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Lo sapevi che… Emma Stone ha usato PowerPoint (a 13 anni) per cambiare la sua vita?
Emma Stone a 13 anni ha convinto i suoi genitori a trasferirsi a Los Angeles… con una presentazione PowerPoint! Genio precoce o futura star? Prima ancora di vincere un Oscar, Emma Stone era solo una ragazzina con un sogno gigante e una strategia brillante: a 13 anni ha realizzato una presentazione PowerPoint per convincere mamma e papà a trasferirsi a Los Angeles. Spoiler: ha funzionato. E sì, è una storia da film! L’INIZIO DI TUTTO: UNA RAGAZZINA CON UN SOGNO GIGANTE Immagina la scena: una giovane Emma Stone, capelli biondi, occhi grandi pieni di sogni, che guarda i genitori e pensa “Los Angeles, ecco dove devo andare”. Sembra una di quelle storie che si sentono sempre, ma in questo caso c’è un dettaglio che fa tutta la differenza: Emma Stone, per convincere i suoi, si è preparata una vera e propria presentazione PowerPoint. Oggi può far sorridere, ma a pensarci bene, chi a 13 anni avrebbe avuto così tanta determinazione? Altro che capricci da star: qui c’era già la stoffa di chi ha le idee chiare e sa dove portarle. Un racconto che odora di coraggio e un pizzico di follia, eh? La giovane Emily Jean Stone (sì, il vero nome è questo) ha deciso di giocare a carte scoperte, affidandosi alla tecnologia più smart degli anni Duemila: le slide. Vero, oggi sembra una scena da TikTok, ma all’epoca PowerPoint era roba d’avanguardia, mica meme. LA MITICA PRESENTAZIONE POWERPOINT DI EMMA STONE (E QUEI “BULLET POINTS” CHE SANNO DI DESTINO) Cosa ci ha messo, allora, Emma Stone in quella presentazione PowerPoint? Non ha scelto parole a caso, ma ha usato i famosi punti elenco, “bullet points”, arma segreta di tutti i persuasori in erba. Il suo progetto si chiamava niente meno che “Project Hollywood” e, in poche slide, Emma ha rollato le motivazioni più sensate (e inadatte all’obiezione genitoriale) che potessero venire in mente. * Voleva diventare un’attrice e sapeva che per riuscirci bisognava trasferirsi a Los Angeles, senza se e senza ma. * Dimostrava di aver valutato pro e contro, elencando dati sulle opportunità lavorative e sulle scuole migliori per giovani artisti. * Cercava complicità sottolineando il supporto e la fiducia necessari in famiglia per sostenere un sogno così grande. Ecco, il tutto confezionato con un mix di ironia e logica che rendeva ogni obiezione quasi ridicola. Sicuramente – i genitori di Emma lo hanno confermato più volte – si sono trovati davanti a qualcosa di imprevedibile, disarmante e, in fondo, anche commovente. I GENITORI DI EMMA STONE: CORAGGIO O FOLLIA ACCETTARE? Chissà in quanti, davanti a una richiesta così grossa, avrebbero risposto con un secco “Col cavolo”. Perché, in fondo, pensiamoci: chi porta davvero la figlia adolescente a Hollywood, sulla base di una presentazione PowerPoint? Eppure, la mamma e il papà di Emma hanno acceso l’auto e sono partiti. Non è stata una scelta facile. Dietro c’erano tante paure: la possibile delusione, la lontananza da casa, i ritmi folli di un settore che sembra divorarti se non ci stai attenta. Ma la quantità di fiducia richiesta per lasciare andare una figlia così… non è da tutti. Forse, più di ogni altra cosa, è stato credere in lei, nella sua testa dura e nella sua capacità di prendersi la responsabilità delle sue scelte. Insomma, una dose mega di coraggio e amore che, a ben guardare, ha fatto la vera differenza. DALLA SLIDE AL PALCO: LA RIVINCITA DEI SOGNI LUCIDI Se oggi Emma Stone raccoglie Oscar come si raccoglievano le figurine all’intervallo, il merito, almeno in parte, va anche a quella famosa presentazione PowerPoint. Una mossa che era già un micro-film, con tanto di suspense, twist motivazionale e colpo di scena finale. Tutto giocato sul filo sottile tra realtà e sogno, come solo i migliori film sanno fare. Oggi la storia di Emma viene raccontata come esempio di come creatività, coraggio e razionalità possano davvero aprire porte che sembrano chiuse. Un piccolo dettaglio vintage, quello della presentazione, che la rende forse ancora più iconica e universale: la dimostrazione che per inseguire un sogno, a volte basta una motivazione ben argomentata… e la faccia tosta di chi sa che essere se stessi è il vero passaporto per Hollywood. The post Lo sapevi che… Emma Stone ha usato PowerPoint (a 13 anni) per cambiare la sua vita? appeared first on The Wom.
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Altro che regina dei social: ecco cosa faceva Kim Kardashian nei primi 2000, prima della fama!
