I diritti delle donne al tempo delle crisi umanitarie: le differenze tra Iran e Afghanistan

- The Wom - Thursday, July 3, 2025
Donne, bambine e ragazze: sono loro a pagare il prezzo più alto delle crisi umanitarie, che non colpiscono tutte le persone allo stesso modo ma impattano maggiormente su chi vive in condizioni di vulnerabilità. È quanto emerge dal rapporto Her future at risk. The cost of humanitarian crises on women and girls di WeWorld, organizzazione umanitaria che da oltre 50 anni lavora in 26 Paesi inclusa l’Italia, per portare al centro chi è ai margini, geografici e sociali. Dall’Iran all’Afghanistan, l’apartheid di genere si aggrava e consolida con le crisi umanitarie. Tuttavia, per contrastare concretamente le oppressioni sistemiche delle donne in tutto il mondo, serve un’alleanza globale che tenga conto della specificità di ogni contesto

Come sottolinea Osservatorio Afghanistan, la complessità di regimi che impiegano regole e strumenti a più livelli per applicare una discriminazione sistemica prolungata richiede una lotta altrettanto complessa, multiforme e perseverante. Le donne afghane e iraniane, ad esempio, hanno fatto squadra per lottare contro i sistemi di discriminazione di genere in cui vivono. Ma per quanto riguarda i diritti delle donne in Iran e in Afghanistan, ci sono alcune differenze che vanno considerate.

Conoscere la specificità delle lotte, multiformi e complesse

Sia in Afghanistan che in Iran il tentativo in corso da parte dei regimi è quello di sottomettere le donne al potere dei leader uomini. E, in entrambi i casi, la reazione delle donne è di resistenza. In svariate forme. Dalle proteste che hanno portato nelle piazze il messaggio “donna, vita, libertà!” alla disobbedienza civile messa in atto nella quotidianità, la vita delle donne è una continua lotta che non si assesta in entrambi i Paesi. Ma, come testimoniato dalle Ong che lavorano sui territori – tra cui Nove Caring Humans, tra le poche Ong rimaste attive in Afghanistan – ci sono delle differenze che è necessario conoscere per comprendere la situazione reale evitando il rischio di appiattire la narrazione dietro gli stereotipi.

Ad esempio, le donne iraniane godono di libertà che non sono consentite alle donne afghane. Le donne in Iran hanno il diritto alla partecipazione politica: non è uguale a quella degli uomini in tutti gli aspetti – le donne non possono diventare presidenti – ma possono impegnarsi in attività politiche a vari livelli, tra cui votare ed essere elette. In Iran le donne fanno anche parte delle principali strutture di leadership politica, compreso l’esecutivo.

In Afghanistan, invece, le donne non sono libere di partecipare a tutto lo spettro della rappresentanza politica. La situazione non migliora sul fronte dell’istruzione. I talebani – tornati al potere nell’agosto 2021 — hanno proibito alle bambine afghane di frequentare la scuola oltre il sesto grado. Un divieto che, nel marzo 2023, è stato poi esteso anche al livello secondario e all’università.

L’Iran, invece, ha uno dei tassi di alfabetizzazione femminile più alti della regione. Ci sono tantissime giovani donne laureate, soprattutto nelle materie STEM.


«I più fondamentalisti avrebbero anche voluto negare la possibilità di studiare alle bambine e alle ragazze, ma per fortuna non ci sono riusciti», spiega l’attivista iraniana Pegah Moshir Pour nel suo contributo al dossier InDifesa di Terre des Hommes, che evidenzia come il tasso di alfabetizzazione delle iraniane superi l’80%. Anche nei media, sia a livello statale che privato, le donne sono rappresentate.

In Afghanistan sono state bandite da quasi tutte le rappresentazioni e posizioni di potere nei media. Lo stesso accade nella vita sociale e culturale: se le iraniane possono viaggiare e guidare liberamente, alle donne afghane è vietato viaggiare senza un accompagnatore maschio e persino visitare i parchi nazionali

A gravare ulteriormente sui diritti di donne e ragazze in Afghanistan, è la sospensione degli aiuti umanitari di Usaid. In questo contesto ong e associazioni della società civile sono l’ultima ancora di salvezza per la popolazione, in primis per le donne di cui molte sono capofamiglia.

«Siamo riusciti a salvare la piccola Deeba, figlia di Munisa, da un matrimonio precoce. Ci sono ancora molte storie che possiamo cambiare. Proprio in questo momento dobbiamo rimanere in Afghanistan e proseguire tutte le nostre attività», riferiva ad Agi lo scorso 8 marzi Nove Caring Humans, ong italiana attiva da 13 anni nel Paese asiatico, una delle poche ancora operative nell’emirato talebano. Nonostante la gravità della situazione, la crisi afghana è quasi del tutto uscita dai radar dell’informazione mainstream e dall’agenda della comunità internazionale: per questo motivo Nove ha lanciato un apposito “Fondo Emergenza Donne Afghane”.

L’alleanza delle donne iraniane e afghane contro l’apartheid di genere

«Riconoscere l’apartheid di genere in Afghanistan è fondamentale per le lotte delle donne a livello globale e sosterrà anche le lotte delle donne in Iran, mentre le donne afghane possono beneficiare dell’esperienza, dell’energia e della consapevolezza delle donne iraniane contro la discriminazione», sottolinea Osservatorio Afghanistan.

Le donne lo hanno capito e nel riconoscimento delle loro storie, individuali e collettive insieme, fanno rete

«Riconoscere questa differenza nello status delle donne tra Iran e Afghanistan è importante per qualsiasi alleanza contro l’apartheid di genere» conclude l’Osservatorio. Dal regime dei talebani a quello degli Ayatollah. Dalle proteste fuori dall’Università di Kabul, da cui le donne sono state espulse, alle rivolte scoppiate a Theran dopo l’uccisione di Mahsa Amini. Lo slogan delle donne curde “donna, vita, libertà!” diventa un grido collettivo di resistenza: superando i confini, ha ricordato al resto del mondo come l’oppressione delle donne sia una componente strutturale dei regimi. Che, per essere contrastati, vanno conosciuti nelle loro specificità.

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