SI È CONCLUSA LA PRIMA EDIZIONE DI ALTREFREQUENZE FESTIVAL.
GRAZIE! Si è conclusa la prima edizione di AltreFrequenze, un progetto
𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼, costruito 𝗱𝗮𝗹 𝗯𝗮𝘀𝘀𝗼 e
reso possibile dal contributo di tante persone che hanno scelto di esserci.
Un’idea promossa da Dal Basso APS e Lautoradio, nata dalla volontà di
condividere un percorso collettivo fatto di lotta, resistenza e partecipazione,
e di restituire alla comunità uno spazio come il Parco Sant’Angelo.
Nell’area banchetti abbiamo incontrato l’editoria indipendente con Mannaggia –
Libri da un altro mondo e Cronache Ribelli, I banchetti informativi di
#assembleaterronaPerugia, Assemblea Transfemminista Perugia
@animal_voices_united e Amnesty Perugia, lo sport popolare con Inguastite FC e
@palestra_popolare_perugia, il Doposcuola Popolare, Laboratorio Politico OSA
Perugia-VdL, la serigrafia di @Lucazolfo e il collettivo @becomingxartsound, che
ci ha regalato un bellissimo live drawing. Grazie anche al collettivo CSDA
Perugia e LINK.
Grazie a chi ha preparato con cura i pasti: Perugia Solidale, Gasp Zappe e Fuori
di Zucca e grazie a Ponte Solidale, Birrificio la Gramigna e Cantina Cenci per
il bere.
Grazie a tutt le artist3: Sagaiety, Simone, Garibanda che ci ha regalato un
laboratorio strepitoso con PgPraSambar, grazie all’area dj con Marco Mangia,
Rude Toto, Dr.Dome e alla strepitosa chiusura del festival con il nostro
Gabriele Cavallo, e al concerto unico di Giorgio Canali.
Grazie alle realtà e alle persone che hanno portato storie e lotte negli
incontri e nei talk: Francesco Piobbichi, Melting Pot, No CPR, ASGI, Jonata e
Aminata ( USB sportello immigrazione)e l’avv. Francesco Di Pietro, Hamza Tai.
Un ringraziamento speciale va a tutte le persone volontarie, che hanno
abbracciato questo progetto con forza e un cuore enorme, senza le quali questa
giornata semplicemente non sarebbe stata possibile. A chi ha montato, smontato,
trasportato, cucinato, pulito, corso, risolto problemi e dato una mano in
qualsiasi modo.
Ma specialmente grazie a voi che avete partecipato e che avete creduto in
Altrefrequenze. Ci avete restituito un Parco Sant’Angelo pieno di persone,
musica, parole e connessioni.
Questa era la prima.
Ci vediamo alla prossima frequenza.
Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione
di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni.
Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità
che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua
costruzione.
Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o
grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente,
accessibile e aperta alla città.
Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale.
19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA
ALTREFREQUENZE FESTIVAL
Tag - Perugia
IL PROGRAMMA COMPLETO DEL FESTIVAL.
SABATO 19 SETTEMBRE 2026, AL PARCO SANT’ANGELO DI PERUGIA, LA PRIMA EDIZIONE DI
ALTREFREQUENZE FESTIVAL.
𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 – Banchetti · musica · laboratori · esposizioni
𝟭𝟭:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Apertura festival
𝟭𝟭:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Intervista · Andrea Bianchi
𝚙𝚎𝚛 𝚝𝚞𝚝𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚖𝚘𝚜𝚝𝚛𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘𝚐𝚛𝚊𝚏𝚒𝚌𝚊
“𝚅𝚒𝚊𝚐𝚐𝚒𝚊𝚝𝚘𝚛𝚒 𝚜𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚌𝚘𝚗𝚏𝚒𝚗𝚒”
𝟭𝟮:𝟬𝟬 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Laboratorio di musica d’insieme Garibanda + Pg
Pra Sambar
𝟭𝟮:𝟯𝟬–𝟭𝟰:𝟯𝟬 – Pranzo con prodotti locali
𝟭𝟮:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – DJ set · Rude Toto
𝟭𝟰:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Presentazione · “Popolarissimo”
Almanacco del calcio popolare in Italia, edito da Cronache Ribelli con Filippo
Fenech
𝟭𝟱:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Intervista · Corso di italiano per stranieri
– Perugia Solidale
𝟭𝟱:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗕𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗙𝗥𝗘𝗤𝗨𝗘𝗡𝗭𝗘 – Live · Sagaiety
𝟭𝟲:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – DJ set · Sud Beat
𝟭𝟲:𝟯𝟬 · 𝗔𝗥𝗘𝗔 𝗕𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘𝗧𝗧𝗜 – LAB serigrafia dal vivo · Luca Zolfo
𝙿𝚘𝚛𝚝𝚊 𝚕𝚊 𝚝𝚞𝚊 𝚖𝚊𝚐𝚕𝚒𝚎𝚝𝚝𝚊 𝚎 𝚜𝚝𝚊𝚖𝚙𝚊𝚕𝚊 𝚊𝚕
𝚏𝚎𝚜𝚝𝚒𝚟𝚊𝚕!
𝟭𝟲:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗕𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗙𝗥𝗘𝗤𝗨𝗘𝗡𝗭𝗘 – Live · Karfreit
𝟭𝟳:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Presentazione del documento “L’Umbria va
alla guerra”
del Laboratorio Politico OSA-PGVDL
a seguire interventi di All Eyes On Palestine PG
𝟭𝟳:𝟰𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – “Racconti dalla frontiera”
con Francesco Francesco Piobbichi e i suoi racconti illustrati
𝟭𝟴:𝟰𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Talk · “Storie – Lotte – Connessioni”
Hamza Tai · Oltre il filo spinato
Aminata Maéva Tsimba Poussogo · orientamento al lavoro e inserimento sociale
Gionata Baldaccini · USB sportello immigrazione
Asme Zeme · Logistica Milano / SI Cobas
Francesco Di Pietro · avv. ASGI
Stefano Bleggi · Melting Pot
Contributo video No CPR
𝟮O:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live drawing · BecomingX
𝟮𝟬:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live · “Per te” di e con Gabriele Cavallo
𝟮𝟬:𝟯𝟬–𝟮𝟮:𝟯𝟬 Cena con prodotti locali
𝟮𝟭:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live · Giorgio Canali
𝟮𝟯:𝟬𝟬 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – DJ set · Dr. Dome
Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione
di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni.
Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità
che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua
costruzione.
Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o
grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente,
accessibile e aperta alla città.
Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale.