Prima di essere una star dei social, nei primi anni 2000 Kim Kardashian aveva un altro lavoro… che le ha aperto le porte di Hollywood! Kim Kardashian superstar? Certo, ma tutto è iniziato tra grucce, vestiti e segreti altrui. Nei primi 2000 Kim Kardashian lavorava nell’ombra come closet organizer delle star: Paris Hilton, Lindsay Lohan e Nicole Richie si affidavano a lei. E da lì, ha costruito il suo impero. LO SAPEVI? KIM KARDASHIAN È PARTITA DA DIETRO LE QUINTE Prima di diventare la regina di Instagram, delle copertine e del beauty business, Kim Kardashian fino ai primi 2000 aveva in mano altro: vestiti, grucce, orari serrati e una missione precisa. Già, perché agli inizi del secolo Kim lavorava nell’ombra. Ma non come semplice stagista qualunque. Lei era la closet organizer delle star. Letteralmente: chi le apriva la porta di casa, le affidava ciò che aveva di più caotico (l’armadio) con una fiducia cieca — e forse anche un pizzico di disperazione. Immagina uno scenario: Los Angeles, maison gigante, montagne di vestiti sparsi ovunque. E una ragazza, Kim, che sistema, ordina, piega, classifica e… riorganizza. Da lì, l’inizio della storia che avrebbe cambiato il modo di fare “celeb”. MA PER CHI LAVORAVA KIM KARDASHIAN? VOGLIA DI GOSSIP, VERO? Girava voce (anzi, lo dice proprio lei nei vecchi episodi di “Keeping Up with the Kardashians”) che la sua cliente più famosa fosse nientemeno che Paris Hilton. Sì, proprio lei: la party-girl dei 2000, la socialite che sembrava vivere su un altro pianeta, e che ha insegnato al mondo la parola “glitz”. Kim non si limitava solo a sistemare abiti, ma dava anche consigli di stile. Spesso, è stata Paris a volerla accanto nei suoi appuntamenti modaioli, alle feste scandalose e pure durante le sessioni di shopping più folli. Si dice che Kim riuscisse a ripescare l’abito perfetto, quello che nessuno ricordava di avere. Le star che si sono affidate alle sue mani? Ecco qualche nome da far girare la testa: * Paris Hilton (regina indiscussa) * Lindsay Lohan (chi non l’ha mai vista in outfit esagerati?) * Nicole Richie Ecco, la lista non è mai stata completa, ma bastava un nome: Kim sapeva già cosa doveva tirare fuori dal mix. IL LAVORO DI CLOSET ORGANIZER: MOLTO PIÙ DI UNA BARBIE CHE SISTEMA I VESTITI Organizzare armadi nelle ville di Beverly Hills non vuol dire solo piegare jeans o appendere bluse. Significa entrare nella vita delle celebrità, capire lati che nessuno vede e imparare che dietro ogni gruccia c’è una scelta di identità. Nel “dietro le quinte”, Kim si muoveva come un pesce nell’acqua: * Riusciva a interpretare l’umore di una star solo dal modo in cui infilava le scarpe sugli scaffali. * A volte, dava indicazioni su cosa buttare, cosa tenere e cosa era meglio nascondere ai paparazzi. * E spesso diventava confidente, complice, persino compagna di pianti per un vestito rovinato o per un ex da dimenticare (davanti all’anta dell’armadio tutto prende una piega strana, diciamolo). Visto da fuori poteva sembrare il lavoro dei sogni. Ma richiedeva discrezione, gusto e una grande dose di faccia tosta. E di “chic”, tanto chic. DA CLOSET ORGANIZER A ICONA GLOBALE: KIM KARDASHIAN, LA RIVINCITA DELL’ARMADIO Ogni grande storia parte dallo scaffale più in alto. Kim Kardashian lo sa bene. Proprio sistemando scarpe glitter, minidress color lampone e borse da mille dollari nelle case altrui, ha imparato ad osservare, ascoltare (e magari a copiare qualche segreto). Chi l’avrebbe mai detto? Da ragazza che ordinava i closet a fenomeno social che detta tendenze. Il passaggio non è stato un caso, ma frutto di fiuto, determinazione e quella faccia tosta che oggi tutti le riconoscono. Kim non si è mai fatta bastare il ruolo di spalla: ha costruito la sua narrazione proprio su quei dettagli che aveva studiato dietro le quinte. Cioè, queste storie — parole sue — restano “il segreto meglio custodito di Hollywood”. A volte per diventare famosi, basta sapere esattamente dove mettere le mani. Nell’armadio, ovvio. The post Altro che regina dei social: ecco cosa faceva Kim Kardashian nei primi 2000, prima della fama! appeared first on The Wom.
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Leighton Meester è nata (quasi) in prigione. Ecco la storia dietro la sua infanzia incredibile
Leighton Meester è nata mentre sua madre era in prigione: l’incredibile storia vera della star di Gossip Girl che ha trasformato il caos in forza. Altro che favola patinata: Leighton Meester è quasi nata in prigione, in mezzo a una storia familiare da brividi. Eppure, quella bambina cresciuta tra traslochi e silenzi ha conquistato Hollywood. Una vera rinascita che insegna a riscrivere il proprio destino, senza paura. LEIGHTON MEESTER: IL DESTINO GIÀ SCRITTO TRA SBARRE E SOGNI IMPOSSIBILI Non capita tutti i giorni di scoprire che una star di Hollywood come Leighton Meester ha respirato l’aria di prigione ancora prima di quella di casa. E no, non è un’esagerazione buttata lì per fare scena. La Blake di Gossip Girl—icona di stile, romanticismo e drammi adolescenziali—porta sulle spalle un’infanzia che sembra uscita dalla penna di uno sceneggiatore col piede pesante sul freno della realtà. Mentre migliaia di bambini ascoltavano fiabe della buonanotte, per Leighton il confine tra favola e incubo era sottilissimo. Sua mamma, Constance Meester, era detenuta per una vicenda di droga negli anni Novanta (e qui il dettaglio che lascia a bocca aperta: la gravidanza affrontata dietro le sbarre, col via vai delle guardie e il silenzio rotto solo dai passi metallici sul pavimento). Leighton tecnicamente è nata fuori dal carcere, ma per un soffio—giusto il tempo di spostare mamma Constance in ospedale. Non sono solo chiacchiere o voci di corridoio: sono documenti pubblici quelli che raccontano questa storia surreale. UN’INFANZIA “ON THE ROAD”: TRA TRASLOCHI IMPROVVISI E AMICIZIE PRECARIE Crescere con una madre appena uscita di prigione significa vivere una quotidianità fatta di instabilità e domande senza risposta. La piccola Leighton, insieme al fratello Lex, si è abituata presto ai cambiamenti improvvisi. Chiudere una valigia, prendere al volo un autobus o adattarsi a una stanza tutta nuova: sembrano scene da film, ma per lei erano la routine. * Traslochi continui, ogni volta una scuola diversa * Legami d’amicizia che evaporano in un’estate * Un padre spesso assente e zii “di passaggio” La scuola era l’unico rifugio certo, anche se mai identico. Dietro lo sguardo attento di alcuni insegnanti, Leighton scopre di avere una voce e un talento che non passano inosservati. Che, tra una verifica e l’altra, si può sognare in grande anche nel pieno del caos. LA FORZA DI RINASCERE: DAL DOLORE ALLE LUCI DI HOLLYWOOD La vicenda di Leighton Meester non è la solita storia pietosa, però, capito? Non c’è spazio per i violini o i piagnistei. C’è solo lei e quella forza di volontà che spacca il ghiaccio: prendere le briciole della vita e farne un lauto pranzo. Da adolescente, Leighton decide senza esitazioni di cambiare aria. Si trasferisce a Los Angeles—sì, proprio come i protagonisti delle storie a lieto fine americane—e si butta a capofitto tra casting, piccoli ruoli e sogni col fiato corto. Ogni no ricevuto, ogni porta chiusa fa spuntare una nuova ruga di determinazione. La fragilità dell’infanzia resta là, in un angolo della memoria, ma diventa benzina. Così, tra una soap opera e qualche spot pubblicitario, arriva l’occasione che cambia tutto: la parte di Blair Waldorf in Gossip Girl. OGGI: ESEMPIO DI RINASCITA (VERA), ALLA FACCIA DEI PREGIUDIZI Oggi la gente la guarda e vede solo la star: elegante, strafamosa, sorridente sul red carpet. Ma dietro alle foto patinate c’è molto di più. Una ragazza che ha toccato il fondo abbastanza presto da capire che la vera libertà “te la devi costruire da solo”, senza aspettare che qualcuno la regali. Leighton parla apertamente delle sue radici difficili, senza vergogna e senza filtri, soprattutto quando può ispirare chi vive esperienze simili. La sua storia fa riflettere: i punti di partenza, spesso, non determinano quelli di arrivo. Un paio di lezioni che si possono rubare a Leighton Meester, senza troppi giri di parole? * I pregiudizi si possono smontare pezzo a pezzo * Il passato non va dimenticato, ma trasformato in energia * Per fare strada a volte basta cambiare la mappa Non male, per una che la vita ha cercato di incastrare fin dall’inizio. The post Leighton Meester è nata (quasi) in prigione. Ecco la storia dietro la sua infanzia incredibile appeared first on The Wom.
