DOPO 2 ANNI DI GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE COS’ALTRO DEVE SUCCEDERE?
Dopo una settimana di scioperi, presidi, mobilitazioni e numerosi flashmob
organizzati nelle piazze di tutta Italia e in oltre 200 poli ospedalieri per
chiedere una risposta del governo al genocidio in corso e per la protezione
degli attivisti della Global Sumud Flotila, anche Perugia ha risposto allo
sciopero generale del 3 ottobre chiamato dai sindacati di base.
Le oltre 5.000 persone che hanno partecipato al corteo sono andate ben oltre la
piazza destinata come punto d’arrivo: hanno invaso le strade della città
arrivando fino alla stazione centrale, occupando i binari di fontivegge, azione
che in città non succedeva da 15 anni.
Il flusso di mobilitazioni non si è fermato, arrivando ad organizzare oltre 5
autobus per partecipare alla chiamata nazionale del 4 ottobre a Roma indetta dai
Giovani Palestinesi.
Una marea, più di 1 milione di persone, 3 km di corteo di cui non si vedeva la
fine: Roma è stata bloccata, nonostante i tentativi delle forze dell’ordine di
boicottare gli arrivi, fermando autobus e macchine all’uscita del casello
autostradale e sottoponendoli a immotivate perquisizioni.
Quello che rende questo corteo una data storica, oltre alla partecipazione
massiccia, è il fatto che ha coinvolto tutta la popolazione, non solo movimenti
e associazioni che già da tempo si battevano per la causa Palestinese e
denunciavano l’occupazione e l’apartheid israeliana a Gaza, ma anche singole
soggettività.
La manifestazione nazionale è stata il culmine di una settimana intera di
mobilitazioni sui singoli territori, presidi permanenti e due scioperi generali
per urlare che non vogliamo essere complici di questo genocidio. Ci siamo
ripresə le piazze e le strade, insieme, come non si faceva da anni, si è
ritrovata la dimensione popolare che chiede giustizia, che si ribella ai governi
e alla repressione del diritto di manifestare il proprio dissenso.
La presa di coscienza di tutt3 ci dimostra come non ci sia più argine: quando la
ribellione diventa condivisa e tocca persone anche lontane dalla politica, non
si può più arrestare.
La partecipazione delle piazze ha dimostrato che va difeso a tutti i costi il
concetto di umanità calpestato dai governi per interessi economici e politici,
scegliendo di non essere complici.
Le mobilitazioni delle ultime settimane hanno incoraggiato il superamento delle
divisioni di piazza e promosso l’autodeterminazione delle manifestazioni,
portando ad occupazioni spontanee proprio perché necessarie.
Il grido “blocchiamo tutto” è arrivato forte e chiaro, e la risposta dal basso è
stata altrettanto decisa: non vogliamo essere complici come il governo; fermiamo
gli invii di qualsiasi strumento diretto ad Israele per alimentare la sua
avanzata imperialista; utilizziamo il boicottaggio come strumento per rallentare
la macchina di morte guidata da Israele.
La questione palestinese diventa il simbolo di una lotta intersezionale, e ci
domandiamo: è forse la Palestina che sta liberando noi?
Oggi più che mai è necessario ribellarsi e resistere ad ogni forma di
colonialismo e imperialismo.
Dopo 2 anni di genocidio del popolo palestinese cos’altro deve succedere?
La mancata condanna allo stato di Israele, da parte dei governi, ha scatenato
una reazione della società civile che, anche a seguito dell’azione della Global
Sumud Flotilla, ha risposto in maniera unitaria e spontanea pretendendo azioni
concrete per bloccare il genocidio e mettere fine alla crisi umanitaria
volutamente provocata dal governo sionista.
L’azione della Global Sumud Flotilla non è stata solo umanitaria ma anche
politica. Partire mettendo a repentaglio la propria sicurezza per rompere il
silenzio mediatico e istituzionale sul genocidio è un atto volto a costringere i
governi di appartenenza a porsi delle domande: la democrazia va tutelata solo
quando viene esportata forzatamente in altri paesi o va difesa ogni giorno in
tutti quei governi che si definiscono democratici?
La missione della GSF ha dimostrato al mondo come lo stato sionista si arroghi
la facoltà di calpestare ogni sorta di diritto, da quello del popolo palestinese
di esistere a quello internazionale.