19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA
ALTREFREQUENZE FESTIVAL
LA LINE UP DEGLI ARTISTI DEL FESTIVAL.
Sabato 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, la prima edizione di
AltreFrequenze Festival.
Gli artisti in programma durante la giornata.
ITINERANTE NEL PARCO:
Laboratorio di musica di insieme – 12.00
Ad AltreFrequenze arriva La Garibanda, il laboratorio di musica d’insieme, che
per l’occasione si unisce alla scuola di samba coordinata da Fuad Lues. Un
incontro tra ritmi, strumenti e persone, aperto a chiunque abbia voglia di
mettersi in gioco. Non serve essere musicist3: basta portare la voglia di
suonare insieme.
STAGE RADIO :
– Rude Toto – vinyl set – 12.30
Salentino di origine, perugino d’adozione, Rude Toto porta con sé una lunga
storia fatta di reggae, ska, rocksteady e cultura dal basso. Da più di vent’anni
attraversa la scena musicale perugina, tra sound system, radio, concerti,
festival e progetti che hanno fatto della musica uno spazio di incontro e
socialità. Una ricerca che parte dalle radici della musica giamaicana e continua
ancora oggi, tra selezioni, contaminazioni e nuove frequenze.
– Sud Beat – vinyl set – 16.00
Dal Salento a Perugia, passando per techno, drum & bass, jump up, UK garage e
scratch: un percorso fatto di contaminazioni, ricerca e cultura del suono. Il 19
settembre sarà con noi sullo stage radio per portare ad AltreFrequenze la sua
selezione e le sue frequenze.
AREA BASSE FREQUENZE:
– Sagaiety – live – 15.00
Sagaiety è il progetto personale di Dario De Nicola, musicista, cantautore,
fisarmonicista e pianista. Dopo anni attraversando la scena folk italiana ed
europea con Il Pozzo di San Patrizio, migliaia di concerti e diverse
collaborazioni, Dario porta in Sagaiety un modo personale di intendere il folk e
il cantautorato. Fisarmonica, musica di strada, scrittura e contaminazioni si
incontrano in “Levità”, il suo primo album solista, uscito nel 2026: un viaggio
tra ironia, poesia e temi sociali, nato anche dall’esperienza del busking e
dalla voglia di raccontare il mondo attraverso la musica.
– Karfreit – live – 16.30
(post punk cantautoriale)
Diego Mariani — batteria — Fabrizio Mantovani — basso — Gaetano Bresci — voce
Verità spogliate di medaglie,
tra le trincee del dubbio
e le macerie di sempre.
Si vive e si suona per sbaglio.
Il resto manca.
MAIN STAGE:
– Gabriele Cavallo – live – 20.30
Pianoforte acustico, sintetizzatori e drum pad si incontrano in un progetto che
attraversa elettronica, progressive, sound design e improvvisazione. Al centro,
insieme alla musica, ci sono le parole di Antonio Giovane, che entrano nella
performance come voce narrante, creando un dialogo continuo tra suono e testo.
𝗣𝗲𝗿 𝘁𝗲 è un progetto nato dall’incontro tra composizione, ricerca e
dimensione performativa. Un concerto che cambia ogni volta, tra strutture
preparate, improvvisazione e ricerca timbrica.
– Giorgio Canali – live – 21.15
Chitarrista, cantautore, produttore e ingegnere del suono, tra le figure più
importanti del rock alternativo italiano. Dopo le prime esperienze storiche come
fonico per i Litfiba, è diventato il chitarrista di band fondamentali come CCCP,
CSI e PGR. Alla fine degli anni ’90 ha avviato una solida carriera solista
fondando il progetto Giorgio Canali & Rossofuoco. Come produttore discografico
ha plasmato il suono di artisti di riferimento della scena indipendente, tra cui
Marlene Kuntz e Le Luci della Centrale Elettrica. La sua proposta musicale
unisce una poetica punk e militante a chitarre distorte e testi di forte critica
sociale.
– Mr. Dome – dj set – 23.00
Cresciuto a pane e Hit Mania Dance, con Trance e Hardcore ad accompagnare le
giornate più grigie, non ha potuto evitare l’onda House di fine prima decade del
2000, per finire poi quasi per caso al centro della scena Techno in un deserto
della Spagna, e da lì è stato amore a prima vista. Dj eclettico attivo nella
capitale romana dal 2008, tra spazi occupati ed eventi di piazza, il suo campo
va dai 120 ai 180bpm e il suo obiettivo è sempre lo stesso, far ballare fino a
che ce n’è
Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione
di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni.
Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità
che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua
costruzione.
Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o
grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente,
accessibile e aperta alla città.
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19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA
ALTREFREQUENZE FESTIVAL
AMPLIFICA IL SEGNALE: SOSTIENI IL CROWDFUNDING DI ALTREFREQUENZE
Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione
di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni.
Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità
che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua
costruzione.
Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o
grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente,
accessibile e aperta alla città.
Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale.
UN FESTIVAL COSTRUITO INSIEME
Altrefrequenze nasce dal desiderio di creare uno spazio pubblico in cui persone,
associazioni, collettivi e realtà sociali possano incontrarsi, confrontarsi e
costruire nuove connessioni.
Il festival sarà una giornata di incontri, testimonianze, dibattiti, musica,
radio dal vivo, cultura indipendente, editoria, cucina popolare e socialità.
Parleremo di libertà di movimento, diritti, giustizia climatica, sfruttamento
del lavoro, autodeterminazione e solidarietà internazionale, dando spazio alle
esperienze e alle pratiche concrete di chi ogni giorno costruisce accoglienza,
resistenza e trasformazione sociale.
Altrefrequenze non vuole essere soltanto un evento da seguire, ma uno spazio da
attraversare e vivere insieme.
Un luogo in cui le idee incontrano le persone e le persone costruiscono
comunità.
PERCHÉ ABBIAMO SCELTO IL CROWDFUNDING
Vogliamo che Altrefrequenze sia un festival:
gratuito, perché la partecipazione non deve dipendere dalla possibilità
economica;
indipendente, perché i contenuti e le scelte del festival devono restare liberi;
accessibile, perché vogliamo costruire uno spazio aperto e inclusivo;
autofinanziato, perché crediamo nella forza di una comunità che sceglie di
sostenere ciò che considera necessario.
Organizzare un festival richiede lavoro, competenze, tempo, organizzazione e
risorse economiche.
Dietro una giornata di incontri, musica e socialità ci sono allestimenti,
impianti tecnici, logistica, materiali, gestione degli spazi, accoglienza,
attività culturali e tante persone che lavorano per rendere possibile il
progetto.
