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Dal palco di Palazzo Castiglioni, il racconto corale dello STEM Women Congress
2025.
Dati, storie e nuove prospettive per un futuro in cui la tecnologia diventa
inclusiva, consapevole e creativa. Un evento in cui crede moltissimo The Wom,
media partner del congresso
Il 15 ottobre, Milano ha accolto l’ultima tappa dello STEM Women Congress 2025
trasformando Palazzo Castiglioni in un laboratorio vivo di idee, testimonianze e
confronto tra generazioni.
Dopo un anno di tappe in tutta Italia, il percorso Step by STEM è arrivato alla
sua conclusione con una giornata dedicata all’inclusione femminile nei settori
scientifico e tecnologico.
Ad aprire i lavori è stata Alessia Cappello, Assessora allo Sviluppo Economico e
Politiche del Lavoro del Comune di Milano, che ha ricordato l’impegno
dell’Amministrazione nel promuovere pari opportunità e percorsi
tecnico-scientifici accessibili anche alle ragazze. Un messaggio di fiducia nel
cambiamento, ripreso da Morena Rossi e Laura Basili, rispettivamente
responsabile contenuti e presidente di Stem Women Congress Italia:
“Il Congresso di Milano ha voluto andare oltre il semplice confronto – hanno
spiegato – per restituire voce alle giovani generazioni e dimostrare che
cambiare strada, anche in corsa, è possibile. Le STEM possono diventare la
lingua del futuro per tutte e per tutti”.
Morena Rossi
Successivamente, l’intervento dell’artista Giulia Caruso e il panel “Vissi
d’arte e di scienza” hanno affrontato uno stereotipo comune, scardinandolo:
quello che arte e scienza siano discipline distanti. A discuterne sono state
artiste, scienziate e neuroscienziate: Lucia Tarantino, Fondazione Golinelli;
Shirin Afra, restauratrice del Duomo di Firenze; Stefania Bruni, neuroscienziata
di Fem digital; Giulia Caruso, artista, Eva Sacchi, ISPSOS, e Lisa Tortolani
(20fund).
Il panel Vissi d’arte e di scienza
LA FORZA DEI DATI: LA SURVEY DI THE WOM PRESENTATA ALLO STEM WOMEN CONGRESS 2025
Le giovani donne chiedono una narrazione nuova, più inclusiva e capace di
ispirare. È quanto emerge dalla survey “Donne, STEM e Futuro”, realizzata da The
Wom insieme all’Istituto di Ricerca Sylla sotto la responsabilità scientifica
del professor Furio Camillo, e presentata in anteprima durante il Congresso da
Daniela Cerrato, CMO di Mondadori Media.
L’indagine, basata su oltre 500 questionari rivolti alle ragazze della Gen Z e
alle young millennials della community The Wom, racconta una generazione pronta
a cambiare le regole del gioco: una su tre studia o lavora già in ambito STEM,
mentre una su cinque si è sentita scoraggiata a intraprendere un percorso
scientifico. Nonostante questo, l’84% delle intervistate considera le carriere
STEM stimolanti e il 50% le percepisce come creative, ribaltando l’immagine di
una scienza “fredda” e distante.
Daniela Cerrato, CMO di Mondadori Media
La ricerca rivela anche una crescente consapevolezza: il 58% conosce il
significato dell’acronimo STEM (che sale al 66% tra le più giovani), ma una su
due associa ancora questo mondo all’universo maschile.
Tra le ragazze under 18, invece, cresce l’idea della “donna STEM” come pioniera
e modello. Eppure, gli stereotipi restano forti: quasi l’80% ha sentito dire
almeno una volta che “le ragazze non sono portate per la matematica”, e quasi la
metà che “la maternità è un ostacolo alla carriera”.
Più che un limite di talento, le intervistate percepiscono barriere culturali e
strutturali: la conciliazione vita-lavoro è vista dal 55% come il principale
ostacolo, seguita da un sistema educativo che favorirebbe i maschi (51%) e da
una mancanza di opportunità di leadership (50%).
INTELLIGENZA ARTIFICIALE O IPNOSI CULTURALE?
A chiudere la mattinata, il panel “Intelligenza artificiale o ipnosi
culturale?”, moderato da Valentina Lonati, Culture Editor di The Wom, ha offerto
un confronto vivace e interdisciplinare sull’impatto dell’AI sulla cultura,
sull’educazione e sul pensiero critico. Sono stati analizzati, in un’ottica di
complessità, sia i rischi che i benefici dell’intreccio di intelligenza
artificiale e umana. Il risultato? Una conversazione dinamica che è stata
stimolo per una riflessione più profonda sul ruolo dell’AI nelle nostre vite
future.
Il panel Intelligenza artificiale o ipnosi culturale?
