Gracie Abrams: la nuova stella dell’indie pop che conquista il mondo

- The Wom - Friday, November 21, 2025
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Informazioni principali su Gracie Abrams

  • Nome completo: Gracie Madigan Abrams
  • Data di nascita: 7 settembre 1999
  • Luogo di nascita: Los Angeles, California, Stati Uniti
  • Segno zodiacale: Vergine
  • Altezza: 165 cm circa
  • Partner: Sembra essere single; in passato è stata legata a Omer Fedi
  • Genitori: J.J. Abrams (regista, produttore) e Katie McGrath
  • Figli: Nessuno
  • Fratelli/Sorelle: Auggie Abrams e Henry Abrams
  • Instagram: @gracieabrams

Origini e famiglia di Gracie Abrams

Parlare delle origini di Gracie Abrams è un po’ come sfogliare il diario segreto di una tipa che, fin da bambina, ha vissuto in mezzo alla creatività come chi cresce tra i fiori: all’inizio magari non te ne rendi conto, poi ti accorgi di avere mille colori dentro. Gracie è nata a Los Angeles il 7 settembre 1999, e già questo è tutto un programma. Ma la vera particolarità viene fuori quando scopri che suo papà è J.J. Abrams, cioè il regista-sceneggiatore-producer che ha rimesso in moto l’universo di Star Wars e fatto impazzire mezzo mondo con Lost. Mamma sua, Katie McGrath, invece nasce nel mondo della strategia e della comunicazione: una donna super smart, potente e attenta alle sfumature delle persone.

Crescere in casa Abrams, però, non significava jet privati e scenari da red carpet stile Gossip Girl — almeno, non sempre. Era più la situazione da cene piene di chiacchiere, idee (anche strambe), amici variopinti seduti intorno al tavolo, e soprattutto tanta libertà di esprimersi. Un ambiente in cui potevi parlare tranquillamente delle tue passioni, senza paura di sembrare “fuori posto”. Avere due genitori così—uno che ti insegna ad amare le storie, l’altra che ti stimola a credere anche nei dettagli più minuscoli—insomma, è una fortuna.

Ma Gracie non era da sola: ha due fratelli, Henry e August, con cui ha condiviso la classica combo di giochi, piccoli litigi, complicità. Immaginatela bambina che si infila di nascosto nello studio del padre, curiosando fra le colonne sonore dei film o ascoltando per la millesima volta i cd della madre. Senti già il profumo di quelle stanze piene di libri, dischi, immagini, vero?

Certo, è facile immaginare che fosse tutto perfetto. In realtà, la famiglia Abrams è stata soprattutto il suo punto di partenza. Nessuno le ha mai “spianato la strada”—semmai, le hanno costruito un trampolino per buttarsi, il prima possibile, nelle proprie passioni. Gracie lo ha detto chiaro: “I miei genitori mi hanno aiutata a capire che c’è sempre qualcosa da imparare nelle storie degli altri”.

Te la immagini alle prime arpeggiate con la chitarra, magari circondata dai fratelli che fanno casino in corridoio, oppure lì, sul divano, a guardare un film del padre e improvvisare melodie nella testa. Alla fine, la cosa più preziosa che ha ereditato non è stata il cognome famoso o il contatto VIP, ma quella spinta a cercare la propria voce. E se ci pensi, è questa la vera marcia in più: partire da un ambiente che stimola la curiosità, ma poi avere il coraggio di sceglierti da sola, giorno dopo giorno, la strada da seguire.

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Dalla camera da letto ai palchi internazionali

Gracie Abrams ha iniziato come tante ragazze della sua generazione: con una chitarra acustica un po’ vissuta, un microfono comprato online e una camera tutta sua. C’è un fascino in quelle stanze piene di libri, di coperte stropicciate e di sogni appuntati sul muro con lo scotch. È lì che nascono le prime demo rubate al silenzio della notte, tra un messaggio vocale sul telefono e mille bozze di testi scritti su quaderni che non vedranno mai la luce. Gracie racconta spesso di sentirsi nascosta, protetta nella sua bolla, ma allo stesso tempo spinta da un’urgenza quasi dolorosa: dover tradurre emozioni in musica come se fosse l’unico modo di respirare davvero.