Per la prima edizione di Altrefrequenze abbiamo scelto di non affidarci a grandi
sponsor che possano condizionarne i contenuti o l’identità.
Abbiamo scelto di costruirlo insieme.
Per questo il crowdfunding non è soltanto uno strumento per raccogliere fondi: è
un modo concreto per rendere la comunità parte del festival ancora prima che
inizi.
A COSA SERVIRÀ IL TUO CONTRIBUTO?
Le donazioni raccolte contribuiranno a sostenere:
* palco, impianti audio e supporto tecnico;
* allestimenti e gestione degli spazi;
* logistica, trasporti e materiali;
* ospiti, artist3 e attività culturali;
* radio, comunicazione e produzione dei contenuti;
* accoglienza e organizzazione;
* grafica, materiali e produzione delle ricompense.
Ogni contributo aiuterà a mantenere Altrefrequenze gratuito, indipendente e
accessibile a tutt3.
La gestione dei fondi sarà raccontata con trasparenza, perché chi sceglie di
sostenere il festival deve poter conoscere il percorso che trasforma una
donazione in un’esperienza collettiva.
UNA DONAZIONE, UNA CONNESSIONE
Sostenere Altrefrequenze non significa soltanto contribuire alle spese
necessarie per organizzare il festival.
Significa scegliere di dare forza a uno spazio di incontro, confronto e
partecipazione.
Significa sostenere la cultura indipendente e le realtà che ogni giorno
costruiscono solidarietà dal basso.
Significa contribuire alla nascita di un festival che vuole mettere in relazione
esperienze diverse e trasformare un luogo pubblico in uno spazio di comunità.
Ogni contributo è un segnale.
Insieme possiamo renderlo più forte.
CHI PROMUOVE ALTREFREQUENZE
Altrefrequenze è promosso da Lautoradio e Dal Basso APS.
Lautoradio è una web radio indipendente nata all’interno dell’ex Mattatoio di
Perugia. Da oltre dodici anni racconta dal basso movimenti sociali, esperienze
di solidarietà, cultura indipendente e conflitti contemporanei, dando spazio a
voci e realtà spesso assenti dall’informazione tradizionale.
Dall’esperienza di Lautoradio nasce Dal Basso APS, associazione di promozione
sociale e culturale che organizza eventi, iniziative e momenti di incontro
aperti alla città.
Altrefrequenze rappresenta un nuovo passo di questo percorso: un festival
costruito insieme a realtà territoriali e nazionali che condividono un’idea
comune di lotta, solidarietà e partecipazione.
AMPLIFICA IL SEGNALE
Il 19 settembre 2026, il Parco Sant’Angelo di Perugia diventerà uno spazio di
storie, lotte e connessioni.
Per farlo abbiamo bisogno di una comunità che scelga di costruirlo insieme a
noi.
Se anche tu credi che gli spazi di cultura indipendente, confronto, solidarietà
e aggregazione siano necessari, sostieni la campagna.
Ogni contributo conta.
Sostieni Altrefrequenze. Amplifica il segnale.
19 settembre 2026
Parco Sant’Angelo, Perugia
Ingresso gratuito
FB: @Altrefrequenze
IG: @altrefrequenzefestival
19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA
ALTREFREQUENZE FESTIVAL
FESTIVAL ALTREFREQUENZE - STORIE, LOTTE, CONNESSIONI.
LA 1ª EDIZIONE DEL FESTIVAL SI TERRÀ IL 19 SETTEMBRE 2026 AL PARCO SANT’ANGELO
DI PERUGIA, NEL QUARTIERE DI CORSO GARIBALDI: UNA GIORNATA SU DIRITTO ALLA
MIGRAZIONE E RETI DI SOLIDARIETÀ AUTO-ORGANIZZATE.
Sabato 19 settembre il Parco Sant’Angelo di Perugia ospita la prima edizione del
Festival Altrefrequenze, ideato dalle realtà indipendenti Dal Basso APS e
Lautoradio, che da anni sono attive sul territorio per promuovere la diffusione
di cultura, socialità, politica e inclusività dal basso.
> “RACCONTARE LE STORIE DI CHI NON SI PIEGA DIVENTA UN ATTO DI RESISTENZA”
Questa giornata nasce dalla volontà di creare uno spazio di condivisione con le
tante realtà cittadine e non solo, che si occupano quotidianamente di
solidarietà, accoglienza e pratiche concrete, per raggiungere una giustizia
sociale che renda questo mondo migliore.
Crediamo che in un momento storico come quello che stiamo attraversando, segnato
da guerre, genocidi, sfruttamento e corsa al riarmo, sia fondamentale rafforzare
quella comunità dal basso che si contrappone alle politiche securitarie e
repressive attuate come risposta ad un fenomeno storico e strutturale: le
migrazioni. L’obiettivo è quello di continuare a mantenere alta l’attenzione sui
temi dell’accoglienza, dell’integrazione e delle esperienze di resistenza dal
basso.
Storie di viaggi, attraversamenti, di integrazione, di resistenza che troppe
volte si incrociano con sistemi di violenza, sfruttamento e invisibilizzazione.
Lotte per il riconoscimento e la tutela dei diritti, per la dignità umana, per
l’autodeterminazione.
Connessioni tra le reti che praticano solidarietà, tra popoli oppressi e tra
persone in movimento.
CONTRO L’OPPRESSIONE DEI POPOLI
Negli ultimi anni sempre più persone hanno sentito la necessità di manifestare
solidarietà ai popoli oppressi, non solo a parole ma anche e soprattutto con le
azioni e le pratiche.
Impossibile restare indifferenti davanti al genocidio perpetrato da Israele e
non sentirsi sollecitati a intervenire per supportare il popolo palestinese:
“dalla terra al mare” attivist3, associazioni, collettivi e singol3 unit3 hanno
rifiutato di essere complici dello stato genocida e hanno sostenuto le missioni
di solidarietà che hanno dato vita a moltepici mobilitazioni.
La storia per la liberazione della Palestina è strettamente connessa alla storia
dei tanti, troppi popoli oppressi che lottano quotidianamente per ottenere e
rivendicare diritti, spezzare catene, liberarsi dall’oppressione coloniale e
capitalistica, e non possiamo ignorare le responsabilità politiche di chi
sostiene, finanzia, legittima e riproduce questi sistemi di oppressione e
sfruttamento.
