Senator Ron Wyden has asked the Federal Trade Commission to investigate
Microsoft over its continued use of the RC4 encryption algorithm. The letter
talks about a hacker technique called Kerberoasting, that exploits the Kerberos
authentication system.
Tag - ransomware
A new Australian law requires larger companies to declare any ransomware
payments they have made.
The Justice Department has published the criminal complaint against Dmitry
Khoroshev, for building and maintaining the LockBit ransomware.
Venerdì 19 luglio 2024 il mondo si è risvegliato, forse, da un lungo sonno. Il
responsabile di questo brusco risveglio ha un nome fino a quel momento ignoto
alla stragrande maggioranza delle persone: Crowdstrike Falcon. Crowdstrike è
un’impresa software americana, basata nella Silicon Valley, fondata solo 13 anni
fa e valutata globalmente oltre 90 miliardi di dollari, con azioni il cui valore
era quadruplicato dal solo gennaio 2023 (dopo il disastro hanno subito un crollo
del 37%).
Questa azienda si occupa di cybersicurezza: il suo prodotto di punta, Falcon
appunto, è un software il cui obiettivo è impedire che un sistema informatico
possa venire danneggiato da una ricca selezione di minacce informatiche
(malware, ransomware, phishing, etc.): qualche anno fa si sarebbe chiamato
“antivirus”.
Che cosa è successo? Una serie di condizioni, perlopiù prevedibili e dipendenti
da decisioni orientate al massimo risparmio a prescindere da qualsiasi altra
considerazione, si sono allineate con implacabile precisione, creando la
tempesta perfetta. Le elenco per punti:
1. la soverchiante maggioranza delle strutture informatiche pubbliche e private
occidentali sono formate da un solo tipo di sistema operativo: Microsoft
Windows;
2. Crowdstrike aggiorna automaticamente e nello stesso istante tutti i computer
che fanno uso del loro software in tutto il mondo, mentre sarebbe buona
norma procedere per passi, individuando così eventuali problemi prima che
divengano globali;
3. come spiegato in un articolo della Cnn, non era previsto alcun controllo
umano prima dell’aggiornamento: la distribuzione degli aggiornamenti
avveniva a valle di un test totalmente automatizzato. Un errore di questo
software ha fatto sì che un aggiornamento difettoso bloccasse i computer di
mezzo mondo (Cina e Russia non hanno sperimentato alcun blocco perché
utilizzano software libero);
4. Falcon prevedeva, in caso di malfunzionamenti, il ritiro automatico
dell’aggiornamento, cosa effettivamente avvenuta dopo 87 minuti. Purtroppo
però nessuno aveva previsto che un aggiornamento difettoso potesse bloccare
i dispositivi colpiti rendendoli irraggiungibili da remoto. Assunzione
ottimistica, considerato che Falcon ha accesso al “cuore” del sistema
operativo, a livello amministratore;
5. la maggioranza delle aziende che si affidano a Crowdstrike non ha nessun
dipendente che sappia come intervenire in un caso del genere. Chi aveva un
dipartimento It l’ha licenziato per risparmiare al grido di “tanto facciamo
tutto in Cloud”.
Insomma: per produrre un disastro globale bisogna adottare una gestione
fallimentare in ogni dettaglio e implementarla, appunto, su scala globale.
La cosa cessa di sembrare assurda nel momento in cui realizziamo che tale
organizzazione, fortemente centralizzata, consolida il monopolio
Microsoft/Crowdstrike sull’infrastruttura informatica dell’Occidente: un
obiettivo per il quale ha senso sacrificare qualsiasi cifra, dal punto di vista
di queste aziende. A maggior ragione se il danno può essere, almeno in parte,
esternalizzato verso i propri clienti.
La situazione attuale del mercato informatico è analoga a quella
dell’agroalimentare industriale, dove la monocoltura realizzata con una singola
qualità di mais permette l’automazione del lavoro; al costo, però, di
intervenire artificialmente per proteggerla. In presenza di una monocoltura, un
solo agente infestante è in grado di distruggere per contagio raccolti grandi
quanto l’intera provincia di Pistoia. La biodiversità naturale mette al riparo
da questo fenomeno. Una volta distrutta la biodiversità servono ingenti quantità
di agenti disinfestanti per proteggere il raccolto. Nel nostro caso la
monocoltura da proteggere era Windows, l’agente disinfestante era Falcon di
Crowdstrike.
