Tag - News

Milano dedica un largo a Dario Fo: la targa vicino alla Statale e l’impegno sulla Palazzina Liberty
Un largo di Milano porta ora il nome di Dario Fo, a pochi passi dalla Statale. La cerimonia, a dieci anni dalla morte, è stata anche teatro e ha riacceso l’attenzione sulla Palazzina Liberty. A Milano c’è un nuovo luogo che porta il nome di Dario Fo. Il Comune ha intitolato un largo a due passi dall’Università Statale, dove l’artista mise in scena per la prima volta Mistero Buffo, con una cerimonia arrivata a dieci anni esatti dalla sua morte. Sulla targa si legge una definizione essenziale: attore, drammaturgo e premio Nobel per la Letteratura. Una sintesi che, secondo il sindaco Giuseppe Sala, rischia di stare stretta a una figura come Fo. “Trovare qualche definizione per lui sarebbe parziale e banale – ha spiegato -. Rinuncio a definire l’arte di questo genio che la nostra città ha potuto godere per tanto tempo”. UNA CERIMONIA CHE DIVENTA ANCHE TEATRO L’intitolazione, dedicata anche alla compagna nella vita e nell’arte Franca Rame, ha preso la forma di un momento pubblico dove la memoria si è intrecciata allo spettacolo. Lodo Guenzi ha recitato un brano da Morte accidentale di un anarchico, che ha reinterpretato a teatro. Un passaggio da Mistero Buffo è stato invece interpretato dall’attrice Marina De Juli, allieva di Dario e Franca, che porta avanti oggi la loro tradizione teatrale. Attorno, molte persone e volti noti: tra gli altri Lella Costa e Gad Lerner. Alla cerimonia non sono mancate anche Silvia e Claudia, le figlie di Giuseppe Pinelli, mentre il ricordo familiare è arrivato dalle parole di Mattea Fo, nipote di Dario e Franca e presidente della fondazione a loro dedicata. “Dieci anni fa pioveva e oggi splende il sole”, ha evidenziato. LA PALAZZINA LIBERTY E L’ATTESA DI UN PROGETTO Mattea Fo, che in passato aveva polemizzato con il Comune sostenendo che non fosse stato fatto abbastanza per ricordare il nonno dopo dieci anni, oggi guarda soprattutto a uno spazio simbolico: la Palazzina Liberty. La sua richiesta è che “il Comune riapra la palazzina Liberty intitolata a Dario Fo e Franca Rame e che faccia un progetto concreto su quello spazio, che confidiamo diventi veramente un luogo per la memoria e la valorizzazione del loro teatro, dando tanto spazio ai giovani”. Un primo impegno è arrivato dall’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, che ha anticipato la riapertura e un’iniziativa legata al ricordo dell’artista: la palazzina “alla fine dell’anno sarà protagonista di un ricordo di Dario Fo. Organizzeremo qualcosa di speciale con la fondazione – ha detto -. L’abbiamo restaurata, è stato un restauro complicato, ma il piano terra ora è pronto ad ospitare il teatro e la parola nel segno di quello che è stato Dario Fo”. The post Milano dedica un largo a Dario Fo: la targa vicino alla Statale e l’impegno sulla Palazzina Liberty appeared first on The Wom.
News
Chris Pratt e Papa Leone XIV: il documentario nei sotterranei di San Pietro e l’uscita a febbraio 2027
Un viaggio nei luoghi più nascosti sotto la Basilica di San Pietro, tra scavi, iscrizioni e devozione. Nel documentario Pétros Ení la guida è affidata a Chris Pratt, con la presenza di Papa Leone XIV nelle sequenze finali. Nel nuovo documentario Pétros Ení – Discovering the Origins, una guida d’eccezione accompagna il pubblico sotto la Basilica di San Pietro: sono Chris Pratt e Papa Leone XIV a condurre, tra storia e devozione, un viaggio nei luoghi legati alla tomba dell’apostolo Pietro. Il film sarà presentato domani alla Festa del Cinema di Roma e ricostruisce le vicende, le scoperte archeologiche e il culto che ruotano attorno alla sepoltura di Pietro nel cuore del Vaticano, con un racconto che si muove tra passato e presente. UN ANNIVERSARIO CHE DIVENTA RACCONTO Il documentario celebra i 400 anni della consacrazione dell’attuale Basilica, avvenuta il 18 novembre 1626. Nel trailer diffuso da Variety, questo anniversario diventa lo spunto per entrare nei sotterranei di uno dei luoghi più sacri della cristianità, attraverso immagini e testimonianze descritte come raramente accessibili al grande pubblico. La regia è affidata alla regista spagnola Paula Ortiz, mentre la sceneggiatura porta la firma di Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani. La narrazione alterna ricostruzione e materiali che accompagnano lo spettatore nella stratificazione di secoli di storia. CHRIS PRATT NEI PANNI DELL’ESPLORATORE A fare da guida è l’ex di Jurassic World, un attore che, sottolinea il film, non ha mai nascosto la propria fede cristiana. Per l’occasione Pratt veste i panni dell’esploratore della storia, seguendo il filo che dalla sepoltura dell’apostolo porta alla nascita della prima grande basilica costantiniana del IV secolo. Il documentario ripercorre anche gli scavi che nel corso del Novecento hanno riportato alla luce l’antica necropoli sotto la basilica. Al centro c’è un’iscrizione rinvenuta nei pressi del luogo