Ariete la nuova stella della musica italiana tra cuore, valori e libertà

- The Wom - Friday, October 24, 2025
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Le principali informazioni du Ariete

  • Nome completo: Arianna Del Giaccio
  • Data di nascita: 27 marzo 2002
  • Luogo di nascita: Anzio (Roma)
  • Segno zodiacale: Ariete
  • Altezza: (dato non confermato pubblicamente)
  • Partner: (informazioni riservate o non pubbliche)
  • Genitori: (informazioni non pubbliche)
  • Figli: nessuno
  • Fratelli/Sorelle: (informazioni non pubbliche)
  • Instagram: @iosonoariete

Gli inizi di Ariete tra note e sogni

Nascere ad Anzio ha un sapore tutto particolare; è come partire da una ballata lenta, con l’odore salmastro del mare e le voci di famiglia in sottofondo la domenica mattina. Ariete, all’anagrafe Arianna Del Giaccio, respira la musica già da piccola, tra finestre spalancate e i rumori di una casa dove il silenzio proprio non esiste. Il suo primo amore? Assolutamente la chitarra, anche se il pianoforte non si è fatto aspettare troppo. Voglio dire, chi non si è mai ritrovata a sognare davanti ai tasti bianchi e neri, immaginando di poter raccontare tutto, ma proprio tutto, con una melodia?

La sua infanzia ad Anzio è quella che ti fa venire voglia di scrivere una canzone solo per ricordarla. Una scuola vicina al porticciolo, i pomeriggi passati tra amici, le prime playlist su Spotify da condividere con le amiche storiche. Ma Ariete non è mai stata una ragazzina qualsiasi. Non ti sto parlando della solita storia della tipa che cantava solo sotto la doccia, eh! Arianna cresce in una famiglia che la sostiene come poche, dove la musica si ascolta, si suona, si discute. E il bello è che tutto avviene senza pressioni, senza quei discorsetti tipo “fai la cosa giusta” che spesso ti incastrano. No, qui c’è sempre stata libertà di provare, sbagliare, ricominciare.

Immaginatela: lei, ragazzina con occhi dolci ma decisi, si infila nella stanza dei genitori a rubare attenzioni con una canzone nuova o qualche riff provato stropicciando le corde della chitarra della mamma. Ehhh, la mamma di Ariete, figura praticamente mitologica per chi la segue: sempre pronta ad ascoltarla, pure quando ripete la stessa strofa venti volte. Insomma, la classica casa dove il talento non viene chiuso a chiave, ma lasciato libero di prendere aria come il bucato steso al sole.

La musica per lei non è una scelta, è più come una piccola ossessione gentile. Chiama la chitarra la sua alleata nei giorni no, il pianoforte diventa una coperta nei momenti d’ansia. E a scuola, mentre gli altri preferiscono i pomeriggi a gelato, lei si tuffa nelle lezioni di musica, tra giri di Do e battiti di cassa elettronica presi da internet. A tredici anni appena, Ariete comincia a mettersi in gioco nelle prime serate live locali: locali piccoli, spesso pieni solo di amici e genitori di altri ragazzi. Ma lì, tra un cavo e un microfono traballante, nasce qualcosa di vero, di crudo, che rimane. Lei canta e si racconta, senza mettersi filtri, e questa cosa – fidati – traspare nella pelle quando ascolti le sue canzoni oggi.

Ariete però non è una giovane che si accontenta. C’è *sempre* quella fame di mettersi in discussione, quel brillio negli occhi che viene solo a chi sogna in grande. Così, ancora minorenne, scocca la scintilla: perché non andare a X Factor? Cioè, chi da ragazzina non ci ha mai pensato almeno una volta? Ma per lei è tutto tranne che un capriccio: ci arriva carica, con le mani che tremano, la voce che punta dritta al cuore. La scelta di partecipare a X Factor non è solo una vetrina, è una sfida contro se stessa, una prova per vedere fin dove può spingersi quel suo modo strano di sentire le note.

