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Master in Studi e Politiche di Genere 2026
Sono aperte le iscrizioni all'edizione 2026 del Master Studi e Politiche di Genere dell'Università di Roma Tre. Quest'anno il Master prevede due percorsi: uno esclusivamente in presenza e uno esclusivamente online su strumenti liberi. La domanda di ammissione va inviata entro l'11 gennaio 2026. È possibile anche partecipare come uditrici a uno o più moduli. Nato nel 2001 all’Università Roma Tre, il Master Studi e Politiche di Genere è lo spazio dove trovare strumenti teorici per l’introduzione e l’aggiornamento sulle tendenze e i dibattiti più recenti, sostanziati da un approccio genealogico, che restituisce la ricchezza dei percorsi precedenti, intrapresi da singole, gruppi e movimenti. MODULO TECNOLOGIA CRITICA Agnese Trocchi e Lavinia Marziale curano il modulo Tecnologia Critica e da quest'anno si occupano anche degli spazi digitali per il percorso online. PERCORSO ONLINE Il Master in Studi e Politiche di Genere a distanza per il suo svolgimento ha adottato Nextcloud e Discourse, software liberi e open-source per archiviazione cloud, discussioni e condivisione di spazi e materiali digitali, e molto altro. Siamo partite dall’osservare tanto gli strumenti digitali che accompagnano le nostre attività di studio, svago o lavoro, quanto le nostre relazioni con questi strumenti. Comprendere il funzionamento di reti, hardware e interfacce digitali, la loro progettazione e le interazioni di potere geopolitico che le rendono possibili, ci dà la possibilità di situarci nel mondo digitale e fare delle scelte consapevoli. Le tecnologie digitali non sono infatti né neutre né eteree, ma incarnano e modellano a loro volta le nostre relazioni e comunicazioni. Per questo le nostre istanze di Nextcloud e Discourse sono ospitate sui server gestiti da Maadix, società catalana che offre servizi informatici promuovendo i valori della privacy delle comunicazioni, sicurezza digitale e libertà di informazione. PROGRAMMI Tutto il programma del percorso online è consultabile qui Il programma del percorso in presenza è qui PER ISCRIVERSI Per informazioni sulle modalità di iscrizione invece seguire questo link.
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Goliarda Sapienza e “l’arte della gioia” come sentimento politico
Libertà, autodeterminazione, emancipazione: c’è tutto nelle pagine de “L’arte della gioia” (Einaudi), il romanzo di Goliarda Sapienza che la regista Valeria Golino ha trasformato in una coraggiosa e potente miniserie disponibile su Sky. La storia della protagonista Modesta, che si intreccia con lo sguardo inedito e originalissimo di Sapienza, racconta l’universo femminile – nel suo potere e nelle sue contraddizioni – attraversando il ‘900 e la storia del nostro Paese da un’altra prospettiva Sicilia, primo gennaio 1900: nasce Modesta, il cuore e la mente di questo libro che ha richiesto dieci anni per essere trascritto (dal 1967 al 1976) per poi essere abbandonato per vent’anni dentro una cassapanca in soffitta. La protagonista, una «carusa tosta» è poliedrica e sorprendente. A partire dal suo nome: Modesta di umile non ha niente. E, nel suo stare al mondo evolvendosi sempre, è una figura letteraria che diventa persona: c’è una Modesta in ogni donna che disobbedisce in nome della sua gioia. RIBALTARE TUTTI GLI STEREOTIPI SULLA PRESUNTA “FEMMINILITÀ” Modesta, la protagonista de “L’arte della gioia” è sfrontata, curiosa, impaziente. Distruggendo lo stereotipo della donna angelo del focolare, a partire dalla riappropriazione di tutti i tabù sessuali sulle donne, imparerà a sfruttare la sua intelligenza machiavellica e il suo fascino per ribaltare del tutto la sua posizione sociale. > Ma non lo farà per rivalsa sociale o avidità. Modesta agisce sempre e solo in > nome della libertà e di una condizione: la gioia «Ho fatto bene a rubare, sempre, la mia parte di gioia a tutto e a tutti» dice Modesta, interpretata nella serie da una ipnotica Tecla Insolia: Modesta difenderà la sua gioia su tutto. Scovandola con tutti i mezzi possibili, coltivandola e proteggendola. Anche con crudeltà. Una postura rivoluzionaria alla quale l’epoca in cui Goliarda Sapienza ha vissuto non era pronta: il mondo, come gli editori, non era preparato al fatto che le donne, per essere felici, possano uccidere. Che partorendo lottino con il proprio figlio per la sopravvivenza. Che si masturbino, che possano desiderare altre donne, che