
Camila Cabello: Da Fifth Harmony alla Regina del Pop Latino
- The Wom - Monday, October 27, 2025
Getty ImagesInformazioni principali su Camila Cabello
- Nome completo: Karla Camila Cabello Estrabao
- Data di nascita: 3 marzo 1997
- Luogo di nascita: Città del Messico, Messico (registrata anche a L’Avana, Cuba)
- Segno zodiacale: Pesci
- Altezza: circa 157 cm
- Partner: Shawn Mendes (2019-2021), altri rapporti privati
- Genitori: Alejandro Cabello e Sinuhe Estrabao
- Figli: Nessuno
- Fratelli/Sorelle: Sofia (sorella minore)
- Instagram: @camila_cabello
L’infanzia di Camila: tra sogni, valigie e sapore di casa
Quando si ascolta Camila Cabello, c’è qualcosa nelle sue note che sa di sole caldo, abbracci stretti, e malinconia dolce. Un’energia—quella che nasce quando le radici si intrecciano tra terre diverse e la nostalgia si mischia al desiderio di futuro. Camila non è solo la popstar che conosciamo dalle hit che ci ossessionano su TikTok, è prima di tutto una ragazza figlia del viaggio. Delle valigie che scricchiolano e di notti passate sognando una casa che, forse, va inventata ogni giorno.
Cuba e il Messico erano la sua casa, eppure la sua casa era anche il coraggio di due genitori —Sinuhe e Alejandro— che hanno avuto abbastanza forza da scommettere tutto. Immagina una mamma che lavora come si può, ovunque e comunque, con la dignità che solo chi ha davvero poco può mostrare. E una bimba, gli occhi scuri e curiosi, che sente addosso il peso leggero e gigante di quella speranza. Camila Cabello lo ha raccontato spesso: sua mamma e suo papà sono gli eroi invisibili della sua storia. Non c’è successo senza sacrificio. E dietro ogni nota c’è una valigia piena di sogni, ma anche di paure—quelle che ti fanno stringere i denti ma anche riderci sopra, se sei bambina.
Sacrifici, sorrisi e tempeste: la rotta degli immigrati
Si parte per necessità, non per scelta. E questo Camila Cabello lo sa bene. Da piccolissima, con lo zainetto sulle spalle, ha attraversato il confine tra Messico e Stati Uniti insieme alla mamma. Un viaggio che oggi sembra un film, ma la differenza è che in questo film la protagonista aveva davvero paura. Ha raccontato che con loro c’era solo qualche vestito, qualche ricordo stretto nel portafoglio, e un pupazzetto morbido. E poi c’era l’incognito, che ti sussurra bugie e possibilità. Arrivare a Miami voleva dire cambiare lingua, amici, abitudini. Vuol dire sentirsi diversi, all’inizio quasi fuori posto.
– * C’erano giorni in cui mancava tutto, anche le cose più banali come il latte fresco o una coperta calda.
– * I suoi genitori prendevano lavori saltuari, si incastravano tra turni assurdi senza mai lamentarsi.
– * Camila guardava la TV imparando l’inglese… ma a casa tra loro si ballava La Habanera e ci si raccontavano barzellette in spagnolo.
Quel senso di “sono di qui, ma anche no”, Camila ce l’ha cucito addosso—come quando il freddo si infila sotto la porta, anche se la casa è piena di musica. Un senso che oggi trasuda in ogni sua canzone e che diventa forza: la voglia di portare il cuore cubano-messicano anche dentro la scena pop americana.
Getty ImagesLe radici non si perdono (anche se crescono altrove)
Adesso ci sembra una diva nata star, ma in realtà Camila è cresciuta in un piccolo appartamento di Miami, con una famiglia che faceva magie—tipo comprare una torta anche quando i soldi erano giusto per la spesa. Quella cultura, quei sapori (il riso alla cubana, i colori accesi del barrio), non li ha mai dimenticati. E non sono solo dettagli da intervista: sono il motivo per cui Camila mescola Spanglish e battiti latini anche in mezzo a un pop che normalmente, diciamolo, suona “made in USA”.
Lei stessa ricorda:
– Il profumo di caffè nero la mattina, segno che la giornata cominciava sempre con un sorriso e una speranza.
– La forza silenziosa della mamma, che le ripeteva che il mondo si cambia “un passo alla volta”.
