La chimica della leadership femminile secondo Filomena Iannella

- The Wom - Tuesday, July 8, 2025
Ha iniziato pensando di lavorare in farmacia, ma ha finito per guidare uno dei più innovativi stabilimenti farmaceutici al mondo. Filomena Iannella, Prima Direttrice dello stabilimento produttivo Novartis di Torre Annunziata, a Napoli, racconta un percorso che attraversa la Cina, la maternità, il lavoro di squadra e la sfida quotidiana di guidare 600 persone. Una storia che parla alle ragazze che amano la scienza ma non sanno se sono abbastanza: il futuro ha bisogno della loro voce

Quando a 21 anni capisce che il camice da farmacista non le basta, Filomena Iannella prende la macchina e si trasferisce in un’altra città per uno stage in un sito produttivo farmaceutico. Non tornerà più indietro. Oggi, dopo esperienze internazionali e la maternità di due gemelli, è alla guida di uno dei poli farmaceutici più all’avanguardia al mondo, dove lavorano oltre 600 persone. La sua è una storia che smentisce gli stereotipi di genere ancora troppo radicati nel mondo scientifico. Laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Filomena è la prova concreta che una donna può trovare spazio — e autorevolezza — anche in un settore come quello della produzione industriale, ancora prevalentemente maschile.

Con lucidità e passione, racconta un percorso fatto di scelte coraggiose, crescita personale e leadership inclusiva. Le sue parole sono un invito per tutte quelle ragazze che si sentono attratte dalle materie STEM, ma temono di non essere all’altezza: “Se sappiamo fino in fondo cosa vogliamo, allora troviamo il modo di ottenerlo. Per me, non ci sono cose impossibili per le donne”.

Intervista a Filomena Iannella

Partiamo dagli inizi: che cosa l’ha spinta a scegliere una facoltà scientifica come Chimica e Tecnologie  Farmaceutiche? Ha mai avuto la sensazione che fosse una scelta “insolita” per una ragazza?

Ho scelto questa facoltà sia per la mia passione per la scienza sia per i tanti sbocchi professionali che offre questo percorso, pensando inizialmente di lavorare in farmacia. Ammetto che in passato alcune materie scientifiche, tra cui la chimica, venivano percepite come “più adatte” agli uomini, ma nel mio percorso non mi sono mai sentita ostacolata. Oggi molte donne scelgono queste facoltà e intraprendono percorsi professionali nelle Scienze della Vita, un settore pieno di opportunità che genera innovazione per migliorare la vita delle persone. Non dimentichiamoci che l’ambito medico-scientifico vede la presenza di numerose professioniste che hanno raggiunto importanti traguardi e che devono essere d’ispirazione per le nuove generazioni.

A soli 24 anni ha capito di voler andare oltre il bancone di una farmacia: che cosa l’ha motivata a cercare nuove sfide e partire per la Cina? In che modo quell’esperienza ha cambiato il suo modo di vedere il mondo e il lavoro?

Ho iniziato a lavorare in una farmacia, ma ho subito capito di aver bisogno di andare oltre il bancone e di ricercare nuove sfide, per crescere e superare la mia comfort zone. Quando è arrivata l’opportunità di uno stage in un’azienda farmaceutica, non ci ho pensato due volte: da un giorno all’altro ho preso la macchina e mi sono trasferita in un’altra città. Da subito ho capito che un sito di produzione farmaceutica era quello che cercavo, perché in questo settore ho scoperto per la prima volta il valore di un lavoro di squadra che mette la salute delle persone al centro. Ho deciso quindi di non fermarmi più. Ho fatto esperienze all’estero, quella più sfidante in Cina che poi si è rivelata essere la mia più grande opportunità. Ho dovuto superare con fatica molte barriere e ho scoperto che al di là c’era un mondo bellissimo, che mi ha resa una persona diversa.