possano desiderare gli uomini e le donne. Che non piangano davanti alla morte. Valeria Golino, regista della serie “L’arte della gioia”, e la protagonista Tecla Insolia nel ruolo di Modesta > Goliarda Sapienza irrompe in questo contesto e, la gioia di cui scrive, è un > sentimento che ancora oggi non si è privato dei tabù. LEGGI ANCHE – Taci, anzi parla: perché leggere il diario di Carla Lonzi è ancora un atto di ribellione a un sistema culturale oppressivo LA PUBBLICAZIONE POSTUMA DI UNA GIOIA SPREGIUDICATA Il racconto di Goliarda Sapienza è audace, spregiudicato, violento, senza filtri. Perché Modesta, che nasce povera nelle campagne della Sicilia dei primi del Novecento in una famiglia che la maltratta, la affama e la violenta, non è un’eroina: non utilizza il bene semplicemente per sopravvivere. Ma per vivere felice. Nata nella miseria, violentata dal padre, senza l’amore della madre, Modesta riesce a diventare la colonna portante di una ricca famiglia aristocratica. > La sua identità è inafferrabile: è madre naturale e adottiva, amante di donne > e di uomini, sposa, madre naturale e adottiva, nonna, attivista politica, > detenuta, intellettuale   Mentre la gioia di Modesta esplode nelle pagine, Goliarda Sapienza si vede rifiutare il romanzo degli editori fino alla sua morte. Soltanto quando il libro divenne un caso letterario Oltralpe, nel 2005, fu pubblicato integralmente anche in Italia. «La Francia, al contrario dell’Italia, ama molto la trasgressione, per cui il successo enorme de “L’arte della gioia” da noi si deve esattamente a tutto quello che l’ha fatto rifiutare da voi», ha spiegato in un’intervista la traduttrice Nathalie Castagné. La vicenda del lungo rifiuto italiano si può ricostruire a partire dai libri “Cronistoria di alcuni rifiuti editoriali dell’Arte della Gioia” (Edizioni Croce) e “Lettere e biglietti” (La nave di Teseo): uno dei più grandi e pulsanti romanzi del Novecento italiano venne definito in patria «un cumulo d’iniquità», «un romanzone», letto di volta in volta come un romanzo libertino, un romanzo socialista, un romanzo criminale, un romanzo femminista, un romanzo sessantottino, e capito solo da alcuni. LEGGI ANCHE – Edna O’Brien, è morta la scrittrice ma le sue ragazze rimangono: il desiderio femminile non smette di parlarci VORTICOSA E PASSIONALE, LA SCRITTURA DI GOLIARDA SAPIENZA A ostacolare la pubblicazione di Goliarda Sapienza il peso della sua scrittura: doppia, barocca, vorticosa, poetica e orale. E allo stesso tempo appassionata, spiazzante, viva. Ha ragione Angelo Pellegrino, suo marito e curatore della sua opera, quando scrive che, anche quando la sua scrittura non è autobiografica, «è trasfigurazione, trasposizione di tanta vita che le appartiene». È quello che si può anche dire del romanzo: racconta il Novecento da un punto di vista eccentrico per due volte. Perché isolano e perché femminile. Goliarda Sapienza è fuori da ogni possibilità di categorizzazione: il suo stesso è un femminismo ante litteram. Come scrive: > State attenti perché di questo passo quando le donne si accorgeranno di come > voi uomini di sinistra sorridete con sufficienza paternalistica ai loro > discorsi, la loro vendetta sarà tremenda COSA CI INSEGNA OGGI GOLIARDA SAPIENZA (SENZA VOLER INSEGNARE) Modesta, personaggio scomodo negli anni Settanta lo è ancora oggi opponendosi alla difesa della famiglia naturale e alle posizioni conservatrici a riguardo. In una conformazione tutta nuova per i suoi tempi, nel corpo di Modesta Goliarda Sapienza reinventa la famiglia, i legami, l’amore, la relazione. A costo di uccidere e tradire, è la gioia verso cui la protagonista tende. > Il suo non è egoismo. Ma equilibrio rispetto al mondo. Una strategia di > “centratura” che le fa riprendere lo spazio che le è stato tolto Lo fa per lei e automaticamente per tutte le persone che le stanno vicino, che da lei imparano anche quando non la comprendono. Modesta è libera dal senso di colpa e non si lascia ingabbiare da tutto ciò che la vorrebbe spenta, opaca. Amore compreso. «Comincio a capirti. Tu mi vuoi su con te per piangere, per rifiutare la gioia di quei ragazzi. Tu aspiri a una cella vera, ma io ho fame»: la fame di gioia di Goliarda Sapienza è il suo insegnamento postumo e attuale, per ricordarci di andare sempre e solo verso noi stesse. Rubare la gioia non è un crimine. Ma un atto di resistenza. The post Goliarda Sapienza e “l’arte della gioia” come sentimento politico appeared first on The Wom.
