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A saperlo prima: le lettere che avremmo voluto ricevere da adolescenti
Parlare di sesso, amore e identità non è mai stato semplice, soprattutto durante l’adolescenza. A saperlo prima, uscito per Rizzoli illustrati, è un’antologia che rompe il silenzio generazionale attraverso lettere intime e autentiche, in cui persone adulte si rivolgono al proprio io adolescente. Curato da Francesca Mudanò e Norma Rossetti, il libro intreccia educazione emotiva e sessuale, memoria e narrazione, aprendo uno spazio di dialogo necessario su ciò che nessuno ci ha mai insegnato Ti ricordi quando eri adolescente? Quali domande ti abitavano il corpo, quali paure, quali desideri non trovavano linguaggio? A saperlo prima nasce proprio da qui: da tutto quello che avremmo voluto sapere – o sentirci dire – prima. Prima di fare errori, prima di soffrire, semplicemente prima. Il libro raccoglie una serie di lettere scritte da persone adulte che si rivolgono alla propria versione adolescente, in un gesto di cura retroattiva e di riconciliazione con il passato. > Ne emerge un racconto corale fatto di prime volte, identità in costruzione, > errori, scoperte, imbarazzi, ma anche ironia e tenerezza Ogni lettera diventa uno spazio sicuro in cui il non detto trova finalmente voce. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Mondadori Electa (@mondadorielecta) A SAPERLO PRIMA, UN DIARIO COLLETTIVO TRA EDUCAZIONE E NARRAZIONE Più che un semplice libro, A saperlo prima è un “diario a cuore aperto” che unisce divulgazione sessuale ed emotiva e scrittura autobiografica. Le lettere parlano di sesso, amore, consenso, desiderio, corpo e relazioni senza moralismi, con uno sguardo inclusivo e intersezionale. Il valore dell’antologia sta proprio nella sua capacità di attraversare i tabù intergenerazionali, offrendo strumenti di comprensione piuttosto che risposte preconfezionate. È un invito ad ascoltare – e ad ascoltarsi – e a costruire un nuovo vocabolario affettivo, più libero e consapevole. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Norma Rossetti Imprenditrice del cambiamento > (@norma.rossetti) NORMA ROSSETTI: LIBERARE IL PIACERE COME ATTO CULTURALE Tra le curatrici del progetto c’è Norma Rossetti, imprenditrice, fotografa e attivista che ha profondamente influenzato il modo in cui in Italia si parla di sessualità. Nel 2014 ha fondato MySecretCase, la più grande community italiana dedicata alla liberazione sessuale, basata su educazione, inclusività e accesso consapevole al piacere. Prima a proporre un modello di impresa ibrida tra attivismo culturale e business, Rossetti ha contribuito a trasformare i sex toys da oggetti tabù a strumenti di empowerment. Riconosciuta da Fortune come Business Person of the Year e inserita da Forbes tra le Donne Vincenti, ha portato il tema dell’educazione affettiva e sessuale al centro del dibattito pubblico, anche attraverso progetti inclusivi come Disabile DesiderAbile. Parallelamente, utilizza la fotografia sociale come strumento politico e narrativo, esplorando corpo, identità e rappresentazione. FRANCESCA MUDANÒ: CAMBIARE L’IMMAGINARIO, UNA CAMPAGNA ALLA VOLTA Accanto a lei, Francesca Mudanò, copywriter e Direttrice Creativa femminista, fondatrice di Cookies Agency, agenzia indipendente che lavora per sfidare lo status quo attraverso la comunicazione. Dopo una formazione in Media Arts a Londra e esperienze tra Los Angeles e Milano, Mudanò ha costruito una carriera che intreccia creatività e responsabilità sociale. Ha lavorato per brand e organizzazioni come eBay, PayPal, easyJet, Unicef, Banca Etica e MySecretCase, ed è docente di pubblicità e creatività in NABA. È anche mentor per startup guidate da donne e speaker in eventi dedicati alla comunicazione etica. Per MySecretCase ha firmato Scoprire Scopare. Manuale per sesso da manuale (Sonzogno), confermando il suo impegno nel ripensare il linguaggio con cui raccontiamo sesso e relazioni. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Francesca Mudanó (@francescamudano) UN DIALOGO NECESSARIO TRA GENERAZIONI A saperlo prima non parla solo agli adolescenti, ma anche agli adulti che sono stati adolescenti — e che forse portano ancora addosso quelle domande senza risposta. È un libro che invita a guardarsi indietro senza giudizio, per costruire un presente più consapevole e un futuro in cui educazione sessuale ed emotiva non siano più un’eccezione, ma una pratica condivisa. Perché, a volte, le parole giuste arrivano tardi. Ma arrivano. E possono ancora fare la differenza. The post A saperlo prima: le lettere che avremmo voluto ricevere da adolescenti appeared first on The Wom.
