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“Ho strappato troppe erbacce e raccolto troppe mele. Sono un ladrone”. Le poesie di Olav H. Hauge
Il 14 settembre 2026 ci ha lasciati all’età di 96 anni Bodil Cappelen, vedova del poeta norvegese Olav H. Hauge. Formatasi alla Scuola statale di artigianato e arti applicate di Oslo, Cappelen fu per oltre un decennio un’artista tessile, impegnata anche nel sociale. Si dedicò inoltre alla pittura a olio, tenendo la sua prima mostra personale a Oslo nel 1991, alla scrittura e all’illustrazione di libri per bambini. Nel febbraio del 1970, Bodil – sposata con lo scrittore e artista Finn Strømsted, da cui aveva avuto due figli – scrisse a Olav H. Hauge dopo aver scoperto la sua poesia:  > «Caro Olav Hauge, stamattina mi sono alzata e ho pensato a una stanza piena di > libri dal pavimento al soffitto. Non restare sorpreso se ti scrivo queste cose > e tu nemmeno mi conosci: passerà, ci si può incontrare per lettera altrettanto > bene quanto per strada».  Iniziò così una corrispondenza epistolare (poi pubblicata in Brev 1970-1975 nel 1996) che durò quattro anni prima che i due si incontrassero. Bodil divorziò e un anno dopo, nel 1975, si trasferì a Ulvik per convivere con Olav H. Hauge, all’epoca quasi settantenne. Si sposarono tre anni dopo e insieme pubblicarono il libro per bambini ABC (1986), con le poesie di Olav e le illustrazioni di Bodil. Dopo la morte di Hauge, nel 1994, Bodil si dedicò a mantenere viva la memoria e il lascito culturale del marito, contribuendo – tra le altre cose – alla fondazione, nel 2009, dell’Haugesenteret di Ulvik, un museo con una mostra permanente dedicata al poeta norvegese. Olav Håkonson Hauge nacque nel 1908 a Ulvik, villaggio sul fiordo di Hardanger, nella Norvegia occidentale, dove visse tutta la vita, guadagnandosi da vivere come giardiniere e frutticoltore nella propria fattoria, dedicandosi alla poesia e traducendo in norvegese poeti tedeschi, francesi, inglesi e americani. Apprese il francese da autodidatta e l’inglese dai libri inviati da uno zio, Edmund Hakestad, che viveva in America. Quelle di Hauge sono poesie ridotte all’osso, minimaliste, simili a haiku giapponesi nella loro essenzialità, e non è un caso che siano state particolarmente apprezzate dal connazionale Jan Erik Vold, poeta, traduttore, corrispondente di Hauge nonché autore di haiku.  Olav Hauge e Bodil Cappelen Le poesie di Hauge traggono spesso ispirazione dalla natura e dal paesaggio norvegesi, dalla quotidianità della vita rurale, ma anche dalla letteratura norrena, dal romanticismo inglese, dal simbolismo francese, dal modernismo e dalla poesia classica cinese (Ch’ü Yüan, Li Po, T’ao Ch’ien, Wang Wei): «Una buona poesia/ deve odorare di tè./ O di terra umida e legna appena tagliata», recitano i versi finali del componimento Eg har tri dikt (“Ho tre poesie”). Nella sua opera convivono sia poesie scritte utilizzando forme metriche e schemi rimici tradizionali che, soprattutto a partire dal 1951, poesie in verso libero, più vicine alle sperimentazioni formali del modernismo. Sono scritte nel dialetto di Hardanger del nynorsk (“neonorvegese”), una delle due varietà scritte ufficiali della lingua norvegese insieme al bokmål (“lingua del libro”) o riksmål (“lingua di stato”). Si tratta di una lingua artificiale basata sulla sintesi dei dialetti norvegesi occidentali e creata dal linguista Ivar Aasen nella seconda metà dell’Ottocento. Rispetto al bokmål, più vicino al danese, il nynorsk è una variante minoritaria (diffusa soprattutto nelle aree rurali del Vetsland), ma più arcaica e conservativa, tanto da mantenere alcune caratteristiche della lingua norrena, come i tre generi.  