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Lo sapevi che Tyla ha vinto un Grammy… prima ancora del suo primo album?
Tyla ha vinto un Grammy, nel 2024, prima ancora del suo primo album: la nuova star sudafricana ha riscritto le regole del pop globale grazie a “Water”. Tyla ha fatto quello che sembrava impossibile: vincere un Grammy prima ancora di pubblicare il suo primo album. Ventidue anni, una hit virale e un carisma travolgente: è la nuova icona globale che sta rivoluzionando le regole del gioco. Ha iniziato da pochi mesi e la sua ascesa è appena iniziata. TYLA E LA VITTORIA AI GRAMMY CHE NESSUNO SI ASPETTAVA Tyla non è semplicemente la nuova regina del pop sudafricano, è un fenomeno che sembra arrivato direttamente da un universo parallelo: quello in cui si vince un Grammy ancora prima di pubblicare un album vero e proprio. Mettiamoci comodi, perché questa storia fa girare la testa più di un’esibizione sul palco. Cioè, una ragazza di poco più di vent’anni – nata a Johannesburg, sudafricana fino al midollo, cresciuta a colpi di social e TikTok – che riesce a infilarsi tra i grandi della musica globale e portarsi a casa uno dei premi più ambiti della scena mondiale: sembra quasi fantascienza. Il colpo di scena? Tyla ha vinto nel febbraio 2024 il Grammy per la Miglior performance di musica africana grazie alla sua hit “Water”, un pezzo che ormai non si toglie dalla testa neppure a volerlo. E qui si guarda il calendario: la sua carriera internazionale è decollata appena un anno fa e l’album d’esordio, quello completo e ufficiale, è stato pubblicato qualche settimana dopo. Sta per uscire, si sono detti tutti in quei momenti, ma intanto lei si stava godendo una consacrazione a tempo di record. Non è la classica storia di chi “ci prova e un giorno ce la fa”. Qui siamo oltre: Tyla ha riscritto le regole del gioco. LA HIT “WATER” E IL FENOMENO VIRALE DIETRO LA SUA ASCESA Cosa rende Tyla così travolgente? Un singolo, sì, ma non uno qualsiasi. “Water” è esploso come dinamite su tutte le piattaforme digitali, soprattutto TikTok, diventando la colonna sonora di migliaia di video, balletti, trend. Volendo semplificare, ma neanche tanto, il suo segreto è stato un mix micidiale di: * produzione ipnotica e curata fino all’ossessione; * testi semplici ma taglienti come una lama nuova; * presenza scenica super magnetica, di quelle da “occhi incollati al telefono”. Insomma, il sound afro-pop si è fuso con le influenze internazionali, generando qualcosa di veramente nuovo. Non c’hai il tempo di capire cosa è successo che già tutto il mondo balla “Water” e Tyla si ritrova in copertina ovunque. Curioso, vero? In un’epoca in cui tutti vogliono subito il prossimo, Tyla cavalca l’onda perfetta: zero pasticci, una manciata di singoli giusti e subito la cima. Il tempismo è clamoroso. PRIMA UN GRAMMY, POI L’ALBUM: L’ORDINE CHE SPIAZZA TUTTI Beh, qui il ribaltamento delle aspettative è evidente. Di solito primo disco = primi premi, o almeno così si racconta di solito. Tyla invece ha invertito il copione, portando a casa il Grammy nel febbraio 2024 con una sola canzone e una manciata di singoli. Il suo primo album completo era ancora un mistero, atteso come si attende il gran finale di una serie tv ed è uscito qualche settimana dopo. E intanto chi la segue resta in sospeso, tra hype crescente e mille supposizioni. Ritrovarsi in quelle settimane con un Grammy in mano e nessun “vero” album alle spalle significa una cosa sola: il pubblico globale ora vuole tutto, subito e senza sconti. Il prossimo (amzi, addirittura il primo) disco? Diventa quasi un evento mondiale, con tutte le aspettative e la pressione che comporta. Ma Tyla sembra per nulla spaventata, anzi, abbraccia il caos: sorride, posta, lancia spoiler. È consapevole di quanto questa anomalia la renda unica. Di fatto, il Grammy le regala una dose di credibilità su cui chiunque sognerebbe di costruire una carriera lunga dieci vite. PERCHÉ TYLA È IL NUOVO VOLTO DA SEGUIRE (E DA NON SOTTOVALUTARE) Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, ora non c’è più spazio per tentennamenti: Tyla è la nuova “it girl” della scena musicale mondiale. I motivi sono parecchi, e forse anche facili da elencare. Basta guardare: * la sicurezza sfrontata con cui si presenta al mondo, senza scimmiottare nessuno; * la facilità con cui conquista i social e, di riflesso, la stampa; * il suo modo di mescolare influenze culturali, rendendo tutto più internazionale e accessibile. Arrivare al Grammy con così poca esperienza discografica alle spalle è raro, rarissimo. Sembra quasi che la sua generazione si sia stufata delle regole vecchie. Tyla incarna proprio questa energia: una *self-made woman* che prende lo spazio che vuole, a suo modo, e dettando il ritmo. Ora la domanda vera è: quanto riuscirà a durare questa magia? Ci sarà il rischio dell’effetto “meteora” oppure stiamo assistendo all’esplosione di una nuova star destinata a restare? La sensazione è che Tyla abbia ancora molti assi nella manica. E sì, il prossimo album non vedrà l’ora di mettersi alla prova. Prepararsi, perché la rivoluzione non si fermerà qui. The post Lo sapevi che Tyla ha vinto un Grammy… prima ancora del suo primo album? appeared first on The Wom.
