Clara Soccini tra Musica, Recitazione e Autenticità: La Nuova Voce della Generazione Z

- The Wom - Tuesday, October 21, 2025
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  • Nome completo: Clara Soccini
  • Data di nascita: 25 ottobre 1999
  • Luogo di nascita: Travedona-Monate, Lombardia
  • Segno zodiacale: Scorpione
  • Altezza: (informazione non disponibile pubblicamente)
  • Partner: (informazione non disponibile pubblicamente)
  • Genitori: cresciuta dalla madre, genitori separati
  • Figli: nessuno
  • Fratelli/Sorelle: un fratello di nome Filippo
  • Instagram: @soccins

Radici in una provincia (solo apparentemente) tranquilla

Travedona-Monate. Solo a pronunciarlo senti già il lago che si sveglia al mattino, le biciclette dei ragazzini e quell’aria fresca che ti sbatte in faccia la verità: non è Milano, non è Roma, e forse la ribalta sembra lontanissima. In questa minuscola costellazione di case e sogni, Clara Soccini cresce – e cresce in fretta, perché certe situazioni, e certe famiglie, ti insegnano una cosa o due sulla resilienza già da piccola.

Tra i sentieri sterrati e i corridoi di una casa che, all’improvviso, non ha più due ma un solo genitore, Clara inizia a vedere il mondo con occhi diversi. La separazione dei suoi mamma e papà non è solo una linea netta, ma una trama che si infila ovunque: nei silenzi, nei pranzi più veloci, in quel bisogno di capire, di proteggere il fratello più piccolo – e, a tratti, anche se stessa. Spesso si pensa che la provincia sia noiosa; Clara invece la viveva come uno di quei libri che, sì, magari non c’è l’azione, ma se sfogli bene ti accorgi che ci sono mondi nascosti ovunque. La curiosità, la sua, parte così: è la miccia che scatta quando la realtà sembra schiacciare e tu, invece, scegli di guardare più in là.

Una famiglia che diventa tribù (e palestra di vita)

Per lei, la madre diventa il punto fermo. Non tanto (o solo) come chi lavora, s’impegna e si reinventa ogni giorno, ma proprio come esempio silenzioso di forza, di vulnerabilità accettata. C’è qualcosa di tanto normale, eppure rivoluzionario, in queste madri che ti insegnano a stare in piedi anche mentre la tempesta infuria. Con il fratello si crea invece quel legame-salvagente, fatto di complicità, risate notturne sotto le coperte e promesse sussurrate quando nessuno sente.

  • Clara impara presto a:
  • Mettere la musica a tutto volume per scacciare via i pensieri pesanti.
  • Scrivere versi su quaderni sgualciti, per mettere in ordine le emozioni.
  • Essere attenta ai dettagli, ai vissuti degli altri, perché “tutti combattono una battaglia che non vedi”.

Sono anni in cui la sensibilità diventa superpotere, mica difetto. Chi non l’ha vissuto forse sottovaluta cosa significhi crescere “tra gli equilibri instabili” di una famiglia che cambia: Clara ci si arrampica con le scarpe bucate, ma sempre col sorriso. E le radici rimangono lì, tra i piatti sporchi, le chiacchiere in cucina e qualche discussione forte ma vera.

Model, studentessa, amica: identità in movimento

L’adolescenza di Clara sembra la bozza di una canzone indie che piano piano trova l’accordo giusto. A scuola non è la classica “secchiona perfetta”, ma una che sente i silenzi, assorbe le emozioni degli altri come carta assorbente e mescola tutto nei suoi pensieri.

  • C’è chi la vede come la ragazza “diversa”,
  • chi la cerca quando ha bisogno di una parola autentica,
  • chi la osserva mentre sogna guardando fuori dalla finestra.

Se la curiosità è il carburante, la sua voglia di ricerca è la bussola. Così, tra:

  • i primi lavori “da grandi” per togliersi piccoli sfizi,
  • i viaggi mentali fuori dai confini della provincia (TikTok, YouTube, playlist fatte a mano),
  • le ore passate a parlare con la mamma, a sbrogliare i nodi di anime che si somigliano

…Clara si costruisce da sé. Senza manuali, spesso improvvisando, quasi sempre con il coraggio (e la strizza) di non volersi omologare.