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Gli svedesi lo fanno meglio? Sì, merito dell’educazione sessuo-affettiva
Attivista e fondatrice del progetto Italy Needs Sex Education, Flavia Restivo esce con il libro Gli svedesi lo fanno meglio (Rizzoli), un’analisi della cultura sessuo-affettiva svedese e delle azioni messe in campo, nel corso dei decenni, per decostruire i paradigmi patriarcali e costruire la parità di diritti. Un testo che suscita numerosi interrogativi su quali possano essere le strategie per invertire la rotta, in Italia, e procedere verso una società maggiormente paritaria Gli italiani lo fanno meglio? Forse ai tempi di Madonna. Oggi, è la Svezia a farlo bene, soprattutto in consapevolezza: lo dicono i dati e gli elenchi di conquiste civiche e sociali raggiunte negli anni dal popolo svedese. Il Paese scandinavo ha introdotto nelle scuole l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dal 1955, mentre noi siamo tra gli ultimi paesi in Europa a non avere ancora introdotto programmi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. E se qualcuno pensa che l’educazione sessuale non riguardi tutti, si sbaglia: in Italia, la nostra cultura è ancora profondamente intrisa di una concezione della sessualità fondata sull’ignoranza. Un fenomeno che è alla base non solo della disparità sociale tra la donna e l’uomo, ma anche della violenza psicologica e fisica, dei soprusi e dei femminicidi. Con un linguaggio leggero e ironico, in Gli svedesi lo fanno meglio Flavia Restivo mette a confronto la cultura individuale, scolastica e sociale italiana e svedese per mostrare che i passi avanti in questo campo non sono soltanto necessari, ma possibili e preziosi. Il testo è introdotto dalla prefazione di Azzurra Rinaldi, economista e scrittrice (che avevamo intervistato qui), che ricorda alcuni importanti dati emersi dall’ultima ricerca di Fondazione Libellula: un adolescente su cinque afferma che baciare una persona senza il suo consenso non sia violenza; uno su tre pensa che imporre al/alla propria partner quali vestiti indossare non sia violenza; quattro su dici credono che inondare l’altra persona di messaggi e telefonate non sia violenza. Numeri che lanciano un allarme forte: gli adolescenti italiani non riconoscono la violenza. Ecco perché l’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole diventa così importante. Abbiamo chiesto a Flavia Restivo, che per The Wom scrive di tematiche legate alla disparità di genere, di spiegarci come mai la Svezia può essere considerata un esempio nella diffusione di una cultura sessuo-affettiva più giusta e quali misure potremmo importare a casa nostra. INTERVISTA A FLAVIA RESTIVO Hai fondato Italy Needs Sex Education, progetto nato con l’obiettivo di introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, e ora arriva questo libro. Perché era importante scriverlo? L’idea di scrivere Gli svedesi lo fanno meglio nasce da un’urgenza personale e collettiva. Sento di aver vissuto in prima persona il peso dei tabù e degli stereotipi legati alla sessualità nel nostro Paese, e nel corso della mia attività divulgativa ho raccolto numerose testimonianze di giovani che si trovano ancora oggi a navigare un’educazione sessuale carente o inesistente. Noi millennials e Gen Z siamo cresciuti in un contesto che ci ha insegnato poco o nulla sulla sessualità, il consenso, il rispetto delle relazioni, e abbiamo dovuto imparare spesso da soli, a volte sbagliando, a volte soffrendo. Io stessa, da adolescente, sentivo che parlare di sesso fosse quasi vietato e mi sono resa conto che ancora oggi la situazione non è cambiata molto. Ho incontrato ragazzi e ragazze che mi chiedono se sia sbagliato fare sesso prima dei 18 anni o se debbano dirlo ai genitori. > Questa paura del giudizio e di non avere strumenti per capire e scegliere > consapevolmente è un problema enorme. Da qui nasce l’esigenza di guardare > altrove e analizzare un sistema, come quello svedese, che da decenni affronta > questi temi in modo strutturato e scientifico Il libro non vuole essere solo un’analisi accademica ma una riflessione accessibile e concreta su come l’educazione sessuo-affettiva possa migliorare la vita delle persone e, di conseguenza, la società intera. