Metapolitica della decrescita

Eleuthera - libri per una cultura libertaria - Friday, October 16, 2026

Sappiamo tutti che prima o poi saremo costretti a uscire dall’attuale società del consumo, anche se fatichiamo a farla finita con la nostra dipendenza consumista. Oggi la posta in gioco è capire se ne usciremo positivamente, adottando un’abbondanza frugale ecosocialista, oppure se lasceremo che un’oligarchia plutocratica prima devasti il pianeta e poi, al meglio, imponga un’austerità ecofascista.

Se la democrazia può funzionare solo quando è costruita su una percezione comune della realtà, cioè su fatti verificabili e discutibili, l’affermarsi dell’attuale regime di postverità fa presagire la fine di una democrazia effettiva e del suo orizzonte di senso. Ecco perché il progetto della decrescita non è semplicemente la critica di un modello economico come quello occidentale, basato sull’idea di crescita infinita, ma è un ripensamento complessivo delle nostre società e dei valori su cui si fondano. Smentire la pretesa totalitaria dell’economia neoliberale e riflettere su una società post-crescita significa allora decolonizzare il nostro stesso immaginario, ripudiando quella concezione che riduce il politico alla politica politicante e restituendo dignità a quel livello metapolitico che al contrario comprende tutte le dimensioni del vivere collettivo. La decrescita si configura così come una contronarrazione che non solo si oppone alla magniloquente narrazione della crescita, ma che al contempo – abbandonato l’universalismo del «sogno occidentale» – prova a ricostruire un mondo pluriversalista basato su una «democrazia delle culture».