
“Lodo con sicurezza le tue Virtù”. Il misogino Jonathan Swift e le sue amanti. Ovvero, l’eterno dissidio tra spirito e materia
Pangea - Wednesday, March 5, 2025Quando Jonathan Swift conosce Esther Johnson – corre l’anno 1688 – lei ha otto anni, lui è un giovanotto ventunenne incaricato di occuparsi della sua istruzione. Siamo in casa di Sir William Temple, diplomatico e scrittore imparentato con la bambina: dama di compagnia presso la sorella del baronetto è infatti la madre della piccola.
L’incontro segna l’inizio di una relazione singolare, ambigua, forse anche amorosa, che durerà tutta la vita.
Mentre Esther cresce e studia con lui, nel 1713 Swift è nominato diacono della cattedrale di San Patrizio a Dublino.Decenni dopo quel primo incontro, per il compleanno di lei Swift licenzia On Stella’s Birthday (1718-19), la prima poesia che le dedica in cui inizia a chiamarla Stella. L’abitudine continuerà, a imitazione dell’Astrophil and Stella di Sir Philip Sidney, l’autore celato dietro il pretesto – amplificato, esagerato – del poeta-innamorato, coinvolto in un’intricata vicenda emotiva e sentimentale.
Forse i due si sposano, la cosa resta incerta, coperta. Se accade, non impedisce a Swift d’intrattenere altre relazioni. Dopo la morte di Sir Temple e della madre, anche Esther-Stella si è comunque trasferita a Dublino, sotto la protezione riservata del diacono. Nel diario, pubblicato come Stella Journal, lui la descrive come “l’amica più sincera, virtuosa e preziosa”, colei che gli è sempre apparsa riservata, “paziente e scevra di passione”. Capace in ogni caso di reggere un rapporto-assenza, che poche donne avrebbero tollerato.

Negli anni è sempre lui a consigliarle letture e comportamenti, a istruirla e indirizzarla: qualunque fossero i suoi desideri, Stella rimarrà “la vostra allieva e umile amica”. Un rapporto complicato anche da un’altra amicizia particolare del diacono con una seconda Esther, l’olandese Esther Vanhomrigh detta Vanessa, figlia di un ricco commerciante che, abbandonato tutto per amore, lo segue altresì a Dublino senza esiti, se non dell’amicizia per lui, e della frustrazione per lei.
Il poemetto Cadenus and Vanessa – Swift calato nell’anagramma di “Decanus”, o decano di San Patrizio – esce solo dieci anni dopo la morte di Vanessa, nel 1723, per rispettarne il desiderio: Swift avrebbe dovuto far trascorrere quel tempo prima di darlo alle stampe. I versi lasciano intendere che la rottura sia stata voluta da Vanessa e che Cadenus abbia ammesso certa responsabilità e “crudeltà” verso di lei, non l’accusa di averle mai promesso alcunché.
Non meno cerebrali, in cadenze di regolate gavotte, sono le poesie per Stella. Swift inizia a offrirgliene una per ogni suo compleanno a partire dal trentesimo, e così gli Stella Poems si muovono sul doppio binario classico che oppone corporeità ad amore carnale, spirito a virtù. Stella sta perdendo la freschezza della prima giovinezza, perciò “Your Virtues safely I commend,/ They on no Accidents depend”, “Lodo con sicurezza le tue Virtù,/ svincolate da ogni contingenza”, assicura lui, in quanto virtù durevoli, sottratte al passare del tempo che ingenera “Accidents”. E sono “Breeeding, Humour, Wit, and Sense”, “Buon educazione, senso dell’umorismo, acume e ragionevolezza”. Eppure, l’elogio di tanta “virtù” è spesso carico di un insistente senso di rimpianto.
Lo scrittore di caustica ironia che nel 1726 darà alle stampe i Gulliver’s Travels e nel 1729 A Modest Proposal, sfoggia per Stella tutto l’armamentario classico dell’aedo che canta l’amata: il lamento del poeta per il tempo che passa e fa decadere la bellezza di lei, la perdita della gioventù, il timore che con la forza artistica scemi anche il vigore dell’“omaggio poetico”. Ma l’elegia si distorce in umorismo: il poeta che si rosicchia le unghie perché non sa cosa scrivere – come Astrophel nel primo sonetto di Sidney morde la penna, tormentato perché troppi studi ne hanno logorato l’“Invention”.

