EVEN MORE PREDICTABLE THAN THE RISE OF FASCISM AROUND THE GLOBE HAS BEEN ITS
SHARP DESCENT INTO INFIGHTING AND BICKERING
~ Sourdough ~
The coalitions that had propelled the far right resurgence have begun to break
down. With of Elon Musk recent split from Trump, the tech right is acting like a
microcosm of how fascism cemented once again within state power will work.
Having failed to successfully cut the federal government’s spending by his
intended $2 trillion —–and jumping ship to rescue his flailing stock prices—the
rapid deterioration of Musk and Trump’s relationship has become something of
public laughingstock. What likely began as a feud over electric vehicle
subsidies, and ostensibly the budget, deficit soon climaxed in Trump’s top
campaign donor accusing him officially of being a paedophile, and top Trump
stooges calling for Musk’s deportation. Following this blow-up and subsequent
celebration, however, there has been a period of détente, and it grows
increasingly likely that the feud will simply be paved over and forgotten to
allow the right to be re-integrated.
So what does this mean for those of us without the carefully calibrated amnesia
of a fascist?
The first takeaway is that the fascists are not as secure in their position as
they may seem. The brutality they so often express outwardly will repeatedly
turn inward once their self-styled ‘drive for action’ becomes momentarily
unsatisfied. Fascism thrives on conflict. By perpetuating conflict and a general
state of warfare against the human race and human mind, fascism may distract
from its immiseration of even its most fervent supporters, an outsourcing
campaign of diversion, whether cultural, ideological, or based on external
features. To fuel its forward propulsion, fascism must continually cannibalise
itself and its supporters. No easier can this be seen than in the Nazi’s ‘Night
of the Long Knives’, when the brownshirts who had done their utmost for fascism
to gain power were liquidated by the same monster they had helped to create.
Although not its first victims, the fascists themselves will inevitably be their
regime’s last.
The second takeaway is that fascists have no solidarity, or if they do it is the
solidarity of vultures. The world is for now their rotting corpse, and they are
only allied so long as it helps them pick it clean. In a worldview where
opportunism and strength overwhelm all other urges, constant backstabbing and
jockeying for power are inevitable. Fascism is foremost an ideology of
victimhood—at the hands of foreign and internal enemies. By victimising others,
and outsourcing their suffering to someone lower on the ladder, fascists
overcome their own humiliation as well as ensuring their inevitable place among
future victims.
Rather than banding together in solidarity, fascism teaches survival of the
fittest and permanent war. It is the perfect ideology for capitalism’s
de-classed: increasingly isolated, materially impoverished, and always angry.
Instead of solidarity fascism teaches a sort of ‘individualism of fools’: you
are special and unique, and yet something is foiling your flourishing, and
therefore you must outsource your agency to these great men who now control your
fate, squabbling on television.
The struggle for the liberation of humanity—for a stateless, classless
society—must also include liberating people from the hold of these dangerous
ideologies. Not out of sympathy, but simply as a byproduct of our desire to free
all humanity from all forms of oppression.
As our enemies engage in warfare amongst themselves, they demonstrate how
un-sustainable their own system is. No doubt this infighting will continue to
grow, even if for now it is hastily forgotten and contained. The death of
fascism will come by a thousand cuts, many internal. The more they struggle to
enact and shape their despotism, the more they will fall on and victimise each
other. We must continue to resist in any way possible. Give nothing, and you
give them the weapons to harm themselves. The way forward is through the mouth
of the fascist beast together, while it chases its own tail.
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Image: Parrhesiastes CC BY-NC-ND 4.0
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Tag - Musk
Il suo ’Dipartimento’ ora appare come un’iniziativa che unisce la retorica
dell’efficienza ad un approccio ingegneristico al “problema” del governo
federale. E scompaiono migliaia di ’dataset’ dai siti federali, relativi a
genere, sanità, sessualità, inquinamento, disuguaglianza sociale e cambio
climatico: i dati di un’agenda progressista
Uno degli aspetti che più colpiscono di questo primo mese di amministrazione
Trump è stata la velocità con cui si è mosso il minuscolo esercito guidato da
Elon Musk sotto le insegne del dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE).