Per lei pubblicare qualcosa su SoundCloud o YouTube è stato più un atto di coraggio che di ambizione. All’inizio, c’era solo la curiosità di vedere se qualcuno, dall’altra parte del mondo, capisse quel senso di vulnerabilità che la musica portava con sé. Non c’è niente di più impacciato delle prime interazioni con i fan: Gracie rispondeva timida ai messaggi, era incredula davanti ai primi commenti anonimi che dicevano cose del tipo “Questa canzone mi ha salvato la serata”. È vero che internet è spesso un posto spietato, ma la sua esperienza – almeno all’inizio – è stata come trovarsi in una stanza piena di sconosciuti gentili, tutti con la stessa voglia di condividere.

Il percorso non è stato lineare, né scontato. Può sembrare una favola già scritta quella di una ragazza cresciuta tra le sceneggiature e le colonne sonore, e invece no: Gracie ci ha messo un bel po’, tra demo tenute segrete e notti insonni passate a “sistemare quell’accordo che proprio non funziona”. Il vero salto avviene quasi all’improvviso, quando la voce inizia a circolare. Arrivano i contatti giusti, certo, ma ciò che fa davvero la differenza è che il suo sound resta “crudo”, mai costruito a tavolino. E questa autenticità, oggi che il “finto naturale” è ovunque – nei filtri Instagram come nei TikTok virali – sembra una piccola rivoluzione.

Ecco come Gracie arriva, giovane e quasi incredula, al contratto con Interscope Records. Lo racconta spesso come una soglia pazzesca: “Non ero pronta, però non mi sono mai sentita più viva”. Lasciare la camera da letto per passare a registrare in uno studio vero e proprio è un cambio di prospettiva totale: puoi continuare a stare in pigiama – almeno con la testa – ma intorno tutto esplode. La pressione, le aspettative, la consapevolezza (forse un po’ accecante) di avere spazio e strumenti per farsi sentire davvero. Eppure, anche con in mano la sua “big chance”, continua ad essere la ragazza dei vocali impacciati.

E quei primi EP, tipo “minor” e “This Is What It Feels Like”, portano con sé la saggezza di chi non ha paura di mettere in musica le proprie fragilità. Nonostante tutto l’hype, le recensioni entusiaste delle grandi riviste musicali e i primi sold out, lei oscilla tra la voglia di nascondersi e quella di raccontarsi ancora più a fondo. Un po’ come quelle volte in cui pubblichi una storia su Instagram alle tre di notte e un secondo dopo vorresti cancellarla. Solo che nel suo caso, la storia rimane, e milioni di persone iniziano a leggerla insieme a te.

Ogni volta che sale su un palco, che sia in un piccolo locale di Los Angeles o davanti a una folla in Europa, Gracie porta con sé le insicurezze, l’entusiasmo impacciato, e una gratitudine che si sente anche tra una nota e l’altra. Perché in fondo – ed è qui che scatta quella magia rara – c’è ancora qualcosa di profondamente “bedroom”, anche nei suoi live più esplosivi. Come se ascoltandola ci si ritrovasse, di colpo, schiacciati sul proprio cuscino con le cuffie strette in testa, a pensare che sì, da quella stanza ci si può anche volare via.

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Un universo sonoro fatto di confessioni sussurrate

Il modo in cui Gracie Abrams trasforma i pensieri in canzoni è quasi ipnotico: la sua voce entra nelle cuffie come una confidenza fatta sotto le coperte, con quella delicatezza disarmante che ti fa pensare “ehi, questa potrei essere io”. Non urla mai, Gracie. Piuttosto, accarezza le melodie, sussurra le incertezze, lascia che ogni parola suoni autentica, anche quando trema un po’. C’è qualcosa nelle sue atmosfere – quei pianoforti appena accennati, le chitarre quasi timide, le produzioni minimaliste – che ti fa sentire in una stanza silenziosa, illuminata solo dalla luce blu del cellulare alle due di notte.