– I sabati pieni di risate, amici, cibo e balli: ovunque, mai senza famiglia.
Ecco perché nella sua musica la famiglia non è solo un valore, è il superpotere che si porta dietro. Camila ce l’ha insegnato, con quella faccia buffa da ragazzina che ancora si commuove ricordando quanto sia costato il sogno americano ai suoi. Identità mista —cubano-messicana, americana, migrante, figlia— ma in fondo, un cuore unico. Uno che batte sempre al ritmo di casa, ovunque tu sia.
Un’audizione vale una vita
Sai quel tipo di eventi che all’apparenza sembrano una follia, e poi ti cambiano tutto nel giro di poche settimane? Ecco, l’audizione di Camila Cabello a “X Factor USA” nel 2012 è stata proprio così. Non una scena da film, ma quasi – la classica ragazza con il cappellino di lana, la voce tremante e i sogni grandi quanto l’oceano. Solo che Camila, a differenza di tante altre, aveva qualcosa di più: una fame di musica che si vedeva dagli occhi, una determinazione che bucava lo schermo attraverso i suoi sorrisi timidi.
Quando fu messa insieme alle altre quattro ragazze – Ally, Normani, Lauren e Dinah – per formare le Fifth Harmony, l’alchimia fu immediata. Cioè, non era la sorellanza perfetta delle sitcom, diciamolo. Ma quando salivano sul palco e iniziavano a cantare “Impossible”, succedeva una cosa magica: tutte le insicurezze sparivano, si creava un’energia… da pelle d’oca.
Getty ImagesCrescere sotto i riflettori: gioie, ansie e selfie
Diventare una star mondiale a soli 16 anni, fare video che vanno in tendenza su YouTube, essere catapultata nei backstage con coreografi, stylist, fan esaltate e le prime valanghe di selfie: non c’era tempo di digerire tutto. Immagina, da una cameretta condivisa con la sorellina a girare il mondo, tra tour, interviste, red carpet e il primo vero assaggio di successo.
All’inizio tutto era nuovo, quasi surreale. Tanti risvegli nelle camere d’albergo senza ricordarsi in che città si fosse. Il calendario fitto di showcasi, premi, incontri. A volte Camila scherzava con le ragazze: “Ma questa settimana dove siamo, Parigi o Miami?”, ed è lì che capisci quanto devi essere solida per non perdere il controllo. I social iniziavano a strabordare di tag e meme. E se ogni tanto qualcuna di loro metteva i filtri a caso (tipo le orecchie da coniglietto su Snapchat), era solo per sentirsi ancora normali nel marasma del pop.
Tra risate, lacrime e segreti sussurrati nel tour bus
Non erano tutto zucchero filato e unicorni, eh. Cinque ragazze, ognuna con la propria storia, chi più chi meno introversa, che convivono sotto pressione e condividono tutto: fame, sogni, palchi e insicurezze. La routine tipo delle Fifth Harmony era un giro sulle montagne russe, con piedi a terra e testa tra le nuvole.
- Gli screzi su chi avesse il miglior outfit per MTV.
- Le risate per battute sceme fatte a notte fonda prima di addormentarsi.
- I silenzi carichi dopo qualche discussione (“Uff, di nuovo quella questione?”).
- Le lacrime, certe volte, quando la nostalgia di casa faceva più rumore della musica.
Non tutte le relazioni restano sempre uguali. Alcune diventano più forti, altre si consumano sotto la luce accecante dei riflettori. Camila, in questo mix frizzantino, era la più “cuore aperto”: sincera, sensibile, sempre pronta a parlare dei suoi dubbi o delle sue gioie con sincerità.
Da “ragazza normale” a donna che sa cosa vuole
Gli anni con le Fifth Harmony hanno forgiato la Camila Cabello che conosciamo oggi. Lei ha imparato il valore della determinazione – quella vera, che hai quando ti accorgi che il palco è bello, ma fuori ci sono le tempeste dell’adolescenza e della competizione. Stare in un girl group ti insegna anche il potere della collaborazione, ma soprattutto il coraggio di non spegnere mai la propria voce autentica, anche se il rumore intorno diventa assordante.