La Palestina rappresenta la lotta al sistema colonialista e imperialista, contro
i governi occidentali che non rispettano il diritto all’autodeterminazione dei
popoli oppressi.
Il passato è già tornato nel presente, lo farà anche nel futuro se non
reagiamo.
Oggi più che mai è necessario costruire delle alternative concrete e durature.
Senza la liberazione della Palestina non potremo mai essere liber3.
#FREEPALESTINE
Tag - corteo
I CONTRIBUTI IN VISTA DELLA MANIFESTAZIONE REGIONALE PER LA PALESTINA IN VISTA
PER IL 13 SETTEMBRE A PERUGIA.
Perugia, 11/09/2025
In vista del corteo regionale del 13 settembre a Perugia il collettivo All Eyes
On Palestine, insieme ad altre realtà del territorio, lancia l’appello alla
mobilitazione con le parole d’ordine: Stop al genocidio! Solidarietà alla
resistenza palestinese! Libertà per Anan Yaeesh! Autodeterminazione del popolo
palestinese.
All Eyes On Palestine
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/09/all-eyes-on-palestine-11925.mp3
Mjriam Abu Samra
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/09/Mjriam-Abu-Samra-online-audio-converter.com_.mp3
(riportiamo da palestinechronicle.com )
‘Ritorno a Gaza’ è la prima pubblicazione tutta al femminile che attraverso la
riflessione personale delle palestinesi in Italia.
Esce per Edizioni Q “Ritorno a Gaza – Scritti di donne italo-palestinesi sul
genocidio”, prima pubblicazione tutta al femminile che attraverso la riflessione
personale delle palestinesi in Italia propone una disamina culturale e politica
della violenza genocidaria sionista e della storica resistenza palestinese al
progetto coloniale.
Con i contributi di Mjriam Abu Samra (curatrice), Shaden Ghazal, Rania Hammad,
Sabrin Hasbun, Laila Hassan, Samira jarrar, Sara Rawash, Noor Shihade, Tamara
Taher, Widad Tamimi.
Il ricavato del libro sara’ devoluto a GAZZELLA ONLUS
Riportiamo l’Introduzione di Mjriam Abu Samra
Questa raccolta di brevi articoli, tutti scritti al femminile, nasce in un
momento storico in cui la voce delle donne palestinesi s’impone come atto di
resistenza contro le narrazioni egemoniche che hanno per tanto tempo distorto,
frammentato e strumentalizzato la più generale lotta di liberazione palestinese.
Mai come adesso il racconto personale e politico delle seconde generazioni di
donne palestinesi in Italia è importante sia per capire l’impatto e la portata
del genocidio a Gaza, sia per deco- struire le strutture di potere coloniali che
continuano a modellare il discorso pubblico occidentale.
PALESTINA LIBERA.
STOP GENOCIDE.
… NEANCHE PER PRENDERE LA RINCORSA.
Milano, 06/09/2025
Un’ enorme mobilitazione, un corteo di oltre 50.000 persone, ha invaso le strade
di Milano rispondendo alla chiamata nazionale a seguito dello sgombero del
Leoncavallo, storico centro sociale di via Watteau. Uno spazio con 50 anni di
politica attiva in città, che nel suo lungo percorso ha cambiato forma ma non la
sostanza, di realtà che dal basso offre un’alternativa alla logica capitalista e
consumista della città.
Un attacco non solo al luogo fisico dunque, ma a ciò che rappresenta, l’idea che
la politica pensata come quotidianità, quella che dà alloggio a chi resta senza
casa, quella che ospita collettivi transfemministi e che crea alternative dal
basso per combattere le marginalità sociali, possa davvero dare luogo ad un
mondo diverso, lontano dalla logica del profitto.
“GIU’ LE MANI DALLA CITTA’ ”.
Lo striscione d’apertura riprende le parole d’ordine dell’assemblea pubblica del
2 settembre, che ha visto la partecipazione di tantissime realtà cittadine, per
la difesa degli spazi pubblici e sociali autogestiti, contro la gentrificazione,
per il diritto all’abitare, contro la speculazione edilizia e contro i padroni
delle città.
Chiaro il messaggio di Marina Boer, la presidentessa dell’associazione Mamme
Antifasciste del Leoncavallo che sfilano in corteo:
“Questo muro che si è creato è un indice delle scelte politiche di questa città.