E i testi? Un vero diario che scivola tra nostalgia e autocritica, senza paura di chiamare le cose col loro nome: finiture sfilacciate, amori pieni di contraddizioni, giorni “ni”, serate storte. Non c’è mai quella patina distante, quell’armatura che invece – ammettiamolo –, a volte piace tanto al pop patinato.

Tra miti e nuovi idoli: da Joni Mitchell a Taylor Swift

Le influenze di Gracie sono un cocktail perfetto per chi ama le “safe spaces musicali” ma non disdegna una scrittura piena di dettagli:

  • Joni Mitchell, poetica e intensa, per quella capacità di parlare al cuore delle esperienze quotidiane senza renderle banali.
  • Lorde, tutta vibrazioni notturne e elettronica lieve, portata là dove malinconia non è una parola tabù.
  • Taylor Swift, indiscussa regina dei racconti autobiografici, che insegna a trasformare anche la rottura più dolorosa in una hit da urlo sottovoce.
  • Phoebe Bridgers? Sì, perché no! La sua ironia fragile e i suoi mondi sospesi fanno capolino anche tra le produzioni più indie di Gracie.

E poi Gracie ci mette del suo: una vulnerabilità non forzata, mai troppo “costruita”. È come se avesse preso le lezioni di songwriting dalle sue icone e le avesse fatte esplodere in piccole confessioni da TikTok, confezionate in melodie dove ogni pausa pesa quanto una parola.

Perché la Gen Z (e i Millennial) ci si rivedono così tanto?

Scommetto che almeno una volta, ascoltando Gracie, hai pensato “Ecco, è proprio così che mi sento io”. Il trucco è che, pur partendo dalle sue storie super personali, riesce a raccontare sentimenti generazionali: la paura di perdersi, la nostalgia per cose vissute dieci minuti prima, quell’insoddisfazione sempre lieve ma costante.

Ci sono poi quei dettagli che fanno la differenza:

  • La sincerità cruda nei testi, senza maschere né filtri.
  • L’estetica lo-fi e homemade, perfetta per chi ama le atmosfere cosy delle camere da letto (letteralmente!).
  • Il modo in cui racconta la fragilità senza sensazionalismi, ma con uno stile che sembra un messaggio vocale spedito a un’amica su WhatsApp dopo una giornata storta.
  • Piccole chicche per chi passa le notti su Spotify a cercare “vibes da pioggia/soft sadness” – e trova Gracie in cima alle playlist “sad girl starter pack”.

Intanto le sue canzoni girano sulle storie di Instagram, diventano soundtrack di grief moment, feste silenziose tra amiche o semplici pomeriggi a letto. È la colonna sonora dei pensieri non detti, quella che ci fa compagnia quando il mondo fuori fa troppo rumore. Semplicemente, Gracie Abrams è quella voce che ti permette di sentirti capita, senza aggiungere filtri (nemmeno quelli di Instagram).

Vita privata tra relazioni, amicizie e vulnerabilità

Parlare della vita privata di Gracie Abrams è un po’ come aprire una scatola color pastello che profuma di segreti e risate notturne tra amiche. Ok, lo ammetto: nonostante sia ormai una voce amatissima della Gen Z, Gracie è tutto tranne che una “chiacchierona” sulle sue storie sentimentali. Anzi, la sua è quella timida riservatezza che rende ogni piccolo dettaglio ancora più interessante.

C’è stato – e lo sanno praticamente tutte le sue fan – il legame con Omer Fedi, il produttore dai capelli rossi che ultimamente sembra coinvolto in metà delle hit di TikTok. Se ne è parlato molto online, ma Gracie, con la sua delicatezza, non ha mai fatto telenovela dei sentimenti (altro che reality trash da domenica pomeriggio). Di quella relazione si è saputo giusto l’essenziale: momenti teneri, qualche foto rarefatta, un’energia creativa che ha contagiato entrambi – fine. Nessun drama post-rottura, niente frecciatine sui social: solo una maturità che forse, noi comuni mortali, vediamo ancora nei film indie.

