
Emily Ratajkowski: stile, carattere e attivismo oltre le passerelle
- The Wom - Monday, October 27, 2025
Getty ImagesInformazioni principali su Emily Ratajkowski
- Nome completo: Emily O’Hara Ratajkowski
- Data di nascita: 7 giugno 1991
- Luogo di nascita: Westminster, Londra, Regno Unito
- Segno zodiacale: Gemelli
- Altezza: 1,70 m circa
- Partner: Sebastian Bear-McClard (dal 2018, separati nel 2022)
- Genitori: Kathleen Anne Balgley e John David Ratajkowski
- Figli: 1 (Sylvester Apollo Bear, nato nel 2021)
- Fratelli/Sorelle: figlia unica
- Instagram: @emrata
Dalle luci di Londra al sogno californiano
Prima di diventare la ragazza a cui tutte le copertine volevano dire “sì”, Emily Ratajkowski era, semplicemente, una ragazzina curiosa. Una di quelle che – ne sono certa – perdeva l’ora anche solo a guardare la luce che filtrava tra gli alberi, sia che fossero i grandi platani inglesi o le palme che accolgono chi sbarca in California. Emily nasce a Londra nel 1991, figlia di un pittore americano e una scrittrice britannica. L’aria di casa sua già sapeva di pigmenti e libri, di tè delle cinque ma anche di avventure da romanzo americano. Questa doppia anima, europea e statunitense, fa parte di lei come una seconda pelle.
Cresce tra le colline di West Hampstead e i profumi contrastanti di Camden, ma la famiglia si trasferisce in California quando lei è ancora una bambina. Californiana d’adozione, Emily inizia a masticare quella “attitude” fatta di sole e promesse, senza mai perdere però l’ironia tipica degli inglesi. Se ci pensate, la sua storia è un po’ come una serie Netflix che inizia saltellando tra due mondi: un’atmosfera cupa e piovosa, e poi sboom, la luce abbacinante di San Diego.
Il suo contesto familiare è una sorta di “melting pot”, non solo per le origini: si cresce tra discussioni di filosofia, schizzi di colore sui quaderni, libri sparsi ovunque e una mamma che non ha mai avuto paura di insegnare a sua figlia che pensare in grande, da donne, si può. La madre le trasmette un atteggiamento schietto e femminista, il padre la inizia all’arte, ma senza forzarla mai. Emily stessa ha raccontato spesso di quanto fosse normale per lei, da piccola, trascorrere pomeriggi in silenzio a osservare i disegni e i dipinti del padre, rubando con gli occhi segreti e dettagli. Chissà se in quelle linee ha imparato a osservare il mondo così intensamente.
Non era però la bambina che si accontentava di guardare. No, lei voleva fare. Così alle scuole medie era già quella che:
- si iscriveva a qualsiasi corso di teatro;
- praticava sport come calcio e pallavolo;
- si perdeva nell’acqua con nuotate infinite;
- sognava con il disegno e la scrittura, quasi fossero superpoteri.
Non si trattava solo di “provare tutto”. Sotto la superficie, infatti, si intravedeva già una determinazione ostinata, quasi sconosciuta per la sua età. Da adolescente, Emily pare fosse un misto tra introversione e improvvisi lampi di sicurezza: il tipo che, durante le gite scolastiche o le feste di compleanno, sapeva reggere lo sguardo di chiunque mentre parlava con passione di qualcosa che le stava a cuore.
Proprio nelle piccole cose emerge quel carattere così… magnetico. Ricorda una volta in cui racconta di aver preparato una mostra di disegni per la classe, a soli undici anni, con la pretesa che venisse presa sul serio. Ecco, quella convinzione non l’ha mai abbandonata: un misto di coraggio e curiosità, sempre addosso come un paio di sneakers vintage chiuse strette ai piedi.
Nel suo percorso californiano, la multiculturalità e l’educazione libera ricevuta diventano quasi una “bussola”: Emily impara ad adattarsi, a dialogare tra mille registri linguistici, estetici e sociali. E forse è proprio qui che si forma il suo spirito anticonvenzionale, quella fame di mondo che oggi tutte le ragazze vedono riflessa nei suoi occhi scuri. Emily capisce presto che essere sé stessa, nella moda come nella vita, avrebbe richiesto coraggio, strumenti e tanto – tantissimo – cuore. Ed è da questa infanzia ricca e consapevole che muoverà i suoi primi veri passi, verso un futuro che nessun manuale avrebbe saputo prevedere.
