Mutilazioni genitali femminili e matrimoni forzati: la violenza invisibile che riguarda anche l’Italia

- The Wom - Monday, August 25, 2025
Sono oltre 230 milioni le donne nel mondo ad aver subito mutilazioni genitali femminili e 650 milioni quelle che si sono sposate prima dei 18 anni. Due fenomeni che si radicano nelle stesse disuguaglianze di genere e che continuano a riguardare anche l’Italia, seppure in maniera sommersa. Con il progetto europeo SAFE, ActionAid e altri partner internazionali lavorano per rompere il silenzio e costruire reti di prevenzione, protezione ed empowerment

Alcune forme di violenza non lasciano cicatrici visibili, ma un silenzio profondo, assordante. È l’esperienza di Riham, attivista e Community Expert per ActionAid, che ricorda il trauma vissuto da sua cugina, sottoposta a mutilazione genitale femminile in un villaggio egiziano. “Avevo circa dodici anni e stavo trascorrendo uno di quei lunghi e lenti pomeriggi estivi a casa di mia nonna, in un piccolo villaggio egiziano. Le donne erano sedute nel cortile, parlavano a bassa voce mentre sbucciavano le verdure. Poi, all’improvviso, arrivarono due donne che non conoscevo. Mia zia chiamò mia cugina — poco più grande di me — e la portò via, senza darmi alcuna spiegazione. Quando tornò, qualcosa in lei era cambiato. Per giorni non mi fu permesso vederla. Di notte, la sentivo piangere dietro le pareti sottili”. Una testimonianza che racconta la brutalità di una pratica diffusa ancora oggi, capace di segnare la vita delle bambine e delle ragazze nel corpo e nella psiche.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 230 milioni di donne nel mondo hanno subito una forma di MGF, mentre 650 milioni sono state costrette a sposarsi da minorenni. Due violazioni che, pur affrontate spesso separatamente, hanno radici comuni: il controllo patriarcale sui corpi femminili, la negazione dei diritti fondamentali e la perpetuazione delle disuguaglianze di genere.

Un fenomeno che esiste anche in Italia

Il tema non è lontano da noi. In Italia, secondo una stima dell’Università Milano-Bicocca (2019), vivono circa 87.600 donne che hanno subito MGF, soprattutto provenienti da comunità migranti nigeriane ed egiziane. Allo stesso tempo, i dati sul matrimonio forzato parlano chiaro: con l’introduzione del reato specifico nel Codice Rosso, sono stati registrati 107 casi, che riguardano principalmente donne con nazionalità pakistana e bengalese. Numeri che, pur essendo solo la punta dell’iceberg, dimostrano quanto il fenomeno sia reale e ancora troppo poco riconosciuto.

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Il progetto SAFE: un’alleanza europea

In questo scenario nasce SAFE – Support and Aid for Female Genital Mutilation and Early and Forced Marriage, un progetto europeo co-finanziato dalla Commissione europea attraverso il programma CERV e attivo in sei Paesi: Italia, Germania, Irlanda, Spagna, Francia e Belgio.

L’iniziativa, che durerà fino al 2027, mira a prevenire e contrastare MGF e matrimoni precoci e forzati attraverso advocacy, formazione, empowerment e sensibilizzazione. In Italia il coordinamento è affidato ad ActionAid, che dal 2016 lavora su questi temi ponendo al centro le Community Expert: donne e uomini delle comunità più a rischio che agiscono come ponte tra famiglie, servizi sociali, scuole, centri antiviolenza e istituzioni.

Comunità e istituzioni insieme per rompere il silenzio

SAFE punta a rafforzare il lavoro di rete nelle città di Milano e Roma, creando alleanze tra scuole, centri giovanili, servizi socio-sanitari e comunità religiose. Saranno attivati percorsi formativi per figure di riferimento nelle comunità, oltre ad attività di informazione rivolte a persone rifugiate e richiedenti asilo.

L’approccio è sistemico e intersezionale: non solo interventi di prevenzione, ma anche azioni di advocacy politica a livello nazionale ed europeo. Non a caso, ActionAid fa parte della rete End FGM EU, che unisce oltre 39 organizzazioni in tutta Europa contro le mutilazioni genitali femminili.

La voce delle attiviste

“Solo unendo le forze possiamo davvero fare la differenza”, sottolinea Stella, Community Expert e Senior Ambassador del Network End FGM EU, che considera il nuovo ruolo una possibilità preziosa di crescita e collaborazione internazionale. “Essere nominata Senior Ambassador è per me una grande opportunità. Lavoro da anni in Italia su questi temi e questo nuovo ruolo mi permetterà di crescere ancora, portando nel nostro Paese le competenze e le esperienze che acquisirò a livello europeo. È anche un’occasione preziosa per collaborare con altre attiviste provenienti da diversi Paesi”.

Le storie di Riham e Stella mostrano come la battaglia contro queste violenze non sia solo questione di numeri o leggi, ma di testimonianze vive e di donne che hanno scelto di rompere il silenzio per aprire la strada al cambiamento.

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