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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU GRACIE ABRAMS
* Nome completo: Gracie Madigan Abrams
* Data di nascita: 7 settembre 1999
* Luogo di nascita: Los Angeles, California, Stati Uniti
* Segno zodiacale: Vergine
* Altezza: 165 cm circa
* Partner: Sembra essere single; in passato è stata legata a Omer Fedi
* Genitori: J.J. Abrams (regista, produttore) e Katie McGrath
* Figli: Nessuno
* Fratelli/Sorelle: Auggie Abrams e Henry Abrams
* Instagram: @gracieabrams
ORIGINI E FAMIGLIA DI GRACIE ABRAMS
Parlare delle origini di Gracie Abrams è un po’ come sfogliare il diario segreto
di una tipa che, fin da bambina, ha vissuto in mezzo alla creatività come chi
cresce tra i fiori: all’inizio magari non te ne rendi conto, poi ti accorgi di
avere mille colori dentro. Gracie è nata a Los Angeles il 7 settembre 1999, e
già questo è tutto un programma. Ma la vera particolarità viene fuori quando
scopri che suo papà è J.J. Abrams, cioè il regista-sceneggiatore-producer che ha
rimesso in moto l’universo di Star Wars e fatto impazzire mezzo mondo con Lost.
Mamma sua, Katie McGrath, invece nasce nel mondo della strategia e della
comunicazione: una donna super smart, potente e attenta alle sfumature delle
persone.
Crescere in casa Abrams, però, non significava jet privati e scenari da red
carpet stile Gossip Girl — almeno, non sempre. Era più la situazione da cene
piene di chiacchiere, idee (anche strambe), amici variopinti seduti intorno al
tavolo, e soprattutto tanta libertà di esprimersi. Un ambiente in cui potevi
parlare tranquillamente delle tue passioni, senza paura di sembrare “fuori
posto”. Avere due genitori così—uno che ti insegna ad amare le storie, l’altra
che ti stimola a credere anche nei dettagli più minuscoli—insomma, è una
fortuna.
Ma Gracie non era da sola: ha due fratelli, Henry e August, con cui ha condiviso
la classica combo di giochi, piccoli litigi, complicità. Immaginatela bambina
che si infila di nascosto nello studio del padre, curiosando fra le colonne
sonore dei film o ascoltando per la millesima volta i cd della madre. Senti già
il profumo di quelle stanze piene di libri, dischi, immagini, vero?
Certo, è facile immaginare che fosse tutto perfetto. In realtà, la famiglia
Abrams è stata soprattutto il suo punto di partenza. Nessuno le ha mai “spianato
la strada”—semmai, le hanno costruito un trampolino per buttarsi, il prima
possibile, nelle proprie passioni. Gracie lo ha detto chiaro: “I miei genitori
mi hanno aiutata a capire che c’è sempre qualcosa da imparare nelle storie degli
altri”.
Te la immagini alle prime arpeggiate con la chitarra, magari circondata dai
fratelli che fanno casino in corridoio, oppure lì, sul divano, a guardare un
film del padre e improvvisare melodie nella testa. Alla fine, la cosa più
preziosa che ha ereditato non è stata il cognome famoso o il contatto VIP, ma
quella spinta a cercare la propria voce. E se ci pensi, è questa la vera marcia
in più: partire da un ambiente che stimola la curiosità, ma poi avere il
coraggio di sceglierti da sola, giorno dopo giorno, la strada da seguire.
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DALLA CAMERA DA LETTO AI PALCHI INTERNAZIONALI
Gracie Abrams ha iniziato come tante ragazze della sua generazione: con una
chitarra acustica un po’ vissuta, un microfono comprato online e una camera
tutta sua. C’è un fascino in quelle stanze piene di libri, di coperte
stropicciate e di sogni appuntati sul muro con lo scotch. È lì che nascono le
prime demo rubate al silenzio della notte, tra un messaggio vocale sul telefono
e mille bozze di testi scritti su quaderni che non vedranno mai la luce. Gracie
racconta spesso di sentirsi nascosta, protetta nella sua bolla, ma allo stesso
tempo spinta da un’urgenza quasi dolorosa: dover tradurre emozioni in musica
come se fosse l’unico modo di respirare davvero.
Per lei pubblicare qualcosa su SoundCloud o YouTube è stato più un atto di
coraggio che di ambizione. All’inizio, c’era solo la curiosità di vedere se
qualcuno, dall’altra parte del mondo, capisse quel senso di vulnerabilità che la
musica portava con sé. Non c’è niente di più impacciato delle prime interazioni
con i fan: Gracie rispondeva timida ai messaggi, era incredula davanti ai primi
commenti anonimi che dicevano cose del tipo “Questa canzone mi ha salvato la
serata”. È vero che internet è spesso un posto spietato, ma la sua esperienza –
almeno all’inizio – è stata come trovarsi in una stanza piena di sconosciuti
gentili, tutti con la stessa voglia di condividere.
Il percorso non è stato lineare, né scontato. Può sembrare una favola già
scritta quella di una ragazza cresciuta tra le sceneggiature e le colonne
sonore, e invece no: Gracie ci ha messo un bel po’, tra demo tenute segrete e
notti insonni passate a “sistemare quell’accordo che proprio non funziona”. Il
vero salto avviene quasi all’improvviso, quando la voce inizia a circolare.
Arrivano i contatti giusti, certo, ma ciò che fa davvero la differenza è che il
suo sound resta “crudo”, mai costruito a tavolino. E questa autenticità, oggi
che il “finto naturale” è ovunque – nei filtri Instagram come nei TikTok virali
– sembra una piccola rivoluzione.
Ecco come Gracie arriva, giovane e quasi incredula, al contratto con Interscope
Records. Lo racconta spesso come una soglia pazzesca: “Non ero pronta, però non
mi sono mai sentita più viva”. Lasciare la camera da letto per passare a
registrare in uno studio vero e proprio è un cambio di prospettiva totale: puoi
continuare a stare in pigiama – almeno con la testa – ma intorno tutto esplode.
La pressione, le aspettative, la consapevolezza (forse un po’ accecante) di
avere spazio e strumenti per farsi sentire davvero. Eppure, anche con in mano la
sua “big chance”, continua ad essere la ragazza dei vocali impacciati.
E quei primi EP, tipo “minor” e “This Is What It Feels Like”, portano con sé la
saggezza di chi non ha paura di mettere in musica le proprie fragilità.
Nonostante tutto l’hype, le recensioni entusiaste delle grandi riviste musicali
e i primi sold out, lei oscilla tra la voglia di nascondersi e quella di
raccontarsi ancora più a fondo. Un po’ come quelle volte in cui pubblichi una
storia su Instagram alle tre di notte e un secondo dopo vorresti cancellarla.
Solo che nel suo caso, la storia rimane, e milioni di persone iniziano a
leggerla insieme a te.
Ogni volta che sale su un palco, che sia in un piccolo locale di Los Angeles o
davanti a una folla in Europa, Gracie porta con sé le insicurezze, l’entusiasmo
impacciato, e una gratitudine che si sente anche tra una nota e l’altra. Perché
in fondo – ed è qui che scatta quella magia rara – c’è ancora qualcosa di
profondamente “bedroom”, anche nei suoi live più esplosivi. Come se ascoltandola
ci si ritrovasse, di colpo, schiacciati sul proprio cuscino con le cuffie
strette in testa, a pensare che sì, da quella stanza ci si può anche volare via.
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UN UNIVERSO SONORO FATTO DI CONFESSIONI SUSSURRATE
Il modo in cui Gracie Abrams trasforma i pensieri in canzoni è quasi ipnotico:
la sua voce entra nelle cuffie come una confidenza fatta sotto le coperte, con
quella delicatezza disarmante che ti fa pensare “ehi, questa potrei essere io”.
Non urla mai, Gracie. Piuttosto, accarezza le melodie, sussurra le incertezze,
lascia che ogni parola suoni autentica, anche quando trema un po’. C’è qualcosa
nelle sue atmosfere – quei pianoforti appena accennati, le chitarre quasi
timide, le produzioni minimaliste – che ti fa sentire in una stanza silenziosa,
illuminata solo dalla luce blu del cellulare alle due di notte.
E i testi? Un vero diario che scivola tra nostalgia e autocritica, senza paura
di chiamare le cose col loro nome: finiture sfilacciate, amori pieni di
contraddizioni, giorni “ni”, serate storte. Non c’è mai quella patina distante,
quell’armatura che invece – ammettiamolo –, a volte piace tanto al pop patinato.
TRA MITI E NUOVI IDOLI: DA JONI MITCHELL A TAYLOR SWIFT
Le influenze di Gracie sono un cocktail perfetto per chi ama le “safe spaces
musicali” ma non disdegna una scrittura piena di dettagli:
* Joni Mitchell, poetica e intensa, per quella capacità di parlare al cuore
delle esperienze quotidiane senza renderle banali.
* Lorde, tutta vibrazioni notturne e elettronica lieve, portata là dove
malinconia non è una parola tabù.
* Taylor Swift, indiscussa regina dei racconti autobiografici, che insegna a
trasformare anche la rottura più dolorosa in una hit da urlo sottovoce.
* Phoebe Bridgers? Sì, perché no! La sua ironia fragile e i suoi mondi sospesi
fanno capolino anche tra le produzioni più indie di Gracie.
E poi Gracie ci mette del suo: una vulnerabilità non forzata, mai troppo
“costruita”. È come se avesse preso le lezioni di songwriting dalle sue icone e
le avesse fatte esplodere in piccole confessioni da TikTok, confezionate in
melodie dove ogni pausa pesa quanto una parola.
PERCHÉ LA GEN Z (E I MILLENNIAL) CI SI RIVEDONO COSÌ TANTO?
Scommetto che almeno una volta, ascoltando Gracie, hai pensato “Ecco, è proprio
così che mi sento io”. Il trucco è che, pur partendo dalle sue storie super
personali, riesce a raccontare sentimenti generazionali: la paura di perdersi,
la nostalgia per cose vissute dieci minuti prima, quell’insoddisfazione sempre
lieve ma costante.
Ci sono poi quei dettagli che fanno la differenza:
* La sincerità cruda nei testi, senza maschere né filtri.
* L’estetica lo-fi e homemade, perfetta per chi ama le atmosfere cosy delle
camere da letto (letteralmente!).
* Il modo in cui racconta la fragilità senza sensazionalismi, ma con uno stile
che sembra un messaggio vocale spedito a un’amica su WhatsApp dopo una
giornata storta.
* Piccole chicche per chi passa le notti su Spotify a cercare “vibes da
pioggia/soft sadness” – e trova Gracie in cima alle playlist “sad girl
starter pack”.
Intanto le sue canzoni girano sulle storie di Instagram, diventano soundtrack di
grief moment, feste silenziose tra amiche o semplici pomeriggi a letto. È la
colonna sonora dei pensieri non detti, quella che ci fa compagnia quando il
mondo fuori fa troppo rumore. Semplicemente, Gracie Abrams è quella voce che ti
permette di sentirti capita, senza aggiungere filtri (nemmeno quelli di
Instagram).
VITA PRIVATA TRA RELAZIONI, AMICIZIE E VULNERABILITÀ
Parlare della vita privata di Gracie Abrams è un po’ come aprire una scatola
color pastello che profuma di segreti e risate notturne tra amiche. Ok, lo
ammetto: nonostante sia ormai una voce amatissima della Gen Z, Gracie è tutto
tranne che una “chiacchierona” sulle sue storie sentimentali. Anzi, la sua è
quella timida riservatezza che rende ogni piccolo dettaglio ancora più
interessante.
C’è stato – e lo sanno praticamente tutte le sue fan – il legame con Omer Fedi,
il produttore dai capelli rossi che ultimamente sembra coinvolto in metà delle
hit di TikTok. Se ne è parlato molto online, ma Gracie, con la sua delicatezza,
non ha mai fatto telenovela dei sentimenti (altro che reality trash da domenica
pomeriggio). Di quella relazione si è saputo giusto l’essenziale: momenti
teneri, qualche foto rarefatta, un’energia creativa che ha contagiato entrambi –
fine. Nessun drama post-rottura, niente frecciatine sui social: solo una
maturità che forse, noi comuni mortali, vediamo ancora nei film indie.
Gracie custodisce il suo privato come un diario con la chiave. Condivide solo
quello che si sente di svelare, e mai in modo forzato. È sinceramente selettiva:
mostra la sua camera sparsa di polaroid “unsent” o quei pomeriggi pigri col suo
cane. Ma la notte di lacrime, la chiamata disperata a un’amica, o la fragilità
dopo una delusione, quelle restano spesso tra le mura. Forse anche per questo
riesce a raccontare la vulnerabilità nelle canzoni, senza mai sembrare patetica
o costruita, no? Ti capita mai di ascoltare una sua ballad intimista,
chiedendoti dove finisca la storia vera e dove inizi la suggestione poetica?
Le amicizie per Gracie sono fondamentali: un gruppo ristretto di persone, spesso
altre musiciste o creativi, che la sostengono da sempre. In particolare, le sue
“bestie” (come le chiama nei pochi post dedicati) diventano il suo network di
supporto. Niente squadre oceaniche alla Taylor, più cerchi di fiducia piccoli,
ma solidissimi. Fanno pigiama party, playlist collaborative e gite notturne in
macchina con la musica altissima. Quelle cose che guardi e ti dici: eh, sì, la
fama ti può travolgere, però le amiche vere fanno da paracadute.
E poi, va detto, Gracie riesce a essere intima coi suoi follower pur senza mai
diventare invadente. Su Instagram? Ogni tanto, tra uno scatto in peluche e un
selfie sfocato, spunta qualche micro-confessione o un video impacciato in cui
sbaglia le parole e poi scoppia a ridere. Quella risata lì è autentica, come
quando chiacchieri ore con un’amica al telefono e a un certo punto capisci che
vi state solo raccontando la vostra vulnerabilità, e va benissimo così.
Ecco qualche piccolo segreto del modo “Abrams” di vivere i sentimenti e le
relazioni:
* Mai esibizionismo: le emozioni tenere non si gridano al mondo, semmai si
sussurrano nei versi.
* Fidarsi pochi, fidarsi bene: amicizie piccole ma d’acciaio (team “pochi ma
buoni” for the win).
* Sui social, solo quello che la fa sentire a casa; il resto è solo suo, e va
bene così.
* La vulnerabilità non è una debolezza, ma la materia prima con cui trasforma
la vita in arte (e ci insegna a fare lo stesso).
In fondo, la riservatezza di Gracie non è una barriera, ma una scelta. Un modo
per proteggersi e, allo stesso tempo, spalancare finestre sulla propria umanità.
Ed è anche questo che ci fa sentire meno sole quando la ascoltiamo nel cuore
della notte, mentre fuori, magari, piove davvero.
UN SISTEMA VALORIALE CHE FA RUMORE, MA DI QUELLI BELLI
Quando pensi a Gracie Abrams, magari ti immagini subito la ragazza malinconica
che sussurra desideri segreti fra un verso e l’altro, ma sotto quella voce
sussurrata c’è una tempesta di valori forti. Gracie non ha paura di mostrare il
cuore — e nemmeno le cicatrici. Nel suo modo naturale di comunicare (ti viene
quasi da pensare sia la tua amica del liceo su WhatsApp), non fa la predicatrice
e non si atteggia a guru: semplicemente, è sé stessa. Sempre, in ogni post; con
una trasparenza che spacca.
Il primo valore che ti salta addosso ascoltando Gracie o leggendo una sua
intervista è l’attenzione alla salute mentale. Non si limita a hashtag di
circostanza, anzi! Quando racconta delle sue giornate-no, di quell’ansia che
arriva nei “momenti silenziosi”, non sta pigiando su un tasto trend, ma su una
verità sua – e di tanti. Gracie è di quelle che, se le chiedi come sta su
Instagram, non ti risponde con emoji a caso ma, tipo, ti spiega che a volte si
sente “a pezzi”, che va bene non essere okay e che chiedere aiuto è un atto di
coraggio. Ha sostenuto campagne come “Seize the Awkward” e spesso nelle sue
story consiglia podcast e risorse utili per chi vive momenti bui, alternando
parole leggere a sprazzi di profondità che colpiscono dritto.
EMPATIA A SECCHIATE, FEMMINISMO SENZA BANDIERE FASTIDIOSAMENTE STRILLATE
Gracie, insomma, non si limita a parlare di sé: fa domande, risponde ai DM, si
preoccupa davvero. Appena succede qualcosa di importante – pensa a discussioni
accese sui social su temi come la body positiviy o il consenso – lei non sta
zitta. Sui suoi canali trovi post dove invita i fan a riflettere sul linguaggio
che usiamo ogni giorno, o lancia mini-racconti per chiedere “Com’è stato il tuo
oggi?”. L’empatia per lei non è una parola da bio, è una missione. Ti starai
forse chiedendo: ma cos’ha di diverso dagli altri artisti? Beh, Gracie non si
erge su un piedistallo: si butta in mezzo, proprio come una di noi, anche quando
c’è da parlare di femminismo.
Non la vedrai fare discorsi urlati o brandire manifesti (anche se potrebbe se le
va), ma la sua voce arriva forte in altro modo:
* condivide regolarmente storie di donne che la ispirano – musiciste,
scrittrici, attiviste;
* sostiene progetti contro la violenza domestica, tipo la collaborazione con
“RAINN”;
* si schiera senza giri di parole quando su TikTok imperversano trend tossici
da cui prendere le distanze.
La sua idea di femminismo è quella fresca, accessibile: ragazze che si aiutano,
che si ascoltano, che crescono insieme (e se ogni tanto crollano, si rialzano e
si abbracciano pure su Zoom).
GENTILEZZA, INCLUSIONE, PICCOLI GESTI RIVOLUZIONARI
Oltre a questi temi “grandi”, Gracie è portavoce di qualcosa che sembra
minuscolo e invece è una specie di superpotere: la gentilezza. Sì, proprio lei,
la parola più sottovalutata dell’ultimo decennio, come la t-shirt vintage che
ritrovi in fondo all’armadio e non vuoi più lasciare. La gentilezza per Gracie
non è solo non essere stronza; è un approccio attivo e tenace alla vita. Durante
i suoi tour:
* si prende il tempo di ringraziare singolarmente i fan – con frasi vere, non
copia-incolla;
* valorizza l’importanza di prendersi cura degli altri anche nei team di
lavoro, tanto che il suo staff la adora;
* parla sempre dei suoi collaboratori come di una famiglia allargata.
E poi c’è l’inclusione: Gracie ribadisce spesso che ognuno deve poter trovare
uno spazio sicuro nel suo pubblico. Dai suoi fan LGBTQ+ ai fan neurodivergenti,
ci tiene a ribadire quanto sia fondamentale sentirsi parte e mai esclusi – anche
solo per un commento, una parola fuori tono, una micro-esclusione che spesso
passa inosservata. Ricordo quando ha fatto quella live su IG dopo un episodio
spiacevole vissuto da una fan queer: Gracie non ha girato intorno alla
questione, ha parlato diretto, ha chiesto scusa a nome della community e ha
invitato chiunque a “stare all’erta” e a farsi scudo a vicenda.
Se vuoi un esempio concreto di messaggi che lancia:
* su Threads ha scritto “Non accettate di essere amate a metà solo perché non
siete perfette, nessuno lo è”;
* ogni tanto risponde a chi la attacca con humour, ma senza mai cedere alla
cattiveria. Una volta, a chi le lasciava commenti odiosi, ha replicato con un
semplice “Ti auguro una buona giornata, spero che l’amore arrivi anche a te”.
Frecciatina gentile, ma devastante.
In sintesi? Il sistema valoriale di Gracie Abrams è come una playlist di canzoni
in cui ogni brano ha un messaggio chiaro e diverso, ma un filo rosso: ci si può
sostenere, si può essere soft e forti insieme, e soprattutto ci si può amare
anche nei giorni in cui si sente solo il rumore delle proprie insicurezze. Ecco
perché alle sue fan fa bene seguirla: perché è coraggiosa senza essere
invincibile, e quella è la rivoluzione più pop di tutte.
L’ONDA LUNGA DEL SUCCESSO: GRACIE OGGI E LE SUE CONQUISTE
Alzi la mano chi non ha ascoltato almeno una volta “I miss you, I’m sorry” tipo
mentre guardava le nuvole fuori dalla finestra su un regionale lento verso casa.
Gracie Abrams è esattamente qui, nel presente: al centro di una corsa che sembra
non voler finire mai. La sua voce è ormai ovunque, eppure la sensazione è quella
di essere davanti a un’amica che ti scrive su WhatsApp alle due di notte, non a
una diva irraggiungibile. Mettere i piedi nella realtà di Gracie oggi significa
vivere dentro un sogno pop che non suona, mai e poi mai, finto.
Negli ultimi mesi Gracie ha infilato una serie di successi che – scusate la
franchezza – fanno venire il capogiro. L’album “Good Riddance”, ad esempio, ha
già raccolto uno zoccolo durissimo di fan che si fanno sentire ovunque, sia
sotto i suoi video TikTok che nel cuore dei suoi concerti, veri e propri
abbracci collettivi. E non è tutto:
* Ha suonato davanti a platee stracolme, con un tour che ha avuto tante date
sold out. Mica facile di questi tempi.
* Ha collaborato con Taylor Swift, cioè la Taylor, non una qualunque. Ed essere
scelta da un’artista così dice molto di come Gracie sia percepita anche tra
le “big”.
Basta guardare l’entusiasmo del pubblico: video virali, meme ispirati ai suoi
testi, messaggi commossi su Twitter (pardon, X). Ma la cosa che più colpisce è
la crescita, sia musicale che personale, che traspare già dal suo nuovo modo di
stare sul palco, di ridere, di raccontarsi. Sembra che ogni anno sia una piccola
evoluzione, e se ascolti in parallelo le sue prime canzoni con le ultime tipo
“Risk”, te ne accorgi al volo: c’è una profondità, una sicurezza, quasi una
consapevolezza del proprio essere vulnerabile che spacca.
NUOVA MUSICA, NUOVE STRADE: COSA CI ASPETTA DA GRACIE
A oggi quello che più elettrizza i fan è la sensazione che Gracie sia ancora “in
viaggio”. Non è una popstar cristallizzata – la sua musica cambia, a volte è più
elettronica, poi torna acustica, ogni tanto spunta fuori una ballad che sembra
scritta mentre fuori piove. Ogni disco è una nuova tappa, fatto di racconti che
incastrano nostalgia, crescita e speranza come i tasselli di un puzzle.
Le aspettative per il futuro sono altissime, e non è solo hype generato a caso:
chi la segue lo sente sulla pelle che Gracie non ha ancora detto tutto. C’è chi
si aspetta un featuring con Phoebe Bridgers (c’è anche chi sogna Olivia Rodrigo,
a dirla tutta), chi ipotizza un album completamente autoprodotto, chi si chiede
se la sua prossima tournée la porterà finalmente in Italia – e sì, è una domanda
che aleggia nei DM di tutte le sue fan page.
Tutto questo entusiasmo, però, non ha ancora intaccato la sua autenticità.
Gracie resta quella che si commuove leggendo le lettere dei fan, che ride per
una battuta scema tra un’intervista e l’altra, che si lascia andare anche al
microfono, con le sue fragilità. È incasellata tra le “next big thing”, ma non
si è mai costruita una maschera: e forse è proprio questo il segreto della
stella Gracie Abrams. Essere vera anche quando tutti si aspettano una
costruzione.
UN ESEMPIO CHE RESTA: PERCHÉ GRACIE CONTINUERÀ A ISPIRARE
Le giovani donne oggi cercano modelli che non siano solo “perfetti”, ma che
regalino quella dose di imperfezione che fa sentire meno sole. Gracie, in tutto
questo, è quasi terapeutica. Chi la segue si riconosce in:
* Un modo di raccontare i sentimenti che non ti fa sentire sbagliata
* Una narrazione di sé che valorizza i dubbi e le insicurezze, senza mai
vergognarsene
* Una capacità di essere costante e “vera” anche mentre diventi sempre più
celebre (che, diciamolo, non è per niente facile)
C’è una frase non scritta che passa in ogni sua canzone: “Vai bene così come
sei, e puoi farcela anche se hai paura”. È, in poche parole, la spinta che tutte
– almeno una volta – abbiamo sognato di ricevere. E, guarda caso, è la stessa
energia che oggi Gracie Abrams trasmette ogni volta che prende in mano una
chitarra, sale su un palco, o semplicemente sorride in una foto senza filtro. E
questa, davvero, è una rivoluzione vera.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU MADISON BEER
* Nome completo: Madison Elle Beer
* Data di nascita: 5 marzo 1999
* Luogo di nascita: Jericho, New York, Stati Uniti
* Segno zodiacale: Pesci
* Altezza: 165 cm
* Partner: Nick Austin (dal 2020); in passato Jack Gilinsky, Zack Bia e
Brooklyn Beckham
* Genitori: Tracie Beer, Robert Beer
* Figli: Nessuno
* Fratelli/Sorelle: Ryder Beer (fratello minore)
* Instagram: @madisonbeer
LA NASCITA DI UNA STELLA DAL SOGNO DI YOUTUBE AL PANORAMA INTERNAZIONALE
Ripensarci oggi fa quasi strano, ma nel 2012 Madison Beer era una ragazzina come
tante, con la voce piena di sogni e solo una webcam a registrare quelle note.
Niente followers a sei cifre, niente stylist, niente filtri. Solo lei, la sua
cameretta e YouTube come finestra spalancata verso il mondo. Non cercava la
perfezione, voleva solo condividere la sua passione, quelle cover delle hit del
momento che caricava senza grandi aspettative. Eh, e invece—colpo di scena!—il
destino bussa spesso sotto forma di una notifica.
Justin Bieber, sì il Justin Bieber, nel luglio 2012 sente la sua cover di “At
Last” (storica canzone di Etta James) e resta folgorato. Non si limita a un like
o a una reaction emoji, no no: twitta entusiasta il video con tutti i suoi
milioni di fan. Dirlo ad alta voce sembra quasi una favola: un idolo planetario
che, tra migliaia di video di cover, si ferma sul tuo. Nel giro di poche ore,
Madison si ritrova improvvisamente al centro del palcoscenico digitale, sotto i
riflettori di una scena mondiale.
Ma non è solo una botta di fortuna. La cosa che ha sempre colpito di Madison
Beer, e che continua a sorprenderci oggi, è come abbia saputo cogliere al volo
le opportunità senza mai snaturarsi. Cioè, non era solo “la ragazza scoperta da
Bieber”. Era (ed è!) la ragazza che, una volta entrata nell’industria
discografica, si è presentata con il suo stile—non artificioso, non
prefabbricato. Quando firma con la Island Records poco dopo essere stata notata,
Madison continua comunque a pubblicare cover e canzoni originali su YouTube,
chiacchierando con i fan praticamente in diretta. Insomma, era già chiaro che la
sua determinazione era la vera arma segreta.
Magari tanti lo ignorano, ma uno dei suoi primi brani, “Melodies”, uscì quando
aveva appena 13 anni. Nel video—che se non l’hai visto, corri su TikTok che è un
meme vivente—ci sono già tutti i segni particolari della Madison che conosciamo:
freschezza, voce da brividi e quella voglia di mettersi sempre in gioco.
(Spoiler: c’è anche Bieber nel video, occhio!) Tuttavia, l’inizio non fu per
niente scontato. La pressione di essere stata “scelta” dal più famoso dei
teenager non era roba da poco, e Madison ha dovuto imparare presto a gestire le
luci e le ombre del successo – haters e aspettative incluse.
Un aneddoto che adoro: fin da piccola, Madison registrava i suoi demo con
GarageBand direttamente dal suo computer. Il padre, come qualsiasi genitore
semi-boomer, non capiva bene questa cosa di “fare musica in casa”, ma la
supportava portando a casa microfoni, tastiere, anche un mini mixer che ancora
oggi conserva. Niente etichette, niente filtri: la sua voce era quella che si
sentiva davvero, ruvida qualche volta, ma sempre autentica.
Riguardando la sua carriera, mi colpisce come sia riuscita, pur entrando dalla
porta principale grazie a un nome grosso, a reinventarsi costantemente. Madison
non ha mai avuto paura di cambiare sound, di dichiarare i suoi insuccessi e di
parlare dei suoi momenti difficili sui social. Forse è proprio questa la sua
magia: stare sull’onda, sì, ma restare fedele a sé stessa. E in un mondo dove
basta uno scroll per passare nel dimenticatoio, ci vuole davvero coraggio.
Ricapitolando, le tappe che hanno segnato la sua ascesa dal semplice sogno
digitale a star internazionale sono state:
* Video spontanei su YouTube, zero filtri e tanta voglia di esprimersi.
* L’incontro fortuito (ma meritato) con Justin Bieber e il boost che ne è
seguito.
* La determinazione a non farsi ingabbiare dal “prodotto facile”, anche quando
la pressione era forte.
* La capacità di parlare direttamente ai fan, quasi da amica a amica,
anticipando quello che oggi fanno molti artisti sui social.
E poi diciamolo: se ce l’ha fatta una ragazza con una webcam e una voce sincera,
forse un pezzettino di quei sogni che ci portiamo dentro sono meno impossibili
di quanto crediamo, no?
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DA “SELFISH” A “RECKLESS”: LE HIT CHE RACCONTANO CHI È DAVVERO MADISON
Se dovessi scegliere una canzone per capire davvero chi è Madison Beer, sarebbe
probabilmente “Selfish”. Non è solo una ballad: è una confessione, un tipico
pezzo che ascolti a luci soffuse mentre fuori piove e pensi ai tuoi errori
sentimentali. La voce fragile ma decisa di Madison ha una potenza particolare
qui, riesce a trasmettere tutta quella malinconia che viviamo – ammettiamolo –
dopo le rotture. Questo pezzo è diventato virale anche su TikTok, dove i “lip
sync” si sprecano e ognuno ci mette dentro il proprio drama. Ma Madison non è
solo dolcezza: ascolta “Reckless” e ti accorgi di quanto sappia essere anche
intensa, quasi cruda. Racconta delle cicatrici che ci lasciamo dopo i
tradimenti, fra storie d’amore che sembrano uscite da una serie Netflix.
Insomma: i suoi testi sono autentici, a volte scomodi, ma sempre sinceri.
LIFE SUPPORT E LA RIVOLUZIONE DEL SOUND
Il vero salto artistico arriva con “Life Support”, l’album che, diciamolo, forse
molte aspettavano con hype alle stelle. Questo disco non è l’ennesima raccolta
di pezzi radiofonici: è uno statement, un diario personale dove Madison Beer
gioca con sonorità che spaziano dal pop elettronico alle sfumature alternative,
mantenendo però quel filo conduttore emotivo che ormai è una sua firma. A me ha
colpito soprattutto la varietà tra i brani: c’è “Good in Goodbye”, dove la voce
diventa un’arma sottile, e “Stained Glass”, che sembra sussurrare un grido di
dolore. Madison ha parlato più volte di come “Life Support” sia nato da un
periodo difficile, affrontando ansia e depressione: e si sente tutto, ogni nota
sembra pesare, ogni parola sembra scelta dopo mille notti insonni.
Se volete un elenco delle perle da ascoltare nell’album (per le “maratone” al
buio, coperte e snack inclusi):
* Selfish
* Good in Goodbye
* Stained Glass
* Blue
* Default
LE SUE ICONE DI STILE (MUSICALE E NON SOLO): DA LANA DEL REY A RIHANNA
Madison non ha mai fatto mistero delle sue influenze musicali: in ogni
intervista salta fuori almeno il nome di Lana Del Rey, un’artista che – come lei
– sa immergersi nei sogni lucidi, nella nostalgia, nel vintage pop. Poi c’è
Rihanna, e lì la questione si fa più grintosa: Madison ha assorbito quella
capacità “camaleontica” che ti permette di reinventarti senza perdere la
bussola. E ascoltando gli ultimi pezzi, tipo “Showed Me”, non si può non sentire
l’eco delle migliori power-bad-girls della musica mondiale.
La lista delle sue muse:
* Lana Del Rey per l’iconico mood triste e autunnale
* Ariana Grande per le acrobazie vocali, che Madison sa gestire con una
leggerezza che spiazza
* Rihanna per l’attitudine, il dire “sono qui e sono io, punto”
* Britney Spears (sì, anche lei) per le melodie pop che ti si stampano addosso
anche dopo settimane
STILE E MUSICA: L’IMMAGINE COME RACCONTO DI SÉ
C’è un senso di coerenza fortissimo tra come Madison canta e come si presenta.
Il suo stile è immediatamente riconoscibile: crop top e cargo pants nei video,
look anni 2000 mixati a dettagli anni ’90, capelli lucidi e trucco che alterna
il nude alla palpebra glitter, un po’ Gigi Hadid, un po’ Alexa Demie di
Euphoria. Non è mai sopra le righe, mai costruita all’eccesso – piuttosto, sa
giocare con i trend ma li piega alla sua personalità. Questa sua estetica è
diventata una vera firma: infatti non è un caso se molti look di Madison fanno
tendenza su Instagram e Pinterest praticamente subito dopo ogni uscita pubblica.
In più, Madison sa usare i social in modo strategico: ogni post, ogni storia su
Instagram è pensata, ma mai finta. La sensazione è quella di una ragazza che
vuole aprirsi, senza però cedere a quella trasparenza artificiale che vedi in
troppe star. Ecco perché molte sue scelte fashion, dai dettagli vintage alle
sneakers platform, sembrano quasi un’estensione naturale della sua musica:
autenticità e vulnerabilità, mescolate a una dose di glamour old school.
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IL CONTINUO CAMBIAMENTO: UNA CRESCITA CHE NON STANCA MAI
Forse la chiave del successo di Madison Beer sta proprio nella sua capacità di
mescolare il “già visto” e il “mai sentito”. Non ha paura di cambiare, di
rischiare, sia con la musica che con l’immagine. Ogni suo nuovo singolo è un
piccolo reboot. Ogni dettaglio nel modo di cantare, nell’estetica, negli
arrangiamenti scelti urla “questa sono io oggi, domani magari sarò diversa”. E
noi ci sentiamo di crescere insieme a lei, una canzone alla volta.
AMORI VERI E GOSSIP: IL CUORE DI MADISON SOTTO I RIFLETTORI
Le relazioni sentimentali di Madison Beer sono spesso finite sulle pagine di
Instagram prima ancora che sui tabloid: oggi più che mai, la sua storia è quella
di una ragazza che si innamora (come tutti), ma deve imparare a farlo davanti a
uno specchio gigante, cioè la fama. Sì, ci sono stati momenti da film romantico
e altri tipo reality un po’ trash, ma la verità è che Madison ha sempre
mantenuto uno stile discreto e genuino, anche quando attorno a lei volavano
pettegolezzi a raffica.
Andiamo con ordine perché, ok, i nomi ci sono:
* Jack Gilinsky, prima vera storia importante (conosciuto grazie a Vine: cioè,
TikTok prima di TikTok!). Sono stati insieme dal 2015 al 2017 e, sebbene
all’inizio sembrassero la classica coppia da sogno, poi tra loro si è
infilata la difficoltà di gestire la notorietà e pure alcune polemiche serie.
* Brooklyn Beckham, sì, proprio il figlio di Victoria e David. Una relazione
lampo: la loro estate insieme nel 2017 è stata la cosa più cercata su
Twitter—almeno per un giorno!
* Zack Bia, dj e influencer della scena di Los Angeles. Relazione fatta di
tira-e-molla tra 2018 e 2019, su e giù come le montagne russe dell’Hollywood
Bowl.
* Nick Austin, altro creator amatissimo su TikTok, con cui Madison ha vissuto
una relazione più recente (2020-2022). Lì, i due sono riusciti a essere tanto
riservati che online a un certo punto si dubitava pure che stessero insieme
per davvero!
Una cosa che colpisce davvero di Madison? La sua determinazione a difendere la
propria privacy. Lei non posta mai troppo, se non lo vuole. Non parla dei
dettagli intimi neanche sotto tortura (social): spesso lascia che siano le
canzoni a svelare quello che vive davvero. E nelle sue interviste è sempre stata
limpida: il rispetto per le sue relazioni, passate o presenti, viene prima dei
click o dei like facili.
