In questa raccolta di scritti Löwy affronta una categoria di intellettuali
impossibili da classificare. Eretici, sia nei confronti delle certezze
dottrinarie della cultura ebraica tradizionale sia nei confronti dei dogmatismi
presenti nei movimenti politici che hanno attraversato, condividevano una
volontà consapevole di marginalità. E attraverso un inedito sguardo sul legame
tra passato, presente e futuro, hanno dato origine a una nuova filosofia della
storia e a una visione del mondo profondamente originale.
Concentrando lo sguardo sulla cultura ebraica mitteleuropea di inizio ventesimo
secolo e sulle affinità elettive tra romanticismo, messianismo e utopia, gli
scritti che compongono questo libro interrogano e mettono a confronto il
pensiero di alcuni intellettuali ebrei allo stesso tempo vicini e separati,
convergenti e divergenti, simili ma nondimeno irriducibilmente diversi. Gustav
Landauer, Martin Buber, Gershom Scholem, Walter Benjamin, Hannah Arendt, Ernst
Bloch, Georg Lukács, Victor Basch, Bernard Lazare sono infatti tutti pensatori
che – malgrado le differenze – condividono una sensibilità romantica, ribelle e
anticonformista. Ebrei eterodossi dunque, che in contrapposizione e in rottura
con le due grandi ortodossie della cultura ebraica a loro contemporanea, quella
religiosa e quella liberale, hanno dato corpo a un altro ebraismo: una pluralità
di dissidenze libertarie e rivoluzionarie che ha osato pensare fuori dai
sentieri battuti, dalle istituzioni ufficiali e dalle correnti politiche
dominanti.