A inaugurare il panel è stata Alessia Rizzo di Soldo, che ha raccontato come
l’IA stia trasformando anche la scrittura del codice e la progettazione delle
interfacce, invitando a mantenere una “relazione consapevole” con la tecnologia,
senza delegarle la parte creativa. Dopo di lei, Gloria Puppi, immersive
storyteller, ha parlato del rischio di una “profezia autoavverante”, in cui gli
algoritmi finiscono per determinare i futuri che immaginiamo, mentre la
matematica e docente Lorella Carimali ha portato invece l’esperienza di
STEAMOrienta, un progetto che integra scienza e arte per formare menti capaci di
pensare criticamente, anche davanti all’intelligenza artificiale.
Francesco Paolo Schiavone, Head of Innovation & Development, ha condiviso
progetti che rendono l’AI uno strumento di inclusione – dalla graphic novel IO e
LLM al progetto Mosaic per studenti con DSA – mentre l’ingegnera e comica
Giorgia Fumo ha offerto la sua visione – ironica, ovviamente – sullintelligenza
umana e su quella artificiale.
Infine, Patrizia Palazzi di Siemens Healthineers ha riflettuto sull’impatto
dell’AI nella sanità, dove le innovazioni tecnologiche possono migliorare
diagnosi e assistenza, ma anche introdurre rischi culturali e di
disumanizzazione, mentre Filomena Floriana Ferrara, CSR Country Manager di IBM
Italia ha chiuso la conversazione raccontando, in un intervento appassionante,
la genesi dell’AI.
THE WOM AWARD A FLORIANA FERRARA
A concludere la mattinata, Viola Zucchero, Head of Content di The Wom, ha
consegnato lo STEM Woman Award proprio a Filomena Floriana Ferrara, CSR Country
Manager di IBM Italia, premiandola come figura pionieristica dell’informatica e
del digitale responsabile. Con i suoi progetti di education e mentorship per le
giovani donne, Ferrara rappresenta un modello di empowerment e impegno sociale,
capace di unire tecnologia e umanità.
DAGLI ABISSI ALLE STELLE E RITORNO
Il pomeriggio dello STEM Women Congress 2025 si è aperto con l’intervento di
Tecnolaura, influencer e divulgatrice scientifica, che ha raccontato come i
social possano diventare strumenti di empowerment e conoscenza se usati con
autenticità.
Laura Fasano, in arte Tecnolaura
A seguire, il panel “Dagli abissi alle stelle e ritorno”, ha portato il pubblico
in un viaggio affascinante tra spazio e oceani, mostrando come molte scoperte
nate per l’esplorazione spaziale trovino oggi applicazioni terrestri,
migliorando la vita quotidiana. Ne hanno discusso la professoressa Amalia Ercoli
Finzi, pioniera dell’aerospazio italiano, insieme a Elvina Finzi, ingegnera
aerospaziale; la biologa marina Giulia Calogero, presidente dell’associazione
Menkab; Marta Ponis di Rina; Maria Selli di Maire; e Francesca Sanna, Innovation
Manager. Un confronto che ha ricordato come le discipline STEM, pur guardando
verso l’infinito, abbiano sempre i piedi ben piantati a terra – là dove la
scienza incontra la cura per il pianeta.
A seguire, il panel “Step by STEM – Fare la differenza nelle STEM si può” ha
dato voce ai ragazzi e alle ragazze del progetto Nerd?.
STEM WOMEN CONGRESS 2025: UN FUTURO CHE PARLA AL FEMMINILE
Eventi come lo STEM Women Congress 2025 dimostrano che il cambiamento non nasce
solo dai numeri, ma dalle relazioni, dai racconti e dalle esperienze condivise.
È in momenti come questi che la parola “futuro” smette di essere un concetto
astratto per diventare una pratica collettiva: fatta di ascolto, curiosità,
responsabilità e desiderio di costruire insieme un mondo in cui la tecnologia
sia al servizio dell’umano, e non il contrario.
Perché il futuro – quello vero – ha bisogno anche dello sguardo delle donne.
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The Wom.
Tag - STEM
Il prossimo 15 ottobre, a Palazzo Castiglioni, Milano accoglierà la seconda
edizione italiana dello STEM Women Congress, il congresso internazionale fondato
da Eva Díaz che promuove la partecipazione e la visibilità delle donne nei
settori scientifico e tecnologico. Dopo un anno di tappe in tutta Italia, il
viaggio Step by STEM giunge al suo momento più atteso: una giornata di incontri,
dati, talk e testimonianze dedicata alle più giovani, per ispirare le nuove
generazioni a intraprendere percorsi di studio e carriera nelle discipline STEM.
