L’occupazione va avanti ormai da tre giorni e il liceo in cui insegno — un
edificio di fine anni Sessanta, grigio e rosso scuro, incastrato al limitare del
quartiere Isola, quello di Niguarda e viale Jenner — sembra quasi un animale che
muta umore al passare delle mezze giornate. Ogni piano ha una storia diversa: un
gruppo discute di diritti civili, due classi suonano senza sosta, qualcuno cerca
un proiettore introvabile mentre qualcun altro scrive slogan con pennarelli
colorati e mezzi scarichi; c’è poi sempre chi attraversa il corridoio a passo
svelto con la testa bassa sul telefono o chi, seduto sulle piastrelle
dell’atrio, gioca a carte per ingannare l’attesa bevendo un succo confezione
famiglia. Girando per la scuola capita che al brusio della vita in corridoio si
sostituisca un silenzio da edificio deserto carico dell’odore di sigarette e di
marijuana che aleggia lontano dalle finestre socchiuse; ma basta un niente, una
porta che sbatte, una cassa che riparte in lontananza, perché l’edificio torni a
vibrare con il suo ritmo insolito di questi giorni.
Da due mattine le giornate passano così. Oggi decido di salire ai piani non
coinvolti dalle attività degli studenti, nell’aula che mi spetta a quell’ora,
nella speranza — poco convinta — di trovare almeno uno spazio che somigli a un
riparo o un’isola dove potermi concentrare. Guardo l’orologio a muro in sala
docenti e deduco che devo andare in 2E. Non ne sono entusiasta, perché so che
quell’aula non è mai ben riscaldata: i termosifoni funzionano a singhiozzo e il
freddo si insinua sotto i pantaloni, tanto che a fine ora ci si ritrova spesso
intirizziti, tranne i pochi accalcati intorno all’unico calorifero che irradia
un caldo beffardo, inutile per tutti ma insopportabile e fastidioso per chi gli
è addosso. Sono vestito come mi pare di esserlo tutti i giorni: camicia, oggi
bianca, maglione, oggi verde scuro, sneakers, sempre bianche; ho con me lo zaino
con il laptop, la Moleskine chiusa dal suo elastico nero, qualche foglio per gli
appunti e un pacco di compiti da correggere, l’iPhone tra la tasca e la mano, in
continuazione.
Fuori, Milano è ingrigita da una pioggia non battente ma ostinata, una di quelle
che fanno sembrare tutto più pesante e fanno camminare i passanti in fretta, in
fuga; qualcuno dice che forse nevicherà, anche se in realtà non avrebbe dovuto
nemmeno piovere. Le auto sollevano schizzi passando sulle pozzanghere, e su
alcuni balconi si intravedono già delle luminare accese, destinate più a
rispettare una scadenza commerciale sempre anticipata che a evocare un
sentimento reale; sono luci che non aggiungono nulla e non scaldano. Il Natale
non è ancora nei pensieri di nessuno e non sono questi promemoria coercitivi a
regalare un anticipo di festa: a Milano lo spirito natalizio – come si misura
ormai? corsa ai regali? voglia di rallentare? – arriverà solo più tardi, con
Sant’Ambrogio, i mercatini, il vin brulé e la Prima della Scala, fino ai nuovi
riti più prosaici del Black Friday o della prima sciata di stagione.
Io sento ogni anno la stessa nostalgia: come se il Natale restasse sempre un po’
sfocato da adulti, come un’immagine che ricordavo più nitida, e invece
sfugge. Forse per questo, da anni, provo a scrivere un racconto di Natale, e
ogni volta fallisco, ma puntualmente ci riprovo, perché ho sempre amato leggere
storie ambientate a Natale, così come mi piace ora raccontarle agli studenti,
stupirli con la proposta di letture natalizie senza un compito allegato, senza
un riassunto cui pensare o un’analisi da studiare, sperando persino di poter
dare loro un argomento di conversazione per le feste, o una buona idea regalo:
un libro di un autore che è piaciuto, un guizzo letterario. Certo che conoscere
i racconti, leggerli e proporli è una cosa, scriverli è un altro mestiere, e il
paradosso è che non si possono scrivere a dicembre: i racconti di Natale nascono
altrove, in estate, o in un giorno qualunque, quando non ci pensi e forse non ne
senti nemmeno il bisogno. Poi, a dicembre improvvisamente vengono buoni. Tutti,
tranne quello mio che non c’è mai. Così, mentre salgo al secondo piano, penso
che forse questo venti novembre, in una scuola occupata, lontano da tutto ciò
che ricorda una festa, potrebbe essere il momento giusto per provarci di nuovo.