DALLA PELLE ALLE NOTE: RELAZIONI E MUSICA CHE SI INFLUENZANO
C’è una Madison che si innamora e una Madison artista che trasforma tutto in
musica. Le sue storie, a modo suo, finiscono nelle canzoni più intense e,
spesso, sono proprio i fan a cogliere i riferimenti—quella rima, quella melodia
malinconica, quel verso che sa di addio e non di arrivederci. Dai momenti
sofferti (basta ascoltare “Selfish” o “Good In Goodbye”, vere e proprie _lettere
aperte_ alle storie finite male), si vede che Madison ha imparato a non avere
paura della vulnerabilità.
Le relazioni, anche quando fanno male o sono troppo complicate, le hanno
insegnato:
* a conoscersi meglio;
* a capire che il confine tra amore e pressione mediatica è sottile come una
stories su Instagram;
* a non dimenticarsi di sé stessa, anche quando fuori è tutta una gara a chi ha
più visualizzazioni.
Sì, ha vissuto anche momenti di crisi, ansia, vero disagio, ma—e qui si sente
tanto la sua crescita personale—ne è uscita ogni volta più forte, più
consapevole e, soprattutto, sempre fedele ai propri valori.
A TESTA ALTA, OLTRE I RUMORS
Per Madison Beer, la vera sfida non è stata solo vivere relazioni nell’era dei
social, ma anche riuscire a rimanere autentica nell’oceano di gossip e curiosità
che la circonda. Nonostante i riflettori e le domande invadenti, ha sempre detto
la sua solo quando davvero lo voleva lei, ricorrendo magari a qualche ironia
(tipo _”Se proprio dovete sapere chi frequento, ascoltate il prossimo album!”_).
Questo suo modo di affrontare le cose rende difficile cadere nel giudizio
gratuito: Madison, più che una diva da copertina, è rimasta una ragazza che
mette il cuore davanti a tutto.
Quindi, tra una linea confidenziale e una storia d’amore vissuta tra DM e red
carpet, Madison Beer ci mostra che tra i like e la realtà c’è sempre spazio per
la delicatezza e il rispetto. E anche per la musica, sempre.
FAMIGLIA E AMICIZIE: I LEGAMI CHE CONTANO
Nell’universo pop scintillante di Madison Beer, dove tutto sembra un susseguirsi
di luci, palchi e applausi, il nucleo centrale resta la famiglia. Da sempre
Madison non fa mistero di quanto il rapporto con i genitori, Tracie e Robert, e
il fratello Ryder le dia letteralmente ossigeno. Ti basta scorrere il suo
Instagram per vedere che la presenza della madre è quasi una costante: una foto
dolcissima, un abbraccio o una caption che trasuda gratitudine. Dice sempre che,
anche quando il mondo urla e la carriera sembra divorare ogni energia, il
sostegno della mamma e il rapporto solidissimo con il padre (pur separati, resta
un team) sono la sua terraferma. C’è chi pensa che dietro una popstar ci sia
solo clamore, e invece c’è chi, come Madison, non rinuncia mai a un confronto
sincero con i suoi, che a volte sfuma nella classica telefonata disperata alle 2
di notte, stile drama da serie Netflix, quando serve un consiglio o solo sentire
una voce amica.
Poi c’è Ryder, il fratello minore, una presenza su cui Madison sembra costruire
anche un pezzo della sua identità. Non a caso in più di un’intervista racconta
che da piccoli, quando nessuno scommetteva su di lei, era proprio Ryder a darle
quella fiducia che le mancava, tipo cheerleader personale ma senza i pon pon.
Spesso lo descrive come il suo miglior amico, quello con cui puoi parlare di
tutto, farti mille meme e—importantissimo—capire quando è il momento di fermarsi
e lasciare il cellulare spento sul comodino.
Ma non finisce qui, perché Madison ha anche una cerchia ristretta di amiche e
amici che si sono rivelati fondamentali sia nei giorni belli che in quelli da
dimenticare. Quei legami, costruiti con la consapevolezza che la lealtà è un
bene raro nell’entertainment, sono scelti centellinando fiducia come se fosse
glitter. Basta leggere tra le righe di alcune sue stories (un DM qua, uno
scambio di emoji là) per intuire che i suoi veri amici sono quelli che:
* la fanno ridere di gusto quando fuori piove e dentro è tempesta
* non la trattano mai da diva, nemmeno quando tutto il mondo sembra volerle
dire sì
* sono disposti a chiudere Twitter insieme a lei e guardare, invece, una
maratona di classici Disney per disintossicare lo spirito
La cosa più sorprendente? Madison Beer è super incline a perdonare, ma mai a
tollerare la falsità. Lo dice davvero, senza peli sulla lingua. Per lei, fiducia
e rispetto sono tipo polaroid della sua infanzia: o ci sono o non saranno mai
sviluppate. Niente zone grigie. E il bello è che questo si riflette anche nella
sua musica, nelle sue scelte, nel modo in cui risponde ai fan che diventano
quasi amici virtuali, creando delle connessioni che non sanno di patinato ma,
piuttosto, di autentico.
Se poi pensiamo alle amicizie che ha costruito nel tempo—alcune visibili agli
occhi di tutti, altre custodite nei ricordi delle trasferte notturne dopo un
concerto—viene fuori una Madison che, sì, soffre come chiunque le delusioni, ma
che decide consapevolmente di circondarsi solo di chi porta vera luce. Si può
dire che per lei avere poche persone fidate intorno sia più importante di mille
conoscenti: in pratica, meglio pochi ma buoni. E sì, spesso le sue amiche la
aiutano a rimanere con i piedi per terra, tipo quando le ricordano che in fondo
restano sempre due ragazze che ordinano sushi e che si raccontano i segreti
guardando TikTok fino a tardi.
Quello che colpisce davvero è questa sua scelta, quasi radicale, di mettere
l’accento su un tipo di relazione fatto di trasparenza e presenza vera, lontana
dalle dinamiche tossiche del gossip e dagli specchi distorti dei social. In un
mondo in cui la fama fa rima con fragilità, Madison Beer risponde: “Io non mollo
i miei, e i miei non mollano me.” Ecco perché quegli abbracci, quelle risate,
quelle conversazioni notte fonda, sono il vero segreto del suo stare bene, anche
sotto i riflettori.
AUTENTICITÀ, VULNERABILITÀ E FORZA: I VALORI CHE GUIDANO MADISON
Non è un mistero: Madison Beer si è costruita come un vero antidoto alla
perfezione patinata dei social. Se vai a sbirciare le sue storie su Instagram o
dai un’occhiata ai TikTok, la vedi spesso struccata, con qualche occhiaia,
magari tra un attacco di ansia e l’altro, ma sempre autentica fino al midollo.
All’inizio – lo ha raccontato lei stessa mille volte – sentiva una pressione
enorme per apparire impeccabile, come se ogni emoji o filtro fosse una maschera
obbligatoria. Poi, col tempo, ha iniziato a mostrarsi davvero, anche nelle sue
fragilità. C’è stato quel periodo in cui Madison ha parlato apertamente della
sua lotta contro l’ansia: raccontava, senza edulcorare, che il palco spesso era
una lama a doppio taglio, capace di darle gioia ma anche di toglierle il fiato
dalla paura. Lo ha fatto non per cavalcare l’onda del momento, ma perché —
parole sue — “voglio che chi mi segue sappia di non essere solo”.
E qui c’è la svolta che ha fatto la differenza. Nell’era degli highlight
scintillanti a tutti i costi, Madison ha staccato la spina e scelto di
condividere anche il backstage più caotico. Questa scelta di trasparenza ha
ridisegnato completamente il rapporto con i suoi fan, perché la mette “a portata
di messaggio”. Avete presente quando una vostra amica vi scrive alle 2 di notte
perché non riesce a dormire e ha mille pensieri in testa? Ecco, Madison è stata
quella ragazza anche per i suoi follower, senza pretese e senza giudicare. Si è
fatta portavoce di una verità scomoda, e cioè che la vulnerabilità non è
debolezza, anzi: a volte, la forza è proprio abbassare la guardia e dire “oggi
non va”.
A colpire è la sua sensibilità, ma non in modo stucchevole o malinconico stile
telenovela sudamericana. È una sensibilità “street”, da Gen Z: ironica, smart,
un po’ ribelle. Per esempio, quando parla di salute mentale lo fa senza peli
sulla lingua, chiamando le cose col loro nome e usando un lessico vicino alle
sue coetanee.
In pratica, i valori a cui Madison tiene di più si possono riassumere così:
* Credere che l’autenticità sia la vera forma di forza
* Fare della propria esperienza personale una bussola anche per gli altri
* Riconoscere la bellezza nell’imperfezione, nonostante i filtri e le pressioni
da social
* Farsi carico del proprio potere mediatico non per sentirsi superiore, ma per
essere utile
Questa attitudine non solo l’ha resa una popstar diversa dalle altre (molto meno
robot, molto più umana), ma ha anche creato una comunità dove parlare di ansia,
insicurezza e notti insonni non è più un tabù. E, credetemi, in tempi di Will
Smith che sale sul palco agli Oscar o meme che sdrammatizzano il burnout, essere
“vulnerabile e influente” è più rivoluzionario di quanto sembri.
Insomma – e qui mi viene da sorridere – Madison non è perfetta (ma chi lo è,
davvero?), eppure il suo coraggio, la sua vulnerabilità vissuta come bandiera,
sono diventati per molte ragazze una specie di superpotere nascosto. C’è chi la
segue per la musica, chi per i look da copiare, ma in tante ci si rispecchiano,
ci si consolano, magari ci si danno il permesso di essere un po’ più vero e meno
filtrato. Una vera boccata d’aria in mezzo a un feed che sembra sempre uscito da
una pubblicità di mascara.
CUORE E CORAGGIO: COME MADISON BEER TRASFORMA LA POPOLARITÀ IN ATTIVISMO
Se pensi che una popstar sia solo voce, lustrini e palcoscenico, Madison Beer ti
fa davvero ricredere. Lei ha questa energia che sembra dire: “Ok, sono famosa,
mi seguono milioni, adesso usiamola per qualcosa che conta davvero”. Così, con
una naturalezza quasi disarmante, Madison diventa megafono delle battaglie
sociali della sua generazione. Non è solo #adv, è cuore, testa, e quel grido che
serve per cambiare le cose, anche solo un po’.
Sul suo profilo Instagram – che è un mix tra diario segreto e bacheca pubblica –
Madison ha dato voce, più volte e senza filtri, alle sue posizioni su temi come
l’uguaglianza razziale, la parità di genere e, soprattutto, il supporto ai
movimenti per i diritti civili. Durante il periodo bollente di Black Lives
Matter, ad esempio, non si è limitata a un post “giusto” per farsi notare, ma ha
partecipato fisicamente a manifestazioni, ha condiviso risorse utili e ha
affrontato anche le critiche che le sono piovute addosso con la grinta di chi
crede davvero in ciò che fa. Mi colpisce sempre come riesca a gestire la
pressione: potresti aspettarti una reazione difensiva, ma lei risponde con
calma, dati e passione. Ha raccontato di aver ricevuto hate (tanto, eh), ma
anche di sentirsi ancora più motivata dalle messaggi di fan che grazie a lei
hanno aperto gli occhi su certe tematiche.
Non si limita a *un solo* impegno: spesso la vediamo farsi ambasciatrice di
campagne di sensibilizzazione sulla salute mentale, raccontando – tra una
collaborazione con un brand e una nuova canzone – l’importanza della terapia,
l’esperienza degli attacchi di panico e cosa significa chiedere aiuto. Confessa
le sue fragilità così, senza troppe maschere (“sono umana, cado anch’io!”) e
questa genuinità diventa contagiosa. Non è raro trovare tra i commenti “Grazie
Madison, mi hai cambiato la giornata” o “Sono andata a parlare con uno psicologo
grazie a te”. Insomma, un effetto domino che non riesci a ignorare.
E a proposito di azioni concrete, c’è una cosa che personalmente adoro: Madison
usa le sue IG stories e i tweet come fossero una piccola redazione a
disposizione dei ragazzi che la seguono. Ogni tanto si trasforma in un’amica che
ti passa il link giusto:
* Petizioni da firmare
* Numeri di emergenza a cui rivolgersi nelle crisi
* Consigli pratici per affrontare le giornate “no”
* Link a raccolte fondi
Tutto condito da una leggerezza che non banalizza, anzi. Lei rende cool il
prendersi cura di sé e degli altri – altro che cliché da popstar patinata.
Spesso, durante i Q&A con i fan (che sembra quasi di stare in una chat tra
amiche dopo una maratona di “Euphoria”…) tira fuori riflessioni su quanto sia
sbagliato giudicare senza sapere o quanto sia bello aiutarsi a vicenda anche da
lontano.
Questo suo impegno sociale si intreccia con la musica – ascolta attentamente i
testi, qualcosa scatta! – ma soprattutto trasforma il suo seguito in una
comunità, non in una semplice fanbase. C’è da imparare, davvero. A volte le
popstar sono moda, tendenza del momento. Madison invece è quella che scende
dalle nuvole dello star system e cammina fianco a fianco con chi la segue,
mettendoci la faccia sulle cose importanti. E sì, questa cosa fa tutta la
differenza del mondo.
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autenticità appeared first on The Wom.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU ROSALÍA
* Nome completo: Rosalía Vila Tobella
* Data di nascita: 25 settembre 1992
* Luogo di nascita: Sant Esteve Sesrovires, Catalogna, Spagna
* Segno zodiacale: Bilancia
* Altezza: 165 cm
* Partner: (2023) Rauw Alejandro
* Genitori: José Manuel Vila, Pilar Tobella
* Figli: Nessuno
* Fratelli/Sorelle: Jéssica Vila Tobella (sorella maggiore)
* Instagram: @rosalia.vt
DALLA PROVINCIA CATALANA AI PRIMI PALCHI: IL BATTITO DI UNA PASSIONE
Se la musica avesse una culla, per Rosalía sarebbe una villetta a Sant Esteve
Sesrovires, un paesino a mezz’ora da Barcellona dove le colline sanno ancora di
legna e vento. Rosalía Vila Tobella, cresciuta tra biblioteche locali e gare di
talenti scolastici, non ha visto subito riflettori o schiere di fan come le
popstar delle serie Netflix. No, le sue prime note sono state fatte di
perseveranza e lunghi pomeriggi a giocare con le emozioni davanti allo specchio,
microfono improvvisato con la spazzola da capelli. Una bambina curiosa, tanto da
domandarsi il perché delle cose, instancabile nello scoprire ogni segreto dei
suoni che la circondavano (il sole che batteva sulla lamiera, ad esempio, per
lei era già musica).
C’è chi cresce con X Factor, lei invece ascoltava Manolo Caracol, Camarón de la
Isla e la voce antica del flamenco. Rosalía non perdeva tempo a fare la
ragazzina “normale”, perché quello che sentiva nel petto era un richiamo troppo
urgente. Ecco le sue primissime influenze:
* * Un padre appassionato di canzoni gitane che la porta a sentire concerti
tradizionali.
* * Una madre iper-presente che la supporta persino durante le note stonate
(perché ce ne sono state!).
* * La sorella Pilar, chiamata “La Pili”, una specie di partner-in-crime per
ogni sogno fuori dal normale.
CORTOCIRCUITI TRA SCUOLA, SACRIFICI E NOTTI INSONNI
Non era facile. Anzi, all’inizio sembrava proprio impossibile. Rosalía si trova
a crescere in un contesto dove essere “diversa” è romanticizzato solo nei film –
nella realtà, sembrava quasi un peso. La fatica più grande? Conciliare la scuola
con le lezioni di canto. Ogni mattina zaino in spalla, ogni pomeriggio in giro
tra autobus e metro per raggiungere il Taller de Músics a Barcellona. Spesso
racconta che le sue ore di sonno non bastavano mai (altro che maratona di
Netflix!), ma la voglia di imparare la teneva sveglia come un doppio espresso.
Al Taller, e poi alla prestigiosa ESMUC (Escola Superior de Música de
Catalunya), il flamenco non era solo una materia di studio: diventava quasi una
ragione di vita. Veniva guardata con sospetto, però, perché “troppo innovativa”
o “non abbastanza gitana”. E quanto pesano quei giudizi, specie quando sei
giovane? Rosalía rispondeva con la grinta, ripetendo le scale vocali fino a far
sanguinare la gola (e sì, ci sono state vere liti con insegnanti all’antica – e
piccole rivoluzioni personali davanti a chi diceva “non sei adatta”).
* * Esibizioni piccole, tipo matrimoni o bar minuscoli dove il pubblico magari
la ignorava, ma anche serate open mic in cui qualcuno si bloccava: “Quella
ragazza canta davvero così, oppure sto sognando?”.
* * Concorsi e audizioni perse, che la facevano tornare a casa in lacrime, ma
sempre più determinata.
* * Un episodio su tutti: una notte arrangia “Como en un mar eterno” in una
cover incisa da sola, con una vecchia tastiera e pochi amici — e per la prima
volta sente che potrebbe davvero funzionare.
IL SEME DI UN SOGNO GRANDE: ORIGINALITÀ ACCESA GIÀ DA GIOVANISSIMA
Cosa aveva Rosalía di diverso, fin dall’inizio? Prima di tutto un coraggio fuori
moda, quella capacità di metabolizzare il dolore e trasformarlo in energia
sonora, quasi come se la delusione fosse benzina (accendeva fuochi, non li
spegneva). Poi la curiosità: per lei tutto era fonte d’ispirazione, dai beat
latinoamericani ai suoni elettronici che sentiva in discoteca.
Giovane sì, ma già consapevole che “essere normale” non le interessava. Si
vestiva come voleva, spesso mischiando capi da mercatino con dettagli iper
glamour, e già si intuiva la futura fashion icon. Dietro la costruzione di ogni
performance c’era una cura quasi maniacale: arrangiamenti, movimenti delle mani,
persino il modo di camminare sul palco era studiato ad arte, ma con
quell’effetto naturale che fa pensare “è nata così, non può farne a meno”.
* * Rosalía registra da sola, montando strumentali e voci notte dopo notte,
quando Barcellona dorme e le idee ballano solo nella sua testa.
* * A modo suo, si crea un piccolo pubblico fidato sui social (quando ancora
Instagram non era il regno dei filtri), condividendo pezzi e rehearsal che
spariscono dopo poche ore ma che qualcuno, stranamente, comincia ad aspettare
con l’ansia del nuovo drop su Spotify.
* * Si costruisce il personaggio, ma senza maschere: la timidezza che convive
con lo sguardo fiero, la voglia di sperimentare anche rischiando di essere
presa per “strana”.
In pratica, già prima dei Grammy, degli stadi esauriti e delle felpe col
cappuccio iper cool, si sentiva che da lì, da una Catalunya un po’ appartata,
stesse nascendo qualcosa di enorme. Rosalía: la ragazza che aveva fame di mondo
e orecchie fameliche di ogni ritmo nuovo—perché, in fondo, il talento non basta
mai senza una sana, inspiegabile ossessione. E lei, questa fame, non l’ha mai
persa.
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DA “EL MAL QUERER” AL MONDO: LA SVOLTA MOTOMAMI
Quando si parla di successo internazionale, Rosalía è proprio il classico
esempio di come un’artista possa passare dall’essere “quella ragazza diversa” al
diventare – letteralmente – una superstar globale. E il bello è che tutto questo
non è arrivato per caso, ma grazie a una visione *sua*, autentica, quasi
testarda nel non volersi mai fermare alle regole del gioco.
Partiamo da “El mal querer”, l’album che nel 2018 ha acceso una vera e propria
tempesta nella musica latina (e non solo). Un progetto concettuale nato come
tesi universitaria – sì, avete capito bene: la prima popstar che usa la laurea
come trampolino! – e diventato un viaggio potentissimo nell’immaginario del
flamenco, ma portato nel presente con una grinta da strada e un’elettricità
urbana tutta nuova. “Malamente”, “Pienso en tu mirá”, “Di mi nombre”…
impossibile restare indifferenti davanti a quei video colorati, coreografie
ipnotiche e mood cut&paste preso da trap, hip hop e flamenco. Cioè, un vero
cocktail di influenze:
* Suoni elettronici e beat spezzati
* Palmas flamenca (le famose mani che battono a ritmo)
* Testi che mischiano fiaba e rabbia vera
* Elementi visivi ispirati sia alle telenovela sia ai video di TikTok
La cosa incredibile è che Rosalía riesce a farti sentire la Spagna tradizionale
e la contemporaneità di una Berlino underground nel giro di una stessa canzone.
Ecco perché “El mal querer” è diventato subito un caso, non solo tra critici e
addetti ai lavori, ma soprattutto tra ragazze e ragazzi che magari il flamenco
non l’avevano mai ascoltato, ma riconoscevano quella voglia di andare oltre, di
rompere le barriere.
COLLABO E COLPI DI SCENA: LA LUXURY CLASS DEL POP
Dopo il boom del primo album, Rosalía non si è certo messa comoda. Anzi! Ha
iniziato quasi a divertirsi a mescolare le carte: chi l’avrebbe mai detto che,
dalla sua base catalana, sarebbe arrivata a collaborare con giganti globali tipo
Travis Scott (con “TKN”, hit che spacca ovunque TikTok, per non parlare dei
balletti) o la misteriosissima Billie Eilish (“Lo vas a olvidar”, quella colonna
sonora che diventa subito mood di fine giornata dopo una doccia lunga)?
Collaborazioni che non sono “featuring acchiappa-like”, ma vere fusioni di mondi
creativi, dove come spettatrice hai la sensazione di assistere a un passaggio
segreto tra stili, lingue e generi.
Ecco una lista flash delle collaborazioni che hanno fatto la differenza negli
ultimi anni:
* “Con Altura” con J Balvin (che figata quel video in stile aereo privato anni
Duemila)
* “La Noche de Anoche” con Bad Bunny (quante volte l’hanno usata come audio nei
reel!)
* “TKN” con Travis Scott (crossover trap internazionale)
* “Lo vas a olvidar” con Billie Eilish (slow drama all’ennesima potenza)
È anche qui che Rosalía comincia a costruire il suo trono internazionale, capace
di saltare da un festival a Parigi a una performance ai Grammy senza perdere un
colpo, sempre fedele al suo *mix di influenze*.
MOTOMAMI: IDENTITÀ, LIBERTÀ, SORPRESA CONTINUA
Poi è arrivata “Motomami”, e tutto il discorso si è fatto, se possibile, ancora
più intenso e personale. “Motomami” è l’album che ti investe in faccia come il
vento in scooter: diretto, caotico, sincero. Rosalía azzera tutto e riparte da
capo, con una cifra linguistica che stavolta è molto più pop ma anche piena di
dettagli quasi intimi, cose che potresti raccontare solo a una sorella o a una
migliore amica nei messaggi vocali delle tre di notte.
Dentro “Motomami” c’è:
* Il flamenco, certo, ma destrutturato e riassemblato quasi come fosse un meme
* Beat da reggaeton e hyperpop, energia pura in certi momenti (“Saoko”,
“Bizcochito”, “Chicken Teriyaki” ti rimangono in testa come le pubblicità
anni Novanta)
* Voce che diventa strumento e giocattolo, emozione cruda
La rivoluzione? Motomami dice che essere donna oggi è essere molte cose insieme:
sensuale ma ironica, potente e fragile, libera di ballare e di piangere, di
gridare quanto si vuole (e se non ti va, pure di stare zitta). Rosalía, in
fondo, è diventata un faro per tutte quelle artiste e persone che vogliono
mischiare senza paura la cultura pop, la tradizione e il sentimento personale. E
lo fa tra outfit visionari e scelte creative che – ve lo dico – spesso
anticipano i nuovi trend di Instagram e Spotify mesi prima che se ne accorga il
resto del mondo.
Più che una cantante, Rosalía sembra una regista della propria rivoluzione. E
ogni pezzo, ogni singola traccia che pubblica, sembra urlare “questo sono io, e
domani magari cambierò di nuovo!”. Seducente perché sempre vera, mai infilata
dentro una casella. E sì, è proprio questa sua energia a renderla un’icona
generazionale che non si può non amare.
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QUANDO LA MUSICA INCONTRA LO STILE: L’ICONA FASHION ROSALÍA
C’è un momento, mentre guardi un videoclip di Rosalía o scorri il suo feed su
Instagram, in cui capisci che non stai solo osservando una popstar: stai
assistendo a una dichiarazione di stile, a una ragazza che trasforma ogni look
in un manifesto personale. Rosalía è l’amica che osa, quella che compare a una
festa con un vestito vintage pazzo oppure con un completo Miu Miu che sembra
appena rubato dal futuro. Insomma, la moda per lei non è solo accessorio, è
linguaggio. Ogni dettaglio, dalle unghie XXL ai capelli sempre diversi (c’è
stato quel periodo in cui portava i baby hair scolpiti che, ammettiamolo, ci
siamo segnate tutte come screenshot di ispirazione), racconta chi è e dove sta
andando: una donna che si reinventa e detta tendenze, senza aspettare l’ok di
nessuno.
La collaborazione con brand di alta moda come Jean Paul Gaultier e Miu Miu è
diventata ormai una firma. Rosalía non presta solo il volto, ci mette l’anima
intera: gioca con la moda, fa le sue regole. Per esempio, quando ha portato il
corsetto di Gaultier (e l’ha fatto diventare improvvisamente super desiderabile
anche per chi pensava che il corsetto fosse roba da damigelle d’altri tempi). O
con la collezione Motomami x M.A.C, dove ha voluto che anche il make-up fosse
parte del suo storytelling, mescolando glitter e look pop per farci sentire,
anche solo per una sera, un po’ Motomami pure noi.
Rosalía ama sorprendere:
* Passa da un total look rosso latex a tute oversize con stivaletti platform,
* Si diverte a mischiare il tradizionale flamenco con dettagli urban,
* Cambia le regole del gioco anche nei videoclip, dove la regia e il fashion
diventano la stessa cosa.
E poi c’è il fenomeno “Rosalía manicure”: insomma, quante volte abbiamo sognato
di sfoggiare quelle unghie chilometriche, tempestate di strass, disegnate come
fossero mini opere d’arte? Ogni volta che lancia un nuovo trend, TikTok esplode
con tutorial per ricrearlo. Non solo beauty, ma vera cultura pop che contagia le
strade, tra meme e fashion challenge che sembrano usciti direttamente dagli
appunti di stylist e makeup artist di Los Angeles.
Un’altra cosa magnetica di Rosalía è che non si limita a indossare vestiti o
make-up: li trasforma, li carica di significato. Se nei suoi video senti la
potenza di una regina gitana ultramoderna, è anche perché sceglie di mostrarsi
senza filtri, alternando look super curati a momenti al naturale. Rosalía non ha
mai avuto paura di una foto senza trucco o, anzi, di una smorfia buffa. In più,
ha sempre parlato di body positivity come di una cosa concreta: vestirsi per
piacere a sé stesse, prendersi spazio, cambiare stile secondo l’umore o la
stagione della vita. Non segue i canoni ma li riscrive; difende la libertà di
mostrarsi fragile, arrabbiata, sensuale – tutto insieme, esattamente come ci
sentiamo spesso nella realtà e non solo nei boomerang di IG.
E lo fa senza mai svendere la sua immagine, restando sempre determinata a
tenersi stretta la propria narrazione. Scenicamente, Rosalía è un vulcano:
balla, ridesegna la gestualità femminile nei palchi come nei backstage, incarna
le mille sfumature dell’autonomia femminile. Ecco perché è diventata, senza
volerlo troppo, la musa delle nuove generazioni. Ci fa venire voglia di osare,
di sperimentare, di uscire di casa convinte che anche il nostro look possa dire
qualcosa di importante – magari non rivoluzionare la moda, ma almeno raccontare
un pezzetto di noi.
Dietro tutto questo, c’è una ragazza che si diverte con la moda come se stesse
ancora giocando con i vestiti della mamma. Che non ha paura di cambiare rotta,
di osare sia un paio di zoccoli vintage sia i tacchi vertiginosi (che, al solo
sguardo, fanno quasi male ai piedi ma wow, che effetto). E tu pensi: sì ok,
magari non sono Rosalía, ma posso rubare un po’ della sua energia per sentirmi
più forte davanti allo specchio.
TRA CUORI E PRIVACY: LA SAGA SENTIMENTALE DI ROSALÍA
Quando pensi a Rosalía è facile immaginarla mossa dalla passione e dall’audacia
anche nella vita affettiva. Diciamocelo: negli ultimi anni si è parlato
moltissimo del suo legame con Rauw Alejandro, una storia che sembrava fatta di
complicità, carezze post-concerto e canzoni sussurrate nelle Instagram stories.
Loro due insieme erano l’equivalente amoroso di una traccia reggaeton che ti
rimane in testa per giorni. Eppure, tra trend e gossip, Rosalía ha sempre voluto
lasciare “porte socchiuse” sulla sua intimità, scegliendo la discrezione come
uno dei suoi superpoteri. Quando i tabloid rincorrevano ogni indizio su
possibili crisi o riavvicinamenti, lei ha continuato a sfoderare classe,
respingendo le invasioni nella sua privacy con la stessa grinta con cui affronta
un palcoscenico.
Un fatto curioso: anche nei momenti più chiacchierati della relazione, Rosalía
non ha mai smesso di parlare d’amore come di qualcosa da difendere, non
mostrare. Addirittura una volta, dopo un red carpet infuocato mano nella mano
con Rauw, ha detto: “Alcune cose le voglio solo per me”. Una frase che è
filosofia di vita, secondo me.
IL CLAN DI CASA: FAMIGLIA, SORELLE E RADICI FORTI
Forse però la vera costante nella vita di Rosalía non sono gli amori, ma i
legami di sangue, quelli che ci riportano sempre con i piedi per terra. Parlo
soprattutto di sua sorella Jéssica, che oltre a occuparsi della sua immagine, è
proprio la migliore amica con cui scambiarsi vocali fiume e meme a raffica su
WhatsApp. Praticamente, la “Jefa” cerca sempre di tenere il mood familiare anche
nei backstage più caotici; a volte pubblicano gli stessi ricordi delle estati in
Costa Brava di quando erano bambine.
Ci sono momenti quasi teneri: tipo Rosalía che, durante i tour, si collega in
videochiamata con la madre per raccontare la giornata, o che si fa spedire dalla
nonna i dolci tipici catalani quando ha nostalgia di casa (e chi non lo
farebbe?!). Queste piccole cose fanno capire che, dietro una diva, c’è ancora
una ragazza che cerca la sicurezza del nido familiare. E che spesso si affida
proprio al giudizio diretto e sincero della sua “tribù”.
VALORI TATUATI NELL’ANIMA: INDIPENDENZA, RADICI, LEALTÀ
Sotto la superficie di look da copertina e duet iconici, batte il cuore di una
donna profondamente guidata dai suoi valori. Rosalía non ha mai nascosto che fra
i suoi pilastri più solidi ci siano:
* L’indipendenza: non solo sul palco! Fin dall’inizio della carriera, voleva
gestire da sola le trattative con produttori e discografici, spesso
rinunciando a compromessi facili in favore di scelte più “dure ma vere”.
* Il rispetto delle radici: dai video ai costumi, non ha mai lasciato indietro
la cultura catalana, anzi – le sue canzoni sono piene di citazioni,
espressioni e immagini che profumano di casa.
* La lealtà: Rosalía è nota per tener fede ai suoi collaboratori di sempre, ma
anche per non dimenticare mai chi l’ha sostenuta davvero dai tempi
dell’università.
Per lei, avere dei “confini” netti tra ciò che è spettacolo e ciò che è vero
affetto è una forma di autodifesa, come mettere la crema solare prima di
scendere in spiaggia sotto il sole di Barcellona. Anche nella routine più
“normale”, tipo la colazione con churros, Rosalía non fa mai mezzo passo senza
pensare al senso di rispetto verso se stessa e le sue origini.
PICCOLI SEGRETI DELLA VITA DI OGNI GIORNO (CHE LA RENDONO UMANA)
Ecco alcune chicche che ti fanno dire “ok, Rosalía potrebbe essere una di noi”:
* Ama camminare da sola nei quartieri meno “glam” delle città che visita, per
sentire l’atmosfera vera – tipo che si infila occhiali giganti, cuffie e
archivia la divinità pop per qualche ora.
* Tiene un “taccuino delle emozioni”: una specie di diario in cui annota
pensieri e sogni (quelli che poi magari diventano brani o versi nei suoi
pezzi).
* Da vera pro della self-care, investe tanto tempo nelle routine beauty, ma non
rinuncia mai alle domeniche pigre in pigiama – e sì, ogni tanto confessa di
guardare repliche di “La casa de papel” in binge.
In definitiva, la sua capacità di mantenere autenticità e fedeltà a se stessa si
sente non solo nella musica, ma anche in ogni scelta che fa nella vita. L’amore,
la famiglia, i valori che la reggono: sono un po’ il suo backstage segreto,
quello che regala forza, ispirazione e – tra una hit e l’altra – la fa restare
saldamente ancorata a chi era, è e sarà. Anche quando il mondo intero la guarda.
UNA VOCE CHE SPACCA: OLTRE LA MUSICA, IL MESSAGGIO DI ROSALÍA
Quando ascolti Rosalía, ti accorgi subito che la sua voce graffia – non solo le
note, ma anche i muri invisibili degli stereotipi. Non stiamo parlando solo di
talento, qui si tratta di prendere il microfono e usarlo davvero come strumento
per “dire le cose”. La sua musica, lo avrai notato, fa ballare, sì – ma scuote
anche. Nei testi, spuntano come lampi riflessioni su cosa significhi essere
donna oggi, sulla libertà di esprimersi, sul non farsi mettere in una scatola
etichettata e impolverata. Un esempio? “Saoko”, dove Rosalía gioca con i ruoli
di genere, ribaltando immagini classiche e mostrando una femminilità che non
chiede permesso a nessuno.
E non è una posa. Basta seguirla su Instagram o TikTok per capire che la sua è
proprio una lotta quotidiana: risponde ai fan con naturalezza, si espone su temi
scomodi, mostra le proprie insicurezze e poi racconta storie di donne forti,
come quelle che ha interpretato nei videoclip. A volte ironizza sugli stereotipi
(tipo quella volta che ha parlato delle critiche per i suoi look e ha postato
una storia con “Il patriarcato c’ha paura dell’acrilico”) e altre volte si fa
seria, come quando dedica i premi alle donne “che stanno zitte, ma che hanno una
forza incredibile”.
NON SOLO PAROLE: ROSALÍA E L’ATTIVISMO VERO
Non è solo “bla bla” insomma – con Rosalía, i messaggi diventano azione vera.
L’ha dimostrato quando, durante un concerto a Siviglia, ha invitato sul palco un
gruppo di artiste emergenti per mostrare la vera diversità del mondo latino,
oppure quando ha donato parte degli incassi dei suoi tour a organizzazioni
contro la violenza sulle donne. Forse ricordi anche quando, in piena pandemia,
ha spinto i suoi follower a partecipare a raccolte fondi per infermieri e
medici, senza fronzoli, con post e storie che suonavano tanto “venite con me,
facciamo la differenza”.
Ecco alcune cause a cui Rosalía ha prestato la sua voce:
* Parità di genere (anche nelle piccole cose: una volta ha risposto
grintosissima “Più donne produttori!” a una domanda sui problemi
nell’industria musicale).
* Lotta alla discriminazione razziale e sociale (ha partecipato a iniziative
per i diritti dei migranti e dei lavoratori nell’ambito dello spettacolo).
* Tutela della salute mentale – da sempre racconta l’importanza della terapia,
dell’ascolto, del non vergognarsi dei momenti di fragilità.
Insomma, non è il classico “impegno da copertina”: ogni suo gesto sembra
scorrere dritto nelle vene del suo modo di comunicare — niente filtri, molto
cuore, zero retorica.
ISPIRAZIONE “AL NATURALE”: COME ROSALÍA PARLA ALLA SUA GENERAZIONE
Quello che colpisce, parlandone tra amiche o scorrendo i mille commenti sotto i
suoi post, è la facilità con cui Rosalía diventa esempio senza essere “guru”.