Camila Cabello durante quei primi anni non ha mai perso la bussola: con tutte le sue insicurezze, la nostalgia di casa e quell’irrefrenabile bisogno di essere vera, ha mostrato che si può essere star globali e restare, dentro, “la ragazza della porta accanto”. Magari dopo uno di quei concerti oceanici si chiudeva in camerino, chiamava mamma su FaceTime e parlava del nuovo trend di TikTok, giusto per ricordarsi da dove tutto era partito.
Il coraggio della scelta: la carriera solista
Quando Camila decise di staccarsi dalle Fifth Harmony, mica fu una passeggiata rilassante al parco. Sì, fuori sembrava tutto patinato e instagrammabile, ma dentro di lei c’era una tempesta. Chi non l’ha mai provato? Quella sensazione dolce e amara di capire che, per quanto qualcosa abbia dato, adesso stringe, come quei jeans bellissimi che però non ti fanno respirare. Camila sentiva che la sua anima aveva bisogno di aria nuova, di spazio e, soprattutto, di voce.
Però, lasciare un gruppo così amato, dopo anni di sudore condiviso, non è solo un “ciao, ci vediamo”. È come dire addio a una versione di te stessa, quella che aveva conquistato il mondo della pop culture, scattato selfie in ogni backstage, vissuto migliaia di meme su Twitter. E poi la paura: “E se tutto crollasse? E se da sola fossi niente?” La paura del giudizio, delle critiche feroci che fanno più rumore dei complimenti. Mica facile diventare “la ragazza che ha lasciato le Fifth Harmony”. Eppure, dentro di lei ribolliva un desiderio di libertà che bruciava come quando fuori c’è il sole e tu vuoi solo tuffarti.
Ecco, in quei mesi Camila probabilmente ha imparato che il coraggio non è “non avere paura”, ma fare le cose anche se quelle paure ti stringono la pancia. Si è ritrovata a rileggere i suoi sogni da bambina, quelli che scriveva su un quaderno pieno di cuoricini, e ha scelto di non lasciarli impolverare.
Quando ha detto “basta, provo davvero”, ha fatto il suo salto. E non è che il mondo abbia subito lanciato coriandoli: si è dovuta guadagnare ogni metro del suo nuovo percorso. I riflettori si sono trasformati in una lente di ingrandimento: ogni sua mossa, ogni parola, ogni scelta stilistica finiva sotto giudizio.
Però lei non si è tirata indietro, anche se all’inizio sembrava una partita contro tutti:
- I fan delle Fifth Harmony a volte la guardavano come una traditrice, quasi una protagonista di una serie Netflix in cui nessuno sa di chi fidarsi.
- I detrattori la definivano “l’ennesima popstar che ci prova da sola e poi sparisce”.
- I produttori ridevano bonariamente, dicendo: “Vediamo se porta il suo ritmo latino anche qui, fra i veri grandi”.
Ma Camila, cocciuta come poche, si è buttata. Anzi, si è tuffata senza più cercare il bagnino. E lì sono arrivate le prime importanti collaborazioni, quelle che fanno la differenza:
- Ha lavorato con Shawn Mendes – sì, proprio lui, quello delle hit che ci fanno sognare l’amore estivo – per il brano “I Know What You Did Last Summer”.
- Ha incontrato produttori come Pharrell Williams, che le hanno insegnato come giocare con le contaminazioni sonore, mescolando pop, trap, ritmi latini.
- Si è lanciata in featuring con Major Lazer e Machine Gun Kelly, come se dicesse “io provo tutto, anche quello che non conosco, perché solo così posso capire chi sono davvero”.
Non si trattava più solo di note e di testi, ma di identità. Camila voleva essere padrona della sua narrazione, scegliere il ritmo, il messaggio, persino il modo in cui entrare in scena: scarpe comode o tacchi, capelli mossi o raccolti – ogni dettaglio diventava una dichiarazione d’intenti.
E dietro ai riflettori, lei stessa ha confidato in più interviste quanto fosse difficile, all’inizio, entrare in sala d’incisione senza le amiche di sempre, senza quei riti pre-concerto ridicoli che solo loro capivano. Ma in quegli attimi di silenzio, Camila ha trovato la sua voce. E quel coraggio, fragile ma esplosivo, ha acceso la miccia che l’avrebbe portata – proprio di lì a poco – verso “Havana” e il vero abbraccio del mondo intero.