Gracie custodisce il suo privato come un diario con la chiave. Condivide solo quello che si sente di svelare, e mai in modo forzato. È sinceramente selettiva: mostra la sua camera sparsa di polaroid “unsent” o quei pomeriggi pigri col suo cane. Ma la notte di lacrime, la chiamata disperata a un’amica, o la fragilità dopo una delusione, quelle restano spesso tra le mura. Forse anche per questo riesce a raccontare la vulnerabilità nelle canzoni, senza mai sembrare patetica o costruita, no? Ti capita mai di ascoltare una sua ballad intimista, chiedendoti dove finisca la storia vera e dove inizi la suggestione poetica?

Le amicizie per Gracie sono fondamentali: un gruppo ristretto di persone, spesso altre musiciste o creativi, che la sostengono da sempre. In particolare, le sue “bestie” (come le chiama nei pochi post dedicati) diventano il suo network di supporto. Niente squadre oceaniche alla Taylor, più cerchi di fiducia piccoli, ma solidissimi. Fanno pigiama party, playlist collaborative e gite notturne in macchina con la musica altissima. Quelle cose che guardi e ti dici: eh, sì, la fama ti può travolgere, però le amiche vere fanno da paracadute.

E poi, va detto, Gracie riesce a essere intima coi suoi follower pur senza mai diventare invadente. Su Instagram? Ogni tanto, tra uno scatto in peluche e un selfie sfocato, spunta qualche micro-confessione o un video impacciato in cui sbaglia le parole e poi scoppia a ridere. Quella risata lì è autentica, come quando chiacchieri ore con un’amica al telefono e a un certo punto capisci che vi state solo raccontando la vostra vulnerabilità, e va benissimo così.

Ecco qualche piccolo segreto del modo “Abrams” di vivere i sentimenti e le relazioni:

  • Mai esibizionismo: le emozioni tenere non si gridano al mondo, semmai si sussurrano nei versi.
  • Fidarsi pochi, fidarsi bene: amicizie piccole ma d’acciaio (team “pochi ma buoni” for the win).
  • Sui social, solo quello che la fa sentire a casa; il resto è solo suo, e va bene così.
  • La vulnerabilità non è una debolezza, ma la materia prima con cui trasforma la vita in arte (e ci insegna a fare lo stesso).

In fondo, la riservatezza di Gracie non è una barriera, ma una scelta. Un modo per proteggersi e, allo stesso tempo, spalancare finestre sulla propria umanità. Ed è anche questo che ci fa sentire meno sole quando la ascoltiamo nel cuore della notte, mentre fuori, magari, piove davvero.

Un sistema valoriale che fa rumore, ma di quelli belli

Quando pensi a Gracie Abrams, magari ti immagini subito la ragazza malinconica che sussurra desideri segreti fra un verso e l’altro, ma sotto quella voce sussurrata c’è una tempesta di valori forti. Gracie non ha paura di mostrare il cuore — e nemmeno le cicatrici. Nel suo modo naturale di comunicare (ti viene quasi da pensare sia la tua amica del liceo su WhatsApp), non fa la predicatrice e non si atteggia a guru: semplicemente, è sé stessa. Sempre, in ogni post; con una trasparenza che spacca.

Il primo valore che ti salta addosso ascoltando Gracie o leggendo una sua intervista è l’attenzione alla salute mentale. Non si limita a hashtag di circostanza, anzi! Quando racconta delle sue giornate-no, di quell’ansia che arriva nei “momenti silenziosi”, non sta pigiando su un tasto trend, ma su una verità sua – e di tanti. Gracie è di quelle che, se le chiedi come sta su Instagram, non ti risponde con emoji a caso ma, tipo, ti spiega che a volte si sente “a pezzi”, che va bene non essere okay e che chiedere aiuto è un atto di coraggio. Ha sostenuto campagne come “Seize the Awkward” e spesso nelle sue story consiglia podcast e risorse utili per chi vive momenti bui, alternando parole leggere a sprazzi di profondità che colpiscono dritto.