Apro la porta della 2E, contando di trovarla deserta. L’aula è immersa in una
penombra irregolare: la veneziana accanto alla cattedra è ancora rotta e lascia
intravedere un pezzo di Milano con i tetti bagnati, gli alberi ormai spogli e le
automobili che si confondono tra quelle parcheggiate e quelle intrappolate nel
traffico. Faccio un passo, accendo la luce cercando con le dita il pulsante alla
parete e mi blocco, colpito da una presenza che non so spiegare. Tra i banchi
più lontani dai vetri, alla mia sinistra, una donna minuta indossa un vestito
che sembra uscito da un ricordo troppo vivido perché sia immaginato, un vestito
semplice con un grembiule sottile, e tiene tra le mani una torta avvolta in un
panno, pronta per essere spedita “a qualche sconosciuto che ne ha bisogno” – mi
dice, terminando con parole sue un mio pensiero. La riconosco: è Sook, leggo
sempre di lei; è la cugina di Truman Capote, la protagonista del suo racconto di
Natale più bello. Mi sorride, e il suo sorriso sembra sciogliere un poco il
freddo dell’aula. Accanto a lei, seduto su un banco, Paul Auster fa girare una
moneta tra le dita, facendola brillare sotto il neon che tremola per un attimo
sopra di noi; mi osserva con la sua calma che sa di storie infinite e mormora
che «è tutto un trucco, ma a Natale i trucchi contano», come se stesse citando
il suo stesso racconto mentre lo vive. Dietro, quasi nascosto nell’ombra, un
vecchio con la barba sfoglia un registro di classe come fosse un libro mastro
capace di contenere ogni bilancio morale del mondo: non è Charles Dickens, ma il
suo Scrooge, il primo, quello rigido, il più umano e il meno redento,
semitrasparente come se l’aula stessa lo consumasse. E poi vedo oltre questi
tre: contro il muro, appoggiata senza custodia, c’è una chitarra acustica.
Accanto a essa, con le mani infilate nelle tasche del cappotto e una sigaretta
spenta tra le dita, c’è Francesco De Gregori. Porta degli occhiali con le lenti
sfumate, il volto è segnato da una barba bianco-rossiccia curata e se ne sta lì
con la naturalezza di chi stava aspettando di parlare. Si stacca dal muro e mi
saluta con un “Ohé professore” appena accennato, “stiamo provando un racconto di
Natale”, e aggiunge che siccome a me non riesce mai, sono venuti loro a darmi
una mano. Poi si volta verso la finestra e aggiunge, quasi tra sé e sé, che
certe storie non vogliono essere scritte nel momento giusto, ma compaiono quando
meno te lo aspetti. “Quello che non so, lo so cantare – ricordi?”
Ed è mentre lui si sposta che, dietro la sua figura, vedo un bambino: magro, gli
occhi scuri, le scarpe fradicie, la felpa troppo leggera per il gelo di quella
mattina, lo zaino che gli scivola dalla spalla. Non ha nulla del fantasma o del
personaggio inventato: è proprio un bambino, troppo giovane perché sia uno dei
miei studenti, ma allo stesso tempo sembra somigliare a tanti di loro. Per un
attimo mi sembra di riconoscere chi di solito siede dove sta lui ora, un attimo
dopo è un bambino di Gaza con gli arti mutilati, poi me stesso da piccolo, poi
mio figlio, poi mia figlia, e infine uno sconosciuto che potrei avere incrociato
per strada senza mai accorgermene. Questo bambino, penso, è tutti e nessuno, ed
è lì: è un prisma vivente che rimanda il volto del mondo attraverso le sue
sfaccettature e le sue crepe, e forse è proprio questo scorgerlo che rende il
Natale possibile. Lo guardo e lui mi dice soltanto “sto aspettando”, e quando
gli chiedo che cosa aspetti, risponde “tutto”, come se quel tutto comprendesse
anche la sua storia taciuta, il suo Natale mai raccontato. A quel punto De
Gregori, in piedi dietro di lui, gli appoggia una mano sulla spalla e mi indica
il bambino con un semplice cenno del mento e del viso, un gesto quasi
impercettibile e chiarissimo. È lui – sembra dirmi – è lui il tuo Natale. E in
quell’attimo mi torna in mente che proprio in quella stessa aula, un anno prima,
quando era la 5C, avevo letto e raccontato agli studenti Capote, Auster,
Dickens, Andersen e O. Henry, e dopo di loro avevo fatto ascoltare tre brani
natalizi di Francesco De Gregori, evocandoli tutti con l’entusiasmo che mi
prende sempre quando parlo dei racconti di Natale che amo, e che ogni anno provo
a scriverne uno senza riuscirci. Ora tutti gli autori e le loro storie sono
davanti a me, e a me tocca.