Un ritmo che conquista: la nascita di “Havana”
Quando “Havana” è arrivata sulle nostre cuffie, sembrava che l’estate si fosse trasferita nel cuore di tutti noi. Prima di allora, Camila Cabello era conosciuta soprattutto come la “ex Fifth Harmony”, una ragazza dal sorriso timido che aveva avuto il coraggio di andare per la sua strada. Con “Havana”, però, succede qualcosa di magico, come quando scarti un regalo e dentro trovi proprio quello che speravi ma non sapevi di volere.
Il mix di sonorità latine, il pianoforte sincopato tutto “oh na-na-na”, quella tromba un po’ nostalgica ma sexy – sembrava quasi che Cuba fosse esplosa dentro il pop mondiale. Ci sono pochissime canzoni che riescono a portarti immediatamente in un altro paese, figurati in una capitale tanto iconica. Camila l’ha fatto con una leggerezza sfrontata. E, dettaglio non da poco: questa canzone non è nata per diventare una hit radiofonica. Anzi, all’inizio in pochi ci credevano davvero. Secondo un racconto divertente tra fan su Twitter, Camila aveva litigato con se stessa per giorni e giorni su quale sarebbe dovuto essere il singolo di lancio. Aveva detto: “Se mi butto, mi butto davvero con questa, anche se mi dicono che magari non funziona”.
Il fascino latino: radici che diventano pop
“Havana” non è solo un pezzo ballabile: è una dichiarazione d’identità. Mentre tutto il mondo occidentale era ancora mezzo stupito dalla febbre latina di “Despacito”, Camila Cabello l’ha portata a un altro livello. Cioè, non è solo lo spagnolo buttato qua e là per ridere. Qui la lingua è un fluire caldo e naturale, mescolata all’inglese proprio come succede nei pensieri di una vera “hyphenated Latina” (quelle ragazze che vivono a metà tra due mondi, diciamolo).
Parlando proprio di influenze, Camila ha raccontato più volte che sua madre le cucinava mentre ascoltava Gloria Estefan e Celia Cruz. Ma il bello è che queste radici emergono anche nei dettagli moderni: la produzione di Pharrell Williams, il cameo di Young Thug. Questa è una canzone-puzzle: Cuba, Miami e la forza delle donne forti, tutto in tre minuti e mezzo.
Spesso mi capita di pensare che “Havana” non sarebbe potuta nascere da nessun’altra voce. Nel ritornello, c’è quella specie di frenesia innamorata, ma anche la malinconia di chi la propria casa la porta in tasca, ovunque vada. Letteralmente, c’è dentro il batticuore di chi sogna.
Un messaggio di libertà e indipendenza
“Havana”, sotto i ritmi caldi e il canto spensierato, trasmette molto più del semplice racconto di un amore. È l’incarnazione della nuovo Camila: libera, sfrontata, padrona della propria narrazione. Anche il testo, tradotto, dice molto più di quello che sembra: parla di lasciarsi andare, di mettere davanti a tutto ciò che ci rende veri, anche se significa rischiare.
C’è una leggenda metropolitana secondo cui Camila, dopo il boom della canzone, ha ringraziato dal palco sua nonna – abbracciando il tema delle radici familiari in diretta, tra lacrime e battiti di mani. In fondo il messaggio vero di “Havana” è che puoi lasciarti dietro mille paure, però il cuore resta sempre dove tutto è cominciato. E questa possibilità di tornare, nella musica e nella vita, è una specie di superpotere.
Per molte ragazze (spoiler: anche per chi scrive), “Havana” è diventata un inno personale. Prova a mettere su le cuffie e ballarci sopra davanti allo specchio: succede qualcosa di magico. Come se per un attimo tutte le timidezze scivolassero via.
Il rapporto speciale con il pubblico e la Camila “nuova”
Dal giorno dell’uscita di “Havana”, nulla è stato più come prima. Camila Cabello non era più l’ex componente di una band, ma una cantante in grado di smuovere emozioni e culture. Su Instagram, è apparsa spesso nei video dove balla sulle note della sua canzone insieme ai fan: risate, passi maldestri, spesso a casa, scompigliata, super spontanea. Una popstar con cui si ride e ci si sente capiti.
