Il potere delle relazioni: come coltivare un network che fa crescere tutti

- The Wom - Wednesday, October 15, 2025
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Il network giusto non è una lista di contatti, ma una rete di fiducia che cresce insieme a te. Ecco perché

Qualche tempo fa ho raccontato di Marika, una giovane professionista che sto aiutando a cercare una nuova opportunità. È brillante, motivata, con tanta voglia di crescere, ma come accade spesso, non è facile “farsi vedere” al di là dei CV inviati. Ed è qui che entra in gioco il networking: sto condividendo il suo profilo con persone della mia rete, segnalando il suo talento e cercando connessioni che possano aprirle porte. Perché il network funziona così: non è mai solo per sé stessi, ma è anche un modo per mettere in circolo valore, sostenere gli altri, dare spazio a chi magari non ha ancora avuto voce.

E la verità è che, aiutando lei, cresce anche il mio network. Perché ogni volta che ti spendi per qualcun altro, non solo rafforzi i tuoi legami, ma ne crei di nuovi

Networking: Perché oggi conta più di ieri

Un tempo le carriere erano lineari: stesso lavoro, stessa azienda, stesso ruolo per decenni. Oggi non più. Le regole del gioco sono cambiate:

  • Carriere più lunghe: lavoriamo più a lungo, e spesso dobbiamo reinventarci.
  • Competenze che cambiano: quello che è richiesto oggi potrebbe non esserlo domani. La vera bussola? Le persone che ti tengono aggiornata e ti aprono prospettive.
  • Aziende instabili: licenziamenti, fusioni, crisi improvvise… la rete che ti sostiene non è quella del contratto, ma quella dei contatti.

E i dati lo confermano: secondo ISTAT (II trimestre 2025), il 75,4 % dei disoccupati in Italia dichiara di cercare lavoro attraverso canali informali (parenti, amici, conoscenti). Ma attenzione: questo non significa che il lavoro “si trovi grazie agli amici”. Vuol dire che la strada più naturale — e spesso più efficace — è quella delle relazioni personali.

La differenza sta nel come queste relazioni vengono coltivate: non scorciatoie improvvisate, ma una rete costruita nel tempo, fatta di fiducia, credibilità professionale e disponibilità reciproca. Questo è il vero networking.

Storie che dimostrano il valore del networking

Sara, consulente in comunicazione: ha partecipato a un gruppo di networking femminile. Non cercava lavoro, ma una delle partecipanti le ha proposto una collaborazione come docente in un master.

Roberto, Finance Director: lascia l’Italia per un’esperienza internazionale. Rientrerà in Italia 6 anni dopo, quando una sua ex collega lo informa che nella sua nuova azienda cercano una persona con le sue competenze per un ruolo importante

La mia esperienza personale: ricordo ancora quella telefonata di un cacciatore di teste. Mi aveva chiamata per chiedermi un favore: segnalare qualcuno per un certo ruolo. Non pensava a me, perché sulla carta sembrava “troppo poco” rispetto al mio titolo.

Io, che di solito passo volentieri contatti e nomi, quella volta ho avuto un pensiero diverso: “Aspetta. Questo ruolo e questa azienda hanno senso per me. È un progetto stimolante. Perché no?”
In fondo ho sempre creduto che i titoli contino poco, e che la vera differenza la faccia la sostanza di quello che sai fare e del valore che porti.

Così ho deciso di candidarmi io. Non stavo cercando, non avevo CV pronti né agende di colloqui, eppure quell’opportunità è arrivata perché ero già lì, attiva, presente nella mia rete, disposta a farmi conoscere dall’azienda. Il ruolo finale, che poi ho accettato, lo abbiamo disegnato insieme perché conoscendomi l’azienda ha deciso che aveva senso allargare le responsabilità per portarmi a  bordo.

E non è stato un caso isolato. Più volte mi è capitato che persone con cui avevo lavorato anni prima tornassero a cercarmi: un messaggio su LinkedIn, una telefonata, una proposta di collaborazione. Tutto frutto di relazioni tenute vive nel tempo, senza calcoli.

E lì ho capito la verità sul networking: non è “farsi avanti quando serve”, ma esserci sempre, con umiltà e disponibilità.

