Il parlamento ungherese ha votato un emendamento che vieterà la marcia del
Pride. È l’ennesimo attacco alla comunità LGBTQ+ nel Paese, oltre che alla
libertà di protesta, che riflette un clima sempre più difficile per i diritti
arcobaleno in Europa
Con 136 voti a favore e 27 contro, il parlamento ungherese ha approvato una
legge che introdurrà in Ungheria il divieto dei Pride, le manifestazioni per
l’orgoglio LGBTQ+. Si tratta soltanto dell’ultima iniziativa del governo di
Orbán contro la comunità arcobaleno, dopo che nel 2021 approvò una legge contro
“la propaganda gay” nei confronti dei minori, simile a quella già in vigore in
Russia da oltre dieci anni. Anche in questo caso il divieto della parata è stato
giustificato come una forma di protezione verso i bambini, in quanto
promuoverebbe l’omosessualità e la transizione di genere. Secondo la legge,
possono tenersi soltanto manifestazioni che “rispettino il diritto dei bambini a
un corretto sviluppo fisico, mentale e morale”.
Proteste a Budapest, 18 marzo
GLI ATTACCHI DELL’UNGHERIA CONTRO LA COMUNITÀ LGBTQ+
La stretta sui Pride in Ungheria è stata inserita come emendamento alla legge
sul diritto di assemblea e prevede multe contro chi li organizza o li promuove.
Inoltre il governo ha annunciato che verranno utilizzati software di
riconoscimento facciale per identificare i partecipanti, imponendo uno stretto
controllo nei confronti degli attivisti per i diritti civili. Come hanno
ricordato gli organizzatori del Pride di Budapest, riecheggiando l’opinione
della portavoce della Commissione europea Eva Hrncirova, si tratta di una messa
in discussione della libertà di manifestazione che non riguarda soltanto la
comunità LGBTQ+, ma il diritto di tutti a manifestare. La Commissione nel
frattempo ha bloccato alcuni dei fondi europei destinati all’Ungheria, la cui
erogazione prevede il rispetto dei diritti fondamentali dell’Unione.
Il Paese era già stato multato nel 2023, proprio a causa della legge sulla
propaganda gay che, secondo un rapporto di Amnesty International, ha “creato un
nugolo di paura, ha limitato l’accesso all’informazione, soprattutto ai danni
dei giovani [e ha] contribuito a rafforzare stereotipi negativi e attitudini
discriminatorie”. La legge ha portato anche diversi casi di censura:
> nel 2023, una catena di librerie era stata multata e costretta a coprire le
> copertine di libri a tematica gay, anche per adulti
Da anni il partito di estrema destra Fidesz è impegnato nel combattere contro i
diritti LGBTQ+: nel 2012 ha modificato la Costituzione per definire il
matrimonio soltanto come un’unione fra un uomo e una donna e nel 2020 ha
approvato una legge che impedisce di cambiare il genere sui documenti. Nello
stesso anno, l’Ungheria non ha ratificato la Convenzione di Istanbul contro la
violenza sulle donne perché contiene la parola “genere” e, a detta degli
esponenti di governo, promuoverebbe l’inesistente “ideologia gender”.
Proteste a Budapest
I DIRITTI LGBTQ+ IN BILICO NELL’UNIONE EUROPEA
Secondo il presidente ungherese Orbán, l’Unione Europea infatti vorrebbe imporre
un’agenda omosessualista agli stati membri, in spregio dei “valori
tradizionali”. La società ungherese è ancora piuttosto ostile alle persone
LGBTQ+, con solo il 36% dei cittadini che ne sostiene i diritti civili e
politici. Anche l’ampia maggioranza del voto del 18 marzo e ancor più quella
sulla legge contro la propaganda gay, che aveva visto un solo voto contrario, lo
dimostra. Secondo il Rainbow Index di ILGA, la rete europea delle associazioni
arcobaleno,
> l’Ungheria è tra gli ultimi posti della classifica dei Paesi dell’Ue per
> protezione dei diritti della comunità LGBTQ+. L’Italia, se possibile, è ancora
> peggio, trovandosi al trentacinquesimo posto
Per la FRA, l’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali, i diritti
delle persone gay, lesbiche e trans e intersex nel nostro continente si trovano
a un crocevia: da un lato, vengono approvate nuove leggi e regolamenti che li
tutelano e sempre più persone vivono apertamente il proprio orientamento o la
propria identità sessuale, ma dall’altro i membri di questa comunità stanno
sperimentando picchi di violenza e bullismo. Questo clima ha un impatto negativo
soprattutto per le persone transgender, che sono al centro di numerosi attacchi
anche da parte della classe politica e dell’opinione pubblica e che negli Stati
Uniti – fino a poco tempo fa considerati all’avanguardia su questo fronte –
stanno subendo una vera e propria cancellazione. Non solo ogni giorno vengono
approvate norme che ne limitano diritti e autodeterminazione, ma per le persone
trans sta diventando sempre più difficile viaggiare, curarsi, lavorare e
condurre una vita normale.
> Il Pride non è una semplice manifestazione di protesta, ma un’occasione per
> ribadire che le persone LGBTQ+ esistono, e non c’è legge o governo che possa
> cancellarle o eliminarle
Vietando il Pride, Orbán pensa di poterle nascondere come le copertine dei libri
censurati nelle librerie di Budapest. Il problema è che il libro continua a
esserci, anche quando viene nascosto dalla vista: gli organizzatori della marcia
hanno annunciato che sono pronti a sfidare la legge. Con l’augurio che tutta la
società europea li sostenga.
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Europa appeared first on The Wom.