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Il femminismo è una questione da padri
La “Festa del Papà” è spesso festeggiata con gioia, regali e sorrisi, un giorno che sembra essere tutto dedicato a celebrare l’importanza del ruolo paterno nella famiglia e nella società. Tuttavia, come spesso accade, anche dietro le feste si nascondono contraddizioni e realtà complesse da affrontare. Primariamente c’è bisogno di ricordarci più spesso che non esiste una “famiglia standard” da festeggiare, e che ogni nucleo, grande o piccolo che sia, sa essere famiglia a modo suo e che i modelli sociali a cui aderire restano un grande inganno. Gli unici ingredienti che non possono mancare sono cura, affetto e amore. Ma addentriamoci nel ruolo dei padri, e facciamolo adottando una prospettiva femminista: possiamo davvero dire che il sistema sociale in cui viviamo gli restituisce pieno valore? Gli dà abbastanza tempo per esercitare cura, dare affetto e insegnare amore? O è un ruolo schiacciato dal peso di responsabilità di eredità squisitamente patriarcali che gli tolgono il modo e la possibilità di vivere la famiglia?  L’attuale sistema di congedi parentali, le dinamiche familiari e il mal distribuito carico dei lavori non danneggiano le donne e le madri, ma anche gli uomini, e in particolare i padri. In definitiva le dinamiche patriarcali, anche quelle che si muovono all’interno delle pieghe del sistema legislativo, danneggiano tutta la famiglia, nonostante di facciata ci raccontino che il loro primario interesse è tutelarla. Ma quella si chiama propaganda. > Una riflessione sul concetto di “paternità” e sulle difficoltà materiali che i > padri incontrano, a causa di un sistema che non consente loro di scegliere > liberamente il loro ruolo all’interno della famiglia, è necessaria per > costruire una società più giusta, equa e solidale IL CONGEDO DI PATERNITÀ IN ITALIA E in questo, come spesso accade, ci viene in contro il femminismo. Ma analizziamo la situazione della legge sul congedo di paternità del nostro paese, tra le più arretrate d’Europa. Mentre molti Paesi europei offrono congedi di paternità generosi, che permettono agli uomini di prendersi cura dei propri figli durante le prime settimane o mesi di vita, in Italia il congedo di paternità è di soli 10 giorni obbligatori (20 giorni in caso di parto plurimo) che sono assolutamente insufficienti se consideriamo l’importanza della costruzione dei legami e la necessità di un vero e proprio supporto alle famiglie. A differenza di altri Paesi dove il congedo di paternità è un diritto esteso e universale, l’Italia non solo è indietro, ma sembra anche ignorare le evidenti e continue richieste di cambiamento tramite mobilitazioni e petizioni online promosse da privati e da organizzazioni per la tutela dei minori come Unicef. Insomma la discussione sul congedo parentale, che dovrebbe essere un diritto equo per entrambi i genitori, risulta ancora troppo marginale. E questa mancanza di politiche adeguate unita al fatto che il congedo di paternità sia ridotto a pochi giorni fa sì che la responsabilità della cura dei figli ricada quasi interamente sulle madri, rafforzando l’idea che la cura domestica e familiare sia un ruolo esclusivo e femminile. > Non è un caso che, in un sistema del genere, la possibilità per gli uomini di > “scegliere” di occuparsi della famiglia rimane un’utopia, mentre per le donne > rappresenta l’unica alternativa Quando il padre è costretto a rimanere nel suo ruolo tradizionale di “breadwinner” (ovvero “capofamiglia”, o ancora meglio “quello che porta il pane in tavola”) tutto il peso della cura familiare ricade sulle spalle delle madri, che si trovano ad affrontare un triplo lavoro: quello domestico, quello professionale e quello emotivo. L’INGANNO DEL PATRIARCATO Il patriarcato ci ha ingannati due volte: prima ha diviso i ruoli che occupiamo nella società e poi ci ha fatto credere che non siano in strettissima relazione. In estrema sintesi non ha solo imposto alle donne il carico delle responsabilità domestiche, ma ha anche strutturato la società in modo tale che la scelta di un uomo di farsi carico del lavoro di cura e di accudimento