È ancora possibile ritrovare il senso e il gusto della bellezza? È possibile
inventare un’estetica capace di esprimere una società fondata sull’abbondanza
frugale? Sono questi gli interrogativi cui Latouche cerca di dare risposta
allargando lo sguardo dall’aspetto economico a quello artistico ed estetico.
In questa brillante riflessione Latouche si propone di far luce sui misteri
dell’estetica nella prospettiva del pensiero della decrescita. L’analisi del
disastro urbano da cui il saggio prende le mosse si riferisce non solo
all’impatto territoriale della logica di distruzione materiale dell’economia
della crescita, ma anche a quella che è stata definita la crisi della cultura:
una perdita di valori, una distruzione del gusto, della sensibilità e, in
definitiva, dell’arte di vivere. Questa distruzione, che può essere definita
appunto estetica, si manifesta pienamente nella crisi dell’arte contemporanea:
essa è in definitiva il risultato dello stesso processo di colonizzazione
dell’immaginario da parte dell’economia e della conseguente
deterritorializzazione. Ed è così che l’estetica, elemento essenziale per il
reincanto del mondo, offre un punto di vista privilegiato per riflettere ancora
una volta sulla profonda crisi in cui le nostre società sembrano essere
intrappolate.