Anche lo scrittore Jon Fosse, Premio Nobel per la Letteratura nel 2023, scrive in nynorsk –  estimatore di Hauge, visitò il poeta nella sua dimora a Ulvik nel 1991. «Ho strappato troppe erbacce e raccolto troppe mele. Non sono un accademico. Sono un ladrone. Un filisteo», disse di se stesso in una conversazione con Fosse. Le poesie di Hauge sono state tradotte in inglese dal poeta del Minnesota Robert Bly (a sua volta tradotto in norvegese da Hauge), mentre in Italia è stata pubblicata una selezione delle sue poesie da Crocetti, La terra azzurra (2008), a cura di Fulvio Ferrari, ma purtroppo il volume è da tempo fuori catalogo. Segue una selezione di poesie sinora inedite in italiano tradotte dal nynorsk. Emilio Patavini ** Oggi e domani Io non sono che una favilla del grande fuoco. E come fui acceso nel buio, così una sera mi spegnerò. Io sono l’onda che spumeggia in questo momento, con le nuove nasco e mi rigonfio e con le vecchie nel sonno sprofondo. Io sono la foglia che vibra in questa primavera. Tu tremerai nella bufera un altro anno ancora. Io sono il desto, colui che possiede, l’occhio che vede, la goccia che per ora riflette il respiro del cielo. Vivo e ardo, non so perché – il mondo, con i suoi fiori e le sue donne, per oggi è mio. Sarà tua tutta la bellezza di questa terra quando me ne sarò già andato e scomparse le mie impronte. (da Glør i oska, 1946) * Il tappeto Tessimi un tappeto, Bodil, tessimelo di sogni e visioni, tessimelo di vento – così che io, come un beduino, possa stenderlo quando prego, avvolgermelo attorno quando dormo, e ogni mattina urlare: La tavola è apparecchiata! Tessilo per un mantello contro il freddo, per una vela per la mia barca! – Un giorno mi metterò sul tappeto e veleggerò lontano su di esso verso un altro mondo. (da Janglestrå, 1980) * A Bodil che mi ha mandato un disco di Bach e Händel Cosa avrebbe fatto Wang Wei se tu gli avessi mandato un disco di Bach e Händel? Avrebbe eseguito le sonate ancora e ancora nella sua baita sul fiume Wang a Chungnan e avrebbe sognato di essere lontano, tra le bianche nubi. Dopodiché avrebbe composto una poesia e te l’avrebbe spedita. Non solo avrebbe reso contento te, ma anche i posteri. La mia poesia la leggerai solo tu, Bodil.  (da Janglestrå, 1980) * Ci sono i premonitori Ci sono i premonitori: il vento, il fuoco fatuo, gli uccelli. E le porte a vento. Chi era che ho visto nel mio specchio quando sei entrato? La porta si è richiusa. Entrambi rimaniamo in silenzio. (da Spør vinden, 1971) * Attraverso il circolo polare Un uomo sul treno indica la torre di pietra sulla montagna, stiamo attraversando il circolo polare, dice. Sulle prime a noi non fa alcuna differenza, andando verso nord il paesaggio resta lo stesso, ma sappiamo a cosa andiamo incontro. Non mi sarei aggrappato a questo piccolo episodio, se, uno di questi giorni, non avessi passato i settanta. (da Janglestrå, 1980) * Vivo qui Vivo qui da più di una vita d’uomo. Anni di vento e stelle nell’alto sartiame sono salpati. Alberi e uccelli si sono sistemati qui, ma io non mi sono acquietato.   (da Spør vinden, 1971) L'articolo “Ho strappato troppe erbacce e raccolto troppe mele. Sono un ladrone”. Le poesie di Olav H. Hauge  proviene da Pangea.
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