La famiglia ovviamente è con lei – non resa di glamour né fanfare da TV, ma quella presenza vera, tipo zaino sulle spalle nelle gite scolastiche. E le amiche, quelle poche ma fedelissime, la sostengono su Instagram, la taggano nei meme, le inviano vocali chilometrici “dai che spacchi, ti prego” la sera prima delle selezioni. E questa energia, positiva e concreta, si sente proprio nelle prime clip dove Ariete canta davanti ai giudici: nessun filtro, nessuna posa. Solo una ragazza che ha il coraggio di essere vulnerabile, fragile, colorata di un’umanità che riconosci subito, istintivamente.

Gli inizi di Ariete sono quelli in cui la musica è complicità e sogno insieme, dove tutto fa ancora paura ma tutto sembra anche possibile. E se racconta delle sue radici, si sente un calore inconfondibile: la sua musica, dall’inizio, è stata un modo per riportarsi a casa, per ricordare chi è davvero, tenendo saldi quei valori imparati tra il mare di Anzio e il rumore delle prime accordature. Non c’è trucco, non c’è inganno, solo spontaneità e il desiderio di lasciare il segno. E, per una ragazza della GenZ, questa è già una piccola rivoluzione.

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Dalle prime tracce indipendenti al primo contratto: il vero salto

C’è un momento preciso in cui capisci che la musica di Ariete sta cambiando aria. Siamo dopo l’esperienza a X Factor, quando anche chi non la seguiva ancora sente, magari su Instagram o su TikTok, quelle prime note di “Quel bar”. Quel pezzo arriva, quasi di nascosto, come se fosse una poesia sussurrata davanti al mare: un indie che sembra nato per racchiudere le serate d’estate quando non vuoi tornare a casa. Ariete lo pubblica senza grandi mezzi, indipendente e autentica, con la voce che graffia la pelle e il cuore insieme. Forse è proprio lì che inizia davvero tutto: perché chi ascolta quei brani fatti in camera, magari tra un cuscino e una tazza di tè, sente che c’è qualcosa di diverso, di vero.

E quando arriva la firma con Bomba Dischi, succede quello che si sente solo nei film: la sensazione che una ragazza che scrive canzoni per salvarsi le notti ora può davvero farle ascoltare al mondo. È una di quelle label che capiscono quando c’è qualcosa da dire, cioè la scintilla giusta — e Ariete ce l’ha. I suoi brani girano sulle storie, tra le amiche che si lasciano e poi si riprendono, e il nome di Ariete comincia a circolare come un meme che però, al contrario, non ti stanca mai.

Spazio, “18 Anni” e le prime grandi emozioni dal vivo

Lo ammetto: ricordo ancora la sensazione di sentire dal vivo per la prima volta “Spazio”. Quella specie di brivido sottopelle che ti prende quando finalmente riesci a riconoscere qualcuno che canta quello che spesso non sai neanche mettere in parole. L’EP “Spazio” arriva subito dopo aver firmato con Bomba Dischi e ti si attacca addosso. È crudo, diretto. Niente tappeti rossi: subito la realtà, le storie di provincia, la voce un po’ spigolosa e dolcissima che ti dice “guarda che si può essere fragili e forti insieme”.

Poi arriva “18 Anni”, il primo vero successo. Un disco adolescenziale ma maturo, una raccolta di confessioni buttate fuori come vocali WhatsApp infiniti che mandi quando hai bisogno di buttare tutto giù e nessuno ti risponde. E invece la risposta c’è, e sono centinaia, migliaia di ragazze e ragazzi che si riconoscono in quei testi. Se sei stata a uno dei suoi primi live lo sai: si entrava spesso nei locali piccoli, con i muri pieni di scritte, la gente stretta, il vociare da festa. Quando partiva la chitarra e Ariete saliva sul palco, succedeva una roba particolare: tutto si zittiva, le voci si spegnevano. Lei chiudeva gli occhi e quasi sussurrava una verità universale che stava dentro di te e non te ne eri neanche accorta. E poi tutti a cantare in coro, con quella complicità magica che solo i concerti più veri sanno creare.

Collaborazioni, studio e piccoli segreti dal backstage

Quello che colpisce di Ariete, davvero, è la sua voglia di fare gruppo. Non è la classica artista “one woman show”, ma una che ama condividere — basta guardare le sue storie con gli Psicologi, con Alfa, o con Frah Quintale. Ogni collaborazione sembra un capitolo di un diario pieno di citazioni, disegni a penna e sorrisi presi al volo. “Tatuaggi”, la hit con gli Psicologi, sembra quasi scritta in una notte tra amici, di quelle finite troppo tardi tra chiacchiere e pizza fredda.