tradizionalmente identificato con la tomba dell’apostolo, richiamata dal titolo Pétros Ení, in greco “Pietro è qui”. IL PAPA NELLE SEQUENZE FINALI E L’USCITA AL CINEMA Papa Leone XIV compare nelle sequenze finali, dove riflette sulla figura di Pietro e sul significato della sua tomba per la Chiesa e per i fedeli di tutto il mondo. Pratt, citato nel lancio, commenta: “È stato un onore incredibile collaborare con lui e con il Vaticano a questo progetto”. Pétros Ení è prodotto da AF Films, guidata da Frank Ariza e Manu Vega, insieme a Vatican Media e alla Fabbrica di San Pietro. Dopo l’anteprima di domani, il documentario arriverà nei cinema internazionali a partire dal febbraio 2027, nelle prime settimane di Quaresima. The post Chris Pratt e Papa Leone XIV: il documentario nei sotterranei di San Pietro e l’uscita a febbraio 2027 appeared first on The Wom.
News
Apre la mostra “Aura” a Roma: gli abiti di Valentino dialogano con i dipinti di Ewa Juszkiewicz
A Roma la mostra Aura mette in dialogo gli abiti d’archivio di Valentino Garavani con i ritratti metamorfici di Ewa Juszkiewicz. Un percorso sul confine tra familiare e immaginazione, tra bellezza svelata e bellezza nascosta. Negli spazi di PM23, a piazza Mignanelli, la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti apre un nuovo capitolo espositivo: Aura. L’idea, come racconta Giancarlo Giammetti durante l’inaugurazione, nasce da un dialogo serrato tra domande e risposte che, letteralmente, “stanno” nelle opere: i quadri e gli abiti parlano di bellezza e del suo significato, tra ciò che resta nascosto e ciò che viene svelato. Al centro della mostra ci sono 38 abiti d’archivio di Valentino Garavani che incontrano la pittura di Ewa Juszkiewicz, giovane artista polacca. I suoi grandi oli su tela raffigurano dame e donne in abiti rinascimentali dai colori accesi, ma con un dettaglio che spiazza: il volto spesso scompare, coperto da tessuti attorcigliati come turbanti, oppure “trasformato” in fruttiere e vasi di piante, in un effetto che nel testo viene definito quasi arcimboldesco. IL VOLTO NASCOSTO COME IDEA DI LIBERTÀ Juszkiewicz spiega il senso di questa scelta con parole precise: “Nascondere il volto” diventa una metafora di libertà. Per l’artista significa annullare l’individualismo e spezzare una tradizione, anche nel vestire, perché le donne dipinte portano abiti antichi nella foggia, ma moderni nello spirito, colorati ed energetici, in stoffe morbide, senza costrizioni di corsetti o altro. In questa visione, la copertura del volto è anche un modo per sottrarre le figure a un tempo definito: con i tratti somatici non visibili, quelle donne diventano “eterne”, non legate a un momento preciso. Juszkiewicz lega apertamente questo concetto alla moda, definendo “eterna la moda di Valentino”. QUANDO IL FAMILIARE CAMBIA FORMA Aura evoca quel confine in cui qualcosa rimane riconoscibile e, nello stesso tempo, cambia aspetto: lo spazio resta sospeso tra realtà e immaginazione e la trasformazione diventa un nuovo modo di guardare. Nel linguaggio creativo di Valentino Garavani la figura femminile è centrale: colore, materiali, volumi e movimenti servono a esaltare la silhouette, con l’intento di valorizzare la presenza e lasciare emergere la bellezza di ognuna. Nei dipinti di Ewa Juszkiewicz, invece, il ritratto attraversa una vera metamorfosi: attingendo alla tradizione europea del ritratto femminile, l’artista trasforma i volti in configurazioni di capelli, tessuti, fiori e altre forme organiche, ridefinendo i codici del ritratto e aprendo l’immagine a interpretazioni diverse. Il punto d’incontro, qui, sta nel modo in cui richiami storici ed elementi familiari assumono significati inediti, entrando in nuovi linguaggi visivi. La mostra riunisce 26 dipinti di Juszkiewicz e una selezione dall’archivio della Maison Valentino, costruendo connessioni tra moda e pittura attraverso materia, colore, forma e trasformazione. IL ROSSO VALENTINO IN UN NUOVO RITRATTO Per Aura, Juszkiewicz ha realizzato anche un’opera specifica, “A Portrait in Valentino Red”, presentata per la prima volta in mostra. Il dipinto trae ispirazione da un abito della collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2007-08 di Valentino, nel simbolico rosso della maison. Nella tela, un’elaborata composizione di tessuto rosso, impreziosita da un motivo a foglia di palma, avvolge il volto evocando una rosa, un fiocco e una forma organica in crescita. Il risultato riprende il vocabolario visivo dell’abito e crea una tensione tra ritratto, tessuto e ornamento. La mostra, patrocinata dal Municipio I Roma Centro, sarà aperta al pubblico dal 18 ottobre al 21 febbraio 2027. E per Giammetti il senso resta quello dichiarato: esplorare come moda e arte possano trasformare lo sguardo sulla bellezza, invitando a superare ciò che è familiare per scoprire nuove prospettive. The post Apre la mostra “Aura” a Roma: gli abiti di Valentino dialogano con i dipinti di Ewa Juszkiewicz appeared first on The Wom.