Dal corridoio arrivano voci, passi, il rumore di un banco trascinato: qualcuno
forse sta per entrare. Dentro di me cresce una certezza limpida, quasi
incontestabile, che ciò che sto vivendo non può svanire soltanto perché un
rumore interrompe la quiete. Chiudo la porta con naturalezza e decisione
insieme, difendendo questo istante fragile come si proteggerebbe il segreto di
Babbo Natale ai figli che, diventando grandi, iniziano a fare domande
difficili. Quando mi volto di nuovo, gli autori e i personaggi sembrano ancora
lì, ma più luminosi e più leggeri, come se stessero concedendo a me — e solo a
me — la possibilità di trattenere ciò che serve davvero per scrivere, mentre il
resto può dissolversi senza rumore. Il bambino, però, rimane immobile: è
presente come un banco, reale come una domanda cui non si può sfuggire.
«Lo scrivi?» chiede, e la sua voce ha qualcosa di gentile e insieme
irrevocabile, come se la domanda non fosse rivolta soltanto a me, ma anche a
tutte le versioni di lui che ho intravisto un istante prima.
Poso lo zaino, apro l’agenda, accendo il laptop, sento la penna tra le dita:
sembra tutto pronto, come se questo momento non fosse solo un incontro inatteso,
ma la soglia che cercavo da anni. Intuisco ora che il Natale, prima ancora di
essere una festa, è una ricerca ostinata di bellezza e di verità, un tentativo
di ritrovarsi in uno sguardo verso l’altro, un modo per tornare al punto in cui
tutto è nuovo e possibile.
Sì, lo scriverò: lo scriverò perché è già qui, perché è già accaduto, perché il
racconto nasce proprio adesso, in quest’aula fredda e in una scuola
occupata, dove un bambino che porta dentro di sé tutti i natali del mondo mi
guarda in attesa e mi concede la possibilità di trasformare questa attesa in
parole.
Il Natale, comprendo qui e ora, non è un luogo, né una data: il Natale è un
bambino da proteggere e che salva, da aiutare e che cura, da sfamare e che
nutre, da educare e che insegna.
Il Natale è bambino.
E allora sì: il racconto sta arrivando. Finalmente.
Marcello Bramati
*Marcello Bramati ha pubblicato, tra l’altro, “Leggere per piacere” (Sperling &
Kupfer, 2017) e “L’ultimo miglio. Motivi e modi per accogliere i cantautori
nella letteratura e in classe” (Mimesis, 2024). Insegna, ha due lauree.
**In copertina e nel testo: opere di Mervyn Peake (1911-1968)
L'articolo Classe II E. Un racconto di Natale (con Capote, Scrooge e De Gregori)
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Tag - scuola
Martedì 16 novembre si è tenuto a Torino e, contemporaneamente, in streaming il
lancio della campagna “I.A., basta!” pensato dai sindacati di base, in
collaborazione con l’associazione “Agorà 33 – La nostra scuola”, per «resistere
all'adozione frettolosa e acritica delle intelligenze artificiali centralizzate
imposte da Big Tech, come ChatGpt e Gemini», in risposta all’appello di alcuni
docenti.
Lo scopo principale della campagna è far partire un dibattito che latita
dall’inizio della “transizione digitale”, incentivata dai vari round di
finanziamenti Pnrr Scuola. Fino a ora, infatti, si è sempre sentito parlare di
“intelligenza artificiale”, strettamente al singolare, sottintendendo con questo
che l’unica opzione per la scuola sia accettare “a scatola chiusa” le soluzioni
delle Big Tech, oppure rigettare in toto la tecnologia alla maniera degli Amish.
Non esiste una sola intelligenza artificiale
Fin dalla prima sperimentazione, lanciata all’inizio dello scorso anno
scolastico, il ministero dell’Istruzione e del Merito sembra muoversi in accordo
al grido di battaglia che fu di Margaret Thatcher: «Non ci sono alternative»! La
sperimentazione, partita in 15 su 8254 scuole del paese utilizzando
esclusivamente prodotti Google e Microsoft, non è ancora terminata e già il
Ministero ha fatto un altro possente balzo in avanti: a settembre ha presentato
le “Linee guida per l’introduzione dell’I.A. nella scuola”.
A partire dal titolo del documento, emerge in maniera chiara una visione
rigidamente determinista: l’intelligenza artificiale è una, quella venduta da
Big Tech (OpenAi, Google, Meta, Microsoft, Anthropic), non ci sono discussioni.
Articolo completo qui
Martedì 16 novembre si è tenuto a Torino e, contemporaneamente, in streaming il
lancio della campagna “I.A., basta!” pensato dai sindacati di base, in
collaborazione con l’associazione “Agorà 33 – La nostra scuola”, per «resistere
all'adozione frettolosa e acritica delle intelligenze artificiali centralizzate
imposte da Big Tech, come ChatGpt e Gemini», in risposta all’appello di alcuni
docenti.