POLITICHE DI REPRESSIONE
Le pratiche dal basso si contrappongono alle scelte politiche di un sistema che
non si occupa di tutelare i diritti fondamentali: le istituzioni e gli Stati
membri dell’Ue hanno reso la criminalizzazione, la sorveglianza e la
discriminazione, strumenti sempre più ordinari della governance migratoria –
invece di puntare su protezione, misure di inclusione sociale, ampliamento dei
canali di accesso sicuri e regolari e permessi di soggiorno basati sui diritti.
Misure come i CPR e la detenzione amministrativa, rafforzata dal Patto Ue
Migrazione e Asilo, privano della libertà di movimento e di soggiorno le persone
richiedenti asilo alla frontiera.
Politiche che sdoganano la deportazione in Paesi terzi inseguendo il modello
Albania e si inseriscono in un vortice legislativo che accresce repressione e
privazione dei diritti. Perfettamente in linea con il governo attuale, danno
forma e sostanza alle propagande nazionaliste di ultra destra, alle campagne di
odio e razzializzazione (come quella di re-migrazione di Vannacci e affini), che
puntano a una vera e propria legge di deportazione di massa.
Le politiche e le reti di accoglienza dal basso si mobilitano per realizzare
ovunque vie legali e accessibili, attraverso il superamento di tutti quegli
impedimenti normativi –nazionali e internazionali– che oggi ostacolano la
legittimità del movimento e la libertà di tuttə di scegliere il luogo in cui
abitare e in cui realizzare il proprio progetto di vita.
AUTODETERMINAZIONE
Difficile in questo quadro il raggiungimento di una reale autodeterminazione,
dimensione centrale dell’integrazione culturale poiché consente di partecipare
attivamente alla costruzione del proprio percorso di vita nel nuovo contesto
sociale.
Le persone migranti nella nostra quotidianità vengono invisibilizzate,
considerate “integrate” solo se corrispondenti alla visione borghese e normata
delle città.
La mancanza di una vera accoglienza fa sì che si ritrovino a interagire solo con
altre persone migranti o con operator* sociali, spesso a loro volta
sottopagati/e, all’interno dei CARA o dei CAS. Un circolo vizioso di cavilli
burocratici, profilazione razziale da parte della polizia, razzismo
istituzionalizzato e criminalizzazione che alimenta la marginalizzazione
impedendo reali opportunità di dialogo e incontro nelle città.
Un’integrazione autentica non si realizza quando si è destinatarie solo di
servizi assistenziali, ma quando si ha la facoltà di esercitare la propria
capacità di scelta.
Uscire dalla vittimizzazione non significa negare i traumi, le discriminazioni e
le difficoltà affrontate, ma fare in modo che non ci si identifichi come
soggetti fragili, bisognosi di assistenza e incapaci di compiere scelte in
autonomia.
QUESTIONE DI GENERE
Ostacoli ancora maggiori per donne e persone con identità di genere non binarie
che subiscono ulteriori forme di esclusione e disuguaglianza: spesso non
accettate nel loro paese di origine e non accolte nel paese in cui sono
scappate. Vengono inoltre rappresentate come soggetti dipendenti o oppresse
dalle proprie culture, senza tener conto del ruolo attivo che hanno nei processi
migratori e di integrazione.
Le molteplici discriminazioni nei loro confronti, rendono ancora più
difficoltoso il percorso di affermazione e autodeterminazione, con conseguenze
devastanti anche sulla salute mentale.
Il razzismo e la questione di genere sono sistemi di oppressione interconnessi.
Le donne migranti affrontano una triplice invisibilità: come donne, come
straniere e come lavoratrici.
Durante il percorso e all’arrivo, il genere può costituire un fattore di rischio
che espone maggiormente le donne a tratta, abusi e forme di grave sfruttamento
(spesso nel lavoro domestico o di cura).
Per comprendere appieno il fenomeno, è fondamentale adottare un approccio
intersezionale e decoloniale che analizzi come il genere si sovrappone ad altri
fattori (classe sociale, provenienza etnica, status giuridico).
Gli stereotipi sessisti e razzisti si alimentano a vicenda. Spesso la cultura
razzista si fonda su una forte componente patriarcale che cerca di controllare
il corpo e l’autonomia delle donne. Le lotte per i diritti civili e
l’emancipazione femminile risultano efficaci solo se si riconosce che tutte le
disuguaglianze si sovrappongono e se si realizzano forme di lotte uniche
intersezionali.
SFRUTTAMENTO AMBIENTALE
Lo sfruttamento è una questione di classe: chi fugge dalla propria terra di
origine spesso lo fa perché costretto da un sistema capitalistico che devasta e
saccheggia in nome del profitto.
Viviamo in un mondo in fiamme, per le conseguenze dirette e indirette delle
guerre in corso e di quelle minacciate. La distruzione di interi ecosistemi,
eventi climatici estremi e inondazioni devastanti producono migrazioni
climatiche di intere popolazioni; l’estrattivismo anche in agricoltura, con
cicli produttivi intensificati e crescente impiego di energia, contribuisce allo
smodato incremento termico.
È evidente la ricaduta sui paesi e le popolazioni più povere: non può esistere
giustizia climatica senza giustizia sociale.
SFRUTTAMENTO DEL LAVORO
Le politiche dei flussi proposte dal governo vincolano l’ingresso di stranierə
alla domanda di manodopera, assoggettando, ancora una volta, la dignità umana e
la sua aspirazione alla realizzazione personale al criterio produttivo ed
economico.
Al di fuori dei flussi controllati assistiamo invece ad una costante negazione
dell’accesso regolare all’interno dell’Unione Europea, che costringe le persone
all’irregolarità, genera insicurezza e alimenta la criminalità organizzata.
Le persone migranti sono costrette ad accettare lavori e condizioni di lavoro e
di vita schiavistiche perché rifiutando diventerebbero clandestine e perché
arrivano gravate da debiti contratti per affrontare richieste di permessi e le
spese di viaggio.
Lo sfruttamento del lavoro migrante nei paesi ospiti è parte integrante di una
filiera produttiva che scarica costi e rischi sui soggetti più deboli. In
particolare nel comparto agricolo il caporalato viene spesso rappresentato come
una deviazione illegale rispetto al normale funzionamento del mercato, ma si
tratta di un’estensione funzionale del sistema.
Casi estremi e drammatici come quello di Amendolara, sono la rappresentazione
del rapporto tra caporalato e modello economico, del ruolo delle filiere
produttive nello sfruttamento della forza lavoro migrante, delle narrazioni
distorte che continuano a relegare al Mezzogiorno questo sistema, come se fosse
l’unico luogo in cui prolifera il legame tra sfruttamento del lavoro e sistema
mafioso.