Lei non ti dice mai cosa devi fare, ma ti dà la sensazione che “se ce l’ho fatta
io, anche tu puoi spaccare”. C’è qualcosa di liberatorio nel suo modo di
mostrarsi: capelli arruffati, unghie pazzesche, occhi sinceri e quel sorriso
“malicioso” da meme. Racconta le sue fragilità, la fatica che c’è dietro al
successo, i tentativi falliti, tutto con una spontaneità rara nel panorama pop.
A volte basta una storia – tipo quando, ancora sconosciuta, postava i video
delle sue prove in palestra o a casa, dicendo “Bisogna essere ossessionati… ma
anche gentili con se stessi”. Oppure quando lancia messaggi in codice sui
social, giocando con riferimenti alla sua infanzia, agli idoli di ieri e di
oggi. Rosalía riesce a essere vicinissima, come la tua amica che ti scrive su
WhatsApp: non è distante, irraggiungibile. Ed è per questo che milioni di
ragazze, soprattutto le più giovani, la sentono come una di loro – solo che, ok,
con un Grammy in borsa e un miliardo di stream in più.
C’è chi dice che la sua forza sia tutta nella capacità di mescolare arte e
realtà: canta, recita, fa spettacolo, ma soprattutto costruisce ponti – tra
storie, tra mondi, tra generazioni. E ogni volta che lo fa, ce lo ricorda: il
cambiamento vero non nasce mai da soli, ma da quella miccia che accende le idee
quando meno te l’aspetti.
VITA VERA, PASSIONI VERE: ROSALÍA OLTRE IL PALCO
Ci sono artisti che sul palco sembrano inarrivabili, distanti quasi quanto una
Galassia. Poi però li scopri nella loro quotidianità e capisci che sì, pure loro
hanno le loro manie, le loro passioni, le piccole fisse a cui tengono
tantissimo. Rosalía, per esempio: la vedi avvolta nei suoi look pazzeschi, ma in
realtà dietro le quinte è tutto un altro mondo. Si dice sempre che la vera
grandezza sta nell’essere se stessi senza filtri: ecco, Rosalía trasuda
spontaneità da tutti i pori.
Un dettaglio? Lei adora cucinare. Letteralmente: posta ricette sulle storie,
prepara la paella per gli amici la domenica – insomma, una persona che si
emoziona tanto davanti a un piatto riuscito quanto davanti a una standing
ovation. E dicono che abbia una certa ossessione per la pasticceria: i dolci
tipici catalani, ma anche quei mega cake pieni di glassa che vengono benissimo
nelle foto, i “foodporn” degni di TikTok.
ARTE, SPORT E CURIOSITÀ: LA SUA ENERGIA FUORI DAL COMUNE
Ma non è solo food & chill. Rosalía è una che non si ferma mai: oltre alla
musica, l’arte la strega proprio. Colleziona pezzi di street art, ama i murales
coloratissimi, ed è una fan totale della fotografia – quelle polaroid sfocate, i
flash sparati nelle notti di festa, la luce delle mattine storte.
Questa ragazza ama anche lo sport, ma a modo suo. Non aspettarti la solita
influencer-corsa-al-parco: Rosalía preferisce ballare. Si allena con il
flamenco, ma anche con esercizi di forza e yoga al mattino presto (l’ha detto
lei: “Nada como un poco de sudor para empezar el día”). Insomma, una specie di
energia che si moltiplica tra palestra, arredamento della casa, show e challenge
con gli amici.
E poi c’è la sua sete di conoscenza: libri ovunque, playlist di podcast, nuova
musica ascoltata in cuffia mentre viaggia in treno – tra un soundcheck e una
merenda rubata. Sa di arte classica, di filosofia e pure di meme sui gatti, non
pensate che si faccia sfuggire le tendenze: il suo TikTok è una miniera di
chicche pop.
IRONIA, AFFETTO E MOMENTI REALI: LA ROSALÍA CHE VORRESTI COME AMICA
La cosa bellissima di Rosalía è che ti fa sentire sempre coinvolta. È ironica,
senza paura di prendersi in giro sui social o in qualche intervista – tipo
quando ha raccontato di avere un “accento strano” perché da piccola imitava le
telenovelas latine. Che poi, lei le citava pure nelle caption delle foto,
facendo impazzire i fan (“Si eres fan de La Usurpadora, eres de los míos”).
Non mancano i momenti da vera amica: si ferma a rispondere anche ai messaggi più
random dei fan, regala biglietti a chi non se li può permettere. Una volta, a
Barcellona, ha visto un ragazzo cantare una sua canzone per strada e l’ha
invitato a uno dei suoi concerti – tutto rigorosamente documentato su Instagram.
Questo è empatia vera, quello a cui magari aspiriamo tutte: essere importanti
per qualcuno, restare generose anche quando avremmo tutti i motivi per
chiuderci.
E poi, diciamolo: chi non vorrebbe uscire a fare shopping vintage con Rosalía,
strappando consigli su dischi vecchissimi e sentendosi anche solo per un giorno
parte di quella crew che vive a metà tra un videoclip e il backstage di una
serie Netflix? È quella autenticità che spazza via qualunque distanza, la
capacità di stare con te così come sta con i milioni di follower. E la
sensazione che, dietro ogni suo successo, ci sia semplicemente la voglia di
essere felice… come tutte noi, insomma.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU EMILY RATAJKOWSKI
* Nome completo: Emily O’Hara Ratajkowski
* Data di nascita: 7 giugno 1991
* Luogo di nascita: Westminster, Londra, Regno Unito
* Segno zodiacale: Gemelli
* Altezza: 1,70 m circa
* Partner: Sebastian Bear-McClard (dal 2018, separati nel 2022)
* Genitori: Kathleen Anne Balgley e John David Ratajkowski
* Figli: 1 (Sylvester Apollo Bear, nato nel 2021)
* Fratelli/Sorelle: figlia unica
* Instagram: @emrata
DALLE LUCI DI LONDRA AL SOGNO CALIFORNIANO
Prima di diventare la ragazza a cui tutte le copertine volevano dire “sì”, Emily
Ratajkowski era, semplicemente, una ragazzina curiosa. Una di quelle che – ne
sono certa – perdeva l’ora anche solo a guardare la luce che filtrava tra gli
alberi, sia che fossero i grandi platani inglesi o le palme che accolgono chi
sbarca in California. Emily nasce a Londra nel 1991, figlia di un pittore
americano e una scrittrice britannica. L’aria di casa sua già sapeva di pigmenti
e libri, di tè delle cinque ma anche di avventure da romanzo americano. Questa
doppia anima, europea e statunitense, fa parte di lei come una seconda pelle.
Cresce tra le colline di West Hampstead e i profumi contrastanti di Camden, ma
la famiglia si trasferisce in California quando lei è ancora una bambina.
Californiana d’adozione, Emily inizia a masticare quella “attitude” fatta di
sole e promesse, senza mai perdere però l’ironia tipica degli inglesi. Se ci
pensate, la sua storia è un po’ come una serie Netflix che inizia saltellando
tra due mondi: un’atmosfera cupa e piovosa, e poi sboom, la luce abbacinante di
San Diego.
Il suo contesto familiare è una sorta di “melting pot”, non solo per le origini:
si cresce tra discussioni di filosofia, schizzi di colore sui quaderni, libri
sparsi ovunque e una mamma che non ha mai avuto paura di insegnare a sua figlia
che pensare in grande, da donne, si può. La madre le trasmette un atteggiamento
schietto e femminista, il padre la inizia all’arte, ma senza forzarla mai. Emily
stessa ha raccontato spesso di quanto fosse normale per lei, da piccola,
trascorrere pomeriggi in silenzio a osservare i disegni e i dipinti del padre,
rubando con gli occhi segreti e dettagli. Chissà se in quelle linee ha imparato
a osservare il mondo così intensamente.
Non era però la bambina che si accontentava di guardare. No, lei voleva fare.
Così alle scuole medie era già quella che:
* si iscriveva a qualsiasi corso di teatro;
* praticava sport come calcio e pallavolo;
* si perdeva nell’acqua con nuotate infinite;
* sognava con il disegno e la scrittura, quasi fossero superpoteri.
Non si trattava solo di “provare tutto”. Sotto la superficie, infatti, si
intravedeva già una determinazione ostinata, quasi sconosciuta per la sua età.
Da adolescente, Emily pare fosse un misto tra introversione e improvvisi lampi
di sicurezza: il tipo che, durante le gite scolastiche o le feste di compleanno,
sapeva reggere lo sguardo di chiunque mentre parlava con passione di qualcosa
che le stava a cuore.
Proprio nelle piccole cose emerge quel carattere così… magnetico. Ricorda una
volta in cui racconta di aver preparato una mostra di disegni per la classe, a
soli undici anni, con la pretesa che venisse presa sul serio. Ecco, quella
convinzione non l’ha mai abbandonata: un misto di coraggio e curiosità, sempre
addosso come un paio di sneakers vintage chiuse strette ai piedi.
Nel suo percorso californiano, la multiculturalità e l’educazione libera
ricevuta diventano quasi una “bussola”: Emily impara ad adattarsi, a dialogare
tra mille registri linguistici, estetici e sociali. E forse è proprio qui che si
forma il suo spirito anticonvenzionale, quella fame di mondo che oggi tutte le
ragazze vedono riflessa nei suoi occhi scuri. Emily capisce presto che essere sé
stessa, nella moda come nella vita, avrebbe richiesto coraggio, strumenti e
tanto – tantissimo – cuore. Ed è da questa infanzia ricca e consapevole che
muoverà i suoi primi veri passi, verso un futuro che nessun manuale avrebbe
saputo prevedere.
IL PRIMO COLPO DI SCENA: FORD MODELS E IL BATTICUORE DEI CASTING
Emily aveva quel qualcosa che gli altri si accorgono subito. Entri in una
stanza, lei è seduta in un angolo — niente sorrisini forzati, niente postura “da
modella”. Ma appena gli occhi degli addetti ai lavori si posano su di lei… ecco,
la magia. Fu proprio quel mix di bellezza naturale e sfrontato carisma che
convinse Ford Models a reclutarla a soli 14 anni. Un’età in cui la maggior parte
di noi provava imbarazzo a scegliere cosa mettere la mattina, lei invece si
muoveva già tra photoshoot, provini e *fashion dramas* dietro le quinte.
Il debutto è stato tutto meno che una favola patinata. Racconta spesso che
all’inizio si sentiva fuori luogo: troppo formosa per il modello “skinny”
dell’epoca, troppo giovane per alcuni lavori, troppo sveglia per accettare tutto
senza fiatare. Eppure… la sua spontaneità era contagiosa. Fotografata su sfondi
neutri o con vestiti oversize, Emily trasmetteva emozioni reali, di quelle che
ti arrivano dritte.
Ogni tanto lo ammette: era una faticaccia sorridere per dodici ore sotto i
riflettori. Ma quella stanchezza non sembrava mai sporcargli lo sguardo, sempre
acceso, un po’ ironico, come a dire “Sto facendo la modella, ma non mi fermo
certo qui”.
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COPERTINE E SHOOTING, BOOM MEDIATICO E NUOVI STANDARD
Poi sono arrivate le prime copertine — e con loro il vero salto. Non era più
solo la ragazza di Pacific Palisades, ma una giovane donna che ridefiniva uno
standard. Le riviste la volevano come nuova musa della sensualità consapevole:
curve morbide, sguardo fiero e una sicurezza che quasi ti spiazza.
C’è una cover in particolare, quella per una nota rivista di moda, che secondo
me segna uno spartiacque. Non solo posa, ma dialoga con l’obiettivo. Niente posa
plastica o eccessivamente studiata. Il suo stile?
* Nude look, ma con focus su capelli spettinati e pelle pulita.
* Abbraccio delle proprie forme, zero filtri.
* Espressioni che comunicano: “Sì, sono così, e sono io a decidere come
mostrarmi”.
Il bello è che questa autenticità faceva (e fa) impazzire le ragazze:
“finalmente una che pare vera”, “non sembra finta come certe altre”. A
vent’anni, Emily era già la testimonial di una nuova idea di femminilità forte.
IL FENOMENO “BLURRED LINES” E LA FAMA PLANETARIA
Se esiste un momento in cui il mondo intero ha googlato il suo nome, è stato
grazie al video di “Blurred Lines”. Un videoclip che ha fatto discutere (ancora
lo fa), ma che per Emily è stata una miccia: in pochi minuti, proiettata da
modella emergente a icona mondiale. Leggenda vuole che il giorno dopo non
riusciva nemmeno a controllare quanti follower in più comparivano sul suo
account Instagram.
Certo, non sono mancate critiche: c’era chi la accusava di bollicine eccessive,
chi diceva “ancora corpi nudi nei videoclip, che noia”. Ma lei? Sempre molto
chiara — “Sono consapevole di me stessa e della mia sessualità, sono io a
scegliere quando e come mostrarla”. Non le interessa essere un manichino
silenzioso, ma una donna che gioca col proprio corpo con autoironia e rispetto,
anche quando il mondo attorno si scandalizza.
SENSUALITÀ COME ATTO DI SICUREZZA
Quello che davvero ha cambiato le regole è stato il suo modo di vivere la
sensualità: non come posa da copertina, ma come atto di autodeterminazione. In
un panorama ancora ossessionato dagli stereotipi, lei si è imposta come simbolo
di “basta vergogna”, insegnando che
* La sicurezza viene dall’interno, e non da quello che ti raccontano gli altri.
* Il corpo è tuo, le regole le decidi tu.
* Sensualità non vuol dire sempre sedurre: può essere gioia, divertimento,
persino una presa in giro degli standard.
Emily Ratajkowski ha saputo, con ironia e intelligenza, far passare il messaggio
che essere donna oggi significa anche non dover chiedere il permesso per
brillare. E in fondo, chi non vorrebbe sentirsi un po’ Emily almeno una volta?
TRA SET E SCHERMI: LA SVOLTA SENZA FILTRI DI EMILY
C’è qualcosa di straordinariamente vero in quella che molti chiamano “Emily
Ratajkowski attrice”. Forse perché nessuno si aspettava che la ragazza simbolo
di sensualità e presenza ipnotica sulle passerelle (che abbiamo lasciato poco fa
nei backstage delle sfilate) potesse lanciarsi con questa naturalezza nella
settima arte, con una freschezza quasi sfrontata, senza mai perdere autenticità.
E invece eccola, con la telecamera addosso, a ribaltare ancora una volta le
aspettative.
La sua prima vera relazione con la recitazione nasce molto prima delle grandi
pellicole: piccoli ruoli, serie tv come “iCarly” quando ancora aveva gli occhi
pieni di sogni e poca consapevolezza di ciò che sarebbe diventata. Forse lì ha
imparato che la vera prova di coraggio, nel cinema, non è tanto il copione,
quanto stare davanti alle luci e restare comunque se stessa.
Poi boom – arriva la chiamata che cambia tutto: “Gone Girl” di David Fincher. Un
regista spietato, una produzione di quelle che ti fanno tremare i polsi, e lei
catapultata in un universo nuovo. Non era solo la ragazza bellissima che avevamo
visto su un cartellone gigante: era diventata parte di un gioco psicologico nero
come la pece, con Ben Affleck e Rosamund Pike, sì, ma con una delicatezza e
insieme una presenza che non passano inosservate. Emily ha portato sullo schermo
quel qualcosa che non si insegna – la capacità di essere vera anche nella
finzione. Forse è questo il suo superpotere.
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SCELTE AUDACI E VOGLIA DI SENTIRSI SÉ STESSA
Non tutti lo sanno, ma Emily, nel suo percorso tra moda e cinema, avrebbe potuto
seguire la scia delle offerte “facili”, i ruoli da “bella ragazza”, la solita
parte che riflette soltanto l’aspetto esteriore. E invece, puntata dopo puntata,
film dopo film, ha scelto la via più accidentata e onesta: cercare ruoli che le
parlassero davvero, che rispecchiassero le sue idee, i suoi dubbi, perfino le
sue insicurezze.
Ad esempio:
* In “We Are Your Friends”, al fianco di Zac Efron, non si è fermata alla
superficie, ha portato anche quell’ironia che la caratterizza (un’ironia
intelligente, a tratti caustica, per chi la sa cogliere).
* In pellicole come “I Feel Pretty” ha abbracciato con totale naturalezza il
discorso sull’accettazione e la bellezza senza filtri, mostrando che puoi
essere parte di una commedia senza nascondere le tue contraddizioni.
Chi la osserva nota subito che Emily non finge nemmeno in quei ruoli dove la
tentazione di “piacere a tutti” sarebbe fortissima. La sua arma segreta? Dire no
alle proposte in cui non si riconoscerebbe mai nella vita reale. Preferisce un
ruolo scomodo ma stimolante, piuttosto che perdersi nella massa. In un contesto
dove l’originalità spesso lascia il posto ai cliché, lei ha scelto di essere
fedele alla propria voce.
RAPPRESENTAZIONE REALE, SCHIETTEZZA FUORI SCENA
Quello che colpisce davvero, però, è il modo in cui fa convivere il suo lato
pubblico e quello privato anche nei suoi lavori cinematografici– perché sì, in
un’epoca di filtri e editing forsennato, lei si racconta così com’è, senza
troppe sovrastrutture.
Lo dice anche nelle interviste: non cerca il ruolo “princess” o la protagonista
dal destino predestinato, ma quei personaggi che mostrano sfaccettature,
incertezze, anche zone d’ombra. Dice: “Mi interessa vedere donne al cinema che
sbagliano, che sono forti e fragili insieme”. In fondo, per molte ragazze della
nostra generazione, vedere qualcuno che si espone senza paura è uno specchio che
riflette i nostri stessi desideri di autenticità e rappresentazione.
Non è un caso che, sui social come nei podcast o nelle serate tra amici, Emily
continui a lottare perché il cinema vada oltre la confezione patinata, e scelga
storie dove anche le imperfezioni hanno voce. Quella stessa schiettezza – che
sia in un look minimal sul red carpet o in una scena intensa da set – è la
chiave che la rende un modello credibile, e la spinge a cercare ruoli che
facciano sentire davvero vista, dentro e fuori lo schermo.
RELAZIONI, AMICIZIE E AMORE SOTTO I RIFLETTORI
Emily Ratajkowski parla d’amore e rapporti come chi ci è passata davvero, con il
cuore a volte a tappeto, a volte in volo: insomma, non si tira certo indietro
davanti alle emozioni. Perché dietro ai look impeccabili e alle passerelle
sfolgoranti c’è una giovane donna che affronta le relazioni – le proprie, certo,
ma anche quelle delle amiche – senza mai mettersi la maschera di chi deve
piacere a tutti i costi. Sui social la vediamo forte e radiosa, ma nelle
interviste più intime o tra le pagine del suo libro “My Body”, Emily lo dice
chiaro: l’amore le ha insegnato molto, soprattutto su se stessa.
Quel matrimonio quasi da clip musicale con Sebastian Bear-McClard era stato un
vero giro sulle montagne russe. Flash, paparazzi, abiti color senape e anelli
improvvisati: insomma, un mix tra trash pop e romanticismo realista. Emily ci ha
investito anima e coraggio, scegliendo la fedeltà a se stessa come bussola su
cui basare la coppia. Poi, certo, quel matrimonio è finito, con la cronaca rosa
pronta a puntare i riflettori sui motivi della rottura, ma lei non indietreggia
mai. Racconta la storia senza filtri, nemmeno quelli di Instagram, e anche nel
dolore della separazione non smette di ripetersi che la sincerità è la linfa che
rende un rapporto reale.
Essere madre l’ha cambiata tantissimo – e qui la Emily che partecipa agli eventi
di moda si scioglie in una versione molto più tenera. La nascita del piccolo
Sylvester Apollo ha segnato una svolta, quella in cui capisci che ogni tua
scelta, anche nel rapporto con il partner, diventa una mappa per il futuro di
tuo figlio. Emily l’ha detto in più occasioni che crescendo un bambino, tutti
quei grandi discorsi sull’autonomia, sull’autenticità, diventano davvero carne e
ossa, scelte di ogni giorno, e non più solo post d’effetto sul social di turno.
Ma non c’è solo l’amore di coppia e la maternità; il lato più frizzantino di
Emily emerge con le sue amicizie nel mondo dello spettacolo. Ha un rapporto
schietto e luminoso con donne forti come Kendall Jenner, Bella Hadid e persino
Taylor Swift (la si vede in mille TikTok, al fondo delle scene, spesso a ridere
di gusto). Condivide backstage rocamboleschi, cene improvvisate tra le stelle di
Hollywood e pomeriggi tra ragazze a parlare d’amore senza cliché.
Capita anche che Emily diventi la confidente perfetta, quella che sa capire cosa
si celi dietro un post troppo ottimistico o una storia troppo filtrata. Le sue
amicizie sono fatte di:
* Genuinità e supporto reciproco
* Risate liberatorie su argomenti “imbarazzanti”
* Consigli senza giudizio – quelli “da sorella”, più che da influencer
Ciò che colpisce, sentendo Emily raccontare dei suoi rapporti – sia d’amore che
di amicizia – è il suo attaccamento viscerale alla fiducia. Per lei, sentirsi
“vista” dall’altra persona è la chiave, una specie di portale magico dove si
gettano le paure e si accolgono le fragilità. In amore, Emily non crede nelle
favole tutte zucchero e zero sostanza: cerca la libertà di essere imperfetta e
la forza di dire “va bene anche così”, anche quando non tutto fila liscio.
Forse è questo, il suo segreto: vuole relazioni in cui il dialogo non sia solo
una recita imparata a memoria, ma uno spazio dove davvero “succede qualcosa”,
dove emozioni e parole trovano casa. E così, tra una confessione su TikTok e una
dedica al figlio, Emily Ratajkowski si racconta sempre senza sovrastrutture,
pronta ad affrontare la vita emotiva come una nuova passerella – senza il
filtro, ma con tanta sostanza.
FEMMINISMO VISCERALE: EMILY RATAJKOWSKI E L’ATTIVISMO CHE NON FA SCONTI
Ecco una cosa che è impossibile negare: Emily Ratajkowski non è mai stata zitta
davanti alle ingiustizie. Anzi, spesso è il suo essere così sfrontatamente
diretta a renderla odiata e amata allo stesso tempo. Se c’è una battaglia che
sente sua, non ci pensa due volte a esporsi, anche rischiando quell’effetto
boomerang che molti nel suo ambiente temono. Emily, però, sembra quasi
divertirsi a smontare i cliché del femminismo patinato: il suo è un femminismo
vissuto sulla propria pelle, con lo sguardo rivolto direttamente agli occhi
delle donne che la seguono. Quasi come una sorella maggiore che ti dice la
verità, anche se brucia.
Un piccolo esempio? Ricordate quando, nel 2017, è scesa in piazza per
manifestare a favore dei diritti delle donne e a sostegno di Planned Parenthood?
Non era solo lì come volto noto, ma come donna che sa cosa significa lottare per
l’autodeterminazione sul proprio corpo. Non solo parole, ma fatti. Nelle sue
storie su Instagram, Emily non si limita a un hashtag del momento: condivide
riflessioni, notizie, grida indignate, a volte anche quel misto di frustrazione
e speranza che tutte abbiamo provato almeno una volta. Più genuina di così.
Leggi anche: Emily Ratajkowski, il nudo e gli abusi: “se ascolti chi ti dice che
devi essere bella dai potere agli uomini“
LIBERTÀ DI ESPRESSIONE (ANCHE DEL CORPO): CHI HA PAURA DI EMILY?
C’è una strana paura collettiva ogni volta che una donna – giovane, bellissima e
famosa – decide di parlare senza filtri. Emily di paura ne ha ben poca: la sua
libertà di espressione passa anche attraverso il corpo, e qui si apre il tema
più controverso di tutti. Lo sa bene pure lei, che proprio su questo punto si
sono scatenate le liti social, le accuse di “femminismo da copertina”, gli
haters e le critiche anche da parte di altre donne. Ma Emily ha il coraggio di
dire quello che segretamente pensiamo tutte: il corpo femminile è nostro, e
possiamo farci quello che più ci pare – anche mostrarlo con orgoglio, senza che
questo leghi il nostro valore solo all’apparenza.
Lo fa:
* posando nuda senza vergogne
* rifiutando l’ipocrisia secondo cui una donna emancipata dovrebbe
necessariamente “coprirsi” per essere rispettata
* difendendo il diritto a essere sensuali, ironiche, arrabbiate, dolci… e tutto
insieme
Emily si mette a nudo due volte: letteralmente e metaforicamente. E ogni volta
lancia una provocazione che fa parlare, tipo quando su Twitter spiegò che la
sensualità può essere una forma di potere, non solo di sottomissione. Da lì,
valanga di discussioni: c’è chi la accusa di avallare uno sguardo maschile e chi
invece festeggia questa svolta come uno dei pochi veri atti di femminismo pop.
SOSTENERE ALTRI, ANCHE SOTTO IL FUOCO INCROCIATO
Emily non è una di quelle che si mette la spilla rosa solo per le foto. Ha
donato e raccolto fondi per Planned Parenthood, e quando serviva, ci ha messo
pure la faccia, apparendo a eventi o in interviste per difendere il diritto
all’aborto e l’accesso libero alle cure. Il suo coinvolgimento non si ferma a
quello che si vede: spesso usa le proprie piattaforme social per amplificare le
voci altrui, sostenere campagne di sensibilizzazione o difendere colleghe
attaccate dai media. Certo, a volte ci sono inciampi, o messaggi che non vengono
compresi; capita persino che qualcuno storca il naso per la sua volontà di
parlare “di tutto”, senza censure autoimposte.
Ma Emily resta ferma nei suoi valori, anche quando è scomoda, anzi forse
soprattutto allora.
Molte ragazze raccontano di come i suoi contenuti abbiano cambiato il loro modo
di percepirsi, di non sentirsi sbagliate nel voler essere sensuali e impegnate
insieme – come se fossero due lati della stessa moneta. Magari sarà anche
controversa, ma questa autenticità, vuoi o non vuoi, contagia. E in un mondo di
filtri, Emily è proprio quel punto di rottura che scuote e fa ragionare.
UN FEED COME DIARIO, TRA SELFIE E IRONIA
Emily Ratajkowski non si limita a comparire sui social: li abita, li trasforma
in stanze luminose in cui si riflette il suo carattere vulcanico. Scorrere il
suo feed su Instagram è un po’ come sbirciare dentro una casa con tantissime
finestre aperte, dove si alternano scatti glamour – sì, quelli ci sono sempre –
ma anche scene vissute, giornata storta, e video che sembrano montati di getto
per riderci sopra. La sua spontaneità non è costruita, il che è rarissimo in
un’epoca di filtri e finzioni. Emily pubblica una foto elegante e subito dopo
una story in cui esclama “Ragazze, oggi i miei capelli fanno schifo, che si fa?”
come se stesse parlando con te davanti a una pizza.
Il suo modo di comunicare è un mix ben miscelato di ironia, intelligenza e
autoironia – ossia, il “se la ride prima di tutti”. Adoro come riesce a prendere
in giro certi stereotipi: prendi per esempio il classico bikini-post da
influencer. Emily ti sorprende con una didascalia che smonta i cliché, buttando
lì un “Promemoria: anche il pane carboidrato va bene, ok?” tra un sorriso e un
tramonto. Sembra tutto fatto senza pensarci troppo, ma si sente la mano “umana”,
la donna dietro il personaggio.
LO STILE SECONDO EMILY: FUORI E DENTRO I LOOK
Parlare di stile, se si tratta di Emily Ratajkowski, è come srotolare una
tavolozza piena di colori inaspettati. Lei è pioniera di uno stile che si
reinventa ogni giorno: oggi streetwear con i baggy jeans, domani abito
trasparente che fa discutere (e tanto), poi ancora blazer maschili, crop top che
azzerano le barriere tra moda giorno e notte. Sembra sempre a suo agio, quasi
che ogni outfit sia una seconda pelle scelta per raccontare un umore, una
battuta, una voglia di scardinare le regole.
Il suo stile personale è diventato fonte di ispirazione vera. Prova a cercare
#EmRataStyle e ti ritrovi catapultata in un universo di look copiati,
rivisitati, remixati. Perché, diciamolo, Emily riesce a trasformare un paio di
sneakers usurate o una camicia vintage oversize in trend globale. E quello che
davvero conquista è la sua autenticità radicale: cioè, anche quando propone la
sua linea di costumi o gioielli, non c’è distacco – c’è coinvolgimento, c’è
dietro la storia di una ragazza che si sporca le mani, che ti racconta i
retroscena, che ammette anche le sue insicurezze (“A volte non so neanche io
come abbinare i colori!”).
L’INVIDIA BUONA DELLE GIOVANI DONNE E LA COMMUNITY AFFIATATA
Forse il vero segreto di Emily Ratajkowski sui social sta nella sua capacità di
ispirare senza intimidire. Le sue follower – spesso donne giovani, curiose,
magari alle prese con l’ansia del confronto – trovano nel suo profilo:
* Una presenza che non predica, ma dialoga.
* Esempi pratici di body positivity, laddove “mostrarsi” non è mai plateale, ma
una scelta autonoma e consapevole.
* Riflessioni leggere ma non superficiali su ciò che significa essere donna
oggi, tra meme autoironici e storie di vita vera.
Il bello è che Emily non teme di mostrare anche la propria fragilità. Una volta
ha postato un piccolo video, poco dopo una delusione amorosa, in cui diceva
“Oggi mi sento un pochetto… rotta. Ma ce la facciamo, tipo serie tv quando la
protagonista rinasce.” Pochi fronzoli, molta verità.
COMUNICAZIONE AUTENTICA, VALORI INCLUSI NEI PICCOLI GESTI
E qui si torna sempre al punto di partenza: Emily non usa i social solo come
vetrina, ma come specchio. I suoi valori emergono nei dettagli:
* Quando condivide la gioia impacciata di ballare da sola nel soggiorno.
* Quando ammette che anche le sue giornate perfette hanno qualche crollo di
autostima.
* Quando mostra il lavoro dietro una campagna inclusiva o la chiacchierata con
l’amica di sempre.
Il risultato? Un racconto social che ti fa venire voglia di essere più libera,
più spontanea, più te stessa. Senza mai perdere quel senso di comunità, di
sorellanza digitale, che rende il profilo di Emily un vero piccolo rifugio per
chi cerca ispirazione, risate e conforto, anche solo tra le stories di un lunedì
mattina.
DENTRO EMILY: LIBERTÀ E INDIPENDENZA COME MANTRA QUOTIDIANO
Emily Ratajkowski, quando la guardi o la segui, sembra avere addosso sempre una
specie di vento che la spinge in avanti. Quel vento si chiama libertà. È più di
una parola da bio su Instagram: per lei è la bussola che orienta scelte grandi e
minuscole, dal modo in cui si mostra al mondo, fino alle cose che decide di non
dire o non fare. Nei suoi racconti, nelle interviste o anche solo nei momenti in
cui la si vede camminare da sola per New York con il cane Colombo, c’è questo
desiderio forte di vivere secondo regole proprie, senza aggiustarsi mai troppo
addosso quelle degli altri. E infatti, che si parli delle sue scelte di
carriera, del modo in cui gestisce i progetti personali, o degli affetti, il
filo conduttore resta sempre l’indipendenza: la capacità di essere fedele a se
stessa a dispetto di giudizi, cliché e pregiudizi.
Non è un caso che Emily racconti spesso del suo rapporto con l’autonomia come se
fosse stata la sua migliore amica fin da piccola. Ha imparato a contare su di
sé, mettendo qualche volta in discussione anche certi standard di femminilità e
successo che la società impone. Come se dicesse: sì alla sensualità, ma anche sì
alla complessità, alle paure, al dubbio, alle ribellioni fuori copione.
CONSAPEVOLEZZA DI SÉ: ERRORI, SVOLTE E PICCOLI SUPERPOTERI
Non si diventa un simbolo senza mettersi un po’ a nudo, e non solo in senso
letterale. Emily non ha mai avuto paura di mostrare le sue contraddizioni e i
momenti “no”. Parla spesso – senza mezzi termini e senza finti filtri – degli
errori che ha fatto, delle cose che nel tempo ha dovuto ridefinire di sé. Non è
quella che ti dice di avere tutte le risposte pronte, ma la persona che
preferisce esplorare domande scomode: chi sono davvero? Cosa voglio? Come ci si
riappropria del proprio corpo, della propria voce, anche dopo che milioni di
occhi ti hanno già catalogata?
Questo percorso di autoconsapevolezza per lei passa anche dal raccontare la
verità cruda e senza omissis:
* Parla delle insicurezze, delle pressioni che sente, delle ansie che ancora
oggi a volte la perseguitano.
* Ribadisce che il coraggio non è essere perfetti, ma sapersi rialzare.
* Scommette sulla fragilità come forza – anche quando il mondo chiede armature
di ferro.
Per le sue fan più giovani, vedere Emily ammettere che pure per lei niente
arriva “magicamente” è una ventata d’aria fresca. Quasi come se dicesse:
*ragazze, supereroine va bene, ma con le occhiaie, senza pozioni magiche*.
SOGNI FUTURI: TRA LIBRI, SCHERMI E NUOVI ORIZZONTI
Nonostante abbia già spuntato parecchie voci nella sua lista dei desideri –
modella, attrice, imprenditrice, autrice bestseller di “My Body” – Emily non dà
l’idea di voler rallentare. Al contrario, nei suoi progetti futuri c’è una forte
voglia di reinventarsi, di esplorare altre sfumature di sé e della propria
creatività. Qualcosa che va oltre le passerelle e i set fotografici.
Cosa bolle in pentola per lei?
* Sta lavorando a nuovi libri, dove vuole immergersi ancora più profondamente
nelle questioni legate all’identità e al femminismo.
* Sogna una regia tutta sua: ha dichiarato di voler dirigere un film che
riscriva tanti cliché sulle donne di potere.
* Si impegna per la sua linea di moda Inamorata, ma con un occhio alla
sostenibilità – non più solo cool, ma consapevole.
* È tentata dal mondo delle serie tv, magari con una produzione sua, per
raccontare storie non raccontate.
E tutto questo senza mai abbandonare – anzi, potenziando – l’attivismo. Emily
non si tira indietro quando c’è da appoggiare cause sociali o difendere diritti:
ambiente, maternità libera, diritto di scelta.
ESEMPIO PER UNA NUOVA GENERAZIONE: CORAGGIO, VULNERABILITÀ E SORELLANZA
Il vero sogno di Emily? Continuare a essere modello di riferimento per chi
cresce oggi, insieme a lei. Non la top model irraggiungibile, ma una “sorella
maggiore” che inciampa e ride, piange e si rialza. Le sue storie su TikTok, le
battaglie femministe, i discorsi imperfetti ma sinceri sono tutte piccole
rivoluzioni. Ed è forse qui il suo valore aggiunto: normalizzare il dubbio, la
ricerca, la trasformazione. Così, tra sogni reali e futuri ancora da scrivere,
si costruisce ogni giorno un’immagine in cui le ragazze possono davvero
riconoscersi.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU PARIS HILTON
* Nome completo: Paris Whitney Hilton
* Data di nascita: 17 febbraio 1981
* Luogo di nascita: New York City, USA
* Segno zodiacale: Acquario
* Altezza: 173 cm
* Partner: Carter Reum (marito dal 2021)
* Genitori: Richard Hilton e Kathy Hilton
* Figli: 2
* Fratelli/Sorelle: Nicky Hilton, Barron Hilton II, Conrad Hilton III
* Instagram: @parishilton
DA EREDITIERA A ICONA INTERNAZIONALE
Ecco, quando pensi a Paris Hilton, è quasi impossibile non visualizzarla seduta
sul sedile posteriore di una limousine, con un mini dress scintillante, occhiali
da sole a farle da scudo anche di notte e quell’aria a metà tra la diva
inaccessibile e la ragazza che sta semplicemente giocando a essere sé stessa. Ma
questa immagine così pop ha radici profonde, cioè non nasce dal nulla, davvero!
