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Patricia Sala, insegnante di fitboxing, “Lo sport è stata la mia medicina”: abbattere i tabù sul tumore al seno aiuta la prevenzione
Preferisci ascoltare il riassunto audio? Conoscere per prevenire: durante il mese di ottobre, LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – focalizza l’attenzione sulle donne e sulla prevenzione del tumore al seno con la Campagna Nastro Rosa, promuovendo diagnosi precoce e stili di vita sani. Ogni anno in Italia ci sono circa 60.000 nuove diagnosi. Patricia Sala, insegnante di fitboxing che ha affrontato un tumore al seno, racconta a The Wom come lo sport sia stato determinante nel suo percorso di cura: «Per me lo sport non è solo lavoro, è vita – racconta Sala – E l’ho scoperto ancora di più quando mi sono trovata di fronte alla malattia» Patricia Sala, per tutti Paty, ha quasi 47 anni, una figlia di 18 ed è italo-brasiliana: «Da 13 anni, ovvero dal 2012, vivo in Italia – dice a The Wom – Lavoro nel mondo del fitness da ormai 30 anni, da quando ne avevo 17 e abitavo ancora in Brasile. Sono diventata anche una professionista di body building, adattando il mio corpo e il mio stile di vita, inclusa l’alimentazione, a uno sport che si basa sulla cura, sulla definizione e sull’assoluto controllo dell’aspetto fisico. Una disciplina che richiede grande impegno e forza di volontà». Nel 2023 scopre e abbraccia la fitboxing, di cui è trainer coach. Un anno dopo, la scoperta della malattia: «Tutto è cominciato quando ho iniziato a sentire qualcosa sul seno sinistro e ho deciso di fare delle visite di controllo. Dopo una mammografia, un’ecografia e un’agoaspirazione i medici mi hanno diagnosticato un tumore maligno e da qui è partito il mio percorso di cura», spiega Sala che, durante tutto il suo percorso, intercetta subito un’esigenza: parlare alle altre donne per condividere dubbi e paure, abbattendo i tabù. CONDIVIDERE È CURA: “PARLARE SERVE A RENDERE LE DONNE PIÙ CONSAPEVOLI“ Comprendere aiuta ad affrontare. Ma, come sottolinea Sala nel suo racconto, spesso per chi non ha competenza medica, la comunicazione con i medici può essere veramente lacunosa. Dopo la diagnosi Sala ha affrontato un intervento chirurgico per asportare la mammella sinistra e i linfonodi ascellari, dove erano già presenti alcune metastasi. Patricia Sala «Quando ho scoperto di avere la malattia, all’inizio non capivo davvero cosa mi aspettasse. Nella mia testa era finita lì, intervento e via, non se ne parla più. In realtà il percorso era appena iniziato. C’erano tanti dubbi, anche sulle cose più semplici: come ci si sente dopo un intervento, cosa comporta la chemioterapia, come si vive la perdita dei capelli. Si parla pochissimo di queste sensazioni» sottolinea la Sala. Così decide di condividere la sua esperienza attraverso il suo profilo Instagram, raccogliendo le voci di altre donne: il suo “Diario Rosa” diventa uno spazio di libertà, di lucidità e – aggiunge Sala – «Anche di sfogo per me». Un luogo sicuro dove raccontare sensazioni fisiche ed emotive scaturite durante il percorso di cura: «Il mio Diario Rosa è nato proprio lì, in ospedale – spiega Sala a The Wom – Parlavo del mio percorso, ma anche delle persone che incontravo, delle loro paure, delle loro battaglie. Ascoltare gli altri mi dava forza per affrontare la mia malattia». Così parlare diventa un’azione individuale e collettiva insieme, capace di dare forza e potere: «Parlare serve. Aprire la bocca, raccontare, rende le donne più consapevoli dell’importanza di controllarsi. È meglio prevenire, fare un’ecografia, un autoesame, piuttosto che arrivare dove sono arrivata io» sottolinea la trainer, che ricorda: «Durante le sedute di chemioterapia vedevo tante persone, ognuna chiusa nel proprio silenzio. Mi sono detta: > se raccontare la mia storia può aiutare qualcun’altra ad affrontare la sua, > allora devo farlo. So che fa paura, ma condividere aiuta. Anche durante le > sedute di chemioterapia vedevo che molti pazienti vivevano la malattia in > silenzio. Io credo invece che parlarne serva a noi e agli altri SPORT, STRUMENTO DI AUTODETERMINAZIONE E CURA: “UNA DIMENSIONE IN CUI ERO IO A DECIDERE” Sport e alimentazione sono gli strumenti di autodeterminazione che per Patricia