Quest’anno The Wom è media partner dell’evento: un modo per supportare
un’iniziativa importante e preziosa
L’edizione 2025 dello STEM Women Congress si preannuncia come un grande racconto
corale, dove scienziate, artiste, aziende e studenti si incontrano per costruire
un nuovo immaginario femminile nel mondo della scienza e della tecnologia. La
giornata si aprirà con la presentazione dei dati più recenti di ISTAT,
arricchiti dal contributo di Shibumi e dalla survey di The Wom, “Donne, STEM e
futuro”, che contribuirà a restituire un’immagine autentica delle aspirazioni,
delle percezioni e dei desideri delle ragazze italiane di oggi. La giornata
proseguirà con talk e panel tematici che spaziano dall’intelligenza artificiale
alla creatività, dall’astrofisica all’arte.
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In occasione di questa importante tappa milanese, abbiamo incontrato Eva Díaz,
fondatrice dello STEM Women Congress, per approfondire la visione alla base del
progetto e le sfide di una rete internazionale che, dall’Europa alle Americhe,
lavora per rendere la diversità un motore di innovazione e di cambiamento
culturale.
L’EDIZIONE 2025 DELLO STEM WOMEN CONGRESS
Il 15 ottobre, le sale di Palazzo Castiglioni si apriranno per accogliere la
seconda edizione italiana dello STEM Women Congress, in una giornata che unisce
dati, riflessioni e storie di ispirazione. L’appuntamento si apre con la
presentazione dei dati più recenti di ISTAT, arricchiti dal contributo sul
sentiment online di Shibumi e dai risultati della survey “Donne, STEM e futuro”
realizzata da The Wom, media partner dell’evento. Un’indagine che esplora
aspettative, percezioni e desideri delle ragazze italiane di oggi, restituendo
una fotografia autentica di come le nuove generazioni guardano alla scienza,
alla tecnologia e alle opportunità del futuro.
A seguire, il primo panel della giornata, “Vissi d’arte e di scienza”, metterà
in dialogo artiste e scienziate sul tema dell’immaginazione come ponte fra mondi
diversi. Tra le protagoniste, Stefania Bruni, neuroscienziata di Fem Digital,
che mostrerà come le tecnologie neuro-cognitive possano diventare strumenti di
apprendimento e di empowerment femminile.
Il secondo panel, “Intelligenza artificiale o ipnosi culturale?”, moderato da
Valentina Lonati di The Wom, offrirà uno sguardo critico e multidisciplinare su
un tema centrale del nostro tempo: l’impatto dell’intelligenza artificiale
sull’educazione e sulla cultura. Al dibattito parteciperanno esperte,
divulgatrici e accademiche, tra cui Giorgia Fumo, Alessia Rizzo, Gloria Puppi e
Lorenza Carimali.
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Nel pomeriggio, il focus si sposterà verso l’esplorazione e la ricerca con
“Dagli abissi alle stelle e ritorno”, un panel che vedrà sul palco figure come
Amalia Ercoli Finzi, pioniera dell’astrofisica, la figlia Elvina Finzi, e
Francesca Sanna, che illustrerà il progetto di sonificazione delle stelle, un
affascinante incontro tra scienza e musica.
La giornata culminerà con “Step by STEM”, il panel dedicato interamente ai
giovani: ragazze e ragazzi racconteranno le proprie esperienze personali,
dimostrando come la passione per la scienza e la tecnologia possa davvero
cambiare il percorso di una vita.
Non mancheranno momenti ispirazionali, come l’intervento di Tecnolaura,
influencer seguitissima dalle giovanissime, e gli speech dedicati al futuro
delle competenze, sostenuti dalle aziende partner dell’evento — tra cui IMCD,
Autostrade e Siemens Health — che confermano il proprio impegno per la parità di
genere nei settori STEM. La giornata sarà accompagnata dalla performance
partecipativa dell’artista Giulia Caruso, che intreccia tecnologia e creatività
per raccontare l’energia e la resilienza femminile, e si concluderà con la
consegna degli Award alle donne, startup e aziende che si sono distinte nella
promozione delle discipline STEM.
“Con il Congresso di Milano vogliamo andare oltre il semplice confronto: sarà un
racconto fatto di voci diverse – scienziate, artiste, aziende e soprattutto
giovani – che insieme ci mostreranno come le STEM possano e debbano essere
terreno di ispirazione e di possibilità concrete per le nuove generazioni”,
spiega Morena Rossi, responsabile contenuti di SWC 2025.
Laura Basili, presidente di STEM Women Congress Italia aggiunge: “Questa tappa
rappresenta il momento più significativo dell’edizione 2025: non solo perché
porta sul palco ospiti di altissimo livello, ma soprattutto perché restituisce
voce ai ragazzi e alle ragazze che abbiamo incontrato durante le tappe locali.
Sono loro il cuore di questo percorso: è a loro che vogliamo offrire ispirazione
e modelli positivi, affinché possano sentirsi liberi di scegliere le STEM come
terreno di futuro.”
Una giornata che, più che un congresso, sarà un’esperienza corale, un intreccio
di linguaggi e generazioni che guarda avanti, per costruire — passo dopo passo —
un nuovo genere di futuro.