Empatia a secchiate, femminismo senza bandiere fastidiosamente strillate

Gracie, insomma, non si limita a parlare di sé: fa domande, risponde ai DM, si preoccupa davvero. Appena succede qualcosa di importante – pensa a discussioni accese sui social su temi come la body positiviy o il consenso – lei non sta zitta. Sui suoi canali trovi post dove invita i fan a riflettere sul linguaggio che usiamo ogni giorno, o lancia mini-racconti per chiedere “Com’è stato il tuo oggi?”. L’empatia per lei non è una parola da bio, è una missione. Ti starai forse chiedendo: ma cos’ha di diverso dagli altri artisti? Beh, Gracie non si erge su un piedistallo: si butta in mezzo, proprio come una di noi, anche quando c’è da parlare di femminismo.

Non la vedrai fare discorsi urlati o brandire manifesti (anche se potrebbe se le va), ma la sua voce arriva forte in altro modo:

  • condivide regolarmente storie di donne che la ispirano – musiciste, scrittrici, attiviste;
  • sostiene progetti contro la violenza domestica, tipo la collaborazione con “RAINN”;
  • si schiera senza giri di parole quando su TikTok imperversano trend tossici da cui prendere le distanze.

La sua idea di femminismo è quella fresca, accessibile: ragazze che si aiutano, che si ascoltano, che crescono insieme (e se ogni tanto crollano, si rialzano e si abbracciano pure su Zoom).

Gentilezza, inclusione, piccoli gesti rivoluzionari

Oltre a questi temi “grandi”, Gracie è portavoce di qualcosa che sembra minuscolo e invece è una specie di superpotere: la gentilezza. Sì, proprio lei, la parola più sottovalutata dell’ultimo decennio, come la t-shirt vintage che ritrovi in fondo all’armadio e non vuoi più lasciare. La gentilezza per Gracie non è solo non essere stronza; è un approccio attivo e tenace alla vita. Durante i suoi tour:

  • si prende il tempo di ringraziare singolarmente i fan – con frasi vere, non copia-incolla;
  • valorizza l’importanza di prendersi cura degli altri anche nei team di lavoro, tanto che il suo staff la adora;
  • parla sempre dei suoi collaboratori come di una famiglia allargata.

E poi c’è l’inclusione: Gracie ribadisce spesso che ognuno deve poter trovare uno spazio sicuro nel suo pubblico. Dai suoi fan LGBTQ+ ai fan neurodivergenti, ci tiene a ribadire quanto sia fondamentale sentirsi parte e mai esclusi – anche solo per un commento, una parola fuori tono, una micro-esclusione che spesso passa inosservata. Ricordo quando ha fatto quella live su IG dopo un episodio spiacevole vissuto da una fan queer: Gracie non ha girato intorno alla questione, ha parlato diretto, ha chiesto scusa a nome della community e ha invitato chiunque a “stare all’erta” e a farsi scudo a vicenda.

Se vuoi un esempio concreto di messaggi che lancia:

  • su Threads ha scritto “Non accettate di essere amate a metà solo perché non siete perfette, nessuno lo è”;
  • ogni tanto risponde a chi la attacca con humour, ma senza mai cedere alla cattiveria. Una volta, a chi le lasciava commenti odiosi, ha replicato con un semplice “Ti auguro una buona giornata, spero che l’amore arrivi anche a te”. Frecciatina gentile, ma devastante.

In sintesi? Il sistema valoriale di Gracie Abrams è come una playlist di canzoni in cui ogni brano ha un messaggio chiaro e diverso, ma un filo rosso: ci si può sostenere, si può essere soft e forti insieme, e soprattutto ci si può amare anche nei giorni in cui si sente solo il rumore delle proprie insicurezze. Ecco perché alle sue fan fa bene seguirla: perché è coraggiosa senza essere invincibile, e quella è la rivoluzione più pop di tutte.

L’onda lunga del successo: Gracie oggi e le sue conquiste

Alzi la mano chi non ha ascoltato almeno una volta “I miss you, I’m sorry” tipo mentre guardava le nuvole fuori dalla finestra su un regionale lento verso casa. Gracie Abrams è esattamente qui, nel presente: al centro di una corsa che sembra non voler finire mai. La sua voce è ormai ovunque, eppure la sensazione è quella di essere davanti a un’amica che ti scrive su WhatsApp alle due di notte, non a una diva irraggiungibile. Mettere i piedi nella realtà di Gracie oggi significa vivere dentro un sogno pop che non suona, mai e poi mai, finto.