Valori, visioni, e la gentilezza come atto rivoluzionario

Se si parla oggi di Gen Z, spesso si pensa a una generazione liquida, confusa. Clara però ha sangue “di lago”: riflessivo, profondo, ma anche inaspettatamente deciso quando serve. Dalla sua infanzia e adolescenza tira fuori tre cose che – oggi, guardandola dal palco o dallo schermo – si sentono tutte:

  • Resilienza, quella che ti fa rialzare sette volte su otto.
  • Curiosità, nata dai libri, dalle chiacchiere notturne, dagli occhi che sbirciano di là dal proprio cortile.
  • Sensibilità sociale: sapere che il proprio vissuto è unico ma anche simile a chi ti sta accanto, e che si può cambiare le cose, anche solo con una parola, con una canzone, o semplicemente non lasciando mai solo un amico.

Nel raccontare Clara Soccini, tutto questo si percepisce come il profumo di un maglione di lana appena lavato: sa di casa, di coraggio, e di una voglia incredibile di essere autentici. E la verità, quella vera, è che si può essere “di provincia” e rivoluzionari insieme. Basta volerlo, e Clara lo dimostra ogni giorno.

Prima Passerella: Il Gioco dei Ruoli davanti agli Obiettivi

Clara a sedici anni – pensateci un attimo – sorride davanti a uno specchio di camerino milanese mentre le stringono i fianchi in una taglia sample che urla “moda high fashion”. Milano è una giungla elegante e feroce dove sfilare in passerella vuol dire, ogni tanto, inciampare nei propri limiti. Eppure, Clara non era solo una bellezza di passaggio: lei aveva quella cosa lì che non si vede subito ma si sente, come quando inizia un pezzo e ti prende lo stomaco. In un mondo di voci che ti dicono come devi essere, impari presto che la vera sfida è restare fedeli a sé stessi.

Appena entrata nei backstage, Clara ha capito che nel fashion nessuno ti regala niente. Senti giudizi come sassi lanciati; devi essere scattante, pronta, quasi camaleontica. Questo, però, le ha costruito addosso una corazza sottile fatta di autostima vera: “Se mi accetto io, nulla mi può spostare davvero”, avrebbe detto più tardi nelle sue interviste. E intanto lei giocava con la diversità come fosse una palette di colori insoliti, osservando con curiosità chiunque perché a Milano nessuno è uguale all’altro – e questa cosa qui, lo ammette spesso, l’ha segnata profondamente.

L’Esplosione Creativa: Quando la Musica Bussa

Finire tra le mani dei fotografi significa anche conoscere l’incertezza del giudizio istantaneo, quella tensione che ti fa chiedere: “Piacerò davvero? Sarò abbastanza?”. Clara però, invece di spegnersi, ha scelto la via più folle: scriveva testi nei break tra gli shooting, appuntava frasi random tra le pagine di un’agenda un po’ rovinata dal fondotinta. Alle modelle che si lamentavano delle scarpe troppo strette, lei rispondeva con canzoni inventate al volo – piccole storie pop che già trasudavano ironia e voglia di spaccare i cliché.

La musica, per lei, diventa una seconda pelle, un modo per prendere tutto quel mondo di silhouette perfette e ribaltarlo: “Ci sarà pure spazio per chi ha una voce diversa, no?”. Il coraggio arriva così, da dentro e da fuori, come una pandemia di libertà. Non è stato un salto a occhi chiusi, però: Clara ascoltava i dischi della mamma, pescava ispirazione da TikTok e memi, mescolava rap italiano e hit globali. E più ascoltava, più si convinceva che sì, una voce nuova può fare la differenza anche quando nessuno se lo aspetta.

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Prime Collaborazioni & Sperimentazioni: Il Sapore dell’Inedito

Passare dalla moda alla musica è stato come togliersi un tailleur e infilarsi la felpa preferita: improvvisamente, Clara si sente libera. Le prime demo arrivano mentre ancora posa in shooting: brevi note vocali sul telefono, giri di basso gracchianti, testi che parlano di sentimenti veri, dove la perfezione non esiste e la vulnerabilità è un’arma, mica una sconfitta.

