
Il 2025 delle donne, tra contraccolpi (tanti) e conquiste (poche)
- The Wom - Monday, December 29, 2025
“Contraccolpo”, “svolta”, “punto critico”. Sfogliando i report annuali delle organizzazioni che monitorano i diritti delle donne, queste sono le parole più utilizzate per descrivere questo 2025. Nel trentesimo anniversario della conferenza dell’Onu di Pechino, quando 189 Paesi si misero d’accordo fra di loro per garantire l’empowerment femminile a livello globale, i tanti passi avanti fatti negli ultimi anni cominciano a essere messi in discussione.
Meno donne in politica
Per la prima volta nella storia, nel 2025 è diminuito il numero di rappresentanti politiche donne a livello globale. Secondo UN Women, l’organizzazione per i diritti delle donne delle Nazioni Unite, solo il 22,9% dei posti in parlamento è occupato da donne, una cifra in calo rispetto al 2024, quando erano il 23,3%.
Lo scorso anno, i Paesi che avevano una perfetta parità fra i sessi erano 15, mentre nel 2025 sono calati a 9
Si tratta di un segnale preoccupante, bilanciato però da un aumento delle donne nei ruoli esecutivi: le presidenti e capi di stato sono passate da 21 a 27 nel giro di cinque anni, anche se ben 103 Paesi continuano a non aver mai avuto una donna alla propria guida. La buona notizia è che l’Europa segue la rotta inversa: il numero delle deputate dei parlamenti del nostro continente è aumentato del 9,4% tra il 2010 e il 2024.
Come cambiano le leggi sulla violenza di genere in Italia
Per quanto riguarda la lotta alla violenza di genere in Italia, il 2025 è stato un anno segnato da grandi dibattiti, che hanno portato ad alcuni miglioramenti come l’introduzione del reato di femminicidio nel codice penale, ma anche all’importante dietrofront sulla modifica della legge sulla violenza sessuale attraverso l’introduzione del criterio del consenso, bocciata dal Senato dopo il sì della Camera. Resta invece ancora in sospeso la legge che imporrebbe il consenso informato dei genitori ai corsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, sostenuta fortemente dalla destra, e che per ora è stata approvata solo alla Camera. Nonostante l’Italia sia uno dei pochi Paesi in Europa in cui questi corsi, fondamentali per prevenire la violenza di genere, non sono obbligatori, il governo vuole imporre un’ulteriore stretta, e accusa i promotori dell’educazione affettiva di promuovere la cosiddetta “ideologia gender”.
Nuove definizioni di “donna” e la cancellazione dei diritti trans
Sempre a proposito di gender, l’anno si è aperto con l’inaugurazione della presidenza Trump e una sfilza di ordini esecutivi che, tra le altre cose, hanno imposto la cancellazione di molti termini “inclusivi” dai documenti ufficiali del governo statunitense e l’imposizione di nuove definizioni di “uomo” e “donna”, basate sulla biologia. Lo stesso è accaduto ad aprile nel Regno Unito, quando la Corte Suprema ha emesso una sentenza sulla legge sulle pari opportunità in cui ha stabilito che è donna solo chi è nata come tale. Negli stessi giorni, l’Ungheria approvava un emendamento alla Costituzione che prevede il riconoscimento di soli due sessi nel Paese, maschile e femminile. Queste decisioni hanno avuto un forte impatto soprattutto sui diritti delle persone transgender, che secondo il Trans Rights Index stanno attraversando un “momento critico” e un “passo indietro senza precedenti” non solo negli Stati Uniti, ma anche nel nostro continente.
L’anno della “maschiosfera”
Il 2025 è stato l’anno in cui l’opinione pubblica ha cominciato a fare i conti con la normalizzazione della cosiddetta “maschiosfera”, gli ambienti della misoginia online che dalle periferie di Internet sono stati progressivamente integrati nel mainstream. Gli influencer mascolinisti Andrew Tate e suo fratello Tristan, accusati di stupro e traffico di esseri umani in Romania, sono stati accolti a braccia aperte negli Stati Uniti dove, come ha rivelato una recente inchiesta del New York Times, sarebbero stati aiutati da importanti esponenti del governo. Proprio Tate viene nominato nella serie tv che è riuscita a portare questo tema nel dibattito pubblico, Adolescence, che racconta la caduta di un tredicenne inglese nel vortice della propaganda incel. Anche se la storia raccontata da Stephen Graham è inventata, l’ambientazione è più che mai realistica. Molti sondaggi a livello globale confermano infatti che i giovani uomini sono sempre più influenzati da queste figure: anche in Italia crescono i maschi che non condividono gli ideali femministi e credono che la parità di genere sia già stata raggiunta.
Alcune importanti vittorie per il diritto di scelta
Negli ultimi anni il tema dell’aborto è tornato a mobilitare le piazze di tutto il mondo, dagli Stati Uniti (uno dei quattro Paesi al mondo che negli ultimi trent’anni è tornato indietro sul diritto di interrompere la gravidanza) all’America Latina, dove grazie al movimento della Marea Verde molti Paesi sono riusciti a depenalizzare la procedura. Secondo il Center for Reproductive Rights, il 40% delle donne in età riproduttiva vive però ancora in un Paese in cui l’aborto è illegale. Proprio alla luce dei recenti cambiamenti sul tema, l’Europa si è attivata per proteggere i diritti delle sue cittadine: molti Paesi (ma non l’Italia) hanno ampliato i termini per interrompere la gravidanza, mentre il Regno Unito ha eliminato ogni forma di criminalizzazione delle donne che abortiscono. A dicembre il Parlamento Europeo ha poi approvato con una larga maggioranza l’iniziativa dei cittadini europei My Voice, My Choice, che istituirà un fondo comune europeo per assistere le donne che vivono in Paesi in cui l’aborto è ostacolato. Sempre a livello legislativo bisogna segnalare due vittorie: il consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, attraverso due sentenze, ha stabilito che negare cure abortive è una violazione dei diritti umani. La posizione dell’Onu è stata ribadita anche in una risoluzione approvata lo scorso ottobre sulla prevenzione della mortalità materna.
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