Autorə: Senta Descrizione:
«Nostra patria è il mondo intero» non è solo il verso di una notissima canzone
anarchica ma è anche l'icastica affermazione di quell'ideale cosmopolita che
permea tutta la storia del movimento anarchico italiano. Una storia fatta di
esilio, emigrazione forzata, frontiere violate e deportazioni, ma anche e
soprattutto di una pratica quotidiana tesa a realizzare – a qualsiasi latitudine
– quel mondo di liberi e uguali che è il cuore pulsante della diaspora
anarchica.
Tra il 1870 e il 1950, milioni di italiani emigrano in tutto il mondo in cerca
di una vita migliore. Fra di loro, proletari tra proletari, ci sono anche molti
anarchici spinti a partire per una ragione che non è solo economica ma politica:
sottrarsi a una persecuzione senza esclusione di colpi. Arrivati nei paesi di
destinazione, gli anarchici della diaspora – spesso doppiamente discriminati: in
quanto migranti e in quanto sovversivi – danno vita a una fitta rete
transnazionale che alimenta i movimenti operai locali, pur mantenendo vivo un
rapporto privilegiato con l'Italia, la «patria» linguistica e culturale con cui
avranno sempre stretti legami. Dall'Europa alle Americhe, dal bacino
mediterraneo all'Australia, Senta racconta le traiettorie di vita di questi
«refrattari» – e delle tante «refrattarie» – che in un mondo dilaniato dalle
guerre nazionaliste non abbandoneranno mai il sogno internazionalista di una
fratellanza universale. Ed è proprio da queste storie individuali, uniche eppure
straordinariamente simili, che emerge una grande storia collettiva fatta di
scioperi, lotte e rivolte, ma anche di cooperative, scuole libertarie, circoli
culturali, osterie e convivialità. Pane e rivoluzione, appunto.
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Autorə: Jourdain Descrizione:
I beni collettivi esistono fin dagli albori dell’umanità, ci dice Elinor Ostrom,
e funzionano in modo non solo più equo ma anche più efficace se coloro che
utilizzano queste risorse possono autogovernarsi, sottraendosi alle dicotomie
pubblico/privato, Stato/mercato attualmente prevalenti. Altro che tragedia dei
beni comuni! Come dimostra pragmaticamente Ostrom, l’intera storia evolutiva
attesta la capacità dell’essere umano di cooperare per gestire l’interesse
comune.
Si confondono spesso i beni comuni e i beni collettivi, riducendo i secondi ai
primi, ossia a beni condivisi. Ma i beni collettivi sono ben di più: sono
micro-istituzioni che danno ai singoli la capacità di governare insieme le
risorse. Una capacità politica oltre che economica, in quanto consente ai membri
di una comunità di partecipare all’elaborazione delle proprie regole, in quella
che si configura come una prassi istituente collettiva. Il che certo non esclude
la comparsa di derive egoistiche, un problema che Elinor Ostrom non elude,
indagando sul campo le modalità con cui i gruppi auto-organizzati riescono a
scongiurare comportamenti individuali potenzialmente pericolosi. Ed è a partire
dal suo lavoro fondativo che Jourdain ci mostra come i beni collettivi siano
inscindibili dalle comunità e da un senso collettivo che porta gli individui a
negoziare in una prospettiva irriducibile agli interessi egoistici immediati. Si
profila così una concreta alternativa che permette di cambiare radicalmente il
modo di intendere le macro-istituzioni come lo Stato e il mercato e di
individuare una terza via capace di riappropriarsi collettivamente delle cose di
tutti.
Autorə: Laplantine, Nouss Descrizione:
Il meticciato esplora una terza via che prende sempre più le distanze sia dalla
fusione totalizzante prodotta dalla globalizzazione neoliberista sia
dall’esacerbazione dei particolarismi identitari che quest’ultima innesca. Detto
altrimenti, è quel processo con cui finalmente riconosciamo ciò che dobbiamo
agli altri e la smettiamo di affermare di non dover niente a nessuno.