Lo scopo principale della campagna è far partire un dibattito che latita
dall’inizio della “transizione digitale”, incentivata dai vari round di
finanziamenti Pnrr Scuola. Fino a ora, infatti, si è sempre sentito parlare di
“intelligenza artificiale”, strettamente al singolare, sottintendendo con questo
che l’unica opzione per la scuola sia accettare “a scatola chiusa” le soluzioni
delle Big Tech, oppure rigettare in toto la tecnologia alla maniera degli Amish.
Non esiste una sola intelligenza artificiale
Fin dalla prima sperimentazione, lanciata all’inizio dello scorso anno
scolastico, il ministero dell’Istruzione e del Merito sembra muoversi in accordo
al grido di battaglia che fu di Margaret Thatcher: «Non ci sono alternative»! La
sperimentazione, partita in 15 su 8254 scuole del paese utilizzando
esclusivamente prodotti Google e Microsoft, non è ancora terminata e già il
Ministero ha fatto un altro possente balzo in avanti: a settembre ha presentato
le “Linee guida per l’introduzione dell’I.A. nella scuola”.
A partire dal titolo del documento, emerge in maniera chiara una visione
rigidamente determinista: l’intelligenza artificiale è una, quella venduta da
Big Tech (OpenAi, Google, Meta, Microsoft, Anthropic), non ci sono discussioni.
Articolo completo qui
Ub Scuola Università e Ricerca (Piemonte), insieme a Cobas Sicilia, Cobas Veneto
e Cobas Umbria aderiscono all'appello di un gruppo di docenti italiani dopo il
varo, da parte del Ministero dell'Istruzione e del Merito, delle linee guida per
l'introduzione dell'intelligenza artificiale a scuola.
L'appello invita a "resistere all'adozione frettolosa ed acritica delle
intelligenze artificiali centralizzate imposte da Big Tech, come ChatGPT e
Gemini.
Il ministero pretende che questi software siano in grado di svolgere il ruolo di
"tutor per l'apprendimento personalizzato", tacendo sul fatto che forniscono
informazioni verosimili, ma false.
All'appello hanno già aderito diverse personalità storicamente attive nel
movimento per il software libero, quali il prof. A.R. Meo, presidente di Assoli
(ASsociazione per il SOftware LIbero www.softwarelibero.it).
Il 16 dicembre alle ore 14.30 presso la sede CUB SUR in corso Marconi 34 a
Torino e online su http://lancio.vado.li si terrà una conferenza per spiegare
obiettivi e tempistiche della campagna.
Maggiori informazioni e rassegna stampa sono reperibili sul sito della campagna:
http://iabasta.ghost.io
Fonte Ansa
Nei giorni 5 e 6 dicembre 2025, presso il “Museo Riso” di Palermo, si terrà
l’evento “Cambiare la scuola (per) cambiare la città”, rivolto a dirigenti e
docenti, con la partecipazione di esperti, attivisti e studiosi chiamati a
riflettere e portare esperienze sulle potenzialità della scuola come motore di
trasformazione sociale e sulla capacità dei laboratori urbani di promuovere
processi di rigenerazione e innovazione nelle città. Come CIRCE condurremo un
laboratorio di Pedagogia Hacker.
CAMBIARE LA SCUOLA (PER) CAMBIARE LA CITTÀ
Educare nelle crisi
Incontri, tavole rotonde, laboratori
Palermo, 5-6 dicembre 2025
Qui il programma completo
Il convegno Cambiare la scuola (per) cambiare la città intende esplorare il
ruolo della scuola come presidio educativo e sociale in un’epoca segnata da
profonde crisi: dalla dispersione scolastica al bullismo, dal crescente disagio
giovanile alla miseria delle troppe periferie, dal rapporto tra tecno- logia e
didattica alle insufficienze di un sistema educativo che chiede sostegno fuori
da sé. Ad essere in crisi, infatti, non è solo la scuola, bensì la città nel suo
complesso, con le sue enormi contraddizioni e il continuo involversi della
situazione sociale. Occorre allora interrogarsi su come infrastrutturare una
città basata sull’inclusione di tutti e tutte, compresi i soggetti più
marginalizzati. Se le città si configurano come un luogo nel quale mancano
spazi, opportunità e tutele, è giunta l’ora di invertire la rotta.
In un Paese attraversato da profonde disuguaglianze territoriali, dove nascere a
Palermo o a Bolo- gna determina ancora oggi l’accesso diseguale ai diritti
fondamentali, parlare di educazione signi- fica parlare di giustizia sociale. La
scuola non può più essere l’anello debole di un sistema che riproduce le
disuguaglianze invece di combatterle ma deve tornare a essere il luogo in cui si
garan- tisce a tutte e tutti, senza eccezioni, l’accesso equo e universale ai
saperi, alla possibilità di scegliere il proprio futuro, all’autonomia di
pensiero.