Paris, per cominciare, non è solo la faccia di un cognome mitico, quello degli
hotel Hilton (roba che già da bambina ti chiedono: “Allora, è vero che vivi nei
piani delle suite presidenziali?”). È cresciuta tra torri dorate e tappeti
rossi, sì, ma anche tra mille *regole* familiari, giochi di potere, e sfide
personali che non ti aspetteresti dietro una maschera di glitter.
Quello che spesso si dimentica è che Paris viene da una famiglia dove la parola
“immagine” contava quanto e più dei quaderni di scuola. Sua nonna—Kathleen, la
vera regina della grazia old Hollywood—la portava ai brunch con le amiche, tutte
piume e cappellini e discorsi educati su come presentarsi al mondo. Ma, sotto
sotto, c’era anche il mantra: comportati bene, non farti notare troppo, “girls
do not raise their voice”. Forse proprio lì, in quel microcosmo di tradizioni,
Paris ha imparato la coreografia perfetta per cercare—caparbiamente—il suo
spazio personale, anche quando era solo una ragazzina con le ginocchia sbucciate
e le trecce storte.
Le sue giornate erano tutt’altro che stabili. La famiglia Hilton, per motivi sia
educativi che… voglia di tenerla lontana da guai veri, la mandava da una scuola
privata all’altra: New York, Connecticut, poi la California. Ogni volta un nuovo
dorm, nuovi codici, nuove ragazze super competitive. Tipo una puntata infinita
di Gossip Girl, ma prima. Paris si portava dietro un bagaglio—letteralmente alla
moda da raccontare!—ma anche quello senso di “non sono mai davvero a casa”.
Ecco, sì, lo ammette anche lei oggi: “Mi sentivo spesso come una outsidersì,
anche se il mio nome raccontava altro”.
E a proposito di nome, quell’Hilton sulle spalle non era proprio una piuma
leggera. Da fuori, chi non vorrebbe essere una Hilton, no? Ma per Paris era una
sottile gabbia dorata:
* Ogni passo aveva qualcuno che lo osservava (o giudicava)
* Le aspettative erano fuori scala (“Diventa anche tu manager o filantropa di
fama, eh?”)
* Ogni capriccio doveva diventare lezione o esempio
Lì, nei corridoi degli hotel e nei cortili degli istituti privati, si è fatta le
ossa, diventando—step by step—quella che oggi chiamiamo un’icona pop. E mica
solo per i look: Paris ha usato la mondanità come uno strumento per emergere.
Non si è lasciata soffocare dal peso del cognome, anzi: ha capito che poteva
giocare le sue carte a modo suo, riscrivendo le regole di ciò che significa
“essere famosi”. Non era più solo “la giovane Hilton in copertina”, ma *Paris*,
quella che dettava tendenze a vent’anni e si inventava party e outfit che
venivano ripresi ovunque (ora sarebbe stata la regina di TikTok, sicuro).
Negli anni ‘90, in una New York in piena rinascita cool tra club segreti come il
Limelight e il leggendario Studio 54 ormai in crisi, Paris capisce tutto al
volo: il segreto non è solo “esserci”, ma farsi vedere nel modo giusto. Mescola
la disciplina severa di casa Hilton a una voglia teen di trasgressione e fuori
dagli schemi, scegliendo sempre il party più esclusivo ma anche lo stile più
iconico, il selfie prima che selfie fosse una parola comune. Quasi per magia, il
suo lifestyle diventa modello, un ponte tra elite e pop culture.
Sì, il suo vero superpotere è stato proprio questo: prendere le regole
dell’aristocrazia del denaro e contaminarle con l’energia brillante di chi si
vuole distinguere. Paris è andata oltre la caricatura e, tra jet privati e
scandali ben piazzati, ha *reinventato il glamour* per una generazione che aveva
fame non solo di lusso, ma di personalità. Ed è così che, senza quasi
accorgersene, ha acceso un faro sul futuro: quello delle “celeb” che, in realtà,
partono come chiunque, ma finiscono per scrivere le proprie regole.
LA SVOLTA DEL REALITY E LA NASCITA DELLA CELEBRITÀ 2.0
Quando Paris Hilton e Nicole Richie sono apparse per la prima volta sugli
schermi di “The Simple Life”, il mondo non era pronto. Tutti pensavano: “Che
diavolo ci fanno due ragazzine di Beverly Hills in una fattoria del Midwest?”.
Eppure, in un attimo, il reality è diventato un fenomeno planetario. Paris – con
i suoi occhiali da sole giganti e quella risata inconfondibile – non solo ha
conquistato milioni di spettatori, ma ha letteralmente creato un archetipo: la
“famosa per essere famosa”. E qui c’è una parte di lei che ancora oggi fa
parlare: quella capacità audace di trasformare ogni situazione, anche la più
umile, in uno show.
Dietro al successo di “The Simple Life” c’era qualcosa di molto più intelligente
di quanto si pensasse. Paris ha giocato con la sua immagine di ragazza viziata,
ma in realtà era tutto calcolato – non c’è da stupirsi se oggi TikTok pullula di
meme che la imitano. Il suo modo di parlare, quei suoi “That’s hot” buttati lì
come se nulla fosse, sono entrati nel linguaggio quotidiano delle ragazze di
mezzo mondo. E le dinamiche con Nicole Richie? Una coppia di fuoco. Amiche vere,
ma anche complici di marachelle, ironiche perfino quando dovevano versare il
latte alle mucche o sopportare i rimproveri dei “normies”.
L’aspetto più incredibile è che, mentre molti la vedevano come “l’ereditiera
svampita”, Paris stava in realtà anticipando la nascita dell’influencer – prima
ancora che nascessero Instagram e i like a raffica. Era sempre in posa, sempre
consapevole della telecamera: l’arte di essere senza filtro, ma perfetta. Di
fatto, Paris ha mostrato che la fama poteva stare tutta nell’essere se stesse
(o, meglio, una versione geniale e scintillante di sé). E questa è diventata la
regola aurea dei social negli anni a venire.
Oggi guardiamo le celebrità di Instagram e ci sembra tutto normale, ma vent’anni
fa era una rivoluzione. Paris ha mostrato che l’immagine si può costruire, pezzo
dopo pezzo, tanto da diventare uno stile di vita contagioso:
* Ogni outfit è una dichiarazione (il vestito argento scintillante del suo
21esimo compleanno è ancora oggi fonte di ispirazione su Pinterest).
* Ogni frase un claim da condividere (quante di noi hanno scritto “That’s hot”
sotto una foto ironica?).
* Ogni gaffe trasformata in occasione per ridere di sé (chi non ricorda quando
ha cercato di friggere le uova senza sapere l’esistenza dell’olio, e lo
faceva apposta!).
Certo, non sono mancati i momenti bui e le polemiche: Paris ha affrontato furti
di privacy, critiche alla presunta superficialità, e anche qualche scivolone
mediatico. Ma qui entra in gioco il suo vero superpotere: una resilienza che
spiazza, il modo in cui ha sempre saputo sorridere e rigirare tutto a suo
favore. Più parlavano male di lei, più trovava un modo per tornare al centro del
gossip, ma sempre con quella leggerezza “camp”, come una diva degli anni ‘2000
uscita direttamente da una commedia di Netflix.
A pensarci bene, Paris Hilton ha dato a tutte noi un’“enciclopedia della
viralità inconsapevole”: essere pop, esagerare, sapersi prendere in giro e
orlare la bellezza con un pizzico di follia. E nemmeno la tensione del momento o
le coltellate a distanza con Nicole Richie hanno mai davvero scalfito il suo
regno.
Questa energia contagiosa l’ha trasformata – poco a poco – da semplice icona ad
apripista della celebrità digitale. Ogni suo selfie, ogni trasgressione, ogni
risata nervosa davanti alle telecamere: tutto era parte di un gioco
intelligente, capace di ridisegnare i confini tra “privato” e “pubblico”. Dai
paparazzi ai reel su Instagram, Paris Hilton ci ha insegnato che la vera
differenza la fa chi osa esporsi, cavalcando l’onda del cambiamento. E lo ha
fatto con la certezza di non avere nulla da perdere se non la paura di essere sé
stessa, impegnando la propria immagine come una pioniera, in anticipo persino
rispetto ai trend che oggi diamo per scontati.
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NON SOLO EREDITIERA: LA REGINA DEL BUSINESS REINVENTA SE STESSA
Quando si pensa a Paris Hilton, diciamolo, viene facile immaginarla tra tacchi
glitterati, party esclusivi e borse firmate. Eppure, dietro ogni scatto e ogni
outfit accecanti, si nasconde una mente imprenditoriale che non si ferma mai. La
verità? Paris ha preso il cliché dell’ereditiera viziata e l’ha ribaltato: oggi
è una delle donne d’affari più influenti dello showbiz internazionale. Non è un
caso se il suo patrimonio si calcola ormai in centinaia di milioni di dollari,
frutto non solo di eredità di famiglia, ma – soprattutto – di fiuto, intuizione
e lavoro vero. Sì, proprio così: lavoro. E con una visione sempre avanti
rispetto al resto.
PROFUMI, ABITI E MOLTO DI PIÙ: IL SUO IMPERO CON IL SUO NOME SOPRA
Un giorno, Paris ha deciso che il suo profumo doveva sapere… proprio “di Paris”.
Ma mica solo per sé! Così nel 2004 lancia la sua prima fragranza—una
bottiglietta dal design futuristico che ancora oggi continua a vendere come
caramelle (o forse meglio). Da lì parte una vera e propria rivoluzione: più di
25 profumi sfornati una dopo l’altra, ognuno legato a una parte diversa del suo
essere. Si parla di oltre 3 miliardi di dollari di fatturato solo da questa
linea; cioè, roba che farebbe impallidire molti colossi beauty.
A questo si aggiungono abiti, scarpe, cosmetici, linee per animali domestici
(Paris senza Chihuahua non esiste, dai!) e accessori griffati Paris Hilton.
Tutto con lo stesso mantra: “Non mettere mai il tuo nome su qualcosa che non
indosseresti o non useresti davvero”. Vuoi un borsone rosa shocking, che sembra
uscito da un TikTok a tema Y2K? Magari l’ha disegnato lei, ed è già sold-out.
EMBLEMA DI CREATIVITÀ: EPISODI DA MANUALE
Ci sono situazioni che solo Paris avrebbe potuto trasformare in opportunità.
Tipo quando, nel pieno della bolla social pre-Instagram, ha deciso che girare il
mondo facendo la DJ non era solo un gioco ma un vero business. Si è fatta le
ossa dietro la console, ha sorpreso tutti con serate sold out in festival
internazionali (pensate a Tomorrowland, mica la sagra del paese) e cachet
stellari: arrivavano a centinaia di migliaia di dollari a notte.
Mi ricordo quella volta a Ibiza, estate 2014: in consolle c’era la solita lotta
tra chi pensava che Paris fosse solo “quella delle pose”, e chi invece usciva
dal locale sudato (e felice) per la sua selezione musicale. I pettegolezzi? Le
hanno solo dato una spinta in più. Paris non sbaglia una mossa: dove gli altri
vedono scandalo lei fiuta opportunità. È famosa la lista delle insegne davanti
ai locali: “Paris Hilton tonight – Sold Out”. Inutile invidiarla, è una
questione proprio di temperamento vulcanico e resilienza.
REINVENTARSI COME TREND DEL FUTURO
Guardarla è come vedere l’essenza della frase “never settle”. Paris anticipa i
trend: dal look barbiecore che ora fa impazzire TikTok, al modo di parlare (la
sua vocina iconica, il “That’s hot”, gente lo tatua pure), all’impatto nello
slow-fashion e nella promozione di beauty inclusivo. Non è mai rimasta troppo a
lungo nella stessa zona di comfort; ogni volta che il personaggio sembrava
stancare, lei faceva qualcosa di spiazzante e nuova.
Insomma, se sogni di entrare nel business della moda o del beauty, o magari vuoi
solo un pizzico di coraggio in più per reinventarti, Paris Hilton è la prova che
“yes, you can”. I suoi biglietti da visita? Audacia, stile e la sfrontatezza di
prendersi sul serio, anche quando nessuno ci crede davvero. E sentirsi un po’
ereditiera tutte le volte che scegliamo di essere noi stesse.
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IL CAROSELLO DEI SENTIMENTI SOTTO IL FLASH DEI PAPARAZZI
Parlando di Paris Hilton, non puoi non notare il tornado di attenzioni che l’ha
accompagnata in ogni sua relazione. Sembra quasi che ogni suo bacio abbia
scatenato interi articoli di gossip – e non esagero. Le storie d’amore di Paris
sono diventate materiale da copertina già dai tempi dei primi reality, con flirt
e fidanzati che facevano capolino su ogni magazine, praticamente come meme
virali oggi sulla For You Page di TikTok. Ma sotto quei flash impietosi c’era
sempre una ragazza che, come tutte noi in fondo, provava a capire cosa fosse
davvero l’amore, solo che lo faceva… in pubblico.
Più volte Paris ha ammesso quanto sia stato difficile separare la verità dalla
spettacolarizzazione. Se all’inizio si divertiva a giocare col suo personaggio,
presto ha imparato che l’amore – quello vero, quello che ti fa tremare le
ginocchia – ha bisogno anche di privacy, di silenzi e di sguardi che nessuna
telecamera può cogliere. Ti ricordi? Ci sono stati fidanzati come Nick Carter,
Benji Madden, fino alle storie con Doug Reinhardt e River Viiperi – ognuno si è
portato via un pezzettino di lei, ma anche le ha lasciato una lezione. Molti di
questi amori sono sfumati tra rumor, incomprensioni (e qualche ex finito
direttamente nelle canzoni), ma se c’è una cosa che Paris ci ha insegnato è che
non ha mai smesso di cercare sé stessa anche attraverso le relazioni.
AMICIZIE, SORELLANZA E IL VALORE DELLA FAMIGLIA
E poi, quando tutti i riflettori si spengono e restano solo le persone vere
attorno a un tavolo, Paris si rifugia nei legami che più contano. Il rapporto
con la sorella Nicky Hilton è quasi commovente, basta seguire le due su
Instagram per capirlo: quelle due si spalleggiano, si supportano, talvolta si
punzecchiano, ma guai a chi tocca la famiglia! E non è solo show. La loro
complicità si avverte nei piccoli gesti di tutti i giorni, quelli che nessun
paparazzo può raccontare davvero. Durante l’adolescenza, tra uniformi da
collegio e segreti condivisi sotto le coperte, Paris e Nicky hanno imparato a
essere l’una il sostegno dell’altra. Persino nei momenti più terribili – tipo
quando esplodeva uno scandalo o una rottura amorosa riempiva tutti i feed – era
la famiglia a riportarla coi piedi per terra.
* Sorellanza come fonte di forza
* I fratelli Conrad e Barron come pilastri costanti
* Consulenze di zia Kathy Hilton tra consigli fashion e cuore
Questo senso di appartenenza emotiva, secondo me, ha fatto davvero la differenza
nella crescita di Paris. Perché anche se sei circondata da milioni di like,
quello che ti fa respirare nelle giornate storte sono i messaggi di chi ti vuole
bene per quella che sei, senza filtri o filtri bellezza.
CARTER REUM, LA RINASCITA E UNA NUOVA MATERNITÀ TUTTA MODERN FAMILY
Proprio nel momento in cui i meme su “Hot or Not?” sembravano averla incasellata
in una cartoon glam sempre uguale, Paris ha cambiato pelle – ancora una volta.
L’incontro con Carter Reum è stato come l’inizio di una nuova stagione della sua
serie personale, episodio pilot: lui imprenditore, riservato, niente red carpet
acchiappaflash se non necessario. Un equilibrio nuovo, quello che si crea –
quasi miracolosamente – quando trovi una persona che sa vedere il tuo vero
cuore, non solo il tuo look.
La loro storia non è stata affatto da favola patinata. Paris ha raccontato
quanto abbia dovuto abbattere mura e pregiudizi, anche i suoi. Il percorso verso
il matrimonio, celebrato con una cerimonia pazzesca (ma nel fondo intima), ha
segnato il momento in cui, secondo me, Paris si è mostrata più adulta e
consapevole. L’arrivo del piccolo Phoenix, poi, le ha aperto spazi dentro sé che
non aveva mai esplorato, tra pannolini e lullaby remixati, dove la maternità si
mescola a nuovi equilibri di libertà e amore.
* Maternità vissuta con orgoglio e autenticità
* Coparenting moderno e momenti di “normale” felicità domestica
* L’importanza di proteggere il nido anche quando il mondo vorrebbe entrare a
curiosare
Paris sa che il prezzo della notorietà è alto ma, ogni tanto, si prende – e si
merita – il suo angolo di autenticità. Ed è lì che si fa trovare da chi la ama
davvero, oltre le maschere e i glitter.
IL VALORE DIETRO GLI OCCHIALI ROSA: L’EDUCAZIONE E LE RADICI DI PARIS
A volte sembra quasi che Paris Hilton sia nata tra stelle filanti e flash, ma a
ben guardare—dietro quell’aura “pink and glossy”—ci stanno dei valori piantati a
terra come querce. La sua educazione cattolica non è solo un dettaglio da
biografia: Paris ne parla con una specie di gratitudine sottovoce, come se la
fede fosse una copertina nascosta sotto i lustrini. C’è stato un tempo, dice, in
cui le domeniche erano per andare in chiesa con mamma Kathy e che dire? Ancora
oggi, anche se la sua vita è un continuo red carpet (reale o metaforico),
quell’ombra di spiritualità resta tipo un talismano nella borsetta. Ovviamente
Paris non è “santa”, lo sa anche lei, ma quel senso di rispetto verso certi
riti, certi valori—insomma, non è roba da copertina ma c’è.
Poi, ragazzi, c’è una cosa che salta all’occhio subito se la guardi bene: Paris
ama gli animali come poche. Da sempre! Certe scene fanno sciogliere più di una
palette di fard: la vedi con le braccia piene di chihuahua, oppure circondata da
pony, conigli, gatti—come se la sua casa fosse una versione pop della fattoria
di Charlotte. E quella passione lì ce l’ha davvero nel cuore: racconta che da
bambina, nelle prime notti fuori da casa Hilton, si portava dietro almeno un
peluche a forma di cagnolino, perché senza animali non sopravviveva. Se scorri
il suo profilo TikTok o Instagram, te lo dimentichi quasi il tacco dodici:
sembra una bimba felice che gioca nel prato, non una multimilionaria costruita a
tavolino.
FAME, FILTRI E FILTRO: IL RAPPORTO DOLCE-AMARO CON LA NOTORIETÀ
Chi pensa che Paris si sia mai davvero “abituata” alla celebrità, capisce poco
di ossessioni mediatiche. La fama, per lei, è una specie di amica/nemica: la ama
perché le ha dato tutto, la detesta perché la inscatola nei soliti cliché. Le
interviste di Paris hanno quasi sempre questo sottofondo: la troppa luce fa
ombra. Il nome Hilton su una gigantografia, mentre dentro ti senti ancora quella
ragazzina spaesata. Ha imparato a convivere con l’etichetta di “bionda
frivola”—ma scavando, sotto c’è uno zoccolo duro, una grinta pazzesca, una
specie di “non me ne frega niente, io sono diversa”. E in effetti, Paris gioca
con gli stereotipi invece che evitarli: li prende, li traveste, li ridicolizza
(“that’s hot” docet!).
1. Non accetta mai di farsi definire da altri, e ci fa quasi il meme sopra.
2. Inventa un personaggio… così marcato che, paradossalmente, la protegge.
3. Quando si tolgono i filtri (tipo nel documentario “This Is Paris”) scopri che
la vera Paris ci mette il cuore, le lacrime, la fragilità.
Una specie di “balsamo” per tutte quelle ragazze che ogni tanto si sentono
guardate, giudicate, confinate in uno stampino.
VITA PRIVATA E IL CORAGGIO DI RESTARE AUTENTICA
C’è un aspetto che non smette mai di stupire chi la osserva sul serio: Paris
Hilton sa difendere i suoi spazi privati con determinazione. E qui arriva una
lezione non da poco: puoi essere ovunque, ma se non tieni stretto un pezzetto
solo tuo, ti perdi. Lei, nel suo glamour, ha rituali iper-“normali” che la
ancorano alla realtà: spegne i telefoni, si rifugia nella stanza rosa del suo
cuore (letteralmente—ne ha una!). Certi giorni Instagram non esiste, o almeno
non come la gente pensa. Si concede momenti di solitudine, shopping con la
sorella, coccole con il marito o con il figlio—tutto senza pubblico, senza
filtri.
* Mette dei muri quando serve (il gossip, fuori!).
* Coltiva amicizie vere, tipo talismani preziosi.
* Cura blocchi-notes pieni di sogni scritti a mano—parola di Paris.
Quello che lascia a chi la segue è un messaggio potentissimo: anche se il mondo
crede di sapere tutto di te, solo tu puoi custodire i tuoi veri valori. E in
fondo, dietro la ribalta, c’è sempre uno spazio dove la luce è morbida e puoi
essere davvero chi sei, senza nessun filtro. Forse la vera eredità di Paris sta
proprio qui: nel ricordarti che puoi avere mille luci addosso, ma il diamante
più raro lo tieni nascosto nella tasca del cuore.
QUANDO IL GLAMOUR DIVENTA MEGAFONO: PARIS HILTON E L’ATTIVISMO INASPETTATO
Pensare a Paris Hilton solo come regina del party o testimonial di profumo
significa proprio non aver capito la sua parabola. Il lusso è il suo vestito,
certo, ma sotto quella patina ci sono graffi che lei, invece di nascondere, ha
trasformato in microfono. Da qualche anno, infatti, Paris ha deciso che il suo
potere – di influenza, di parola, pure quello economico – non serviva solo a
scegliere l’abito giusto ma a ricamarsi un posto vero tra le attiviste della sua
generazione. E lo ha fatto urlando dove molti avrebbero sussurrato, cioè sulle
ferite che il sistema infligge ai più giovani, specie a chi si trova in
strutture “correzionali”, istituti per minori problematici o fragili.
Amo quando una donna fessa il cliché col suo stile e Paris qui è proprio un meme
ribaltato: da “festa e frivolezze”, boom, a portavoce di storie invisibili.
OLTRE L’APPARENZA: LA DENUNCIA DEGLI ABUSI NELLE SCUOLE CORREZIONALI
Tutto parte da un documento importante per chi vuole capire davvero chi è Paris:
“This Is Paris”, il docufilm uscito su YouTube nel 2020. Lì, quella figlia
perfetta dal guardaroba da sogno racconta l’incubo vissuto da adolescente in
diversi istituti dove, invece di aiutarla, veniva sottoposta a punizioni fisiche
e psicologiche. Non era la solita storia trash da tabloid, era una bomba
sociale: la ricca ereditiera, davanti a milioni di followers, confessava tra le
lacrime che dietro i cancelli dorati spesso si nascondono inferni mai
raccontati.
Quello che colpisce? Il fatto che Paris non si sia limitata alla “confessione
strappalacrime”. Ha scelto di diventare la voce di tutti quei ragazzi e ragazze
che sulle loro storie di abusi hanno trovato solo silenzio, vergogna, paura. Ha
portato la sua testimonianza davanti a senatori e attivisti, ad esempio nel
2021, in Senato nello Utah, chiedendo una vera riforma del sistema.
UNA MISSIONE POP MA CONCRETA PER CAMBIARE DAVVERO
A volte, dal lusso può nascere qualcosa di vero. Paris ha fondato iniziative
come “Breaking Code Silence”, una campagna strutturata per far luce sugli abusi
negli istituti per minori. Sui social non ha paura di mostrare la cicatrice
(intesa sia come trauma che come impegno):
* Fa video TikTok dove coinvolge altre vittime, abbracciando un linguaggio
semplice e diretto
* Partecipa a manifestazioni pubbliche – con tanto di cartelli homemade e
outfit molto poco da passerella, quasi a voler ricordare: “oggi non vendo
lusso, ma attenzione”
* Parla di salute mentale nei podcast, senza paura di pronunciare tutte quelle
parole “scomode” (ansia, trauma, panico)
Lottare per la salute mentale e i diritti dei giovani ormai è una parte
fondamentale della sua identità. Non si limita ad appoggiare campagne altrui ma
lancia progetti suoi, investendo anche i propri soldi. Insomma: miss Paris sa
usare il proprio “privilegio” meglio di qualunque basic influencer.
INFLUENCER DI UN ALTRO TIPO: I VALORI OLTRE IL TREND
Quello che rende Paris irresistibile – oggi più che mai per la Gen Z e i
millennial – è vedere come è passata da essere una “follower” dei trend a
influencer di valori. Parla apertamente di eco-ansia, di empowerment femminile,
di come la perfezione social sia solo un filtro che, a volte, soffoca il vero.
In molti l’hanno trovata su Clubhouse o su Twitter/X a discutere di argomenti
che, francamente, mai si sarebbero aspettati da chi ha portato la tracksuit di
Juicy Couture nell’olimpo del cool.
Cambiare si può, anche partendo da una piattaforma super privilegiata. Paris
Hilton ce lo ricorda senza moralismi, ma con quel tono tra glitter e coraggio:
si può essere ereditiera e attivista, glamour e scomoda, influencer e umana.
E noi, con uno sguardo nuovo su di lei, impariamo che il potere vero è quando il
tuo vissuto serve a proteggere – e, magari, a salvare – chi non ha mai avuto
voce.
DAI TABLOID ALLA RINASCITA: REINVENTARSI SEMPRE
A volte sembra quasi impossibile pensare a Paris Hilton senza immaginare le
enormi feste, i flash dei paparazzi, le borse firmate e quell’universo rosa
caramella che per anni ci ha ipnotizzati. Ma, dietro tutto questo, c’è qualcosa
di molto più profondo: la sua capacità di cadere e rialzarsi, ogni volta con uno
stile diverso (e sì, spesso memorabile). Paris non è solo l’etichetta di “it
girl” degli anni Duemila, ma una vera maestra nella nobile arte della
reinvenzione.
Diciamocelo, chi altro avrebbe resistito agli scandali, ai giudizi taglienti dei
media, e alla pressione di milioni di occhi puntati addosso giorno e notte? Mica
facile. Invece di lasciarsi spezzare, lei ha trasformato ogni crisi in una
spinta verso qualcosa di nuovo: dalla moda alla musica, dalla sua linea beauty a
progetti super innovativi nel digitale, fino alla recentissima discesa nelle
vesti di mamma e attivista. Forse, quando dice “Sliving”, quella sua parola
inventata che mescola “Slaying” e “Living”, non sia solo un meme, ma la migliore
definizione possibile del suo modo di affrontare la vita.
OLTRE LA SUPERFICIE: AUTENTICITÀ (VERA, NON FILTRATA)
Quante volte ci è capitato di pensare: “Ma è davvero così frivola o ci prende in
giro?” La verità è che Paris si è sempre giocata la carta dell’ironia e
dell’autenticità. Sotto i lustrini, c’è una donna che non ha mai avuto paura di
mostrare anche le sue zone d’ombra, raccontando pubblicamente esperienze
difficili, traumi e scivoloni che l’hanno fatta crescere.
Ed è proprio qui che Paris diventa interessante. È come se ci dicesse: “Sì, sono
stata la regina della leggerezza, ma anche della vulnerabilità.” In un’epoca in
cui tutte cercano disperatamente di apparire perfette sui social, Paris fa della
trasparenza il suo superpotere. Non finge, non si giustifica: racconta il dolore
e la fatica, ma anche la gioia di essere sé stessa, senza filtri (o quasi…
perché il filtro giusto su Instagram fa comunque miracoli, eh!).
ANTICIPARE LE MODE: L’ARTE DI RESTARE RILEVANTI
Ma come si fa a restare un’icona per più di vent’anni senza diventare una
figurina sbiadita? “Semplice”, direbbe lei, con quel sorriso sornione:
anticipando le mode e rischiando sempre qualcosa di nuovo. Paris ha lanciato
micro-it bag fluorescenti quando nessuna osava, ha trasformato la sua voce un
po’ da cartone animato in un segno di stile, ha persino reso cool i Chihuahua
(chi poteva pensarci prima di lei?).
E poi ci sono i social, TikTok, i podcast: ogni nuova piattaforma è diventata il
suo nuovo palcoscenico. Ecco alcuni momenti in cui Paris ha anticipato tutti:
* Paris è stata tra le prime a capire il valore del branding personale, molto
prima di influencer e creator.
* Ha dato nuova luce alla moda Y2K, oggi copiata ovunque su Instagram e
Pinterest.
* Ha normalizzato la conversazione aperta sui propri errori – un must delle
influencer di oggi, ma dieci anni fa era rivoluzionario.
UN MODELLO DI RESILIENZA PER TUTTE NOI
In fondo, il vero lascito di Paris Hilton è una sorta di messaggio nascosto tra
le pieghe dei suoi outfit più stravaganti: puoi sbagliare, puoi essere
giudicata, puoi persino sbagliare ancora… ma quello che conta davvero è
riaccendersi con nuova energia ogni volta. Chi non si è mai sentita fuori luogo
a una festa, inadeguata al lavoro, o giudicata per una scelta fuori dagli
schemi?
– Paris ci insegna che “rinascere” non è un gesto da star, ma una possibilità
quotidiana.
– Che la resilienza non è solo una parola figa, ma un esercizio reale: cadere,
rialzarsi, ricominciare, essere anche un po’ autoironiche.
– Che serve coraggio per essere autentiche in un mondo che ci vuole brillanti a
ogni costo, senza mai sbagliare.
Non lasciamoci ingannare: oltre i lustrini e le ombrelli da pool party, la vera
eredità di Paris Hilton è la forza di essere sé stesse, imperfette, coraggiose,
inarrestabili. E chissà, forse anche un po’ ribelli… perché a volte, per
cambiare davvero le cose, bisogna rompere lo stampo.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU KRISTEN BELL
* Nome completo: Kristen Anne Bell
* Data di nascita: 18 luglio 1980
* Luogo di nascita: Huntington Woods, Michigan, USA
* Segno zodiacale: Cancro
* Altezza: 1,55 m
* Partner: Dax Shepard
* Genitori: Lorelei Frygier (madre), Thomas Bell (padre)
* Figli: 2
* Fratelli/Sorelle: 2 sorelle da parte di padre, 4 fratellastri da parte di
madre
* Instagram: @kristenanniebell
LE PRIME SCINTILLE: LA PASSIONE CHE NASCE DA BAMBINA
Vi siete mai chiesti come nasca una vera ossessione per la recitazione? Ecco,
nel caso di Kristen Bell, la storia inizia proprio da piccolissima, in una
cittadina del Michigan. Non parliamo solo di quelle recite scolastiche che tutti
ricordiamo, ma di una radice familiare profonda: sua mamma era un’infermiera,
suo padre direttore di notiziari televisivi. Una famiglia piuttosto normale,
niente red carpet in vista. Però, già da piccola, Kristen aveva uno sguardo
curioso sul mondo e soprattutto un talento per mettersi nei panni degli altri.
Raccontava che, da bambina, il gioco più bello era travestirsi e inventare
storie, con una fantasia che spingeva gli amici a darle sempre la parte da
protagonista nelle loro “produzioni artigianali”.
Crescendo, Kristen Bell non ha mai perso questa urgenza di sperimentare, andare
oltre. Al liceo ha detto sì senza dubbi a tutto ciò che avesse a che fare con
l’arte: corsi di teatro, musical in palestra, persino qualche ruolo da
ventriloqua (giuro!). Nonostante le radici solide a casa, la curiosità la
spingeva sempre un po’ più in là. Quei piccoli palcoscenici sono stati il suo
trampolino: la classroom era il suo Broadway personale. E, a sentirla, è lì che
ha imparato che ogni storia è degna di essere ascoltata — basta assumere la
prospettiva giusta.
IL SALTO A NEW YORK: LA TISCH SCHOOL E LA CITTÀ CHE NON DORME MAI
Non so voi, ma io quando sento “Tisch School of the Arts”, penso a un misto tra
Harry Potter e Fame: un posto dove se respiri creatività ti senti a casa. Per
Kristen, la decisione di spostarsi a New York non è arrivata senza paura: dai
boschi del Michigan agli orizzonti vertiginosi di Manhattan, non è proprio una
passeggiata di salute, soprattutto per una ragazza così giovane. Però la Tisch
era il suo biglietto per entrare di testa nel mestiere e prendere sul serio
quella passione che per tanti rimane solo un sogno.
A New York si è ritrovata a fare mille lavoretti tra le audizioni, come tanti
suoi coetanei. Ragazze, sapete quella sensazione di avere la testa piena di idee
ma il portafoglio praticamente vuoto? Ecco, Kristen Bell, tra un workshop e
l’altro, lavorava anche come hostess e cameriera. Il bello è che lo racconta
ancora con ironia, come se fosse uno di quei “livelli bonus” nei videogiochi:
*impari a restare umile, impari a osservare la gente*. E ogni persona osservata
diventava un personaggio da portare sul palco.
BROADWAY CHIAMA: LA MAGIA DELLE PRIME VOLTE SUL PALCO
La vera svolta arriva con il debutto a Broadway. Ok, lei aveva già partecipato a
spettacoli locali e musical, ma qui stiamo parlando del vero teatro, quello che
ti fa tremare le ginocchia la prima volta che entri in scena. Kristen ha
raccontato di quanto fosse spaventata: “Sul palco mi sentivo piccolissima, ma
allo stesso tempo enorme, come se potessi urlare al mondo chi ero davvero”. Ha
mosso i primi passi in ruoli da comprimaria, tra cui il musical “The Adventures
of Tom Sawyer”, e subito dopo è arrivato il ruolo di Becky Thatcher, la classica
ragazza della porta accanto ma con una marcia in più.
Ecco gli ingredienti che hanno reso indimenticabili queste esperienze secondo
Kristen (e che a noi fanno sorridere perché sembra di sentir parlare un’amica in
diretta su FaceTime che ti aggiorna sulle sue nuove imprese):
* Il timore di sbagliare mescolato all’euforia di esserci davvero
* La scoperta che il pubblico, anche se enorme, può diventare “tuo” se sei
autentica
* La certezza che ogni piccola parte serve a costruire la tua identità di
attrice
Ciò che conquista, davvero, è la sua freschezza, il suo modo di guardare ogni
esperienza come un’avventura nuova, anche quando sembra minuscola o
apparentemente irrilevante. Kristen era la ragazza che dopo lo spettacolo si
fermava a parlare con tutti, dal tecnico delle luci alla signora delle pulizie,
con roba tipo: “Chissà che storia potrebbe raccontare, se la portassimo in
scena?”. E, forse, è proprio questo sguardo aperto che le ha dato quella marcia
in più per diventare, un giorno, una vera icona.
LA SVOLTA VERONICA MARS E L’AFFERMAZIONE IN TV
Impossibile parlare di Kristen Bell senza passare – e fermarsi almeno un attimo
– davanti alla porta del suo capolavoro giovanile: Veronica Mars. Era il lontano
2004 e il suo sguardo tagliente, insieme a un’ironia che sapeva di caramelle
acidule, ha invaso lo schermo catapultando tutti in una Neptune High in cui i
cliché del teen drama si sono semplicemente polverizzati. Kristen non era solo
la solita ragazza prodigio con un passato difficile: era credibile, vera, mai
sopra le righe, ma nemmeno mai troppo accomodante. Quello che ha fatto con
Veronica Mars – e che non smette di fare ancora oggi – è prendere la scrittura e
“sporcarsi le mani” con i sentimenti dei suoi personaggi, mettendoci il cuore.
Quello onesto, traballante e volubile che appartiene solo alle donne che
accettano di essere imperfette.
La vera rivoluzione di Veronica Mars, secondo me, è tutta qui: Kristen Bell
rompe il muro tra attrice e spettatore. In ogni scena, sia che indaghi tra i
misteri dei suoi coetanei sia che si lasci andare ai momenti più teneri (o più
taglienti), fa vedere quanto sia potente saper mescolare grinta, insicurezza e
una dose di autoironia feroce. Quella stessa ironia che oggi troviamo nei meme
più virali o nei video TikTok (#relatable!). Ma allora era una rarità: poche
giovani attrici riuscivano a mantenersi così fresche, credibili e piene di
sfumature all’interno di uno stesso episodio.