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Flavia Restivo (@flaviarestivo) In quali aspetti la Svezia è un buon esempio e perché analizzi proprio questo Paese? La Svezia non è perfetta, ma rappresenta un modello di riferimento per l’approccio pragmatico e progressista che ha adottato sin dall’inizio del XX secolo nel campo dell’educazione sessuale. Il paese ha introdotto l’educazione sessuale obbligatoria nel 1955 e da allora ha continuato a evolverla per adattarla alle nuove conoscenze scientifiche e ai cambiamenti sociali. Uno degli aspetti più importanti è l’aggiornamento costante dei programmi educativi. Ogni anno infatti, vengono rivisti i manuali e i materiali utilizzati nelle scuole per garantire che siano aggiornati e in linea con i bisogni delle nuove generazioni. Non si parla solo di biologia, ma anche di relazioni, consenso, identità di genere, prevenzione della violenza e rispetto reciproco, e soprattutto se ne parla sin dalla più tenera età. Inoltre, il modello svedese è efficace perché coinvolge professionisti specializzati: l’educazione sessuale non è affidata agli insegnanti di altre materie, ma a esperti formati in sessuologia e psicologia o a insegnanti formati in modo specifico. La Svezia, inoltre, ha saputo costruire una società in cui il dibattito su questi temi è aperto e privo di stigma. > Parlare di sesso in Svezia non è un tabù, ma è parte di una cultura basata > sulla conoscenza e sul rispetto dell’altro E questo si traduce in una maggiore serenità nelle relazioni e in un livello più alto di benessere generale.  > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Flavia Restivo (@flaviarestivo) Cosa possiamo quindi imparare dal modello svedese e come possiamo tradurlo in Italia? A livello statale, il modello svedese mostra che investire nell’educazione sessuo-affettiva porta a risultati concreti e misurabili, come minori gravidanze adolescenziali, bassi tassi di malattie sessualmente trasmissibili, maggiore consapevolezza sul consenso e sui diritti individuali, rapporti di genere più equilibrati. Questo significa che, se l’Italia implementasse un sistema simile, potrebbe migliorare sotto molti aspetti, non solo culturali ma anche economici e sociali. Ad esempio, una maggiore parità di genere potrebbe contribuire a ridurre il gap occupazionale tra uomini e donne. A livello personale, poi, l’educazione sessuale insegna qualcosa di fondamentale: la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie scelte. Una corretta educazione sessuo-affettiva può aiutare le persone a sviluppare sicurezza in sé stesse: > essere consapevoli di come funziona il nostro corpo, di quali sono i nostri > diritti, come dire no in una situazione di disagio o come comunicare i nostri > desideri in una relazione ci rende più forti e più libere Un altro aspetto che l’Italia potrebbe apprendere dalla Svezia è la capacità di separare religione e politica. La forte influenza della Chiesa Cattolica in Italia ha spesso ostacolato il progresso in materia di educazione sessuale. In molti paesi protestanti come la Svezia, la religione è considerata una questione personale e non entra nelle decisioni politiche o nei programmi scolastici. Questo ha permesso alla Svezia di affrontare il tema della sessualità con più razionalità e meno pregiudizi. In che modo, in conclusione, parlare di sesso – a scuola e non solo – ci aiuta a essere persone più felici e consapevoli? Più consapevolezza e meno giudizi ci aiutano a vivere meglio con noi stessi e con gli altri. Quando non vi è la consapevolezza del proprio corpo, della propria identità e delle proprie volontà, si generano problemi nell’autostima, nelle relazioni interpersonali e nella salute mentale. Non sapere cosa sia il consenso, non conoscere il proprio corpo o avere paura del giudizio altrui crea insicurezza e frustrazione. Invece, un’educazione sessuale aperta e priva di stigma permette di affrontare la sessualità con serenità, migliorando il nostro benessere generale.  LEGGI ANCHE – Il sesso in adolescenza non può essere un tabù: il nuovo rapporto Save The Children spiega perché The post Gli svedesi lo fanno meglio? Sì, merito dell’educazione sessuo-affettiva appeared first on The Wom.