News
Pif e Il Ministero dell’Amore: dal 18 dicembre su Prime Video e la politica che entra nella commedia
Una commedia che parte dall’amore e finisce per parlare anche di politica. Presentato alla Festa di Roma, Il Ministero dell’Amore immagina un cronista guidato da un “governo” nella sua testa. In conferenza stampa, Pif, Guzzanti e Sermonti hanno commentato anche il tema del senso delle istituzioni. Una commedia che gioca con la politica, ma parte da un terreno decisamente più intimo: Il Ministero dell’Amore, nuovo film Prime Original scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, è stato presentato alla Festa di Roma (Grand Public) e, tra risate e situazioni surreali, ha finito per accendere anche un confronto sull’attualità. Il protagonista è Aldo (Pif), un cronista parlamentare d’assalto che segue la politica romana con microfono e telecamera. Solo che, nel suo mondo interiore, Aldo convive con un vero e proprio “Governo” personale che lo guida e lo giudica: ogni gesto diventa una questione di Stato, da discutere e deliberare come se fosse un passaggio parlamentare. LA TRAMA: QUANDO L’AMORE DIVENTA UNA CRISI DI GOVERNO A gestire questo singolare Consiglio dei Ministri c’è Corrado Guzzanti, mentre il “dicastero dell’amore” è affidato a Pietro Sermonti. La miccia della storia scatta quando la relazione di Aldo con l’adorata Claudia (Alessandra Mastronardi) comincia a vacillare: a quel punto, il “Governo Aldo” precipita nella sua crisi più grande. In conferenza stampa, Pif ha raccontato il suo legame personale con l’idea del film: “Prima di essere venuto a conoscenza di questa storia confesso che ho davvero un’opposizione dentro di me. Un esempio: cancello un’app e un’opposizione interna mi dice: “No, non dovevi farlo”. Certo ci sono quelli che si sentono più sicuri, quelli che hanno sempre la maggioranza assoluta e a cui non cade mai il governo, ma non è il mio caso”. DAL SET AL PRESENTE: LE RIFLESSIONI IN CONFERENZA STAMPA Il discorso si è spostato anche sulla difficoltà di fare satira politica oggi. Ancora Pif: “Ora dico una cosa davvero forte: pensando all’oggi, anche Berlusconi rispetto a Trump, sarà per una questione generazionale, aveva molto più senso delle istituzioni. Anche per questo oggi è più difficile far ridere coi politici. Essere più comico di uno che dice il ponte sullo stretto è un ponte contro la mafia, come si fa?”. Corrado Guzzanti ha sottolineato un dettaglio preciso dell’impianto del film: “Ho trovato molto divertente che abbiano scelto che il governo che muove Aldo sia chiaramente degli anni Settanta. Se lo avessero ambientato oggi sarebbero stati tutti lì a cercare elementi di attualità. Anche il mio personaggio non si sa assolutamente a quale partito appartenga, ma potrebbe essere ‘ignavi per la democrazia’ o una cosa del genere”. Interviene anche Pietro Sermonti, che nel film interpreta il ministro dell’amore: “Sono d’accordo con Pif, una volta c’era il senso delle istituzioni, cioè un politico, anche il peggiore, quando occupava un posto come quello di presidente della Camera si metteva a fare un lavoro nell’interesse di tutti così come il presidente della Repubblica. Da noi questa cosa è morta e abbiamo persone che continuano a fare la loro propaganda e continuano a essere presidenti della loro parte contro quell’altra”. CAST, PRODUZIONE E DATA DI USCITA Nel cast, oltre a Pif, ci sono Corrado Guzzanti, Pietro Sermonti e Angela Finocchiaro. Il film è coprodotto da Amazon MGM Studios e da Claudio, Federico e Jacopo Saraceni per Ideacinema, e sarà disponibile in esclusiva su Prime Video dal 18 dicembre. Nel megacast figurano anche Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo, Federico Cesari, Leonardo Lidi, Cristina Pellegrino, Daniele Natali, Luca Amorosino, Giampiero Judica, Lucio Patanè, Thomas Trabacchi, e con Ninni Bruschetta, Fabio Balsamo e Andrea Pennacchi. The post Pif e Il Ministero dell’Amore: dal 18 dicembre su Prime Video e la politica che entra nella commedia appeared first on The Wom.