E non è solo una questione di like. Negli anni, “Havana” è stata remixata, imitata, ballata su TikTok migliaia e migliaia di volte. I fan raccontano che dopo aver ascoltato la canzone si sono sentiti più vicini sia alle proprie radici che a quello che vogliono diventare. In fondo, come ha scritto una ragazza su Twitter una volta, “Havana mi ha insegnato che il cuore bisogna portarlo sempre all’avventura, anche se fa paura”.
Con “Havana”, Camila Cabello ha rubato la scena e il cuore di milioni. Ma soprattutto ha cambiato per sempre la percezione di sé come artista libera: ora, ogni palco è casa sua. E ogni fan, un po’ di più, la sente sorella.
Amare con tutta se stessa: tra cuori in subbuglio e sorrisi mai spenti
Quando penso a Camila Cabello e alle sue relazioni sentimentali, mi viene in mente una di quelle ragazze che vedi in un parco, seduta su una panchina, capace di ridere di se stessa anche dopo aver appena pianto. C’è qualcosa di profondamente autentico nel modo in cui Camila vive l’amore: né diva distante né principessa delle favole. Più che altro, una giovane donna che mette il cuore dove altri metterebbero solo delle storie Instagram, insomma. La sua storia più iconica? Beh, impossibile non parlare di quei mesi in cui lei e Shawn Mendes sembravano la reincarnazione versione pop di Ross e Rachel di “Friends”, anche senza la pausa di mezzo.
Ecco, il loro rapporto era così: fatto di selfie abbracciati, video dolcissimi su TikTok, mani intrecciate alle feste… e sì, anche un paio di paparazzate che hanno fatto impazzire i fandom. Persino chi, come me, di solito diffida delle “coppie del pop” ha dovuto ricredersi davanti a quei piccoli dettagli che non puoi fingere: la complicità negli sguardi rubati o il modo in cui ridevano insieme come due ragazzini al primo appuntamento. Dopo la fine della storia, Camila ne ha parlato con una sincerità che mi ha spiazzato – “L’amore non sparisce solo perché ti lasci”, ha detto, “continua a far parte di te, in una nuova forma”. Queste sono parole che sembrano scritte in una domenica di pioggia, con il cuore aperto.
Il sostegno silenzioso: gli amici e la famiglia sempre sulla scena
Ma Camila non sarebbe Camila senza quel piccolo esercito di amici veri e una famiglia che è, letteralmente, la sua ancora e il suo vento. La mamma, Sinuhe, è costantemente sullo sfondo delle sue stories. A volte ti viene quasi da pensare che, più che la popstar internazionale, Camila sia ancora quella ragazza appena arrivata a Miami, con la valigia piena di sogni e la mamma che controlla di averle messo la merenda. C’è una dolcezza quasi “anni ‘90” in questa relazione, come nelle sitcom dove la mamma ti aspetta con la cioccolata calda quando torni a casa da una giornata no.
Nel gruppo dei suoi amici storici, pochi fronzoli e tanti abbracci. Non si tratta solo di *colleghi di lavoro*, ma di:
- Complicità costruita tra una pizza e una confessione notturna
- Messaggi vocali chilometrici quando la nostalgia bussa alla porta
- Gesti piccoli, tipo fare una sorpresa in aeroporto o organizzare una maratona Netflix improvvisata
Anche il suo rapporto con i collaboratori sembra più una grande famiglia allargata che un insieme di addetti ai lavori. Il rispetto e l’affetto viaggiano mano nella mano con la professionalità. Quando un produttore racconta che Camila porta cupcakes per tutti in studio, non è una trovata di PR ma esattamente quello che ti aspetteresti da lei: la ragazza che vuole che tutti si sentano a casa. Gli aneddoti su di lei che consola chi ha sbagliato una nota o che esulta per le vittorie altrui fanno il giro dei social, e diventano subito virali su TikTok, perché si percepisce che non è una posa.
Amicizia, amore e crescita: la vera rivoluzione di Camila
A pensarci bene, i legami per Camila sono la vera benzina creativa. Le sue canzoni più intense nascono proprio da queste montagne russe emotive, tra amicizie sincere e amori vissuti fino in fondo. Camila non indossa maschere, anzi: mostra la pelle vera, fatta di cicatrici ma anche di sogni buoni come pane fresco. Ci sono momenti in cui le sue canzoni sembrano la colonna sonora di tante relazioni delle ragazze che la ascoltano – litigi, riappacificazioni cantate a squarciagola in macchina, promesse e addii pieni di malinconia.
