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Storia di una montagna
“Qualunque sia l’avvenire dell’umanità, la solitudine della natura libera diverrà sempre più necessaria per quegli uomini che vorranno rinvigorire il loro pensiero. Le montagne offrono i più dolci asili a chi fugge le strade alla moda e per molto tempo ancora sarà possibile appartarsi dal frivolo mondo, e ritrovarsi nella verità del proprio pensiero, lontani da quella corrente di opinioni volgari ed artificiali”. Pubblicata nel 1880, durante gli anni dell’esilio e dell’impegno politico più intenso, questa Storia di una montagna è al tempo stesso un avvincente racconto di viaggio, un vivido trattato di geografia e geologia, e una profonda riflessione sul rapporto tra essere umano, natura e libertà. Passo dopo passo, sentiero dopo sentiero, unendo la scrupolosità del naturalista alla passione narrativa del divulgatore, Reclus guida il lettore alla scoperta della vita segreta delle montagne: le cime imponenti, le valli scolpite, la struttura delle rocce, la storia dei fossili, l’azione dei venti, delle acque e dei ghiacciai. Ma accanto alla natura c’è anche la dimensione etica e sociale: i pastori e le comunità montane, le leggende e i culti delle vette, la lotta quotidiana per la sopravvivenza in un ambiente tanto magnifico quanto esigente. Ne emerge una visione poetica e maestosa della montagna come luogo di libertà in cui è possibile ritrovare se stessi e sentirsi parte di un mondo che nessuna autorità potrà mai possedere.
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Reclus
Da pochi a pochi appunti di sopravvivenza
“Non ci si aspetti molto da questo libretto. Sono idee e polemiche che raccolgo per me e per pochi lettori molto più giovani di me, nella presunzione che a questi pochi possano, forse, servire. Non troveranno qui né grandi teorie né analisi importanti, ma piuttosto degli sfoghi, delle domande a cui si cerca di dare faticosamente risposta, talvolta delle indignazioni. Se tutto questo servisse ad aiutare qualche lettore a orientarsi meglio in questo confuso presente, e a scegliere una strada di azione possibile e degna, sarebbe per me un risultato straordinario" Che fare? L’eterna domanda. Le mutazioni ci travolgono e cambiano il mondo senza quasi che ce ne accorgiamo. La politica è diventata pratica di occupazione delle istituzioni e dei luoghi di potere da parte di gruppi che si accusano vicendevolmente di corruzione. I movimenti nascono e muoiono velocissimamente e mandano i loro leader in parlamento. Il terzo settore, il volontariato e le ong pensano al benessere proprio più che a quello di chi dovrebbero assistere. I media sporcano tutto ciò che toccano e aumentano la confusione e la dipendenza dal “sistema”. In queste pagine scritte nei primi anni Duemila, Fofi, bastian contrario per una vita intera e irriducibilmente anticonformista, cerca i modi per capire e districarsi, cerca le strade per reagire a questa immane confusione di idee, nel rifiuto di considerare separati il pensiero e l’azione, la teoria e la prassi. Cosa possono le minoranze? Quali sono oggi quelle “frequentabili”? Come trasmettere ad altri i valori e l’esempio di quelle più degne, di ieri e di oggi? Come gridare nelle circostanze attuali il nostro “non accetto”? Cosa trasmettere agli altri delle nostre acquisizioni? E soprattutto, come?
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Fofi
Le rivoluzioni del nostro tempo un manifesto
“Da Nord a Sud, da Est a Ovest, dai luoghi dell’esilio e dai fronti della lotta, le nostre parole sono quelle nate dalle rivoluzioni in Siria, Egitto, Sudan e Iraq, dalle rivolte contadine in India, dall’ondata di lotte femministe in America Latina, dal movimento per George Floyd negli Stati Uniti, dall’insurrezione in Sri Lanka, dalla resistenza palestinese e da quella ucraina, e da tutti quei luoghi in cui qualcuno lotta per dimostrare che un mondo libero dai tiranni è ancora possibile”. In fuga dalla brutale repressione esercitata dal regime di Bashar al-Assad, nel 2018 un gruppo di rivoluzionari siriani sbarca nel quartiere parigino di Montreuil dove dà vita a una mensa autogestita, La Cantine Syrienne. Ben presto, quello che inizialmente nasce come luogo in cui rompere la solitudine dell’esilio diventa un punto di riferimento attraversato da comunità di rivoluzionari provenienti da mezzo mondo, ognuno con le sue storie di resistenza e lotta per la libertà, e dove, fra una portata e l’altra, si discute animatamente di rivoluzione. È da questi primi confronti e da una successiva serie di incontri internazionali che nasce la rete di collettivi, organizzazioni e singoli individui chiamata The Peoples Want. E questo è il loro manifesto internazionalista: una riflessione collettiva lontana dal dibattito mediatico e dall’analisi geopolitica da salotto televisivo, che a partire dall’esperienza sul campo e mettendo da parte ogni ideologismo propone un internazionalismo dal basso fondato sulla condivisione e la solidarietà. Un’alternativa possibile che mette al centro gli interessi dei popoli e dà voce a quel grido che ha attraversato la storia e che da due decenni riecheggia nelle rivoluzioni del nostro tempo: “The People Want the Downfall of the Regime!” ovvero, “A morte i tiranni!”.
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The peoples want