L’ibridazione culturale non è certo un fenomeno nuovo, ma oggi il suo impatto è
crescente e accelerato. Le dimensioni locali si intrecciano infatti con la
dimensione globale e tutto confluisce in un calderone planetario che mescola
lingue, idee, gusti, usi e costumi. Questa potente spinta sincretica produce un
duplice effetto, del tutto speculare: da una parte mostra una pericolosa
tendenza all’omologazione e al «pensiero unico» e dall’altra alimenta, in
reazione, ideologie fortemente identitarie che vedono qualsiasi mescolanza come
una contaminazione. L’idea di meticciato delineata dagli autori, un etnologo e
un linguista, si propone al contrario di trovare un’alternativa tanto all’osmosi
quanto alla chiusura in nome di un’inesistente purezza. Si tratta di mettere in
discussione una certa concezione dell’universalismo, fatta di standardizzazione,
livellamento e uniformità, per affermare un pensiero in divenire che, attraverso
il confronto e il dialogo, diventi il vettore cosciente di quei mutamenti
incessanti che costituiscono l’umano e il reale.
Autorə: Rediker Descrizione:
“Sulle navi di Sua Maestà il cibo è scarso, la paga bassa e il lavoro duro,
mentre sui nostri vascelli c'è abbondanza e sazietà, c'è piacere, libertà e
potere. E chi non sceglierebbe di riscuotere il proprio credito da questa parte,
quando il rischio che si corre è, al peggio, lo sguardo incarognito dei due tizi
che ti stanno impiccando? No, vita felice e corta, ecco il mio motto.” -
Capitano pirata Bartholomew Roberts
Non solo Rediker è un gran conoscitore di pirati, ma oltretutto ne racconta la
storia in modo coinvolgente, quasi in presa diretta. E così ci parla con
passione di un'epopea insieme romantica e sanguinaria – di cui non tralascia i
dettagli più crudi – dove la scelta difficile di una vita fuorilegge nasce dal
consapevole rifiuto di una società segnata dal dispotismo, particolarmente
vessatorio per la gente di mare. Ancor oggi eroi dell'immaginario popolare, i
pirati hanno sì depredato, saccheggiato e ucciso, ma hanno al contempo incarnato
una peculiare visione del mondo basata sui valori di libertà ed eguaglianza. Una
visione che ha sfidato le convenzioni dell'epoca a proposito di razza, sesso,
classe e nazionalità, proponendo una democrazia radicale capace di sovvertire la
loro società. E anche la nostra.
Autorə: Ward Descrizione:
In tutto il mondo, una gran varietà di società umane ha messo a punto
sofisticati sistemi di gestione dell’acqua che hanno garantito, nei secoli, non
solo la conservazione di un bene collettivo ma anche l’equo accesso di tutti a
un elemento vitale. Negli ultimi decenni questa formidabile tradizione solidale
è stata scardinata dalla mercificazione di un bene essenziale, oltretutto
sfociata in una crisi idrica mondiale. E non c’è tecnica che possa salvarci,
perché quella che abbiamo di fronte è una crisi di responsabilità sociale.
L’acqua è una risorsa primaria per l’esistenza umana, un bene comune che
appartiene a tutti. Eppure, dalla crescente tendenza alla privatizzazione al
dislocamento di milioni di persone per la costruzione di enormi dighe, l’acqua è
sempre di più una merce controllata non dalle comunità locali ma da Stati
centralizzati e da imperi finanziari multinazionali. A partire da queste
premesse, Ward analizza l’ineguale distribuzione idrica su scala mondiale,
evidenziando come l’acqua per il consumo umano sia oltretutto sempre più scarsa,
cara e inquinata. Eppure, lungo tutta la storia, le comunità locali hanno
sviluppato modi d’uso che hanno assicurato una corretta distribuzione di una
risorsa limitata e vitale: una lezione particolarmente attuale in un’epoca in
cui il cambiamento climatico e l’emergenza idrica sono una realtà quotidiana per
miliardi di persone.
Autorə: Fant, Milani Descrizione:
Questo non è l’ennesimo manuale per «usare bene» le tecnologie digitali, ma un
concentrato di attività e attivazioni alla portata di tutte le persone che
desiderano migliorare le proprie relazioni con i dispositivi tecnologici nella
vita di tutti i giorni. «Conosci te stesso» significa anche: conosci le macchine
attorno a te, e i demoni che le abitano.