Nelle interviste, Camila rivela una verità preziosa: “Non ci si protegge dal dolore, si impara a capirlo”. Ecco, questa non è solo filosofia pop, ma il suo modo di restare umana, nonostante tutto il rumore di fondo. Forse, ascoltando la sua musica o leggendo i suoi post, anche noi impariamo a vivere i nostri legami con un po’ più di coraggio e – perché no? – con il cuore spalancato così, senza paura.
Una bussola interiore tutta sua
Quello che davvero distingue Camila Cabello – più ancora della voce, dei capelli lunghi che sembra uno spot Pantene o del sorriso da “girl next door” – è il suo sistema di valori. Sì, lo so, suona come una di quelle frasi da influencer bio su Instagram, tipo “
love, peace, music
”, ma con lei è una faccenda seria. Camila è cresciuta tra due mondi, Cuba e Miami, e ha dovuto capirlo in fretta cosa vuol dire essere vista come “l’altra”, quella che deve farsi spazio, spesso anche a costo di sembrare fuori posto.
Questa sensibilità verso chi viene messo da parte, o verso le ingiustizie, è diventata un faro per lei. Non solo nelle sue canzoni: anche nei gesti quotidiani, nel modo in cui sceglie di esporsi. Lo si nota dal modo in cui si esprime sui social, sempre autentica (mai troppo patinata, mai troppo calcolata), anche quando risponde ai commenti più cattivelli o quando parla delle sue paure e delle sue insicurezze.
Questa “antenna speciale” – la chiamo così – le permette di percepire al volo la sofferenza degli altri, ma anche di trasformare tutto in qualcosa di positivo, in un messaggio di incoraggiamento. Il suo carattere solare e la forza quasi contagiosa si respirano nei suoi post, nei suoi live, negli abbracci ai fan, persino nei TikTok scemi dove balla con la nonna. Forse, è questo il suo superpotere vero.
Il coraggio di stare “a pelle scoperta”
Non è facile, in un mondo dove tutti sembrano filtri e perfezione, mostrarsi per quello che si è davvero. Camila Cabello lo fa, e non da ieri. Ha iniziato a parlare apertamente di fragilità e attacchi di ansia quando era ancora nel pieno del successo con le Fifth Harmony – cioè, quando avrebbe dovuto solo brillare senza mai sudare una lacrima.
Ha raccontato dei suoi attacchi di panico, del sentirsi inadatta, degli insulti sui social. Ma invece di chiudersi, ha fatto una cosa a dir poco rivoluzionaria: si è tolta l’armatura e ha detto al mondo, in sostanza, “Ehi, capita anche a me! E va bene così.”
Esempi?
- Quando ha postato un selfie senza trucco dopo una notte difficile, per dimostrare che la forza non è solo apparenza.
- Quando, durante un’intervista, ha confessato di aver pensato di mollare tutto, ma la passione per la musica e il sostegno della sua famiglia l’hanno fatta rialzare.
- Quando ha risposto con toni ironici a chi la criticava per il suo corpo, lanciando il messaggio, chiaro come il sole di Miami, che “nessuno ha il diritto di decidere come dovresti essere”.
Questo coraggio la rende una presenza fresca, mai distante. È la sorella maggiore che ti dice di non vergognarti se crolli, ma anche che “con un po’ di glitter e buona musica passa tutto”. Un approccio tutt’altro che forzato, perché chi la segue percepisce che non ci sono filtri sulla sua forza interiore. Solo tanta verità.
Restare se stessi quando tutto cambia
La determinazione di Camila Cabello a restare fedele a se stessa è diventata quasi proverbiale. Sembra una di quelle frasi che si appendono sulla bacheca, lo so, eppure nelle sue scelte questa cosa si vede, eccome. Dal lasciare le Fifth Harmony (che ok, yes girl power, ma pure un po’ tempesta emotiva, no?) al reinventarsi come superstar solista, ha sempre seguito la sua “bussola interna”.
Cosa la rende davvero fonte di ispirazione per tante giovani donne? Secondo me (e secondo molte delle sue fan):
- L’idea che non devi per forza piacere a tutti per avere valore.
- Che le ambizioni non sono un difetto, ma un motore.
- Che la fragilità non cancella la forza, anzi può renderla più autentica.