Eva Díaz, founder & CEO Stem Women Congress, ci racconta com’è nato questo
importante evento.
INTERVISTA A EVA DÍAZ, FONDATRICE E CEO STEM WOMEN CONGRESS
Il suo percorso professionale è iniziato nel giornalismo e nel marketing, per
poi condurla alla creazione di un’iniziativa globale come lo STEM Women
Congress. Quali sono stati i momenti o le esperienze decisive che l’hanno spinta
in questa direzione?
Ho sempre creduto che la comunicazione abbia il potere di trasformare la realtà.
La mia formazione nel giornalismo e nel marketing mi ha fornito gli strumenti
per raccontare storie, connettere le persone e costruire comunità. Ho iniziato
la mia carriera professionale presso l’Associazione degli Ingegneri della
Catalogna, un’istituzione che riunisce quasi undicimila professionisti, dove mi
sono occupata di rafforzarne il posizionamento pubblico e di avvicinare
l’ingegneria alla società. È lì che ho scoperto quanto fosse affascinante questo
mondo, chiedendomi: “Perché non l’ho studiato anch’io?”.
Allo stesso tempo, mi sono resa conto di quanto poche donne intraprendessero
questi percorsi di studio, e ancora meno raggiungessero ruoli di responsabilità.
Quando poi mi sono trasferita all’estero e ho affrontato le sfide legate
all’essere un’immigrata, ho sperimentato in prima persona cosa significhi
sentirsi invisibili. Quell’esperienza mi ha portata a riflettere su quante donne
nelle STEM vivano la stessa condizione: professioniste brillanti, spesso
trascurate o sottovalutate. Il punto di svolta è arrivato quando ho capito che
il problema non era la mancanza di talento, ma di visibilità, di dati e di
modelli di riferimento. Da questa consapevolezza è nata l’idea dello STEM Women
Congress: creare uno spazio in cui le donne nelle discipline STEM non siano solo
presenti, ma anche visibili, riconosciute e celebrate.
Oggi lo STEM Women Congress ha una dimensione internazionale, con una presenza
attiva in Europa e nelle Americhe. Qual è stata la sfida più grande nel portare
avanti il progetto in contesti culturali così diversi?
Ogni Paese ha un proprio modo di intendere la diversità e la parità di genere.
In alcuni luoghi il dibattito è molto avanzato, in altri rappresenta ancora un
tema delicato, talvolta scomodo. La sfida più grande è stata adattare il
Congresso ai diversi contesti locali senza perdere la nostra visione globale.
Per questo lavoriamo sempre con partner del territorio, che ci aiutano a
tradurre l’essenza del progetto nella loro realtà.
Ciò che accomuna tutti questi contesti è l’urgenza: ovunque le ragazze hanno
bisogno di modelli di riferimento, le aziende hanno bisogno di talenti diversi,
e le società hanno bisogno di innovazione. Trovare un equilibrio tra identità
locale e ambizione globale è impegnativo, ma è anche ciò che rende il Congresso
così potente e significativo.
Molte giovani donne che sognano una carriera nelle materie STEM si sentono
scoraggiate dagli stereotipi e dalla mancanza di modelli femminili. Che
messaggio vorrebbe rivolgere a chi si trova oggi a questo bivio?
Direi loro di non permettere a nessuno di definire i propri limiti. Le STEM non
riguardano solo scienza, tecnologia, ingegneria o matematica: parlano di
creatività, di capacità di risolvere problemi e di costruire il futuro. Se
sentite quella scintilla di curiosità, seguitela, anche se il mondo vi dice il
contrario. E ricordate: non siete sole. Esiste una comunità globale di donne che
hanno già percorso questa strada, e le loro storie dimostrano che è possibile.
Il mio consiglio è di cercare modelli, mentori e reti di sostegno: a volte basta
vedere qualcuno riuscire, per credere di potercela fare anche voi.
Questa edizione italiana dello STEM Women Congress rappresenta una tappa
importante. Quali sono le sue aspettative e i principali obiettivi per l’Italia?
L’Italia vanta un patrimonio straordinario in termini di scienza, arte e
innovazione, ma le donne restano ancora sottorappresentate nei settori STEM. Con
questa prima edizione, il mio obiettivo è aprire un dialogo nazionale, mettere
in rete l’ecosistema e dare visibilità alle tante professioniste italiane che
già oggi ricoprono ruoli di leadership in questi ambiti.
Presenteremo inoltre il primo STEM Women Annual Report Italy, un lavoro
pionieristico di raccolta dati e analisi che, siamo convinti, potrà cambiare il
modo in cui il Paese affronta il divario di genere nelle discipline STEM. I
numeri hanno il potere di rendere visibile ciò che è invisibile, e da quella
visibilità può nascere una trasformazione reale.