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Il sesso in adolescenza non può essere tabù: il nuovo rapporto Save the Children spiega perché
Più di un adolescente su quattro, tra i 14 e i 18 anni, pensa sia frequente subire o assistere a discriminazioni legate all’orientamento o all’identità sessuale e quasi uno su quattro ritiene la pornografia una rappresentazione realistica dell’atto sessuale. I dati emergono dal nuovo rapporto “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?”, realizzato da Save the Children, in collaborazione con Ipsos. La fotografia che l’indagine scatta dimostra quanto la strada verso una concreta educazione alla sessuo-affettività sia ancora lunga e necessaria da percorrere Il web, invece che scuola e famiglia, rimane la risorsa principale a cui le giovani generazioni si rivolgono per conoscere il sesso. Questo porta gli adolescenti a considerare realistiche rappresentazioni del sesso lontane dalla realtà, insieme a una serie di ambiguità sul modo di viverlo: Save The Children lo sottolinea nel nuovo rapporto “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?” pubblicato lo scorso 12 febbraio in concomitanza il lancio della campagna “#Facciamoloinclasse”, insieme al Movimento Giovani per Save the Children: la rete di ragazze e ragazzi dai 14 ai 25 anni impegnati nella difesa dei diritti di adolescenti e giovani, per l’introduzione di percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. I RISULTATI DEL RAPPORTO DI SAVE THE CHILDREN: LA PORNOGRAFIA È CONSIDERATO SESSO “REALISTICO” L’indagine “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?” esplora i mezzi informativi su cui i giovani fanno affidamento, le pratiche di prevenzione del rischio da loro adottate, il ruolo della famiglia e dei servizi nell’educazione affettiva e sessuale, con un’attenzione particolare alle possibili nuove sfide e opportunità legate al digitale nelle relazioni intime tra i giovani. Vengono presentati i principali risultati di una ricerca quantitativa, realizzata in collaborazione con Ipsos, su un campione di 800 adolescenti tra i 14 e i 18 anni e un campione di 400 genitori di almeno un/una figlio/a dai 14 ai 18 anni residenti sul territorio nazionale. > Che cosa emerge? Un aspetto su tutti: anche il sesso, nella vita degli > adolescenti, è performativo e considerato un modello a cui aderire Quasi un adolescente su 4 (il 24%) ritiene la pornografia una rappresentazione realistica dell’atto sessuale, mentre il 17% dei ragazzi e delle ragazze è d’accordo che l’autoproduzione di materiale pornografico possa aiutarlo/a a soddisfare alcune necessità economiche. Solo il 12% ritiene che il sesso online abbia lo stesso valore di quello dal vivo. Il 66% ha avuto esperienze sessuali. Il 16% degli adolescenti intervistati lo ha fatto per non sentirsi diversa o diverso e quasi uno su dieci per le pressioni del/della partner.  «Per educare i giovani e le giovani a relazioni sessuali e affettive sane, prevenire comportamenti a rischio, discriminazioni e violenze, è urgente una legge che preveda l’inserimento di percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità, in linea con le Linee guida Unesco sulla Comprehensive Sexuality Education e gli Standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle scuole e all’interno dei piani formativi, coerentemente con l’età dei beneficiari», ha spiegato Giorgia D’Errico, direttrice delle Relazioni Istituzionali di Save the Children, sottolineando un dato: «dalla nostra ricerca emerge che oggi solo il 47% degli adolescenti, ovvero meno di una/o su due, ha ricevuto un’educazione sessuale a scuola, una percentuale che scende al 37% al Sud e nelle Isole». Per D’Errico, dunque, «È necessario fornire a tutte e tutti gli strumenti di base per aiutarli a camminare tra complessità emotive, sociali e culturali. Strumenti in grado di affrontare il tema della sessualità e dell’affettività in maniera olistica, trattando argomenti come consenso, rispetto, benessere, interazioni sicure nel mondo digitale, prevenzione della violenza e delle discriminazioni, salute sessuale e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili». EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA, IL 91% DEI GENITORI È FAVOREVOLE Come già emerso da altre indagini sul tema, anche nel rapporto Save The Children la maggior parte dei genitori, ben il 91%, ritiene utile l’introduzione di percorsi di educazione