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Ariana Grande ha una voce da cantante lirica: soprano, mezzosoprano o contralto?
Ariana Grande ha una voce fuori dal comune: è un soprano lirico o solo una popstar? Scopri dove si colloca davvero la sua estensione vocale. Ariana Grande canta come un angelo, ma tecnicamente – se fosse una cantante lirica – che voce ha? È un soprano da teatro d’opera o solo una popstar dai super acuti? Se te lo sei mai chiesta ascoltando le sue hit mozzafiato, preparati a scoprire tutto: estensione, tecnica e segreti di una voce da brividi. ARIANA GRANDE: VOCE DA CARTONE ANIMATO O DIVA D’OPERA? Ariana Grande ha una di quelle voci che si imprimono nella testa dal primo ascolto, come un profumo che non ti scordi più. C’è chi la paragona a una sirena, chi la vede come la reincarnazione moderna di una star degli anni Cinquanta e chi, invece, si fa una domanda che suona un po’ strana, ma tanto interessante: Ariana Grande potrebbe essere una cantante lirica? Basta ascoltarla in brani come “Dangerous Woman” o “God is a woman” per capire subito che tra i suoi superpoteri c’è la capacità di saltare da note bassissime a picchi acuti da lasciare senza fiato. Ma tecnicamente, dove si colloca la sua voce? Soprano, mezzosoprano, contralto? Non è una domanda così banale come sembra, perché ogni categoria vocale, nel mondo del canto, ha peculiarità precise e trovare l’etichetta giusta è più complicato di scegliere che pizza ordinare in compagnia di amici affamati. In fondo, il suo talento è qualcosa che gira tra le regole, flirtando con diversi generi e tecniche. Non ci credi? Sei nel posto giusto per scoprire i dettagli. LE CATEGORIE: SOPRANO, MEZZOSOPRANO, CONTRALTO (IN PAROLE POVERE) Per capire che tipo di voce lirica abbia Ariana Grande, bisogna fare un attimo il punto sulle categorie vocali femminili, senza scendere nei tecnicismi da manuale di canto. Le voci delle donne, semplificando, vengono di solito suddivise in tre grandi gruppi, come se si trattasse di taglie: * Il soprano: la voce più acuta, quella che vola alta come una gabbianella spensierata. Le note della Regina della Notte in Mozart, giusto per dire, sono roba da soprano. * Il mezzosoprano: sta proprio nel mezzo. Può muoversi sia verso gli acuti sia verso i toni più caldi, flessibile come quelle magliette che vanno su tutte. Qui spesso trovi le popstar, ma pure le grandi dive d’opera. * Il contralto: è raro e prezioso come una moneta antica. Voce scura, profonda, con toni che sembrano nascere direttamente dal cuore. Ariana Grande, da sempre fan del musical e delle grandi voci d’epoca, ammette spesso di ispirarsi a personalità sia pop che liriche. Però, anche a un orecchio meno allenato, non passano inosservati certi suoni che spaziano con una velocità assurda. Il bello, poi, è che Ariana si diverte proprio a giocare coi registri, cambiando colore e intenzione come cambia parrucca nei video. ARIANA GRANDE: ANALISI SPIETATA (MA CON AMORE) SULLA SUA VOCE Quando si ascolta una sua performance, ci si accorge subito della sua estensione impressionante. Ariana riesce a raggiungere note da usignolo – acutissime, brillanti, esplosive – ma anche a modulare su toni più bassi che ti lasciano letteralmente sorpreso. In realtà, secondo molti vocal coach, la sua classificazione naturale sarebbe quella di soprano, grazie a: * Estensione che tocca – e supera – le quattro ottave (mica poco) * Facilità negli acuti, anche durante pezzi live (cioè, ci solletica le orecchie come niente) * Timbrica cristallina ma capace di diventare densa, quasi teatrale Ma non basta… Perché Ariana mette insieme agilità (il famoso whistle register, cioè quel suono acuto e squillante che usano solo i coraggiosi), controllo tecnico e una padronanza degli effetti vocali che nei suoi brani danno dipendenza. Eppure, ogni tanto, qualcuno si stupisce di quanto anche nei brani più pop dimostri un rispetto silenzioso per l’approccio lirico – vuoi per la respirazione, vuoi proprio per la potenza da “cantante classica under 30”. In pratica, Ariana Grande è quella ragazza che, se volesse, potrebbe pure cantare il “Vincerò” di Puccini. Magari lo farà, un giorno. E no, non sarebbe affatto una forzatura. I SEGRETI VOCALI DI ARIANA: PERCHÉ LA SUA VOCE CI OSSESSIONA Il vero mistero, però, è il modo in cui Ariana fa sembrare facile qualcosa che facile non è. La sua voce sembra scivolare sulle note come se fossero caramelle, ma dietro c’è una tecnica durissima. Non solo: Ariana sa giocare con la voce, usare il falsetto da diva d’opera, fare virtuosismi quasi a sberleffo. Un esempio? Le escalation di “Into You” o i cambi di registro in “Problem”. Impossibile non restare col fiato sospeso. E in tutto questo, il segreto della sua unicità sta anche nell’interpretazione. Spesso nelle sue esibizioni inserisce piccole sfumature che ricordano l’impostazione lirica: * Frasi spezzate dove altri farebbero una sola lunga linea * Accenti improvvisi nei punti “inaspettati” * Vibrato controllatissimo che arriva al momento perfetto Risultato? Una popstar che incanta perché nessuno sa mai davvero cosa aspettarsi. Ariana Grande resta un mistero affascinante e, di sicuro, una voce da leggenda della musica moderna. Forse non diventerà mai una Mariah dell’opera, ma nessuno lo direbbe ascoltando i suoi acuti. The post Ariana Grande ha una voce da cantante lirica: soprano, mezzosoprano o contralto? appeared first on The Wom.