Mi auguro che il Congresso diventi un punto d’incontro in cui aziende,
istituzioni, scuole e associazioni possano unire gli sforzi per costruire un
percorso più solido per le ragazze e le donne nelle STEM. In fondo, condividiamo
tutti la stessa responsabilità: creare oggi il futuro che le prossime
generazioni meritano. Ed è proprio per questo che portiamo lo STEM Women
Congress in Italia: perché il futuro non può aspettare — e solo insieme possiamo
costruirlo.
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appeared first on The Wom.
Ha iniziato pensando di lavorare in farmacia, ma ha finito per guidare uno dei
più innovativi stabilimenti farmaceutici al mondo. Filomena Iannella, Prima
Direttrice dello stabilimento produttivo Novartis di Torre Annunziata, a Napoli,
racconta un percorso che attraversa la Cina, la maternità, il lavoro di squadra
e la sfida quotidiana di guidare 600 persone. Una storia che parla alle ragazze
che amano la scienza ma non sanno se sono abbastanza: il futuro ha bisogno della
loro voce
Quando a 21 anni capisce che il camice da farmacista non le basta, Filomena
Iannella prende la macchina e si trasferisce in un’altra città per uno stage in
un sito produttivo farmaceutico. Non tornerà più indietro. Oggi, dopo esperienze
internazionali e la maternità di due gemelli, è alla guida di uno dei poli
farmaceutici più all’avanguardia al mondo, dove lavorano oltre 600 persone. La
sua è una storia che smentisce gli stereotipi di genere ancora troppo radicati
nel mondo scientifico. Laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Filomena
è la prova concreta che una donna può trovare spazio — e autorevolezza — anche
in un settore come quello della produzione industriale, ancora prevalentemente
maschile.
Con lucidità e passione, racconta un percorso fatto di scelte coraggiose,
crescita personale e leadership inclusiva. Le sue parole sono un invito per
tutte quelle ragazze che si sentono attratte dalle materie STEM, ma temono di
non essere all’altezza: “Se sappiamo fino in fondo cosa vogliamo, allora
troviamo il modo di ottenerlo. Per me, non ci sono cose impossibili per le
donne”.
INTERVISTA A FILOMENA IANNELLA
Partiamo dagli inizi: che cosa l’ha spinta a scegliere una facoltà scientifica
come Chimica e Tecnologie Farmaceutiche? Ha mai avuto la sensazione che fosse
una scelta “insolita” per una ragazza?
Ho scelto questa facoltà sia per la mia passione per la scienza sia per i tanti
sbocchi professionali che offre questo percorso, pensando inizialmente di
lavorare in farmacia. Ammetto che in passato alcune materie scientifiche, tra
cui la chimica, venivano percepite come “più adatte” agli uomini, ma nel mio
percorso non mi sono mai sentita ostacolata. Oggi molte donne scelgono queste
facoltà e intraprendono percorsi professionali nelle Scienze della Vita, un
settore pieno di opportunità che genera innovazione per migliorare la vita delle
persone. Non dimentichiamoci che l’ambito medico-scientifico vede la presenza di
numerose professioniste che hanno raggiunto importanti traguardi e che devono
essere d’ispirazione per le nuove generazioni.
A soli 24 anni ha capito di voler andare oltre il bancone di una farmacia: che
cosa l’ha motivata a cercare nuove sfide e partire per la Cina? In che modo
quell’esperienza ha cambiato il suo modo di vedere il mondo e il lavoro?
Ho iniziato a lavorare in una farmacia, ma ho subito capito di aver bisogno di
andare oltre il bancone e di ricercare nuove sfide, per crescere e superare la
mia comfort zone. Quando è arrivata l’opportunità di uno stage in un’azienda
farmaceutica, non ci ho pensato due volte: da un giorno all’altro ho preso la
macchina e mi sono trasferita in un’altra città. Da subito ho capito che un sito
di produzione farmaceutica era quello che cercavo, perché in questo settore ho
scoperto per la prima volta il valore di un lavoro di squadra che mette la
salute delle persone al centro. Ho deciso quindi di non fermarmi più. Ho fatto
esperienze all’estero, quella più sfidante in Cina che poi si è rivelata essere
la mia più grande opportunità. Ho dovuto superare con fatica molte barriere e ho
scoperto che al di là c’era un mondo bellissimo, che mi ha resa una persona
diversa.