Il primo colpo di scena: Ford Models e il batticuore dei casting
Emily aveva quel qualcosa che gli altri si accorgono subito. Entri in una stanza, lei è seduta in un angolo — niente sorrisini forzati, niente postura “da modella”. Ma appena gli occhi degli addetti ai lavori si posano su di lei… ecco, la magia. Fu proprio quel mix di bellezza naturale e sfrontato carisma che convinse Ford Models a reclutarla a soli 14 anni. Un’età in cui la maggior parte di noi provava imbarazzo a scegliere cosa mettere la mattina, lei invece si muoveva già tra photoshoot, provini e *fashion dramas* dietro le quinte.
Il debutto è stato tutto meno che una favola patinata. Racconta spesso che all’inizio si sentiva fuori luogo: troppo formosa per il modello “skinny” dell’epoca, troppo giovane per alcuni lavori, troppo sveglia per accettare tutto senza fiatare. Eppure… la sua spontaneità era contagiosa. Fotografata su sfondi neutri o con vestiti oversize, Emily trasmetteva emozioni reali, di quelle che ti arrivano dritte.
Ogni tanto lo ammette: era una faticaccia sorridere per dodici ore sotto i riflettori. Ma quella stanchezza non sembrava mai sporcargli lo sguardo, sempre acceso, un po’ ironico, come a dire “Sto facendo la modella, ma non mi fermo certo qui”.
Getty ImagesCopertine e shooting, boom mediatico e nuovi standard
Poi sono arrivate le prime copertine — e con loro il vero salto. Non era più solo la ragazza di Pacific Palisades, ma una giovane donna che ridefiniva uno standard. Le riviste la volevano come nuova musa della sensualità consapevole: curve morbide, sguardo fiero e una sicurezza che quasi ti spiazza.
C’è una cover in particolare, quella per una nota rivista di moda, che secondo me segna uno spartiacque. Non solo posa, ma dialoga con l’obiettivo. Niente posa plastica o eccessivamente studiata. Il suo stile?
- Nude look, ma con focus su capelli spettinati e pelle pulita.
- Abbraccio delle proprie forme, zero filtri.
- Espressioni che comunicano: “Sì, sono così, e sono io a decidere come mostrarmi”.
Il bello è che questa autenticità faceva (e fa) impazzire le ragazze: “finalmente una che pare vera”, “non sembra finta come certe altre”. A vent’anni, Emily era già la testimonial di una nuova idea di femminilità forte.
Il fenomeno “Blurred Lines” e la fama planetaria
Se esiste un momento in cui il mondo intero ha googlato il suo nome, è stato grazie al video di “Blurred Lines”. Un videoclip che ha fatto discutere (ancora lo fa), ma che per Emily è stata una miccia: in pochi minuti, proiettata da modella emergente a icona mondiale. Leggenda vuole che il giorno dopo non riusciva nemmeno a controllare quanti follower in più comparivano sul suo account Instagram.
Certo, non sono mancate critiche: c’era chi la accusava di bollicine eccessive, chi diceva “ancora corpi nudi nei videoclip, che noia”. Ma lei? Sempre molto chiara — “Sono consapevole di me stessa e della mia sessualità, sono io a scegliere quando e come mostrarla”. Non le interessa essere un manichino silenzioso, ma una donna che gioca col proprio corpo con autoironia e rispetto, anche quando il mondo attorno si scandalizza.
Sensualità come atto di sicurezza
Quello che davvero ha cambiato le regole è stato il suo modo di vivere la sensualità: non come posa da copertina, ma come atto di autodeterminazione. In un panorama ancora ossessionato dagli stereotipi, lei si è imposta come simbolo di “basta vergogna”, insegnando che
- La sicurezza viene dall’interno, e non da quello che ti raccontano gli altri.
- Il corpo è tuo, le regole le decidi tu.
- Sensualità non vuol dire sempre sedurre: può essere gioia, divertimento, persino una presa in giro degli standard.