Sala hanno fatto la differenza: «Non ho mai mollato il mio lavoro e soprattutto lo sport e la fitboxing. Anzi, posso con certezza dire che lo sport è stato una parte fondamentale del mio percorso di guarigione» afferma. Esclusi i periodi post-operatori che richiedevano riposo e immobilità, Sala sceglie di mantenere una buona routine sportiva con 2-3 allenamenti a settimana, lunghe camminate e molto movimento durante il giorno: > Con lo sport ho ritrovato una dimensione in cui ero io a decidere. Dopo le > terapie non potevo controllare nulla: né la fame, né la sete, né le forze. Con > l’allenamento, invece, tornavo ad avere il controllo sul mio corpo Oggi in Italia le donne sono meno attive degli uomini: nel 2024 il 43,4% degli uomini pratica sport, mentre fra le donne la percentuale scende al 31,8%. Ma pian piano le cose stanno cambiando: il graduale aumento della pratica sportiva negli ultimi anni sta riguardando di più le donne, al punto che il divario di genere tra i praticanti con il tempo si è ridotto dai circa 17 punti percentuali rilevati nel 1995 agli 11,6 punti percentuali del 2024. Numeri che raccontano un aspetto importante, di cui Sala è testimone: lo sport previene e salva la vita. «Lo sport è stato il mio medicinale – dice Sala – Le endorfine che arrivavano dopo un allenamento contrastavano il malessere della chemioterapia. Era come dire al mio corpo: “soffri, ma io reagisco”». Oggi, con i suoi guantoni tra le mani, Sala lo dice chiaramente: «Io sono la prova vivente degli effettivi benefici dello sport prima, durante e dopo un tumore come il mio. Gli oncologi e i senologi hanno sempre incentivato la mia attività sportiva durante e dopo le terapie e questo mi ha permesso di non saltare nessuna terapia. Sì, perché grazie allo sport sono riuscita a mantenermi in uno stato di salute sempre ottimale per ricevere al meglio il farmaco della chemioterapia e questa per me è sempre stata una piccola vittoria». CAMBIARE PROSPETTIVA PER DARE NUOVO VALORE ALLE RELAZIONI «Oggi so a chi dare valore. Chi c’è stato davvero durante la malattia resta nel mio cuore. Chi non c’era, semplicemente non fa più parte del mio mondo»: per Sala la malattia ha significato anche avere una nuova prospettiva sul rapporto con le persone. «Prima ero una persona impaziente – dice a The Wom – Questa malattia mi ha insegnato la pazienza, a capire che ci sono cose più importanti. Ti fa dare il giusto peso alle situazioni, ti cambia il modo di ascoltare gli altri». Lo dimostra quello che è accaduto il suo ultimo giorno di chemio: «In una delle ultime storie del mio Diario, il giorno dell’ultima seduta di chemio, ho raccontato un’usanza che c’è in America e in Brasile. L’ultimo giorno di chemio, a trattamento finito, il paziente suona una campana per far sapere a tutti che il suo percorso è finito, che c’è speranza. Purtroppo questa campanella nella clinica in cui andavo io non c’era, perciò, quando ho finito l’ultimo ciclo ho preso il mio zainetto e sono uscita dalla clinica senza sapere che fuori c’erano tutti i miei colleghi, i miei familiari e i miei amici ad aspettarmi con tante campanelle in mano. Insieme a me hanno festeggiato la fine di questo percorso». IL POTERE DELLA PREVENZIONE: LE INIZIATIVE DI LILT La testimonianza di Patricia Sala si colloca all’interno della campagna Nastro Rosa dedicata al mese della prevenzione dei tumori al seno. Nel mese di ottobre lo Spazio LILT Mobile effettuerà tappe sul territorio di Milano e Monza per promuovere la diagnosi precoce del tumore al seno. Offrirà gratuitamente visite al seno e, per le over 40 anche una mammografia con tomosintesi. Le visite sono disponibili fino a esaurimento posti, senza prenotazione, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 (qui i dettagli). «Spero che un giorno il cancro al seno possa essere curato con una semplice pastiglia – conclude Sala – Forse non accadrà domani, ma credo che grazie all’informazione e alla ricerca ci stiamo avvicinando. E nel frattempo, raccontare resta il modo migliore per non avere paura». The post Patricia Sala, insegnante di fitboxing, “Lo sport è stata la mia medicina”: abbattere i tabù sul tumore al seno aiuta la prevenzione appeared first on The Wom.
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