L’inserto di spunti ironici in temi elegiaci incide i versi per Stella, finché in Stella’s Birthday 1724-25 l’autore arriva a chiederle se, considerata la loro età, siano ancor adatti, lui a celebrare la bellezza di lei con “estro brillante”, gli “occhi radiosi” di lei a farsi ancora cantare.
Svanito lo scenario simil-petrarchesco di dieci anni prima, l’ironia corrode l’intento rievocativo, la satira vanifica il pathos dell’elegia e il proposito celebrativo in onore di Stella è demolito da categorie razionali. Tempo, mutamento e decadenza serpeggiano nel resto degli Stella Poems, l’idealizzata offerta d’amore iniziale si scolora in pallida realtà:
Adieu bright Wit, and radiant eyes;
You must be grave, and I be wise.
Our Fate in vain we would oppose,
But I’ll be still your friend in prose.Addio estro brillante e occhi radiosi;
Tu dovrai esser moderata, e io saggio.
Invano potremmo contrastare il Destino,
Ma io continuerò a esserti amico in prosa
La prosa, fallimento del cantore, ridimensiona drasticamente poeticità di lui e fascino di lei. Pur dichiarandosi seguace di Apollo – “I waited at Apollo’s Shrine”, “Ho officiato all’altare di Apollo”, sicuro dell’ira del dio “if Stella were unsung today”, “se oggi non celebrassi Stella” –, Swift è ben consapevole dell’artificium letterario con l’uso dissacratorio dell’“apollineo”, per cui l’ironia svaluta l’aura sublime che circonda Apollo e la sua lira.
Gli anni sono passati, tuttavia, e la musa non è più giovane, viso e occhi di lei splendono meno. Pertanto, da perfetto figlio dell’età augustea, invece che a bellezza e giovinezza il poeta indirizzerà il proprio canto a “Honour”, “Virtue”, “Sense” e “Wit”, “Onore”, “Virtù”, “Ragionevolezza” e “Arguzia”. Anzi, più che per l’avvenenza ammira tanto Stella per quest’ultima dote, da pubblicare in appendice ai Gulliver’s Travels una raccolta di Bon Mots de Stella e, lei scomparsa, darà alle stampe anche Journal to Stella, le lettere scambiate tra loro in decenni. Niente di petrarchesco in questo omaggio opposto a ogni cliché del canone: non le “belle membra”, che per lui poco contano rispetto alle qualità spirituali, bensì un soffermarsi, non senza sottile crudeltà, sulla bellezza al tramonto dell’amica, sui dettagli dei capelli che ingrigiscono, le rughe e la vecchiaia che si avvicinano. La verità, insomma, sempre e comunque.

Ma è solo una posizione narrativa? Qualcuno ha detto che per Swift le donne esistevano solo dalla vita in su. In realtà il nostro, misantropo e misogino, non si tratterà mai dall’indugiare su tratti fisici che i suoi modelli, Sidney o Ronsard, nemmeno avrebbero concepito d’inserire in versi per l’amata.
Persino nei Gulliver’s Travels la lente d’ingrandimento su pecche fisiche o peculiarità sgradevoli non mancano. Un esempio per tutti, quando nella terra dei giganti di Brobdingnag Gulliver è affidato alla giovane Glumdalelitch:
“Le damigelle di corte invitavano spesso nei loro appartamenti Glumdalelitch perché volevano che mi portasse con sé per vedermi e toccarmi. Capitava allora che mi spogliassero da capo a piedi per infilarmi quant’ero lungo in seno: dove provavo un gran disgusto; perché, a dir la verità, dalla loro pelle emanava un odore orribile […]. Quel che mi metteva più a disagio, quando la mia custode mi portava a far visita alle damigelle di corte, era qual loro modo di trattarmi senza riguardi, come una creatura incapace di provare alcun tipo di sensazione. Infatti si spogliavano completamente per mettersi la camicia, proprio davanti a me. Mi mettevano sopra la toletta così che io mi trovavo proprio di fronte ai loro corpi nudi che, a essere sincero, non costituivano affatto una vista provocante, né mi suscitavano altra emozione se non di disgusto e di orrore. A vederla da vicino, avevano una pelle così scabra e rugosa, così chiazzata e qui e là dei nei grandi come scodelle, con peli penduli più spessi dello spago da imballaggio, che non è necessario mi dilunghi sul resto del loro corpo…”
(Gulliver’s Travels, III, 5)
Ma oltre i racconti fantastici, tripudio dell’immaginario e ossessivo dei Gulliver’s Travels, il diacono non recederà dai propri assilli. E di lì a pochi anni pubblicherà anche una serie di poemetti, da The Lady’s Dressing-Room fino a A Beautiful Young Nymph Going to Bed, il cui elemento centrale saranno fisiologia ed elementi corporali senza risparmiare, in Strephon and Chloe, nemmeno pastori e ninfe d’Arcadia. Insieme frana di miti, illusioni, utopie.
Paola Tonussi
*In copertina: una illustrazione di P. A. Staynes per i Gulliver’s Travels
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