LLM, algoritmi e debito tecnologico

Pillole di informazione digitale - Tuesday, February 3, 2026

Cassandra Crossing/ Mentre il termine “Vibe coding” perde per fortuna vigore, sempre più ambienti di programmazione forzano l’utilizzo di LLM per lo sviluppo di software; cosa mai potrebbe andare storto che già altri non abbiano evidenziato?

Pare che la produzione di software tramite l'utilizzo di modelli linguistici sia in grande sviluppo, no, in tumultuosa crescita; anzi, sia ormai divenuta inarrestabile e indispensabile. Definita inizialmente come Vibe Coding, è stata dapprima presentata come lasciapassare per chiunque volesse sviluppare software senza avere competenze di informatica e programmazione. Poi, quando la cosa ha iniziato a sembrare l'idiozia che è, si sono invece osannati i vantaggi economici che l'impiego di questi metodi da parte di veri programmatori avrebbe consentito alle aziende, aumentando la produttività dei programmatori esistenti; non è chiaro se dei senior che potevano fare a meno di una squadra di junior, oppure degli junior, che potevano scrivere software a livello di quello scritto dai senior. Comunque certamente consentendo di tagliare posti di lavoro, presenti e futuri, facendo quindi scattare quell'automatismo che fa salire subito la quotazione in borsa di qualsiasi azienda.

Alla fine, hanno iniziato a essere contrastanti i pareri di chi aveva provato davvero a usare i Grandi Modelli Linguistici (Large Language Models o LLM) in ambienti di produzione riguardo il risparmio di tempo e la qualità del codice prodotto; i primi dubbi hanno iniziato a essere presi sul serio. Lo sforzo di inserire a tutti i costi funzionalità guidate da LLM, comune a tutte le applicazioni commerciali, ha saturato di LLM anche tutti gli ambienti di sviluppo software. E quindi tutti i programmatori, che lo volessero o no, si sono trovati ad avere l'indice sul grilletto di una nuova arma.

Leggi l'articolo su ZEUS News