Le sue collaborazioni iniziali sono piccole, ma già si sente il graffio. C’è la complicità con giovani produttori under 25 conosciuti via Instagram, le sessioni infinite in camerette piene di led, dove si registra di notte perché di giorno “abbiamo tutti un lavoro più noioso, tipo prendere caffè e organizzare casting”. Eccone alcune cose che caratterizzano subito il suo stile che non assomiglia a nessuno:

  • Ritornelli contagiosi, di quelli che restano in testa tipo tormentoni di TikTok
  • Testi schietti e diretti, che non girano mai troppo intorno (se c’è da dire una cosa scomoda, la dice)
  • Beat che mescolano elettronica, pop e accenni urban ma senza mai diventare una copia-qualsiasi
  • Quella vena ironica, tipica delle ragazze che conoscono il sarcasmo come forma d’arte

I Temi Ricorrenti: Dal Vissuto alla Rivoluzione Silenziosa

La musica di Clara la riconosci subito. C’è un filo rosso che cuce tutti i pezzi, e sono i temi della libertà, della ricerca di autenticità e dell’autoironia. Le sue canzoni sono uno spaccato di giovani donne che si svegliano con mille insicurezze ma trovano sempre il meme giusto per riderci su. Affronta l’ansia, le relazioni nude e crude, il diritto a scegliere senza scusarsi. Anzi, ti viene da pensare: “Da quanto mancava una voce così?”.

Nelle sue hit si parla spesso di:

  • Non conformarsi, mai.
  • Difendere le proprie fragilità senza vergognarsene.
  • Festeggiare la diversità, anche quando gli altri non la capiscono.
  • Nestare sempre sé stessi, a costo di stonare un po’.

La sensazione, ascoltando Clara dalla prima traccia all’ultima, è che questa ragazza trasformi ogni esperienza – bella o brutta – in uno slancio creativo. La moda, invece di limitarla, le ha insegnato ad abitare corpi diversi e ad ascoltare senza giudizi. E quel viaggio, tra luci da sfilata e microfoni, è stato il vero big bang della sua voce artistica.

Sanremo e il Boom della Popolarità

Parliamoci chiaro: in Italia non esiste altro palco che abbia il potere di Sanremo. E quando dici “Clara Soccini a Sanremo”, automaticamente pensi a quella ragazza che si è fatta spazio tra le icone pop del Festival con l’energia di chi non chiede il permesso, ma semplicemente arriva e lascia il segno. La sua vittoria a Sanremo Giovani non è stato solo un momento wow per i fan, ma una specie di click collettivo. Hai presente quando un pezzo va virale su TikTok da una settimana all’altra? Ecco, la svolta di Clara è stata così: improvvisa, fresca, memorabile.

L’emozione della finale, quando è salita su quel palco, la voce che per un secondo tentenna ma poi esplode calda, come se avesse aspettato proprio quel microfono per raccontarsi al mondo intero. Non una nota fuori posto, ma – ancora più forte – nessuna maschera: Clara è rimasta Clara, spontanea, impulsiva, con lo sguardo che cerca conforto fra le luci e quello sguardo vero. E per il pubblico giovane questo conta, eccome se conta. Siamo abituati a filtri ovunque – filtri su Instagram, filtri sulle storie, filtri nei messaggi – e sentire una voce che filtri non ne vuole è una carezza, a volte quasi una rivoluzione.

La canzone che ha portato a Sanremo, “Diamanti Grezzi”, è uno di quei brani che ti si infila in testa senza chiedere permesso, con quel ritmo che oscilla tra malinconia e voglia di riscatto. Il testo parla di inciampi, di imperfezioni da celebrare come fossero pietre rare, e sembra scritta per chi si è sentita fuori posto almeno una volta nella vita (spoiler: cioè tutte noi). E mentre lei la canta, ti sembra quasi di vederle le sue storie passate scorrere dietro le palpebre – un misto di ansia ed entusiasmo, quelle emozioni prime che fanno tremare le gambe.

Nell’edizione di Sanremo a cui ha partecipato, l’impatto mediatico è stato clamoroso. Su Twitter partivano le gif con il suo sorriso irresistibile, su TikTok i duetti e i lip sync con le sue frasi più iconiche. In pochi giorni è esplosa una Clara-mania che non era solo hype effimero, ma vera identificazione: centinaia di ragazze che nelle sue parole trovavano un coraggio familiare, una nuova maniera di essere libere.

