I P38 Gang sono stati processati per istigazione a delinquere, a causa dei testi
delle loro canzoni e della loro estetica che ricorda le BR. La prima udienza,
che si è svolta lo scorso 3 novembre al tribunale di Torino, si è conclusa con
un rifiuto da parte del Gip alla richiesta dei PM di arresti domiciliari per i
membri della P38, dato che nessuno di loro risiede nel capoluogo piemontese.
Rimane però aperta la denuncia per istigazione al terrorismo, che crea un
pericoloso precedente a livello italiano, dato che, come dichiarato più volte
nei loro comunicati, la loro musica si rifà all'estetica degli anni di piombo,
senza per questo imitarne la violenza. Ma in un periodo in cui ad essere
processate sono le parole, non si può dare niente per scontato. Ne abbiamo
parlato direttamente con alcuni membri del collettivo.
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Tra body cam, riconoscimento facciale e decreto sicurezza i diritti umani in
Italia vanno sempre peggio. Il rapporto annuale di Amnesty International,
presentato lunedì 28 aprile a Roma, non fa classifiche, come accade per altri
indici, come quello internazionale sulla trasparenza. Ma dalla conferenza stampa
e, soprattutto, dalle pagine del volume, si delinea un quadro a dir poco
complesso.
A preoccupare la ong è, tra gli altri temi, anche l'utilizzo indiscriminato
delle nuove tecnologie, dell'intelligenza artificiale e delle piattaforme come
strumenti di repressione e di diffusione di notizie false e fuorvianti, Quella
che il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, definisce
“miscela malefica tra autoritarismo e tecnocrazia”.
Il paradosso italiano è che invece di dare la possibilità a chi manifesta
pacificamente di segnalare abusi commessi dalle forze dell'ordine attraverso
codici identificativi apposti sulle divise, si dotano queste ultime di strumenti
tecnologici avanzati per colpire e identificare i manifestanti.
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