dei figli venga vista come un’eccezione. Tanto che quelli che lottano per farlo vengono chiamati “mammi”, nemmeno “padri”, perché nel patriarcato essere padre vuol dire un’altra cosa. Questo sistema favorisce l’idea che il lavoro domestico sia inferiore, in quando non stipendiato, e che gli uomini debbano concentrarsi su ruoli produttivi, che li separano dalla cura della casa e dei bambini. Insomma, se proprio vogliono avere un ruolo, che pensino ai soldi. Anche provando a uscire dalla dinamica puramente economica, tutto ciò ricade sulla narrazione che facciamo delle famiglie, anche attraverso prodotti mediali e culturalo. > Un uomo che decide di essere un padre presente nella vita quotidiana dei suoi > figli, di occuparsi della casa e delle faccende, è ancora visto come un “padre > eccezionale”, quasi un eroe Ma perché? Non è normale che entrambi i genitori si prendano cura dei figli? O della casa? Non dovrebbe essere scontato che entrambi i genitori possano godere di un tempo sufficiente per costruire un rapporto con il proprio bambino o bambina, senza sentirsi obbligati a “giustificarsi” per aver scelto di passare del tempo in famiglia anziché lavorare? Il patriarcato ha reso tutto questo qualcosa di “speciale”, mentre dovrebbe essere un diritto di base. Queste dinamiche non solo limitano le scelte degli uomini, ma influenzano fortemente la qualità della vita familiare tutta. Quando una parte della famiglia è costretta a sacrificarsi per il bene del sistema, il benessere dell’intero nucleo familiare ne risente, gli equilibri cambiano. Eppure, ciò che più colpisce è che anche gli uomini, in fondo, sono vittime di questa imposizione sociale, che gli impedisce di esprimere liberamente il loro desiderio di essere padri attivi, coinvolti e presenti. LE RISPOSTE DEL FEMMINISMO, PER TUTTI Troppo spesso, il femminismo è visto come una lotta esclusivamente a favore delle donne, ma questa è una visione antica oltre che riduttiva e limitante. Il femminismo, nel suo senso più profondo, è una lotta per la libertà, per la giustizia e per la possibilità di ogni individuo di scegliere liberamente come vivere la propria vita, indipendentemente da quello che la società ritiene giusto o sbagliato per te. L’unica persona a poter scegliere per te sei tu. Il femminismo promuove una visione di equità che abbraccia i diritti di tutti i generi in ogni momento della loro vita e qualsiasi eventualità di manifesti. Sembra un obiettivo ambizioso, ma funziona. > Le politiche di congedo parentale generoso e esteso non solo farebbero bene > alle madri, ma darebbero agli uomini la possibilità di vivere il proprio ruolo > genitoriale in modo completo, di accudire i figli e le figlie e di godere di > un tempo di qualità con loro senza essere penalizzati nel loro percorso > professionale E padri più coinvolti si traducono in madri che possono conciliare lavoro e vita privata, una distribuzione più equa dei carichi domestici e, in generale, una maggiore equità tra i generi. In ultima analisi, il femminismo aiuta anche gli uomini a liberarsi dalle catene del patriarcato, che li costringe a ignorare o sopprimere le proprie emozioni, i propri desideri e le proprie capacità di cura. Quindi, piuttosto che limitarci a un giorno in cui celebrano i padri, dovremmo riflettere sul significato più profondo di questa festa: una celebrazione di un modello di paternità che può e deve essere diverso, più equo e più coinvolto. Dobbiamo rifiutare l’idea che essere padri e madri si riduca a un ruolo tradizionale e immaginare un futuro in cui ogni padre possa essere presente nella vita dei propri figli, nella misura che liberamente sceglie, senza pensare solo allo stipendio e senza sentirsi vincolato dalle convenzioni patriarcali che lo limitano. La vera emancipazione riguarda tutti i generi e tutta la società, perché meritiamo la possibilità di vivere pienamente. E affinchè sia così, siamo chiamate e chiamati a contribuire a un cambiamento culturale, dicendoci che combattere contro i ruoli di genere rigidamente imposti dalla società, alla fine, è anche una cosa da padri. The post Il femminismo è una questione da padri appeared first on The Wom.