Emily Ratajkowski ha saputo, con ironia e intelligenza, far passare il messaggio che essere donna oggi significa anche non dover chiedere il permesso per brillare. E in fondo, chi non vorrebbe sentirsi un po’ Emily almeno una volta?
Tra set e schermi: la svolta senza filtri di Emily
C’è qualcosa di straordinariamente vero in quella che molti chiamano “Emily Ratajkowski attrice”. Forse perché nessuno si aspettava che la ragazza simbolo di sensualità e presenza ipnotica sulle passerelle (che abbiamo lasciato poco fa nei backstage delle sfilate) potesse lanciarsi con questa naturalezza nella settima arte, con una freschezza quasi sfrontata, senza mai perdere autenticità. E invece eccola, con la telecamera addosso, a ribaltare ancora una volta le aspettative.
La sua prima vera relazione con la recitazione nasce molto prima delle grandi pellicole: piccoli ruoli, serie tv come “iCarly” quando ancora aveva gli occhi pieni di sogni e poca consapevolezza di ciò che sarebbe diventata. Forse lì ha imparato che la vera prova di coraggio, nel cinema, non è tanto il copione, quanto stare davanti alle luci e restare comunque se stessa.
Poi boom – arriva la chiamata che cambia tutto: “Gone Girl” di David Fincher. Un regista spietato, una produzione di quelle che ti fanno tremare i polsi, e lei catapultata in un universo nuovo. Non era solo la ragazza bellissima che avevamo visto su un cartellone gigante: era diventata parte di un gioco psicologico nero come la pece, con Ben Affleck e Rosamund Pike, sì, ma con una delicatezza e insieme una presenza che non passano inosservate. Emily ha portato sullo schermo quel qualcosa che non si insegna – la capacità di essere vera anche nella finzione. Forse è questo il suo superpotere.
Getty ImagesScelte audaci e voglia di sentirsi sé stessa
Non tutti lo sanno, ma Emily, nel suo percorso tra moda e cinema, avrebbe potuto seguire la scia delle offerte “facili”, i ruoli da “bella ragazza”, la solita parte che riflette soltanto l’aspetto esteriore. E invece, puntata dopo puntata, film dopo film, ha scelto la via più accidentata e onesta: cercare ruoli che le parlassero davvero, che rispecchiassero le sue idee, i suoi dubbi, perfino le sue insicurezze.
Ad esempio:
- In “We Are Your Friends”, al fianco di Zac Efron, non si è fermata alla superficie, ha portato anche quell’ironia che la caratterizza (un’ironia intelligente, a tratti caustica, per chi la sa cogliere).
- In pellicole come “I Feel Pretty” ha abbracciato con totale naturalezza il discorso sull’accettazione e la bellezza senza filtri, mostrando che puoi essere parte di una commedia senza nascondere le tue contraddizioni.
Chi la osserva nota subito che Emily non finge nemmeno in quei ruoli dove la tentazione di “piacere a tutti” sarebbe fortissima. La sua arma segreta? Dire no alle proposte in cui non si riconoscerebbe mai nella vita reale. Preferisce un ruolo scomodo ma stimolante, piuttosto che perdersi nella massa. In un contesto dove l’originalità spesso lascia il posto ai cliché, lei ha scelto di essere fedele alla propria voce.
Rappresentazione reale, schiettezza fuori scena
Quello che colpisce davvero, però, è il modo in cui fa convivere il suo lato pubblico e quello privato anche nei suoi lavori cinematografici– perché sì, in un’epoca di filtri e editing forsennato, lei si racconta così com’è, senza troppe sovrastrutture.
Lo dice anche nelle interviste: non cerca il ruolo “princess” o la protagonista dal destino predestinato, ma quei personaggi che mostrano sfaccettature, incertezze, anche zone d’ombra. Dice: “Mi interessa vedere donne al cinema che sbagliano, che sono forti e fragili insieme”. In fondo, per molte ragazze della nostra generazione, vedere qualcuno che si espone senza paura è uno specchio che riflette i nostri stessi desideri di autenticità e rappresentazione.
