In pochi – tra i leader globali – si erano espressi contro la guerra ed il
riarmo in modo chiaro come ha fatto lui.
di Alessio Ramaccioni
Pace come valore assoluto. Accoglienza totale nei confronti di tutti,
soprattutto degli ultimi. Difesa dei diritti dei migranti. Una incessante
invocazione alla tutela ed al rispetto dell’ambiente. Una critica a volte feroce
nei confronti del capitalismo. Beh, era un papa: doveva essere a favore della
guerra? Doveva incitare a chiudere le frontiere? Doveva ignorare la povertà, che
cresce ovunque, anche dove un tempo era quasi ridotta a zero? Ovviamente no. Ma,
al netto dell’atteggiamento critico nei confronti dei “poteri teocratici” da
parte di chi è laico e pretende laicità, nel giorno della morte di Francesco è
forse utile ragionare sul fatto che c’è papa e papa.
Francesco, forse per le sue origini, forse per le sue esperienze pastorali a
contatto con emarginazione e povertà, forse per il modo con cui personalmente
declinava il suo essere uomo di chiesa e di fede, per alcuni aspetti del suo
pontificato è stato quasi sorprendente, specie se paragonato a quello che c’è
stato prima di lui. Soprese, ad esempio, quando parlando della crescente
tensione e poi della guerra tra Russia ed Ucraina citò, tra i vari motivi di
escalation, l’ “abbaiare della NATO alle porte della Russia”: non per
giustificare l’aggressione militare di Putin, ma per contestualizzare in maniera
analitica e corretta i fatti, inchiodando tutti alle proprie responsabilità. Ai
tempi fu tacciato, anche lui, di “putinismo”, ma i fatti storici – ovviamente –
gli diedero ampia ragione.
Sorprese, da un certo punti di vista, il suo continuo esprimersi a tutela dei
diritti dei migranti e della necessità dell’accoglienza come valore assoluto.
Una presa di posizione che gli attirò antipatie ed inimicizie anche da parte di
pezzi del mondo cattolico, innescando interessanti “corto circuto” negli
ambienti della politica conservatrice occidentale, che si fa contemporaneamente
paladina della tutela dei valori cristiani e allo stesso tempo feroce nemica di
globalizzazione ed immigrazione, come se si potesse scegliere quale “pezzo”
dell’essere fedeli (o dichiararsi tali) ci interessa ed ignorare il resto.
Sorprese, a tal proposito, il suo rifiuto di partecipare al Forum Mediterraneo a
Firenze, qualche anno fa, al quale era stato invitato anche l’ex ministro
dell’Interno Marco Minniti, firmatario del “Memorandum Italia – Libia” del 2017
che ha aperto le porte ai lager libici per i migranti, abbandonati alla mercè
dei miliziani libici finanziati dal governo italiano.
Sorprese anche quando, in diverse occasioni, parlò di Palestina ed Israele in
maniera esplicita, riferendosi alla necessità storica di “due popoli e due
stati” anche in momenti in cui l’ipocrisia collettiva dell’Occidente imponeva
solo penosi farfugliamenti ai vari leader. Sorprese quando, ormai nel 2014,
parlò esplicitamente di “guerra mondiale a pezzi”, in riferimento alle tante
guerre che infiammavano il mondo, ricondotte ad un unico conflitto latente che,
anni dopo, è apparso chiaramente a tutto il mondo.
Certo, era un papa, il capo della Chiesa cattolica, con tutte le conseguenze che
quel ruolo e quell’appartenenza comportano in tema di questioni di genere,
aborto e diritti sul proprio corpo e sulla propria vita. Il dibattito sulla sua
figura sarà lungo, probabilmente, e complesso, soprattutto all’interno della
“sinistra”. Una riflessione però forse è doverosa: in un momento storico in cui
la guerra torna ad essere categoria accettata ed accettabile dal dibattito
politico, in cui il disinteresse – se non il disprezzo – per i deboli, gli
ultimi, i “diversi” non è più stigmatizzato ma addirittura sbandierato come
elemento di caratterizzazione politica e sociale, in cui invece che lavoro,
solidarietà, diritti la parola d’ordine dei leaders mondiali è armarsi, una voce
come quella di Francesco era importante. Chissà se, chi verrà al suo posto, avrà
la forza di ribadire quei concetti: purtroppo, oltre al papa, a parlare con voce
forte ed udibile di pace e di giustizia sociale sono rimasti davvero in pochi.
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