Va garantita un’istruzione pubblica e democratica, pensata per emancipare e non
per addestrare, capace di fornire ai giovani strumenti reali di lettura del
mondo e resistenza all’autoritarismo in tutte le sue forme. Solo un’educazione
che sin dai primi anni allena alla complessità, che coltiva lo spirito di
ricerca e la capacità di interrogarsi, può generare cittadinanza consapevole,
premessa ad una società giusta. Insieme alla scuola, servirà allora un sistema
educativo territoriale che sia denso e plurale, in grado di garantire ad ogni
ragazzo esperienze educative d’eccellenza, accessibili, laiche, capaci un domani
di offrire reali opportunità individuali al servizio del benessere collettivo.
Durante il convegno, insegnanti, dirigenti scolastici e educatori, insieme ad
esperti del mondo ac- cademico, pedagogico e istituzionale, discuteranno
problemi, strategie e priorità per rafforzare la funzione inclusiva della scuola
e delle educative, per renderle di nuovo soggetti imprescindibili del futuro.
Un’occasione per riflettere sull’avvenire dell’educazione come strumento di
coesione e cam- biamento sociale, sul ruolo centrale della scuola come comunità
capace di affrontare e prevenire le grandi emergenze sociali contemporanee.
Il convegno ambisce a creare un’occasione di confronto nazionale sul tema della
città e della scuola a venire, un futuro che si organizza a partire dal
presente. Per farlo, occorre costruire e rafforzare una rete di attori ed
esperienze che diano forza ad un’educazione attiva, nuova, intraprendente.
Palermo, città simbolo delle potenzialità e delle contraddizioni del Sud,
diventa così luogo emble- matico da cui far partire una riflessione collettiva
per sperimentare una nuova proposta di scuola e di città. Dalle periferie un
modello concreto di futuro.
I TEMI E GLI ATTORI
L’incontro di respiro nazionale avrà caratteristiche non tradizionali:
attraverso sessioni plenarie, tavole rotonde e laboratori tematici, il convegno
offrirà strumenti concreti e spunti pedagogici per rafforzare il ruolo
dell’insegnante e dell’educatore come attore chiave nella costruzione di una
scuola che accoglie, orienta, prepara e protegge. L’iniziativa vedrà il
coinvolgimento attivo di scuole, enti del terzo settore e rappresentanti della
pubblica amministrazione, con l’obiettivo di promuovere un dialogo costruttivo
tra tutte le realtà impegnate sul territorio, che rappresentano interlocutori
imprescindibili per la costruzione di un vero tessuto educante. In questo senso
non si mancherà di dare importanza ai servizi educativi, dai nidi alle scuole
dell’infanzia.
GLI INCONTRI
Le giornate si articolano in incontri in forme diverse: conversazioni e
laboratori tematici. La scelta di articolare il convegno in momenti diversi
nasce dall’esigenza di offrire uno spazio plurale, capace di rispondere alla
complessità del tema scuola. Ogni formato permette di avvicinare il tema da
prospettive differenti: dal confronto teorico alle esperienze sul campo, dalla
riflessione politica all’esercizio pratico. Questa diversificazione garantisce a
tutti i partecipanti – insegnanti, educatori, dirigenti, operatori sociali,
amministratori – occasioni mirate di approfondimento e condivisione, favorendo
così un dialogo ricco, trasversale e orientato all’azione.
CONVERSAZIONI
Sono spazi di confronto tra soggetti diversi: docenti, dirigenti, operatori
sociali, amministratori pubblici, ricercatori. L’obiettivo è favorire il dialogo
tra punti di vista eterogenei e mettere in rete le esperienze già attive sul
territorio. Ogni tavola rotonda si concentra su una tema- tica specifica e mira
a far emergere criticità, buone pratiche e proposte operative condivise.
LABORATORI TEMATICI
Sono momenti di partecipazione attiva e sperimentazione. A partire da casi
concreti, strumenti didattici o approcci educativi poco battuti, i partecipanti
avranno la possibilità di approfondire metodologie e tecniche applicabili al
proprio contesto. Ogni laboratorio avrà un taglio operativo, pensato per fornire
competenze cognitive e realizzative.
Il convegno è promosso da Regione Siciliana, Comune di Palermo e curato e
organizzato da FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli ETS
Martedì 25 novembre dalle 9.00 alle 17.30 a Padova si terrà un convegno
laboratoriale di formazione sul tema dell'Intelligenza artificiale a scuola e di
come viene imposta dalle linee ministeriali. Il convegno è organizzato da CESP
(Centro Studi per la Scuola Pubblica) in collaborazione con CIRCE, Continuity, e
il sindacato di base CUB.