Da qualche settimana, questi ventenni – tra loro molti ingegneri informatici –
stanno scorrazzando nei corridoi del potere di Washington, richiedendo accesso a
informazioni riservate, e spedendo email di massa a migliaia di dipendenti – con
effetti che vanno dall’incredulità al caos amministrativo. Vari osservatori
hanno paragonato il loro entusiasmo zelante a quello di squadristi e camice
brune e Musk, a cui non dispiace indulgere nell’immaginario della destra
radicale, li ha definiti i suoi “spartani”.
In realtà il modello per l’azione di questi novelli agenti del caos è molto più
vicino: è Silicon Valley. Il motto move fast and break things si adatta
perfettamente a quello che stanno facendo, come pure il verbo preferito dal
mondo tech: to disrupt, che potrebbe essere tradotto letteralmente come produrre
caos.
Leggi l'articolo su Il Manifesto
Il sito Doge.gov del Dipartimento per l’efficienza governativa, gestito da Elon
Musk, sembra avere qualche problema. Creato di recente, dopo la registrazione
del dominio avvenuta il 21 gennaio 2025, dovrebbe tracciare e riportare i tagli
alle spese del governo federale, ma due dei contenuti pubblicati risultano
anomali. Il primo riporta la frase «Questo è uno scherzo di un sito .gov» («This
is a joke of a .gov site»), mentre il secondo «Questi “esperti” hanno lasciato
aperto il loro database – roro» («THESE “EXPERTS” LEFT THEIR DATABASE OPEN –
roro»).
DOGE è l’acronimo di Department Of Government Efficiency, organizzazione nata su
iniziativa della seconda amministrazione Trump e guidata da Elon Musk con
l’obiettivo dichiarato di ridurre gli sprechi e le spese federali nonché
snellire le regolamentazioni e il sistema burocratico statunitense.
Thread su Reddit
Articolo su Open
Hackernews
La reputazione liberale del settore è fuorviante. Le sue tendenze reazionarie,
che celebrano ricchezza, potere e mascolinità tradizionale, sono state chiare
sin dalla mania delle dotcom degli anni Novanta.
Questo crescente "tecnofascismo", come lo avevano chiamato i critici dell'epoca,
fu temporaneamente scongiurato dal crollo del mercato azionario delle dotcom del
2000. [...] Elon Musk , Peter Thiel e altri avevano assorbito le lezioni degli
anni '90. All'inizio del nuovo millennio, erano pronti a lasciare il segno sul
futuro, guidati dai sogni reazionari del passato.
I titani della Silicon Valley del 2025 stanno seguendo lo stesso schema. La
scorsa settimana, Mark Zuckerberg ha annunciato che Meta avrebbe terminato i
suoi programmi DEI (sulla diversità e identità di genere) e modificato le sue
policy di piattaforma per consentire post più discriminatori e molesti. Nel
podcast di Joe Rogan, Zuckerberg ha chiarito le sue motivazioni: ha affermato
che la cultura aziendale si era allontanata dall'"energia maschile" e aveva
bisogno di ripristinarla dopo essere stata "castrata".
Elon Musk ha rimodellato Twitter in X, una piattaforma che opera in gran parte
come risposta alle affermazioni di un "virus del woke", l'ultima iterazione del
"politicamente corretto". E lo stesso Marc Andreessen, il "bambino genio" degli
anni '90, ha tratto sempre più ispirazione dai futuristi italiani, un movimento
di artisti fascisti all'inizio del XX secolo che glorificavano la tecnologia
mentre cercavano di "demolire" il femminismo.
Ma la storia della valle suggerisce che non si tratta di un glitch o di
un'anomalia. È un crescendo di forze centrali per l'industria tecnologica, e
l'attuale ondata di titani della tecnologia di destra sta costruendo sulle
fondamenta della Silicon Valley.
Articolo completo (in inglese)
Primo di una serie di articoli di CIRCE sulla rivista Gli Asini.