E le aspettative? Mamma mia, altissime. C’è chi, tra una storia e l’altra, immaginava per lei un percorso fulminante. Ma la cosa più bella? Clara Sanremo non lo ha vissuto come una gara di popolarità, ma come un palcoscenico dove portare le sue fragilità e la sua forza. Non andava in cerca di approvazione, anzi – sembrava quasi volesse dire: “Ragazze, fatevi vedere così come siete. Rovinati quanto vi pare, ma veri”. E vedere che questa attitudine ha conquistato pubblico e critica ti fa capire che la chiave del successo, almeno oggi, non è la perfezione, ma l’autenticità.

C’è qualcosa di incredibilmente simbolico nel successo di Clara, soprattutto in un festival che, diciamocelo, negli anni non è sempre stato un esempio di apertura alle donne giovani e fuori dagli schemi. Lei arriva schietta, taglia corto con i cliché—niente pose artefatte, niente outfit imposti dalla moda del momento. Sceglie quello che le piace, suona quello che sente davvero. E il fatto che sia proprio una ragazza così, con questa energia da “amica della porta accanto”, a spaccare a Sanremo, dice molto anche su come sta cambiando la musica italiana, soprattutto per quanto riguarda l’universo femminile. È come se Clara avesse preso a martellate un soffitto di cristallo che tanti ancora vedevano intatto.

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Se dovessi riassumere in poche cose l’impatto del suo Sanremo, direi:

  • Ha portato in televisione un nuovo modo di raccontare le fragilità, senza paura.
  • Ha ispirato tantissime ragazze a buttarsi—che sia per scrivere, cantare o semplicemente esporsi senza vergogna.
  • Ha svecchiato l’immagine dell’artista pop: niente compromessi, solo personalità e canzoni vere.
  • Ha dimostrato che il pubblico giovane non vuole solo contenuti digitali, ma anche emozioni “live” e sincere.

Certo, dopo il festival nessun giorno è mai uguale all’altro. Interview, dirette Instagram con decine di migliaia di follower, meme, reaction. Tutto corre veloce, ma Clara resta salda, con quell’aria da ragazza che, anche vestita di lustrini, resterebbe volentieri a mangiare la pizza con le amiche. Forse è proprio questa normalità a farla brillare così. E il successo non le scivola via addosso: lo indossa senza paura, come si fa con una felpa preferita che profuma di casa e di sogni nuovi.

Un set che sembra una seconda casa

Entrare nel mondo di “Mare Fuori” per Clara Soccini è stato come tuffarsi in un mare aperto – sì, incerto, movimentato, ma anche pieno di vita e possibilità che non ti aspetti. Quando l’hanno scelta per il ruolo di Crazy J, lei ancora non immaginava che sarebbe diventato un vero e proprio fenomeno. Il set: un microcosmo di ragazzi, ognuno con la propria storia da portare davanti alla macchina da presa, ma anche, tra una pausa e l’altra, fuori copione. Clara subito si è sentita a casa, anche grazie al clima quasi “da gita scolastica”, con battute, risate e, diciamolo, qualche momento di ansia prima di una scena difficile.

Il bello è stato proprio questo: nessuno lì voleva solo “recitare”, ma ognuno si metteva in gioco sul serio. Crazy J (Giulia) è un personaggio che “spacca” (non c’è altro termine): sfrontata, ribelle, a tratti tenerissima. Interpretarla voleva dire navigare in un’onda emotiva continua. “All’inizio avevo paura di perdere il controllo,” racconta spesso Clara, “ma poi mi sono lasciata andare – e credo che quella versione un po’ fuori rotta di me mi abbia pure insegnato qualcosa”.

Dalla musica alla recitazione, e ritorno

Non è un caso che Giulia sia anche una rapper. Se ci pensate, c’è un parallelismo pazzesco tra le rime che Clara scrive sul suo blocco note e quelle che invece si trova a portare in scena, “indossando” Crazy J. Recitare non è stato solo un modo per cambiare prospettiva, ma anche per amplificare la propria voce artistica, trovare nuovi suoni interiori.

Clara dice di aver scoperto lati di sé che non sospettava.