sessuali obbligatori a scuola. Gli stessi giovani del Movimento Giovani per Save the Children e la Rete degli Studenti Medi – che hanno partecipato attivamente alla ricerca – chiedono da tempo percorsi strutturati di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, e formazione anche per insegnanti, educatori e genitori. «È fondamentale un impegno congiunto per rispondere alle necessità dei ragazzi e delle ragazze e dei loro genitori, dando ai giovani gli strumenti per crescere come adulti consapevoli rispetto alla propria salute sessuale e in grado di costruire relazioni affettive sane, rispettose e paritarie – sostiene D’Errico – Con altrettanta urgenza, affinché i giovani abbiano accesso a informazioni esatte e accurate, da fonti scientificamente valide, utili a prevenire comportamenti a rischio, chiediamo al Ministero della Salute di promuovere campagne informative multicanale e periodiche che, con un linguaggio inclusivo e child-friendly, sensibilizzino i minori sulla loro salute sessuale e riproduttiva. Un’urgenza supportata dai dati: > L’82% del campione coinvolto non ha mai fatto un test Hiv e solo il 12% è > stato in un consultorio LEGGI ANCHE – La nuova riforma della scuola, tra Bibbia e passi indietro IL WEB RIMANE LA FONTE DI INFORMAZIONE PRINCIPALE SUL SESSO Ma come si informano i ragazzi e le ragazze riguardo il sesso e i propri diritti sessuali? La principale fonte di informazione dei su questi temi è il web. Il 47% degli intervistati sceglie siti web e articoli online per informarsi sulle pratiche sessuali e il 57% per approfondire il tema delle infezioni sessualmente trasmissibili. Ciò nonostante, dal punto di vista dei genitori, il 75% si sente a proprio agio a parlare di sessualità con i figli e più di uno su dieci (il 13%) si è trovato ad affrontare le loro relazioni “tossiche”.  «Dalla ricerca emergono passi avanti significativi nel dialogo tra giovani e genitori sui temi della sessualità. Tuttavia, il digitale rimane la risorsa principale delle informazioni su questi aspetti e colpiscono i dati sullo scarso accesso ai servizi sanitari, ai consultori e la percentuale molto limitata di adolescenti che si sottopongono al test Hiv, così come la resistenza di stereotipi e false credenze – ha affermato Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children -. Inoltre, preoccupa fortemente il comune sentire rispetto alle discriminazioni subite o testimoniate e ad alcuni comportamenti a rischio, come il binge drinking associato alla sessualità, anche se si tratta di dati basati sulla percezione delle e degli adolescenti rispetto ai loro coetanei». “FACCIAMOLO IN CLASSE”, LA CAMPAGNA CHE VUOLE PORTARE L’EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA Un anno dopo la pubblicazione della ricerca “Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza” Save the Children ha nuovamente approfondito il rapporto tra giovani e sessualità, con una pubblicazione che – come testimoniano i dati – fa emergere un maggior dialogo tra genitori e figli su questi temi, ma anche la necessità di un’educazione sessuale e affettiva sistemica e multidisciplinare, per supportare i giovani nel vivere in modo sano e consapevole le loro relazioni e la loro sessualità. Per questo, insieme al report, Save the Children ha lanciato anche la campagna “Facciamolo in classe”, insieme al Movimento Giovani per Save the Children e alla TV host e content creator Aurora Ramazzotti.  Il video ironico, che ha per protagonista Aurora Ramazzotti, simula un quiz con domande sulla sessualità e l’affettività a ragazze e ragazzi di diverse generazioni per sottolineare l’importanza di fornire a tutte e tutti gli strumenti necessari per vivere questi temi in modo responsabile e consapevole. Nelle 15 città in cui sono attivi i gruppi locali del Movimento giovani per Save the Children, i ragazzi e le ragazze organizzeranno attività di sensibilizzazione rivolte ai coetanei, nelle scuole e non solo, con l’obiettivo di coinvolgerli nella campagna e far sentire anche la loro voce. Un passo collettivo e sinergico a beneficio delle giovani generazioni. E non solo: sull’educazione alla sessuo-affettività anche i genitori sono d’accordo. Adolescenti più consapevoli sono adulti più risolti. The post Il sesso in adolescenza non può essere tabù: il nuovo rapporto Save the Children spiega perché appeared first on The Wom.
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