> Lavorare all’estero aiuta a confrontarsi con i propri limiti, perché si è
> costretti ad affrontare un’altra realtà completamente diversa e a mettersi in
> discussione
Capire i miei limiti mi ha dato la possibilità di agire per colmarli e
migliorarmi: questa è stato il più grande insegnamento. In Cina sono diventata
mamma di due gemelli e, dopo due anni, ho capito che dovevo ritornare in Europa
per continuare il mio percorso professionale e per prendermi anche cura della
famiglia grazie ad un giusto equilibrio tra lavoro e vita personale. Sono
passata prima per Ljublijana in Slovenia per poi ritornare nel Sito di Torre
Annunziata, un polo di innovazione che rappresenta un’eccellenza non solo per
l’Italia, ma per tutto il mondo. E posso dire che entrambi i miei desideri, di
professionista e mamma, si sono realizzati scoprendo che l’uno non esclude
l’altro. Anzi, si alimentano a vicenda. Lavorare in Italia, nel Campus Novartis
per le Life Science di Torre Annunziata, mi permette di essere al contempo
vicina alla mia famiglia e ai miei affetti e di essere direttrice di un polo
produttivo farmaceutico tra i più innovativi al mondo.
Oggi è alla guida di 600 persone: come si costruiscono autorevolezza e
leadership in un settore ancora prevalentemente maschile? Di cosa si occupa nel
Campus Novartis per le Life Science di Torre Annunziata?
A guidarmi nel mio lavoro quotidiano sono tre principi fondamentali della
leadership che Novartis promuove: valorizzare e far crescere le persone,
sviluppare la capacità di affrontare contesti imprevedibili e in continua
evoluzione, e generare un cambiamento significativo e positivo.
Credo che autorevolezza e leadership si costruiscano nel tempo, con passione e
determinazione: insieme alle 600 persone con cui lavoro condivido la
consapevolezza di contribuire a migliorare la salute delle persone di tutto il
mondo, affrontando emergenze sanitarie, come ad esempio quella cardiovascolare.
Il Campus Novartis per le Life Science di Torre Annunziata rappresenta un polo
di innovazione e di eccellenza produttiva a livello internazionale. Qui
realizziamo farmaci innovativi in che raggiungono i pazienti in 118 Paesi.
Lavorare ogni giorno in questa realtà è per me motivo di grande orgoglio.
I dati OCSE ci dicono che solo il 15% delle donne sceglie percorsi universitari
STEM. Secondo lei, da cosa dipende questa disparità? E cosa possiamo fare per
invertire questa tendenza?
La disparità di genere nelle discipline STEM è un problema complesso con radici
profonde in stereotipi di genere, pochi modelli di riferimento femminili e
differenze nell’esposizione a queste materie fin dalla giovane età. Per
invertire questa tendenza, a mio avviso, è necessario agire su più fronti,
promuovendo una cultura STEM inclusiva, incoraggiando le ragazze a sviluppare
interesse per queste materie e offrendo modelli femminili che possano ispirare e
guidare le nuove generazioni di ragazze e donne in questo ambito.
C’è stato un momento della sua carriera in cui ha pensato di cambiare direzione?
Se sì, che cosa l’ha aiutata a non farlo?
Nel mio percorso professionale non ho mai riscontrato particolari ostacoli per
il mio essere donna. Mi ritengo molto fortunata. Ma non sono mancate alcune
difficoltà legate alla gestione delle persone. Ho cercato di superare questi
ostacoli sviluppando empatia, capacità di comunicazione e di collaborazione. Ed
è andata bene. Credo che la cosa importante sia la competenza e il valore del
contributo che, come professionista, ho sempre cercato di portare, con grande
apertura verso tutti i miei colleghi, facendo capire loro che avrebbero potuto
contare su di me. Oggi in Novartis vivo una realtà in cui le donne sono una
presenza numerosa e importante: l’azienda ha ottenuto quest’anno la
certificazione sulla parità di genere. Sono molti i programmi e le politiche di
welfare introdotte per supportare le donne nel loro percorso di crescita e
favorire una migliore integrazione dell’equilibrio tra la vita personale e
quella professionale. Così come sono molte le iniziative sul fronte della
genitorialità, dell’equità salariale e della leadership inclusiva. Novartis
conta circa 2mila dipendenti in Italia di cui oltre il 50% dei manager è donna.
Che consiglio darebbe a una ragazza che oggi si sente attratta dalle materie
scientifiche ma teme di non essere “portata” o di non trovare spazio?
Non dobbiamo nasconderci dietro al fatto che siamo donne o mamme. Credo che se
lo vogliamo tutti gli ostacoli possono essere superati, trovando il giusto
equilibrio. Cerco sempre di passare questo messaggio alle giovani donne che
lavorano con me: dobbiamo avere chiari i nostri obiettivi perché se sappiamo
fino in fondo cosa vogliamo allora troviamo il modo di ottenerlo. Per me non ci
sono cose impossibili per le donne.