Eccone alcuni:

  • La vulnerabilità non è debolezza – anzi, spesso magnetizza chi ti guarda, perché è autentica.
  • Ballare tra le emozioni forti del set e quelle intime della scrittura dà una forza incredibile, è come un doppio allenamento.
  • Le parole non sono mai solo parole: quando diventano azione, cambiano tutto.

Questa contaminazione tra musica e cinema ha creato un’alchimia unica. Giulia sarebbe stata diversa senza la sensibilità musicale di Clara? Probabilmente sì. E la musica stessa, per Clara, ha ora più profondità proprio grazie a tutto quello che ha vissuto sul set.

Energia, batticuore e lacrime dietro le quinte

C’è un retroscena che fa sempre sorridere chi la conosce: i primi giorni di riprese, Clara – che non si considera una “veterana” del set – tremava come una foglia dopo ogni ciak. Ma a un certo punto, tra una chiacchiera con Massimiliano Caiazzo e un abbraccio alle colleghe attrici, quella tensione si è trasformata in carica pura. Fare scena con pezzi di dialogo forti, storie vere come pugni nello stomaco, e poi ridere tutti in camerino, magari pure stonando con la chitarra, ti sblocca letteralmente.

Un elenco di situazioni assurde vissute in quei mesi?

  • Standby eterni prima di una scena madre poi finita in 30 secondi netti.
  • Pranzi improvvisati sul pavimento del backstage – rigorosamente con meme e battute trash di sottofondo.
  • Momenti di confronto durissimi ma sinceri, da cui sono nate amicizie che oggi per Clara sono famiglia.

E poi gli abbracci pieni, quelli che stringi e quasi ti spezzano, perché c’è fatica, orgoglio, ma anche la consapevolezza che stanno tutti facendo qualcosa di importantissimo.

L’abbraccio travolgente del pubblico

Non si può ignorare il calore dei fan. Quando la prima scena di Crazy J è andata in onda, Instagram di Clara si è riempito di messaggi – meme divertenti, Tiktok remixati con le sue battute, storie di ragazze che si sono finalmente sentite viste. Per tante, Giulia è diventata un simbolo: della voglia di spezzare catene, della libertà di emozionarsi senza filtri.

Una sera, un gruppo di fan le ha scritto: “Hai dato voce a chi si sente sempre fuori posto, come noi”. È lì che Clara ha capito quanto la potenza di un personaggio vada oltre il copione, diventando energia collettiva. Una specie di rito condiviso, dove quello che porti in scena aiuta chi ti segue a sentirsi meno solo.

La cosa pazzesca? Clara dice che sono proprio questi feedback a cambiare il suo modo di essere artista: ogni messaggio, ogni fan, aggiunge un tassello al suo percorso, soprattutto nella scrittura delle sue canzoni.

Un’esperienza che segna (e insegna)

In definitiva, il viaggio di Clara tra schermo e palco non è mai lineare: è come una playlist in shuffle, dove ogni brano aggiunge una sfumatura nuova. La recitazione le ha insegnato a non avere paura di mostrarsi imperfetta, a vedere il valore nei dettagli, nei momenti fragili.

E poi – e forse non tutti lo sanno – anche quando le luci si spengono e si torna a casa, l’eco di quelle emozioni resta, e ogni giorno è un po’ più ricco, vero, autentico. Proprio quello che, tra musica e fiction, Clara Soccini oggi rappresenta.

Famiglia, Amicizie e Radici Emozionate

Clara Soccini in pubblico appare forte, scintillante, con quell’energia contagiosa che trasmette anche a chi la osserva solamente tramite uno schermo. Ma basta scavare appena sotto la superficie per trovare qualcosa di molto più intimo: legami veri, valori radicati e quella malinconia dolce che si sente nelle sue canzoni, in cui la voce trema, a tratti, come se si emozionasse davvero mentre canta. Questo attaccamento alla famiglia non è solo una questione “privata”: Clara lo porta anche nei suoi progetti, nelle scelte artistiche. Parla spesso di sua mamma come della sua prima grande fan – e non c’è diretta Instagram in cui non scappi almeno un cenno alle sorelle o agli amici storici, tipo quelli di scuola, quelli che la conoscevano “prima di tutto questo”, come dice lei.