Lavorare all’estero aiuta a confrontarsi con i propri limiti, perché si è costretti ad affrontare un’altra realtà completamente diversa e a mettersi in discussione

Capire i miei limiti mi ha dato la possibilità di agire per colmarli e migliorarmi: questa è stato il più grande insegnamento. In Cina sono diventata mamma di due gemelli e, dopo due anni, ho capito che dovevo ritornare in Europa per continuare il mio percorso professionale e per prendermi anche cura della famiglia grazie ad un giusto equilibrio tra lavoro e vita personale. Sono passata prima per Ljublijana in Slovenia per poi ritornare nel Sito di Torre Annunziata, un polo di innovazione che rappresenta un’eccellenza non solo per l’Italia, ma per tutto il mondo. E posso dire che entrambi i miei desideri, di professionista e mamma, si sono realizzati scoprendo che l’uno non esclude l’altro. Anzi, si alimentano a vicenda. Lavorare in Italia, nel Campus Novartis per le Life Science di Torre Annunziata, mi permette di essere al contempo vicina alla mia famiglia e ai miei affetti e di essere direttrice di un polo produttivo farmaceutico tra i più innovativi al mondo.

Oggi è alla guida di 600 persone: come si costruiscono autorevolezza e leadership in un settore ancora prevalentemente maschile? Di cosa si occupa nel Campus Novartis per le Life Science di Torre Annunziata?

A guidarmi nel mio lavoro quotidiano sono tre principi fondamentali della leadership che Novartis promuove: valorizzare e far crescere le persone, sviluppare la capacità di affrontare contesti imprevedibili e in continua evoluzione, e generare un cambiamento significativo e positivo.

Credo che autorevolezza e leadership si costruiscano nel tempo, con passione e determinazione: insieme alle 600 persone con cui lavoro condivido la consapevolezza di contribuire a migliorare la salute delle persone di tutto il mondo, affrontando emergenze sanitarie, come ad esempio quella cardiovascolare. Il Campus Novartis per le Life Science di Torre Annunziata rappresenta un polo di innovazione e di eccellenza produttiva a livello internazionale. Qui realizziamo farmaci innovativi in che raggiungono i pazienti in 118 Paesi. Lavorare ogni giorno in questa realtà è per me motivo di grande orgoglio.

I dati OCSE ci dicono che solo il 15% delle donne sceglie percorsi universitari STEM. Secondo lei, da cosa dipende questa disparità? E cosa possiamo fare per invertire questa tendenza?

La disparità di genere nelle discipline STEM è un problema complesso con radici profonde in stereotipi di genere, pochi modelli di riferimento femminili e differenze nell’esposizione a queste materie fin dalla giovane età. Per invertire questa tendenza, a mio avviso, è necessario agire su più fronti, promuovendo una cultura STEM inclusiva, incoraggiando le ragazze a sviluppare interesse per queste materie e offrendo modelli femminili che possano ispirare e guidare le nuove generazioni di ragazze e donne in questo ambito.

C’è stato un momento della sua carriera in cui ha pensato di cambiare direzione? Se sì, che cosa l’ha aiutata a non farlo?

Nel mio percorso professionale non ho mai riscontrato particolari ostacoli per il mio essere donna. Mi ritengo molto fortunata. Ma non sono mancate alcune difficoltà legate alla gestione delle persone. Ho cercato di superare questi ostacoli sviluppando empatia, capacità di comunicazione e di collaborazione. Ed è andata bene. Credo che la cosa importante sia la competenza e il valore del contributo che, come professionista, ho sempre cercato di portare, con grande apertura verso tutti i miei colleghi, facendo capire loro che avrebbero potuto contare su di me. Oggi in Novartis vivo una realtà in cui le donne sono una presenza numerosa e importante: l’azienda ha ottenuto quest’anno la certificazione sulla parità di genere. Sono molti i programmi e le politiche di welfare introdotte per supportare le donne nel loro percorso di crescita e favorire una migliore integrazione dell’equilibrio tra la vita personale e quella professionale. Così come sono molte le iniziative sul fronte della genitorialità, dell’equità salariale e della leadership inclusiva. Novartis conta circa 2mila dipendenti in Italia di cui oltre il 50% dei manager è donna.

Che consiglio darebbe a una ragazza che oggi si sente attratta dalle materie scientifiche ma teme di non essere “portata” o di non trovare spazio?

Non dobbiamo nasconderci dietro al fatto che siamo donne o mamme. Credo che se lo vogliamo tutti gli ostacoli possono essere superati, trovando il giusto equilibrio. Cerco sempre di passare questo messaggio alle giovani donne che lavorano con me: dobbiamo avere chiari i nostri obiettivi perché se sappiamo fino in fondo cosa vogliamo allora troviamo il modo di ottenerlo. Per me non ci sono cose impossibili per le donne.

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