Ciò che fa rabbia è che questo è un sintomo di cosa sia diventata Milano, che
una volta era piena di cultura e di attività per tutti. Ora sta bene ai milanesi
questo deserto di grattacieli? È davanti a tutti cosa sia diventata la città”.
Lo sgombero del Leoncavallo, a seguito delle trasformazioni del piano
urbanistico della città di Milano, è un esempio lampante di come le città
vengano sempre più vissute in ottica securitaria, segnate da zone rosse e
restrizioni alla libertà di manifestare il proprio dissenso.
Un concetto di legalità che amplifica l’isolamento sociale, punitivo verso le
soggettività già marginalizzate e che va ad ampliare le disuguaglianze nel
Paese.
“Il Leo è un simbolo, ma non ce ne facciamo niente di simboli vuoti: le
occupazioni non tolgono nulla alla comunità, anzi la arricchiscono e colmano dei
vuoti comunitari.”
Queste le parole scandite chiaramente dagli altoparlanti durante la
manifestazione.
La grande partecipazione al corteo nazionale ha dimostrato la volontà diffusa di
combattere per un altro modello di città: intersezionale, antiabilista,
transfemminista, orizzontale e in grado di contrapporsi al verticalismo del
potere.
Un primo spezzone di movimento del corteo, composto da spazi sociali occupati e
di alternativa culturale, si è ritrovato alle 12.00 di fronte la stazione
centrale, in piazza Duca D’Aosta, per poi convergere a Porta Venezia, verso il
concentramento ufficiale delle 14.00 chiamato dal Leoncavallo e dalle altre,
tantissime, realtà politiche della città.
A seguire la testa del corteo anche il trattore dei vignaioli de La Terra Trema,
che con la loro Fiera Feroce per diversi anni hanno “ imbastito una storia nuova
e dirompente che ha unito le pratiche e le lotte degli spazi occupati e
autogestiti a quelle di una marea sterminata di esperienze agricole e
vitivinicole”, come si legge nel loro post di partecipazione alla giornata.
Risponde alla chiamata anche Non Una di Meno Milano: “Il movimento femminista e
transfemminista conosce bene l’importanza che gli spazi autonomi e autogestiti
hanno per l’autodeterminazione delle donne e di tutte quelle soggettività non
binarie, razzializzate e oppresse dalla violenza capitalistica di genere e dei
generi…lottiamo per costruire spazi di liberazione dentro e fuori i movimenti,
luoghi dove intessere alleanze con le nostre sorelle, dove poter praticare atti
di diserzione da un ordine patriarcale e capitalista che ci vuole morte”.
Tra le azioni della giornata, l’occupazione del Pirellino, simbolo della
speculazione edilizia che sta cambiando il volto della città, inondato di
vernice fucsia e sul quale è stata issata ai piani più alti dell’edificio la
bandiera della Palestina. Sanzionata anche la prefettura che aveva ordinato lo
sgombero del 21 agosto, e, in Piazza Cinque Giornate, da un palazzo è stato
calato un imponente striscione con la scritta “GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI
SOCIALI”.
La manifestazione è stata contraddistinta da una presenza cospicua di bandiere
della Palestina, sventolate al grido “Free Palestine”, con la precisa richiesta
di fermare il genocidio in atto a Gaza e in Cisgiordania, dove il piano
criminale di Israele si sta attuando con tutta la sua ferocia, là dove non
arrivano missili e proiettili, infatti, arriva la fame a sterminare un popolo
che subisce sfollamenti e stermini da più di 70 anni, con la complicità dei
governi occidentali, compreso quello italiano.
Non possiamo più rimanere in silenzio: in un momento in cui decine di
imbarcazioni stanno portando avanti quella che è la più grande missione
collettiva dal basso mai vista per rompere l’assedio e il blocco degli aiuti
umanitari alla popolazione Palestinese, chiediamo a gran voce che la Comunità
Internazionale agisca, uscendo da questo silenzio assordante che ne manifesta la
totale complicità con il governo sionista, coloniale e genocida Israeliano.
Il corteo è culminato nella conquista di Piazza del Duomo, un arrivo atteso ma
non autorizzato dalla prefettura, dimostrando una forza collettiva e dirompente,
difficile da arginare.