News
New York sfida Hollywood: 147 milioni di distanza dalla California e i numeri che stanno cambiando la mappa
Il primato della California nella produzione di film e serie tv è ancora saldo, ma New York sta colmando il gap con una crescita rapidissima. I dati del terzo trimestre 2026 raccontano un divario ormai minimo e un effetto domino che coinvolge anche il New Jersey. Hollywood sta spostando il suo baricentro. La California resta la prima piazza americana per produzioni di film e serie tv, ma la crescita della costa Est sta diventando difficile da ignorare, con New York sempre più vicina a Los Angeles nei numeri della spesa. A fotografare il cambio di passo sono i dati del terzo trimestre 2026 diffusi da ProdPro, società specializzata nel monitoraggio delle produzioni audiovisive. Nello Stato di New York la spesa per film e serie televisive è salita dell’87%, toccando 1,61 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, la California è arrivata a 1,76 miliardi di dollari, con una crescita del 17%. Il confronto diretto è quello che colpisce di più: il distacco tra i due Stati è di soli 147 milioni di dollari, un margine che rende credibile l’ipotesi di un cambio di leadership a breve. Il quadro generale conferma che il mercato è in movimento: negli Stati Uniti la spesa complessiva per produzioni cinematografiche e televisive nel terzo trimestre ha raggiunto 4,9 miliardi di dollari, segnando un aumento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025. Alex LoVerde, cofondatore e ad di ProdPro, ha spiegato che “Mentre raccoglievamo i dati, pensavamo che New York potesse addirittura superare la California”. E ha indicato il possibile sorpasso come uno degli sviluppi da seguire nell’ultimo trimestre dell’anno e nel 2027. PERCHÉ NEW YORK CORRE COSÌ FORTE Secondo l’analisi legata ai dati, l’ascesa di New York è sostenuta da più fattori: gli investimenti negli studi di posa, la presenza di una vasta manodopera specializzata e la possibilità di girare con facilità anche in località di Stati limitrofi. Un mix che rende la regione competitiva per produzioni diverse, dalle serie ai film. Il boom, infatti, non riguarda solo la città e lo Stato di New York. La spinta della East Coast coinvolge anche il vicino New Jersey, già ribattezzato Hollywood East, dove alcuni grandi gruppi stanno puntando su nuove infrastrutture. IL RUOLO DEL NEW JERSEY E GLI INVESTIMENTI DEI GRANDI STUDIO Nel New Jersey, Netflix, Paramount e Lionsgate stanno investendo in nuove infrastrutture. Netflix sta costruendo un polo produttivo nell’ex base militare di Fort Monmouth, mentre Paramount ha firmato un contratto decennale per gli 1888 Studios di Bayonne, di fronte a Manhattan. Quanto a Lionsgate, sarà uno dei principali occupanti dei Great Point Studios di Newark. Segnali concreti di un ecosistema che si sta attrezzando per attirare sempre più set e produzioni, in un momento in cui il duello tra coste sembra meno scontato del passato. The post New York sfida Hollywood: 147 milioni di distanza dalla California e i numeri che stanno cambiando la mappa appeared first on The Wom.