Contiamo di essere numerosi: c’è bisogno di prendere in mano quello che –
calatoci dall’alto senza alcun dialogo, confronto, condivisione, né trasparenza
– è già parte del nostro presente e del nostro orizzonte futuro.
Ci hanno mostrato la BELLA – le “magnifiche sorti e progressive” -, cercheremo
di svelare anche la BESTIA.
Armati di sano “luddismo riparatore”, ci addentreremo nei gangli della
cybermacchina, provando a scoprirne le innumerevoli sfaccettature.
Buon corso aggiornamento!
Più informazioni qui e qui
Martedì 25 novembre dalle 9.00 alle 17.30 a Padova si terrà un convegno
laboratoriale di formazione sul tema dell'Intelligenza artificiale a scuola e di
come viene imposta dalle linee ministeriali. Il convegno è organizzato da CESP
(Centro Studi per la Scuola Pubblica) in collaborazione con CIRCE, Continuity, e
il sindacato di base CUB.
INDICE
* Informazioni pratiche
* Programma
* Quando
* Dove
* Iscrizione
* Attestato
Ad aprile 2025 si è tenuto il primo convegno del Centro studi per la Scuola
Pubblica sull’“Intelligenza” artificiale: un momento di formazione, riflessione,
di grande spessore, a cui hanno partecipato un centinaio di docenti. Ci avete
chiesto di farne uno che avesse un focus laboratoriale e noi abbiamo raccolto la
sfida e rilanciamo, anche alla luce delle nuove linee guida ministeriali in
materia: una mattinata di critica, analisi e riflessioni ed un pomeriggio di
laboratori dove “sporcarsi le mani” e cogliere i frutti del mattino.
Contiamo di essere numerosi: c’è bisogno di prendere in mano quello che –
calatoci dall’alto senza alcun dialogo, confronto, condivisione, né trasparenza
– è già parte del nostro presente e del nostro orizzonte futuro.
Ci hanno mostrato la BELLA – le “magnifiche sorti e progressive” -, cercheremo
di svelare anche la BESTIA.
Armati di sano “luddismo riparatore”, ci addentreremo nei gangli della
cybermacchina, provando a scoprirne le innumerevoli sfaccettature.
Buon corso aggiornamento!
INFORMAZIONI PRATICHE
Corso di aggiornamento per tutto il personale scolastico: Intelligenza
artificiale e scuola: uno sguardo critico alla luce delle linee guida
ministeriali
PROGRAMMA
Per il programma completo con il dettaglio dei laboratori visitare il sito CESP
Padova.
QUANDO
MARTEDÌ 25 NOVEMBRE 2025, ORE 9.00-17.30
DOVE
c/o Aula Magna dell'”I.I.S. Giovanni Valle”, via T.Minio 13, Padova
Fermata tram Arcella
_È possibile anche partecipare online ma preferibilmente solo la mattina. Qui il
link per partecipare da remoto.
ISCRIZIONE
Iscrizione obbligatoria entro il 21 novembre all’indirizzo
https://cesp-ia-ii.vado.li/ oppure a https://surli.cc/vkdzym.
ATTESTATO
* A chi avrà frequentato almeno il 75% del corso (mattina o mattina più
pomeriggio) verrà rilasciato l’attestato di frequenza (della mattina o
dell’intera giornata).
* A chi frequenterà online (possibile solo la mattina) sarà rilasciato
l’attestato solo se proviene da fuori regione – vale la scuola di servizio
(con il 75% della frequenza).
Il modulo per fare richiesta a scuola per partecipare al convegno formazione lo
trovate a questo link
Per chi si dimenticasse di compilare il modulo di partecipazione entro il 21
novembre, scrivere una mail a giornatastudioformazione@cesp-cobas-veneto.eu
indicando il laboratorio scelto e se si desidera fermarsi a pranzo a scuola
(offerto dal CESP)
Maggiori informazioni qui:
https://cesp-cobas-veneto.eu/2025/11/10/corso-di-aggiornamento-per-tutto-il-personale-scolastico-intelligenza-artificiale-e-scuola-uno-sguardo-critico-alla-luce-delle-linee-guida-ministeriali/
Al rientro a scuola, studenti, famiglie e docenti hanno trovato l’ennesima
sorpresa: un dettagliato libriccino contenente le linee guida per una rapida
adozione – naturalmente consapevole, responsabile e senza ulteriori oneri a
carico del bilancio – dell’intelligenza artificiale in tutti gli ordini e gradi
di istruzione.
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A una prima analisi, le linee guida sembrano proseguire nella spinta verso
l'adozione di tecnologie digitali non facilmente controllabili dagli attori
della scuola, con un forte rischio che si riproponga lo scenario già visto con i
progetti PNRR Scuola 4.0: una corsa a spendere fondi per introdurre hardware e
software, senza possibilità di scelta consapevole da parte delle scuole,
terminata in un sostanziale trasferimento di fondi pubblici al privato.