La solidarietà e la lotta alle “città per ricchi” si è spinta fino a Roma, dove
davanti al Campidoglio si sono riunite diverse realtà di movimento per
rivendicare come gli spazi di mutualismo dal basso e le centinaia di realtà
autogestite in tutta Italia siano il cuore sociale del tessuto urbano.
Parliamo di luoghi indispensabili per colmare una mancanza di welfare
istituzionale che ormai da anni lo Stato demanda tacitamente a queste realtà.
Servizi sociali essenziali che nel tempo hanno visto sempre meno fondi
destinati, spazi che cercano di combattere l’impoverimento delle città e la
marginalizzazione, proponendo attività culturali, sportelli informativi, lotta
alla violenza di genere, spazi di aggregazione sociale, solidarietà ed
elaborazione politica.
Le città che vogliamo hanno bisogno di spazi autogestiti, che lottino contro la
desertificazione, contro le politiche abitative classiste e le logiche
securitarie, contro lo strapotere dei privati e contro il “Modello Milano” che
vuole una città tutta da bere senza alternative sociali.
Quando abitare è un lusso, occupare diventa una necessità.
La repressione è invece l’unica risposta che questo governo è in grado di dare,
come dimostra l’approvazione del Dl Sicurezza e il conseguente inasprimento
delle pene per chi protesta. La risposta sempre più violenta delle forze
dell’ordine durante manifestazioni e presidi, è volta solo a silenziare chi
vuole esprimere il proprio dissenso.
Ma il dissenso non si sgombera, come ha dimostrato il corteo dell’altro giorno,
che ha rilanciato più volte, anche negli interventi conclusivi, l’importanza di
continuare la mobilitazione contro le politiche repressive, rilanciando
l’assemblea nazionale della Rete “A Pieno Regime”, che si terrà il 21 settembre
a Roma.
La risposta trasversale e intergenerazionale che si è palesata nella
partecipazione massiccia alla manifestazione di Milano, ci ricorda come
l’intersezionalità delle lotte sia necessaria e vitale per proseguire unit3, per
contrastare ed opporci insieme al sistema patriarcale, coloniale, fascista,
capitalista e genocida che tenta di soffocare il nostro dissenso.
Se toccano un3 toccano tutt3.
GIÙ LE MANI DALLE CITTÀ.
GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI.
I CONTRIBUTI DAL CORTEO ROMANO
LE VOCI DALLA PIAZZA DEL PRIMO MARZO 2025
Queste le parole del comitato popolare quarticciolo post corteo:
Nessuno si salva da solo. Neanche il quartiere meglio organizzato al mondo (e
non è il caso nostro). Oggi essere stati in migliaia per strade che generalmente
sono deserte ha un significato fortissimo. Per chi ha ricevuto una lettera di
rilascio di un immobile, per chi legge le dichiarazioni e gli articoli in cui le
realtà sociali vengono equiparate alla criminalità organizzata, per chi non ha
mezzi per affrontare uno scontro così violento la solidarietà è l’unico
strumento a cui affidarsi. Tante voci, tanti stimoli e una verità che non si può
travisare: il problema di Quarticciolo non sono le persone che non riescono a
pagare l’affitto, non è il doposcuola popolare. Questo quartiere vuole cambiare
e ha tantissime persone che sono pronte a sostenerlo in tutta la città, oggi ci
hanno messo il corpo e la voce. Nessuno si salva da solo. Neanche il quartiere
meglio organizzato al mondo, figuriamoci noi. Ma noi non siamo soli. Grazie.
Riportiamo qui di seguito alcuni dei contributi che si sono susseguiti durante
il corteo del 1 marzo che ha sfilato tra le strade del quartiere Quarticciolo di
Roma.
1.Occupazioni abitative quarticciolo
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/03/1-occupazioni-abitative.mp3
2.Studenti medi Roma est
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/03/2-studenti-roma-est.mp3
3.Palestra popolare comitato Quarticciolo
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/03/3-palestra-popolare-Quarticciolo.mp3
4.Comitato di quartiere Quarticciolo e modello Caivano
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/03/4-comitato-di-quartiere.mp3
5.Saluto della borgata Gordiani
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/03/5-borgata-Gordiani.mp3
6.Doposcuola popolare del Quarticciolo
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/03/6-doposquola-Quarticciolo.mp3
7.Contributo Operatori Sociali Autorganizzati Perugia
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/03/7-contributo-osa.mp3
Di seguito il comunicato di lancio del comitato Quarticciolo Ribelle e le
motivazioni della mobilitazione.