Parlarle di amore, di amicizia, la smuove davvero: nei suoi racconti usano spesso verbi forti, tipo “fidarsi”, “proteggere”, “lasciare andare”. Anche in questi aspetti, non cede mai alle maschere. È facile non accorgersene, ma questa sincerità la distingue in un mondo dove la facciata rischia di sostituire la sostanza. Clara mantiene un rispetto quasi religioso per la verità dei rapporti, anche quando significa ammettere i propri errori o rivelare fragilità scomode.

Libertà di Essere e Pensiero Libero

Uno dei temi che Clara sente più vicini è la libertà di espressione. La difende a spada tratta, anche quando sembrerebbe più comodo tacere o “andare d’accordo con tutti”. Nei suoi pezzi, nei post e perfino nelle interviste mette in chiaro che la questione non è solo “dirsi liberi”, ma praticarla questa benedetta libertà, giorno per giorno. Schierarsi, esprimersi anche quando si rischia di non piacere a tutti.

  • Si è vista spesso rispondere ai commenti pesanti con l’ironia.
  • Ha partecipato a eventi dove l’argomento era il diritto di essere se stessi, senza filtri e senza paura.
  • In tende e backstage, non ha problemi a discutere – anche animatamente – di libertà di genere, di pregiudizi, di ruoli imposti.

Dietro questa facciata c’è però anche una certa stanchezza verso chi confonde la sicurezza con l’arroganza. Clara lo dice proprio così: “Non sopporto chi urla forte solo per paura di ascoltarsi davvero”. Una frase che, detta da lei, suona più come uno sprone che come una critica.

Empowerment Femminile: Un’Energia Che Si Sente

Il femminismo di Clara è viscerale, concreto, mai scontato né urlato a vuoto. *Non ci sono slogan patinati, ma una serie di piccoli gesti quotidiani che valgono molto di più.* Dal modo in cui risponde alle critiche – “non intendo cambiare solo per piacere a qualcuno” –, alla naturalezza con cui cerca di dare spazio a ragazze altrettanto coraggiose, che magari hanno solo bisogno di una piccola spinta o di vedere che non sono sole.

Lei stessa racconta di aver passato periodi complicati: sentirsi fuori posto, poco compresa, perfino presa in giro per la voce o per il modo di vestire. “Se non mi fossi difesa da sola, chi lo avrebbe fatto?”, chiede talvolta ai microfoni. Poi però condivide questi aneddoti sperando di trasmettere fiducia a chi la segue, specialmente alle più giovani.

Tre cose che ripete quasi come un mantra e che hanno ispirato molte delle sue follower:

  • Prenditi seriamente solo quando serve, scherza su tutto il resto.
  • Scegli chi ti fa sentire a tuo agio, non chi va di moda.
  • La fragilità non è un difetto, è solo un modo diverso di essere forti.

Impegno per i Diritti Civili e Rispetto per l’Altro

Negli ultimi mesi, Clara si è distinta anche per la sua attenzione ai diritti civili: dalle campagne contro le discriminazioni, alle raccolte fondi per centri antiviolenza, fino al semplice – ma non banale – uso dei pronomi corretti durante le interviste. Scrivere i testi delle sue canzoni non le basta: cerca di creare dialogo, di attivarsi dal vivo, di rispondere, spiegare, ascoltare. Ha detto in più di un’occasione che il suo obiettivo non è salire sul piedistallo, piuttosto “mettersi anche in ascolto, imparare qualcosa di nuovo ogni giorno”.

Viene quasi da pensare che, se non fosse diventata artista, avrebbe trovato comunque il modo di parlare al suo pubblico, magari attraverso qualche altra forma di attivismo. E invece ha scelto la musica perché, come dice lei, “è la forma più vera e di pancia per arrivare dove la testa non basta”.

Clara, tra sorrisi e battute, si muove quindi sul confine sottile tra la voglia di cambiare il mondo e l’attenzione spontanea alle storie degli altri. Questo mix di energia, coraggio e delicatezza è la chiave della sua autenticità: Clara non si limita a dire cosa pensa, lo vive e lo fa vivere anche a chi la ascolta.

Un domani che non fa paura: la visione di Clara

La cosa incredibile di Clara Soccini è che mentre stai ancora pensando alla sua ultima canzone, lei sta già progettando qualcosa di nuovo. E non è solo questione di musica: è come abbia sempre uno sguardo rivolto al futuro, pieno di mille idee che scorrono veloci nella testa. Ok, d’accordo, detta così sembra un cliché – la tipica artista “che non si ferma mai”, ma basta guardarne le stories per capire che questa ragazza sembra proprio non fermarsi davvero. E viene quasi voglia di starle dietro, anche solo per rubare un po’ della sua grinta.