L'enfasi sull'innovazione tecnologica e sulla transizione digitale delle scuole
raramente tiene conto delle esigenze didattiche della comunità scolastica, per
puntare l'obiettivo su un mero accumulo di tecnologie che si rivelano
ingestibili dalle scuole, vuoi per incapacità, vuoi perché le tecnologie
adottate sono spesso opache, o anche perché delegate completamente a imprese
private.
DIDATTICA: LA GRANDE ASSENTE
Basterebbe il mero dato statistico a rendersi conto di quanto siano vaghe le
Linee Guida su questo tema centrale per la scuola. Su 33 pagine solo due sono
riservate alla didattica in senso stretto, nel paragrafo dedicato alle aree di
applicazione per tipologia di destinatari (4.2).
La maggior parte del testo si sofferma sugli aspetti tecnico-normativi,
richiamando norme europee (AI act) e cosiddette buone pratiche consolidate. Se
non bastasse il dato statistico, la lettura del paragrafo mostra la genericità e
la confusione delle indicazioni . Riportiamo di seguito uno degli esempi di
possibili applicazioni pratiche dell'IA per docenti, perché esemplificativo
della poca conoscenza di strumenti che, in alcuni casi, sono in uso da tempo
nelle attività didattiche, senza avere nulla a che vedere con l'IA.
Strumenti interattivi e innovativi: l’IA permette l’elaborazione di risorse
didattiche (come simulazioni, giochi, mappe concettuali, riassunti per
l’apprendimento e quiz interattivi) che aumentano la motivazione e il
coinvolgimento degli studenti;
La domanda sorge spontanea: che senso ha far generare una mappa concettuale
all’IA, quando l'obbiettivo didattico di questa metodologia è proprio fare in
modo che lo studente possa "mappare" la propria conoscenza di un argomento e
collegarne i vari elementi?
AI COME AUTOMAZIONE
Le indicazioni divengono invece più definite laddove sono individuati i campi di
automazione dei processi lavorativi tipici dell'amministrazione e del
monitoraggio da parte del Dirigente Scolastico. In particolare risulta evidente
il riferimento all'automazione nei paragrafi Ottimizzazione nella
riorganizzazione dell’orario o Monitoraggio documenti programmatici, nei quali
si menziona l'evidenziazione di eventuali scostamenti di bilancio come risultato
dell’uso dell’IA.
D’altra parte l’Intelligenza Artificiale è un insieme di tecniche di cui le IA
generative sono solo un sotto insieme. Nelle Linee Guida si parla genericamente
di IA, senza distinguere un algoritmo per l’ottimizzazione dell’orario
scolastico, caso classico di automazione, da un Large Language Model, Chat GPT
per intendersi, lasciando alla scuola il compito di districarsi tra le molte e
confuse offerte private.
CONTRADDIZIONI E OSSIMORI
Oltre all’imbarazzante assenza dei temi della didattica, il secondo aspetto che
salta all’occhio sono le numerose contraddizioni interne ai messaggi del
Ministero.
Anzitutto le Linee Guida si pongono come obiettivi la sostenibilità e la tutela
dei diritti degli allievi, raccomandando alla dirigenza e al corpo docente di
rendere effettivamente esercitabile il diritto a non fornire i dati degli
allievi come pre-requisito per l’utilizzo dell’IA. Peccato che le IA generative,
che vengono proposte al suo interno, ossia i servizi SaaS (Software as a
service) come ChatGPT, siano incompatibili con entrambi questi principi: il
primo a causa dei pantagruelici consumi di elettricità e acqua dei datacenter
indispensabili per la fornitura del servizio, il secondo perché il modello SaaS
si basa per l’appunto sulla fornitura di questi dati, ossia il servizio erogato
è gratuito proprio perché i dati dell’utilizzatore sono parte del modello di
business delle imprese che producono questi software. Quando invece il servizio
è a pagamento, i dati sono usati per migliorare l’addestramento dell’IA.
L’ENNESIMA RIFORMA DALL’ALTO
A giudicare dalla letteratura scientifica citata dal ministero, in cui la parte
da leone la fanno le riflessioni sulla produttività più che quelle sul senso e
sulla missione della scuola, sembra evidente che queste prime Linee Guida siano
state redatte senza tenere nella dovuta considerazione le dinamiche sociali che
questa nuova tecnologia sta promuovendo. Questo spiega come sia possibile che lo
stesso ministero abbia, nella stessa giornata, varato un divieto draconiano
contro gli smartphone (i cui effetti tossici sono ormai riconosciuti da
letteratura bi-partisan) e promosso le Linee Guida per l’IA (i cui effetti
tossici stanno cominciando a manifestarsi lentamente solo ora).
