Percorrere la via – quella non battuta, eccentrica, marginale, “inattuale” – è
il privilegio tragico di figure ribelli che scelgono percorsi di soglia come
luoghi di accesso a orizzonti alternativi e radicali. Mondi possibili, quelli
immaginati da questi pensatori, la cui “amicizia stellare”, per usare una
celebre immagine nietzscheana (Gaia scienza, § 279), codifica una comunità di
solitari, metaforicamente “navi, ognuna delle quali ha la sua meta e la sua
rotta”, ma destinati a incrociarsi in “un’immensa invisibile curva e orbita
siderale, in cui le (…) diverse vie e mete potrebbero essere intesequali esigui
tratti di strada”, divenendo “amici nel senso di quella elevata possibilità”.
Cosmografie che sono state tracciate da filosofi – come non pensare
agli Holzwege di Martin Heidegger, quei “sentieri interrotti” da lui traversati
nella Foresta Nera, del tutto omologhi al suo pensiero errante rivolto
all’Essere, così ossessivamente inseguito? Squarci di senso lambiti dagli
scrittori – si evochi qui, a mo’ di exemplum, la labirintica prosa del vate ceco
di Buenos Aires, Jorge Luis Borges, cantore della potenza dell’immaginazione
creatrice e architetto di uno spiraliforme orizzonte post-cartesiano. Impeti
demiurgici, quelli menzionati, in cui la visione individuale risuona all’unisono
con lo spirito di un’epoca – come nelle creazioni degli artisti capaci di
traslare la sapienza di simboli archetipici in forme estetiche calate nella
storia e nella materia.
Tra le sue opere, marziale, Roberto Floreani
Nel novero di quest’ultima nobile tradizione s’inserisce la “via astratta”
tracciata, e sempre ricorsivamente battuta, da Roberto Floreani. Il pittore
opera in sintonia con il magistero dei “classici” dell’Astrazione, cui da
artista “militante” – ma non, si badi bene, “artivista” (V. Trione) –, ha
dedicato una seminale monografia, Astrazione come Resistenza (De Piante, 2021),
tracciando con decisione una continuità fra la “Via italiana all’Astrattismo”,
soprattutto nella sua matrice futurista, e la propria estetica. Al contempo,
innovativo nelle scelte formali e nelle sincretiche soluzioni artistiche, il
nostro affronta nella sua opera astratta temi fondamentali di ordine filosofico
ed esistenziale, sempre declinandoli in relazione alle sfide epocali del nostro
tempo.
Tale poetica si evidenzia (anche) nella mostra “La via astratta”, un progetto
espositivo site-specific con oltre venti opere ideate per contaminare la
collezione permanente del museo Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei
(GASC). La cosmovisione di Floreani è qui articolata attorno a tre serie
pittoriche: le Costellazioni, ispirate a un tema e astronomico e mitopoietico,
evocano la relazione con l’indefinito e il mistero, considerati dal versante
scientifico, in opposizione al dis-astro della modernità, letta come alienazione
dal piano celeste; le Soglie, protagoniste della recente, monumentale personale
“Soglie. Tempo del Prima, Tempo del poi” (Museo Diocesano di Vicenza, 2025),
esibiscono la capacità della “quadratura” geometrica d’inscrivere – e riscrivere
– il mondo; sono figure liminali e dinamiche, transiti fra immanenza e
trascendenza, sensibile e sovrasensibile, materia e spirito, accessi iconici
metafisicamente “concreti” all’Ulteriore; nella mostra vengono presentate le
nuove Soglie “bordate”: il quadrato della Soglia viene ulteriormente
geometrizzato da un margine che conchiude la pulsante tensione romantica
all’infinito entro una esigenza di limite e ordine; infine, i Ritmati, in cui le
figure geometriche predilette dall’artista vengono ricomposte e valorizzate
mediante l’inserzione di tasselli rettangolari colorati, volti a “ritmare” –
quasi un gong spirituale – la libera necessità del moto astratto,
cartografandone la geografia invisibile in termini sinestetici, vista la
sovrapposizione della simbologia musicale alla traccia visuale; nei Ritmati le
immagini si fanno impulsi sonori e la musica si plasticizza, in quella tensione
pitagorica a ricomporre il molteplice e l’Uno mediante il ritmo, riconoscendo
nella sistole e diastole del respiro cosmico il ritmico dispiegarsi del senso
originario del reale – in una sensibilità che, complementarmente, il Kandinskij
affascinato dalla dodecafonia di Schönberg impiegò nelle sue tele come forma di
“dissonanza” radicale.
In tutte e tre le serie presentate, l’arte di Floreani assurge a
riappropriazione di quella tradizione antica in cui Arte, Rito e
Simbolo appaiono lati dinamici di un medesimo triangolo, il cui vertice è
rivolto verso l’Alto. Le opere di Floreani sono eredi
dei mandala e yantra orientali, delle icone ortodosse, delle decorazioni dei
portali dei templi di Oriente e Occidente: tutte figure di passaggio che
alludono alle immense possibilità di alleanza con il divino, ma anche al rischio
implicito nel distacco da esso. Temi questi, che il contesto della GASC non può
che far risaltare. L’arte di Floreani, infatti, è laica e aconfessionale, ma non
per questo secolarizzata: responsabilmente tesa alla custodia della scintilla
spirituale riposta al centro dell’uomo – l’“uomo interiore” di Meister Eckhart
–, lumeggia vie d’accesso al sacro nell’oscurità del postmoderno.
Itinerari astratti, in cui il viaggio estetico si fa diaframma pulsante verso
l’Altrove.
Luca Siniscalco
*La mostra di Roberto Floreani, “La via astratta” è in atto fino all’8 novembre
2026 presso GASC | Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei, nella sede di Villa
Clerici a Milano
L'articolo Itinerari astratti verso l’Altrove. Le icone di Roberto Floreani
proviene da Pangea.