
Parole che aprono strade: una guida per comunicare mettendo al centro le persone
- The Wom - Tuesday, October 7, 2025
Il vademecum Prendiamoci in Parola non si limita a suggerire buone pratiche, ma invita a un percorso condiviso di cambiamento culturale, in cui il linguaggio diventa la base per relazioni più autentiche, comunità più accoglienti e una società capace di riconoscere il valore di ogni persona. Non regole né diktat, ma uno strumento per porsi domande rispetto a come comunichiamo e all’impatto che le nostre parole possono avere sulle vite delle altre persone. Un documento aperto e in divenire che rispecchia la società in cui viviamo.
Perché le parole contano
Ogni giorno usiamo centinaia di parole senza quasi pensarci, eppure ognuna di esse lascia un segno. Una battuta, un’espressione abituale, una formula ripetuta possono rafforzare stereotipi e bias, alimentare distanze, minare la fiducia. Al contrario, un linguaggio scelto con cura può fare la differenza: può farci sentire persone riconosciute, valorizzate, rispettate. È da qui che nasce l’idea del vademecum Prendiamoci in parola: una prospettiva che invita a riflettere e che propone l’apertura verso le sensibilità e le prospettive altrui.
I cinque principi di un linguaggio ampio
Il vademecum mette al centro cinque principi guida, che valgono come bussola per orientare la comunicazione quotidiana:
- Mettere le persone al primo posto
Dietro ogni parola c’è una persona, con la sua storia e le sue esperienze. Per questo è importante riconoscere l’unicità di ciascuno, evitando etichette, categorie e semplificazioni.
- Evolvere insieme al linguaggio
La lingua cambia con la società. Accettare questa evoluzione significa abbracciare nuove espressioni, correggere abitudini, abbandonare stereotipi e micro-aggressioni che possono sembrare innocue ma lasciano tracce profonde.
- Accogliere attraverso il linguaggio
Usare le parole giuste ti fare sentire parte di una comunità. È sufficiente evitare il maschile sovraesteso, scegliere termini non discriminanti e garantire equilibrio tra rappresentazioni di genere e identità culturali.
- Aprirsi a punti di vista alternativi
Non esiste una sola visione della realtà: il linguaggio può diventare un esercizio di ascolto e di empatia. Significa anche accettare di poter sbagliare e avere il coraggio di correggersi.
- Comunicare in modo chiaro
L’inclusività passa anche dalla semplicità: frasi accessibili, spiegazioni chiare, esempi concreti. Perché un linguaggio davvero ampio non esclude nessuno e può essere compreso da tutte le persone.
Dal principio alla pratica
Il vademecum non si ferma alla teoria: affronta temi cruciali della società contemporanea — dalla parità di genere alla collaborazione tra generazioni, dall’attenzione verso le persone con disabilità o neurodivergenze, fino al rispetto delle diverse identità di genere e orientamenti affettivi, delle forme di famiglia, delle culture e provenienze diverse, dei background socio-economici e del benessere mentale.
In ognuno di questi ambiti, le parole possono fare la differenza: un termine sbagliato può escludere, una scelta più consapevole può invece riconoscere dignità e valore.
Una responsabilità condivisa e un linguaggio visivo ampio
La struttura del manuale è un costante invito ad aprire una conversazione. Il linguaggio ampio è un percorso collettivo che si costruisce giorno per giorno, in famiglia, a scuola, sul lavoro. Tutti e tutte possiamo contribuire: imparando ad ascoltare, rispettando le preferenze altrui, facendo attenzione alle nostre abitudini linguistiche e provando a scegliere parole che uniscano anziché dividere.
Tutto questo è possibile praticando l’ascolto attivo e l’empatia, che aiutano a comprendere veramente le esperienze e le prospettive degli altri. Questo approccio permette di costruire relazioni autentiche, trasparenti e significative, basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco, e di sviluppare ambienti in cui le persone possono sentirsi libere di esprimersi, senza avere paura di ricevere giudizi o di subire discriminazioni.
Cambiare il mondo, d’altronde, non significa fare soltanto gesti straordinari: a volte basta una parola che non discrimina, che non esclude e che riconosce. Una parola che diventa segno di cura. Con questo vademecum, Edison invita a prenderci in parola: a credere che ogni scelta linguistica sia un seme di inclusione, capace di crescere e trasformare le comunità in cui viviamo.
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