Amendolara non è un caso isolato, ma il sintomo di dinamiche strutturali che
attraversano il lavoro contemporaneo.
Speculare, seppure con altre forme, il sistema organico di sfruttamento del
lavoro nei centri della logistica (grandi o piccoli che siano) del centro e nord
Italia. Attraverso sistemi legalizzati (l’uso di società scatole cinesi, l’abuso
delle cooperative per derogare ai contratti collettivi ecc) migliaia di
lavoratori e lavoratrici hanno subito uno sfruttamento sistemico sulla propria
pelle.
La sindacalizzazione di molte persone migranti ha rappresentato un’inversione di
tendenza restituendo il giusto protagonismo alle persone che hanno deciso di non
essere più vittime dello sfruttamento padronale.
COMUNITÀ RESISTENTI
In questo contesto esistono e resistono realtà, persone e comunità che si
oppongono a questo sistema, lavorando sul campo ogni giorno, auto-organizzandosi
dal basso, combattendo in prima persona contro lo sfruttamento, come i
lavoratori e le lavoratrici autorganizzate o sindacalizzate o come quella rete
diffusa di collettivi, organizzazioni e associazioni che attraverso azioni
dirette ci ricordano che nessun* deve restare sol*, mai.
In questa prima edizione del Festival Altrefrequenze abbiamo deciso di
affrontare queste complesse tematiche, coinvolgendo le realtà del territorio e
nazionali. Durante la giornata ci focalizzeremo su alcune specificità, cercando
quanto più di dare voce alle persone direttamente coinvolte. Vogliamo continuare
a mantenere viva l’attenzione su questi temi e ad opporci a ogni tentativo di
strumentalizzazione o criminalizzazione.
19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA
ALTREFREQUENZE FESTIVAL
LE VOCI VERSO LA MANIFESTAZIONE CITTADINA DEL 21 NOVEMBRE - CONCENTRAMENTO ORE
18.00 IN PIAZZA PARTIGIANI.
All Eyes On Palestine
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/11/21.11.25-ALL-EYES-ON-PALESTINA.mp3
Operatori Sociali Autorganizzati
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/11/21.11.25-OSA.mp3
Assemblea Transfem Perugia
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/11/21.11.25-TRANSFEM.mp3
COMUNICATO DEL COORDINAMENTO CITTADINO.
Contro le aziende che supportano il genocidio in Palestina.
Contro lo sfruttamento delle persone impiegate nella filiera del cioccolato.
Contro la città vetrina e per la difesa della biodiversità sul nostro
territorio.
Evento qui
Dopo oltre 70 anni di apartheid ai danni del popolo palestinese, dopo due anni
di mobilitazioni contro il genocidio messo in atto dal governo sionista
israeliano, dopo che in tutto il mondo le persone sono scese in piazza contro il
massacro sistematico di civili e la distruzione di ospedali e scuole, non è
possibile che venga permesso alle aziende che fanno affari con Israele di avere
un posto nel centro storico di Perugia. Tutti gli abitanti di questa città sanno
che Eurochocolate è una vetrina delle multinazionali che affamano il mondo con
le colture transgeniche, i fertilizzanti, i salari da fame e la concorrenza
sleale. Queste sono le stesse aziende la cui ricchezza si basa su una violenza
strutturale che colpisce soprattutto le donne: nelle piantagioni di cacao, dove
le lavoratrici sono relegate nei ruoli più precari e pagate una miseria; e
dentro i loro stabilimenti, dove la doppia fatica di essere donne e lavoratrici
viene sfruttata per massimizzare i profitti. Aziende che non si fanno problemi a
investire in luoghi in cui i paramilitari uccidono le persone che difendono i
popoli nativi e gli ecosistemi minacciati dai loro progetti. Aziende che
stringono la mano a criminali di guerra come Netanyahu e i suoi ministri.
Tra queste, Nestlè, legata alla proprietà del colosso alimentare israeliano
Osem, è per questo stessa sotto attenzione del movimento per il Boicottaggio,
Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Un’azienda i cui piani di licenziamento alla
Perugina non sono un incidente, ma l’applicazione di un modello di sfruttamento
che nelle filiali del Sud del mondo si traduce in pratiche di sfruttamento
odiose: la negazione dei diritti di maternità, l’esposizione a turni estenuanti
e molestie sul lavoro, e la sistematica preferenza per l’assunzione di donne
nelle mansioni più repetitive e meno pagate, per sfruttare la loro presunta
“docilità”. Aziende controllate da fondi di investimento che vivono di
speculazioni immobiliari, come quelle che sta preparando Trump (e non solo)
quando afferma di voler riempire le spiagge di Gaza con resort per ricchi di
tutto il Pianeta.
Se non vi basta ciò che succede davanti al nostro mare, nel Sud del mondo,
ricordatevi cosa hanno prodotto per Perugia queste aziende che avete davanti. La
turistificazione dei centri storici: sempre più inaccessibili per famiglie a
basso reddito. Le monoculture di noccioleti, come nell’orvietano dove la
biodiversità è minacciata dalla riconversione delle attività agricole. I deserti
industriali, come quello che si prospetta dopo l’annuncio di Nestlè di tagliare
il personale alla Perugina.
Alla luce di tutto ciò non possiamo che opporci ad un mostro come “il museo del
cioccolato”. Una vetrina attaverso la quale vengono sistematicamente negate
tutte le nefandezze di questa filiera. Uno spazio tolto alla nostra città, ai
produttori locali, al commercio equo, a modelli economici alternativi a quelli
dominanti.
Stanchi di essere una vetrina, vogliamo tornare ad essere abitanti di questa
città ribelle! Con la resistenza palestinese! dopo le intense mobilitazioni
degli ultimi mesi, lanciamo un appello a tutte le forze cittadine perché Perugia
non venga messa a disposizione dei complici del governo di Israele.
MANIFESTAZIONE 21 NOVEMBRE CONCENTRAMENTO ORE 18.00 IN PIAZZA PARTIGIANI.
Comunicato del coordinamento cittadino.
Contro le aziende che supportano il genocidio in Palestina.
Contro lo sfruttamento delle persone impiegate nella filiera del cioccolato.
Contro la città vetrina e per la difesa della biodiversità sul nostro
territorio.
