
Violenza maschile contro le donne, serve trasparenza: la campagna che chiede al Governo dati completi e consultabili
- The Wom - Tuesday, November 25, 2025
In Italia non esiste una banca dati istituzionale sui femminicidi. I dati considerati ufficiali sono contenuti nei report dell’Istat e in quelli del ministero dell’Interno: il Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza diffonde report trimestrali sugli omicidi volontari, con un focus sui casi riconducibili alla violenza contro le donne. Tuttavia, la qualità e il livello di dettaglio di questi dati restano molto bassi, rendendoli di fatto poco fruibili per analisi approfondite o per valutare l’efficacia delle politiche pubbliche.
Senza dati non si può comprendere e prevenire la violenza
«Senza dati aperti non possiamo comprendere né prevenire la violenza. Quando i dati non sono pubblici, la conoscenza resta nelle mani di pochi. E senza conoscenza non ci può essere né responsabilità né prevenzione», afferma Patrizia Caruso, responsabile dell’Unità Resilienza per ActionAid Italia e portavoce di #DatiBeneComune: la campagna #dativiolenzadigenere, insieme alla rete D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza e con la collaborazione di Period Think Tank, chiede al Governo di garantire la pubblicazione regolare, completa e accessibile dei dati sulla violenza maschile contro le donne e di genere, compresi i femminicidi.
La richiesta prende le mosse da quanto previsto dalla legge 53/2022 e dalla Direttiva (UE) 2024/1385: nonostante quanto indicato dalle legge e dalla direttiva europea, ad oggi le informazioni sono aggregate e prive della documentazione necessaria per comprendere in modo chiaro le relazioni tra vittima e autore, il contesto dei reati e la loro distribuzione territoriale.
«Non è una richiesta simbolica: è un diritto e un obbligo di legge»
La campagna #dativiolenzadigenere sottolinea una mancanza grave: non avere accesso ai dati sui femminicidi significa limitare la percezione del fenomeno. Al momento il database più completo e è quello realizzato da Non una di meno, con l’Osservatorio nazionale femminicidi, lesbicidi e transicidi.
«Il Governo sostiene che i dati siano disponibili, ma non è così – spiega Caruso – L’accesso è limitato e temporaneo. Per capire e contrastare la violenza contro le donne e di genere servono dati aperti, aggiornati e consultabili nel tempo. Non è una richiesta simbolica: è un diritto e un obbligo di legge»
A novembre 2024, Dati Bene Comune aveva già denunciato la situazione, evidenziando come la mancanza di accesso ai dati renda impossibile qualsiasi analisi approfondita
A inizio 2025, in collaborazione con Period Think Tank, la campagna ha presentato una richiesta FOIA alla Direzione Centrale della Polizia Criminale: la risposta, arrivata il 9 maggio 2025, ha fornito per la prima volta dati più completi, finora esclusi dal dibattito pubblico. Un passo avanti, ma isolato.
Una mobilitazione per la trasparenza
Non una questione tecnica, ma una scelta politica e di responsabilità democratica: la mobilitazione per la trasparenza, lanciata dalla campagna, invita tutte le organizzazioni civiche, i centri di ricerca, le associazioni e i media indipendenti ad aderire alla lettera aperta indirizzata alla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno e a quello della Giustizia, inviando una mail con oggetto “Vogliamo i dati sulla violenza di genere” all’indirizzo info@datibenecomune.it.
«Il contrasto e la prevenzione della violenza maschile contro le donne e di genere sono un fatto politico – sottolinea Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. Crediamo che ormai questa affermazione sia inconfutabile. Per questo, chiediamo di raccogliere e restituire – in tempi rapidi – dati sulla violenza contro le donne che siano puntuali e trasparenti».
Cittadine e cittadini possono firmare la petizione online su datibenecomune.it e partecipare alla mobilitazione digitale con gli hashtag #dativiolenzadigenere, #liberiamolitutti, #datibenecomune.
Per far fronte a un fenomeno strutturale e radicato nella cultura, come lo è la violenza maschile contro le donne, serve un impegno sinergico. Che riguardi la società e le istituzioni: «Ampliare l’accesso e la completezza dei dati sul fenomeno della violenza maschile alle donne e di genere nelle sue diverse forme dovrebbe essere una priorità di tutte le istituzioni, a partire dal Ministero dell’Interno, sia per elaborare politiche più efficaci di prevenzione basate sui dati, sia per permettere a tanti soggetti diversi di pianificare interventi più mirati» spiega Giulia Sudano, Presidente Period Think Tank. In questa direzione, la campagna vuole rappresentare «un punto di svolta molto importante per ottenere un maggiore impegno istituzionale per la trasparenza e la completezza dei dati necessari alla prevenzione e al contrasto della violenza maschile alle donne e di genere».
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