Non è un caso che, sui social come nei podcast o nelle serate tra amici, Emily continui a lottare perché il cinema vada oltre la confezione patinata, e scelga storie dove anche le imperfezioni hanno voce. Quella stessa schiettezza – che sia in un look minimal sul red carpet o in una scena intensa da set – è la chiave che la rende un modello credibile, e la spinge a cercare ruoli che facciano sentire davvero vista, dentro e fuori lo schermo.
Relazioni, amicizie e amore sotto i riflettori
Emily Ratajkowski parla d’amore e rapporti come chi ci è passata davvero, con il cuore a volte a tappeto, a volte in volo: insomma, non si tira certo indietro davanti alle emozioni. Perché dietro ai look impeccabili e alle passerelle sfolgoranti c’è una giovane donna che affronta le relazioni – le proprie, certo, ma anche quelle delle amiche – senza mai mettersi la maschera di chi deve piacere a tutti i costi. Sui social la vediamo forte e radiosa, ma nelle interviste più intime o tra le pagine del suo libro “My Body”, Emily lo dice chiaro: l’amore le ha insegnato molto, soprattutto su se stessa.
Quel matrimonio quasi da clip musicale con Sebastian Bear-McClard era stato un vero giro sulle montagne russe. Flash, paparazzi, abiti color senape e anelli improvvisati: insomma, un mix tra trash pop e romanticismo realista. Emily ci ha investito anima e coraggio, scegliendo la fedeltà a se stessa come bussola su cui basare la coppia. Poi, certo, quel matrimonio è finito, con la cronaca rosa pronta a puntare i riflettori sui motivi della rottura, ma lei non indietreggia mai. Racconta la storia senza filtri, nemmeno quelli di Instagram, e anche nel dolore della separazione non smette di ripetersi che la sincerità è la linfa che rende un rapporto reale.
Essere madre l’ha cambiata tantissimo – e qui la Emily che partecipa agli eventi di moda si scioglie in una versione molto più tenera. La nascita del piccolo Sylvester Apollo ha segnato una svolta, quella in cui capisci che ogni tua scelta, anche nel rapporto con il partner, diventa una mappa per il futuro di tuo figlio. Emily l’ha detto in più occasioni che crescendo un bambino, tutti quei grandi discorsi sull’autonomia, sull’autenticità, diventano davvero carne e ossa, scelte di ogni giorno, e non più solo post d’effetto sul social di turno.
Ma non c’è solo l’amore di coppia e la maternità; il lato più frizzantino di Emily emerge con le sue amicizie nel mondo dello spettacolo. Ha un rapporto schietto e luminoso con donne forti come Kendall Jenner, Bella Hadid e persino Taylor Swift (la si vede in mille TikTok, al fondo delle scene, spesso a ridere di gusto). Condivide backstage rocamboleschi, cene improvvisate tra le stelle di Hollywood e pomeriggi tra ragazze a parlare d’amore senza cliché.
Capita anche che Emily diventi la confidente perfetta, quella che sa capire cosa si celi dietro un post troppo ottimistico o una storia troppo filtrata. Le sue amicizie sono fatte di:
- Genuinità e supporto reciproco
- Risate liberatorie su argomenti “imbarazzanti”
- Consigli senza giudizio – quelli “da sorella”, più che da influencer
Ciò che colpisce, sentendo Emily raccontare dei suoi rapporti – sia d’amore che di amicizia – è il suo attaccamento viscerale alla fiducia. Per lei, sentirsi “vista” dall’altra persona è la chiave, una specie di portale magico dove si gettano le paure e si accolgono le fragilità. In amore, Emily non crede nelle favole tutte zucchero e zero sostanza: cerca la libertà di essere imperfetta e la forza di dire “va bene anche così”, anche quando non tutto fila liscio.
Forse è questo, il suo segreto: vuole relazioni in cui il dialogo non sia solo una recita imparata a memoria, ma uno spazio dove davvero “succede qualcosa”, dove emozioni e parole trovano casa. E così, tra una confessione su TikTok e una dedica al figlio, Emily Ratajkowski si racconta sempre senza sovrastrutture, pronta ad affrontare la vita emotiva come una nuova passerella – senza il filtro, ma con tanta sostanza.