News
Paolo Sorrentino produce Foa: il 20 luglio 2001 a Genova e la domanda che attraversa il film
Un appartamento, una ragazza incinta e tre manifestanti in fuga: Foa – C’era una volta il futuro intreccia il G8 di Genova con un racconto intimo. Paolo Sorrentino produce l’opera prima di Margherita Ferrari, che parla di memoria, paura e futuro. Per Paolo Sorrentino Foa – C’era una volta il futuro nasce “da una ferita che la storia non è mai riuscita davvero a rimarginare”. Il regista descrive così l’opera prima della cineasta genovese Margherita Ferrari, da lui prodotta con Numero 10, in un racconto che fa riaffiorare la memoria di Genova in una dimensione “intima e onirica”, dove “il passato torna silenziosamente a interrogare il futuro”. Il film è coprodotto da The apartment, società del Gruppo Fremantle, in associazione con Piperfilm e in collaborazione con Netflix. Al centro, il G8 di Genova del 2001 riflesso attraverso una storia che tiene insieme una traccia collettiva e una traiettoria personale. IL FILM AD ALICE NELLA CITTÀ E L’USCITA IN SALA Foa è in gara nella sezione Panorama Italia ad Alice nella città, il festival parallelo alla Festa del cinema di Roma. È interpretato da Gaia Ravina, Gabriele Falsetta, Clara Tramontano, Iker Urgoiti, Elena Arvigo e Fulvio Pepe, e arriverà in sala prossimamente con Piperfilm. GENOVA, 20 LUGLIO 2001: UNA CASA CHIUSA E UNA PORTA CHE SI APRE La storia riporta a Genova, il 20 luglio 2001. Nicole (Ravina), 18enne e all’ottavo mese di gravidanza, è sola in casa: convinta che avrebbe avuto accanto il suo ragazzo, ha scelto di restare in città invece di andare in vacanza con la famiglia. Nel giorno della manifestazione, mentre dalle finestre chiuse arrivano gli echi degli scontri, Nicole sente bussare e apre incautamente. Tre partecipanti alla protesta entrano nell’appartamento, in fuga dalla polizia: sono Elixi (Urgoiti), Irene (Tramontano) e Julian (Falsetta), più adulto. Nonostante la paura, Nicole non li tradisce, e l’incontro, che parte come scontro, lascia spazio a una conoscenza che si fa sempre più reciproca. Nel racconto compaiono anche immagini d’archivio e si arriva fino all’uccisione di Carlo Giuliani. FERRARI: “C’È UN APPROCCIO PIÙ EMOTIVO” “Non è un film che ricostruisce storicamente negli dettagli quello che è accaduto. C’è un approccio più emotivo, di ricerca delle tacche che il G8 ha lasciato, fino ad oggi”, spiega Margherita Ferrari incontrando i giornalisti. All’epoca dei fatti, racconta, aveva tre anni e mezzo: “Ero piccola, ricordo solo le finestre chiuse, il caldo, la sensazione che qualcosa stesse per accadere”. L’idea iniziale della storia era già stata esplorata dalla regista in forma di cortometraggio: “Il punto di partenza è sempre stato quello di mettere in una relazione conflittuale due poli opposti. Intrappolare nella stessa casa due crisi, una più intima e una collettiva, che però pian piano, esplorandosi, respingendosi, scoprono tutta una serie di connessioni”. SORRENTINO E NUMERO 10: “SOSTENERE I NUOVI AUTORI” Per Sorrentino, sostenere i nuovi autori oggi è “più importante che mai”, come sottolinea nella dichiarazione inviata per il debutto di Foa. Il regista dice di essere “particolarmente orgoglioso” che il primo film (di fiction, ndr) prodotto da Numero 10 abbia “uno sguardo femminile così forte e personale”, “una storia che ci ricorda che, anche quando il futuro sembra scomparso, forse sta ancora aspettando di essere immaginato”. Il coinvolgimento del regista, spiega Ferrari, è nato “con un pitch”. “Si è creata immediatamente un’unione di intenti, Paolo ha visto subito la storia, è una persona molto veloce di pensiero. Ho capito che entrambi avevamo il desiderio di raccontarla. Quindi ho cercato di essere all’altezza e mi sono sentita estremamente sostenuta. La cosa di cui gli sono più grata è lo spazio che mi ha lasciato, il rispetto per i miei tempi o per quella che era la mia ricerca”. Tra i consigli ricevuti, ricorda in particolare “l’ultimo, non sentire mai di essere arrivati, nel realizzare un film”. Il film arriva in giorni in cui “ragazzi stanno di nuovo scendendo in piazza”, osserva Ferrari: “Qualcosa si sta risvegliando ma rimane anche un’enorme paura del futuro e la sensazione di impotenza rispetto alla deriva che hanno preso le grandi tensioni del mondo”. E nel film resta una domanda: “cosa succede quando non riusciamo più a immaginare il futuro”. The post Paolo Sorrentino produce Foa: il 20 luglio 2001 a Genova e la domanda che attraversa il film appeared first on The Wom.