I dispositivi digitali oggi più diffusi limitano i nostri spazi di autonomia, ci
sottraggono tempo ed energie, riducono le persone a profili mercificati. In un
contesto del genere è sempre più urgente sviluppare strumenti educativi e
autoeducativi capaci di aprire nuovi spazi di consapevolezza e libertà. Per
ridurre l’alienazione tecnica, la pedagogia hacker ci propone di indagare le
nostre relazioni con le tecnologie, guardando dietro lo schermo per riconoscere
le dinamiche oppressive e sperimentare pratiche di immaginazione liberatoria. È
un approccio critico e creativo che procede per attivazioni grazie alle quali
gli schermi incontrano i corpi, la tecnologia è interrogata anche attraverso
l’arte, il teatro, la poesia, e il gioco torna a essere spazio di emancipazione.
Questa esplorazione invita a costruire relazioni appropriate con il digitale,
rivolgendosi in particolare a chi educa e insegna, a chi si cura della psiche, a
chi fa arte, a chi lavora con la tecnica, ma anche a chiunque sia alla ricerca
di pratiche concrete per decolonizzarsi e abitare la tecnologia con
un’attitudine conviviale.
Autorə: Feyerabend Descrizione:
Davvero extra scientiam nulla salus? Ma una scienza convinta di detenere l’unico
metodo corretto è di fatto un’ideologia, e le ideologie si trasformano spesso
in religioni dogmatiche. Se però abbandoniamo la trionfale (e illusoria)
narrazione ufficiale e guardiamo alla scienza con un irriverente sguardo
anarco-dadaista, ci rendiamo allora conto che la scienza ha sempre progredito
per catastrofi e sconvolgimenti, errori e rotture di paradigmi. Ovvero senza
metodo e senza autorità, praticando il più sfrontato opportunismo metodologico.
Fra i più originali e controversi interpreti della filosofia della scienza del
Novecento, Feyerabend si è distinto per un pensiero radicalmente
anticonformista e uno stile volutamente provocatorio. Il suo approccio
anti-metodologico, frutto di una «teoria anarchica della conoscenza», ha spinto
l’epistemologia a fare i conti con le peculiarità e i limiti della razionalità
umana, invitandola a guardare la scienza da una prospettiva storico-etnografica
piuttosto che logico-formale. Sotto questa nuova e rivoluzionaria luce, le
teorie scientifiche più coraggiose, come la «nuova scienza» di Galileo o la
relatività di Einstein, appaiono più il risultato di azzardate scommesse
contrarie all’evidenza che costruzioni coerenti basate su dati neutrali e
criteri universali. Nei testi raccolti in questa antologia, che testimoniano
della sua vicinanza a un pensiero libertario, eterodosso ed eretico, Feyerabend
non solo presenta in forma discorsiva la propria visione epistemologica, ma la
colloca in un quadro etico e politico complessivo che ha come obiettivo la
promozione di una società libera.
Autorə: Scott Descrizione:
In questa pionieristica ricerca che racconta l’«Età della Rivoluzione» a
partire dalle rivolte che a fine Settecento scuotono l’intera area caraibica, e
la futura Haiti in particolare, Scott guarda a quegli eventi da una prospettiva
non convenzionale, ovvero dal basso e dal mare. Ed è proprio questa inedita
prospettiva che gli consente di delineare un’originale, e quanto mai suggestiva,
geografia transnazionale.