Questo evento non avrebbe mai potuto verificarsi in assenza di una monocoltura
tecnologica. Alcuni commentatori hanno fatto notare come l’uniformità porti a
risparmi nella formazione e nella gestione del personale. I danni costringeranno
le aziende a rivalutare tali risparmi. Le stime più recenti parlano di un minimo
di 15 miliardi di dollari di danni causati ai clienti (pari a quasi il 25% di
tutto il valore di Crowdstrike), senza contare gli oltre 30 miliardi di dollari
di perdita di valore in Borsa (un altro 37%). A questi andranno aggiunti i danni
d’immagine per Microsoft.
Su questo sistema uniformato poggia l’automazione dei processi di
amministrazione che, fino a poco fa, erano curati dagli esseri umani.
L’automazione della gestione dei sistemi informatici non è che un primo caso di
automazione del lavoro cognitivo, che con l’avvento dell’intelligenza
artificiale si vorrebbe allargare ben al di fuori del ristretto campo
dell’informatica, moltiplicando i rischi di replicare "l’evento Crowdstrike", su
una scala che fa paura anche solo immaginare.
Che cosa accadrà ora? Al momento tutto fa pensare che la domanda da porsi non
sia se disastri del genere avverranno nuovamente nel futuro, ma più
razionalmente quando.
Dovremmo pensare a delle contromisure. Si tratta di un’impresa tutt’altro che
semplice: la tentazione immediata sarebbe quella di sostituire il software di
Microsoft con dei software liberi come in Cina e Russia, che non sono state
toccate dal disastro.
Ma non è sostituendo una monocoltura tecnologica con un’altra, la
centralizzazione statale con quella privata o Gates con Putin che ci metteremo
al riparo dai danni generati da una megamacchina che si aggiorna automaticamente
su tutto il globo. Occorre invece abbandonare, almeno in parte, il paradigma
industriale ottimizzato sull’estrazione del massimo profitto: quantomeno per i
servizi che non possono fallire come il 911 o il 112.
Come? Un’idea potrebbe essere utilizzare tecnologie conviviali, ossia tecnologie
che promuovano una società in cui “[...] lo strumento moderno sia utilizzabile
dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un corpo di
specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo” (come scriveva Ivan
Illich). Tali tecnologie promuovono naturalmente la biodiversità tecnologica in
quanto sono basate su presupposti opposti a quelli industriali, come scrive
Carlo Milani: “La ragione profonda è ecologica: così come gli organismi viventi
possono essere minacciati dalla mancanza di biodiversità, […] la capacità di
autodeterminazione [...] sarà sempre più in pericolo con la diminuzione della
biodiversità [tecnologica]”.
Non si tratta di smantellare la modernità, magari per inseguire un ritorno a un
passato arcadico, bensì di cominciare a scegliere le nostre tecnologie, perché
abbiamo compreso che scegliere la tecnologia è un atto politico, non un
dettaglio tecnico da delegare agli “esperti”.
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Con questo primo contributo inizia la rubrica "Scatole oscure. Intelligenza
artificiale e altre tecnologie del dominio" a cura di Stefano Borroni Barale. La
tecnologia infatti è tutto meno che neutra. Non è un mero strumento che dipende
unicamente da come lo si usa, i dispositivi tecnici racchiudono in sé le idee di
chi li ha creati. Per questo le tecnologie "del dominio", quelle che ci
propongono poche multinazionali, sono quasi sempre costruite come scatole oscure
impossibili da aprire, studiare, analizzare e, soprattutto, cambiare. Ma in una
società in cui la tecnologia ha un ruolo via via più dispositivo (e può quindi
essere usata per controllarci) aprire e modificare le scatole oscure diventa un
esercizio vitale per la partecipazione, la libertà, la democrazia. In altre
parole: rompere le scatole è un atto politico. E "Scatole oscure" lo farà, in
modo documentato e regolare sul nostro sito. Stefano Borroni Barale (1972) è
laureato in Fisica teorica presso l'Università di Torino. Inizialmente
ricercatore nel progetto EU-DataGrid (il prototipo del moderno cloud)
all'interno del gruppo di ricerca dell'’Istituto nazionale di fisica nucleare
(Infn), ha lasciato la ricerca per lavorare nel programma di formazione
sindacale Actrav del Centro internazionale di formazione dell'Ilo. Oggi insegna
informatica in una scuola superiore del torinese e, come membro di Circe,
conduce corsi di formazione sui temi della Pedagogia hacker per varie
organizzazioni, tra cui il ministero dell'Istruzione. Sostenitore del software
libero da fine anni Novanta, è autore per Altreconomia di “Come passare al
software libero e vivere felici” (2003), una delle prime guide italiane su Linux
e altri programmi basati su software libero e “L’intelligenza inesistente. Un
approccio conviviale all’intelligenza artificiale” (2023). © riproduzione
riservata
L'articolo Il prossimo disastro “Crowdstrike Falcon” e l’urgenza di scegliere le
nostre tecnologie proviene da Altreconomia.