Cambiamo davvero Quarticciolo!
Il primo marzo scadranno i 60 giorni in cui il commissario straordinario dovrà
presentare l’elenco di interventi da realizzare a Quarticciolo, San Cristofaro,
Borgo Nuovo, Scampia, Rozzano, Orto Nova, San Ferdinando. Il primo marzo
scenderemo in piazza come abitanti del Quarticciolo insieme a tutti e tutte
coloro che vogliono un cambiamento reale del nostro quartiere e delle nostre
città.
Abitanti della borgata, progetti sociali, parrocchia, realtà cittadine,
movimenti sociali si sono incontrati in queste settimane per far sentire la voce
degli abitanti di Quarticciolo. Le decisioni che verranno prese dal Commissario
e dal Sindaco ne devono tenere conto: come punto di partenza, tutte le persone
che hanno partecipato e partecipano a questo processo hanno posto la difesa
delle esperienze sociali della borgata. Da qui si parte. Fratelli d’Italia ha
detto e ridetto a mezzo stampa, che nel quartiere ogni forma di illegalità va
estirpata compresa l’occupazione abitativa dell’ex questura dove abitano
famiglie in attesa di casa popolare da decenni e – ai piani terra – si svolge
settimanalmente il Doposcuola popolare. Mettere sullo stesso piano chi gestisce
tonnellate di crack e occupa le case per necessità è la solita operazione di
propaganda che vorrebbe fare leva sull’esasperazione che si vive in quartiere
per annichilire le realtà sociali. Non permetteremo che ci dividano, non gli
permetteremo di creare un nemico interno alla nostra comunità per nascondere le
responsabilità di chi amministra lo stato.
L’epidemia di crack è una piaga che viviamo tutti i giorni ogni volta che
varchiamo le porte delle nostre case. Gli abitanti del quartiere chiedono
maggiore sicurezza per le strade che vuol dire anche la garanzia del tetto sulla
testa, un’istruzione di qualità, servizi sanitari e redditi e salari più alti.
Nelle case in cui abitiamo ci piove in testa, sono piene di amianto e non si
avvicinano neanche lontanamente agli standard dell’efficienza energetica. La
scuola del quartiere viene dimensionata e l’unico presidio di salute pubblica,
il consultorio, riesce ad aprire un solo pomeriggio a settimana. Regione Lazio e
Ater, però, continuano a nascondersi dietro un dito, a far finta che il
patrimonio pubblico degradato non sia il loro, che la sanità pubblica non sia
sotto la loro direzione.
Sono anni che attraverso i progetti sociali costruiamo il nostro piano di
quartiere. Sappiamo quello che non vogliamo nelle nostre strade, lo spaccio, ma
non basta. Costruire insieme – nel rispetto delle differenze che ci sono
all’interno della nostra comunità e nell’ascolto di bisogni e paure – vuol dire
opporre ad interventi eterodiretti un processo democratico reale. Il modello
Quarticciolo non è una ricetta è un processo, per questo è applicabile ovunque.
Ovunque ci mettiamo insieme e costruiamo la capacità di incidere sui nostri
territori.
Il primo marzo scenderemo in piazza per tutto questo, per tutti e tutte noi.
Scenderemo in piazza non solo per Quarticciolo ma per tutti i territori e le
periferie del paese. Vogliamo un cambiamento radicale, vogliamo autodifendere
una comunità e quello che abbiamo costruito, vogliamo nella che le periferie del
paese siano al centro dell’agenda politica. Gli abitanti devono essere uniti per
un cambiamento reale.
Dalle 15 si ritroveranno in piazza del Quarticciolo le esperienze di sport
popolare e i doposcuola della città. Alle 17 si parte in corteo.
Cambiamo davvero Quarticciolo!
Basta abbandono, basta degrado. Non siamo abitanti di serie B.
Fermiamo gli sfratti e lo sgombero dell’ex questura.
LOTTO, BOICOTTO, SCIOPERO
L’8 MARZO 2025 chiamiamo allo SCIOPERO TRANSFEMMINISTA!
Nei prossimi giorni usciremo con tutto il percorso dettagliato e la comunicata
completa.
Ci vediamo in Piazza Grimana alle ore 14, portate amore e rabbia!
L’8 marzo
𝐋𝐨𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 contro violenze, guerre, colonialismo e capitalismo.