Femminismo viscerale: Emily Ratajkowski e l’attivismo che non fa sconti
Ecco una cosa che è impossibile negare: Emily Ratajkowski non è mai stata zitta davanti alle ingiustizie. Anzi, spesso è il suo essere così sfrontatamente diretta a renderla odiata e amata allo stesso tempo. Se c’è una battaglia che sente sua, non ci pensa due volte a esporsi, anche rischiando quell’effetto boomerang che molti nel suo ambiente temono. Emily, però, sembra quasi divertirsi a smontare i cliché del femminismo patinato: il suo è un femminismo vissuto sulla propria pelle, con lo sguardo rivolto direttamente agli occhi delle donne che la seguono. Quasi come una sorella maggiore che ti dice la verità, anche se brucia.
Un piccolo esempio? Ricordate quando, nel 2017, è scesa in piazza per manifestare a favore dei diritti delle donne e a sostegno di Planned Parenthood? Non era solo lì come volto noto, ma come donna che sa cosa significa lottare per l’autodeterminazione sul proprio corpo. Non solo parole, ma fatti. Nelle sue storie su Instagram, Emily non si limita a un hashtag del momento: condivide riflessioni, notizie, grida indignate, a volte anche quel misto di frustrazione e speranza che tutte abbiamo provato almeno una volta. Più genuina di così.
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Libertà di espressione (anche del corpo): chi ha paura di Emily?
C’è una strana paura collettiva ogni volta che una donna – giovane, bellissima e famosa – decide di parlare senza filtri. Emily di paura ne ha ben poca: la sua libertà di espressione passa anche attraverso il corpo, e qui si apre il tema più controverso di tutti. Lo sa bene pure lei, che proprio su questo punto si sono scatenate le liti social, le accuse di “femminismo da copertina”, gli haters e le critiche anche da parte di altre donne. Ma Emily ha il coraggio di dire quello che segretamente pensiamo tutte: il corpo femminile è nostro, e possiamo farci quello che più ci pare – anche mostrarlo con orgoglio, senza che questo leghi il nostro valore solo all’apparenza.
Lo fa:
- posando nuda senza vergogne
- rifiutando l’ipocrisia secondo cui una donna emancipata dovrebbe necessariamente “coprirsi” per essere rispettata
- difendendo il diritto a essere sensuali, ironiche, arrabbiate, dolci… e tutto insieme
Emily si mette a nudo due volte: letteralmente e metaforicamente. E ogni volta lancia una provocazione che fa parlare, tipo quando su Twitter spiegò che la sensualità può essere una forma di potere, non solo di sottomissione. Da lì, valanga di discussioni: c’è chi la accusa di avallare uno sguardo maschile e chi invece festeggia questa svolta come uno dei pochi veri atti di femminismo pop.
Sostenere altri, anche sotto il fuoco incrociato
Emily non è una di quelle che si mette la spilla rosa solo per le foto. Ha donato e raccolto fondi per Planned Parenthood, e quando serviva, ci ha messo pure la faccia, apparendo a eventi o in interviste per difendere il diritto all’aborto e l’accesso libero alle cure. Il suo coinvolgimento non si ferma a quello che si vede: spesso usa le proprie piattaforme social per amplificare le voci altrui, sostenere campagne di sensibilizzazione o difendere colleghe attaccate dai media. Certo, a volte ci sono inciampi, o messaggi che non vengono compresi; capita persino che qualcuno storca il naso per la sua volontà di parlare “di tutto”, senza censure autoimposte.
Ma Emily resta ferma nei suoi valori, anche quando è scomoda, anzi forse soprattutto allora.
Molte ragazze raccontano di come i suoi contenuti abbiano cambiato il loro modo di percepirsi, di non sentirsi sbagliate nel voler essere sensuali e impegnate insieme – come se fossero due lati della stessa moneta. Magari sarà anche controversa, ma questa autenticità, vuoi o non vuoi, contagia. E in un mondo di filtri, Emily è proprio quel punto di rottura che scuote e fa ragionare.
