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Crescere sotto uno sguardo che osserva, commenta e giudica può cambiare
profondamente il modo in cui impariamo a stare nel nostro corpo. Nella seconda
sessione di Scomode, Jolanda Renga riflette su corpo, autostima ed esposizione
precoce, ribaltando la narrazione che lega il valore personale all’aspetto
fisico. Un racconto intimo e politico insieme, che ci invita a riprendere
possesso della nostra storia corporea
Non tutte cresciamo nello stesso modo. Alcune lo fanno sotto uno sguardo
pubblico che arriva prima del tempo, quando l’identità è ancora fragile e il
corpo non è ancora diventato un territorio consapevole.
Nella nuova sessione di Scomode, Jolanda Renga parla di bodyshaming e di come ha
imparato a costruire la propria autostima nonostante il giudizio esterno.
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JOLANDA RENGA SU SCOMODE: IL BODYSHAMING E IL CORPO COME BERSAGLIO DEL CONFRONTO
Con l’esposizione arrivano i commenti. Sul corpo, sull’aspetto, sulle forme.
Sguardi che non sono mai neutri e che spesso costringono a vedersi dall’esterno.
Sono parole che fanno male perché colpiscono punti già sensibili, perché si
innestano in un confronto continuo: con gli standard estetici dominanti, con le
aspettative altrui, con i propri genitori, con altri corpi che sembrano sempre
più accettabili del nostro. Un confronto che non nasce da dentro, ma viene
imposto da fuori.
In questa seconda puntata di Scomode, Jolanda dà voce a una sensazione condivisa
da molte: quella di dover rispondere a un ideale che cambia continuamente, senza
mai coincidere davvero con chi siamo.
RIBALTARE LA PROSPETTIVA: IL CORPO COME STORIA
Ma è proprio qui che Scomode fa un passo in più. Jolanda ribalta la prospettiva
e lo fa con parole chiare: non siamo qui per essere “abbastanza” per qualcuno.
Non nasciamo per assomigliare ai nostri genitori, né a un modello imposto, né a
un ideale estetico.
Il corpo non è un confronto, non è un giudizio, non è una colpa. È una storia.
Una storia fatta di esperienze, cambiamenti, ferite e trasformazioni. Ed è
nostra.
RIPRENDERSI LO SPAZIO DI ESISTERE
Questa seconda sessione di Scomode è un invito a sottrarsi allo sguardo che
definisce e a riprendersi lo spazio di esistere senza dover continuamente
dimostrare qualcosa. Un dialogo che parla di corpo, sì, ma soprattutto di
libertà: quella di abitarsi senza chiedere permesso.
La versione completa dell’intervista è disponibile sul canale YouTube di The Wom
e su Spotify.
The post Jolanda Renga parla di bodyshaming da Scomode: “Non nasciamo per essere
uguali ai nostri genitori” appeared first on The Wom.