1. Ariete in studio non è quella che ti aspetti: zero pose. Si mette comoda, si toglie le scarpe, prende la chitarra e inizia a cercare le parole come fossero conchiglie sulla spiaggia.

2. Spesso lascia brani a metà per giorni, a volte li finisce in una notte sola: segue l’onda dell’ispirazione come chi rincorre l’ultima metro.

Sul palco, invece, Ariete è esattamente come la vedi su Instagram, solo con molta più energia reale: emozionata che quasi arrossisce, ma capace di urlare le strofe come se stessero uscendo davvero dal centro dello stomaco. Una volta, durante un mini-live a Milano, ha dimenticato una strofa, si è messa a ridere e ha chiesto al pubblico di aiutarla. Tutti sono partiti insieme, e la canzone è diventata ancora più bella, come un abbraccio collettivo.

Ecco, io credo che in questa fase si sia davvero vista la forza di Ariete: una che mette a nudo le proprie fragilità e scopre che in fondo non siamo soli se impariamo a cantarle insieme.

La prima volta al Festival: tra emozione, vertigine e svolta

Quando Ariete è salita sul palco del Teatro Ariston per la prima volta, aveva lo sguardo di chi sa che sta scrivendo una nuova pagina della propria storia. Niente di studiato o artefatto: sembrava di vederla ancora quella ragazza in felpa oversize che, fino a poco tempo fa, suonava con gli amici e postava stories dopo una pizza al volo. Ariete a Sanremo non era solo “un’altra in gara”, era una giovane donna cresciuta troppo in fretta, pronta a portare finalmente la sua voce fragile e magnetica su una delle vetrine più importanti della musica italiana.

L’atmosfera era quella sospesa che solo il Festival riesce a creare: tutto patinato, luci forti, milioni di occhi incollati agli schermi. Eppure, Lei sembrava a suo agio: è come se si fosse presa lo spazio che le spetta, senza dover urlare.

Se ci pensi, un palco così può essere una roulette russa per un’artista come lei—così autentica, così fedele all’idea che “meno trucco, più verità”. Eppure, la magia è successa davvero

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La scelta di “Mare di guai”: una ballata che spacca

Non era affatto scontato portare a Sanremo una ballata come “Mare di guai”. Di solito quel palco si aspetta fuochi d’artificio, superproduzioni, coreografie. Ma Ariete ha scelto di portare semplicemente sé stessa e una storia che sentiva sua, senza filtri. “Mare di guai” è una canzone che parla di perdita, di nostalgia salmastra, di quei momenti in cui pensi di affogare nei ricordi ma invece poi impari a galleggiare.

La scelta non è arrivata per caso. Anzi, in un’intervista Ariete ha raccontato che sentiva l’urgenza di portare qualcosa di vero. E si sente—dall’arrangiamento scarno, alla voce rotta qua e là, alle parole che sembrano letteralmente “uscite dalla chat”. Un po’ come quelle volte in cui mandi un vocale alle tre di notte solo per svuotarti il cuore.

Il fascino di “Mare di guai” sta qui:

  • Porta una vulnerabilità che non puoi fingere.
  • Fa venir voglia di mandare un “Mi manchi” anche se ti sei ripromessa di non farlo più.
  • Suona come la colonna sonora perfetta mentre guardi le onde a fine stagione, con quel magone che non sai bene spiegare.

Parlare apertamente di sentimenti, paure e rimpianti—senza mascherarli con giri di parole—è stato un atto di coraggio che ha parlato soprattutto al pubblico femminile: ragazze, donne che si sono riconosciute in quelle fragilità.

L’impatto sulla carriera: da outsider a simbolo

Dopo Sanremo, si può dire che “Ariete è esplosa” è riduttivo. È successo qualcosa di più profondo. Quel palco l’ha consacrata come voce della GenZ, ma anche come artista capace di dialogare con persone di età, mondi e vissuti diversissimi. Le playlist su Spotify si sono riempite di “Mare di guai”—ma soprattutto, i social si sono accesi di storie, meme, reaction.