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Il segreto di Sydney Sweeney? Non una laurea, ma un business plan perfetto (a soli 14 anni!)
Sydney Sweeney ha lasciato l’università, ma ha scritto un business plan geniale a 14 anni. Oggi domina Hollywood da vera imprenditrice di sé stessa. Dimentica la classica storia da diva: Sydney Sweeney ha messo in pausa l’università, ma non il cervello. A 14 anni Sydney Sweeney scriveva business plan mentre gli altri facevano i compiti. Oggi è attrice, produttrice e stratega del suo impero. E no, non ha bisogno della laurea per brillare. UN’UNIVERSITARIA A METÀ… MA CON LE IDEE ULTRA-CHIARE Sydney Sweeney, l’attrice che sta spopolando tra serie tv di culto e copertine patinatissime, ha un piccolo segreto accademico: la sua laurea è rimasta in stand-by. Niente pergamena elegantemente arrotolata, né foto in toga. Sydney Sweeney ha lasciato gli studi di marketing quasi subito per buttarsi a capofitto nei provini e nelle telecamere, eppure—e qui sta il plot twist—ha costruito una vera strategia professionale. Altro che sogni campati in aria, qui si parla di business plan fatto e finito, roba da manuale. Ci sono ragazzi che collezionano libri sull’arte del successo, o che sognano manager e consulenti. Sydney Sweeney, invece, mentre i suoi coetanei archiviavano esami universitari, si creava da sola le basi del suo “imperio”. Chi la guarda pensa sempre: “Wow, talento naturale!” e stop. Però il punto è che dietro il suo viso d’angelo c’è un cervello che non si fa mai davvero scappare un’occasione. La laurea può aspettare, la visione a lungo termine no—e infatti, a giudicare dai risultati, il piano funziona. QUEL BUSINESS PLAN CHE HOLLYWOOD LE INVIDIA C’è una scena ricorrente nelle interviste: Sydney Sweeney racconta di aver scritto, a soli 14 anni, un business plan dettagliato per convincere i suoi genitori a lasciarle tentare la carriera a Los Angeles. Faceva paura come fosse tutto così preciso, numeri, tappe, obiettivi reali. Insomma, mica “faccio l’attrice da grande” detto a caso. Sydney Sweeney aveva già la tabella di marcia in testa. Parliamoci chiaro, quante persone a quell’età pensano già a cose tipo: * Decidere dove investire i risparmi per le prime audizioni * Prevedere—e magari anche scrivere!—che tipo di ruoli accettare o rifiutare * Costruire una propria brand identity da zero Ecco, Sydney Sweeney ha impostato tutto così, senza aspettare la classica “spintarella” esterna. Hollywood l’ha adottata perché si è presentata non solo come attrice, ma come vera imprenditrice di sé stessa. Certo, fa un po’ sorridere pensare che mentre qualcuno cerca tutorial per la visibilità online, lei aveva già pianificato i suoi punti di svolta. Insomma, story di svolte ne ha da vendere. DALLA SCRIVANIA AI SET: COME SI COSTRUISCE LA FORTUNA A VENT’ANNI Una delle cose che colpiscono di Sydney Sweeney al di là del business plan precoce è che – tolta la patina social – resta una ragazza concreta, magari pure un po’ timida a volte. Eppure, le sue scelte gridano coraggio e intuizione. Proviamo a vedere come ha trasformato un sogno in business: * Usa il marketing come chiave: ha studiato abbastanza da capire quanto contano narrazione ed esclusività, sia sui social che nella scelta dei ruoli * Valuta ogni proposta, piccola o grande, in base all’impatto sul proprio “marchio personale” * Sa che la formazione non va per forza di pari passo con la laurea: si aggiorna, si informa e si circonda di professionisti In fondo, non serve il diploma appeso se hai un piano che non crolla al primo colpo di vento. Basta guardare le sue strategie—dalle collaborazioni moda agli investimenti produttivi. Sui set lascia il segno anche come produttrice, mostrando che la vera differenza la fa chi sa gestirsi, non chi ha solo il talento in tasca. IL “PIANO SWEENEY” E LA LEZIONE DA IMPARARE Forse non tutti seguiranno la strada di Sydney Sweeney (e può anche far paura pensarci, no?), ma c’è una lezione giovane e controcorrente: avere talento non basta. Serve anche la capacità di posizionarsi nel mercato e di evolversi con una velocità che quasi stordisce. Saltare alcuni step “classici” non vuol dire bruciarsi le tappe, anzi. Il suo esempio insegna che costruirsi la strada non è roba da supereroi. Basta mettersi lì, tirare fuori coraggio e – con una buona dose di autoironia – pianificare che cosa si vuole diventare. Perché, laurea o no, la chiave è essere sempre un passo avanti. Sydney Sweeney l’ha dimostrato, carta e penna, ancora prima di recitare la prima battuta. Chissà, magari qualche altro giovane si metterà a scrivere il proprio business plan invece di “solo” sognare in grande. The post Il segreto di Sydney Sweeney? Non una laurea, ma un business plan perfetto (a soli 14 anni!) appeared first on The Wom.