News
Silvio Orlando a Bari: laurea honoris causa il 20 ottobre
Un riconoscimento accademico che ripercorre una carriera tra avanguardia teatrale, televisione e cinema. A Bari, l’Università Aldo Moro conferisce a Silvio Orlando la laurea honoris causa in Scienze dello spettacolo, con cerimonia e Lectio magistralis. L’Università Aldo Moro di Bari conferirà una laurea honoris causa in Scienze dello spettacolo a Silvio Orlando. Il riconoscimento arriva come omaggio a un percorso artistico che, nelle motivazioni ufficiali, viene letto come un attraversamento coerente e profondo dei linguaggi della scena e dello schermo. La cerimonia è fissata per martedì 20 ottobre alle 16.30, nell’Aula Magna “Aldo Cossu”. Un appuntamento che unisce il momento istituzionale della proclamazione al racconto pubblico di un mestiere, con la voce diretta del protagonista. LE MOTIVAZIONI: DAGLI ANNI SETTANTA AL CINEMA ITALIANO Nelle motivazioni, il Dipartimento Ricerca e Innovazione Umanistica ripercorre l’avvio della carriera di Orlando, che “abbia avuto origine nel vivace contesto dell’avanguardia teatrale napoletana degli anni Settanta”. Da lì, si legge nel testo, il lavoro dell’attore si è poi “svilupparsi attraverso importanti esperienze nel teatro, nella televisione e soprattutto nel cinema”. È proprio sul grande schermo che, secondo la motivazione, Orlando “si è affermato come protagonista del nuovo cinema italiano”. Una definizione che colloca la sua filmografia dentro un quadro più ampio, riconoscendone il peso nel racconto contemporaneo del Paese e nella costruzione di una nuova idea di interprete. IL LEGAME CON IL TEATRO, TRA CLASSICI NAPOLETANI E OPERE EUROPEE Accanto al lavoro cinematografico, il documento sottolinea come Orlando “ha mantenuto un costante e significativo impegno teatrale”, continuando a misurarsi con testi e tradizioni differenti. In particolare, viene ricordato il confronto con “i grandi classici della tradizione napoletana”. Tra i titoli citati compaiono “Due” di Peppino De Filippo e “Questi fantasmi!” di Eduardo De Filippo, insieme a “importanti opere del teatro europeo”. Un percorso che, nelle parole della motivazione, restituisce la figura di un interprete capace di tenere insieme studio e pratica, repertorio e ricerca. ATTORE, REGISTA, DRAMMATURGO: LA LECTIO MAGISTRALIS DOPO LA PROCLAMAZIONE Nel testo che accompagna il conferimento, Orlando viene definito “Attore, regista e drammaturgo”, e riconosciuto per aver saputo “raccogliere e rinnovare la migliore tradizione degli interpreti italiani, coniugando cultura e popolarità, comicità e dramma, innovazione e memoria”. Dopo la proclamazione e la consegna del Diploma di laurea, Orlando terrà una Lectio magistralis dal titolo “Metodo per diventare se stessi”. Un passaggio che chiude la giornata spostando il focus dal riconoscimento alla riflessione sul lavoro attoriale e sul percorso personale. The post Silvio Orlando a Bari: laurea honoris causa il 20 ottobre appeared first on The Wom.
News
Kazuo Ishiguro e Tim Burton: copione originale già scritto e un film segretissimo nel Giappone del dopoguerra
Kazuo Ishiguro torna a Hollywood con un progetto ancora avvolto dal massimo riserbo: ha scritto un copione originale per Tim Burton. Dal red carpet londinese lo scrittore conferma come è nato il film, mentre emergono i pochi dettagli disponibili, a partire dall’ambientazione nel Giappone del dopoguerra. Dopo l’apparizione sul tappeto rosso londinese di Klara e il Sole, Kazuo Ishiguro riapre un capitolo hollywoodiano con un progetto che lo porta dritto nella “writer room” di Tim Burton. Il premio Nobel ha infatti scritto il copione di un prossimo film del regista di Beetlejuice, mentre Burton, nello stesso periodo, sta completando le riprese della prossima stagione di Wednesday – Mercoledì. UN FILO CHE PASSA DA JENNY ORTEGA A collegare i due mondi, quello cinematografico e quello seriale, c’è Jenny Ortega, protagonista dello spinoff di Netflix sulla famiglia Addams e anche del film distopico di Taika Waititi ispirato al romanzo di Ishiguro. Nel film, si racconta di un androide alimentata a energia solare che, in un futuro dove l’ingegneria genetica ha accentuato le divisioni sociali, tiene compagnia a una ragazza gravemente malata. ISHIGURO CONFERMA: “IO HO SCRITTO IL COPIONE” Sul red carpet a Londra, Ishiguro, che di recente ha firmato la sceneggiatura di Living con Bill Nighy, ha confermato un’indiscrezione riportata da Deadline, spiegando come è nata l’idea insieme a Burton: “E’ un’idea originale che Tim e io abbiamo messo insieme privatamente, senza producer. Ero andato a fargli visita nella sua bellissima, folle casa. Abbiamo avuto un’idea e io ho scritto il copione”. Al momento il titolo del film resta sotto chiave e, secondo quanto riferito, il progetto è ancora nelle prime fasi dello sviluppo. UN FILM (ANCORA SEGRETISSIMO) NEL GIAPPONE DEL DOPOGUERRA Come spesso accade con i progetti di Burton, i dettagli della trama sono top secret. Secondo quanto appreso da Deadline, però, il film sarebbe ambientato in Giappone dopo la seconda guerra mondiale. Sarebbe inoltre basato su una sceneggiatura originale di Ishiguro e non su un suo romanzo già pubblicato, né su un titolo futuro. IL GIAPPONE NEI ROMANZI DI ISHIGURO: DUE RITORNI NEGLI ANNI OTTANTA Quella cornice storica e geografica, comunque, non è nuova nella sua narrativa: Ishiguro l’ha già attraversata nel 1982 con Un Pallido Orizzonte di Colline e poi nel 1986 con Un Artista del Mondo Fluttuante. Nel primo romanzo, legato alle radici a Nagasaki, lo sguardo si posa sulle ferite psicologiche e sulla memoria del conflitto; nel secondo, ambientato nel Giappone sotto occupazione americana, il focus entra più direttamente nella questione della responsabilità della guerra. The post Kazuo Ishiguro e Tim Burton: copione originale già scritto e un film segretissimo nel Giappone del dopoguerra appeared first on The Wom.
