SZA ha scelto biologia all’università… per un motivo assurdo!

- The Wom - Tuesday, September 2, 2025
SZA si è iscritta a biologia per colpa… dei documentari. Una scelta casuale diventata il primo passo verso il successo musicale globale.

Prima di scalare le classifiche, SZA sognava… salmoni e mitocondri! Sì, la star dell’R&B si è iscritta a biologia solo perché adorava i documentari. Una scelta nata per caso, che racconta quanto la curiosità possa diventare il primo passo verso qualcosa di straordinario.

SZA e quella scelta universitaria (un po’ a caso)

Va bene, nessuno se lo immaginerebbe: SZA, regina delle classifiche, voce magnetica e anima contorta del nuovo R&B, all’università aveva puntato su biologia. Sì, biologia: proprio quella materia sinonimo di laboratori all’odore di formalina e quaderni pieni di disegni storti di mitocondri. Ma il motivo dietro questa scelta? Zero piani precisi per il futuro, nessuno stratega della carriera: semplicemente una cotta spudorata per i documentari — quelli da tardo pomeriggio, quando il mondo si spegneva e il suono di voci calme che sussurrano storie di zoologia sembrava meglio di qualunque playlist.

E sembra quasi una scena da film indie: la ragazza che si sdraia sul tappeto, occhi incollati allo schermo, ipnotizzata più dal viaggio dei salmoni che dai videoclip. Quel modo di imparare guardando la natura, un po’ sognante e un po’ “basta che funzioni”, ha spinto SZA verso il campus universitario, armata di sogni e curiosità.

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Dai laboratori al microfono: la svolta che non ti aspetti

A pensarci, è quasi comica la traiettoria: SZA è passata da studentessa di biologia a diva internazionale. Ma i veri talenti spesso nascono fuori dal percorso segnato, per caso. Secondo le interviste raccolte nel tempo, SZA non era la classica secchiona da primo banco. Anzi, alla fine la passione per la musica era lì, che gironzolava tra il taccuino degli appunti e le playlist sulle cuffie, pronta a rubarsi la scena come il protagonista sfacciato di una serie tv.

È incredibile come una passione collaterale possa cambiare le carte in tavola:

  • L’università era il porto sicuro, ma presto si è trasformato in un moltiplicatore di ribellione creativa.
  • Un documentario tirava l’altro, finché la curiosità per la biologia si è mescolata al desiderio di scrivere e sperimentare.
  • Poi, quando la musica ha chiamato, SZA ha mollato il laboratorio: niente più camici, ma microfono e note sparse ovunque.

In fondo, la vera lezione è che non serve sempre una vocazione epica. Spesso, serve solo la voglia di scoprire cosa succede se si dice di sì a qualcosa che affascina. Anche a caso, anche solo perché un narratore racconta la migrazione delle formiche.

L’effetto outsider: SZA tra unicorni e università

C’è qualcosa di unico in chi sceglie “stranamente”. SZA avrebbe potuto essere un’altra ragazza destinata a finire nel grande calderone dei “non lo so cosa voglio fare da grande”, invece quella sua fascinazione per il mondo selvatico e vivo fuori dalla finestra le ha regalato un carattere tutt’altro che banale.

Pensarci fa sorridere: quante altre stelle della musica hanno davvero sbattuto contro l’università? In un mondo in cui il percorso classico sembra una strada asfaltata e dritta, SZA si è presa una deviazione con la biologia, tipo “giro turistico” nelle proprie passioni. Un po’ come chi legge di draghi e poi scopre che preferisce dipingerli invece che studiarli.

Nella sua biografia restano tracce di questo approccio:

  • Non sentirsi incatenati a un ruolo.
  • Pensare fuori dagli schemi anche quando nessuno se lo aspetta da te.
  • Saper cambiare direzione come una viaggiatrice che usa la curiosità come bussola.

E ora eccola lì, a dominare le chart mondiali — restando sempre quella ragazza curiosa che si perdeva nei documentari.

Cosa insegna la storia di SZA: la bellezza della curiosità

SZA ha dimostrato che la curiosità è l’ingrediente segreto in ogni ricetta di successo, anche quelle che partono con gli ingredienti “sbagliati”. Non è una favola: è la realtà di chi si lascia trascinare dalle passioni, senza mai sapere dove porteranno davvero.

La sua scelta racconta, tra le righe, qualcosa di universale:

  • Non serve sempre avere un piano dettagliato.
  • Vale la pena esplorare, anche se non sembra il sentiero giusto per tutti.
  • L’importante è non spegnere mai la sete di imparare — che sia per le cellule o le melodie.

Forse, la prossima volta che parte un documentario in tv qualcuno lo guarderà con occhi diversi, chiedendosi dove lo porterà quella piccola scintilla di interesse. Perché a volte basta solo accendere una curiosità, e il futuro si costruisce un po’ alla volta, tra errori, deviazioni e un sacco di sorprese.

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