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Lady Gaga ha un passato da attrice particolare, che in pochi conoscono
Lady Gaga ha iniziato la sua carriera come attrice in modo particolare, a New York: un passato intenso e sconosciuto che ha plasmato la sua arte in modo unico. Prima degli abiti iconici e degli Oscar, Lady Gaga era solo Stefani Germanotta: una ragazza di New York con una voce potente e il sogno di diventare attrice. Tra luci fioche e sedie sfondate, ha trovato sé stessa sul palco off-Broadway. Ed è proprio lì che è nata la vera Gaga, cruda, intensa, indimenticabile. LADY GAGA PRIMA DI ESSERE “LADY GAGA”: CHI ERA DAVVERO STEFANI GERMANOTTA? Prima di diventare il fenomeno globale che tutti conoscono, Lady Gaga aveva un nome normale e un sogno testardo fra le mani. Stefani Joanne Angelina Germanotta: suona quasi come una poesia folk, un nome intriso di New York, di notti troppo corte e palcoscenici minuscoli ma tremendamente veri. Niente lustrini, niente coreografie esasperate o Oscar in bacheca. Solo passione ruvida per il teatro e una gran voglia di lasciarsi sorprendere. New York l’ha cresciuta a suon di eccentricità e coraggio, ma è nell’ambiente off-Broadway che tutto ha avuto inizio. Praticamente una bottega creativa dove chi sta dietro le quinte sogna prima ancora che arrivino i riflettori. Cioè, immaginiamola: luci basse, sedie sfondate, profumo di polvere e speranza. E lei che ci si tuffa dentro, con una convinzione che spacca. Un passato fuori dalle cronache patinate, quasi underground, che pochi conoscono davvero. Eppure, è lì che la “Mother Monster” di oggi si è fatta le ossa, imparando a raccontare storie prima con la voce, poi con tutto il corpo. Gli inizi da attrice di Lady Gaga sono stati per lei fondamentali. IL TEATRO OFF-BROADWAY: DOVE NASCE LA VERA GAGA Non tutte le storie iniziano tra i lustrini di Las Vegas o sui red carpet di Los Angeles. Il teatro off-Broadway è un’altra cosa: più sporco, meno prevedibile, infinitamente più vero. E la Lady Gaga attrice, ai tempi ancora Stefani, era una delle tante che si aggirava tra speranze smisurate e pubblico disattento. Il bello dell’off, dicono, è che si sbaglia tanto e si impara ancora di più. Lady Gaga recitava, cantava, suonava, portava in scena ogni frammento impaziente del suo talento. Un percorso fatto di: * provini infiniti, spesso senza risposta * ruoli improbabili – tipo la ragazza stramba col pianoforte vintage, capito? * spettacoli con una decina di spettatori annoiati, di quelli che però ti aiuta a non mollare Eppure, proprio lì sotto le luci smorte dei piccoli teatri del Village, Gaga ha imparato a tenere il pubblico. A sentire le pause, a lanciare la voce come una corda che ti afferra. Quelle esperienze sarebbero poi esplose nel suo modo teatrale di stare in scena, nel modo animalesco in cui si prende il palco: anni dopo, chi l’avrebbe mai detto che quella ragazza un po’ goffa avrebbe avuto la stessa potenza di un uragano in gonna di carne? DALLA FATICA ALLE STELLE: CHE COSA LE HA LASCIATO QUEL PERIODO? Il passato teatrale di Lady Gaga non è solo un aneddoto da bio. È una chiave per capire perché, quando Gaga canta o recita, non lo fa mai a metà. Quell’energia quasi viscerale, quella tendenza a non stare mai ferma – neanche quando sarebbe più facile – affondano tutte in quegli anni di gavetta. Il teatro le ha lasciato: * la capacità di trasformarsi fino all’estremo, senza mai perdere la connessione con chi la guarda * un istinto magnetico per il racconto: la capacità di sentire il pubblico, fiutare l’emozione come fanno solo i grandi * una fame di autenticità che non si affievolisce mai, anche sotto quintali di trucco e concept Forse è per questo che anche quando gira un film da Oscar o si esibisce al Super Bowl, si sente un’eco sporca, ruvida, perfetta solo se guardata da vicino. Ogni posa esagerata, ogni sguardo diretto in camera, tutto sembra ancora un po’ fuori dagli schemi. E, diciamolo, pure il suo modo di “stare al mondo” – camaleontico e inarrestabile – sembra nascere proprio lì, tra platee piccole e poster incollati col nastro adesivo. PERCHÉ LA SUA STORIA AFFASCINA ANCORA OGGI? Lady Gaga non sarebbe Lady Gaga senza quelle serate da attrice off-Broadway, vissute come fosse l’ultimo giorno sulla terra. Il suo passato, così poco “pop-star” nei dettagli, sdogana il cliché del successo facile e mette al centro la fatica, il rischio, la capacità di prendersi sul serio prima ancora che qualcuno faccia il tifo. C’è qualcosa di tremendamente umano in tutto questo: ricorda che dietro i meme, gli abiti scandalosi o i record c’è una ragazza cresciuta tra palchi improvvisati e sogni grandi il doppio di lei. Piace perché, in fondo, tutti vorrebbero sapere che serve ben altro che fortuna per avere un posto sotto la luce dei riflettori. Ogni volta che Lady Gaga canta, piange o recita – anche in ruoli contorti come in “A Star is Born” o “House of Gucci” – c’è ancora quell’urgenza da teatro off-Broadway dentro di lei. Ed è proprio grazie a quel passato quasi segreto che la sua arte, oggi come allora, lascia sempre il segno. The post Lady Gaga ha un passato da attrice particolare, che in pochi conoscono appeared first on The Wom.
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Billie Eilish indossa abiti oversize… per un motivo molto personale. Ecco quale
Billie Eilish e i suoi look oversize: non solo moda, ma una scelta potente per proteggersi, esprimersi e riscrivere le regole dello stile pop. Dimentica la solita fashion icon: Billie Eilish ha trasformato gli abiti oversize in una vera e propria armatura. Dietro quei capi enormi c’è un messaggio forte, intimo, potente. Una ribellione silenziosa contro giudizi, pressioni e cliché. E sì, è tutto tranne che solo moda. BILLIE EILISH E LO STILE OVERSIZE: UNA SCELTA CHE VA OLTRE LA MODA Quando si pensa a Billie Eilish, la mente corre subito ai suoi abiti larghi, sgargianti, sopra le righe. Giacche che sembrano rubate dall’armadio di un rapper anni ‘90, pantaloni che sembrano due vele aperte dal vento, felpe che la fanno sembrare quasi minuscola. Ma attenzione: non è solo una questione di stile, non è quella classica mossa da fashion icon che segue la tendenza e vuole essere cool a tutti i costi. Dietro quei vestiti enormi, c’è un motivo che va dritto al cuore. Billie Eilish, infatti, ha voluto costruirsi una corazza visibile: con i suoi abiti oversize, si protegge dai giudizi, dagli sguardi continui, dalle voci che spesso si fanno troppo invadenti quando sei sotto ai riflettori. Questo look gigantesco è diventato una specie di armatura, un modo per prendere spazio senza dover spiegare niente a nessuno, per essere libera senza sentirsi osservata centimetro per centimetro dagli haters del web o dai paparazzi in cerca del dettaglio che fa scandalo. IL MESSAGGIO NASCOSTO DIETRO OGNI OUTFIT Non è la solita storia del “ho il mio stile e me ne vanto”. Billie Eilish usa la moda in modo completamente diverso, come se ogni suo look dicesse: “Guardate l’arte, non il corpo”. Una scelta quasi rivoluzionaria in un mondo che spinge sempre sul mostrare, sul