di 2 educatori/trici per un’attività di supervisione compiti,
destinata ad un gruppo di circa 15/20 studenti/esse della scuola secondaria di
1° grado.
-𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗶𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮
𝗶𝗻𝘀𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲?
Abbiamo ritenuto insufficiente la proposta per un motivo essenziale: il numero
di educatori ed educatrici proposti non consente di garantire un servizio
educativo accettabile dal punto di vista qualitativo, soprattutto perchè molti
ragazzi/e che aiutiamo presentano Bisogni Educativi Speciali (BES).
La stessa Cooperativa, ci ha “confessato” che nei GET, oltre ai/lle due
educatori/trici preposti/e, si deve avvalere del supporto di volontari/e, a
conferma del fatto che non sarebbe questa la modalità giusta per superare e
migliorare un servizio che già portiamo avanti in forma volontaristica e con
rapporti numerici ben maggiori tra volontari/e e ragazzi/e.
Non consideriamo, tuttavia, la trattativa come totalmente fallimentare: aver
dato voce ai ragazzi ed alle ragazze del nostro territorio è un fatto
importante.
Inoltre, gli incontri ci hanno consentito di avere maggiore contezza delle
proposte e dei progetti messi in campo dalle Istituzioni locali.
Abbiamo comunque deciso di valutare un’altra possibilità: quella di utilizzare i
2 educatori/trici che ci sono stati proposti, per dar vita ad un’attività di
supervisione didattica destinata agli studenti/esse delle scuole superiori,
dotati quantomeno di una capacità di scelta nel partecipare o meno al doposcuola
e di autonomia maggiore rispetto a quelli delle scuole medie.
L’idea di creare un’aula studio nasce proprio dalla richiesta che ci è stata
fatta da molte ragazze/i del quartiere, i quali hanno manifestato la necessità
di uno spazio sicuro dove poter studiare ed incontrarsi nel pomeriggio.
La trattativa con il Comune sta proseguendo sotto questo aspetto e si allarga ad
“Ater”, in quanto proprietaria di un immobile abbandonato da anni, che assieme
agli/lle abitanti è stato individuato come possibile spazio aggregativo attorno
al quale ricostruire la rete di relazioni del quartiere.
-𝗜𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮
𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Sappiamo che in questo momento storico le risorse per il welfare pubblico sono
sempre minori, a causa di scelte politiche (sostenute anche dallo stesso centro
sinistra) come ad esempio la legge sul pareggio di bilancio, i tagli al welfare
ed infine l’assurda corsa al riarmo europeo, nuovamente a discapito della spesa
sociale.
Di fronte a questo scenario, le Istituzioni locali hanno responsabilità
politiche dirette, delle quali sono chiamate a rendere conto.
A tal proposito, ad esempio, in occasione dell’otto marzo di quest’anno, avevamo
ribadito pubblicamente quanto fosse poco opportuna la partecipazione della
nostra sindaca Vittoria Ferdinandi alla piazza lanciata da “Repubblica”,
svoltasi il 15 marzo a Roma, dove sotto la retorica dei valori europei e
dell’europeismo, se ne sventolava la bandiera legittimando le sconsiderate
dichiarazioni della presidente delle commissione europea Von der Leyen, rispetto
alla necessità di incrementare ulteriormente le spese militari dei paesi membri
e della necessità di un esercito europeo più forte e più armato.
La Sindaca partecipò e rivendicò la propria presenza a quella piazza, nonostante
una parte importante della cittadinanza avesse espresso il proprio dissenso.
Tutto questo non per sindacare o giudicare l’agenda politica della prima
cittadina della nostra città ma per evidenziare che, anche rispetto a tematiche
che vengono discusse in contesti più ampi, come quello nazionale ed
internazionale, le amministrazioni comunali possono e devono farsi portavoce
delle istanze dei propri cittadini.
Il mandato per cui è stata eletta questa Giunta non è sicuramente quello di
sostenere direttamente o indirettamente una tendenza all’economia di guerra (che
imperversa in Europa e nel mondo), ma piuttosto quello di rivendicare le
necessità dei nostri territori: adeguate risorse per la spesa sociale, per
l’istruzione, per la manutenzione del territorio, per la coesione sociale, per
la sanità, per l’edilizia popolare.
Di fronte a tutte queste problematiche, siamo stanchi e stanche di sentirci
rispondere che “sarebbe tanto bello ma non ci sono i soldi”; vogliamo invece un
Comune che, dopo essere stato eletto promettendo di ascoltare le istanze delle
persone, ne diventi esso stesso portavoce negli organi regionali e di Stato
competenti, laddove le risorse che possiede a disposizione non sono adeguate.