The post La chimica della leadership femminile secondo Filomena Iannella
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Un paio di settimane fa l’Università di Padova mi ha consegnato il Premio Elvira
Poli – dedicato alla prima donna laureata in ingegneria in Ateneo e fondatrice
di AIDIA, Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetti. Perché vi
interessa? Perché parla di role-model, diversità e perché, nel 2025, le
ingegnere sono ancora un panda gigante. Allargando il panorama anche ad altri
titoli comparabili, in Italia solo il 17 % delle donne ha una laurea STEM
(Science, Technology, Engineering, Mathematic), nello specifico 1 donna su 6
versus un uomo su 3 nella fascia di età 25-34
Ma dove si perdono le ragazze? Non è all’università che “scompaiono” le ragazze
presenti nelle facoltà scientifiche: il tubo si restringe già prima della scelta
della scuola superiore e si cristallizza all’ingresso dei percorsi
tecnico-scientifici. I perché sono tanti:
* Auto-efficacia e stereotipi precoci
Già a 7-8 anni le bambine riportano minor fiducia nelle proprie capacità
numeriche. Il voto reale spesso non è peggiore, ma la percezione sì; questo è
sufficiente a condizionare l’autoselezione alle medie e, di riflesso, la
scelta del liceo/tecnico.
* Orientamento scolastico «di genere»
Alle scuole medie l’orientamento professionale è ancora molto legato a
modelli tradizionali: le ragazze vengono incoraggiate verso licei
“generalisti” o percorsi socio-umanistici, i ragazzi verso quelli
tecnologici.
1.
* Math-anxiety & clima di classe
Le indagini PISA (Programme for International Student Assessment) indicano
che le adolescenti italiane provano un’ansia da matematica decisamente più
alta dei coetanei; è un prodotto di aspettative familiari, media e talvolta
degli stessi insegnanti (pregiudizio di «bravi in matematica = maschi»).
* Assenza di role-model
Nel triennio 2022-24 meno di 1 docente universitario su 4 nei corsi di
ingegneria è donna (dati CINECA). La carenza di figure di riferimento
incoraggia lo “stereotype threat” (“non vedo nessuna come me, forse non è il
mio posto”).
3.
I RISULTATI E GLI INDICATORI CHE RACCONTANTO COME DI CREA IL GAP TRA STEM E
DONNE
PISA è l’indagine triennale che testa competenze (matematica, lettura, scienze +
moduli extra) e raccoglie un ampio questionario su vissuti, atteggiamenti e
aspirazioni di circa 700 000 quindicenni per ciclo. Nell’ultima edizione (PISA
2022) in Italia hanno partecipato 10.552 studenti di 345 scuole – campione
rappresentativo di ~496.000 quindicenni. È ritenuto il miglior “early warning”
per il divario STEM. Secondo questa indagine, alle prove di matematica le
ragazze ottengono in media 461 punti, ventuno in meno dei loro coetanei maschi
che si fermano a 482. Se poi guardiamo alla fascia d’eccellenza – il livello
5-6, dove si collocano i veri talenti – troviamo solo il 4 % di studentesse
contro un 10 % di studenti. Ancora più netto è il divario nelle aspirazioni: fra
i quindicenni che immaginano un futuro nell’ICT, le ragazze sono praticamente
assenti, mentre i ragazzi rappresentano il 7 % del totale.
COME LEGGERE QUESTI NUMERI
Purtroppo già nell’età dell’infanzia rischia di crearsi un differenziale di
competenza derivante dall’esercizio e dall’abitudine ad essersi misurati con le
discipline come la matematica: Il gap di 21 punti sopra citato corrisponde a
circa mezzo anno scolastico. Ma è anche un tema di autostima e atteggiamento
verso le difficoltà: alle prove di domanda aperta (risoluzione di problemi) la
differenza cresce, segno che la fiducia nell’usare la matematica conta tanto
quanto le nozioni.
> Si viene poi a creare una distribuzione “a clessidra”: più ragazze fra i bassi
> livelli, molte meno fra i livelli di eccellenza: la tubatura STEM si stringe
> sia in ingresso (debolezze di base) sia in alto (poche role-model interne)
Le ragazze italiane riportano poi uno degli indici più bassi rispetto alle
coetanee di altri Paesi (circa –0,4 σ sotto la media, contro –0,1 σ dei ragazzi)
in termini di math anxiety: La quota di “mi sento in ansia di fronte a un
problema di matematica” è superiore di 12 punti alle coetanee di altri Paesi.
Infine, secondo quanto anche riportato sul rapporto tematico “Gender, Education
& Skills”, 2023, già in giovanissima età le aspirazioni risultano polarizzate.
Davanti alla domanda prevista dall’indagine PISA “Che lavoro pensi di fare a 30
anni?”, quasi nessuna quindicenne cita professioni ICT/ingegneria; negli stessi
anni, circa ¼ delle studentesse ad alte prestazioni dichiara di voler lavorare
nella sanità (medicina, farmacia, psicologia).Queste attese spiegano una parte
consistente (≈ 40 %) del successivo squilibrio di iscrizioni universitarie,
anche a parità di voto in matematica. Di conseguenza solo 47 % delle ragazze
pensa che la matematica “sarà utile per la mia carriera” (56 % i ragazzi).