Il secondo mandato presidenziale di Donald Trump è un nuovo capitolo della saga
“Tecnologie e politica”. Un uomo anziano, miliardario, bianco, plurindagato e
pluricondannato, un autocrate violento e vendicativo, si circonda di suoi simili
per governare gli Stati Uniti d’America, un paese che appare sempre più lacerato
e sempre meno affidabile anche per i suoi alleati storici in Europa. Fra gli
alleati di Trump, spiccano alcuni fra i più ricchi e potenti manager e
investitori delle cosiddette nuove tecnologie. Il più in vista è il padrone di
Tesla, di SpaceX e di X (ex Twitter), il controverso Elon Musk. Molti altri si
contendono il fronte del palco trumpiano: si pensi al vicepresidente J.D. Vance,
ma anche al padrone di Amazon nonché proprietario del Washington Post, Jeff
Bezos, che ha interferito con la decisione del consiglio di redazione del
giornale di sostenere la candidata democratica Kamala Harris, provocando le
dimissioni indignate di alcuni giornalisti e la cancellazione di decine di
migliaia di abbonamenti.
L’argomento è vasto e complesso. Anche al nostro interno abbiamo opinioni
diverse, che non trovano una sintesi unitaria. Ci limiteremo quindi a presentare
alcuni elementi della nostra discussione, tuttora in corso.
Il punto d’avvio, che ritorna in tanti dibattiti, può essere sintetizzato così:
qual è la relazione fra governi eletti e multinazionali della tecnologia
digitale? Sono queste ultime a essere strumenti dei primi, o viceversa? Come
stanno cambiando forma, influenzandosi reciprocamente? Qualcosa è cambiato?
Studiamo da decenni l’impatto delle tecnologie su individui e società (in
particolare delle tecnologie digitali) ma i social media sono un caso a parte.
Non è la prima volta che rileviamo uno stretto rapporto fra chi si presenta come
innovatore a livello tecnologico, bisognoso di avere le mani libere rispetto a
una legislazione percepita come ostacolo all’innovazione, e programmi politici
che si raccontano come stravolgimenti dello status quo e rottamatori
dell’inefficienza burocratico-statale.
Leggi l'articolo
«Solo gli imprenditori sanno cosa c’è nella salsiccia: come funzionano sistemi
tecnici complessi. Per questo gli industriali sono i più adatti a fissare le
regole per la tecnologia». Così il 20 dicembre a Mar-a-Lago Tarek Waked, capo di
Type One Ventures, sintetizzò il senso dell’incontro tra imprenditori, tecnologi
e funzionari del futuro governo Trump intitolato dal promotore, il nuovo zar
dell’intelligenza artificiale, David Sacks, «America First: il futuro di
tecnologia, AI e spazio».
I capi di big tech che ieri hanno reso omaggio a Donald Trump alla cerimonia del
giuramento vengono descritti come genuflessi davanti al nuovo potere politico.
In realtà, però, loro — o, meglio, alcuni di loro — «sono» il nuovo potere
politico.
E non si tratta solo di Elon Musk, ormai presenza fissa al fianco del nuovo
presidente con la missione di ridisegnare uno Stato più «magro» ed efficiente:
mentre i capi di Amazon, Apple, Microsoft, OpenAI, Google, saltano sul carro del
vincitore per non essere lasciati indietro (o rischiare punizioni), e Mark
Zuckerberg (Meta-Facebook) compie acrobazie ancor più spregiudicate alla ricerca
di un posto al tavolo della rivoluzione tecnologica da portare nel cuore dello
Stato e del sistema politico, l’occupazione dei centri nervosi del governo e
delle agenzie federali è già iniziata.
Link all'articolo originale qui
Zuckerberg annuncia la "svolta" di Meta: un allineamento completo alla retorica
di Trump e alle modalità di X. Spariscono il fact checking, via libera
all'ulteriore attacco all'identità razziali, di genere e sessuali.
Il governo italiano invece cerca accordi con Musk per Starlink: si parla di
cifre spaziali per l'utilizzo dei satelliti di Starlink da parte dell'esercito
italiano. La mossa unisce 3 obiettivi: fare un favore all'amico; procedere con
la politica bellicista; colpire il progetto europeo di un sistema satellitare
simile a Starlink per gestire in proprio una simile infrastruttura militare.