Lo ammetto, quando guardavo Veronica Mars volevo essere lei. Cioè, non tanto
investigatrice quanto capace di reggere la pressione, di far valere le proprie
idee anche quando tutto sembra andare storto, o semplicemente di rispondere a
tono senza farsi schiacciare dagli stereotipi. Lì, tra battute affilate come
rasoi e momenti di profonda vulnerabilità, si è vista la pasta di cui è fatta
Kristen Bell: una più che discreta dose di determinazione, curiosità tagliente e
quella “faccia tosta” da chi non si tira mai indietro.
Un dettaglio non da poco: la sua Veronica non era mai monolitica. Kristen ha
portato in TV un personaggio capace di affrontare il sarcasmo com’anche la
paura, l’intraprendenza insieme alla necessità di chiedere aiuto, la voglia di
verità anche quando questa brucia. Inizi a seguirla perché ti diverte, e ti
ritrovi a fare il tifo per lei come per un’amica reale.
E poi, diciamocelo, da lì in poi la sua carriera ha svoltato per davvero.
Vediamo come Veronica Mars ha preparato il terreno a una carriera TV tanto
variegata quanto invidiabile:
* Ha dimostrato che può portare sulle spalle una serie intera senza perdere
smalto o energia.
* Ha fatto capire a Hollywood che underdog e donne forti hanno bisogno di volti
autentici, non solo di supereroine in armatura o principesse impettite.
* Ha aperto la porta ai ruoli più diversi, dalla commedia scorretta al dramma
esistenziale, fino all’animazione più tenera e pop.
E non dimentichiamolo: il fandom che le è esploso nella mani con Veronica Mars
ancora oggi è super attivo (avete presente quelle reunion che mandano Twitter in
tilt?), segno che Kristen Bell non si è mai limitata a interpretare un ruolo, ma
ha toccato un’intera generazione. Una generazione che vede in lei il mix
perfetto tra leggerezza, vulnerabilità e voglia di rimettersi in gioco, anche
quando il copione sembra già scritto. In fondo, la forza di Kristen non è solo
nel talento – che è palese, certo – ma nel coraggio di essere sempre se stessa.
E forse, quello, è il messaggio più forte che ci poteva regalare.
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SUSSURRARE NEI SALOTTI E URLARE NELLE ARENE: DA GOSSIP GIRL A HOUSE OF LIES
Se pensi che sia impossibile passare dal raccontare intrighi in sordina al
prendere a schiaffi le convenzioni della tv adulta… beh, non hai ancora seguito
abbastanza Kristen Bell. Dopo averci trascinato nei drammi di ragazze detective,
Kristen si è infilata nei corridoi patinati dell’Upper East Side come la voce
narrante di “Gossip Girl”. Quel “XOXO, Gossip Girl” sussurrato nella testa di
milioni di ragazze? Era lei, che dava corpo e ironia a un personaggio mai visto
ma sempre presente – come la voce fuori campo dei nostri pensieri più segreti.
C’è qualcosa di quasi magico nella sua capacità di trasformarsi: qui non è più
la protagonista, ma la regista invisibile di ogni colpo di scena, la testimone
onnipresente che dà ritmo, giudizio e un tocco di sarcasmo alle vite dorate (e
spesso scandalose) dei personaggi della serie. E lo fa con una leggerezza che
trascina. Lì, mentre tutto il mondo s’innamorava del mistero di Gossip Girl,
Kristen Bell ci metteva dentro quella sfumatura di simpatia – quasi complice –
che solo le voci veramente brave riescono a dare.
Poi, come una virata sulla pista di pattinaggio, eccola cambiare radicalmente
universo: con “House of Lies” scardina ogni immagine da brava ragazza e si butta
a capofitto in una commedia nera, irriverente, a tratti persino crudele. Accanto
a Don Cheadle, il suo personaggio di Jeannie van Der Hooven è uno tsunami di
battute taglienti, vulnerabilità nascosta e sorrisi che graffiano.
Pensa un attimo a queste due versioni di Kristen Bell:
* Gossip Girl, voce nel buio, misteriosa e sopra le parti
* Jeannie, tutta muscoli (mentali), strategia, e una sete di potere che fa
impallidire molti uomini della serie
Ecco, questa capacità di reinventarsi è uno dei suoi superpoteri. Non si
accontenta mai della comfort zone, ma la ridefinisce ogni volta. In quel
periodo, mentre molte attrici della sua generazione restavano intrappolate in
ruoli-tipo, lei faceva zapping tra generi e archetipi, portando sempre con sé
quel mix di brillantezza e malinconia che la rende tridimensionale, vera.
IL SALTO CHE NON TI ASPETTI: IL CASO FROZEN E UNA PRINCIPESSA TUTTA NUOVA
E quando pensavi che avesse già dato, Kristen scuote tutto con il personaggio di
Anna in “Frozen”, letteralmente la voce che ha fatto cantare e innamorare una
generazione. Non era solo la principessa Disney, era una sorella maggiore
imperfetta, solare, testarda, buffa. Forse la principessa più “relatable” mai
uscita dagli studios – altro che vestiti da ballo, capito?
Mettersi dietro un microfono per doppiare Anna è stato per Kristen come portare
a galla molte delle sue passioni:
* Il canto, che aveva studiato e amato fin da ragazzina (sì, in realtà il suo
sogno era Broadway)
* L’amore per le storie dove, al posto del principe azzurro, vince la forza
dell’affetto tra donne
* Il piacere sfrenato nel fare autoironia, facendoci ridere e commuovere anche
solo con il tono di voce
Nel fraseggio di Anna c’era tutta quella freschezza che ti fa venir voglia di
ballare nel salotto anche se sei stonata come una campana. Kristen non si limita
a dare voce: mette il cuore, il respiro, i tic e i traumi di una ragazza vera.
Inevitabile che il pubblico la incoronasse ben oltre i premi ai botteghini; Anna
è diventata il meme, il TikTok, il costume di Carnevale, la stanza tappezzata di
poster.
Il bello è proprio questo: passando dal sarcasmo tagliente di “House of Lies”
alla tenerezza buffa di “Frozen”, Kristen Bell dimostra che un’artista può
davvero essere mille cose insieme. E non deve mai, mai, chiedere permesso.
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DALLA COMMEDIA BRILLANTE AL CINEMA: LA VERA KRISTEN BELL SULLA GRANDE SCHERMO
Scordatevi la solita stella che si muove nei comfort zone. Perché Kristen Bell
non si è mai accontentata di restare in una bolla dorata. Dopo aver convinto
anche i più scettici con la voce solare di Anna in “Frozen”, eccola che scende
nell’arena cinematografica vera; quella dove i ruoli si intrecciano, le risate
si mischiano ai guai e il carattere viene fuori, anche dietro una battuta
apparentemente scanzonata. Pensate a “Forgetting Sarah Marshall”. Un piccolo,
grande cult delle commedie romantiche degli anni 2000: lei è Sarah, la fidanzata
terribile che molla il protagonista all’improvviso, dentro hotel a cinque stelle
tra finti sorrisi e vere crisi esistenziali.
Perché funziona così bene? Perché Kristen Bell ha questa cosa che non sai come
spiegare: si muove con una leggerezza che è quasi un superpotere, prende in giro
anche se stessa, ti fa credere che anche la diva hollywoodiana possa avere un
giorno stonato. E allora boom: la Sarah Marshall acida e insicura diventa
improvvisamente vera. Il pubblico la ama perché non è mai una caricatura,
piuttosto una ragazza con mille sfumature, come le amiche che ci ritroviamo a
consolare dopo una delusione, oppure quando siamo noi dall’altra parte, a
sorseggiare vino e ad ascoltare consigli non richiesti.
UN TUFFO NELLA RISATA: BAD MOMS E OLTRE
Negli anni, Kristen fa quello che solo i grandi riescono davvero a permettersi:
cambia pelle. La trovi nella saga di “Bad Moms” e lì è come se dicesse “ehi, ma
quanto siamo stanche di far finta che vada sempre tutto bene?”. La sua Kiki è
esilarante, imperfetta, tenera fino quasi alla goffaggine. Un personaggio che
racconta senza filtri la fatica – tutta vera! – del dover essere Super Donna,
Super Mamma, Super Tutto. E lei si diverte, lo senti persino da come ride in
certe scene: una risata che non si prende mai troppo sul serio.
Cosa rende davvero autentiche le sue interpretazioni? Forse questa caparbietà
nel non lucidare il personaggio, invece mostrargli tutte le rughe (metaforiche,
eh), le paure, ma anche quella meravigliosa libertà di dire “io sono così”. E
allora, con la complicità di un cast sempre complice, Kristen regala momenti che
si dividono tra:
* Momenti totalmente fuori di testa (le feste devastanti in “Bad Moms” sono
diventate meme viventi su TikTok, nei duetti improvvisati o recensioni
ironiche che spopolano).
* Scene tenere che, invece di conquistare il cuore, ti fanno proprio sentire
parte di una grande famiglia disordinata.
* Dialoghi che sembrano rubati da una chat tra amiche (sì, certi scambi nascono
proprio da input suoi, Kristen non resiste all’improvvisazione).
NON SOLO COMMEDIA: LA VOGLIA DI RISCHIARE
Alle spalle delle commedie travolgenti, Kristen non ha mai smesso di mescolare
le carte e sorprendere il proprio pubblico. La vediamo comparire in progetti
indie, storie romantiche con un twist inaspettato, ruoli drammatici (date
un’occhiata a “The Lifeguard” e siate pronte a rimanere spiazzate dalla sua
profondità). Quello che colpisce, però, è soprattutto la sua autoironia
contagiosa. Letteralmente si prende in giro. Fa stories su Instagram dove si
riprende struccata, spiega le gaffe sul set, fa educazione emotionale su come
ridere di se stessi.
Dire che Kristen Bell sperimenta su tutto sarebbe riduttivo. Lei, più che altro,
gioca. Gioca con le sue contraddizioni, con le etichette che la vorrebbero
sempre “la buona”, si sporca le mani con battute taglienti e scene da antieroina
quotidiana. E forse è per questo che continua a conquistare il grande pubblico
anche al cinema, portando un’energia vivace, sincera e un po’ punk che ci piace
da morire. È quel mix rinfrescante, da tipa che conosci da sempre – credibile
col pigiama, ma pure vestita da principessa, eh – e che, a modo suo, ti
accompagna anche fuori dal film. Come solo le icone vere sanno fare.
KRISTEN & DAX: UNA COPPIA TUTTA DA RIDERE (E DA IMPARARE)
Quando si parla di amore autentico a Hollywood, viene da storcere un po’ il
naso: quanti matrimoni sembrano destinati a naufragare fra riflettori, ego e
sciocchezze da tabloid? Eppure, ci sono eccezioni che riscrivono le regole e
fanno sognare anche le più scettiche. Tipo Kristen Bell e Dax Shepard: una delle
coppie più solide e – paradossalmente – più “normali” dello showbiz. Se pensiamo
a Kristen solo per i suoi ruoli sullo schermo, ci perdiamo metà della magia. La
vera rivoluzione è il modo diretto – oserei dire senza peli sulla lingua – col
quale Kristen e Dax raccontano la loro relazione. Un legame saldo, certo, ma
anche imperfetto, pieno di sbagli e di risate, come dovrebbe essere qualsiasi
storia vera.
Sui social è facilissimo trovarli a smontare il mito della “coppia perfetta”:
video, battute, prese in giro reciproche, confessioni dirette sui periodi no e
su quanto sia complicato restare uniti senza mai perdere curiosità e rispetto.
Hanno creato, letteralmente, un “brand” della loro imperfezione. Ma c’è altro:
tra i due vige quella chimica che si vede poco anche nelle commedie romantiche,
dove le battute a mitraglietta lasciano spesso spazio anche agli abbracci
sinceri e ai famosi “ce la facciamo insieme”.
COMPLICITÀ TRA MOMENTI DIFFICILI E IRONIA DA MANUALE
Quello che rende speciale la storia di Kristen e Dax è proprio la scelta di
affrontare tutto… come una squadra. Hanno parlato senza filtri della dipendenza
di Dax, dei suoi momenti bui, della terapia di coppia, delle crisi che avrebbero
potuto – e forse dovuto – dividerli. E invece le cicatrici sono ora motivi
d’orgoglio, non di imbarazzo.
Mi fa troppo sorridere come Kristen, invece di mettere tutto sotto il tappeto
(stile Instagram patinato), preferisca andare in diretta e irritarsi
pubblicamente per le mutande lasciate in giro, oppure aprire discussioni sulla
fatica di educare due bambine vivaci. La loro sincerità è contagiosa. E così:
* Non fingono che la passione sia sempre a mille; la normalità fa bene pure a
chi non vive sotto i riflettori.
* Parlano apertamente di fragilità, come la depressione postpartum o le
gelosie, sdoganando il “va tutto bene” forzato a favore del “va quasi tutto
bene, ma lavoriamoci”.
* Condividono consigli sulla “loro” terapia di coppia, regalando una specie di
tool kit emotivo a chi li segue.
* Usano l’ironia, come se ogni discussione si risolvesse con un meme o un
TikTok: l’umorismo come scudo e collante.
UNA FAMIGLIA ALLARGATA: ESPERIMENTI DI NORMALITÀ
La loro idea di “famiglia” è tanto moderna quanto incasinata, e questo li rende
vagamente eroici per chi naviga la realtà dei rapporti di oggi. Dax, con il suo
passato turbolento, ha trovato in Kristen non solo una moglie, ma una vera
complice: lei lo supporta, ma non lo giustifica mai a prescindere, e chiede lo
stesso in cambio.
C’è qualcosa di rivoluzionario nei piccoli dettagli che condividono online:
* Gli appuntamenti con le figlie Lincoln e Delta non sono mai sempre perfetti.
Kristen ammette di perdere la pazienza, di urlare ogni tanto, di sentirsi
inadeguata come madre, come tutte.
* Hanno scelto insieme di non mostrare il volto delle bambini né su Instagram
né altrove, una vera boccata di ossigeno per chi si sente assediato dalla
cultura dell’immagine a tutti i costi.
* Sotto Natale o per i compleanni organizzano “feste flop” volutamente
esagerate: mascheramenti imbarazzanti, giochi caserecci, playlist trash e
tanto caos. Come a dire, alle bambine: “Siate libere di essere sbagliate, qui
è casa.”
* Aprile e Dax hanno spesso detto che sbagliare in pubblico può far bene a chi
guarda: non serve copiare, serve sentirsi meno soli.
Ecco, la vera lezione di Kristen e Dax sembra questa: esibire le proprie
imperfezioni è, paradossalmente, il modo migliore per costruire qualcosa di
autentico. Senza corazze. Senza filtri. Solo con la certezza che anche
sbagliando si cresce insieme.
VALORI E AZIONI CONCRETE: IL CUORE GRANDE DI KRISTEN
Ci sono persone che sembrano nate con una molla interna che le spinge sempre… a
fare il bene. Kristen Bell è una di loro. Non si limita a sorridere e postare
frasi motivazionali: lei agisce! Ti sarà forse capitato di vedere un suo video
in cui lava delle stoviglie in un rifugio per animali, o di leggere i suoi
post—sempre diretti, senza filtri—sulla salute mentale su Instagram. Ma il suo
impegno, te lo assicuro, è quasi più famoso di molte delle serie tv che ha
girato.
Kristen è cresciuta guardando una mamma infermiera e un papà giornalista: non
proprio ruoli da copertina, ma fondamentali, se vuoi capire la determinazione
che ha messo nel suo essere “di aiuto”. In famiglia era normale essere curiosi,
ma soprattutto chiedersi: “come posso rendere il mondo un pizzico migliore
oggi?” Così, mentre da bambina magari sognava Broadway, imparava anche a dare
una mano dove serve. Si racconta che, ancora molto giovane, fosse quella che
organizzava raccolte fondi o distribuiva coperte ai senzatetto nella sua
Detroit. Una specie di “Veronica Mars” già all’atto pratico, solo con più
occhiaie e meno glitter.
ATTIVISMO A 360 GRADI: ANIMALI, DIRITTI E SALUTE
Il vero plot twist, però, è che Kristen non si è mai fermata a un’unica causa.
Un giorno difende i diritti degli animali, il giorno dopo parla senza peli sulla
lingua della sua ansia in TV nazionale. E fa tutto con uno stile che direi…
genuino e rock’n’roll, pure nei momenti in cui si emoziona fino alle lacrime. Le
sue battaglie principali? Facciamola semplice:
* Parità di genere: Kristen non cerca di piacere per forza. Ha detto NO mille
volte a ruoli troppo stereotipati e si batte per un’industria dello
spettacolo meno maschilista. E mica solo a parole!
* Salute mentale: parla delle sue terapie come si racconterebbe di una nuova
ricetta provata su TikTok… Senza paura di essere giudicata, anzi,
coinvolgendo chi la segue in un discorso vero.
* Tutela degli animali: insieme a Dax e alle loro figlie, ospita (e spesso
adotta) cani e gatti randagi. Uh, e se ti capita di vedere uno dei suoi post
su “Rescue Pet” preparati: lacrimuccia garantita.
* Educazione e accesso alle risorse: sostiene fondazioni che permettono a
bambini meno fortunati di accedere a scuole migliori e a cibo sano. Non solo
benefit di gala, eh: si sporca le mani, letteralmente.
UNA VOCE VERA (ANCHE QUANDO COSTA FATICA)
Potresti pensare che chi è così attiva sui social sia, in fondo, solo una che
cerca visibilità. Ma chi segue Kristen lo sa: lei espone le sue vulnerabilità
senza paura—anche quando questo significa parlare di fallimenti, traumi o
periodi bui. Ha spesso raccontato di come il suo desiderio di aiutare nasca
anche dalle proprie fragilità: “Tendo a vedere troppo quelli che stanno male,”
ha confessato in un’intervista, con quel sorriso contagioso, “ma preferisco
essere così piuttosto che voltarmi dall’altra parte”.
Cosa rende così potente la sua chiamata all’azione? Prima di tutto, il non
mettere mai sé stessa su un piedistallo. “Sono una persona normale—solo con un
gran megafono, questo sì,” dice spesso. E quante volte ha ricordato che si può
fare la differenza partendo dalle piccole cose quotidiane?
* Prendere la parola anche quando sarebbe più comodo tacere.
* Sostenere la parità di retribuzione senza timore di essere appiccicata
l’etichetta di “difficile”.
* Trasformare ogni shooting, ogni ospitata in un’occasione per ricordare ai fan
cause e realtà spesso dimenticate.
Kristen Bell vive davvero i suoi valori, li porta addosso come un tatuaggio
invisibile. E anche se non tutto quello che tocca si trasforma in oro, il suo
entusiasmo fa sembrare possibili le rivoluzioni più toste: a colpi di maratone
benefiche, dirette Instagram e abbracci a quattro zampe. Forse, la vera magia è
questa.
IL CORAGGIO DI ESSERE IMPERFETTA
Kristen Bell ha questa capacità di farci sentire meno sole. Perché diciamoci la
verità: non è facile trovare in giro, soprattutto nello show business, qualcuno
che parli apertamente delle proprie fragilità senza paura di sembrare “troppo”,
“debole” o “fuori luogo”. E invece Kristen lo fa. Anzi, lo urla al mondo con
tenerezza e ironia. Non si limita mai al solito racconto patinato: lei entra nei
dettagli, condivide quelle parti che spesso nascondiamo anche alle nostre
migliori amiche. Racconta la sua lotta quotidiana con l’ansia e la depressione
come si racconterebbe una storia su TikTok, con un filtro d’empatia e zero
giudizio.
La sua vulnerabilità è disarmante proprio perché non si vergogna, la mostra con
una naturalezza che la rende immediatamente vicina. Lontana dal cliché della
celebrity “sempre al top”, Kristen ti dà la sensazione di essere una di noi.
Tipo, se la incontrassi in coda all’ufficio postale, ti racconterebbe di quella
volta che è crollata a piangere in macchina e poi, dopo mezz’ora, aveva
un’audizione. È la sua “normalità speciale” a renderla un riferimento.
RACCONTARSI SENZA FILTRI, TRA CADUTE E RINASCITE
Pochi sono riusciti ad affrontare pubblicamente il tema della salute mentale con
tanta sincerità e leggerezza insieme. Bell non usa grandi paroloni, non
pontifica. Sa essere anche un po’ buffa quando serve, come quando scherza sui
suoi momenti no paragonandoli a un episodio di “The Office” finito male.
Raccontando dei suoi down, dei pensieri cupi e delle sue paranoie, finisce per
fare un regalo enorme a chi la ascolta: la libertà di essere autentici, con
tutte le nostre spigolosità.
E ha il talento di portare la luce anche nei momenti più bui, tipo una torcia
che funziona sempre. Racconta delle piccole strategie che usa nei giorni
peggiori, come fare la “lista delle cose che vanno bene” (tipo: “oggi non mi
sono rovesciata caffè addosso, vittoria!”) oppure affidarsi alle coccole dei
suoi cani nei momenti di ansia.
Alcuni esempi di come Kristen rende normale ciò che ancora pesa parlare:
* Ammettere pubblicamente di prendere farmaci per la depressione
* Chiedere aiuto senza sentirsi meno forte
* Scrivere post in cui racconta le crisi di pianto, le sue insicurezze, senza
effetti speciali o filtri
LA FORZA DELL’EMPATIA: UNA SORELLA IN MEZZO AL CAOS
Quello che sorprende, però, è quanto profondamente riesca a entrare in empatia
con gli altri. Non solo per dovere etico, ma per vera connessione. Quando
Kristen parla di qualcosa di difficile o doloroso, lo fa come una sorella
maggiore che ti offre una cioccolata calda dopo una brutta giornata. Sa che
dietro ogni sorriso social c’è la vita reale, con il suo carico di incertezze e
malinconie.
Ecco perché lei è un punto di riferimento, soprattutto per chi cerca un modello
che non sia “sempre vincente”. Oggi più che mai le donne (magari tra mille
cambiamenti e relazioni complicate, lavoro, studio o convivenza) hanno bisogno
di esempi che valorizzino la capacità di stare nel mezzo del ciclone senza
fingere che fili tutto liscio. Kristen lo fa ogni giorno, e lo fa così:
* Usando la sua popolarità per normalizzare la vulnerabilità
* Reagendo ai fallimenti con ironia e intelligenza
* Diffondendo, anche a mezzo meme e aneddoti, una cultura dell’ascolto e della
gentilezza
In un tempo in cui la perfezione social sembra obbligatoria come la firma
digitale, lei rimane la prova che si può essere forti davvero solo quando si è
anche vulnerabili. Ed è proprio questo che la rende, ogni giorno, una presenza
capace di ispirare e rassicurare senza giudicare.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU AMANDA SEYFRIED
* Nome completo: Amanda Michelle Seyfried
* Data di nascita: 3 dicembre 1985
* Luogo di nascita: Allentown, Pennsylvania, USA
* Segno zodiacale: Sagittario
* Altezza: 1,60 m
* Partner: Thomas Sadoski
* Genitori: Ann Seyfried (madre), Jack Seyfried (padre)
* Figli: 2
* Fratelli/Sorelle: Sorella maggiore di nome Jennifer
* Instagram: @mingey
UNA RAGAZZA DELLA PENNSYLVANIA CON GRANDI SOGNI
Pensare ad Amanda Seyfried oggi, con quel sorriso irresistibile che pare uscito
direttamente dalla pubblicità di un dentifricio, fa quasi dimenticare che la sua
storia parte da un posto molto lontano dai riflettori: Allentown, Pennsylvania.
Una cittadina fatta di foglie che scricchiolano in autunno, estati calde passate
in giardino e quella calma un po’ polverosa che solo chi vive fuori dai grandi
centri sa riconoscere. Amanda Seyfried nasce lì, il 3 dicembre 1985, la più
piccola di casa Seyfried, con negli occhi quello sguardo che si accende di
curiosità ogni volta che qualcosa la incuriosisce.
La famiglia di Amanda Seyfried è quanto di più “normale” si possa immaginare, ma
anche speciale, come succede con i legami veri. Il papà Jack, un farmacista che
raccontava di aver scelto quel lavoro per “prendersi cura delle persone, anche
se solo con una scatola di aspirine”. La mamma Ann, una terapista calda e
pragmatica, che insegnava ad Amanda e alla sorella Jennifer a cogliere i
dettagli delle emozioni: “Osserva chi hai davanti, le mani dicono sempre di più
delle parole”. E Jennifer, la sorella maggiore, “Jenny” come la chiama Amanda
nei rari post social dedicati a lei – il suo faro silenzioso, colei che c’era
sempre, tipo angelo custode con lo smalto rosso e playlist decisamente più rock.
Tra loro era un continuo scambiarsi di battute, sguardi complici, piccoli giochi
segreti che solo loro potevano capire. E c’era questo patto silenzioso tra
sorelle: proteggersi a vicenda, sostenersi anche quando fuori la scuola era un
arcipelago di insicurezze, come capita a tutte le adolescenti un po’ fuori dal
coro. Amanda da piccola era timida, dolcissima, una di quelle bambine che
osservano prima di parlare, ma quando parlano ti inchiodano a un pensiero che
non ti lascia più.
A otto anni le succede la cosa che lato famiglie sembra sempre un gioco o un
capriccio, e invece—per Amanda—è il seme di un sogno: inizia a fare la modella.
Piccole pubblicità, cataloghi, quelle foto patinate un po’ stantie oggi, con i
maglioni enormi degli anni ’90. Nessuno avrebbe scommesso che da lì a poco
quella faccina sarebbe finita su schermi di mezzo mondo. Invece, la macchina dei
sogni di Amanda parte proprio così: con un’agenzia locale, pomeriggi passati fra
scatti, luci e battute di adulti che le sembravano giganti.
Ma il colpo di fulmine vero arriva con il canto. E il teatro. Amanda racconta
spesso che, seduta sul divano di casa, guardava in VHS “Il fantasma dell’opera”
e sognava di riuscire a cantare anche lei così forte da far tremare i muri. La
sua voce era già rotonda, melodiosa, qualcosa di magico. Poi, il passaggio
obbligato: recite scolastiche, musical organizzati in chiesa, spettacoli di
quartiere. I genitori – e qui lo capisci quanto contano certi genitori – la
sostengono senza mai spingerla brutalmente. * Ecco qualche chicca:
* Jack e Ann attraversavano mezza Pennsylvania in auto pur di vedere la figlia
in scena, anche quando i ruoli erano da “albero” o “quarta fatina da destra”.
* Amanda collezionava copioni, li leggeva anche sotto le coperte, con la
torcia, fregandosene se il giorno dopo aveva matematica.
* A scuola la new entry Amanda spiccava per la voce ma si nascondeva nei
corridoi – dietro a una frangia troppo lunga – come chi sa che essere
“diversi” a volte è il vero superpotere.
Certe notti, Amanda racconta (giuro, in alcune interviste è saltato fuori),
fantasticava di salire su un palco enorme non davanti a sconosciuti, ma per far
sorridere ancora sua sorella, la mamma, il papà. Non voleva “solo” diventare
famosa: lei cercava un posto sicuro dove essere se stessa, dove la timidezza si
sciogliesse in qualcos’altro, più luminoso.
Guardando indietro, forse Amanda avrebbe potuto scegliere una vita più
tranquilla, magari meno intensa. Ma oggi—ecco la cosa bella—rimane quello
sguardo sognante della Pennsylvania: una ragazza piena di inquietudine positiva,
una che pensa che ogni copione sia la pagina bianca dove, sì, mettere la firma
dei suoi sogni di bambina.
DALL’ANONIMATO ALLE LUCI DI MEAN GIRLS: L’AMERICA SCOPRE AMANDA
C’è chi a diciassette anni pensa solo a TikTok o alle uscite con le amiche, e
poi c’è Amanda che – con il suo faccino acqua e sapone – già si ritrovava
catapultata sul set delle soap opera più viste d’America. Non era ancora “la
Amanda”, quella che tutti conosciamo. All’epoca era la dolce mammina con occhi
sgranati di “Così gira il mondo” e “Tutti i miei figli”. Sì, sembrano nomi
usciti da un meme vintage. Ma per lei sono stati anni fondamentali, tra orari
impossibili, copioni da imparare in autobus e la consapevolezza che la
recitazione non è solo lustrini sui red carpet. Il dietro le quinte era più
simile a una palestra d’attori che a una passerella.
Passano pochi anni e il destino la chiama (letteralmente) a Los Angeles, con la
sceneggiatura di Mean Girls tra le mani. Lì Amanda si inventa un altro mondo:
quello di Karen Smith, la bionda “svampita” che tutti abbiamo imitato, chi
almeno una volta tra amici. Nessuno si aspettava che quella ragazzina timida e
un po’ insicura diventasse una delle scene stealer più citate dalle serie
Netflix.
* Le battute nonsense diventano virali prima ancora che esistesse lo sharing su
Instagram.
* Le sue espressioni buffe scatenano gif e sticker che resistono nel tempo,
come certi rossetti che promettono 24h di tenuta.
Su quel set, Amanda impara anche le prime regole del “grande gioco”: il successo
può essere feroce, le invidie dietro l’angolo, e il rischio di sentirsi un pesce
fuor d’acqua è reale. Eppure, non perde mai – giuro, mai – la sua spontaneità.
Quando la incontravano, raccontano i colleghi, era quella che incrociava tutti
nei corridoi e chiedeva: “Tutto ok?” tipo la compagna di banco che ti fa copiare
i compiti anche se tu fai sempre casino.
UN TALENTO CHE DANZA (E CANTA) TRA I GENERI
Dopo Mean Girls, Amanda Seyfried si sarebbe anche potuta adagiare sugli allori,
diventare la classica reginetta dal ruolo fisso. Ma no, lei è una di quelle che,
se la metti in una categoria, dopo cinque minuti l’hai già persa. Si butta in
nuovi progetti, cambia pelle, vuole vedere fin dove può arrivare. E qui arriva
il momento di Mamma Mia!, cioè, mica uno qualsiasi. Parliamo di un musical con
le canzoni degli ABBA, cioè la roba che fai finta di non ascoltare e poi balli
in cucina quando nessuno ti vede.
In Mamma Mia!, Amanda mette in mostra non solo la faccia da copertina ma anche
una voce incredibilmente vellutata. In sala di registrazione, tra una pausa e
l’altra, confida di avere sempre paura di stonare (faccia d’angelo ma ansie
normali, proprio come noi durante una stories importante). Fatto sta che:
* Grazie a questo film viene consacrata tra le giovani promesse del musical
internazionale.
* Il suo modo di cantare fresco e onesto arriva dritto al cuore di chi ascolta.
* Sul set, tra la Grecia e le telecamere puntate addosso, Amanda trova il suo
ritmo e si diverte, ballando e improvvisando tra una ripresa e l’altra.
Quello che colpisce davvero è la sua umiltà contagiosa. Nonostante la fama
crescente, rimane Amanda con le scarpe comode e lo sguardo curioso di chi ogni
giorno trova qualcosa d’inaspettato nel proprio percorso. I paparazzi le stanno
addosso? Lei li dribbla con un sorriso che sembra dire: “Ehi, ok, ma io voglio
solo fare il mio”. Quasi un mantra.
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LA FAME DI SPERIMENTARE: OSTACOLI, SCELTE E AUTENTICITÀ
Non tutto è stato sempre una passeggiata (e qui Amanda è la prima a dirlo). Il
passaggio da giovane star delle commedie a vera attrice completa è pieno di
scelte “scomode”, provini andati male, ruoli rifiutati perché sente che non
fanno per lei. Eppure, emerge un lato che la distingue nel mondo patinato di
Hollywood: la grinta instancabile.
* Spesso racconta di non sentirsi mai arrivata, di voler imparare dalla collega
più giovane così come dal regista più navigato.
* Confida di essersi sentita esclusa da alcune produzioni proprio per non aver
voluto scendere a compromessi.
* Le sue scelte, sempre molto diverse tra loro, sono il segreto di una carriera
mai banale.
Il suo modo di vedere il lavoro? Come una specie di playlist Spotify in cui
cambi sempre traccia, solo che invece di jingle e canzoni, sono film, musical,
drama: ogni progetto un’emozione diversa, una scoperta, un pezzo di vita. E
forse è proprio qui che Amanda Seyfried lascia il segno: nel desiderio costante
di imparare, di rischiare, di sorprendere chi la guarda.
TALENTO CAMALEONTICO: TRA COMMEDIA, DRAMMA E MUSICAL
Parliamoci chiaro: chi pensa che Amanda Seyfried sia solo la ragazza con il
sorriso perfetto da commedia romantica, tipo poster per un’app di dating, si
sbaglia di grosso. Lei non è mai stata una che si accontenta della “zona
comfort”; Amanda ha fame di novità, e questa sua fame l’ha spinta a infilarsi in
progetti anche disparati tra loro, mettendo sempre in gioco tutte le sue
sfumature. Dopo il successo “bomba” di Mean Girls e Mamma Mia!, poteva
tranquillamente godersi la sicurezza dei ruoli da attrice pop, ma Amanda ha
scelto il contrario: ha voluto sporcarsi le mani, esplorare, prendere il suo
talento e trascinarlo dove nessuno se lo aspettava.
Non so voi, ma io amo chi osa cambiare pelle, soprattutto quando ci mette
quell’entusiasmo pulito che traspare in ogni scena. Ad esempio, pensiamo alle
sue scelte successive che hanno sorpreso anche i più scettici:
* Dal musical in grande stile (che, ammettiamolo, solo chi ha fegato affronta
senza l’autotune) direttamente alle profondità dark di Les Misérables. Qui
Amanda è Cosette, sì, ma la sua voce fragile e la dolcezza inquieta spaccano
lo schermo – molto più di certi videoclip patinati su TikTok.
* Con “Lovelace”, invece, Amanda Seyfried si è lanciata in un ruolo
scomodissimo, quello di Linda Lovelace, la regina conturbante del cinema a
luci rosse negli anni ’70, e lo ha affrontato con una sincerità che ha
lasciato spiazzati persino i critici più arcigni.
* E vogliamo parlare dei thriller come Chloe, o delle serie come “The Dropout”?
Chi altro, se non lei, sarebbe riuscita a trasformare Elizabeth Holmes in un
mix di fascino e inquietudine, mentre smantellava un impero tecnologico?
L’AUTENTICITÀ COME BUSSOLA, SEMPRE
C’è una cosa che, in tutte queste scelte, Amanda non perde mai: la sua
autenticità. Non c’è posa, nemmeno quando recita la ragazza più “finta” di
tutte; quello che arriva, dritto nell’anima dello spettatore (o nello stomaco,
se sei un po’ sensibile come me…), è che Amanda abita i personaggi. Non li
interpreta dall’esterno, non fa “la parte”: lei si sporca le mani, si lascia
truccare male, scardina il concetto di perfezione, e questo rende ogni sua
performance credibile. Vorrei averne di più di attrici così, che mettono cuore e
imperfezioni sul set, e che non si vergognano di sembrare vulnerabili – perché,
a pensarci, da quella vulnerabilità nasce la magia.
Dietro le quinte, chi ci lavora insieme racconta che Amanda è la prima ad andare
“oltre”, quella che si documenta, che prova e riprova scene difficili, che se
cade scoppia a ridere, e se sbaglia si rialza e rifà meglio. Le sue colleghe la
descrivono come “un esempio di umiltà ostinata”; io la trovo un faro per chi
vuole davvero fare l’attrice, non solo la star.
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UN’INSPIRAZIONE CONTAGIOSA PER TUTTE NOI
Le scelte coraggiose di Amanda Seyfried sono un po’ come quei trend su Instagram
che non hanno niente a che vedere con i filtri: spalancano una porta, e lasciano
entrare l’aria fresca. Il suo desiderio di esplorare personaggi complessi,
complessi come noi dopo una settimana dura, ci mostra che molte volte la vera
forza sta proprio nell’accettare le proprie parti oscure, e portarle sulla scena
senza paura.
Da spettatrici (e magari sognatrici di un futuro fuori dagli schemi), possiamo
ispirarci al suo percorso così vario.