DONNE E STEM: CHE COSA SUCCEDE ALL’UNIVERSITÀ?
Se entrano, le ragazze restano e performano bene. AlmaLaurea (Focus Gender Gap
2025) mostra che le studentesse STEM si laureano più in corso (64 % vs 58 %) e
con voto un medio 104,8/110, mentre gli uomini con voto 102,9. Chi scrive si
ricorda di quell’aula del primo anno dove su 360 iscritti al primo anno le quote
rosa non superavano il 15%, ma si ricorda anche che il giorno della Laurea, un
freddo giovedi di Dicembre del 2002, a ricevere la corona d’alloro, su 10
laurendi, il 50% era donna e il 100% dei laureati nella prima sessione utile
rispetto agli iscritti del 1998 erano donne.
LE DONNE RESTANO UNA MINORANZA STRUTTURALE
La pipeline ridotta in ingresso (meno diplomate scientifiche) genera basse
percentuali finali, come citato all’inizio: 1 laureata STEM ogni 6 donne vs 1
ogni 3 uomini nell’intera coorte 25-34 anni. Un ulteriore gap si registra in
corrispondenza dell’entrata nel mondo del lavoro: anche a parità di laurea, gli
uomini STEM guadagnano in media il 12-13 % in più e hanno un tasso di
occupazione di 3-4 punti più alto a 5 anni dal titolo. Questo differenziale
riduce l’“expected payoff” percepito dalle ragazze che stanno per scegliere un
corso tecnico: se so che guadagnerò meno del mio collega, perché dovrei
intraprendere un percorso più impegnativo?
In sintesi, ecco come si alimenta il gap:
* Infanzia → medie: meno autostima scientifica. Prime scelte curricolari; già
qui il divario di competenze si amplia.
* Scuola superiore: le ragazze “mancano” all’ingresso degli indirizzi
tecnico-scientifici; chi non entra adesso difficilmente le recupererà poi.
* Università: le poche che arrivano dimostrano capacità pari (o superiori) ma
restano isolate; l’ambiente, i ritorni economici e un’offerta di role-model
limitata le spingono fuori dai percorsi accademici e manageriali high-tech.
1.
COSA FUNZIONA E COSA INVECE SERVIREBBE DI PIÙ?
Vi sono prove evidenti che inserire percorsi di Coding già nella scuola primaria
allena le giovani generazioni alle discipline STEM. Secondo i dati ICILS-INVALSI
2023, si ottengono +18 punti di competenze digitali in più nelle 13/14 enni
esposte a laboratori strutturati.
> Può essere utile allenare la self-efficacy con problem-solving a squadre.
> Abituare al feedback costruttivo sin dall’età giovane funziona meglio dei voti
> secchi
Un valore aggiunto è espresso da progetti di mentoring e role-model live: le
province che hanno introdotto mentor esterni (es. progetto Girls Code It Better)
mostrano 4 punti in più di iscrizioni femminili ai tecnici informatici nell’a.s.
2024/25 (fonte Fondazione Agnelli, 2025), allo stesso modo funzionano progetti
di Network & tutoring all’università, come Inspiring Girls@PoliMi perché
contribuiscono a ridurre il tasso di abbandono.
A proposito di role model, Francesca Gabrielli, Chief Executive Officer della
società Assist Digital, tra le Top 50 Women in Tech in Italia nel 2018 con una
carriera all’insegna della trasformazione digitale nelle aziende, ci racconta:
«Sono approdata ad una carriera in ambito STEM combinando percorsi formativi di
tipo differente: ho scelto Scienze della Comunicazione a Siena proprio perché
era una facoltà non puramente umanistica, ma un terreno di incontro tra
economia, semiotica, informatica, linguistica computazionale, diritto, disegno
industriale e interazione uomo-macchina. A seguire ho completato gli studi con
un Dottorato sull’Human-Computer Interaction, dove ho trovato la mia direzione:
mettere la tecnologia al servizio delle persone. Da questa esperienza è nata
anche la spinta a creare un mio percorso imprenditoriale nel mondo del digitale,
che porto avanti ancora oggi».
Francesca Gabrielli
Finché diremo “sei brava in italiano, lascia stare i circuiti”, la pipeline STEM
sembrerà un imbuto rotto. Ecco in definitiva cosa serve:
* Matematica senza ansia dai 7 anni.
* Orientamento neutro (niente “ma sei sicura?”).
* Poster di scienziate e ingegnere vere in aula, non solo di Einstein.
* Stipendi che non chiedono il genere in calce.
Così, la prossima Elvira Poli non dovrà cercarsi da sola un poster da appendere:
troverà già il suo posto nella gallery dell’aula magna, e noi una professionista
STEM in più nei team che cambieranno il mondo.
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rarità appeared first on The Wom.