“Da Nord a Sud, da Est a Ovest, dai luoghi dell’esilio e dai fronti della lotta,
le nostre parole sono quelle nate dalle rivoluzioni in Siria, Egitto, Sudan e
Iraq, dalle rivolte contadine in India, dall’ondata di lotte femministe in
America Latina, dal movimento per George Floyd negli Stati Uniti,
dall’insurrezione in Sri Lanka, dalla resistenza palestinese e da quella
ucraina, e da tutti quei luoghi in cui qualcuno lotta per dimostrare che un
mondo libero dai tiranni è ancora possibile”.
In fuga dalla brutale repressione esercitata dal regime di Bashar al-Assad, nel
2018 un gruppo di rivoluzionari siriani sbarca nel quartiere parigino di
Montreuil dove dà vita a una mensa autogestita, La Cantine Syrienne. Ben presto,
quello che inizialmente nasce come luogo in cui rompere la solitudine
dell’esilio diventa un punto di riferimento attraversato da comunità di
rivoluzionari provenienti da mezzo mondo, ognuno con le sue storie di resistenza
e lotta per la libertà, e dove, fra una portata e l’altra, si discute
animatamente di rivoluzione. È da questi primi confronti e da una successiva
serie di incontri internazionali che nasce la rete di collettivi, organizzazioni
e singoli individui chiamata The Peoples Want. E questo è il loro manifesto
internazionalista: una riflessione collettiva lontana dal dibattito mediatico e
dall’analisi geopolitica da salotto televisivo, che a partire dall’esperienza
sul campo e mettendo da parte ogni ideologismo propone un internazionalismo dal
basso fondato sulla condivisione e la solidarietà. Un’alternativa possibile che
mette al centro gli interessi dei popoli e dà voce a quel grido che ha
attraversato la storia e che da due decenni riecheggia nelle rivoluzioni del
nostro tempo: “The People Want the Downfall of the Regime!” ovvero, “A morte i
tiranni!”.