Rispetto invece a come vengono spese le – limitate – risorse a disposizione, ci
teniamo a ribadire alcune cose molto semplici:
-𝗟’𝗮𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲
𝗰𝗼𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝘇𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 è ampiamente dimostrato
dai dati che costa alle amministrazioni comunali di più rispetto alla loro
gestione diretta e in maniera inversamente proporzionale ne riduce la qualità.
Vogliamo che venga invertita la tendenza ad esternalizzare i servizi a
Cooperative che cercano di erogare più servizi possibili al di sopra delle
proprie forze e a discapito della qualità. Cooperative che molto spesso, per
sottostare alle logiche degli appalti, sottopongono i propri dipendenti a delle
condizioni lavorative precarie.
Vogliamo educatori ed educatrici assunti direttamente dal Comune, che vengano
messi nelle condizioni di erogare servizi di qualità e che diano la garanzia
della continuità, fuori dalle scadenze di bandi e appalti.
-𝗕𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗮𝗯𝘂𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹
𝘁𝗲𝗿𝘇𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲.
Le numerose spiacevoli notizie che si susseguono quotidianamente nella nostra
città di episodi di violenza e degrado – soprattutto tra i più giovani –
dimostrano la necessità di lavorare con urgenza nel cercare di risanare un
tessuto sociale sempre più ammalato e sfibrato.
La dispersione scolastica, la scarsa qualità della vita e dei servizi
(soprattutto nelle periferie della città) e la precarietà lavorativa ed
esistenziale che caratterizza la vita dei più giovani, va affrontata con una
programmazione di politiche sociali seria e strutturale. Non si può pensare di
avvalersi della disponibilità dei cittadini/e volontari/e per sostenere progetti
educativi extrascolastici, come non si può pensare che attraverso le cosiddette
“settimane della custodia” si possano riqualificare i quartieri di periferia.
-𝗦𝗼𝗹𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼
Come Collettivo politico il nostro lavoro in quartiere è sempre stato quello di
ascoltare i bisogni delle persone e farci portavoce delle rivendicazioni
politiche che emergono da questo dialogo.
Quando si lavora con i problemi concreti della gente diventa funzionale
intraprendere un confronto dialettico con le istituzioni e fare pressione
affinché queste si attivino per rispondere a tali istanze.
Spesso, prima ancora di attivare dei percorsi di vertenza cittadina come quello
che stiamo portando avanti con l’Assemblea Popolare, ci siamo messi/e a
disposizione per offrire un aiuto concreto, con l’entusiasmo e lo spirito di
solidarietà e di comunità che caratterizza la nostra azione politica diretta.
Dalla compilazione delle domande dei bonus per pagare le bollette durante la
pandemia, alle consegna delle cassette solidali, le pulizie dei parchi
abbandonati, le assemblee popolari, l’inchiesta di quartiere, lo stesso
doposcuola popolare, non sono opere buone che facciamo con spirito di
compassione o carità cristiana; sono azioni politiche necessarie di fronte ad un
tessuto sociale così sfaldato come quello delle nostre periferie.
Gli unici mezzi che abbiamo a disposizione sono la lotta e l’autorganizzazione.
Ripartirà il Doposcuola Popolare, così come continueranno le assemblee di
quartiere, fino a che tutte le criticità del territorio emerse dall’inchiesta
non troveranno una soluzione adeguata, continuando ad avere un approccio di
lotta che unisce i problemi locali a quelli nazionali ed internazionali.
Ripartiremo con la consapevolezza di quanto sia necessario continuare a tessere
relazioni di valore all’interno della nostra comunità, poiché uniti-e ed
organizzati-e possiamo conquistare condizioni di vita migliori.
Invitiamo le realtà associative, collettivi e comitati cittadini che condividono
la nostra analisi, a mettersi in contatto con noi ed iniziare così a fare rete,
per una reale e concreta attivazione dal basso, fatta di rivendicazioni,
partecipazione attiva e scambio di pratiche, idee ed azioni concrete di
solidarietà, con la convinzione che la riqualifica dei territori debba
necessariamente passare per una riqualifica sociale fatta di reti di socialità e
solidarietà, spazi di aggregazione e l’indispensabile ricostruzione di senso di
comunità e di appartenenza.
𝙂𝙡𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙞 𝙚 𝙡𝙚 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙙𝙤𝙥𝙤𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙖
𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚.
𝘼𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙑𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙇𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤 (𝙑𝙙𝙇).