mettere tutto in vetrina, sulla pelle che deve brillare a tutti i costi. Ci sono almeno due messaggi forti che mandano gli abiti di Billie Eilish: * Nessuno ha il diritto di commentare il corpo di qualcun altro, soprattutto dietro uno schermo. * La vera libertà sta nel potersi esprimere come e quando si vuole, senza dover rientrare per forza in uno stampino. In più, la cantante ha raccontato di avere vissuto giornate nere a causa dei commenti sulla sua fisicità, soprattutto quando era ancora giovanissima. E in quel momento, affidarsi a cappotti e tute extralarge è stato molto più di una scelta estetica: è stato un grido silenzioso per farsi rispettare. Mica poco, considerando quanta pressione c’è addosso alle giovani donne di oggi. LA RIVOLUZIONE DEL BODY POSITIVITY SECONDO BILLIE EILISH Mentre tante celebrità parlano di accettazione, Billie Eilish la mette in pratica in modo spiazzante, usando la moda e gli abiti come scudo e come megafono. Con i suoi outfit, finalmente si apre uno spazio nuovo nella cultura pop: quello dell’imperfezione sbandierata. Non c’è nulla di performance, niente pancino in vista perché “va di moda”, solo un’enorme voglia di sentirsi bene con sé stessi. Ecco cosa porta con sé la rivoluzione di Billie Eilish: * Mille foto in tuta e maglione XXL e nessuna pretesa di essere “la più bella della festa” * Un rapporto col corpo più simile all’autodifesa che alla provocazione * La libertà di cambiare outfit quando e come le pare, senza dover dare spiegazioni Non c’è moralismo nei suoi gesti, solo il desiderio di essere lasciata in pace. E, d’altronde, chi non si è mai sentito giudicato almeno una volta per come si veste o per come appare, magari proprio nel periodo più complicato della crescita? QUANDO LA MODA DIVENTA UN MODO DI GRIDARE “BASTA!” Ciò che rende Billie Eilish diversa dalle altre popstar è proprio questa coerenza nella sua ribellione: un modo di vestirsi che diventa dichiarazione di guerra a chi vuole imporre regole inutili. Ogni suo look sfugge agli standard, scardina le “regole” non scritte dei red carpet, fa sembrare qualunque outfit super costruito… una maschera senza anima. Capita spesso che qualcuno si chieda se, prima o poi, Billie Eilish cambierà registro e comincerà a mostrare di più. Ma sarebbe un po’ come aspettarsi di vedere delle rose crescere sul cemento: non avrebbe senso, perché la sua autenticità è tutto quello che serve. E davvero, dietro quelle felpe giganti c’è un mondo. Un mondo fatto di paure trasformate in forza, di libertà conquistata a colpi di stile, di un modo diverso di stare al mondo con leggerezza e senza paura. C’è chi dice che sono solo vestiti, ma sotto quei capi ci sono storie che parlano, ferite che si trasformano in audacia. Billie Eilish lo sa, e intanto insegna a tutti che la vera tendenza è, da sempre, restare se stessa. The post Billie Eilish indossa abiti oversize… per un motivo molto personale. Ecco quale appeared first on The Wom.
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Billie Eilish
Laurearsi ad Harvard mentre sei sul set di Star Wars? Natalie Portman l’ha fatto davvero
Natalie Portman si è laureata ad Harvard mentre girava Star Wars: tra Padmé e psicologia, ecco la vera eroina multitasking di Hollywood. Altro che diva distratta! Natalie Portman ha frequentato e si è laureata ad Harvard mentre indossava i panni di Padmé Amidala in Star Wars. Psicologia di giorno, galassie lontane di notte: il suo mix di cervello e talento è la prova che si può brillare su più fronti senza perdere un colpo. NATALIE PORTMAN: TALENTO INDISCUTIBILE (E CERVELLO SOPRA LA MEDIA) C’è chi pensa che le star del cinema vivano solo di riflettori, party e copioni da imparare a memoria. Poi c’è Natalie Portman, che con disinvoltura si è trovata a calarsi nei panni di una regina galattica e contemporaneamente a districarsi tra le aule di una tra le università più prestigiose al mondo (e laurearsi!). Sì, perché mentre tutti la ammiravano in Star Wars nei panni di Padmé Amidala, Natalie stava pure sudando su libri di chimica e psicologia ad Harvard. Insomma, altro che la “classica attrice hollywoodiana”. Il suo percorso sembra la trama di una serie TV a metà tra il fantasy e il college drama. Mentre sullo schermo affrontava senatori corrotti e guerrieri jedi, fuori dal set combatteva con esami e lezioni universitarie. Chi avrebbe il coraggio di sostenere un esame dopo una giornata passata sotto le luci dei set Disney? Natalie sì, senza battere ciglio. DUE MONDI PARALLELI: HARVARD DI GIORNO, STAR WARS DI NOTTE (O VICEVERSA) Non è solo una questione di talento: quella di Natalie Portman è una vera e propria doppia vita. Mentre girava alcuni dei film più attesi della storia recente, lei: * Si trascinava tra biblioteche e letture notturne. * Sostenva esami tosti, tipo il laborioso corso di neuropsicologia. * Collaborava con ricercatori e professori, senza mai chiedere trattamenti di favore. Quello che sorprende è la naturalezza con cui è passata dalla sala cinematografica all’aula universitaria, senza perdere un colpo né davanti alla macchina da presa, né davanti ai docenti di Harvard. Ma non serve essere fan di Star Wars per provare una punta di sana invidia: quanti avrebbero retto questo ritmo senza naufragare tra ansia, stanchezza e incertezza? UNA LAUREA CHE NON È SOLO UNA MEDAGLIA (MA QUASI UN SUPERPOTERE) La sua laurea in psicologia non è solo una curiosità da inserire nei quiz sulle celebrity. Dietro c’è la dimostrazione che quella ragazza minuta, dall’aria eterea e dallo sguardo magnetico, non voleva essere etichettata come “solo” attrice. Anzi, Natalie Portman ha sempre ribadito che studiare (e quindi laureansi) le serve per capire il mondo – e i personaggi che interpreta. Dettaglio da non sottovalutare: nel curriculum c’è pure una pubblicazione scientifica. Un articolo, vero, in una rivista di psicologia. E no, niente agevolazioni. Ad Harvard Natalie è stata una studentessa come tutte le altre: universitaria by day, attrice internazionale by night – o il contrario, dipendeva dalle riprese. LEGGI ANCHE – Lo sapevi che Anya Taylor-Joy ha imparato a giocare davvero a scacchi per “La Regina degli Scacchi”? NON SOLO PADMÉ: L’ESEMPIO DI NATALIE PORTMAN È UN’ISPIRAZIONE FUORI DAI CLICHÉ Alla fine, la storia di Natalie Portman manda all’aria parecchi stereotipi sulle star. Non solo ha dimostrato che studio e successo non si escludono a vicenda, ma che l’impegno paga sempre, sia che si tratti di una scena di duello con la spada laser, sia davanti a un esame universitario. Non è solo una questione di essere multitasking. Si parla proprio di avere voglia di superare i propri limiti. Natalie Portman, con la sua laurea ottenuta mentre girava una delle saghe più iconiche della storia del cinema, insegna che non serve scegliere per forza tra sogni diversi: a volte si possono inseguire entrambi, anche quando sembrano venirsi contro. E magari, da adulti, raccontarlo senza nemmeno sembrare troppo fighi. The post Laurearsi ad Harvard mentre sei sul set di Star Wars? Natalie Portman l’ha fatto davvero appeared first on The Wom.