Evento qui
Dopo oltre 70 anni di apartheid ai danni del popolo palestinese, dopo due anni
di mobilitazioni contro il genocidio messo in atto dal governo sionista
israeliano, dopo che in tutto il mondo le persone sono scese in piazza contro il
massacro sistematico di civili e la distruzione di ospedali e scuole, non è
possibile che venga permesso alle aziende che fanno affari con Israele di avere
un posto nel centro storico di Perugia. Tutti gli abitanti di questa città sanno
che Eurochocolate è una vetrina delle multinazionali che affamano il mondo con
le colture transgeniche, i fertilizzanti, i salari da fame e la concorrenza
sleale. Queste sono le stesse aziende la cui ricchezza si basa su una violenza
strutturale che colpisce soprattutto le donne: nelle piantagioni di cacao, dove
le lavoratrici sono relegate nei ruoli più precari e pagate una miseria; e
dentro i loro stabilimenti, dove la doppia fatica di essere donne e lavoratrici
viene sfruttata per massimizzare i profitti. Aziende che non si fanno problemi a
investire in luoghi in cui i paramilitari uccidono le persone che difendono i
popoli nativi e gli ecosistemi minacciati dai loro progetti. Aziende che
stringono la mano a criminali di guerra come Netanyahu e i suoi ministri.
Tra queste, Nestlè, legata alla proprietà del colosso alimentare israeliano
Osem, è per questo stessa sotto attenzione del movimento per il Boicottaggio,
Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Un’azienda i cui piani di licenziamento alla
Perugina non sono un incidente, ma l’applicazione di un modello di sfruttamento
che nelle filiali del Sud del mondo si traduce in pratiche di sfruttamento
odiose: la negazione dei diritti di maternità, l’esposizione a turni estenuanti
e molestie sul lavoro, e la sistematica preferenza per l’assunzione di donne
nelle mansioni più repetitive e meno pagate, per sfruttare la loro presunta
“docilità”. Aziende controllate da fondi di investimento che vivono di
speculazioni immobiliari, come quelle che sta preparando Trump (e non solo)
quando afferma di voler riempire le spiagge di Gaza con resort per ricchi di
tutto il Pianeta.
Se non vi basta ciò che succede davanti al nostro mare, nel Sud del mondo,
ricordatevi cosa hanno prodotto per Perugia queste aziende che avete davanti. La
turistificazione dei centri storici: sempre più inaccessibili per famiglie a
basso reddito. Le monoculture di noccioleti, come nell’orvietano dove la
biodiversità è minacciata dalla riconversione delle attività agricole. I deserti
industriali, come quello che si prospetta dopo l’annuncio di Nestlè di tagliare
il personale alla Perugina.
Alla luce di tutto ciò non possiamo che opporci ad un mostro come “il museo del
cioccolato”. Una vetrina attaverso la quale vengono sistematicamente negate
tutte le nefandezze di questa filiera. Uno spazio tolto alla nostra città, ai
produttori locali, al commercio equo, a modelli economici alternativi a quelli
dominanti.
Stanchi di essere una vetrina, vogliamo tornare ad essere abitanti di questa
città ribelle! Con la resistenza palestinese! dopo le intense mobilitazioni
degli ultimi mesi, lanciamo un appello a tutte le forze cittadine perché Perugia
non venga messa a disposizione dei complici del governo di Israele.
𝗦𝗢𝗟𝗢 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗦𝗔𝗟𝗩𝗔 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢.
𝘾𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙚 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞
𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙙𝙤𝙥𝙤𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙖 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝘼𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖
𝙋𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙑𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙇𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤.
-𝗥𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗗𝗼𝗽𝗼𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗣𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲!
A breve ripartirà il Doposcuola Popolare di Quartiere!
Abbiamo raggiunto il 4° anno di questa bellissima esperienza di lotta.
Come ogni anno ci sarà il rinnovamento di una parte dei ragazzi e delle ragazze
che beneficiano del servizio. Salutiamo, invece, quelli e quelle dello scorso
anno che hanno iniziato le scuole superiori, facendo loro un grande in bocca al
lupo per questo nuovo percorso di vita, sperando di rivederli presto. Anche la
comunità delle attiviste e degli attivisti si sta rinnovando e rafforzando, per
accogliere e prendersi cura, al meglio, di tutte e tutti.
-𝗧𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗜𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶
Quest’anno riprendiamo le attività con almeno un mese di ritardo a causa della
trattativa avuta fino alla scorsa settimana con il Comune di Perugia, nello
specifico con l’Assessora alle politiche sociali, pari opportunità, diritto
all’abitare, contrasto alle discriminazioni e lotta alle disuguaglianze,
promozione di politiche a sostegno delle vittime della violenza di genere, nuove
cittadinanze, Costanza Spera. Questa trattativa è stata aperta nell’ambito della
complessiva vertenza di quartiere che stiamo conducendo insieme all’Assemblea
Popolare di Via del Lavoro (V.d.L.); tavolo di trattativa che purtroppo – al
momento – non ha portato ai risultati sperati (sul versante del doposcuola) per
cui ci sembra doveroso condividerne gli elementi essenziali oltre che una nostra
riflessione a riguardo.
Dall’inizio di quest’anno ci siamo attivati nel quartiere con delle assemblee
popolari per discutere dei problemi che vivono gli abitanti della zona, dello
stato di abbandono, di servizi e spazi di aggregazione che mancano e per
organizzarci al fine di rivendicare le istanze elaborate dal basso nei confronti
delle istituzioni preposte.
Da marzo è iniziata una vera e propria trattativa tra gli abitanti del quartiere
e i diversi assessorati competenti del Comune di Perugia.
L’Assessora Spera è stata molto disponibile al confronto, avvenuto in vari
incontri durante i quali abbiamo esposto la necessità per i/le ragazzi/e del
quartiere di un servizio educativo extrascolastico e uno spazio sicuro dove
poter fare i compiti e creare relazioni di valore.
Riteniamo giusto che il Comune si prenda carico dei ragazzi e delle ragazze dei
quartieri popolari e periferici, intervenendo con maggiori risorse e con una
maggiore strutturazione dei servizi educativi.
La dispersione scolastica e l’abbandono educativo sono due questioni che lo
Stato e gli enti territoriali devono affrontare.
Abbiamo, quindi, richiesto all’Assessora di intervenire e sanare questa
situazione, rivendicando un servizio pubblico di doposcuola nel quartiere che
migliorasse la qualità del servizio offerto fino ad ora e allargasse il bacino
degli studenti e delle studentesse accolti/e.
Nei vari incontri l’Assessora, pur ascoltando le istanze degli abitanti, ha
evidenziato i limiti economici e organizzativi che affronta la macchina Comunale
per poter intervenire in maniera capillare nel territorio.
Ad oggi il servizio di doposcuola non viene riconosciuto come un servizio di
primaria necessità, lo dimostra la tendenza del Comune ad esternalizzare il
servizio al mondo del “terzo settore” con interventi che tamponano il problema
per un periodo di tempo limitato, senza risolverlo alla radice. Ne sono un
esempio i GET (Gruppi Educativi Territoriali), ovvero dei servizi di doposcuola
che l’amministrazione comunale eroga tramite le cooperative.