Ecco perché Amanda, con la sua carriera fatta di scelte controcorrente, diventa
una specie di sorella maggiore per chi sente che deve cambiare strada, che deve
mettersi alla prova, anche a costo di sentirsi fuori posto all’inizio. E tra un
musical e una serie, tra un ruolo dolce e uno ruvido, ci insegna che avere
coraggio di essere sé stesse è il vero colpo di scena. Così la sua carriera
continua, dritta come una playlist perfetta: imprevedibile, elettrica, e sempre
sincera.
AMORE AL NATURALE: AMANDA E THOMAS, UNA COPPIA FUORI DAGLI SCHEMI
Quando si parla di Amanda Seyfried, si pensa subito al suo sorriso contagioso (e
sì, forse anche a “Mean Girls” o qualche nota di “Mamma mia!” che risuona nella
testa). Ma dietro lo sguardo limpido da star di Hollywood si nasconde una donna
che ama la semplicità delle piccole cose. Forse per questo, il suo incontro con
Thomas Sadoski è stato tutto fuorché uno di quegli amori da copertina patinata:
«Semplicemente ci siamo trovati» – racconta Amanda nelle interviste, lasciando
intendere che, tra red carpet e provini, lei cerca soprattutto autenticità. E il
bello è che Thomas (attore, sguardo profondo, spirito un po’ ruvido ma cuore
morbido) ama la stessa cosa. Zero storie d’effetto, molto ascolto. Quasi un
anti-gossip: si sono sposati in segreto, senza paparazzi, solo tra loro, perché
– spoiler – non si vive di like, ma di emozioni vere.
LA GIOIA CHE FA “RUMORE” (MA MICA QUELLO CHE PENSI)
E, tra le cose più vere, ci sta la famiglia. Amanda diventa mamma nel 2017, e da
subito il suo racconto della maternità ha il sapore di una chiacchierata sincera
tra amiche. Senza filtri o patine: la stanchezza, le notti in bianco, la gioia
improvvisa che ti coglie mentre dai la pappa. Proprio come nelle nostre chat su
WhatsApp, lei alterna messaggi buffi e “crisi di latte” – letteralmente – a
slanci di felicità improvvisa. E poi, altra gioia in arrivo nel 2020, con il
secondo figlio. La Seyfried, però, non ama condividere i volti dei piccoli: «La
loro privacy viene prima di tutto», ha detto. Un messaggio fortissimo in un
mondo che vive di stories e reels: proteggere ciò che ami davvero significa
anche tenerlo stretto, lontano dalla vetrina, capito?
LE VERE “AMICHE GENIO” OLTRE LE LUCI DI HOLLYWOOD
Non sarai stupita (o forse sì?) se ti dico che Amanda è una di quelle persone
che tiene stretti pochi amici veri invece di mille follower “finti”. Intorno a
lei non c’è mai troppa confusione: qualche amica di infanzia che la chiama
ancora “Mandy” (e guai a chiamarla Amanda!), colleghi con cui ride fino alle
lacrime – avete presente il suo legame con l’iconica Lacey Chabert, con cui
condivide deliziosi scambi tipo meme su Instagram? Oppure, i rapporti con le
colleghe di “Les Misérables”, che ogni tanto azzardano reunion segrete a base di
karaoke casalingo e risate infinite. La ricetta della Seyfried è semplice:
* ascolta più di quanto parla (ma quando parla, ascolti pure tu).
* crede nella complicità vera, non quella “di scena”.
* se un’amicizia cresce, non è per la fama, ma per la fiducia: quella rara,
preziosa, quasi vintage.
SINCERITÀ, VALORI, E VOGLIA DI NORMALITÀ
Forse quello che fa più colpo di Amanda è che non si prende mai troppo sul
serio. Anche nei giorni in cui tutto sembra andare storto, lei è capace di farsi
una risata – anche pubblica, anche su TikTok, con video spassosi e assolutamente
fuori controllo. La sincerità nei rapporti? Per lei è la base: dice spesso che
preferisce una verità scomoda a una bella bugia. E non teme i giudizi,
soprattutto quando si tratta di ridefinire il successo: “Mi interessa essere
felice, tra le braccia di chi amo e circondata da veri amici, più che apparire
eroina perfetta per tutti”.
In poche parole, Amanda Seyfried è quella donna che ti fa venire voglia di
tornare “alla base”: ai valori semplici, alle relazioni costruite su fiducia,
rispetto e (permettimelo) una buona dose di autoironia. E mentre incanta milioni
di spettatori, resta una di noi, quella che si butta nella mischia della vita
vera—anche quando la vita vera sporca il trucco e fa sembrare tutto quasi
perfetto, cioè imperfetto, come piace a lei.
UN CUORE GRANDE ANCHE FUORI DAL SET
Quando pensi a Amanda Seyfried forse ti viene in mente il suo sorriso iconico,
quello che buca lo schermo pure nei giorni più grigi. Ma dietro quella luce
contagiosa c’è molto di più: c’è una donna che ha scelto, con voce chiara, di
impegnarsi per chi spesso resta indietro. L’attivismo non è una parentesi nella
sua vita, ma una specie di fil rouge che si intreccia tra le sue scelte
artistiche e la sua quotidianità, quasi come fosse una missione personale.
Immaginati Amanda, in jeans e maglione oversize, mentre posta una storia su
Instagram per parlare di adozioni responsabili. Non è una di quelle celebrità
che predica bene solo per moda. Lei ci mette la faccia (e il cuore). Tanto che
il suo profilo è disseminato di messaggi che fanno riflettere, a volte anche
scomodi, sempre autentici.
GLI ANIMALI PRIMA DI TUTTO (ANCHE QUELLI SENZA “LIKE”)
Chiunque l’abbia mai seguita una volta sui social lo sa: gli animali sono la sua
passione sfrenata. Amanda non si limita a postare selfie con il suo leggendario
cane Finn (che, tra parentesi, è quasi una celebrità pure lui). Si è battuta
pubblicamente contro l’allevamento intensivo, ha adottato più volte animali
randagi e non ha esitato, in più occasioni, a devolvere cachet e tempo a rifugi
e associazioni.
C’è una storia che la dice lunga: qualche anno fa, tra una première e una
diretta TV, ha salvato un gruppo di gattini destinati all’abbandono,
coinvolgendo i followers in un’adozione lampo che ha fatto il giro dei meme.
Piccole cose? Forse, ma la differenza spesso la fa chi agisce davvero e non solo
a parole.
Non è raro trovare Amanda impegnata a sensibilizzare sulle specie in via
d’estinzione o su quanto sia importante – anche solo con una piccola donazione –
aiutare i volontari animalisti.
SALUTE MENTALE SENZA FILTRI
Amanda è una di quelle donne che non temono di mostrarsi fragili. Ha parlato
apertamente delle sue lotte contro l’ansia e gli attacchi di panico, che l’hanno
accompagnata fin da giovanissima. In un’epoca di selfie “filtrati” e perfezione
di facciata, Amanda abbatte i muri del tabù, raccontando la sua storia: le
terapie, i momenti di crisi, i pensieri che fanno paura.
– * Condivide regolarmente risorse e consigli per chi si sente solo
– * Sostiene campagne di informazione e prevenzione, soprattutto tra i giovani
– * È ambasciatrice per varie fondazioni che si occupano di salute mentale
femminile
Più di una volta ha detto, senza vergogna: “Non sono perfetta, ma sto
imparando”. In questo, secondo me, c’è tutta la sua forza. Ti fa sentire meno
sola – come quando qualcuno ti dice che è ok chiedere aiuto, che possiamo
crollare e poi ricominciare, anche cento volte.
DIRITTI DELLE DONNE, UNA BATTAGLIA DI TUTTI I GIORNI
Quando si tratta di diritti delle donne, Amanda non si tira mai indietro. Dai
discorsi in conferenza ai post graffianti su Instagram, difendere l’autonomia
femminile è uno dei pilastri della sua identità pubblica. Appoggia in prima
linea movimenti come Time’s Up e si spende, senza peli sulla lingua, per
l’uguaglianza salariale, il diritto alla scelta e la lotta contro la violenza di
genere.
Riesce a parlare di argomenti scomodi senza risultare mai pesante. Tipo: durante
un’intervista, qualcuno le ha chiesto se non avesse paura di esporsi troppo. Lei
ha risposto, con il solito sorriso ironico: “Se parlo c’è sempre chi dice che
dovrei stare zitta. Se sto zitta, forse non cambio nulla. E io preferisco
provare”.
Insomma, Amanda Seyfried non si limita a essere una star. Il suo attivismo,
solido e coerente, è la sua armatura e il suo specchio: una ragazza che non ha
mai smesso di credere nei suoi ideali e che ci mette ogni giorno tutta sé
stessa—difetti, empatia e quella gioia genuina che ti fa venir voglia di
cambiare il mondo insieme a lei.
QUELLE SFUMATURE INASPETTATE: TIMIDEZZA, IRONIA, FORZA
Parlare di Amanda Seyfried è come osservare un arcobaleno dopo una giornata di
pioggia battente: tu credi di averlo già visto, ti aspetti certi colori ma poi –
bam – ne compare uno che non avevi mai notato prima. Dietro il suo sorriso
iconico, quello che sembra dire “hey, tutto è risolvibile”, in realtà pulsa
un’anima – passatemi il termine – molto più reale e stratificata di quanto si
creda.
Amanda ama definirsi timida. Sì, hai capito bene: lei, la star sulle copertine,
quella che canta e balla con naturalezza nei musical. La verità? Da piccola
arrossiva per niente, si nascondeva dietro le spalle della sorella più grande,
proprio come noi comuni mortali quando dobbiamo parlare davanti alla classe o in
una videocall con il capo. E, ancora oggi, lo ammette senza filtri:
l’insicurezza è una compagna fedele, ma niente di cui vergognarsi. L’ha resa
“umana”, dice sempre ridendo, strizzando l’occhio a chi la segue su Instagram.
FRAGILITÀ IN PRIMO PIANO (E VA BENISSIMO COSÌ)
Ok, vuoi sapere la cosa pazzesca? Amanda non ha paura di mettere le sue
fragilità sotto i riflettori. Te lo ricordi quel post in cui parlava di ansia e
disturbi ossessivo-compulsivi, proprio mentre tutte le celebs sembravano vivere
solo tra detox e jet privati? Sembrava che volesse urlare: ci sono anche le
ombre, e non bisogna nasconderle sotto il tappeto.
E la community la adora per questo. Non recita mai, nemmeno sui social: mostra
le sue inquietudini, le imperfezioni, quei giorni in cui tutto è un po’ storto.
Il bello? Non si dà mai un tono finto, non cerca di essere una “guru
motivazionale” da manuale. Esprime la sua forza proprio attraverso la fragilità,
ed è come se dicesse: “hey, ragazze, a volte la testa va dove vuole lei, ma va
bene anche così”.
UN SENSO DELL’UMORISMO FRESCO (E UN PO’ STRAMPALATO)
Chi la segue da un po’ sa che Amanda Seyfried ha un senso dell’umorismo tutto
suo, un’ironia che non si prende mai troppo sul serio. Ogni tanto basta guardare
le storie che pubblica (tipo lei che improvvisa balletti goffi in cucina, o
scherza sulle occhiaie post-maternità) per capire che non ha paura di sembrare
buffa.
Per farti sorridere al volo, ti elenco alcune “chicche”:
* Ama i meme e spesso li condivide senza filtri, con didascalie autoironiche
che la rendono umanissima (alzi la mano chi non s’è riconosciuta almeno una
volta!).
* Ha una passione sfegatata per la vita di campagna. Coltiva verdure e si
prende cura di animali che mostriamo solo nei cartoni Disney.
* La sua reazione ai fail sul set? Ridere fortissimo fino alle lacrime, spesso
trascinando tutti dietro le quinte in fiumi di risate collettive.
Ecco, questa capacità di giocare con sé stessa è contagiosa. Ti fa venire voglia
di vivere con meno filtri (magari senza l’ansia di essere sempre
“instagrammabili”, se capisci che intendo).
SPONTANEITÀ CHE DIVENTA ISPIRAZIONE
Ciò che sorprende di lei, però, è questa coerenza tra pubblico e privato. Sai
quando le star sembrano “un po’” diverse nelle interviste? Amanda è proprio
quella ragazza che ti immagini potresti incontrare in coda alla cassa, mentre fa
la spesa in maglietta sformata, con i capelli legati alla bene e meglio. Non c’è
una versione “castomizzata” per il pubblico: la sua spontaneità è la stessa
dentro e fuori lo schermo.
Nei momenti chiave della carriera, è riuscita ad attraversare ruoli molto
diversi – dalla ragazza dolce di “Mamma Mia!” alla cruda Elizabeth Holmes in
“The Dropout” – senza mai perdere il suo stile. Anzi, reinventa sé stessa ma
resta fedele a quei tratti che la rendono unica: la vulnerabilità disarmante, la
forza un po’ naïve, quella specie di energia istintiva che – giuro – fa venire
voglia di abbracciarla.
In fondo, Amanda Seyfried ci insegna che si può essere profonde, ironiche,
fragili e fortissime nello stesso corpo. E che forse, nel trasporto sincero con
cui si mostra, c’è la chiave di una carriera che ancora oggi fa sognare – e fa
sentire tutte noi un po’ meno sole.
GLI ORIZZONTI CHE BRILLANO: TRA NUOVI RUOLI E SFIDE INEDITE
Amanda Seyfried non è una di quelle attrici che si accontentano, neanche un po’.
Anzi, si direbbe che quando le cose diventano prevedibili, lei sente subito la
voglia di scombinare le carte, cercare nuove vie, smettere i vecchi abiti e
provarsi addosso qualcosa che non ha mai indossato. Ecco perché ogni volta che
annuncia un nuovo progetto, c’è sempre un pizzico di eccitazione nell’aria,
quasi come se dovesse rivoluzionare ancora una volta il suo destino (e magari
anche un po’ il nostro modo di guardare il mondo del cinema).
Prossimamente la vedremo alle prese con ruoli completamente diversi: uno
sussurrato tra i corridoi di Hollywood parla di una serie tv thriller, dove
Amanda si cimenterà in qualcosa di più cupo, psicologico; un’altra voce racconta
di un film indipendente in cui interpreterà una donna “normale” alle prese con i
nodi della maternità e delle paure moderne. E poi c’è quella sorta di chimera,
il musical che Amanda sogna da tempo di portare sul grande schermo, tra ricordi
di Mamma Mia! e nuove canzoni tutte da scoprire. Sta scegliendo storie che la
stimolano, che le fanno paura e che, proprio per questo, le accendono la voglia
di buttarsi.
I SOGNI, QUELLI VERI: COSE GRANDI E COSE PICCOLE CHE FANNO BATTERE IL CUORE
Sai qual è la cosa più magica? Che Amanda non sogna solo ruoli da Oscar, premi e
tappeti rossi. No, lei sogna in grande sì, ma in modo tutto suo, terra terra e
con i piedi ben piantati lì dove sente che la vita reale scorre più forte. Una
volta ne ha parlato: vorrebbe scrivere un libro per bambini, e illustrarlo
insieme alla figlia. Immagina che tenerezza: una “mamma celebrity” che si mette
a disegnare streghette buffe e cagnolini col panciotto con la sua piccolina.
E poi, la lista dei suoi sogni la sa scrivere bene. Tra questi:
* Produrre un documentario sulle famiglie rurali americane (per dare voce a chi
va poco di moda).
* Lavorare almeno una volta con registe donne che stima da sempre, tipo Greta
Gerwig o Chloé Zhao (e dare una scossa bella, bella, bella alla regia al
femminile).
* Prendersi periodi di “pausa creativa” per imparare: magari la ceramica,
oppure volontariato nei rifugi per animali, o ancora una masterclass di danza
moderna.
* Girare un road movie in Europa sulle orme di donne ribelli del passato (panta
a zampa e sguardo rivolto all’orizzonte, ovvio).
Non sono sogni da sola sul divano, questi; sono tutti conditi da quel bisogno di
condividere, di coinvolgere le persone che ama, come se ogni desiderio suo
avesse il cuore grande abbastanza da abbracciare anche chi le sta accanto.
MENTE APERTA E PIEDI SCALZI: AMANDA E IL SUO MODO DI CRESCERE SEMPRE
Ciò che colpisce di Amanda è che va avanti con la mente aperta, curiosa come una
ragazzina al primo giorno di scuola, e col piglio di chi non vuole mai smettere
di imparare. Nel suo futuro non vede limiti o barriere rigide: sembra vedere
solo porte aperte, sentieri da esplorare, magari a piedi scalzi, come fa a casa
sua con i suoi animali che spuntano ovunque.
Un giorno dice che vorrebbe provare la regia; quello dopo posta su Instagram la
foto di una torta completamente bruciata (“non tutte le ciambelle…”). Ecco:
questo è il bello di Amanda. È come una tela ancora in divenire, una tavolozza
in cui, se anche qualche colore scappa dai bordi, va bene lo stesso. Anzi, è
proprio lì che spesso nasce la magia.
Se stai cercando ispirazione, la Seyfried insegna che il futuro si costruisce a
piccoli passi, con grandi sogni e quella scintilla di coraggio che ti fa dire:
“Perché no?”. Piuttosto che aspettare che qualcuno ti scelga, a volte conviene
scegliere sé stesse. E chissà? Forse domani uno di questi sogni “folli”, che
Amanda confida solo a chi ama davvero, prenderà vita davanti a milioni di occhi.
Sta solo aspettando di stupirci ancora.
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sorriso più famoso di Hollywood appeared first on The Wom.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU AIMEE LOU WOOD
* Nome completo: Aimee Lou Wood
* Data di nascita: 3 febbraio 1994
* Luogo di nascita: Stockport, Greater Manchester, Regno Unito
* Segno zodiacale: Acquario
* Altezza: Circa 1,70 m
* Partner: Ex Joe Thomas (informazione precedente)
* Genitori: Madre impiegata presso Childline, padre commerciante di auto
* Figli: Nessuno
* Fratelli/Sorelle: Una sorella, Emily Wood (makeup artist)
* Instagram: @aimeelouwood
RADICI FORTI E SOGNI TENERI: LA PICCOLA AIMEE A BRAMHALL
Aimee Lou Wood non è stata una di quelle bambine cresciute tra i bagliori della
city, tipo le mini-influencer che fanno tutorial di make-up agli otto anni. No,
la sua storia comincia nei dintorni di Manchester, nell’abbraccio un po’ goffo
ma sincero di Bramhall, una cittadina dove l’aria sa di parco e di pioggia
sempre dietro l’angolo. Infanzia semplice, nulla di patinato: le prime passioni
di Aimee erano più vicine alle recite di classe che agli spot pubblicitari.
Anzi, se le chiedi qual è il suo primo ricordo da attrice, racconta sempre di
quella volta in cui imitava la gallina davanti agli adulti a una festa. Ci ride
ancora, di gusto.
C’è da dire che il clima dentro casa Wood, fin da subito, non era tutto rose e
fiori. I genitori divorziati—un classico in molte storie di chi cresce un po’
alla spicciolata, con il cuore che si divide tra due case e due modi di fare. Ma
Aimee, anziché perdersi, ha trovato nell’affetto per Emily, la sorella, un punto
fermo. Emily: spalla, complice, migliore amica. “Senza Emily sarei completamente
svitata!” scherza spesso, lanciando uno di quei sorrisi che sanno sciogliere il
ghiaccio. Le due sorelle si inventavano musical improvvisati in salotto e giochi
mimici, come se il palco fosse già una cosa di famiglia. Anche se, a differenza
dei drammi delle serie tv, la loro armonia non era certo garantita. Litigi, sì,
e pure forti, ma abbracci che venivano sempre a ricucire tutto.
PRIMI PASSI (E PRIME SCIVOLATE) VERSO IL PALCOSCENICO
Lasciate perdere l’idea della ragazzina “predestinata”. Aimee, mentre cresceva,
si portava dentro mille paure: quella di non essere “abbastanza” (bella, brava,
magra, alta), quella di deludere chi le voleva bene. Eppure, la recitazione era
sempre lì, come un piccolo fuoco caldo e tignoso. Vuoi per caso sapere dove
imparava i copioni? Nel bagno, con la doccia aperta che copriva la sua voce
tremante, per non farsi sentire da nessuno. Vergogna, ma anche tantissimo
desiderio di riuscire a farsi vedere per quella che era: una bambina un po’
insicura ma con un talento che le brillava sotto la pelle.
La scuola? Un caos totale. In classe era quella che faceva le battute stupide
quando era agitata, oppure spariva dietro ai libri troppo grandi per lei. Poi
una prof di inglese (giuro, ne parla ancora nelle interviste!) le ha consigliato
di provare con il teatro: in un attimo, Aimee si è iscritta a un corso
amatoriale. Ricorda che la prima volta sul palco le tremavano persino le
sopracciglia, ma l’applauso—anche se di soli cinque spettatori—le ha dato una
scarica quasi elettrica.
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DAI SOGNI ALLE ACCADEMIE: OXFORD PRIMA, POI RADA
Arrivare alla Oxford School of Drama non è stato come prendere il bus per andare
in centro. Era tipo un sogno che si sbriciolava e si riformava ogni volta che
pensava di non farcela. Audizioni su audizioni, tanti “no” che scottano sulle
mani, il filo sempre teso di chi tiene il fiato in ogni istante. Però, il suo
“sì” arriva, e si ritrova catapultata in un microcosmo di ragazzi e ragazze
assetati di palco, di storie, di ruoli nuovi da provare addosso. Aimee qui
capisce che la timidezza va presa a braccetto, non combattuta: la trasforma in
sensibilità, in fragilità che emoziona.
Finita Oxford, alza l’asticella: Royal Academy of Dramatic Art (per chi mastica
un po’ di teatro, la famosa RADA). Le audizioni stavolta sono tipo Hunger Games.
Tra scene interpretate una dietro l’altra e pause caffè in cui si conoscono
aspiranti attori da tutto il mondo, Aimee impara soprattutto una cosa:
l’importanza dell’imperfezione. Quella, dice sempre, è la sua chiave. E non
potrebbe essere diversamente per una ragazza che ha imparato presto a “sporcarsi
le mani” con la vita vera, con errori e nuove partenze, seduta accanto a Emily e
sorridendo con quel mix un po’ ironico, un po’ magico che solo lei sa
trasmettere.
Ecco: nessun percorso dritto, nessuno spettacolo in solitaria. Solo passi
piccoli, insicurezze aggrovigliate ai sogni e una costanza gentile—che poi è
quella che col tempo la porterà dal piccolo paesino fino alle luci del West End.
Con molta più “Aimee” di quanto lasciavano intendere le sue ansie da ragazzina.
SEX EDUCATION E LA RIVOLUZIONE DELLA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO
Quando “Sex Education” è atterrata su Netflix, Aimee Lou Wood sembrava una delle
tante ragazze della porta accanto, fragile e simpatica, con le sue risatine
strappate e gli occhi che chiedevano sempre un “va tutto bene?”. Invece, col
passare delle stagioni, Aimee Gibbs è diventata la vera eroina gentile della
serie, tanto che, sì, c’è chi dice che abbia scippato lo scettro alle
protagoniste più “tradizionali”. Se ci pensiamo, non ha nulla del modello
femminile tutto muscoli o sarcasmo che per anni Hollywood ci ha servito: Aimee
(il personaggio) è impacciata, dolce, a volte *sbaglia* in grande, ma sempre con
una sincerità che spacca il cuore.
C’è qualcosa di profondamente rivoluzionario nella sua umanità: Aimee Lou Wood
prende la normalità, anche quella banale e imbarazzante, e la trasforma in
forza. Cioè, chi non si è mai sentita fuori posto in mezzo alle amiche, o troppo
tenera in tema di sesso, o semplicemente strana nel proprio corpo? La Wood, con
il suo accento e le sue occhiate, ci rende tutto vicino: quando Aimee scoppia a
piangere per una paura “sciocca” (il trauma dell’aggressione sull’autobus, per
chi ricorda la puntata), è quasi impossibile non sentirsi *capite* come mai
prima.
Guardando le evoluzioni di Aimee Gibbs, si coglie come la recitazione della Wood
abbia lasciato spazio a mille vulnerabilità, ognuna amplificata da piccoli
dettagli: un tremito nella voce, un sorriso che arriva lento, il gesto impulsivo
(tipo regalare i pane al cioccolato senza motivo). Tutto sembra dire: “Non serve
essere perfette. Serve essere vere”. E qui c’è un valore enorme, perché,
ammettiamolo, lo spazio per le donne normali negli show era stato, finora,
abbastanza angusto.
Certo, uno degli snodi che ha cambiato la percezione di molte spettatrici è la
storyline del trauma. Il famoso episodio in cui Aimee viene aggredita
sull’autobus è diventato virale, per come è stato raccontato ma soprattutto per
come la Wood lo ha fatto vivere: una ragazza spaventata, che non trova le
parole, che si vergogna quasi di denunciare, che non si sente “abbastanza
traumatizzata” per chiedere aiuto. Un colpo, perché nessuna risposta è scontata,
nessuna reazione è programmata. Ed è stato catartico vedere tutte le amiche
portarsi dietro Aimee sull’autobus, restare unite in un gesto piccolo ma
fortissimo. Un po’ come quei TikTok dove le ragazze si tirano su a vicenda, ma
qui, senza filtri e senza editing.
Il coraggio che trasmette Aimee Lou Wood sta anche nelle sfumature: mostra come
si può ridere tra le lacrime, come si può crescere senza perdere la propria
goffaggine. Valori che, nella realtà, ci servono come l’aria.
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Gli esempi di emancipazione vera non mancano:
* La capacità di parlare d’amore e di sesso senza scivolare nell’ironia da
meme.
* La libertà di cambiare, anche sbagliando tanto (tipo i flop con l’intimità
che Aimee confessa ad altre ragazze).
* L’arte di costruire amicizie vere, che non giudicano mai e ti ritrovano
sempre, anche dopo i momenti peggiori.
Ecco, Aimee diventa il manifesto di una generazione che vuole sentirsi
rappresentata nella sua realtà: tra ciambelle, incertezze, cicatrici e una
risata pronta. La lezione è questa: puoi essere la ragazza dietro la porta e,
comunque, cambiare lo scenario della partita. Perché essere veri, sembra
scontato, ma in tv è ancora una rivoluzione.
L’IRRESISTIBILE RICHIAMO DEL PALCOSCENICO
Aimee Lou Wood non ha mai negato che, tra le luci della ribalta, il suo cuore
batte più forte proprio a teatro. Che sia per quella magia insostituibile
dell’applauso dal vivo o per quella tensione elettrica che percorre la schiena
mentre cala il sipario, Aimee è nata per il palcoscenico. Nonostante Sex
Education l’abbia catapultata in una dimensione quasi pop – tra meme virali,
TikTok e le chiacchiere infinite sui social – lei non si è mai lasciata sedurre
dalla scorciatoia facile dello show business televisivo. Tutt’altro. Ha scelto
di proteggere quella parte fragile e autentica di sé che si accende solo davanti
a una platea vera, fatta di sguardi, tosse trattenute e battiti di mani.
Non è da tutti. Soprattutto oggi, dove la tentazione di mollare la “fatica” del
teatro per le chiamate ben più luccicanti di cinema e streaming è fortissima (e
nemmeno bisogna camuffarsi con un cappotto pesante dietro i camerini gelidi!).
Ma lei niente, come una giovane Greta Gerwig britannica, resta fedele ai copioni
stampati, alle pause cariche d’attesa e al profumo intenso di tavole di legno
logore.
UNCLE VANYA: LA SFIDA CHE ACCENDE IL TALENTO
Un esempio che parla da solo: la sua interpretazione in Uncle Vanya al West End
di Londra. Insomma, non proprio il compitino leggero della “sitcom”, ma uno di
quei testi di Cechov che ti prosciuga e ti regala, se hai il coraggio,
moltissimo in cambio. Aimee lì si è letteralmente “spogliata” di ogni vanità: la
sua interpretazione di Sonia è un mix di fragilità, dolore, speranza e tenacia.
Dicono che durante una delle repliche sia scoppiata a piangere – non una
lacrimuccia, proprio singhiozzi veri – e che il pubblico sia rimasto immobile,
sospeso, quasi ipnotizzato. La verità? Aimee ama le emozioni nude, quelle che
non puoi programmare.
Chi la segue da vicino lo sa: non sopporta la finzione nemmeno sul palco.
Preferisce sbagliare una battuta (capita, eh) ma restare vera piuttosto che
diventare la “macchina perfetta” del West End. È quella ricerca ostinata di
autenticità artistica che la rende diversa e, forse, inquietantemente umana
rispetto a tante sue coetanee.
DAL SET AL GRANDE SCHERMO: QUALITÀ, NON QUANTITÀ
Anche al cinema Aimee rifugge ogni scorciatoia. Non le interessa infilarsi in
ruoli qualsiasi pur di essere ovunque. Lei sceglie. Con cura quasi maniacale,
direbbero alcune colleghe. Basta guardare la sua parte in The Electrical Life of
Louis Wain: un film poetico, fuori dai cliché, dove Aimee si mette al servizio
della storia e non viceversa. O ancora, in Living, con quell’eleganza sottile da
nonna punk (hai presente quelle donne che non urlano mai ma spostano le montagne
solo col sorriso?).
Insomma, se la volessimo riassumere con una lista, Aimee Lou Wood al cinema è:
* Una che dice più “No, grazie” che “Sì, dai, mi va”
* Una che non ha paura di prendersi “pause” tra un progetto e l’altro
* Una che mette sempre l’intensità prima della quantità
* Una che non si risparmia nei dettagli: anche un gesto, uno sguardo, una pausa
– tutto ha un senso autentico
UN MODELLO PER LE GIOVANI CHE NON VOGLIONO ESSERE “UN PRODOTTO”
Ecco perché oggi tante ragazze tra i venti e i quarant’anni guardano ad Aimee
come alla sorella maggiore che ce l’ha fatta senza scendere a compromessi.
Essere vera paga, dice sempre lei. E sarà pure una frase da poster Instagram, ma
quante veramente resistono al fascino del “diventare come gli altri vogliono che
tu sia”? Aimee è la prova che si può restare fedeli alla propria
identità—accettando pure momenti di caos, insicurezza e sbagli—e fare arte che
lascia il segno. Non è solo talento: è una specie di rivoluzione silenziosa dove
il successo non si misura solo in visualizzazioni, ma in respiri condivisi, a
teatro, al cinema, o magari davanti a un tramonto vero. E questo, almeno per me,
è l’unico like che conta davvero.
AMARE (DAVVERO) SOTTO I RIFLETTORI: AUTENTICITÀ SENZA POSE
C’è chi insegue la love story da copertina, col filmino editato e i sorrisi
plastici stampati per le foto. E poi c’è Aimee Lou Wood, che non teme la potenza
di mostrarsi fragile. La sua relazione (e successiva rottura) con Joe Thomas –
sì, lui, Simon di The Inbetweeners, vent’anni di gap e una complicità palpabile
– non è mai stata perfetta e instagrammabile a tutti i costi. Anzi. Con la sua
solita aria da ragazza della porta accanto – quella vera, che incontri al caffè
la mattina struccata e un po’ assonnata – Aimee ha sempre scelto la verità,
costi quel che costi.
Non ha avuto paura di raccontare pubblicamente tutto il casino emotivo di una
separazione. Senza veli, senza giri di parole: niente “rimaniamo amici” di
circostanza, nessuna scena da soap. Con Joe, come con la vita, ha affrontato le
sfumature complesse dei sentimenti, anche le più scomode. Quel che più colpisce
è la naturalezza con cui parla di amore e dolore, senza melodramma, senza
eccessi, senza volersi nascondere nelle favolette zuccherose. Insomma, Aimee ci
regala – finalmente! – il permesso di raccontarci così come siamo. Anche quando
siamo a pezzi.
VULNERABILITÀ COME FORMA DI FORZA: IMPARARE AD ACCETTARSI (E A RACCONTARLO)
Essere veri, anche quando fa male. Ecco la lezione che – tra una chiacchiera in
radio e qualche post senza ritocchi – Aimee Lou Wood mitraglia con una forza
quasi disarmante. Nei suoi racconti di relazioni finite, di amicizie mischiate a
confidences notturne, Aimee non cerca mai di dare spettacolo: la sua
vulnerabilità non è mai esibita, ma abbracciata come una parte fondamentale
dell’esperienza umana. Sa di non essere la sola al mondo a sentirsi insicura,
confusa, a tratti inadeguata – e lo dice, senza filtri.
E nelle interviste, quando racconta degli alti e bassi con Joe, emerge proprio
quella *diversità* che fa la differenza tra una celebrity social e una persona
reale. Una che ti dice, con sfrontata dolcezza:
* Non esiste l’amore perfetto, ma la sincerità è sexy.
* Amare significa anche sentirsi rifiutati o sbagliati.
* Lasciarsi non è la fine del mondo, ma una parte naturale della crescita.
* Dopo la rottura, piangere e ridere contemporaneamente è terapeutico.
In fondo, in un universo di relazioni che spesso sembrano cataloghi Zalando di
sorrisi patinati, la scelta di mostrare la debolezza come risorsa, mai come
difetto, crea uno slancio contagioso. Ti viene voglia di lasciarti andare,
almeno un po’.
IL NUOVO STANDARD DELLE EMOZIONI REALI: LA RIVOLUZIONE GIRLY DI AIMEE
Diciamolo: abbiamo tutte un po’ la nausea dei modelli tossici di perfezione,
delle relazioni che sembrano challenge di TikTok. Aimee no, lei si racconta
nelle sue giornate “blu”, alternando battute esilaranti a confessioni profonde.
Il punto è questo: la sua onestà nel parlare di amore e sentimenti spacca
davvero le regole. Nessuna strategia da diva, nessun fantomatico “best ex ever”
da post-cartolina. Solo normalità, quotidianità, persino goffaggine. La rottura
con Joe, ad esempio, l’ha vissuta come una ferita e un insegnamento, senza
imbarazzo né filtri. Vive la privacy – per quanto le sia possibile – come uno
spazio di crescita autentica, più che come uno scudo.
Così Aimee è diventata
* punto di riferimento per chi sogna amori sinceri, complicati e senza copione
* l’eroina pop delle relazioni vere – quelle che si sporcano di mascara e
abbracci stropicciati
* icona di chi crede che l’intimità più vera sia la condivisione delle piccole
crepe
In un’epoca dove si giudica tutto a colpi di swipe, questa ragazza ci ricorda
che anche il cuore spezzato può essere bellissimo. Forse, per una generazione
cresciuta a meme e ghosting, il suo esempio è la scintilla che mancava: non c’è
nulla di più liberatorio della sincerità emotiva, come se la gentilezza fosse
una piccola rivoluzione sentimentale.
RADICI PROFONDE: LA FAMIGLIA COME BASE
Aimee Lou Wood è una di quelle persone che, anche se la segui su Instagram o la
guardi in una clip di “Sex Education”, ti trasmette subito una cosa: ha radici
belle forti. Di quelle che fanno sentire il vento della tempesta, ma non ti
sradicano mai. La famiglia, per Aimee, è il porto sicuro, il punto da cui tutto
è cominciato e dove può sempre tornare — tipo quel posto magico in cui ritrovi
te stessa anche nei tuoi giorni più storti. Il legame con sua madre è di quelli
speciali, fatti di telefonate lunghe, risate e consigli che ti scaldano anche da
lontano. La madre, che l’ha sostenuta tra provini, sogni, primi “no” e grandi
“sì”, è la prima cheerleader di casa Wood. E poi c’è Emily, la sorella: la
compartecipazione tra loro due è roba che va oltre il chiacchiericcio tra
sorelle, una specie di telepatia affettiva che si trasforma nel sostegno più
naturale del mondo.
Ma non è solo questione di abbracci o di parole di conforto: questa famiglia,
diciamolo, ha dato a Aimee la fiducia pazzesca che ora irradia sul palco e nella
vita — quella scintilla che fa sì che una ragazza inglese un po’ impacciata
diventi l’esempio cool e un po’ “underdog” di un’intera generazione.