È come piantare semi: non sai mai quando germoglieranno, ma se non coltivi la terra, non crescerà mai nulla

Dal passato: cosa ci insegna Adriano Olivetti sul networking

Prima di LinkedIn e Instagram, il networking si faceva nei caffè, nelle lettere e nei salotti culturali. E uno dei maestri è stato Adriano Olivetti.

Negli anni ’50 ha trasformato la sua azienda di macchine da scrivere in un ecosistema di innovazione, grazie a una rete pazzesca di intellettuali, designer, architetti e politici.

  • Con Marcello Nizzoli e l’ingegnere Giuseppe Beccio nacque la Lettera 22 (1950): una macchina per scrivere portatile, elegante e leggera, pensata per giornalisti e scrittori in movimento. Non solo un oggetto tecnico, ma un’icona di design, tanto che nel 1959 l’Illinois Institute of Technology la proclamò “miglior prodotto del design degli ultimi 100 anni”.
  • Con Ettore Sottsass, giovane architetto e designer, arrivarono le invenzioni più visionarie: dall’Elea 9003, primo computer italiano a transistor, alla mitica Valentine (1969), la macchina per scrivere rossa, pop e democratica, pensata per uscire dagli uffici e finire nelle case di tutti.
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Mecenate ante litteram (con lo spirito di un coworking)

Se oggi fosse vivo, Olivetti probabilmente avrebbe fondato un coworking creativo a Ivrea. Un posto dove ingegneri, designer, scrittori e architetti avrebbero lavorato fianco a fianco, scambiandosi idee davanti a un caffè.

Negli anni ’50 questo coworking non si chiamava così, ma esisteva già: era l’Olivetti. Adriano non si limitava a produrre macchine per scrivere, ma invitava in azienda poeti, artisti, filosofi, sociologi. Sosteneva riviste, mostre, pubblicazioni, e commissionava fabbriche e quartieri residenziali “a misura d’uomo”.

Non era beneficenza, ma visione: contaminare l’impresa con la cultura significava alimentare un ecosistema di creatività che rendeva l’azienda unica.

La lezione? Il networking non è solo “trovare lavoro”: è costruire alleanze che moltiplicano opportunità, idee e impatto. Allora come oggi.

Le regole per un networking che funziona

  • Fatti viva sempre, non solo quando ti serve: a me è capitato più volte che ex colleghi mi ricontattassero anni dopo. Non perché io avessi chiesto qualcosa, ma perché avevamo mantenuto il legame con naturalezza.
  • Dai almeno quanto ricevi: segnalare persone, offrire contatti: spesso la generosità torna indietro quando meno te lo aspetti.
  • Apriti a chi è diverso da te: a volte la svolta arriva da chi non c’entra nulla con il tuo settore.
  • Pensa in ottica di crescita: ogni incontro può insegnarti qualcosa, anche se non immediatamente utile.
  • Resta umile: non si tratta di collezionare biglietti da visita o “follower”: il networking vero si basa sull’autenticità.

Networking vero o connessioni “usa e getta”?

In un mondo fatto di like e richieste di collegamento a raffica, è facile confondere il networking con l’accumulo di contatti. Ma c’è una differenza enorme:

  • Connessione mordi e fuggi: ti aggiungo, magari senza nemmeno presentarmi, interagisco una volta e poi sparisco finché non ho bisogno di qualcosa. È superficiale e non crea fiducia.
  • Networking autentico: è fatto di piccoli gesti costanti: un messaggio di congratulazioni, un consiglio dato senza secondi fini, una conversazione che resta viva nel tempo. È costruire relazioni che durano.

La differenza, in fondo, è questa: accumulare contatti non ti porta lontano, coltivare relazioni sì.

La verità (e la tua call to action)

Il networking non è opportunismo. È cura. È essere presenti, costruire fiducia, creare un tessuto di relazioni che ti sostiene.

Perché sì, le competenze sono fondamentali. Ma senza persone, restano chiuse in un cassetto.

E tu? Da dove potresti iniziare oggi a coltivare il tuo network? Magari proprio aiutando una “Marika” che hai già vicino a te.

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