- Il rispetto verso le proprie radici e l’onestà con cui racconta la sua storia, anche quando non è perfetta da copertina.
In un’epoca di filtri-pop e “fintitudine”, Camila Cabello è una ventata d’aria vera. E non è solo quello che fa, è proprio come lo fa: con un sorriso, sì, ma anche con determinazione. Perché prima di essere una regina del pop, resta una ragazza che cerca, ogni giorno, di essere la versione più autentica di se stessa. E questa è la vera rivoluzione.
L’attivismo tra palco e sociale: quando Camila Cabello accende i riflettori sulle cause che le stanno a cuore
Voglio essere sincera: vedere una popstar che non solo usa la sua voce per fare hit, ma anche per risvegliare coscienze… beh, io ci vado in brodo di giuggiole! Camila Cabello è proprio questo tipo di persona, e se pensi che sia attiva solo sul palco, ci sono mille motivi per farti cambiare idea. Lei, tra un beat latino che ti fa ballare la salsa da sola in cucina e una ballad che ti fa piangere in macchina alle undici di sera, trova sempre il modo di mettersi in gioco anche fuori dalla musica.
Iniziamo dal primo tema che le infiamma il cuore: i diritti degli immigrati. Camila non ne ha mai fatto mistero: il suo passato da migrante, arrivata piccolissima da Cuba negli USA insieme alla mamma, l’ha resa super sensibile a tutte le storie di chi sogna una vita migliore. Non sono solo parole, ci ha messo la faccia più e più volte:
- Durante proteste e manifestazioni, la si vede spesso sorridente ma determinata, cartello in mano, pronta a gridare che “no one is illegal on stolen land” (nessuno è illegale su una terra rubata).
- Ha sostenuto la campagna per i Dreamers, cioè i giovani immigrati cresciuti negli USA, minacciati dalla politica anti-immigrazione. Alcuni suoi post su Instagram sono diventati virali, esempi perfetti di come si possa usare un social come filo diretto per l’attivismo.
- Nel 2019 si è presentata ai Latin Grammy con un abito che riportava la scritta “familia” ricamata sopra, quasi fosse una seconda pelle, omaggio alle radici e ai valori di chi non dimentica mai da dove viene.
Ma non pensare che sia “solo” una questione di origini: la sua voce risuona anche quando si tratta di lotta contro il razzismo. Ricordo ancora quando nel 2020, dopo l’omicidio di George Floyd, molti artisti si sono allineati a Black Lives Matter. Camila però ha fatto un passo ulteriore: ha riconosciuto pubblicamente di avere avuto in passato comportamenti non corretti sui social – ha chiesto scusa, ci ha messo cuore e umiltà. Un esempio di come si può ammettere di sbagliare e lavorare davvero su se stessi, con l’intenzione di essere un alleato e non solo una spettatrice. Per questo ha sostenuto organizzazioni come Save The Children, Black Girls Code, e ha raccolto fondi per famiglie colpite da discriminazioni razziali.
Infine – e qui la ammiro tantissimo – Camila è una delle poche popstar che non ha paura di parlare apertamente di benessere mentale. In un mondo digitale dove sembra che l’unica regola sia sembrare perfetti, lei racconta che sì, ha sofferto di ansia; sì, le è capitato di sprofondare in momenti bui. Ma non lo fa con pose da guru spirituale, lo fa in modo reale, tipo: “Se volete saperlo, ho cominciato a stare meglio solo quando ho chiesto aiuto.” Una frase semplice, ma potentissima. E poi, concretamente:
- Ha lanciato l’iniziativa “Healing Justice Project”, destinata a finanziare servizi psicologici per le comunità latine e nere negli States.
- Supporta programmi scolastici che aiutano i giovani a prendersi cura del proprio benessere emotivo: tipo, mindfulness, meditazione, e anche quelle chiacchierate tra amici che ti salvano dall’overthinking.
Mi ha colpito leggere che, poco fa, una fan le ha scritto su TikTok “grazie perché hai normalizzato l’idea di chiedere aiuto”. E lei, con quella sua sincerità che spiazza, ha risposto: “Se mi volete vedere sempre perfetta, avete sbagliato persona!”. Ecco, Camila è così: vera anche nelle sue battaglie, e per questo la sua voce fa davvero rumore.
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