News
Giorgia Soleri a Scomode: “Se fa paura è quasi sempre la cosa giusta”
Giorgia Soleri è stata la donna che ha inaugurato Scomode, il format con cui da The Wom diamo spazio ai temi più attuali del mondo femminile. La conversazione con lei è stata potente: l’amore fuori dagli schemi, la salute mentale, l’accettazione di sé e le malattie invisibili sono stati solo alcuni degli argomenti che abbiamo affrontato insieme. Argomenti che non perdono mai di attualità, e che riproponiamo qui sotto Non poteva che essere lei a dare il via a Scomode. Giorgia Soleri è una voce forte, spesso dissonante, e molto, molto brillante. Con lei abbiamo parlato di alcune tematiche che le stanno a cuore, tutte con una domanda in testa: nel mondo di oggi, quanto spazio abbiamo per essere davvero noi stesse? Dalle scelte affettive al rapporto con il corpo, dalla depressione al dolore cronico, il suo racconto ha attraversato le aspettative sociali e le conseguenze concrete del sentirsi giudicate. Invitando a riconoscere il valore dell’ascolto, verso di sé e verso le altre persone. Ecco un riassunto di quello che ci siamo dette. Trovate la versione integrale delle nostre conversazioni sul canale YouTube di The Wom. RELAZIONI: LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE COME AMARE Nella prima session siamo entrate nel territorio delle relazioni, riflettendo su ciò che consideriamo normale, accettabile o persino desiderabile. Giorgia Soleri ci ha parlato di poliamore, piacere consapevole e sincerità, raccontando la scelta di vivere i propri legami con maggiore aderenza a ciò che sente, anche di fronte alle critiche sui social. Al centro della conversazione, emerge il valore della trasparenza: riconoscere i propri desideri e comunicarli alle persone coinvolte diventa il presupposto per costruire rapporti fondati sul rispetto. Il suo racconto apre così una riflessione sulla libertà affettiva e sulla possibilità di scegliere consapevolmente come stare insieme, senza nascondersi per ottenere l’approvazione altrui. Un bel dialogo su cosa sia davvero l’amore. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da The Wom (@thewom) SALUTE MENTALE: DARE PAROLE ALLA DEPRESSIONE «Io voglio ma non posso, e se potessi non sarei nel buio». Nella seconda session, Giorgia Soleri ci ha raccontato la propria esperienza con la depressione, mettendo in discussione una convinzione ancora molto radicata: che la volontà sia sufficiente a superare qualsiasi difficoltà. Le sue parole restituiscono la distanza tra il desiderio di stare meglio e la possibilità di riuscirci, mostrando quanto possano risultare inadeguate le frasi fatte rivolte a chi soffre. Durante la nostra conversazione, Giorgia invita a parlare di salute mentale senza vergogna, a riconoscere la fragilità e ad ascoltarla senza giudizio. Ricordando anche che un disturbo mentale può far parte della vita di una persona senza esaurirne l’identità. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da The Wom (@thewom) ACCETTAZIONE DI SÉ: IMPARARE AD ABITARE IL PROPRIO CORPO Un tema decisamente scomodo, per tutte le donne, perché (purtroppo) il rapporto con il corpo si costruisce anche attraverso le aspettative che assorbiamo dall’esterno. Nella terza session, Giorgia riflette invece sulla possibilità di riconoscere il corpo come ciò che ci permette di fare esperienza del mondo, sottraendolo a un esame continuo. Accettarsi diventa allora un percorso fatto di vulnerabilità, ascolto e rispetto, che può attraversare momenti di maggiore serenità e altri di fatica. Il suo invito è quello di concedersi uno sguardo meno severo e a rivendicare il diritto di esistere nel proprio corpo senza doverne giustificare la forma o l’aspetto. Una conversazione schietta e anche dolorosa. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da The Wom (@thewom) MALATTIE INVISIBILI: IL PESO DI DOVER DIMOSTRARE IL DOLORE Nell’ultima session, invece, abbiamo affrontato l’esperienza delle malattie invisibili e i pregiudizi che circondano condizioni come endometriosi e vulvodinia. Giorgia Soleri racconta un dolore che entra nella quotidianità, influenza il lavoro, le relazioni e la vita sociale, pur senza essere necessariamente riconoscibile dall’esterno. Alla fatica della malattia può così aggiungersi quella di dover spiegare, giustificare e dimostrare ciò che si prova. La conversazione porta l’attenzione sulle conseguenze dello scetticismo e della minimizzazione, invitando a cambiare il modo in cui accogliamo le esperienze altrui. Credere a chi racconta la propria sofferenza, ascoltarne i bisogni e riconoscerne i limiti sono gesti essenziali per contrastare l’isolamento. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da The Wom (@thewom) The post Giorgia Soleri a Scomode: “Se fa paura è quasi sempre la cosa giusta” appeared first on The Wom.
