Conversazioni con Claude Lévi-Strauss

Eleuthera - libri per una cultura libertaria - Friday, October 16, 2026

Qual è la differenza tra «civilizzati» e «primitivi», ovvero tra società fondate sullo sfruttamento di una parte del corpo sociale a vantaggio di un’altra e società con uno spiccato carattere egualitario? Se le si paragona, le società primitive sono «fredde», ovvero producono una quantità ridottissima di disordine. Al contrario, le nostre società sono «calde» perché, come le macchine a vapore, funzionano utilizzando una differenza di potenziale che si realizza in diverse forme di gerarchia sociale. Esse si reggono dunque su un disequilibrio che produce ordine nelle società, ma disordine nelle relazioni umane.

Nel 1959, in una trasmissione culturale della radio pubblica francese, Claude Lévi-Strauss, ormai all’apice della sua fama, accetta di confrontarsi a tutto campo con Georges Charbonnier, giornalista e uomo di lettere. Ne emerge un incalzante dialogo che in punta di fioretto ci introduce alle intuizioni più affilate e dirompenti di quello che è considerato il fondatore dell’antropologia strutturalista: il pensiero selvaggio, la critica all’etnocentrismo, al mito del progresso e al falso primato della società occidentale, la distinzione fra società «calde» e «fredde», il ruolo della scrittura come strumento di potere. Ma è soprattutto l’arte a fare da protagonista in queste pagine, mettendo a confronto il suo ruolo nelle società dette «primitive », dove è espressione di un linguaggio collettivo, con il suo ruolo nelle società «moderne», dove prevale l’individualizzazione e la possessività. Una cavalcata nel rigoroso pensiero di Lévi-Strauss che attraverso continue incursioni lo riesce a cogliere e a restituire in tutte le sue implicazioni.