𝐁𝐨𝐢𝐜𝐨𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 il consumo non sostenibile che alimenta il cambiamento
climatico e che supporta le multinazionali che favoriscono il genocidio in
Palestina e i conflitti nel mondo.
𝐒𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, dai generi
e dai consumi.
Di seguito riportiamo LA COMUNICATA
L’8 MARZO 2025 CHIAMIAMO ALLO SCIOPERO TRANSFEMMINISTA!
LOTTIAMO contro violenze, guerre, colonialismo e capitalismo.
BOICOTTIAMO il consumo non sostenibile che alimenta il cambiamento climatico e
che supporta le multinazionali che favoriscono il genocidio in Palestina e i
conflitti nel mondo.
SCIOPERIAMO dal lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, dai generi e dai
consumi.
Abbattiamo i ruoli e le aspettative di genere, per boicottare la riproduzione di
un sistema sociale sempre più violento e autoritario.
Critichiamo la commercializzazione e la strumentalizzazione da parte della
politica partitica di questa data, perché l’8 marzo sarà una giornata di lotta e
boicottaggio. Crediamo fortemente nel valore trasformativo dello sciopero,
soprattutto in questo momento storico in cui viene fortemente criminalizzato.
Chi sostiene la cultura patriarcale parla della sicurezza come ordine,
controllo, repressione e punizione. Rispondiamo che la sicurezza è l’educazione
alla sessualità, alle emozioni e al consenso come materia curricolare fin dalle
primarie.
La sicurezza sono i servizi sociali per tuttu, centri antiviolenza femministi
con finanziamenti adeguati e strutturali, il diritto alla salute e
all’autodeterminazione, l’aborto libero, sicuro e gratuito, il supporto ai
percorsi di affermazione di genere!
La sicurezza è finanziare veri percorsi di autonomia e fuoriuscita dalle
relazioni violente, accordare i tempi dei processi penale e civile, rigettare la
PAS dai tribunali, fermare la vittimizzazione secondaria.
La sicurezza è il salario minimo, stipendi dignitosi e contratti adeguati, il
reddito di autodeterminazione.
La sicurezza è un piano casa, affitti calmierati, quartieri vivibili con spazi
verdi e di socialità, contro la solitudine e l’emarginazione.
La sicurezza è fermare la distruzione capitalistica del pianeta.
La nostra sicurezza è riconoscere la cittadinanza alle seconde generazioni,
abrogare le leggi sull’immigrazione volte a creare clandestini e clandestine,
rompere gli accordi italo-libici, aprire le frontiere e chiudere i CPR in Italia
e in Albania.
La sicurezza è demilitarizzazione, a partire dal sistema scolastico già colmo di
molteplici criticità (precarietà, militarizza-zione, riproposizione di sistemi
gerarchici e patriarcali)
Scioperiamo contro la guerra perché l’escalation bellica è esponenziale, è
orribile realtà nelle vite di milioni di persone: dal genocidio a Gaza e in
Cisgiordania, la guerra dilaga in tutto il Medio-Oriente. Spacca l’Europa sul
confine russo-ucraino, divampa in Congo e in Sudan. Non vogliamo esserne né
vittime, né complici. Non vogliamo essere anestetizzate, sopraffat-te,
manipolate da ciò che succede nel mondo, perché la guerra regola il sistema
economico per garantire profitti e potere facendo pagare i costi in termini di
vite e povertà alla maggioranza della popolazione sfruttata e divisa. Perché la
guerra sostiene ed è sostenuta da governi autoritari, da politiche nazionaliste
e fondamentalismi, rifiutiamo la logica guerrafon-daia atlantista che si sta
imponendo a livello globale.
Contro la rigida riaffermazione dei ruoli di genere che sta caratterizzando le
politiche internazionali, c’è bisogno di reagire, di resistere, di dissentire.
Scioperiamo contro il governo Meloni e l’asse dei governi ultra-reazionari.
Queste destre non hanno freni nella loro esibizio-ne di odio, potere e brama di
rivincita. La loro libertà è il privilegio dell’1% della popolazione.