News
Interviste
Hedy Lamarr: la collezione di borse Lamarr a Roma e il libro appena pubblicato dalla figlia Denise
Hedy Lamarr viene ricordata oggi per la sua bellezza da diva e per un’intuizione tecnologica nata durante la Seconda Guerra Mondiale. A Roma è stata presentata una linea di borse che porta il suo nome, mentre la nipote Wendy Colton ha annunciato l’uscita di un libro firmato dalla figlia dell’attrice. Hedy Lamarr resta nell’immaginario come una star hollywoodiana di bellezza leggendaria, ma la sua storia attraversa anche la tecnologia. È questo doppio ritratto, diva e mente visionaria, a fare da cornice a Lamarr, una linea di borse che porta il suo nome e che è stata presentata a Roma. UNA DIVA CHE HA IMMAGINATO LA TECNOLOGIA DI OGGI Durante la Seconda Guerra Mondiale, Lamarr lavorò con il compositore George Antheil allo sviluppo e al brevetto di un sistema di frequenze pensato per rendere più sicure le comunicazioni. Un’intuizione che, dopo essere stata brevettata da Lamarr e poi lasciata in gestione al Governo e all’esercito americano, viene oggi considerata un precedente fondamentale della comunicazione wireless. Il riferimento, nel racconto, è a una traiettoria tecnologica che ha contribuito allo sviluppo di Wi-fi, Bluetooth e delle reti cellulari. Un dettaglio che ribalta la percezione più comune della sua figura pubblica, riportando al centro una Lamarr descritta come intelligentissima e capace di immaginare il futuro. LA PRESENTAZIONE A ROMA TRA MODA, MEMORIA E FAMIGLIA La memoria di Lamarr viene oggi riletta anche attraverso un progetto di design: una linea di borse ideata da un’imprenditrice brasiliana che porta nome e cognome dell’attrice, Hedylamarr Rodrigues. La collezione presentata riguarda l’autunno inverno 2026/27 ed è stata mostrata a Roma nella sede della Stampa Estera. All’evento, a Palazzo Grazioli, era presente anche Wendy Colton, nipote della diva, arrivata dagli Usa per l’occasione. La sua partecipazione ha aggiunto al lancio un tassello familiare e personale, legato a un annuncio arrivato proprio durante la presentazione. IL LIBRO DELLA FIGLIA: UNO SGUARDO INTIMO SULLA VITA DI LAMARR Colton ha infatti comunicato che in America sua madre, la pittrice Denise Loder De Luca, figlia dell’attrice, ha appena pubblicato un libro dal titolo I love your hair. Il volume parla della vita di Hedy Lamarr, attraversata da periodi dolorosi e di isolamento, descritti nel contesto degli attacchi della stampa alla sua privacy. Nel racconto familiare emerge anche un aspetto che Wendy Colton riporta in forma diretta: “non ha mai parlato con la sua famiglia delle sue invenzioni tecnologiche, anzi abbiamo scoperto tutto dopo la sua morte”. Un dettaglio che, insieme al libro di Denise Loder De Luca, aggiunge alla figura pubblica della diva una prospettiva più intima. LE BORSE LAMARR E IL DETTAGLIO DELLE FREQUENZE Il progetto di Hedylamarr Rodrigues traduce questa storia in un oggetto contemporaneo. Le borse sono tutte in pelle e puntano su una linea pulita e ricercata, con manici a catena. Il richiamo alla dimensione tecnologica si ritrova nel motivo delle frequenze inventate da Lamarr. Quel segno grafico viene stampato sulla pelle della patta, oppure inserito nelle fodere interne, oppure ancora ripreso nelle placche che ciondolano dai manici. Un modo per portare, dentro un accessorio, l’idea di una donna che è stata insieme immagine e invenzione. The post Hedy Lamarr: la collezione di borse Lamarr a Roma e il libro appena pubblicato dalla figlia Denise appeared first on The Wom.
News