Un feed come diario, tra selfie e ironia
Emily Ratajkowski non si limita a comparire sui social: li abita, li trasforma in stanze luminose in cui si riflette il suo carattere vulcanico. Scorrere il suo feed su Instagram è un po’ come sbirciare dentro una casa con tantissime finestre aperte, dove si alternano scatti glamour – sì, quelli ci sono sempre – ma anche scene vissute, giornata storta, e video che sembrano montati di getto per riderci sopra. La sua spontaneità non è costruita, il che è rarissimo in un’epoca di filtri e finzioni. Emily pubblica una foto elegante e subito dopo una story in cui esclama “Ragazze, oggi i miei capelli fanno schifo, che si fa?” come se stesse parlando con te davanti a una pizza.
Il suo modo di comunicare è un mix ben miscelato di ironia, intelligenza e autoironia – ossia, il “se la ride prima di tutti”. Adoro come riesce a prendere in giro certi stereotipi: prendi per esempio il classico bikini-post da influencer. Emily ti sorprende con una didascalia che smonta i cliché, buttando lì un “Promemoria: anche il pane carboidrato va bene, ok?” tra un sorriso e un tramonto. Sembra tutto fatto senza pensarci troppo, ma si sente la mano “umana”, la donna dietro il personaggio.
Lo stile secondo Emily: fuori e dentro i look
Parlare di stile, se si tratta di Emily Ratajkowski, è come srotolare una tavolozza piena di colori inaspettati. Lei è pioniera di uno stile che si reinventa ogni giorno: oggi streetwear con i baggy jeans, domani abito trasparente che fa discutere (e tanto), poi ancora blazer maschili, crop top che azzerano le barriere tra moda giorno e notte. Sembra sempre a suo agio, quasi che ogni outfit sia una seconda pelle scelta per raccontare un umore, una battuta, una voglia di scardinare le regole.
Il suo stile personale è diventato fonte di ispirazione vera. Prova a cercare #EmRataStyle e ti ritrovi catapultata in un universo di look copiati, rivisitati, remixati. Perché, diciamolo, Emily riesce a trasformare un paio di sneakers usurate o una camicia vintage oversize in trend globale. E quello che davvero conquista è la sua autenticità radicale: cioè, anche quando propone la sua linea di costumi o gioielli, non c’è distacco – c’è coinvolgimento, c’è dietro la storia di una ragazza che si sporca le mani, che ti racconta i retroscena, che ammette anche le sue insicurezze (“A volte non so neanche io come abbinare i colori!”).
L’invidia buona delle giovani donne e la community affiatata
Forse il vero segreto di Emily Ratajkowski sui social sta nella sua capacità di ispirare senza intimidire. Le sue follower – spesso donne giovani, curiose, magari alle prese con l’ansia del confronto – trovano nel suo profilo:
- Una presenza che non predica, ma dialoga.
- Esempi pratici di body positivity, laddove “mostrarsi” non è mai plateale, ma una scelta autonoma e consapevole.
- Riflessioni leggere ma non superficiali su ciò che significa essere donna oggi, tra meme autoironici e storie di vita vera.
Il bello è che Emily non teme di mostrare anche la propria fragilità. Una volta ha postato un piccolo video, poco dopo una delusione amorosa, in cui diceva “Oggi mi sento un pochetto… rotta. Ma ce la facciamo, tipo serie tv quando la protagonista rinasce.” Pochi fronzoli, molta verità.
Comunicazione autentica, valori inclusi nei piccoli gesti
E qui si torna sempre al punto di partenza: Emily non usa i social solo come vetrina, ma come specchio. I suoi valori emergono nei dettagli:
- Quando condivide la gioia impacciata di ballare da sola nel soggiorno.
- Quando ammette che anche le sue giornate perfette hanno qualche crollo di autostima.
- Quando mostra il lavoro dietro una campagna inclusiva o la chiacchierata con l’amica di sempre.
Il risultato? Un racconto social che ti fa venire voglia di essere più libera, più spontanea, più te stessa. Senza mai perdere quel senso di comunità, di sorellanza digitale, che rende il profilo di Emily un vero piccolo rifugio per chi cerca ispirazione, risate e conforto, anche solo tra le stories di un lunedì mattina.