Piccola lista delle cose successe dopo:

  • Migliaia di meme su TikTok con le sue frasi più iconiche (spoiler: alcune le ha condivise anche lei nelle sue stories).
  • Un vero boom di streaming, con la canzone che rimbalzava ovunque, dalle cuffiette in metro alle casse sul lungomare d’estate.
  • Standing ovation nei live, con il pubblico che per la prima volta cantava tutti insieme ogni singola parola—e diciamocelo, brividi.

Il punto è che Ariete non è solo piaciuta, è diventata *necessaria*. Ha colmato un vuoto: quello delle canzoni intime senza paura di cadere nel sentimentale, quello di una rappresentazione genuina dove puoi essere sensibile e forte, innamorata e arrabbiata, tutto insieme.

Una crescita personale a ritmo di note

Sanremo non è stata solo una vetrina: è stata una scuola di vita. Ariete l’ha detto chiaramente—ha imparato a gestire la pressione, ad accettare i propri limiti, a trovare una nuova postura sul palco e nella vita. Non è uscita indenne, ma sicuramente “più corazzata”—ma senza perdere quello sguardo un po’ spaesato, felice di essere dove non avrebbe mai creduto di arrivare.

Quell’esperienza l’ha aiutata a:

  • Fidarsi di più del proprio istinto.
  • Parlar chiaro, anche quando fa paura.
  • Aprirsi ancora di più col pubblico, soprattutto sulle insicurezze (come la paura di non “bucare” lo schermo).

La verità è che dopo Sanremo niente è stato più uguale. Sono arrivate nuove collaborazioni, porte spalancate, occasioni che sembravano fuori portata fino a un mese prima. E, paradossalmente, anche più libertà: sentirsi capita su un palco così grande le ha dato il permesso di essere finalmente se stessa—senza giustificazioni.

Alla fine, la vera vittoria di Ariete a Sanremo è stata questa: essere rimasta Ariete, semplicemente, ma con le spalle più larghe e il cuore ancora più esposto. E da lì, il viaggio è diventato infinito.

Amori, legami e cuore: la sfera personale di Ariete

Chi segue Ariete sui social lo sa: la sua vita privata è concretamente cucita nelle sue canzoni, nei suoi racconti, nei suoi sguardi a volte un po’ introversi. Il filo conduttore? Il coraggio di mostrarsi per com’è, vulnerabile e forte insieme, mai in posa. Amore, amicizia, famiglia: nei suoi brani c’è sempre una finestra aperta sulla realtà, senza filtri e, cosa non da poco, senza paura di mostrarsi nella propria unicità. Se la canzone “Mare di guai” ha segnato per lei una svolta professionale, nella vita, Ariete ha sempre dato priorità ai rapporti veri, quelli che non si dissolvono in una notifica di troppo o nel clamore di un trend passeggero.

Nelle interviste capita spesso che sorrida quando le chiedono delle sue relazioni sentimentali, ma mai con imbarazzo: sembra quasi dire “hey, sono fatta così, e allora?” Quel tipo di naturalezza che fa bene al cuore: perché mentre tanti artisti scelgono il mistero, lei spalanca invece la porta, specie sull’argomento amore. La sua è una visione dinamica, moderna, mai incasellata nelle regole classiche. C’è una parola fondamentale che torna sempre quando parla del tema: libertà.

Amore libero, senza etichette

Essere Ariete oggi vuol dire essere portavoce dell’amore universale, autentico, senza bisogno di etichette appiccicose o definizioni scomode. Spesso, nei suoi racconti, appare come una ragazza come tante: ha amato, ha sofferto, ha riso (tanto), è stata lasciata e ha lasciato. Però c’è una differenza, che è quella che conquista tantissimo le sue fan: la capacità di confrontarsi in modo naturale con la sua bisessualità, fin dall’inizio. Niente ostentazione, ma neanche censure. Quando si parla di lei, tutto sembra vero, vissuto, a volte anche raccontato sottovoce nei versi delle sue canzoni più intime.