VALORIZZARE LE COMUNITÀ
Nel frattempo in molte zone della penisola vengono adottati sistemi per la
didattica che valorizzano la creazione di conoscenza locale e condivisa, oltre
che utilizzare il denaro per pagare lavoro invece che licenze d’uso a grandi
aziende USA.
Ci sono esempi virtuosi di scuole che acquistano software (anche l’Intelligenza
Artificiale è software) rilasciati con licenze libere e/o aperte (F/LOSS)
modificabili secondo le esigenze delle comunità scolastiche. In questo modo le
scuole possono mettersi in rete per condividere risorse computazionali,
risparmiando, oltre che per confrontarsi e condividere esigenze e soluzioni.
Esistono già in Italia imprese che forniscono servizi con queste modalità,
l’esempio delle scuole della Provincia Autonoma di Bolzano è solo uno e il più
longevo. Il modello è quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili che, secondo
gli ultimi dati del GSE, stanno crescendo vertiginosamente. Si può fare!
Maurizio Mazzoneschi e Stefano Barale per C.I.R.C.E
L'articolo è uscito nel quotidiano Domani il 14 settembre 2025
Venerdì 10 ottobre a Bologna C.I.R.C.E. condurrà un laboratorio sul digitale
nell'ambito del convegno nazionale CESP sulla scuola che si concentrerà sulle
nuove linee guida per produrre saperi e conflitto.
Nel laboratorio sul digitale che conduciamo a Bologna il 10 ottobre 2025 dalle
14.40 alle 16.30, indirizzato ai docenti, utilizzeremo il metodo della Pedagogia
Hacker per focalizzarci sulla questione dell'analisi dìinterfaccia e della
gamificazione: osservare il modo in cui sono progettati e come si presentano i
principali dispositivi digitali adottati dalle scuole e smantellare l'idea che
le tecnologie siano neutre. Verso quali comportamenti veniamo "gentilmente
spinti"? Cosa resta della libertà d'insegnamento?
Il laboratorio si svolge all'interno del Convegno Nazionale di Formazione CESP
Maggiori informazioni sul sito di C.I.R.C.E.
Venerdì 10 ottobre a Bologna conduciamo un laboratorio sul digitale nell'ambito
del convegno nazionale CESP sulla scuola che si concentrerà sulle nuove linee
guida per produrre saperi e conflitto.
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INDICE
* PROGRAMMA:
* Mattino
* Pomeriggio
* Per partecipare
Nel laboratorio sul digitale che conduciamo a Bologna il 10 ottobre 2025 dalle
14.40 alle 16.30, indirizzato ai docenti, utilizzeremo il metodo della Pedagogia
Hacker per focalizzarci sulla questione dell'analisi dìinterfaccia e della
gamificazione: osservare il modo in cui sono progettati e come si presentano i
principali dispositivi digitali adottati dalle scuole e smantellare l'idea che
le tecnologie siano neutre. Verso quali comportamenti veniamo "gentilmente
spinti"? Cosa resta della libertà d'insegnamento?
Il laboratorio si svolge all'interno del Convegno Nazionale di Formazione CESP
PROGRAMMA:
MATTINO
h. 8.30: Iscrizioni e registrazioni
* I** curricoli della destra: Educazione civica, Indicazioni e Linee guida
* Gli ultimi 25 anni: dall’Autonomia scolastica alla celebrazione
dell’Occidente e della Nazione.**
* h. 10,00 Dibattito in plenaria
h. 10,30 pausa
* Comunicazioni tematiche, tra tendenze ministeriali e proposte per affrontarle
(15 minuti l’una): Genere, Decolonizzazione, Valutazione, Inclusione.
Relazioni e comunicazioni sono preparate da gruppi di lavoro di insegnanti
del Cesp
h. 13.00 pausa pranzo
POMERIGGIO
h 14,30: Laboratori operativi paralleli sulle tematiche delle comunicazioni
affrontate in breve al mattino:
1) Genere, 2) Decolonizzazione, 3) Valutazione, 4) Inclusione, 5)
Competenze/Saperi, 6) Digitalizzazione 7) Ambiente
h16,30 – 17,30 restituzioni e confronto in plenaria
PER PARTECIPARE
::: info
Per partecipare è necessario compilare il form:
:::
Il personale ispettivo, dirigente, docente e ATA ha diritto all’ESONERO DAL
SERVIZIO con diritto alla sostituzione in base all’art.36 del CCNL2019/2021. Il
CESP è Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola
(D. M. 25/07/06 prot.869, Circolare. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06, Direttiva
170/2016-MIUR)
::: info
Fai richiesta alla segreteria del tuo istituto del permesso per formazione
(scarica, stampa e compila il modulo CESP)
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