Dentro Emily: libertà e indipendenza come mantra quotidiano
Emily Ratajkowski, quando la guardi o la segui, sembra avere addosso sempre una specie di vento che la spinge in avanti. Quel vento si chiama libertà. È più di una parola da bio su Instagram: per lei è la bussola che orienta scelte grandi e minuscole, dal modo in cui si mostra al mondo, fino alle cose che decide di non dire o non fare. Nei suoi racconti, nelle interviste o anche solo nei momenti in cui la si vede camminare da sola per New York con il cane Colombo, c’è questo desiderio forte di vivere secondo regole proprie, senza aggiustarsi mai troppo addosso quelle degli altri. E infatti, che si parli delle sue scelte di carriera, del modo in cui gestisce i progetti personali, o degli affetti, il filo conduttore resta sempre l’indipendenza: la capacità di essere fedele a se stessa a dispetto di giudizi, cliché e pregiudizi.
Non è un caso che Emily racconti spesso del suo rapporto con l’autonomia come se fosse stata la sua migliore amica fin da piccola. Ha imparato a contare su di sé, mettendo qualche volta in discussione anche certi standard di femminilità e successo che la società impone. Come se dicesse: sì alla sensualità, ma anche sì alla complessità, alle paure, al dubbio, alle ribellioni fuori copione.
Consapevolezza di sé: errori, svolte e piccoli superpoteri
Non si diventa un simbolo senza mettersi un po’ a nudo, e non solo in senso letterale. Emily non ha mai avuto paura di mostrare le sue contraddizioni e i momenti “no”. Parla spesso – senza mezzi termini e senza finti filtri – degli errori che ha fatto, delle cose che nel tempo ha dovuto ridefinire di sé. Non è quella che ti dice di avere tutte le risposte pronte, ma la persona che preferisce esplorare domande scomode: chi sono davvero? Cosa voglio? Come ci si riappropria del proprio corpo, della propria voce, anche dopo che milioni di occhi ti hanno già catalogata?
Questo percorso di autoconsapevolezza per lei passa anche dal raccontare la verità cruda e senza omissis:
- Parla delle insicurezze, delle pressioni che sente, delle ansie che ancora oggi a volte la perseguitano.
- Ribadisce che il coraggio non è essere perfetti, ma sapersi rialzare.
- Scommette sulla fragilità come forza – anche quando il mondo chiede armature di ferro.
Per le sue fan più giovani, vedere Emily ammettere che pure per lei niente arriva “magicamente” è una ventata d’aria fresca. Quasi come se dicesse: *ragazze, supereroine va bene, ma con le occhiaie, senza pozioni magiche*.
Sogni futuri: tra libri, schermi e nuovi orizzonti
Nonostante abbia già spuntato parecchie voci nella sua lista dei desideri – modella, attrice, imprenditrice, autrice bestseller di “My Body” – Emily non dà l’idea di voler rallentare. Al contrario, nei suoi progetti futuri c’è una forte voglia di reinventarsi, di esplorare altre sfumature di sé e della propria creatività. Qualcosa che va oltre le passerelle e i set fotografici.
Cosa bolle in pentola per lei?
- Sta lavorando a nuovi libri, dove vuole immergersi ancora più profondamente nelle questioni legate all’identità e al femminismo.
- Sogna una regia tutta sua: ha dichiarato di voler dirigere un film che riscriva tanti cliché sulle donne di potere.
- Si impegna per la sua linea di moda Inamorata, ma con un occhio alla sostenibilità – non più solo cool, ma consapevole.
- È tentata dal mondo delle serie tv, magari con una produzione sua, per raccontare storie non raccontate.
E tutto questo senza mai abbandonare – anzi, potenziando – l’attivismo. Emily non si tira indietro quando c’è da appoggiare cause sociali o difendere diritti: ambiente, maternità libera, diritto di scelta.
Esempio per una nuova generazione: coraggio, vulnerabilità e sorellanza
Il vero sogno di Emily? Continuare a essere modello di riferimento per chi cresce oggi, insieme a lei. Non la top model irraggiungibile, ma una “sorella maggiore” che inciampa e ride, piange e si rialza. Le sue storie su TikTok, le battaglie femministe, i discorsi imperfetti ma sinceri sono tutte piccole rivoluzioni. Ed è forse qui il suo valore aggiunto: normalizzare il dubbio, la ricerca, la trasformazione. Così, tra sogni reali e futuri ancora da scrivere, si costruisce ogni giorno un’immagine in cui le ragazze possono davvero riconoscersi.
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