Per molti, Ariete è diventata una sorta di icona anche proprio per questa capacità di abbracciare la complessità dei sentimenti, senza mai giudicare o essere giudicata. Una volta, in una risposta a un commento su Instagram, ha scritto candidamente: “L’amore è un casino, non provate nemmeno a spiegarlo.” Ecco, in quelle poche parole c’è la sua filosofia. Nelle sue strofe si respira adolescenza ma, anche, una maturità che sorprende: descrive la gelosia come un film francese in bianco e nero, il bacio rubato come una gif su TikTok, il cuore spezzato come un meme condiviso a notte fonda con le amiche.

Famiglia e radici: i veri pilastri

Dietro la grande libertà di Ariete, c’è però una base solida: la famiglia. Cresciuta a Anzio, in una realtà dove lo sguardo dei genitori conta come un abbraccio, Ariete non perde mai occasione per ricordare quanto la vicinanza dei suoi sia un ancora. Ha raccontato più volte di aver trovato in mamma e papà la forza per essere sincera, anche nelle “scelte non semplici”, come il coming out e il cimentarsi subito con il music business.

Il contatto quotidiano con il suo mondo d’origine – le cene a base di carbonara, la nonna che la consola con una battuta quando le cose vanno male, il fratello che la supporta nei momenti più bui – si riflettono sia nel suo modo di vivere che nelle sue canzoni. Forse qui c’è il suo segreto: nessuna sovrastruttura, solo la voglia di essere sé stessa, sempre. In fondo, Ariete non smette mai di sottolineare l’importanza di “avere un posto sicuro a cui tornare”, nei momenti di tempesta (e nel music biz le tempeste, fidatevi, arrivano).

Amicizie, sorellanza e un’empatia speciale

Amiche vere, poche. Ma ognuna scelta come si sceglie il fiore più strano in mezzo a una distesa di margherite. Ariete coltiva le relazioni sincere, quelle in cui:

  • le mattinate passano tra audio chilometrici su WhatsApp,
  • la nanna dopo il concerto si trasforma in una specie di pigiama party collettivo,
  • i problemi d’amore si risolvono tra lacrime, meme e chili di gelato.

Questa vibe si sente tutta, anche agli occhi delle donne che la seguono, perché non c’è distanza emotiva tra lei e chi la ascolta. In più, l’empatia che trasuda dai suoi brani e dal suo modo di esporsi genera una connessione fortissima col mondo femminile. Non sorprende affatto che per molte ragazze della GenZ e non solo, Ariete sia diventata una sorta di confidente virtuale, una voce che racconta storie simili alle proprie. Insomma: la sua trasparenza e il suo coraggio sono i mattoni di ponti veri, che non si spezzano al cambio di algoritmo o di stagione.

Libertà, autenticità e zero filtri: il DNA di Ariete

La prima cosa che colpisce, appena ascolti Ariete – ma proprio subito, neanche il tempo di finir la prima strofa – è quanta verità riesca a infilarsi dentro la sua voce. Lei è una che, anche nelle interviste, lascia sempre quella sensazione di “ehi, ma dice davvero quello che pensa!”, senza filtri, senza maschere. La sua idea di libertà parte da lì: essere se stessa in ogni situazione, a prescindere dall’aspettativa di chi sta dall’altra parte del microfono o dello schermo. Ogni volta che parla, che commenta, anche solo con una storia su Instagram, si coglie quell’energia limpida di chi ha scelto di non nascondere parti di sé, neanche quelle che sono più difficili da spiegare.

Ci sono artisti che si costruiscono un personaggio e lo fanno talmente bene da non lasciar capire dove finisca la persona vera e dove inizi la maschera. Con Ariete, invece, è proprio l’opposto: ti rendi conto che la sua personalità è il suo “brand”, se così vogliamo chiamarlo, e nasce tutta dallo stare fedele alla sua natura, alle sue fragilità, alla voglia di non dover essere per forza soddisfatta degli standard di qualcun altro. Un vero ossigeno, in un mondo (musicale e non solo) in cui si tende a mostrare solo il lato più luccicante e levigato di sé.