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María Galindo a Roma – Femminismo bastardo
NON SEI RIUSCITƏ AD ESSERE AL FORTE PRENESTINO PER PARTECIPARE AL PERFOINCONTRO CON MARÍA GALINDO? LO ABBIAMO REGISTRATO PER TE mariagalindo07022025 Femminismo Bastardo, il libro di María Galindo, tradotto da Roberta Granelli con la prefazione di Paul Preciado, pubblicato da Mimesis edizioni “Attraverso una scrittura “bastarda”, che unisce prosa e poesia, manifesto politico e articolo di giornale, María Galindo passa in rassegna le questioni fondamentali del femminismo dalla sua prospettiva anarchica e decoloniale. Secondo l’autrice le donne sudamericane hanno il dovere di riconoscersi come bastarde e di rifiutare il progetto dello stato coloniale del meticciato (mestizaje) che classifica, gerarchizza e tenta di nascondere la “ferita coloniale” che ancora sanguina. Galindo costruisce un archivio delle pratiche di disciplinamento del desiderio erotico disseminate nella cultura ecclesiastica, nelle istituzioni mediche e scolastiche, nel linguaggio politico e nella cultura popolare, sia quella folklorico-indigenista sia quella imperialista-spagnola-gringa. Con Mujeres Creando, il movimento femminista di guerriglia urbana non violenta da lei fondato, sviluppa un diagramma di pratiche di ribellione alla violenza che lei stessa chiama “depatriarcalizzazione”. In quest’ottica, il femminismo bastardo è un modo per posizionarsi – come fanno le riflessioni decoloniali – fuori da qualsiasi binarismo, sia quello di genere, quello tra Stato e popolazione indigena o quello tra vittima e carnefice.” dal sito di Mimesis Edizioni foto interno e copertina di Mari Casalucci, Forte Prenestino 7 febbraio 2025
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Su Radio Onda Rossa presentazione del numero della rivista DWF "Femministe col BOT. Tecnologie e Intelligenze artificiali." Intervento di Agnese Trocchi. Ponte Radio andato in onda su Radio Onda Rossa il 17 gennaio 2025 dalle 13 alle 15 per presentare il numero 142 di DWF dedicato all'intelligenza artificiale: " Femministe col BOT. Tecnologie e Intelligenze artificiali. " . Ne parla la redazione con Agnese Trocchi e Teresa Numerico che, tra molte altre, hanno contribuito al numero. Qui di seguito l'estratto dell'intervento di Agnese Trocchi. A questo link invece la trasmissione completa. Your browser does not support the audio tag. Alcuni riferimenti nominati durante l'intervento: * Unità linguaggi artificiali * https://subsai.vulgo.xyz/
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Femministe col BOT
Disponibile il nuovo numero di DWF, storica rivista femminista, dedicato all'intelligenza artificiale. Tra gli articoli "Un approccio femminista hacker alla IA" di Agnese Trocchi e le vignette Vita da BOT realizzate da Lowwla e ideate da CIRCE. "È tempo di occuparsi di AI oppure sarà l’AI a occuparsi di noi. E questo potrebbe aprire scenari che non prevedono quanto abbiamo costruito in termini di libertà, pratiche, relazioni, nuove forme della soggettività, desideri, spostamenti rispetto all’esistente. In altre parole, lo stare al mondo da femministe." Si apre così l'editoriale del numero 142 di DWF dedicato all'intelligenza artificiale: "Femministe col BOT" . All'interno un articolo di Agnese Trocchi e le vignette di Vita da BOT ideate da noi e realizzate dalla disegnatrice Lowwla. Per ascoltare o leggere l'editoriale, per scoprire l'indice completo dei contributi, per acquistare il numero della rivista in formato digitale o cartaceo seguite questo link: https://www.dwf.it/rivista/femministe-col-bot-dwf-142-2024-2/.
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