Notiziole:
* la legge francese sull'amministrazione illecita di piattaforme online
utilizzata per il sito di chat Coco.fr, noto per essere stato usato come
piattaforma di comunicazione per gli stupri di Mazan; quanto si può estendere
l'uso di una legge del genere?
* Google fa finta che Chromium non sia suo, ma un progetto open source a cui
Google aderisce. La Linux Foundation facilita l'operazione.
Ascolta la trasmissione sul sito di Radio Onda Rossa
Secondo l'indiscrezione di Bloomberg, questa sarebbe una delle opzioni al vaglio
di Pechino per evitare che la piattaforma venga vietata negli Usa a partire dal
19 gennaio.
Il piano di emergenza è una delle opzioni che Pechino sta valutando mentre la
Corte Suprema degli Stati Uniti decide se confermare o meno una legge che chiede
alla società cinese ByteDance di cedere le attività statunitensi di TikTok entro
il 19 gennaio.
Un potenziale accordo di alto profilo con uno degli alleati più stretti di Trump
ha un certo fascino per il governo cinese, che dovrebbe avere voce in capitolo
sulla vendita finale di TikTok: il patron di Tesla ha speso più di 250 milioni
di dollari a sostegno della rielezione del tycoon ed è stato scelto per un ruolo
di primo piano nel migliorare l'efficienza del governo dopo l'insediamento del
repubblicano.
Articolo originale qui
Nessun accordo. Per ora. Ma c’è un’istruttoria in corso: e comunque non ci sono
alternative ai servizi offerti dall’azienda di Musk. È questa la sintesi di
quanto detto in conferenza stampa della presidente del Consiglio Meloni in
merito al possibile contratto con SpaceX da 1,5 miliardi di euro per fornire
comunicazioni satellitari al governo e ai militari. Istruttoria che - secondo
l’agenzia Bloomberg, che per prima aveva dato la notizia e il cui articolo mi
sembra sia rimasto centrale per inquadrare la vicenda - sarebbe stata in fase
avanzata. Chiariamo subito che Bloomberg non ha scritto che l’accordo fosse
chiuso. Ha però affermato che il progetto fosse già stato approvato dai servizi
segreti italiani e dal Ministero della Difesa. E che i negoziati, in corso dal
2023, osteggiati da alcuni funzionari italiani e arenatisi fino a poco tempo fa,
avrebbero ripreso ad avanzare dopo il recente incontro a sorpresa di Meloni con
Trump in Florida.
In questo numero della newsletter Guerre di Rete
* Italia, Musk e Ue: che partite si stanno giocando
* Tutti i guai di OpenAI
* Arriva la Nato a proteggere i cavi del Baltico
Leggi la newsletter di Carola Frediani per tutti i dettagli
Le mani sulle reti L’eccezionalismo muskiano sembra una categoria analitica
fallace (come anche «tecnodestra» ma sarebbe un altro discorso) che dietro la
cortina di fumo creata intorno al personaggio rischia di ostacolare la
comprensione di fenomeni strutturali ben più importanti.
Nel dibattito pubblico italiano ed europeo si sta affermando una sorta di
eccezionalismo muskiano. Molti commentatori e politici, infatti, descrivono Elon
Musk come fosse un fenomeno nuovo e totalmente a sé stante nel panorama del
digitale (o, più in generale, dei grandi detentori di capitali). Alcune
questioni di fondo vanno chiarite per evitare di trovarsi spiazzati quando un
altro miliardario tecnocrate, come è adesso il caso di Zuckerberg, compie mosse
che vanno incontro al nuovo potere trumpiano. Dove sarebbe allora questo
eccezionalismo di Musk? Quello che fa veramente la differenza non sono tanto le
sue parole.
Quello che mi sembra di gran lunga più importante è il processo che ha portato
tutti i principali Paesi europei, con l’Italia in prima fila, a consegnare a una
manciata di imprese statunitensi il controllo di tre infrastrutture essenziali,
ovvero, le infrastrutture di comunicazione, archiviazione ed elaborazione delle
informazioni. Stati che non controllino, anche fisicamente, queste
infrastrutture sono, per dirla in maniera delicata, a sovranità limitata.
Leggi l'articolo di J.C. De Martin