La sincerità come bandiera (anche nei momenti no)

Uno dei suoi valori cardine è indubbiamente la sincerità: la senti in ogni sua canzone, ma la leggi anche nei post che condivide, in quelle caption un po’ poetiche, un po’ sbilenche, che sembrano scritte sotto la coperta in una domenica di pioggia. Ariete non ha problemi a raccontare che a volte ha paura, a mostrare giorni storti, insicurezze, momenti in cui la luce sembra lontana. E questa trasparenza, ragazzi, è talmente rara da sembrare magica.

Mi viene in mente quella volta in cui, dopo una performance non perfetta live, anziché scansare il tema o rispondere con un comunicato dal tono distaccato, Ariete ha condiviso nelle storie il suo dispiacere, la sua delusione, ma anche la voglia di far meglio. Roba che, nei tempi dei filtri e delle risposte preconfezionate, è diventata quasi rivoluzionaria. Lei, con questo stile “lo so che non sono impeccabile”, ha fatto delle imperfezioni una forma di coraggio e di bellezza.

  • Non teme di parlare di fallimenti: li vede come tappe, non come etichette definitive.
  • Racconta spesso la fatica del lavoro, della pressione, senza il bisogno di forzarsi “super eroina”.
  • Valorizza la connessione tra vulnerabilità e forza – cosa che, diciamolo, a volte ci scordiamo.

Una relazione vera con i fan: ascoltare, rispondere, abbracciare (anche a distanza)

C’è questa cosa che la distingue, e te ne accorgi davvero solo se la segui da un po’: l’ascolto. Ariete ha sviluppato una relazione con il suo pubblico che va oltre l’idolatria – la classica “star genZ”, che non fa mai sentire chi sta dall’altra parte un semplice follower. Le sue dirette su TikTok e Instagram sono tutte un “Come state?”, “Vi leggo, raccontatemi”, “Vi è mai capitato anche a voi?”. Cioè, più che una cantante, a volte sembra quell’amica che ti ascolta senza giudicarti.

Non è solo una questione di risposte ai commenti: capita spessissimo che Ariete porti nelle sue canzoni e nei suoi post input o domande nate proprio dal dialogo con chi la segue. Ha detto più volte di voler sentire “la voce di chi mi ascolta, la voce della realtà”. Questa sensibilità, quest’empatia quasi tangibile – che passa anche da una foto senza trucco pubblicata a mezzanotte, o dal consiglio dato in privato a una fan in crisi – è una delle cose che ha cementato il legame con la sua “comunità”.

  • Interagisce anche su argomenti personali e difficili, restando sempre rispettosa e accogliente.
  • Non gioca mai “ad essere superiore”: confessa paure, cerca conforto, condivide piccoli traguardi insieme ai fan.
  • Riesce a trasformare le stories in uno spazio sicuro, dove sentirsi accettati anche nei propri momenti un po’ così.

Comunicare col cuore – e senza filtri – su social e palco

Il modo in cui Ariete sta sui social è istintivo, unplugged proprio. Mette in circolo la sua quotidianità, i meme che la fanno ridere, le citazioni malinconiche, i book consigliati per chi si sente perso. C’è chi dice che sia “la regina del low profile”, ma il bello è che understatment o meno, ogni suo messaggio profuma di genuinità. Ed è per questo che molte ragazze e ragazzi la sentono davvero vicina, di casa.

Sul palco, Ariete si porta dietro la stessa naturalezza: ringrazia se le arriva uno striscione buffo dalle prime file, si commuove quando qualcuno canta a squarciagola i suoi testi. A volte si perde pure lei nelle emozioni, non teme di perdersi – anzi, sembra proprio che perdersi ogni tanto sia parte della sua libertà. Quella vera.

Una voce che diventa bandiera: liber* di essere se stessi

Non è solo questione di note, arrangiamenti indie-pop o strofe tormentate che ti si piantano sotto pelle. Ariete, con la sua dolcezza un po’ spigolosa, ha trasformato la visibilità conquistata sul palco – da X Factor a Sanremo – in un megafono potente per difendere i diritti LGBTQ+ e tutte le identità non conformi. Non lo fa mai con forzature, né con slogan vuoti: usa la sua presenza online, i live, persino le interviste, come tappe di una lotta continua. Che sia tramite un post Instagram sfacciato, con la bandiera arcobaleno tra le mani, o con una lettera aperta ai suoi fan sul tema dei diritti civili, la sensazione è sempre la stessa. Ariete ci mette la faccia. E anche il cuore, parecchio cuore.