CARATTERE: SPONTANEA E TENACE SENZA FILTRI
Parlare di Aimee Lou senza menzionare il suo carattere sarebbe tipo dimenticarsi
il burro quando fai la pasta: cioè, manca proprio il pezzo forte! Lei è
spontanea all’ennesima potenza. Nelle interviste capita che rida per nulla, dica
quello che pensa anche se non è “da persona famosa”— e qui scatta subito
l’identificazione, perché chi è abituata ai faccini perfettini delle star si
sente subito a casa. Spesso ironizza sui suoi difetti, sulle emozioni fuori
posto, sui momenti di imbarazzo: e questa sincerità non è solo un modo di
essere, è quasi una piccola rivoluzione.
Ma attenzione: sotto la superficie c’è la resilienza. Non ha paura di mostrarsi
fragile o fallibile, perché ha imparato che anche le batoste servono. Del resto,
il teatro le ha insegnato a stare sul palco con la voce che trema, e la vita le
ha spiegato che anche chi resta indietro per un po’ può sparigliare le carte. Fa
parte di quella schiera di persone che non cercano la perfezione, ma la verità —
e, oddio, quanto è raro vedere tutto questo nel mondo dello spettacolo?
LEGAMI SINCERI, ZERO FILTRI
Non è una che si accontenta di conoscenze superficiali. Attorno a lei ruotano
amicizie vere, costruite sulla lealtà e la fiducia, mai per calcolo. Basta
guardare le sue stories: abbracci, brindisi, karaoke improvvisati, selfie
sfocati che gridano complicità più di mille parole. Le sue amiche non sono “plus
one” per le premiere. Sono porto sicuro.
E quando si parla di legami, Aimee ha un modo tutto suo di investire energia.
Prende a cuore le persone, le ascolta sul serio. Ti fa sentire importante
soltanto con uno sguardo laterale e un commento fuori copione. Ecco perché la
sua empatia si trasforma in quel tipo di solidarietà che non è fatta solo di
discorsi, ma di gesti quotidiani. Le sue fan la percepiscono vera: non come una
stella irraggiungibile, ma come quell’amica fidata che ti manda un meme alle due
di notte perché sa che hai avuto una giornata storta.
VALORI CHE ISPIRANO LE NUOVE GENERAZIONI
Nel suo modo di stare al mondo, Aimee mette in pratica ogni giorno valori che
appartengono alla migliore versione della nostra generazione. Fra questi:
* Spontaneità: non recita mai, nemmeno nella vita.
* Gentilezza: empatica, disarmante per quanto è limpida.
* Resilienza: si rialza, sempre, anche quando sembra la più fragile.
* Solidarietà: il successo è più bello se lo condividi.
Questo mix potentissimo spiega perché diventi modello credibile per molte
giovani donne: Aimee Lou Wood insegna che essere autentiche, anche fragili, è
molto più rock che giocare a fare le supereroine senza macchia. E la sua storia
lo dimostra ogni giorno.
ATTIVISMO, AUTODETERMINAZIONE E MESSAGGI PER IL FUTURO
La cosa che mi ha sempre colpito di Aimee Lou Wood è il modo in cui riesce ad
essere incredibilmente potente senza mai risultare severa. Ha quel superpotere
rarissimo di parlare di temi grandi – come la body positivity,
l’autodeterminazione femminile, l’autostima – usando una leggerezza che spiazza,
con una battuta che arriva “a gamba tesa”, ma con sorriso, come solo le amiche
vere sanno fare. Non c’è granché da fare: Aimee non predica, Aimee condivide. E
quando lo fa, sembra di essere in un gruppo di WhatsApp tra donne, dove si ride
un sacco ma si parla anche di cose serissime.
Il suo attivismo si è cucito addosso sin dagli esordi, quando, durante Sex
Education, ha cominciato a parlare pubblicamente di insicurezze, di corpi reali
e di quanta fatica ci sia dietro a quella benedetta accettazione di sé che tutti
raccontano come se fosse una lampadina che si accende. Se ripenso a uno dei
momenti social più forti, c’è quella foto con il cappuccino in mano e la
didascalia: “Il mio corpo oggi si è svegliato pesante, ma ripeto: è *il* mio
corpo”. Poteva sembrare una confessione da diario segreto, ma in realtà era una
bomba sganciata contro tutti quegli stereotipi che il fisico di una donna debba
essere eterno motivo di giudizio.
Su Instagram, Aimee ha postato più volte scatti senza filtri o pose plastiche,
magari spettinata, con la pelle che trasuda sonno o giorni no. In una storia,
qualche mese fa, scriveva:
* “Non lasciate che il vostro valore dipenda da un numero, una taglia o quello
che pensa uno sconosciuto sotto una foto. I jeans stringono? Viva i jeans
larghi. La pelle urla? Viva la pelle vera.”
Il suo modo di essere attivista, però, non passa mai per la seriosità troppo
calcata – tipo comizio sindacale anni ‘70: Aimee è ironica e autoironica, ma mai
superficiale. C’è un suo video su TikTok in cui, mentre si mette il rossetto e
si impiastra tutta, si ferma di colpo davanti allo specchio e chiede: “Ma
davvero pensate che una bocca rossa cambi la persona che siete dentro?” Sotto,
centinaia di commenti di ragazze che ringraziano, si raccontano e si sentono
meno sole, come durante una maratona di serie sotto le coperte con le amiche.
Non sono solo parole, le sue: partecipa spesso a eventi per la parità di genere
e la salute mentale, prende posizione chiara – anche rischiando di mettere a
disagio chi vorrebbe tenerla in una “scatola” più facile da vendere. Si è
schierata per il diritto all’aborto in UK, ha parlato apertamente di terapie e
di pregiudizi, usando la propria storia come esempio affinché nessuna si senta
fuori posto. Così facendo:
* Incoraggia a normalizzare il cambiamento anche quando fa paura
* Sostiene l’idea che la fragilità sia rivoluzionaria, se condivisa
* Dimostra che la solidarietà tra donne non è solo uno slogan ma un modo di
guardare l’altra negli occhi senza giudicare
Il suo attivismo è anche fatto di piccoli gesti quotidiani: una risposta gentile
a chi le chiede aiuto in privato, un rilancio di iniziative su temi come il
consenso sessuale e l’educazione affettiva. E poi, la capacità di parlare delle
cicatrici – quelle vere, quelle simboliche o solo quelle invisibili – senza mai
renderle motivo di vergogna. Dice spesso che valgono più di mille selfie davanti
allo specchio.
Aimee non indica mai una “via perfetta”, piuttosto invita le sue follower a
navigare tra dubbi, sogni e paure, portando dentro la propria imperfezione come
una specie di medaglia. E questa sì che è una forza che ti smuove davvero,
quando magari pensi che sia solo una giornata storta e invece hai appena messo
il primo passo in una rivoluzione.
UNA RAGAZZA, MILLE SOGNI: LA NORMALITÀ CORAGGIOSA DI AIMEE
Aimee Lou Wood non è una di quelle star che si inalberano su un piedistallo,
separate dal mondo come un profilo perfetto su Instagram filtrato
all’inverosimile. Anzi, il suo talento è proprio quello di rispecchiare le
sfumature — a volte dolci a volte scomposte — di una generazione che si sente
sempre un po’ work in progress. Le sue interpretazioni (ma pure le stories su
IG, se ci pensi) parlano a chi sente ancora sulla pelle quelle insicurezze che
si mischiano ai sogni più audaci.
Guardala in una qualsiasi scena di “Sex Education”: Aimee non fa la ribelle
forzata, non si dichiara guerriera massimalista, ma riesce a trasformare la
vulnerabilità in forza. E questa cosa, ragazze, è rivoluzionaria. Cioè, quante
volte abbiamo pensato che si debba essere perfette, decise, sempre solari?
Invece Aimee ci mostra che si può anche cadere, avere paura, non scegliere
subito ma soprattutto imparare ad ascoltarsi. Una generazione intera si
riconosce nel suo modo di affrontare le cose: con un pizzico di ironia, quel
caos creativo che sta a metà tra una chat vocale con le amiche e un monologo
teatrale davanti allo specchio.
LIBERTÀ & AUTENTICITÀ: LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA
Poi diciamolo: tutta questa ondata di “essere se stesse” non l’ha inventata
TikTok, ma oggi le giovani donne hanno finalmente qualcuno che, come Aimee,
dimostra che la vera rivoluzione è essere autentiche. La sua eredità culturale
la stiamo vedendo crescere sotto i nostri occhi. Mica serve un cartellone
pubblicitario: basta vedere come parla delle sue insicurezze, di quando si è
sentita troppo “poco” o troppo “diversa” rispetto ai canoni precotti.
Ecco qualche dettaglio pratico, che vale davvero più di mille discorsi astratti:
* Aimee ha portato in tv corpi e visi che non seguono il cliché della
perfezione patinata.
* Ha dichiarato di aver lottato (e di lottare ancora) con l’ansia, il bisogno
di essere amata… ma anche con lo slancio a buttarsi sempre avanti.
* Ha raccontato di come il teatro le abbia insegnato che anche l’errore, la
fragilità, l’esitazione possono essere sorprendenti e bellissimi sul palco (e
nella vita, alla fine).
La cosa magica è che Aimee non predica da un pulpito, ma sembra parlare da
sorella maggiore, quella che ti confida il trucco sporco di mascara alle 2 di
notte e riesce pure a farti ridere.
PRENDI SPUNTO E OSA: LA TUA UNICITÀ COME SUPERPOTERE
E a questo punto, mi viene spontaneo chiederti: perché non prendere spunto da
tutto questo? Come sarebbe la tua vita se ogni giorno ti permessi un grammo in
più di autenticità, di piacerti nella tua pelle vera, anche nei giorni in cui
vorresti solo scomparire sotto le coperte? La lezione di Aimee, ma proprio
“lezione” suona già serioso, diciamo la sua energia contagiosa, sta nel dare il
permesso di essere imperfette, di mostrarsi senza filtri e trovare il coraggio
di credere nei propri sogni. Che sia:
* candidarsi per un nuovo lavoro che ti sembra troppo grande,
* vestirsi finalmente come piace a te,
* parlare apertamente delle tue paure con una persona importante,
* o anche solo provare quel corso di teatro che rimandi da anni…
Segui il suo esempio: rivendica la libertà di reinventarti, di non sapere già
tutto. In fondo, è proprio questa autenticità vibrante a fare la differenza
nella rivoluzione gentile e rumorosa di una nuova generazione che non teme di
cambiare strada, sbagliare, ma soprattutto brillare a modo proprio.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU CAMILA CABELLO
* Nome completo: Karla Camila Cabello Estrabao
* Data di nascita: 3 marzo 1997
* Luogo di nascita: Città del Messico, Messico (registrata anche a L’Avana,
Cuba)
* Segno zodiacale: Pesci
* Altezza: circa 157 cm
* Partner: Shawn Mendes (2019-2021), altri rapporti privati
* Genitori: Alejandro Cabello e Sinuhe Estrabao
* Figli: Nessuno
* Fratelli/Sorelle: Sofia (sorella minore)
* Instagram: @camila_cabello
L’INFANZIA DI CAMILA: TRA SOGNI, VALIGIE E SAPORE DI CASA
Quando si ascolta Camila Cabello, c’è qualcosa nelle sue note che sa di sole
caldo, abbracci stretti, e malinconia dolce. Un’energia—quella che nasce quando
le radici si intrecciano tra terre diverse e la nostalgia si mischia al
desiderio di futuro. Camila non è solo la popstar che conosciamo dalle hit che
ci ossessionano su TikTok, è prima di tutto una ragazza figlia del viaggio.
Delle valigie che scricchiolano e di notti passate sognando una casa che, forse,
va inventata ogni giorno.
Cuba e il Messico erano la sua casa, eppure la sua casa era anche il coraggio di
due genitori —Sinuhe e Alejandro— che hanno avuto abbastanza forza da
scommettere tutto. Immagina una mamma che lavora come si può, ovunque e
comunque, con la dignità che solo chi ha davvero poco può mostrare. E una bimba,
gli occhi scuri e curiosi, che sente addosso il peso leggero e gigante di quella
speranza. Camila Cabello lo ha raccontato spesso: sua mamma e suo papà sono gli
eroi invisibili della sua storia. Non c’è successo senza sacrificio. E dietro
ogni nota c’è una valigia piena di sogni, ma anche di paure—quelle che ti fanno
stringere i denti ma anche riderci sopra, se sei bambina.
SACRIFICI, SORRISI E TEMPESTE: LA ROTTA DEGLI IMMIGRATI
Si parte per necessità, non per scelta. E questo Camila Cabello lo sa bene. Da
piccolissima, con lo zainetto sulle spalle, ha attraversato il confine tra
Messico e Stati Uniti insieme alla mamma. Un viaggio che oggi sembra un film, ma
la differenza è che in questo film la protagonista aveva davvero paura. Ha
raccontato che con loro c’era solo qualche vestito, qualche ricordo stretto nel
portafoglio, e un pupazzetto morbido. E poi c’era l’incognito, che ti sussurra
bugie e possibilità. Arrivare a Miami voleva dire cambiare lingua, amici,
abitudini. Vuol dire sentirsi diversi, all’inizio quasi fuori posto.
– * C’erano giorni in cui mancava tutto, anche le cose più banali come il latte
fresco o una coperta calda.
– * I suoi genitori prendevano lavori saltuari, si incastravano tra turni
assurdi senza mai lamentarsi.
– * Camila guardava la TV imparando l’inglese… ma a casa tra loro si ballava La
Habanera e ci si raccontavano barzellette in spagnolo.
Quel senso di “sono di qui, ma anche no”, Camila ce l’ha cucito addosso—come
quando il freddo si infila sotto la porta, anche se la casa è piena di musica.
Un senso che oggi trasuda in ogni sua canzone e che diventa forza: la voglia di
portare il cuore cubano-messicano anche dentro la scena pop americana.
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LE RADICI NON SI PERDONO (ANCHE SE CRESCONO ALTROVE)
Adesso ci sembra una diva nata star, ma in realtà Camila è cresciuta in un
piccolo appartamento di Miami, con una famiglia che faceva magie—tipo comprare
una torta anche quando i soldi erano giusto per la spesa. Quella cultura, quei
sapori (il riso alla cubana, i colori accesi del barrio), non li ha mai
dimenticati. E non sono solo dettagli da intervista: sono il motivo per cui
Camila mescola Spanglish e battiti latini anche in mezzo a un pop che
normalmente, diciamolo, suona “made in USA”.
Lei stessa ricorda:
– Il profumo di caffè nero la mattina, segno che la giornata cominciava sempre
con un sorriso e una speranza.
– La forza silenziosa della mamma, che le ripeteva che il mondo si cambia “un
passo alla volta”.
– I sabati pieni di risate, amici, cibo e balli: ovunque, mai senza famiglia.
Ecco perché nella sua musica la famiglia non è solo un valore, è il superpotere
che si porta dietro. Camila ce l’ha insegnato, con quella faccia buffa da
ragazzina che ancora si commuove ricordando quanto sia costato il sogno
americano ai suoi. Identità mista —cubano-messicana, americana, migrante,
figlia— ma in fondo, un cuore unico. Uno che batte sempre al ritmo di casa,
ovunque tu sia.
UN’AUDIZIONE VALE UNA VITA
Sai quel tipo di eventi che all’apparenza sembrano una follia, e poi ti cambiano
tutto nel giro di poche settimane? Ecco, l’audizione di Camila Cabello a “X
Factor USA” nel 2012 è stata proprio così. Non una scena da film, ma quasi – la
classica ragazza con il cappellino di lana, la voce tremante e i sogni grandi
quanto l’oceano. Solo che Camila, a differenza di tante altre, aveva qualcosa di
più: una fame di musica che si vedeva dagli occhi, una determinazione che bucava
lo schermo attraverso i suoi sorrisi timidi.
Quando fu messa insieme alle altre quattro ragazze – Ally, Normani, Lauren e
Dinah – per formare le Fifth Harmony, l’alchimia fu immediata. Cioè, non era la
sorellanza perfetta delle sitcom, diciamolo. Ma quando salivano sul palco e
iniziavano a cantare “Impossible”, succedeva una cosa magica: tutte le
insicurezze sparivano, si creava un’energia… da pelle d’oca.
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CRESCERE SOTTO I RIFLETTORI: GIOIE, ANSIE E SELFIE
Diventare una star mondiale a soli 16 anni, fare video che vanno in tendenza su
YouTube, essere catapultata nei backstage con coreografi, stylist, fan esaltate
e le prime valanghe di selfie: non c’era tempo di digerire tutto. Immagina, da
una cameretta condivisa con la sorellina a girare il mondo, tra tour,
interviste, red carpet e il primo vero assaggio di successo.
All’inizio tutto era nuovo, quasi surreale. Tanti risvegli nelle camere
d’albergo senza ricordarsi in che città si fosse. Il calendario fitto di
showcasi, premi, incontri. A volte Camila scherzava con le ragazze: “Ma questa
settimana dove siamo, Parigi o Miami?”, ed è lì che capisci quanto devi essere
solida per non perdere il controllo. I social iniziavano a strabordare di tag e
meme. E se ogni tanto qualcuna di loro metteva i filtri a caso (tipo le orecchie
da coniglietto su Snapchat), era solo per sentirsi ancora normali nel marasma
del pop.
TRA RISATE, LACRIME E SEGRETI SUSSURRATI NEL TOUR BUS
Non erano tutto zucchero filato e unicorni, eh. Cinque ragazze, ognuna con la
propria storia, chi più chi meno introversa, che convivono sotto pressione e
condividono tutto: fame, sogni, palchi e insicurezze. La routine tipo delle
Fifth Harmony era un giro sulle montagne russe, con piedi a terra e testa tra le
nuvole.
* Gli screzi su chi avesse il miglior outfit per MTV.
* Le risate per battute sceme fatte a notte fonda prima di addormentarsi.
* I silenzi carichi dopo qualche discussione (“Uff, di nuovo quella
questione?”).
* Le lacrime, certe volte, quando la nostalgia di casa faceva più rumore della
musica.
Non tutte le relazioni restano sempre uguali. Alcune diventano più forti, altre
si consumano sotto la luce accecante dei riflettori. Camila, in questo mix
frizzantino, era la più “cuore aperto”: sincera, sensibile, sempre pronta a
parlare dei suoi dubbi o delle sue gioie con sincerità.
DA “RAGAZZA NORMALE” A DONNA CHE SA COSA VUOLE
Gli anni con le Fifth Harmony hanno forgiato la Camila Cabello che conosciamo
oggi. Lei ha imparato il valore della determinazione – quella vera, che hai
quando ti accorgi che il palco è bello, ma fuori ci sono le tempeste
dell’adolescenza e della competizione. Stare in un girl group ti insegna anche
il potere della collaborazione, ma soprattutto il coraggio di non spegnere mai
la propria voce autentica, anche se il rumore intorno diventa assordante.
Camila Cabello durante quei primi anni non ha mai perso la bussola: con tutte le
sue insicurezze, la nostalgia di casa e quell’irrefrenabile bisogno di essere
vera, ha mostrato che si può essere star globali e restare, dentro, “la ragazza
della porta accanto”. Magari dopo uno di quei concerti oceanici si chiudeva in
camerino, chiamava mamma su FaceTime e parlava del nuovo trend di TikTok, giusto
per ricordarsi da dove tutto era partito.
IL CORAGGIO DELLA SCELTA: LA CARRIERA SOLISTA
Quando Camila decise di staccarsi dalle Fifth Harmony, mica fu una passeggiata
rilassante al parco. Sì, fuori sembrava tutto patinato e instagrammabile, ma
dentro di lei c’era una tempesta. Chi non l’ha mai provato? Quella sensazione
dolce e amara di capire che, per quanto qualcosa abbia dato, adesso stringe,
come quei jeans bellissimi che però non ti fanno respirare. Camila sentiva che
la sua anima aveva bisogno di aria nuova, di spazio e, soprattutto, di voce.
Però, lasciare un gruppo così amato, dopo anni di sudore condiviso, non è solo
un “ciao, ci vediamo”. È come dire addio a una versione di te stessa, quella che
aveva conquistato il mondo della pop culture, scattato selfie in ogni backstage,
vissuto migliaia di meme su Twitter. E poi la paura: “E se tutto crollasse? E se
da sola fossi niente?” La paura del giudizio, delle critiche feroci che fanno
più rumore dei complimenti. Mica facile diventare “la ragazza che ha lasciato le
Fifth Harmony”. Eppure, dentro di lei ribolliva un desiderio di libertà che
bruciava come quando fuori c’è il sole e tu vuoi solo tuffarti.
Ecco, in quei mesi Camila probabilmente ha imparato che il coraggio non è “non
avere paura”, ma fare le cose anche se quelle paure ti stringono la pancia. Si è
ritrovata a rileggere i suoi sogni da bambina, quelli che scriveva su un
quaderno pieno di cuoricini, e ha scelto di non lasciarli impolverare.
Quando ha detto “basta, provo davvero”, ha fatto il suo salto. E non è che il
mondo abbia subito lanciato coriandoli: si è dovuta guadagnare ogni metro del
suo nuovo percorso. I riflettori si sono trasformati in una lente di
ingrandimento: ogni sua mossa, ogni parola, ogni scelta stilistica finiva sotto
giudizio.
Però lei non si è tirata indietro, anche se all’inizio sembrava una partita
contro tutti:
* I fan delle Fifth Harmony a volte la guardavano come una traditrice, quasi
una protagonista di una serie Netflix in cui nessuno sa di chi fidarsi.
* I detrattori la definivano “l’ennesima popstar che ci prova da sola e poi
sparisce”.
* I produttori ridevano bonariamente, dicendo: “Vediamo se porta il suo ritmo
latino anche qui, fra i veri grandi”.
Ma Camila, cocciuta come poche, si è buttata. Anzi, si è tuffata senza più
cercare il bagnino. E lì sono arrivate le prime importanti collaborazioni,
quelle che fanno la differenza:
* Ha lavorato con Shawn Mendes – sì, proprio lui, quello delle hit che ci fanno
sognare l’amore estivo – per il brano “I Know What You Did Last Summer”.
* Ha incontrato produttori come Pharrell Williams, che le hanno insegnato come
giocare con le contaminazioni sonore, mescolando pop, trap, ritmi latini.
* Si è lanciata in featuring con Major Lazer e Machine Gun Kelly, come se
dicesse “io provo tutto, anche quello che non conosco, perché solo così posso
capire chi sono davvero”.
Non si trattava più solo di note e di testi, ma di identità. Camila voleva
essere padrona della sua narrazione, scegliere il ritmo, il messaggio, persino
il modo in cui entrare in scena: scarpe comode o tacchi, capelli mossi o
raccolti – ogni dettaglio diventava una dichiarazione d’intenti.
E dietro ai riflettori, lei stessa ha confidato in più interviste quanto fosse
difficile, all’inizio, entrare in sala d’incisione senza le amiche di sempre,
senza quei riti pre-concerto ridicoli che solo loro capivano. Ma in quegli
attimi di silenzio, Camila ha trovato la sua voce. E quel coraggio, fragile ma
esplosivo, ha acceso la miccia che l’avrebbe portata – proprio di lì a poco –
verso “Havana” e il vero abbraccio del mondo intero.
UN RITMO CHE CONQUISTA: LA NASCITA DI “HAVANA”
Quando “Havana” è arrivata sulle nostre cuffie, sembrava che l’estate si fosse
trasferita nel cuore di tutti noi. Prima di allora, Camila Cabello era
conosciuta soprattutto come la “ex Fifth Harmony”, una ragazza dal sorriso
timido che aveva avuto il coraggio di andare per la sua strada. Con “Havana”,
però, succede qualcosa di magico, come quando scarti un regalo e dentro trovi
proprio quello che speravi ma non sapevi di volere.
Il mix di sonorità latine, il pianoforte sincopato tutto “oh na-na-na”, quella
tromba un po’ nostalgica ma sexy – sembrava quasi che Cuba fosse esplosa dentro
il pop mondiale. Ci sono pochissime canzoni che riescono a portarti
immediatamente in un altro paese, figurati in una capitale tanto iconica. Camila
l’ha fatto con una leggerezza sfrontata. E, dettaglio non da poco: questa
canzone non è nata per diventare una hit radiofonica. Anzi, all’inizio in pochi
ci credevano davvero. Secondo un racconto divertente tra fan su Twitter, Camila
aveva litigato con se stessa per giorni e giorni su quale sarebbe dovuto essere
il singolo di lancio. Aveva detto: “Se mi butto, mi butto davvero con questa,
anche se mi dicono che magari non funziona”.
IL FASCINO LATINO: RADICI CHE DIVENTANO POP
“Havana” non è solo un pezzo ballabile: è una dichiarazione d’identità. Mentre
tutto il mondo occidentale era ancora mezzo stupito dalla febbre latina di
“Despacito”, Camila Cabello l’ha portata a un altro livello. Cioè, non è solo lo
spagnolo buttato qua e là per ridere. Qui la lingua è un fluire caldo e
naturale, mescolata all’inglese proprio come succede nei pensieri di una vera
“hyphenated Latina” (quelle ragazze che vivono a metà tra due mondi, diciamolo).
Parlando proprio di influenze, Camila ha raccontato più volte che sua madre le
cucinava mentre ascoltava Gloria Estefan e Celia Cruz. Ma il bello è che queste
radici emergono anche nei dettagli moderni: la produzione di Pharrell Williams,
il cameo di Young Thug. Questa è una canzone-puzzle: Cuba, Miami e la forza
delle donne forti, tutto in tre minuti e mezzo.
Spesso mi capita di pensare che “Havana” non sarebbe potuta nascere da
nessun’altra voce. Nel ritornello, c’è quella specie di frenesia innamorata, ma
anche la malinconia di chi la propria casa la porta in tasca, ovunque vada.
Letteralmente, c’è dentro il batticuore di chi sogna.
UN MESSAGGIO DI LIBERTÀ E INDIPENDENZA
“Havana”, sotto i ritmi caldi e il canto spensierato, trasmette molto più del
semplice racconto di un amore. È l’incarnazione della nuovo Camila: libera,
sfrontata, padrona della propria narrazione. Anche il testo, tradotto, dice
molto più di quello che sembra: parla di lasciarsi andare, di mettere davanti a
tutto ciò che ci rende veri, anche se significa rischiare.
C’è una leggenda metropolitana secondo cui Camila, dopo il boom della canzone,
ha ringraziato dal palco sua nonna – abbracciando il tema delle radici familiari
in diretta, tra lacrime e battiti di mani. In fondo il messaggio vero di
“Havana” è che puoi lasciarti dietro mille paure, però il cuore resta sempre
dove tutto è cominciato. E questa possibilità di tornare, nella musica e nella
vita, è una specie di superpotere.
Per molte ragazze (spoiler: anche per chi scrive), “Havana” è diventata un inno
personale. Prova a mettere su le cuffie e ballarci sopra davanti allo specchio:
succede qualcosa di magico. Come se per un attimo tutte le timidezze
scivolassero via.
IL RAPPORTO SPECIALE CON IL PUBBLICO E LA CAMILA “NUOVA”
Dal giorno dell’uscita di “Havana”, nulla è stato più come prima. Camila Cabello
non era più l’ex componente di una band, ma una cantante in grado di smuovere
emozioni e culture. Su Instagram, è apparsa spesso nei video dove balla sulle
note della sua canzone insieme ai fan: risate, passi maldestri, spesso a casa,
scompigliata, super spontanea. Una popstar con cui si ride e ci si sente capiti.
E non è solo una questione di like. Negli anni, “Havana” è stata remixata,
imitata, ballata su TikTok migliaia e migliaia di volte. I fan raccontano che
dopo aver ascoltato la canzone si sono sentiti più vicini sia alle proprie
radici che a quello che vogliono diventare. In fondo, come ha scritto una
ragazza su Twitter una volta, “Havana mi ha insegnato che il cuore bisogna
portarlo sempre all’avventura, anche se fa paura”.
Con “Havana”, Camila Cabello ha rubato la scena e il cuore di milioni. Ma
soprattutto ha cambiato per sempre la percezione di sé come artista libera: ora,
ogni palco è casa sua. E ogni fan, un po’ di più, la sente sorella.
AMARE CON TUTTA SE STESSA: TRA CUORI IN SUBBUGLIO E SORRISI MAI SPENTI
Quando penso a Camila Cabello e alle sue relazioni sentimentali, mi viene in
mente una di quelle ragazze che vedi in un parco, seduta su una panchina, capace
di ridere di se stessa anche dopo aver appena pianto. C’è qualcosa di
profondamente autentico nel modo in cui Camila vive l’amore: né diva distante né
principessa delle favole. Più che altro, una giovane donna che mette il cuore
dove altri metterebbero solo delle storie Instagram, insomma. La sua storia più
iconica? Beh, impossibile non parlare di quei mesi in cui lei e Shawn Mendes
sembravano la reincarnazione versione pop di Ross e Rachel di “Friends”, anche
senza la pausa di mezzo.
Ecco, il loro rapporto era così: fatto di selfie abbracciati, video dolcissimi
su TikTok, mani intrecciate alle feste… e sì, anche un paio di paparazzate che
hanno fatto impazzire i fandom. Persino chi, come me, di solito diffida delle
“coppie del pop” ha dovuto ricredersi davanti a quei piccoli dettagli che non
puoi fingere: la complicità negli sguardi rubati o il modo in cui ridevano
insieme come due ragazzini al primo appuntamento. Dopo la fine della storia,
Camila ne ha parlato con una sincerità che mi ha spiazzato – “L’amore non
sparisce solo perché ti lasci”, ha detto, “continua a far parte di te, in una
nuova forma”. Queste sono parole che sembrano scritte in una domenica di
pioggia, con il cuore aperto.
IL SOSTEGNO SILENZIOSO: GLI AMICI E LA FAMIGLIA SEMPRE SULLA SCENA
Ma Camila non sarebbe Camila senza quel piccolo esercito di amici veri e una
famiglia che è, letteralmente, la sua ancora e il suo vento. La mamma, Sinuhe, è
costantemente sullo sfondo delle sue stories. A volte ti viene quasi da pensare
che, più che la popstar internazionale, Camila sia ancora quella ragazza appena
arrivata a Miami, con la valigia piena di sogni e la mamma che controlla di
averle messo la merenda. C’è una dolcezza quasi “anni ‘90” in questa relazione,
come nelle sitcom dove la mamma ti aspetta con la cioccolata calda quando torni
a casa da una giornata no.
Nel gruppo dei suoi amici storici, pochi fronzoli e tanti abbracci. Non si
tratta solo di *colleghi di lavoro*, ma di:
* Complicità costruita tra una pizza e una confessione notturna
* Messaggi vocali chilometrici quando la nostalgia bussa alla porta
* Gesti piccoli, tipo fare una sorpresa in aeroporto o organizzare una maratona
Netflix improvvisata
Anche il suo rapporto con i collaboratori sembra più una grande famiglia
allargata che un insieme di addetti ai lavori. Il rispetto e l’affetto viaggiano
mano nella mano con la professionalità. Quando un produttore racconta che Camila
porta cupcakes per tutti in studio, non è una trovata di PR ma esattamente
quello che ti aspetteresti da lei: la ragazza che vuole che tutti si sentano a
casa. Gli aneddoti su di lei che consola chi ha sbagliato una nota o che esulta
per le vittorie altrui fanno il giro dei social, e diventano subito virali su
TikTok, perché si percepisce che non è una posa.
AMICIZIA, AMORE E CRESCITA: LA VERA RIVOLUZIONE DI CAMILA
A pensarci bene, i legami per Camila sono la vera benzina creativa. Le sue
canzoni più intense nascono proprio da queste montagne russe emotive, tra
amicizie sincere e amori vissuti fino in fondo. Camila non indossa maschere,
anzi: mostra la pelle vera, fatta di cicatrici ma anche di sogni buoni come pane
fresco. Ci sono momenti in cui le sue canzoni sembrano la colonna sonora di
tante relazioni delle ragazze che la ascoltano – litigi, riappacificazioni
cantate a squarciagola in macchina, promesse e addii pieni di malinconia.
Nelle interviste, Camila rivela una verità preziosa: “Non ci si protegge dal
dolore, si impara a capirlo”. Ecco, questa non è solo filosofia pop, ma il suo
modo di restare umana, nonostante tutto il rumore di fondo. Forse, ascoltando la
sua musica o leggendo i suoi post, anche noi impariamo a vivere i nostri legami
con un po’ più di coraggio e – perché no? – con il cuore spalancato così, senza
paura.
UNA BUSSOLA INTERIORE TUTTA SUA
Quello che davvero distingue Camila Cabello – più ancora della voce, dei capelli
lunghi che sembra uno spot Pantene o del sorriso da “girl next door” – è il suo
sistema di valori. Sì, lo so, suona come una di quelle frasi da influencer bio
su Instagram, tipo “love, peace, music”, ma con lei è una faccenda seria. Camila
è cresciuta tra due mondi, Cuba e Miami, e ha dovuto capirlo in fretta cosa vuol
dire essere vista come “l’altra”, quella che deve farsi spazio, spesso anche a
costo di sembrare fuori posto.
Questa sensibilità verso chi viene messo da parte, o verso le ingiustizie, è
diventata un faro per lei. Non solo nelle sue canzoni: anche nei gesti
quotidiani, nel modo in cui sceglie di esporsi. Lo si nota dal modo in cui si
esprime sui social, sempre autentica (mai troppo patinata, mai troppo
calcolata), anche quando risponde ai commenti più cattivelli o quando parla
delle sue paure e delle sue insicurezze.
Questa “antenna speciale” – la chiamo così – le permette di percepire al volo la
sofferenza degli altri, ma anche di trasformare tutto in qualcosa di positivo,
in un messaggio di incoraggiamento. Il suo carattere solare e la forza quasi
contagiosa si respirano nei suoi post, nei suoi live, negli abbracci ai fan,
persino nei TikTok scemi dove balla con la nonna. Forse, è questo il suo
superpotere vero.
IL CORAGGIO DI STARE “A PELLE SCOPERTA”
Non è facile, in un mondo dove tutti sembrano filtri e perfezione, mostrarsi per
quello che si è davvero. Camila Cabello lo fa, e non da ieri. Ha iniziato a
parlare apertamente di fragilità e attacchi di ansia quando era ancora nel pieno
del successo con le Fifth Harmony – cioè, quando avrebbe dovuto solo brillare
senza mai sudare una lacrima.
Ha raccontato dei suoi attacchi di panico, del sentirsi inadatta, degli insulti
sui social. Ma invece di chiudersi, ha fatto una cosa a dir poco rivoluzionaria:
si è tolta l’armatura e ha detto al mondo, in sostanza, “Ehi, capita anche a me!
E va bene così.”
Esempi?
* Quando ha postato un selfie senza trucco dopo una notte difficile, per
dimostrare che la forza non è solo apparenza.
* Quando, durante un’intervista, ha confessato di aver pensato di mollare
tutto, ma la passione per la musica e il sostegno della sua famiglia l’hanno
fatta rialzare.
* Quando ha risposto con toni ironici a chi la criticava per il suo corpo,
lanciando il messaggio, chiaro come il sole di Miami, che “nessuno ha il
diritto di decidere come dovresti essere”.
Questo coraggio la rende una presenza fresca, mai distante. È la sorella
maggiore che ti dice di non vergognarti se crolli, ma anche che “con un po’ di
glitter e buona musica passa tutto”. Un approccio tutt’altro che forzato, perché
chi la segue percepisce che non ci sono filtri sulla sua forza interiore. Solo
tanta verità.
RESTARE SE STESSI QUANDO TUTTO CAMBIA
La determinazione di Camila Cabello a restare fedele a se stessa è diventata
quasi proverbiale. Sembra una di quelle frasi che si appendono sulla bacheca, lo
so, eppure nelle sue scelte questa cosa si vede, eccome. Dal lasciare le Fifth
Harmony (che ok, yes girl power, ma pure un po’ tempesta emotiva, no?) al
reinventarsi come superstar solista, ha sempre seguito la sua “bussola interna”.