Durante l’ultimo incontro tenutosi in Comune abbiamo avuto modo di confrontarci
anche con i rappresentanti della cooperativa ASAD (a cui sono stati appaltati i
GET) per comprendere meglio come si svolgesse il loro servizio.
La proposta che ci è stata fatta da parte loro è stata quella di fornire un
numero massimo di 2 educatori/trici per un’attività di supervisione compiti,
destinata ad un gruppo di circa 15/20 studenti/esse della scuola secondaria di
1° grado.
-𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗶𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮
𝗶𝗻𝘀𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲?
Abbiamo ritenuto insufficiente la proposta per un motivo essenziale: il numero
di educatori ed educatrici proposti non consente di garantire un servizio
educativo accettabile dal punto di vista qualitativo, soprattutto perchè molti
ragazzi/e che aiutiamo presentano Bisogni Educativi Speciali (BES).
La stessa Cooperativa, ci ha “confessato” che nei GET, oltre ai/lle due
educatori/trici preposti/e, si deve avvalere del supporto di volontari/e, a
conferma del fatto che non sarebbe questa la modalità giusta per superare e
migliorare un servizio che già portiamo avanti in forma volontaristica e con
rapporti numerici ben maggiori tra volontari/e e ragazzi/e.
Non consideriamo, tuttavia, la trattativa come totalmente fallimentare: aver
dato voce ai ragazzi ed alle ragazze del nostro territorio è un fatto
importante.
Inoltre, gli incontri ci hanno consentito di avere maggiore contezza delle
proposte e dei progetti messi in campo dalle Istituzioni locali.
Abbiamo comunque deciso di valutare un’altra possibilità: quella di utilizzare i
2 educatori/trici che ci sono stati proposti, per dar vita ad un’attività di
supervisione didattica destinata agli studenti/esse delle scuole superiori,
dotati quantomeno di una capacità di scelta nel partecipare o meno al doposcuola
e di autonomia maggiore rispetto a quelli delle scuole medie.
L’idea di creare un’aula studio nasce proprio dalla richiesta che ci è stata
fatta da molte ragazze/i del quartiere, i quali hanno manifestato la necessità
di uno spazio sicuro dove poter studiare ed incontrarsi nel pomeriggio.
La trattativa con il Comune sta proseguendo sotto questo aspetto e si allarga ad
“Ater”, in quanto proprietaria di un immobile abbandonato da anni, che assieme
agli/lle abitanti è stato individuato come possibile spazio aggregativo attorno
al quale ricostruire la rete di relazioni del quartiere.
-𝗜𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮
𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Sappiamo che in questo momento storico le risorse per il welfare pubblico sono
sempre minori, a causa di scelte politiche (sostenute anche dallo stesso centro
sinistra) come ad esempio la legge sul pareggio di bilancio, i tagli al welfare
ed infine l’assurda corsa al riarmo europeo, nuovamente a discapito della spesa
sociale.
Di fronte a questo scenario, le Istituzioni locali hanno responsabilità
politiche dirette, delle quali sono chiamate a rendere conto.
A tal proposito, ad esempio, in occasione dell’otto marzo di quest’anno, avevamo
ribadito pubblicamente quanto fosse poco opportuna la partecipazione della
nostra sindaca Vittoria Ferdinandi alla piazza lanciata da “Repubblica”,
svoltasi il 15 marzo a Roma, dove sotto la retorica dei valori europei e
dell’europeismo, se ne sventolava la bandiera legittimando le sconsiderate
dichiarazioni della presidente delle commissione europea Von der Leyen, rispetto
alla necessità di incrementare ulteriormente le spese militari dei paesi membri
e della necessità di un esercito europeo più forte e più armato.
La Sindaca partecipò e rivendicò la propria presenza a quella piazza, nonostante
una parte importante della cittadinanza avesse espresso il proprio dissenso.
Tutto questo non per sindacare o giudicare l’agenda politica della prima
cittadina della nostra città ma per evidenziare che, anche rispetto a tematiche
che vengono discusse in contesti più ampi, come quello nazionale ed
internazionale, le amministrazioni comunali possono e devono farsi portavoce
delle istanze dei propri cittadini.
Il mandato per cui è stata eletta questa Giunta non è sicuramente quello di
sostenere direttamente o indirettamente una tendenza all’economia di guerra (che
imperversa in Europa e nel mondo), ma piuttosto quello di rivendicare le
necessità dei nostri territori: adeguate risorse per la spesa sociale, per
l’istruzione, per la manutenzione del territorio, per la coesione sociale, per
la sanità, per l’edilizia popolare.
Di fronte a tutte queste problematiche, siamo stanchi e stanche di sentirci
rispondere che “sarebbe tanto bello ma non ci sono i soldi”; vogliamo invece un
Comune che, dopo essere stato eletto promettendo di ascoltare le istanze delle
persone, ne diventi esso stesso portavoce negli organi regionali e di Stato
competenti, laddove le risorse che possiede a disposizione non sono adeguate.
Rispetto invece a come vengono spese le – limitate – risorse a disposizione, ci
teniamo a ribadire alcune cose molto semplici:
-𝗟’𝗮𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲
𝗰𝗼𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝘇𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 è ampiamente dimostrato
dai dati che costa alle amministrazioni comunali di più rispetto alla loro
gestione diretta e in maniera inversamente proporzionale ne riduce la qualità.
Vogliamo che venga invertita la tendenza ad esternalizzare i servizi a
Cooperative che cercano di erogare più servizi possibili al di sopra delle
proprie forze e a discapito della qualità. Cooperative che molto spesso, per
sottostare alle logiche degli appalti, sottopongono i propri dipendenti a delle
condizioni lavorative precarie.
Vogliamo educatori ed educatrici assunti direttamente dal Comune, che vengano
messi nelle condizioni di erogare servizi di qualità e che diano la garanzia
della continuità, fuori dalle scadenze di bandi e appalti.
-𝗕𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗮𝗯𝘂𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹
𝘁𝗲𝗿𝘇𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲.
Le numerose spiacevoli notizie che si susseguono quotidianamente nella nostra
città di episodi di violenza e degrado – soprattutto tra i più giovani –
dimostrano la necessità di lavorare con urgenza nel cercare di risanare un
tessuto sociale sempre più ammalato e sfibrato.