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SZA ha scelto biologia all’università… per un motivo assurdo!
SZA si è iscritta a biologia per colpa… dei documentari. Una scelta casuale diventata il primo passo verso il successo musicale globale. Prima di scalare le classifiche, SZA sognava… salmoni e mitocondri! Sì, la star dell’R&B si è iscritta a biologia solo perché adorava i documentari. Una scelta nata per caso, che racconta quanto la curiosità possa diventare il primo passo verso qualcosa di straordinario. SZA E QUELLA SCELTA UNIVERSITARIA (UN PO’ A CASO) Va bene, nessuno se lo immaginerebbe: SZA, regina delle classifiche, voce magnetica e anima contorta del nuovo R&B, all’università aveva puntato su biologia. Sì, biologia: proprio quella materia sinonimo di laboratori all’odore di formalina e quaderni pieni di disegni storti di mitocondri. Ma il motivo dietro questa scelta? Zero piani precisi per il futuro, nessuno stratega della carriera: semplicemente una cotta spudorata per i documentari — quelli da tardo pomeriggio, quando il mondo si spegneva e il suono di voci calme che sussurrano storie di zoologia sembrava meglio di qualunque playlist. E sembra quasi una scena da film indie: la ragazza che si sdraia sul tappeto, occhi incollati allo schermo, ipnotizzata più dal viaggio dei salmoni che dai videoclip. Quel modo di imparare guardando la natura, un po’ sognante e un po’ “basta che funzioni”, ha spinto SZA verso il campus universitario, armata di sogni e curiosità. LEGGI ANCHE – Le playlist per fare sesso che ogni ragazza dovrebbe avere DAI LABORATORI AL MICROFONO: LA SVOLTA CHE NON TI ASPETTI A pensarci, è quasi comica la traiettoria: SZA è passata da studentessa di biologia a diva internazionale. Ma i veri talenti spesso nascono fuori dal percorso segnato, per caso. Secondo le interviste raccolte nel tempo, SZA non era la classica secchiona da primo banco. Anzi, alla fine la passione per la musica era lì, che gironzolava tra il taccuino degli appunti e le playlist sulle cuffie, pronta a rubarsi la scena come il protagonista sfacciato di una serie tv. È incredibile come una passione collaterale possa cambiare le carte in tavola: * L’università era il porto sicuro, ma presto si è trasformato in un moltiplicatore di ribellione creativa. * Un documentario tirava l’altro, finché la curiosità per la biologia si è mescolata al desiderio di scrivere e sperimentare. * Poi, quando la musica ha chiamato, SZA ha mollato il laboratorio: niente più camici, ma microfono e note sparse ovunque. In fondo, la vera lezione è che non serve sempre una vocazione epica. Spesso, serve solo la voglia di scoprire cosa succede se si dice di sì a qualcosa che affascina. Anche a caso, anche solo perché un narratore racconta la migrazione delle formiche. L’EFFETTO OUTSIDER: SZA TRA UNICORNI E UNIVERSITÀ C’è qualcosa di unico in chi sceglie “stranamente”. SZA avrebbe potuto essere un’altra ragazza destinata a finire nel grande calderone dei “non lo so cosa voglio fare da grande”, invece quella sua fascinazione per il mondo selvatico e vivo fuori dalla finestra le ha regalato un carattere tutt’altro che banale. Pensarci fa sorridere: quante altre stelle della musica hanno davvero sbattuto contro l’università? In un mondo in cui il percorso classico sembra una strada asfaltata e dritta, SZA si è presa una deviazione con la biologia, tipo “giro turistico” nelle proprie passioni. Un po’ come chi legge di draghi e poi scopre che preferisce dipingerli invece che studiarli. Nella sua biografia restano tracce di questo approccio: * Non sentirsi incatenati a un ruolo. * Pensare fuori dagli schemi anche quando nessuno se lo aspetta da te. * Saper cambiare direzione come una viaggiatrice che usa la curiosità come bussola. E ora eccola lì, a dominare le chart mondiali — restando sempre quella ragazza curiosa che si perdeva nei documentari. COSA INSEGNA LA STORIA DI SZA: LA BELLEZZA DELLA CURIOSITÀ SZA ha dimostrato che la curiosità è l’ingrediente segreto in ogni ricetta di successo, anche quelle che partono con gli ingredienti “sbagliati”. Non è una favola: è la realtà di chi si lascia trascinare dalle passioni, senza mai sapere dove porteranno davvero. La sua scelta racconta, tra le righe, qualcosa di universale: * Non serve sempre avere un piano dettagliato. * Vale la pena esplorare, anche se non sembra il sentiero giusto per tutti. * L’importante è non spegnere mai la sete di imparare — che sia per le cellule o le melodie. Forse, la prossima volta che parte un documentario in tv qualcuno lo guarderà con occhi diversi, chiedendosi dove lo porterà quella piccola scintilla di interesse. Perché a volte basta solo accendere una curiosità, e il futuro si costruisce un po’ alla volta, tra errori, deviazioni e un sacco di sorprese. The post SZA ha scelto biologia all’università… per un motivo assurdo! appeared first on The Wom.
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sza