Social, palco, backstage: ogni spazio è azione

Curiosità: se scorrete le stories di Ariete su Instagram, potreste imbattervi in meme dedicati al Pride, confessioni senza filtri sull’amore libero, ricordi delle sue prime insicurezze da ragazzina “diversa”, ma anche appelli concreti contro omofobia e discriminazione. Ariete non lascia i discorsi ai comunicati ufficiali; invece, preferisce:

  • raccontare piccoli gesti quotidiani, tipo portare la maglietta arcobaleno al supermercato di quartiere (“Mi guardavano strano, bon, pazienza!”);
  • condividere le storie delle sue fan che, grazie alle sue canzoni, hanno trovato la forza di fare coming out;
  • lanciare raccolte fondi o campagne mirate per associazioni LGBTQ+.

Nei concerti, questa energia si trasforma in una specie di abbraccio collettivo. Nessuno esce lo stesso da un live di Ariete: durante “18 anni” o “Cicatrici”, le luci si abbassano e la platea s’illumina di bandiere rainbow. C’è la promessa dolceamara che puoi essere chi sei, anche se fuori, qualcuno preferirebbe vederti spent*.

Le parole contano. E pesano

Forse il segreto di Ariete è che non predica dall’alto, non si mette mai nella posizione di “io so e tu ascolta”. Anzi. Capita spesso che nei commenti, sotto i suoi post, risponda personalmente a chi le chiede un consiglio: magari una ragazza che teme di non piacere come si sente, o un ragazzo che confessa la paura di essere tagliato fuori dalla famiglia se dovesse parlare troppo di sé. Ariete prende le parole e le trasforma in ponte. Usa la naturalezza come ascia per spaccare i tabù. A volte cita serie cult come “Sex Education” oppure TikTok virali che inneggiano al soft queer power, rendendo il discorso sempre vicino alle emozioni vere, alle insicurezze, ai sogni di chi la ascolta.

Alcuni suoi post recenti che sono diventati virali:

  • la lettera aperta in occasione del DDL Zan affossato (“Se smettiamo di parlare, vincono loro. Io non smetterò mai.”);
  • il video senza filtri in cui racconta la prima volta che una donna l’ha fatta sentire libera davvero;
  • gli appelli ai brand perché abbandonino il rainbow washing e scelgano attivismo concreto.

Un modello che non si limita allo slogan

L’attivismo di Ariete non è mai decorativo, insomma. Non basta il logo arcobaleno per diventare “safe space”. Lei si sporca le mani, mette a disposizione visibilità e consapevolezza per dare voce a chi non ce l’ha. Molte musiciste sue coetanee – specialmente quelle che si sentono “fuori posto” nei modelli tradizionali – raccontano di trovare in Ariete un esempio luminoso: ragazza che non nasconde nulla, che non sacrifica pezzi di sé per piacere, che ride di sé stessa e delle sue goffaggini, e che lotta davvero.

C’è un elenco di cose che Ariete ha fatto e che andrebbe incorniciato:

  • invitare attivisti e attiviste LGBTQ+ sul palco, durante alcune date dei tour;
  • sostenere attivamente progetti con Arcigay e altre associazioni;
  • parlare di salute mentale – perché la libertà di essere sé stessi passa anche da lì, dall’imparare a volersi bene e chiedere aiuto quando serve.

Coraggio contagioso: ispirazione, non solo rappresentanza

In fondo, Ariete è diventata un punto di riferimento per chi si sente costantemente “in costruzione”. Ragazze, donne, chiunque viva la propria autenticità come uno spazio da proteggere, guarda Ariete con una specie di gratitudine sincera. Non serve diventare paladine eroiche: a volte basta ascoltare quella strofa, leggere quella story, guardare Ariete ballare storta e innamorata controcorrente su TikTok, per ricordare che la libertà è, prima di tutto, una scelta quotidiana.

Sarà per questo che, più che una nuova stella del mainstream, Ariete assomiglia a una sorella maggiore a cui confidare insicurezze e sogni. Che non pretende perfezione, solo verità. E, sarà pure una frase vista su mille magliette, ma resta vera: “Chi si ama, vince sempre.”

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