Sull’onda dei sommovimenti che hanno preceduto e seguito le rivoluzioni
americana e francese, il 22 agosto 1791 esplode a Saint-Domingue (l’attuale
Haiti) una rivolta di schiavi destinata a cambiare la storia. Non è certo la
prima, ma questa volta l’impatto è talmente dirompente da mettere in discussione
l’intero sistema schiavistico. Con passione, ma anche con rigore storico, Scott
ricostruisce la storia sociale di questa rivoluzione caraibica, focalizzandosi
su un problema che tormentò a lungo il potere coloniale: come aveva fatto una
popolazione così eterogenea, composta da marinai, schiavi fuggiaschi, neri
liberi, maroons, disertori, venditrici ambulanti e contrabbandieri, ad
auto-organizzarsi e addirittura sconfiggere le più grandi potenze coloniali
dell’epoca? Eppure fu proprio questa «accozzaglia» umana a creare una rete di
comunicazione dal basso che consentì al vento della rivoluzione di raggiungere i
quattro angoli dell’oceano Atlantico. Una rocambolesca – e sanguinosa – epopea
che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità.
Autorə: Scott Descrizione:
Se la politica si è ormai trasformata in un mero strumento dello Stato,
continuano a esistere nel mondo pratiche infrapolitiche che si muovono al di
fuori del perimetro statale. Ed è in particolare il mondo contadino che da tempi
immemori mette in atto strategie di resistenza quotidiana che evitano lo scontro
diretto con il potere privilegiando modalità magari umili e silenziose ma
estremamente efficaci: una vera e propria arte della resistenza da cui c’è molto
da imparare.
In questa indagine a tutto campo sulla resistenza dei ceti rurali all’invadenza
del potere centrale, Scott mette a nudo la guerra secolare che lo Stato e le
élite urbane hanno condotto contro la cultura vernacolare. Una guerra vinta dal
potere centrale se ci si limita agli archivi ufficiali, ma ancora aperta se si
sanno leggere i comportamenti infrapolitici attuati nel tempo e nello spazio da
moltitudini di contadini. Queste forme di resistenza quotidiana – ostruzionismo,
dissimulazione, furtarelli, bracconaggio, diserzione, incendi, fuga, sabotaggio…
– hanno due pregi: passano perlopiù inosservate e non richiedono grande
pianificazione o coordinamento. La loro forza sta nel numero, nella massiccia
adesione individuale a comportamenti collettivi che creano una cultura coesa che
non ha bisogno di stendardi, statuti, manifestazioni o scontri diretti. Non è lì
che risiede l’azione, bensì in quei piccoli atti sottotraccia che tuttavia hanno
un impatto maggiore rispetto alle episodiche, e letali, jacqueries. Insomma, in
larga parte del mondo contadino vale ancora quel detto popolare vietnamita che
recita: «La legge dell’imperatore si ferma ai margini del villaggio».
Autorə: Santangelo, Sissa, Borghi Descrizione:
Demistificare e porre le domande giuste sono i due obiettivi di questa critica
sistematica e multidisciplinare a Chatgpt, il più noto tra gli strumenti di
intelligenza artificiale prepotentemente entrati nelle nostre vite. E se da un
lato è necessario decostruire le narrazioni tecno-entusiaste che prospettano un
avvenire radioso, dall’altro appare cruciale stimolare una riflessione più
consapevole sul tipo di mondo che stiamo costruendo quando accogliamo – senza
farci troppe domande – la rivoluzione tecnologica in atto.
L’intelligenza artificiale generativa sta entrando nelle nostre vite quotidiane
non solo attraverso le sue applicazioni più specialistiche, ma integrandosi
negli smartphone o nei motori di ricerca, vale a dire negli strumenti che
utilizziamo tutti i giorni per accedere al sapere e per comunicare. Coloro che
la sviluppano, ma anche molti analisti, la ritengono una delle tecnologie più
rivoluzionarie mai inventate, capace di realizzare il sogno di produrre macchine
intelligenti quanto e più di noi, con tutte le conseguenze utopiche – ma anche
distopiche – che questo comporta. Tuttavia, sono sempre più insistenti le
critiche che si sollevano verso questo modo di interpretare l’intelligenza
artificiale, che sembra piuttosto il frutto di un’abile campagna di
comunicazione volta a farcene sovrastimare il valore e le capacità. E allora,
anziché esercitare la nostra immaginazione prefigurando un avvenire
fantascientifico poco realistico, è molto più importante capire come funziona
davvero l’IA generativa e quali sono gli spinosi problemi che pone già oggi.
Problemi che, se non verranno adeguatamente affrontati, non potranno che
acuirsi.