Il termine “contrabbandiere” spesso evoca l’immagine semplificata e negativa
offerta dai media e dalle istituzioni. Una prospettiva incentrata sullo Stato
che nasconde le variegate relazioni sociali, politiche ed economiche generate
dal contrabbando. I saggi raccolti in questo libro esaminano al contrario le
frontiere nella loro quotidianità, rivelando come l’attività dei contrabbandieri
possa essere produttiva, sovversiva e profondamente sociopolitica.
Celebrata dalle popolazioni locali o perseguita dal potere centrale, la figura
del contrabbandiere attraversa la storia ed è presente a tutte le latitudini.
Storicamente, lo sguardo dello Stato occulta tutte quelle narrazioni che non
rispondono alla sua logica gerarchica e allo stesso modo inquadra il
contrabbando come una pratica da reprimere esterna all’ordine statale. Al
contrario, Khosravi e Keshavarz scelgono di adottare lo sguardo speculare del
contrabbandiere per far emergere come questo fenomeno sia piuttosto il frutto di
una contraddizione interna al sistema degli Stati-nazione, l’esito inevitabile
della creazione dei confini. Tracciando il movimento, reso illegale, di persone
e merci attraverso le frontiere, i saggi raccolti in questa antologia ci
accompagnano in un inedito viaggio dalla Colombia all’Etiopia, da Singapore al
Guatemala, dall’Afghanistan allo Zimbabwe, dal Kurdistan al Bangladesh, che
riconfigura le attività informali attorno ai confini come forme di sussistenza
tattica e di ridefinizione del concetto di cittadinanza. Una contro-narrazione
dal basso che rimette al centro i modi in cui le persone affrontano
quotidianamente le disuguaglianze globali e le restrizioni imposte dalla
negazione del diritto alla libera circolazione.