
Jolanda Renga da Scomode: “Nessuno ha il diritto di farti sentire sbagliata”
- The Wom - Friday, January 9, 2026
C’è un momento esatto in cui la violenza digitale smette di essere un concetto astratto e prende forma concreta. Per Jolanda Renga coincide con l’arrivo di un messaggio che l’ha scossa profondamente: quello di qualcuno che sosteneva di essere in possesso di sue foto di nudo minacciandola di diffonderle.
Nella nuova puntata di Scomode, Jolanda sceglie di raccontare questa esperienza personale, trasformandola in un discorso collettivo. Perché ciò che le è accaduto non è un’eccezione, ma parte di un fenomeno sempre più diffuso che colpisce soprattutto ragazze e donne.
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Jolanda Renga su Scomode: vergogna, colpa e silenzio
Nel suo racconto emergono emozioni che molte conoscono fin troppo bene: la paura improvvisa, il senso di esposizione, la vergogna che arriva anche quando non c’è nulla di cui vergognarsi. Una reazione quasi automatica, alimentata da una cultura che continua a spostare la responsabilità su chi subisce, invece che su chi esercita la violenza.
Jolanda lo dice con chiarezza: la vergogna non appartiene mai a chi viene ricattata, ma a chi minaccia, manipola, usa il digitale come strumento di controllo. Dare un nome a queste emozioni è il primo passo per smontare il meccanismo che tiene molte persone in silenzio.
Chiedere aiuto, denunciare, parlare
Un altro punto centrale del suo racconto è l’importanza di chiedere aiuto subito. Non isolarsi, non minimizzare, non pensare di dover affrontare tutto da sole.
Denunciare non è un atto di debolezza, ma una forma di protezione e di presa di parola, soprattutto in un contesto in cui la violenza online viene ancora spesso sottovalutata
In Scomode, la testimonianza individuale diventa così uno strumento di consapevolezza: raccontare serve a riconoscere i segnali, a sapere che esistono alternative al silenzio.
Qui la versione integrale dell’intervista:
Cambiare la narrazione
Il messaggio più potente che emerge dal video è forse questo: non siamo noi a doverci difendere sempre. Non può essere una responsabilità individuale proteggersi continuamente da una violenza sistemica. È chi condivide, produce o minaccia violenza — online come nello spazio pubblico — che deve imparare a rispettare.
“Nessuno ha il diritto di farti sentire sbagliata”, non è solo una frase di conforto, ma un invito a ripensare il modo in cui parliamo di violenza digitale, tecnologia e responsabilità. Verso una società più consapevole, emotivamente educata e, finalmente, sicura per tutte.
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