Scali ferroviari, sedi dell’IWW, prigioni, bordelli, bassifondi delle città,
sono questi i luoghi di ritrovo degli hobo: randagi senza radici che inseguendo
la libertà e spezzando le catene della vita convenzionale scelsero uno stile di
vita improntato alla semplicità, al viaggio, all’avventura e all’impegno
sociale. E sono anche lo scenario in cui si svolge l’incredibile storia di
Bertha “Boxcar” Thompson.
Quella che avete tra le mani non è la solita stucchevole favola americana
intrisa di puritanesimo e ipocrisia, ma la spietata e selvaggia storia di Bertha
Thompson, un vortice travolgente e pieno di vita, una di quelle storie dal basso
al femminile che non troverete mai nei libri di storia. Nata all’ombra di uno
scalo ferroviario da una madre anch’essa spirito libero che educa i figli alla
libertà sessuale, agli scioperi e al socialismo, Bertha sceglie la “via della
strada” appena adolescente. Cresciuta ai margini, più che dalle persone
“normali”, rispettose della legge e con un tetto sopra la testa, Bertha è
naturalmente incuriosita e affascinata dagli “anormali”: dai rivoluzionari, i
perdigiorno, le prostitute, i ladruncoli e da tutti coloro che per un motivo o
per un altro si sono trovati a vivere sulla strada, o meglio on the rail. Vuole
conoscerli, vivere come loro, essere una di loro. E così a quindici anni diventa
una hobo e fra improbabili (dis)avventure e incredibili peripezie viaggia in
lungo e in largo per gli Stati Uniti saltando da un treno merci all’altro,
imbucandosi sui treni passeggeri, rubando, prostituendosi e lottando per il
diritto all’autoderminazione di ognuno, e delle donne in particolare. Una
spregiudicata e ribelle epopea americana traboccante di vita e libertà.