La dispersione scolastica, la scarsa qualità della vita e dei servizi
(soprattutto nelle periferie della città) e la precarietà lavorativa ed
esistenziale che caratterizza la vita dei più giovani, va affrontata con una
programmazione di politiche sociali seria e strutturale. Non si può pensare di
avvalersi della disponibilità dei cittadini/e volontari/e per sostenere progetti
educativi extrascolastici, come non si può pensare che attraverso le cosiddette
“settimane della custodia” si possano riqualificare i quartieri di periferia.
-𝗦𝗼𝗹𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼
Come Collettivo politico il nostro lavoro in quartiere è sempre stato quello di
ascoltare i bisogni delle persone e farci portavoce delle rivendicazioni
politiche che emergono da questo dialogo.
Quando si lavora con i problemi concreti della gente diventa funzionale
intraprendere un confronto dialettico con le istituzioni e fare pressione
affinché queste si attivino per rispondere a tali istanze.
Spesso, prima ancora di attivare dei percorsi di vertenza cittadina come quello
che stiamo portando avanti con l’Assemblea Popolare, ci siamo messi/e a
disposizione per offrire un aiuto concreto, con l’entusiasmo e lo spirito di
solidarietà e di comunità che caratterizza la nostra azione politica diretta.
Dalla compilazione delle domande dei bonus per pagare le bollette durante la
pandemia, alle consegna delle cassette solidali, le pulizie dei parchi
abbandonati, le assemblee popolari, l’inchiesta di quartiere, lo stesso
doposcuola popolare, non sono opere buone che facciamo con spirito di
compassione o carità cristiana; sono azioni politiche necessarie di fronte ad un
tessuto sociale così sfaldato come quello delle nostre periferie.
Gli unici mezzi che abbiamo a disposizione sono la lotta e l’autorganizzazione.
Ripartirà il Doposcuola Popolare, così come continueranno le assemblee di
quartiere, fino a che tutte le criticità del territorio emerse dall’inchiesta
non troveranno una soluzione adeguata, continuando ad avere un approccio di
lotta che unisce i problemi locali a quelli nazionali ed internazionali.
Ripartiremo con la consapevolezza di quanto sia necessario continuare a tessere
relazioni di valore all’interno della nostra comunità, poiché uniti-e ed
organizzati-e possiamo conquistare condizioni di vita migliori.
Invitiamo le realtà associative, collettivi e comitati cittadini che condividono
la nostra analisi, a mettersi in contatto con noi ed iniziare così a fare rete,
per una reale e concreta attivazione dal basso, fatta di rivendicazioni,
partecipazione attiva e scambio di pratiche, idee ed azioni concrete di
solidarietà, con la convinzione che la riqualifica dei territori debba
necessariamente passare per una riqualifica sociale fatta di reti di socialità e
solidarietà, spazi di aggregazione e l’indispensabile ricostruzione di senso di
comunità e di appartenenza.
𝙂𝙡𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙞 𝙚 𝙡𝙚 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙙𝙤𝙥𝙤𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙖
𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚.
𝘼𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙑𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙇𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤 (𝙑𝙙𝙇).
I CONTRIBUTI IN VISTA DELLA MANIFESTAZIONE REGIONALE PER LA PALESTINA IN VISTA
PER IL 13 SETTEMBRE A PERUGIA.
Perugia, 11/09/2025
In vista del corteo regionale del 13 settembre a Perugia il collettivo All Eyes
On Palestine, insieme ad altre realtà del territorio, lancia l’appello alla
mobilitazione con le parole d’ordine: Stop al genocidio! Solidarietà alla
resistenza palestinese! Libertà per Anan Yaeesh! Autodeterminazione del popolo
palestinese.
All Eyes On Palestine
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/09/all-eyes-on-palestine-11925.mp3
Mjriam Abu Samra
https://lautoradio.org/wp-content/uploads/2025/09/Mjriam-Abu-Samra-online-audio-converter.com_.mp3
(riportiamo da palestinechronicle.com )
‘Ritorno a Gaza’ è la prima pubblicazione tutta al femminile che attraverso la
riflessione personale delle palestinesi in Italia.
Esce per Edizioni Q “Ritorno a Gaza – Scritti di donne italo-palestinesi sul
genocidio”, prima pubblicazione tutta al femminile che attraverso la riflessione
personale delle palestinesi in Italia propone una disamina culturale e politica
della violenza genocidaria sionista e della storica resistenza palestinese al
progetto coloniale.
Con i contributi di Mjriam Abu Samra (curatrice), Shaden Ghazal, Rania Hammad,
Sabrin Hasbun, Laila Hassan, Samira jarrar, Sara Rawash, Noor Shihade, Tamara
Taher, Widad Tamimi.
Il ricavato del libro sara’ devoluto a GAZZELLA ONLUS
Riportiamo l’Introduzione di Mjriam Abu Samra
Questa raccolta di brevi articoli, tutti scritti al femminile, nasce in un
momento storico in cui la voce delle donne palestinesi s’impone come atto di
resistenza contro le narrazioni egemoniche che hanno per tanto tempo distorto,
frammentato e strumentalizzato la più generale lotta di liberazione palestinese.
Mai come adesso il racconto personale e politico delle seconde generazioni di
donne palestinesi in Italia è importante sia per capire l’impatto e la portata
del genocidio a Gaza, sia per deco- struire le strutture di potere coloniali che
continuano a modellare il discorso pubblico occidentale.
PALESTINA LIBERA.
STOP GENOCIDE.
SGOMBERIAMO IL CAMPO DAGLI SCHEMI, FINANZIAMO LE INGUASTITE FC
Vi aspettiamo per una serata che scardina le regole del gioco e celebra lo
sport, quello fatto dal basso e con passione!
𝗩𝗘𝗡𝗘𝗥𝗗Ì 𝟵 𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢, ore 𝟭𝟵:𝟯𝟬
𝗗𝗕𝟭𝟴𝟬, 𝗖.𝘀𝗼 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗯𝗮𝗹𝗱𝗶 𝟭𝟴𝟬 – 𝗣𝗲𝗿𝘂𝗴𝗶𝗮
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗯𝗼𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗻 𝗽𝗲𝗻𝘁𝗼𝗹𝗮
Vi presentiamo le nuove maglie e il progetto delle Inguastite FC!
Alziamo i calici (e le pinte!) per un aperitivo a sostegno delle ragazze!
Oliamo le stecche per un ignorante e goliardico torneo di biliardino!
(𝘪𝘴𝘤𝘳𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 2€ 𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢, 𝘤𝘰𝘯 𝘳𝘪𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘮𝘪 𝘦
𝘤𝘰𝘵𝘪𝘭𝘭𝘰𝘯)