Nelle cinque puntate Juan Carlos De Martin, Co-Direttore del centro Nexa,
seguendo il filo logico del suo libro del 2023 dedicato allo stesso argomento,
racconta la storia e le implicazioni di una tecnologia rivoluzionaria,
necessaria e utile, ma opaca e infedele.
Dispositivi tecnologici che impattano pesantemente sulle nostre vite e il cui
controllo è nelle sole mani delle big tech. Algoritmi e sensori che predano i
dati di cittadini spesso inconsapevoli, talvolta senza strumenti. La politica
che fatica a tenere il passo: scarsa conoscenza, inquadramenti tardivi e qualche
volta inefficaci. Eppure il governo della tecnologia ha bisogno della politica e
delle democrazie, di decisori e di cittadini.
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“Negli ultimi 30 anni i governanti europei hanno rinunciato a controllare le
reti chiave per la gestione delle informazioni. Le hanno lasciate in mano ai
giganti digitali Usa. Così l’Europa ha perso la sua indipendenza”
Intervista a tutto campo di TPI a Juan Carlo De Martin, professore di ingegneria
informatica al Politecnico di Torino, autore di "Contro lo Smartphone".
Nella conversazione De Martin si esprime non solo sulla computerizzazione del
mondo e sul pericolo proveniente dalle Big Tech USA, ma anche sul ruolo che
potrebbe avere l'Europa se solo abbandonasse la corsa al riarmo e investisse in
ricerca, sviluppo e istruzione.
In sostanza: sta agli europei riconoscere che la fase della colonizzazione è
finita ed è giunto il momento di riconoscere apertamente che si è chiusa una
fase storica e puntare su rapporti il più possibile pacifici e collaborativi con
il resto del mondo
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Piattaforme. Sommare potere economico e potere mediatico non può che distorcere,
anche molto seriamente, il processo democratico
Per quasi un decennio i social media sono stati capri espiatori così comodi che,
se non fossero esistiti, qualcuno li avrebbe probabilmente inventati. Che cosa
c’è, infatti, di più comodo del dare la colpa a Facebook, a Twitter o a TikTok
per un voto andato storto, come per esempio quello del referendum sulla Brexit o
l’elezione di Trump nel 2016? (Quando il voto, invece, va come si desidera,
tutto in ordine sotto il cielo). Per completare l’operazione politica bastava
poi aggiungere l’interferenza straniera (tipicamente russa): chi aveva perso non
aveva comunque nulla di sostanziale da rimproverarsi, era tutta colpa dei social
media e dei mestatori stranieri. Tutto, insomma, pur di non dedicarsi al
difficile lavoro di comprendere la realtà sociale, e al pesante, ma essenziale,
esercizio dell’autocritica.
Non che i social media, i motori di ricerca, e ora anche i servizi di
«intelligenza artificiale» come ChatGPT non possano influenzare gli elettori:
certo che li influenzano, anche se in genere in maniera meno diretta di quanto
pensino alcuni (che peraltro in genere tendono a sminuire il ruolo, ancora molto
importante, dei media tradizionali).
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I raccapriccianti atti di terrorismo avvenuti nei giorni scorsi in Libano
attraverso cercapersone e ricetrasmittenti sono una eclatante manifestazione di
uno degli aspetti meno compresi della rivoluzione digitale.
Relativamente poche persone, infatti, hanno messo a fuoco il fatto il mondo si
sta computerizzando, processo che sta causando, oltre al resto, alterazioni
profonde nei rapporti con l’ambiente in cui viviamo, oggetti inclusi.
La prima fase della computerizzazione del mondo è stata palese perché è stata
semplicemente la fase della diffusione dei computer tradizionali, dai cosiddetti
mainframe agli attuali desktop e notebook. Negli ultimi 20-30 anni, però, la
miniaturizzazione dei componenti e il drastico calo dei costi (anche della
connessione a Internet) ha avviato una seconda fase, meno visibile e soprattutto
meno compresa, che sta portando a computerizzare un numero crescente di esseri
umani, di spazi e di cose.
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