Sognare, ma col cuore acceso, radicato nella realtà. Clara ha dichiarato in diverse interviste che sta lavorando non solo a nuovi brani ma anche a progetti legati al cinema (ci state? Proviamo a immaginare: una serie in cui scrive la colonna sonora e interpreta la protagonista? Sembra una roba alla “Euphoria” ma con un clima tutto italiano). Non nega di voler osare: contaminare i generi, mischiare arte, suoni, emozioni. C’è chi la vorrebbe “dentro una scatola”, definirla come cantante pop, o attrice emergente, ma Clara preferisce restare liquida, pronta a ridefinirsi quando serve. Del resto, il futuro non lo vuole scritto a matita, ma a colori fortissimi.

Attivismo, musica e cinema: un mix che fa bene all’anima

Quello che può sembrare un miscuglio caotico – oggi una canzone, domani un film, dopodomani una campagna per una ONG – in realtà ha un filo logico. Clara non fa solo “le cose che vanno di moda” (e si vede), ma si porta dietro un’urgenza di raccontare quel che sente. Per lei, ogni progetto diventa un’occasione di farsi ambasciatrice di istanze che la toccano da vicino: dalla giustizia sociale all’ecologia, ma in modo pratico e tangibile.

Per esempio:

  • Nei set musicali, pretende plastica zero e valorizza madrepore sconosciute, scovando giovani talenti femminili tra la crew.
  • Nelle dirette promuove l’autenticità (il vero “filtro Instagram” è quello che ti fa sentire bene nella tua pelle, no?).
  • Nel partecipare a iniziative benefiche, ci mette la faccia senza retorica: una foto, una chitarra, un appello concreto.

Insomma, Clara sogna “ad occhi aperti”, ma i piedi li tiene ben saldi sul pavimento. È una di quelle per cui la carriera non è “scappare”, ma inventarsi uno spazio dove esprimersi, con tutti i rischi e la fatica che comporta.

Modelli che fanno la differenza – Perché ci serve una Clara?

Quante volte, crescendo, ci hanno detto che bisognava essere o troppo brave o troppo carine o troppo silenziose? Clara, invece, preferisce una strada con i gradini sghembi: le sue canzoni sono spesso una mano tesa verso chi si sente in bilico. Esserci, con le fragilità e tutto, è il messaggio che passa. Perché di modelli reali c’è un bisogno pazzesco: non quelli perfetti, ma quelli che ogni tanto ci cascano pure loro, che hanno imparato a riderci su e poi a rialzarsi.

Secondo me, il vero “esempio” che lascia Clara alle ragazze italiane è tutto qui:

  • Puoi desiderare dieci cose diverse, e nessuna sarà “sbagliata”.
  • Puoi cambiare idea, abiti, sogni e anche taglio di capelli – e va benissimo così.
  • Basta essere sempre sincere con se stesse, anche se la voce trema un po’.

Ci sarebbe da copiarla, la sua ostinazione a non arrendersi al pregiudizio, e la cosa bellissima è che per farlo non serve una platea, ma solo quella mezza rivoluzione silenziosa che inizia nello sguardo, davanti allo specchio.

Un invito che accende il coraggio

In fondo, Clara non lancia manifesti: ti fa venire voglia di credere nelle tue idee perché lei per prima ci crede. Se qualcosa ti fa vibrare il cuore, se un sogno sembra troppo grande, prova a non lasciarlo incartare nei “non ce la farai”. Tra successi imprevisti, passi falsi (che fanno curriculum, altroché!) e nuove avventure, Clara ci dimostra che si può essere giovani, irriducibili e vere, tutto insieme.

Ecco, se la vedi in tv o la ascolti mentre si diverte a storpiare un pezzo famoso su TikTok, prendilo come un promemoria: la parte migliore di noi è quella che osa, che non finge, che scivola ma ride. E che, alla fine, trasforma ogni piccola fragilità in una forza da esibire – come un accessorio vintage trovato per caso, che invece di coprirti ti esalta.

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