Se prendi il treno pomeridiano da Sarajevo, troppo tardi per ammirare il
paesaggio, e arrivi una sera di novembre a Mostar, se esci dalla stazione
annerita, la lasci alle spalle scura e umida e vai verso il centro per una
strada semideserta – bar chiusi o in chiusura, piccoli capannelli di tifosi da
schermo, studenti che tornano a casa – passi un ponte, ne passi un altro, e,
proprio perché è novembre, puoi lasciare la valigia in una locanda: un posto
vicino al ponte di Mostar, proprio lui, il simbolo del villaggio.
Tag - Reportage
A Napoli, come in altre città italiane, c'è stata un'adesione di massa ai due
scioperi nazionali: ogni volta sulle cinquantamila persone, corso Umberto
strabordante, “Bella ciao” e schiena dritta a ritmo di percussioni, Piazza
Plebiscito piena di bandiere, studentesse e studenti colorati, vecchi e giovani
militanti dagli sguardi stupiti. Ogni interazione umana, nei giorni della
protesta in strada, è stata lontanissima dai titoli dei media allarmisti, dalla
demonizzazione della partecipazione di piazza, da millenarie paure.
Intervista a Antonio Mazzeo, attivista sequestrato ed espulso da Israele lo
scorso luglio in acque internazionali mentre partecipava alla Gaza Freedom
Flotilla
Parte I: Sciamanesimo da giardino “Do you think Bach knew he was doing that?” –
Groucho Marx sotto effetto di LSD “Non mi sono interessato io ai funghi, sono
stato richiamato, dai funghi.” Aspetto sulla strada, alla fine di un viale
alberato che diventa proprietà privata all’ultima curva. In un pomeriggio di
prima estate, mi […]
Immergiti nel nuovo numero di Neutopia come se fosse una foresta inesplorata
Reportage di Emanuele Mengotti, regista di "West Babylonia", sugli aspetti più
conservatori del sogno americano.
Qui a Goma la guerra si sente anche se non si vede. Ma se guardi bene, riconosci
il passo sicuro di chi è cresciuto con un Kalashnikov a tracolla. Nel suo libro
Generazione Kalashnikov, l’antropologo Luca Jourdan descrive come per molti
giovani l’arma non sia solo un fucile, ma una chiave d’accesso a un mondo
globalizzato, dove la guerra è parte dell’economia.