Cosa la rende davvero fonte di ispirazione per tante giovani donne? Secondo me
(e secondo molte delle sue fan):
* L’idea che non devi per forza piacere a tutti per avere valore.
* Che le ambizioni non sono un difetto, ma un motore.
* Che la fragilità non cancella la forza, anzi può renderla più autentica.
* Il rispetto verso le proprie radici e l’onestà con cui racconta la sua
storia, anche quando non è perfetta da copertina.
In un’epoca di filtri-pop e “fintitudine”, Camila Cabello è una ventata d’aria
vera. E non è solo quello che fa, è proprio come lo fa: con un sorriso, sì, ma
anche con determinazione. Perché prima di essere una regina del pop, resta una
ragazza che cerca, ogni giorno, di essere la versione più autentica di se
stessa. E questa è la vera rivoluzione.
L’ATTIVISMO TRA PALCO E SOCIALE: QUANDO CAMILA CABELLO ACCENDE I RIFLETTORI
SULLE CAUSE CHE LE STANNO A CUORE
Voglio essere sincera: vedere una popstar che non solo usa la sua voce per fare
hit, ma anche per risvegliare coscienze… beh, io ci vado in brodo di giuggiole!
Camila Cabello è proprio questo tipo di persona, e se pensi che sia attiva solo
sul palco, ci sono mille motivi per farti cambiare idea. Lei, tra un beat latino
che ti fa ballare la salsa da sola in cucina e una ballad che ti fa piangere in
macchina alle undici di sera, trova sempre il modo di mettersi in gioco anche
fuori dalla musica.
Iniziamo dal primo tema che le infiamma il cuore: i diritti degli immigrati.
Camila non ne ha mai fatto mistero: il suo passato da migrante, arrivata
piccolissima da Cuba negli USA insieme alla mamma, l’ha resa super sensibile a
tutte le storie di chi sogna una vita migliore. Non sono solo parole, ci ha
messo la faccia più e più volte:
* Durante proteste e manifestazioni, la si vede spesso sorridente ma
determinata, cartello in mano, pronta a gridare che “no one is illegal on
stolen land” (nessuno è illegale su una terra rubata).
* Ha sostenuto la campagna per i Dreamers, cioè i giovani immigrati cresciuti
negli USA, minacciati dalla politica anti-immigrazione. Alcuni suoi post su
Instagram sono diventati virali, esempi perfetti di come si possa usare un
social come filo diretto per l’attivismo.
* Nel 2019 si è presentata ai Latin Grammy con un abito che riportava la
scritta “familia” ricamata sopra, quasi fosse una seconda pelle, omaggio alle
radici e ai valori di chi non dimentica mai da dove viene.
Ma non pensare che sia “solo” una questione di origini: la sua voce risuona
anche quando si tratta di lotta contro il razzismo. Ricordo ancora quando nel
2020, dopo l’omicidio di George Floyd, molti artisti si sono allineati a Black
Lives Matter. Camila però ha fatto un passo ulteriore: ha riconosciuto
pubblicamente di avere avuto in passato comportamenti non corretti sui social –
ha chiesto scusa, ci ha messo cuore e umiltà. Un esempio di come si può
ammettere di sbagliare e lavorare davvero su se stessi, con l’intenzione di
essere un alleato e non solo una spettatrice. Per questo ha sostenuto
organizzazioni come Save The Children, Black Girls Code, e ha raccolto fondi per
famiglie colpite da discriminazioni razziali.
Infine – e qui la ammiro tantissimo – Camila è una delle poche popstar che non
ha paura di parlare apertamente di benessere mentale. In un mondo digitale dove
sembra che l’unica regola sia sembrare perfetti, lei racconta che sì, ha
sofferto di ansia; sì, le è capitato di sprofondare in momenti bui. Ma non lo fa
con pose da guru spirituale, lo fa in modo reale, tipo: “Se volete saperlo, ho
cominciato a stare meglio solo quando ho chiesto aiuto.” Una frase semplice, ma
potentissima. E poi, concretamente:
* Ha lanciato l’iniziativa “Healing Justice Project”, destinata a finanziare
servizi psicologici per le comunità latine e nere negli States.
* Supporta programmi scolastici che aiutano i giovani a prendersi cura del
proprio benessere emotivo: tipo, mindfulness, meditazione, e anche quelle
chiacchierate tra amici che ti salvano dall’overthinking.
Mi ha colpito leggere che, poco fa, una fan le ha scritto su TikTok “grazie
perché hai normalizzato l’idea di chiedere aiuto”. E lei, con quella sua
sincerità che spiazza, ha risposto: “Se mi volete vedere sempre perfetta, avete
sbagliato persona!”. Ecco, Camila è così: vera anche nelle sue battaglie, e per
questo la sua voce fa davvero rumore.
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INFORMAZIONI PRINCIPALI SU LINDSAY LOHAN
* Nome completo: Lindsay Dee Lohan
* Data di nascita: 2 luglio 1986
* Luogo di nascita: Bronx, New York City, USA
* Segno zodiacale: Cancro
* Altezza: circa 1,65 m
* Partner: sposata (dal 2022) con Bader Shammas
* Genitori: Dina Lohan, Michael Lohan
* Figli: 1, un figlio maschio
* Fratelli/Sorelle: Michael Jr., Aliana “Ali”, Dakota “Cody”
* Instagram: @lindsaylohan
UNA BAMBINA DAI CAPELLI DI RAME TRA SCANNER, LUCI E SOGNI
Prima ancora che il suo nome diventasse sinonimo di grande schermo, Lindsay
Lohan era già avvolta in quella sottile polvere di magia che Hollywood riserva
solo a chi ha il coraggio (o forse l’incoscienza) di spiccare il volo troppo
presto. Immaginate: una bambina dalla criniera ramata, occhi curiosi e un
sorriso un po’ sfrontato, che guarda le vetrine di New York non per sognare, ma
per fare la spola tra un’audizione e l’altra, tenuta per mano da una mamma che
ci ha sempre creduto e da un papà che, nel bene e nel male, non è mai stato uno
spettatore passivo della sua vita.
Non era ancora arrivato il momento delle premier mondiali o delle copertine
patinate; tutto iniziò nel modo più semplice possibile: pubblicità di cereali,
scatti di cataloghi, piccoli spot che duravano meno di un reel su TikTok.
Eppure, da quelle prime luci accecanti dei set, Lindsay imparò in fretta a non
temere né il rifiuto né il tempo. Sapeva, anche a nove anni, che la
determinazione era più importante di una buona giornata. O di uno scroll
fortunato, se oggi la paragoniamo ai casting online!
LA FAMIGLIA COME BUSSOLA E TRAMPOLINO
In un periodo – i favolosi e un po’ caotici anni ’90 – in cui gli scandali si
inseguivano sulle copertine dei tabloid e le baby star sembravano spuntare
ovunque come funghi dopo la pioggia, Lindsay non era solo un altro viso carino
da aggiungere alla lista. Il suo segreto? Un mix esplosivo tra ambizione
personale, il sostegno quasi maniacale di mamma Dina (un personaggio, ragazze,
sulla linea tra “mamma manager” e “mamma chioccia”), e una famiglia unita—tra
alti e bassi—che si muoveva compatta come una crew, tra i ritmi frenetici di
Manhattan e la tranquilla Long Island.
Ma non ci sono solo luci, flash, e risate: la vita di Lindsay, anche allora, era
già costellata di scelte difficili. Durante una pausa tra uno spot di “Jell-O” e
una pubblicità di abiti per bambini, si parlava di:
* l’importanza di imparare le battute più velocemente degli altri
* la tenacia di presentarsi ai callback anche quando fuori nevicava (New York
style!)
* il bisogno di restare sempre “carina, ma non troppo” per piacere a tutte le
mamme e i direttori casting
Io quasi mi chiedo dove trovasse tutta quell’energia. E forse la risposta è
semplice: sognava, senza avere paura di sembrare ridicola.
QUANDO UN’AUDIZIONE CAMBIA TUTTO: THE PARENT TRAP
Ed eccolo, il momento che sposta l’asse: un provino per la Disney, una piccola
stanza con pareti beige, e la richiesta folle di interpretare non uno, ma due
personaggi contemporaneamente. Hallie e Annie, le gemelle di “The Parent Trap”
(Una scatenata dozzina). Ok, chi avrebbe scommesso che una ragazzina potesse
reggere la scena da sola per tutto il tempo? E invece, con una naturalezza quasi
spiazzante, Lindsay incantò tutti.
Quell’estate, Lindsay ripeteva le battute ovunque. Dice che registrava la voce,
si riascoltava. Non c’era TikTok per rivedersi, ma la determinazione era la
stessa di una creator alle prese con la transizione perfetta.
Quando il film uscì, l’America intera – anzi, il mondo – si ritrovò a tifare per
quella ragazzina dai modi diretti: era diventata una star, ma senza perdere
quella freschezza di chi gioca ancora a “ce l’hai” con i tecnici sul set.
In fondo, gli anni ’90 a Hollywood erano un posto dove tutto sembrava ancora
possibile. Dove le favole potevano succedere davvero, specialmente se ti
chiamavi Lindsay Lohan. E ancora non sapevamo che il meglio, anche il peggio,
doveva ancora arrivare.
MEAN GIRLS COME DETONATORE DI UNA GENERAZIONE
Prima ancora che i social facessero diventare virale qualsiasi cosa in un
secondo, c’erano i film che davano un imprinting a tutta una generazione. E Mean
Girls, con Lindsay Lohan al timone, è diventato proprio quella bomba pop che ha
riscritto i codici del teen movie. È pazzesco pensare che appena uscito, nel
2004, non ci fossero ancora Instagram o TikTok a immortalare ogni battuta (“On
Wednesdays we wear pink”, chi potrebbe dimenticarlo?), eppure il film ha saputo
diventare linguaggio universale, meme ante-litteram, materiale da citare per
ogni “plastics” del liceo.
Il ruolo di Cady Heron segna per Lindsay lo spartiacque tra prodigio Disney e
star vera, una che detta le regole di stile e comportamento con una naturalezza
a dir poco spiazzante. Non era solo bellissima, era accessibile, vera,
incasinata in modo adorabile: nessuna ragazza voleva essere la “Regina George”,
tutte avrebbero voluto confidarsi con Lindsay/Cady davanti a una tazza gigante
di cappuccino. E qui, secondo me, si è vista per la prima volta quella forza che
ha reso Lindsay Lohan l’idolo assoluto delle giovani donne degli anni 2000.
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DALLA SCUOLA AL GUARDAROBA: LINDSAY TRENDSETTER
Non scherzo, i look di Mean Girls hanno fatto da manuale illustrato a milioni di
teenager. Le gonne plissettate, i cardigan rosa, i burrocacao lucidissimi sono
balzati direttamente dallo schermo alle vetrine (e agli outfit delle feste di
fine anno). Lindsay diventava praticamente un’influencer ante litteram, senza
bisogno del filtro lo-fi o delle sponsorizzate nei reel. Ha lanciato trend in
modo spudorato, ma soprattutto con leggerezza: bastava poco, una camicia rubata
al fratello, uno sguardo ironico, perché tutte noi sentissimo
quell’irresistibile bisogno di sperimentare.
Se ci pensi, è stato un momento magico:
* Lohan che cambiava registro e look ad ogni scena
* Le “Plastics” trasformate in icone fashion istantanee
* Analisi infinite su quale personaggio saremmo state nel gruppo (io? Forse la
Janis, giuro!)
Lindsay influenzava le ragazze non solo per il suo stile, ma anche per
l’atteggiamento: incerta, curiosa, pronta a mettersi in discussione. Non la
solita “it girl” patinata, piuttosto una che cadeva, si rialzava e — spoiler —
rideva di se stessa.
DIETRO LE QUINTE: LEGAMI, ANSIE E MOMENTI ICONICI
I racconti dal set di Mean Girls sono diventati, col tempo, una specie di
Piccolo manuale della sopravvivenza per giovani star. Lindsay stessa ha più
volte confessato quanto la pressione fosse altissima: “Avevo vent’anni e il
mondo intero voleva sapere chi fossi o cosa facessi dopo le riprese.” Eppure, da
quello che si diceva nei backstage, era un vero collante. Cioè, il rapporto fra
lei, Amanda Seyfried, Rachel McAdams e Lacey Chabert era un misto di confidenze
e piccole rivalità, ma sempre condito da uno humor devastante.
Aneddoti?
* Lindsay che durante la pausa pranzo improvvisava scenette buffe o cantava
spezzoni di musical
* Risate isteriche nelle camere d’albergo, mentre si scioglieva il trucco rosa
Barbie dopo ore di set
* Discussioni animate sulla scena più “iconica”: quasi tutte erano d’accordo
che il talent show natalizio con le mini-gonne fosse leggenda pura
Dietro quella facciata brillante, Lindsay gestiva insicurezze enormi. L’ha
raccontato senza filtri: aveva paura di non essere all’altezza, di deludere i
fan, di non riuscire a reggere la valanga di attenzione arrivata in un lampo. E
qui, sotto i riflettori, si percepiva già quella sua fragilità carica di
fascino.
L’IMPATTO SULLA CULTURA POP E LA MAGIA DEL CARISMA LINDSAY
Se c’è una cosa che Mean Girls ha fatto, è stata mettere Lindsay Lohan al centro
di un tornado mediatico senza precedenti. Le ragazze la vedevano come la sorella
maggiore “cool” che vorresti per imparare a sopravvivere tra amiche false,
pressioni sociali e primi amori tragici. Il suo carisma, quella luce sotto la
superficie, l’ha fatta diventare immediatamente un modello non convenzionale e —
cosa rara — amato da tutti.
E sapete cosa? Lindsay riusciva in un attimo a passare dalla leggerezza alla
profondità, senza sembrare mai finta. Diventava quasi terapeutica la sua ironia,
la capacità di smontare i cliché e di gridare (anche solo con uno sguardo) che
essere perfetti non serve a niente. Mean Girls era il trampolino, Lindsay il
cuore pulsante. Da lì in avanti, nulla sarebbe stato più lo stesso — nel cinema,
nelle mode, nelle nostre vite.
LINDSAY LOHAN: L’ARTE DI CAMBIARE PELLE TRA SET, STUDIO DI REGISTRAZIONE E SOGNI
(IM)POSSIBILI
Se c’è una cosa che Lindsay Lohan ci ha insegnato, è che non ha mai avuto paura
di rischiare – né di sporcarsi le mani sperimentando, come una pittrice che osa
mischiare colori che a prima vista non stanno bene insieme, ma alla fine ti
stupiscono e ti restano in testa. Dopo l’“onda lunga” di Mean Girls, Lindsay
avrebbe potuto tranquillamente accomodarsi sul trono dorato delle commedie teen:
invece, ha spiazzato tutti con scelte sorprendenti che raccontano una fame di
sperimentazione rara tra le stelle del tempo.
Basta pensare alla sua incredibile capacità di galleggiare tra generi diversi
senza perdere mai il tratto identificabile del suo stile. Quella voce roca,
intensa, che a volte fa sembrare il suo personaggio appena sveglio da un sogno
complicato… insomma, un’energia imprevedibile che non lascia mai indifferenti.
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TRA POP E CONFESSIONI: QUANDO LINDSAY CANTAVA A CUORE APERTO
Non tutti ricordano che Lindsay, oltre a essere una straordinaria attrice, ha
avuto anche una parentesi musicale non da poco. 2004: nel bel mezzo del boom
cinematografico, Lindsay incide “Speak”, il suo album d’esordio – e chiunque
abbia avuto una sorella maggiore o una cugina super cool all’epoca probabilmente
si ricorda almeno metà dei testi a memoria. Pezzi come “Rumors” sono diventati
veri inni pop, capaci di raccontare il suo rapporto conflittuale (e ultra pop)
con i media: chorus da urlare in macchina, emozioni vere camuffate da
provocazioni adolescenti.
Ma la vera svolta arriva con “A Little More Personal (Raw)”, un album più
maturo, tormentato, quasi crudo, dove Lindsay scrive e interpreta brani che sono
confessioni private offerte al pubblico senza filtri. Sono canzoni che parlano
di solitudine, difficoltà familiari, fragilità: roba che ti arriva addosso come
una sberla. Forse in pochi se lo aspettavano, e proprio per questo il disco ha
un sapore diverso, quasi underground, un po’ come certi TikTok oggi diventati
virali per motivi tutti loro…
DAL DISNEY-CORE ALLA MATURITÀ: PERSONAGGI E SCELTE CHE SPIAZZANO
Il percorso artistico di Lindsay Lohan nel cinema è stato un continuo saltare
tra binari diversi, come quando da piccoli si cambiava canale al telecomando
ogni dieci secondi. Qualche esempio?
* Dal leggendario doppio ruolo in “Parent Trap” (il capostipite dei
film-da-pigiama-party) alla commedia surreale di “Freaky Friday”, dove
dimostrava un’abilità mimetica spiazzante nel passare da figlia a mamma e
viceversa.
* “Herbie – Il super Maggiolino” e “Confessions of a Teenage Drama Queen”:
Lindsay che fa la mattatrice, gioca con voce, corpo e sguardo, regalandoci
personaggi sopra le righe ma mai macchiette.
* Con “Bobby” e soprattutto “Chapter 27”, Lohan cerca – e trova – ruoli più
oscuri e controversi: è come se dicesse al suo pubblico “guardami davvero, va
bene anche se non sono sempre simpatica o perfetta”.
* E ancora: la performance in “Georgia Rule”, in un ruolo che mette a nudo le
vulnerabilità di una giovane donna, fa emergere una Lindsay capace di tenere
testa, con personalità e fragilità, ad attrici del calibro di Jane Fonda.
L’ARTISTA “SENZA ETICHETTA”: LA SFIDA DI NON ESSERE MAI PREVEDIBILE
Quello che davvero rende Lindsay una figura fuori dagli schemi è la sua volontà
instancabile di non essere incasellata. Non si è mai accontentata di restare
dentro la comfort zone della “brava ragazza redenta” o della popstar tamarra, ma
ha preferito – come in una playlist su Spotify – mischiare canzoni e mondi anche
a rischio di spiazzare il pubblico e la critica.
Perché Lindsay, davvero, sembra incarnare la generazione che non vuole essere
definita da una sola etichetta. Qualcosa che oggi sentiamo forte, pensando a
quante volte ci sentiamo giudicate in base a pochi tratti. Ecco perché, nella
sua carriera multidimensionale, Lindsay ci ha dato una lezione che non passa mai
di moda: osare, cambiare, e fregarsene dei binari sicuri. Un po’ come scegliere
ogni giorno chi vogliamo essere, anche se nessuno ci capisce fino in fondo.
LA TEMPESTA SOTTO I RIFLETTORI TRA FRAGILITÀ E RESILIENZA
Premessa necessaria: la vita di Lindsay Lohan durante i suoi anni più turbolenti
è stata un po’ come quelle estati in cui il cielo sembra promettere sole per
sempre e invece, all’improvviso, arriva una tempesta estiva feroce. Il tutto,
ovviamente, con un pubblico che non solo osserva, ma amplifica ogni lampo e
tuono. Imagine: tu che cerchi di stare in equilibrio su un filo sospeso tra i
set scintillanti di Hollywood e la tua stanza troppo silenziosa la sera, con
addosso lo sguardo famelico di mezzo mondo. Non esattamente una passeggiata,
insomma.
La pressione dei media e delle aspettative, spesso crudeli e senza pause, hanno
fortemente plasmato gli anni più fragili di Lindsay. Le copertine croccanti dei
tabloid, i titoloni in maiuscolo su ogni caduta, su ogni errore, su ogni notte
troppo lunga… per tante persone sarebbe stato già troppo solo leggere certi
commenti. Lindsay, in più, era diventata il meme vivente di una generazione:
bastava un suo passo falso per scatenare reazioni a catena su internet prima
ancora che si dicesse “trend topic”. E per una ragazza esposta dalla
preadolescenza, si può solo immaginare quanto quelle etichette abbiano lasciato
graffi profondi.
I suoi problemi personali venivano sezionati, consumati e venduti come biglietti
per uno spettacolo parallelo. Come dimenticare, per esempio:
* Gli arresti (spesso raccontati con toni da tragedia greca in prima serata).
* Le foto fuori dai locali alle tre di notte, con il flash che ti sbatte
addosso ogni debolezza.
* Le apparizioni in tribunale seguite come sfilate di moda (solo molto meno
glamour).
Lindsay ha sofferto di dipendenze. Di quei giorni ha poi parlato senza troppa
vergogna, quasi con un filo di autoironia che pochi avrebbero saputo trovare
dentro una tale bufera mediatica. Era come se camminasse nel centro di un
uragano ma, a differenza della maggior parte delle “vittime dei gossip”, lei
alla fine ha cercato di trovare la via d’uscita. Non è stato mica facile: quando
ogni tua fragilità finisce in pasto al pubblico, rischi davvero di crederci
anche tu, a quella narrazione dove sei solo l’ennesima stella caduta, e basta.
Ma qui arriva il bello: in mezzo a tutto questo fango, Lindsay ha mostrato una
resilienza che oggi diremmo, senza esagerare, da meme motivazionale su TikTok.
Si è circondata – quasi ci fosse un team da supereroi – di persone disposte a
vedere oltre lo stigma. Una delle figure chiave del suo percorso, inutile
negarlo, è stata Oprah Winfrey. Oprah, regina della rinascita e dell’ascolto,
l’ha accolta e spalleggiata nella sua serie-documentario “Lindsay” come una
mentore moderna, lasciando che fosse la ragazza vera, vulnerabile, a prendersi
la scena.
Cosa le ha permesso di rialzarsi?
1. La capacità (spesso dolorosa) di mettersi in discussione senza paura di
crollare.
2. Il sostegno di pochi, veri amici che hanno preferito il silenzio dei gesti
alla rumorosa opinione pubblica.
3. Strategie pratiche come la meditazione, la scrittura dei diari, le pause
forzate dai social (quelle vere, mica per finta).
Certo, sarebbe troppo facile dire che “è bastato questo”. Ma Lindsay ha dovuto
reinventare il modo in cui vedeva sé stessa: non più solo la protagonista di
mille storie inventate dai giornali, ma una giovane donna che dice “ok, ho
sbagliato, ma sono ancora qua, e questa è la mia storia”.
In fondo, la sua forza è stata anche quella di accettare che la vulnerabilità
non è una debolezza, ma un superpotere con cui puoi riscrivere il finale – e,
perché no, perfino ispirare qualcun’altra che si sente smarrita nella propria
tempesta personale.
L’EQUILIBRIO PRECARIO TRA CUORE E ANIMA: AMORI E AFFETTI NELLA VITA DI LINDSAY
Nella storia di Lindsay Lohan ci sono mille sfumature, e tra tutte quella che —
secondo me — la dipinge di più è il modo in cui ama, si fida, si ferisce e si
rialza. Parliamoci chiaro: la sua vita sentimentale è stata raccontata con lo
stesso fervore di una nuova stagione di “Euphoria”. Tra flirt paparazzati
all’inverosimile, passioni lampo e storie che promettevano di essere “per
sempre”, Lindsay ha vissuto l’amore come una giostra… di quelle che ti fanno
urlare, ridere, venire le vertigini, tutto insieme.
Le sue cotte adolescenziali – parliamo di Aaron Carter, Wilmer Valderrama, e via
dicendo – sono diventate quasi meme culturali, ma dietro la scintilla dei gossip
c’era una ragazza che cercava qualcosa di autentico. Perché sì, Lindsay ha
sempre avuto una visione dell’amore viscerale, appassionata e a volte un po’
all’antica, nonostante il caos da tabloid. Forse è per questo che le sue storie,
anche quelle finiti tra le lacrime o nel silenzio della notte, le ha sempre
vissute senza riserve. Una delle sue frasi preferite è “I’m a hopeless
romantic”, e lo si vede: nel giro di cinque minuti, dai uno sguardo al suo
profilo Instagram e capisci che chi ama davvero non riesce mica a trattenersi.
Se pensi però che tutto sia sempre stato rose e fiori… be’, spoiler: no. Gli
alti e bassi nei rapporti di Lindsay sono leggenda. Non a caso, alcune delle sue
relazioni più pubblicizzate, come quella con Samantha Ronson, sono diventate
simbolo di lotta contro i pregiudizi e di libertà. Amava una donna – e l’ha
vissuto a colori, davanti al mondo. Troppo spesso dimentichiamo che, anche se
per noi erano solo titoli sui magazine, per lei erano casa, sicurezza, vita
vera.
LEGAMI DI SANGUE E TEMPESTE FAMILIARI
Se l’amore è stato un tourbillon, anche il rapporto con la famiglia Lohan non è
mai stato una passeggiata domenicale. Mamma Dina, papà Michael e i suoi
fratelli: ognuno di loro una nota diversa nella sinfonia un po’ caotica della
sua vita. I loro drammi spesso sono finiti su tutti i siti (e chi può
dimenticare le interviste incrociate fra madre e padre col “team Lindsay” di
mezzo?), però c’è una cosa che non viene mai detta abbastanza: la famiglia, per
Lindsay, è radice e tormento, ma anche forza.
Nonostante litigi, separazioni e persino tradimenti mediatici – chi, tra noi,
non ha vissuto qualche Natale con l’atmosfera tesa? – alla fine le vere
fondamenta su cui Lindsay si è ricostruita dopo ogni tempesta sono state proprio
quelle. I Lohan non sono la tipica famiglia da spot natalizio, ma tra
confessioni a cuore aperto, pianti sfogati e riavvicinamenti autentici, Lindsay
ha imparato quanto sia fondamentale non perdere mai il dialogo, anche quando
tutto sembra andare in frantumi.
IL VALORE MAGICO DELLE AMICIZIE (QUELLE VERE!)
Tra crisi, relazioni finite, blackout social… arriva sempre quell’amica che,
anche dopo mesi, ti manda una GIF stupida su WhatsApp e ti fa sentire a casa.
Lindsay lo sa bene: le sue amiche (le vere, poche e selezionate, non le
centinaia di conoscenti da party hollywoodiani) sono state il suo salvagente nei
naufragi più duri. Pensiamo a Oprah (ok, non proprio “amica storica”, ma alleata
fondamentale nella rinascita) oppure a quelle confidenze tra donne che restano
lontane dai riflettori, ma sono oro puro. Lindsay ha detto più di una volta che
“gli amici veri sono come le fondamenta di una casa di cui si conoscono tutte le
crepe, ma si continua a chiamarla casa”.
In momenti di crollo, queste relazioni le hanno fatto da bussola – è stato
grazie alle risate fino agli occhi lucidi, alle telefonate lunghissime e anche
ai consigli diretti tipo “Lindsay, ora basta, respira e riparti” che ha
ritrovato sé stessa. E non è un caso che oggi, la Lohan di Mykonos o quella con
il sorriso nuovo tra le mani del marito Bader Shammas, dica che il sostegno
delle persone giuste vale più di mille like sotto una foto.
Perciò, frasi fatte a parte, Lindsay ha imparato una regola che vale per tutte
noi: i periodi bui passano, le amicizie vere restano. E alla fine l’amore –
quello per sé stessi e quello che ricevi da chi davvero ti conosce – è la chiave
della rinascita. Non sono solo cliché: per lei hanno fatto, e fanno, la
differenza ogni giorno.
RINASCERE COME IMPRENDITRICE: I MILLE VOLTI BUSINESS DI LINDSAY
Parlare di Lindsay Lohan solo come attrice sarebbe come ridurre una pizza
margherita alla base di pane—manca tutta la parte davvero gustosa. Perché
Lindsay non si è mai limitata a essere solo un volto da copertina o da set. Dopo
gli anni turbolenti, ha scelto di reinventarsi, come solo chi ha davvero voglia
di mettersi in gioco sa fare. Oggi, quando pensi a Lindsay, pensi anche alla
Lohan imprenditrice, idea che anni fa magari sarebbe sembrata quasi una gag.
Invece lei, tra un red carpet e l’altro, ha aperto i suoi primi beach club in
Grecia—Mykonos lo ricordi? Quella pista da ballo vista mare che saltava fuori su
Instagram ogni estate. Un piccolo mondo fatto di musica, energia e libertà.
Lindsay non si è fermata neppure quando i progetti hanno richiesto migliaia di
chilometri e incontri con investitori che non urlavano “le limoniamo!” come in
Mean Girls, ma magari “parliamo di budget”.
Non ti aspetti da una star di Hollywood una simile resilience nel reinventarsi
sempre, invece Lindsay si è appassionata anche al mondo della moda e oggi ci
sono ragazze (e sì, anche un po’ di noi!) che sognano un capo dalla sua linea di
abbigliamento. Ecco, qui si vede la differenza tra chi cavalca il trend del
momento e chi lo crea: Lindsay ha saputo unire autenticità e spirito
imprenditoriale in modo davvero fuori dagli schemi.
L’ALTRO LATO DELLA FAMA: IL CUORE SOCIALE DI LINDSAY
Ma Lindsay non è solo locali glamour o lustrini. Dietro le luci della ribalta,
si è impegnata in modo concreto per cause sociali che le stanno davvero a cuore.
Non sono le solite dichiarazioni da Oscar con la lacrimuccia facile, ma azioni
vere: la Lohan si è coinvolta direttamente, spesso lontano dai riflettori. Ha
lavorato in progetti a sostegno dei rifugiati siriani in Turchia, portando aiuto
pratico, ma anche ascolto—lo raccontava con la voce spezzata nei video, senza
filtri. Attraverso queste esperienze, Lindsay ha riscoperto la forza della
vulnerabilità, quella cosa che molti vedono ancora come un difetto e che invece
lei ha trasformato in un superpotere.
Se pensiamo a come molti personaggi social si accontentano di una bio
“attivista” su IG, Lindsay è andata oltre, mettendo le mani in pasta,
mostrandosi umana, spesso anche imperfetta (e qui sentiamo che cosa intima sia
per lei). A volte ha anche commesso errori, d’altronde chi non lo fa? Ma il
punto vero è che ha sempre provato a imparare, crescere e non mollare. Un
esempio che sembrava impossibile vederle dare, qualcuna una volta avrebbe detto.
Invece eccola lì, a rimboccarsi le maniche per chi ha davvero bisogno.
VALORI CHE GUIDANO, PASSIONI CHE EVOLVONO
Quello che emerge oggi dalla Lindsay meno urlata (ma molto più vera) è la voglia
di lasciare il segno. Gli anni delle eccessi non li ha mai nascosti: sono stati
la sua scuola, non la sua condanna. Valori come la libertà di scelta, la ricerca
della felicità e della propria identità hanno preso il posto dei cliché.
Quando ne parla, si sente il desiderio di dare un esempio vero soprattutto a chi
sta iniziando ora a sognare (o a inciampare). Non si mette su un piedistallo,
anzi: dice apertamente che la fragilità fa parte del gioco e che solo accettando
le proprie ombre si può crescere (è il suo mantra, ormai).
A tratti Lindsay sembra quasi una di noi, con le sue incertezze e la voglia di
alzarsi ogni mattina un po’ più forte. Condivide piccoli rituali, errori che
fanno arrossire (tipo quelle figuracce in video diventate meme…”ehi, chi non ha
uno scheletro nell’armadio digitale nel 2024?”), ma anche conquiste fatte di
passi piccoli e ostinati. Lindsay oggi non cerca l’approvazione di tutti, ma
crede profondamente nella forza di chi si reinventa—e questa forza la vuole
regalare soprattutto alle donne della Generazione Z e Millennial, su TikTok o
nella vita reale.
In fondo, la sua rivoluzione parte da qui: fare di ogni fallimento un’occasione
per riprovarci ancora, sempre con il sorriso scompigliato e i capelli al vento.
MATERNITÀ E NUOVI INIZI: LA RINASCITA DI LINDSAY
Guardare oggi Lindsay Lohan, con il sorriso che si apre come una finestra al
sole, fa un certo effetto—quasi come ritrovare una vecchia amica dopo un viaggio
lunghissimo. Altro che “bambina prodigio” di Hollywood: adesso è lei a dettare
le regole della sua storia. La maternità, in particolare, ha acceso una luce
nuova nel suo sguardo. Nel 2023 è arrivato il piccolo Luai, e Lindsay ha scelto
di vivere questo viaggio senza troppi clamori, proprio come una donna che si
gode la quotidianità, tra pannolini, risate notturne e il morbido caos della
nuova vita.
Ok, non voglio dire che Lindsay sia diventata all’improvviso una mamma
“all’acqua e sapone” (ha pur sempre il gusto per il glam), ma pare quasi che
nella scelta dei body da neonato come nei filtri Instagram ci metta più
autenticità di quanta ne abbia mai sfoggiata in un red carpet. C’è una foto,
quella in controluce con il bambino tra le braccia, che ha fatto il giro dei
social: una dichiarazione silenziosa, potentissima. È dolce, vera, disarmante,
in una parola: nuova.
RITORNO IN SCENA: NETFLIX E LA LINDSAY CHE SORPRENDE
Se c’è una piattaforma dove le storie di rinascita trovano davvero casa
(letteralmente, tra il divano e la copertina), è Netflix. Lindsay qui si è
buttata a capofitto, cogliendo le opportunità come se fossero popping-corn caldi
appena usciti dal microonde. E non ci ha propinato la solita minestra riscaldata
dei suoi vecchi ruoli, eh no: film come “Falling for Christmas” hanno svelato
una Lohan ironica, autoironica, ben lontana dalla nostalgia forzata. In tanti
pensavano che fosse solo una scommessa “fanservice”; invece, la sua performance
è risultata pulita, divertente e leggera.
Qualche scena rimane simpatica e iconica (quella della battaglia di cuscini tra
le lenzuola-montagna grida “Netflix Christmas Meme!”). In generale, Lindsay
sembra calcificata su una freschezza diversa, come se avesse scrollato via i
pesi di mille aspettative. E sapete una cosa? Quando ti guardi un suo film ora
ti dimentichi di tutto, ti godi quella cifra un po’ vintage e un po’ TikTok—sì,
perché è riuscita a portarsi appresso una generazione intera e a farne ridere
una seconda che magari prima la conosceva solo per sentito dire.
AMORE, SERENITÀ E UNA NORMALITÀ-AGOGNATA
Il bello di seguire Lindsay Lohan oggi è che, soprattutto su Instagram ma anche
nelle rare interviste, trasuda serenità. C’è chi dice che sia perché ha trovato
l’amore stabile al fianco di Bader Shammas, marito presente ma niente
“caricatura del principe azzurro”: sembrano sinceramente complici, si scambiano
sguardi decisi, mai forzati.
Inutile girarci intorno, la ricerca della felicità è passata anche da qui:
* Un matrimonio senza eccessi mediatici
* Progetti lavorativi sì, ma spazio per la vita privata
* La capacità di dire “no” quando serve (cosa mai facile, specialmente sotto i
riflettori)
Insomma, Lindsay oggi trasmette una calma incantata: posta foto rilassate,
cucina piatti tipici della cultura araba, posta selfie senza filtri troppo
pesanti, passa ore con la sua famiglia. E non è magia da influencer, è la prova
che—finalmente—è a proprio agio con se stessa.
LINDSAY LOHAN COME ISPIRAZIONE: RISCRIVERE LA PROPRIA STORIA
Mi viene quasi da sorridere pensando a quante, guardando il percorso di Lindsay,
si saranno dette: “Magari succedesse anche a me…”. Ecco il punto: Lindsay è
caduta, si è rialzata, ma non è voluta tornare com’era prima. Si è inventata una
strada nuova e ha ridotto al minimo le aspettative degli altri.
E sapete cosa? C’è qualcosa di profondamente liberatorio (e anche un po’
sovversivo) nell’essere vulnerabili pubblicamente ma scegliendo cosa mostrare,
senza forzature. In un’epoca in cui sembri felice solo se hai 15 filtri e sei
sempre “al top”, vederla farsi spazio nel quotidiano, mostrarsi mamma,
lavoratrice, compagna e amica… è acqua fresca per tutte noi che ci sentiamo in
bilico tra sogni e realtà. Lindsay Lohan ha reso iconico il suo diritto a una
seconda (e terza) possibilità, ricordandoci che la riscrittura non solo è
possibile, ma anche desiderabile.
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dagli Schemi appeared first on The Wom.