Negli ultimi mesi Gracie ha infilato una serie di successi che – scusate la franchezza – fanno venire il capogiro. L’album “Good Riddance”, ad esempio, ha già raccolto uno zoccolo durissimo di fan che si fanno sentire ovunque, sia sotto i suoi video TikTok che nel cuore dei suoi concerti, veri e propri abbracci collettivi. E non è tutto:

  • Ha suonato davanti a platee stracolme, con un tour che ha avuto tante date sold out. Mica facile di questi tempi.
  • Ha collaborato con Taylor Swift, cioè la Taylor, non una qualunque. Ed essere scelta da un’artista così dice molto di come Gracie sia percepita anche tra le “big”.

Basta guardare l’entusiasmo del pubblico: video virali, meme ispirati ai suoi testi, messaggi commossi su Twitter (pardon, X). Ma la cosa che più colpisce è la crescita, sia musicale che personale, che traspare già dal suo nuovo modo di stare sul palco, di ridere, di raccontarsi. Sembra che ogni anno sia una piccola evoluzione, e se ascolti in parallelo le sue prime canzoni con le ultime tipo “Risk”, te ne accorgi al volo: c’è una profondità, una sicurezza, quasi una consapevolezza del proprio essere vulnerabile che spacca.

Nuova musica, nuove strade: cosa ci aspetta da Gracie

A oggi quello che più elettrizza i fan è la sensazione che Gracie sia ancora “in viaggio”. Non è una popstar cristallizzata – la sua musica cambia, a volte è più elettronica, poi torna acustica, ogni tanto spunta fuori una ballad che sembra scritta mentre fuori piove. Ogni disco è una nuova tappa, fatto di racconti che incastrano nostalgia, crescita e speranza come i tasselli di un puzzle.

Le aspettative per il futuro sono altissime, e non è solo hype generato a caso: chi la segue lo sente sulla pelle che Gracie non ha ancora detto tutto. C’è chi si aspetta un featuring con Phoebe Bridgers (c’è anche chi sogna Olivia Rodrigo, a dirla tutta), chi ipotizza un album completamente autoprodotto, chi si chiede se la sua prossima tournée la porterà finalmente in Italia – e sì, è una domanda che aleggia nei DM di tutte le sue fan page.

Tutto questo entusiasmo, però, non ha ancora intaccato la sua autenticità. Gracie resta quella che si commuove leggendo le lettere dei fan, che ride per una battuta scema tra un’intervista e l’altra, che si lascia andare anche al microfono, con le sue fragilità. È incasellata tra le “next big thing”, ma non si è mai costruita una maschera: e forse è proprio questo il segreto della stella Gracie Abrams. Essere vera anche quando tutti si aspettano una costruzione.

Un esempio che resta: perché Gracie continuerà a ispirare

Le giovani donne oggi cercano modelli che non siano solo “perfetti”, ma che regalino quella dose di imperfezione che fa sentire meno sole. Gracie, in tutto questo, è quasi terapeutica. Chi la segue si riconosce in:

  • Un modo di raccontare i sentimenti che non ti fa sentire sbagliata
  • Una narrazione di sé che valorizza i dubbi e le insicurezze, senza mai vergognarsene
  • Una capacità di essere costante e “vera” anche mentre diventi sempre più celebre (che, diciamolo, non è per niente facile)

C’è una frase non scritta che passa in ogni sua canzone: “Vai bene così come sei, e puoi farcela anche se hai paura”. È, in poche parole, la spinta che tutte – almeno una volta – abbiamo sognato di ricevere. E, guarda caso, è la stessa energia che oggi Gracie Abrams trasmette ogni volta che prende in mano una chitarra, sale su un palco, o semplicemente sorride in una foto senza filtro. E questa, davvero, è una rivoluzione vera.

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