Ma i diritti sono indivisibili e se sono concessi a pochi a scapito di altr3,
gruppi sociali o minoranze, si chiamano privilegi. Non riconosciamo il
femminismo transfobico, salito sul carro governativo: sostenere le lobby
antiabortiste nei consultori e negli ospedali, togliere fondi ai percorsi di
affermazione di genere, negare i diritti ai minori nat3 in famiglie
omogenitoriali, sono incompatibili con l’orizzonte di libertà e
autodeterminazione dei corpi e delle scelte di vita. La marea femminista è
trans, lesbica, frocia, migrante, razzializzata, antirazzista, antiabilista.
Contro le politiche conservatrici e reazionarie, come il DDL Sicurezza a livello
nazionale e la recente Legge regionale sulla famiglia che si lega perfettamente
alla visione conservatrice delle politiche che ripropongono il dominio della
famiglia tradizionale, funzionale alla conservazione del modello di sfruttamento
patriarcale.
Contro il Ddl “Sicurezza” in discussione, che esaspera norme di segregazione e
punizione della povertà e criminalizzazione del dissenso, e contro le “zone
rosse”.
Dopo il Decreto Caivano, in risposta alle violenze sessuali contro due bambine,
questo modello viene esportato in sette periferie italiane, al fine di
stigmatizzare le zone popolari e “riportare l’ordine”, desertificando il tessuto
sociale autorganiz-zato, come nel caso di Quarticciolo a Roma. Il rimpatrio del
torturatore libico Almasri e l’uccisione del giovane Ramy Elgaml durante un
inseguimento raccontano bene quanto valga la vita umana per questo governo,
quale sia l’effettivo interesse per la sicurezza, per “i giovani e le
periferie”.
È assodato che femminicidi, transcidi, lesbicidi e violenze accadono
innanzitutto nelle relazioni di intimità e nei contesti paren-tali: continuando
a fomentare razzismo e odio di genere e militarizzando le città, il governo
gioca col fuoco, sulle vite di tuttə.
Scioperiamo per le condizioni di precarietà che riguardano le professioni
socio-sanitarie e contro la visione assistenziali-stica/volontaristica delle
professioni visibili e non, che riguardano più in generale la cura.
Chiamiamo lavoratrici, lavoratori e lavoratorə, student3, disoccupat3,
intermittenti, attivist3, sindacalist3, Centri Antiviolen-za a partecipare
attivamente alla costruzione dello sciopero.
Moltiplichiamo le pratiche di sciopero, per estenderle alla città e ai consumi,
alle scuole e alle università, ai servizi, alle case, ai luoghi di lavoro.
Occupiamo lo spazio pubblico e portiamo lo sciopero oltre i confini riconosciuti
e sempre più angusti, soprattutto in questo momento di forte repressione delle
pratiche di manifestazione e di limitazione alla libertà di pensiero che si
imporranno con il decreto sicurezza…
Boicottiamo le catene di finanziamento della guerra e del genocidio in Palestina
aderendo alle campagne di BDS, approfon-diamo pratiche di sciopero dai consumi.
Chiamare lo sciopero femminista per l’8 marzo quest’anno, di sabato, ci pone
davanti ad una sfida ulteriore: sappiamo che convocare uno sciopero generale di
sabato non è usuale, ma per noi è fondamentale all’interno del processo di
risignifi-cazione e riappropriazione della pratica dello sciopero per tutte
quelle persone che ne sono sempre state escluse. Con lo sciopero transfemminista
vogliamo rendere visibili e dare riconoscimento a tutti quei lavori essenziali,
sfruttati, precari, non riconosciuti come tali, e trovare insieme pratiche di
lotta che consentano l’astensione dal lavoro – da ogni forma di lavoro, a
cominciare da quello di cura nei contesti famigliari, dato per scontato.
Il fascismo contemporaneo sta dilagando e attecchisce su chi non accetta
l’autodeterminazione di donne, froce, lesbiche, queer, trans, migranti, seconde
generazioni, sex workers, siamo però convinte che la potenza della nostra lotta
ha basi solide, che è una trama minuziosa che tessiamo da secoli e che ormai il
mondo patriarcale, fascista, coloniale capitalista e razzista non è più
sostenibile né a livello ambientale né a livello sociale.
E noi siamo insieme e siamo arrabbiate, continuiamo a riprenderci spazio, a
immaginare futuri migliori e felici.
L’8 MARZO LOTTO BOICOTTO SCIOPERO!
Assemblea Transfemminista Perugia
Contatti:
Mail transfempg@gmail.com | IG @transfempg | FB @assemblea transfemminista
Perugia