Perché l’entrata in vigore del Trattato sull’alto mare è molto più importante di quanto pensiamo

- The Wom - Friday, October 10, 2025
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Con il cambio di rotta del mondo e con l’insicurezza data dai conflitti che stanno colpendo il nostro tempo, ormai la questione ambientale è sempre più messa da parte, ma questo non significa che, in silenzio, non si facciano piccoli, grandi passi in avanti. Avevamo già parlato del Trattato sull’alto mare e di quanto fosse in bilico, oggi però possiamo dire che dal 17 gennaio 2026 entrerà finalmente in vigore! Ma di cosa si tratta davvero e perché è così importante?

Il Trattato sull’alto mare è un accordo che, almeno sulla carta, dovrebbe cambiare le regole del gioco per quanto riguarda la tutela delle acque internazionali. Dopo anni di negoziati e attese, siamo arrivati a un risultato concreto grazie a 68 governi che hanno ratificato il testo e a 143 che lo hanno firmato. Non si tratta di poco, visto che parliamo di zone oceaniche immense, lontane più di 200 miglia nautiche dalle coste, e che finora non rientravano sotto la giurisdizione di nessuno.

Cosa dice il trattato sull’alto mare

La promessa è grande: proteggere la biodiversità marina e gestirla in maniera sostenibile. Solo il tempo ci dirà se verrà mantenuta, per ora sappiamo che per riuscirci, bisogna tenere alta l’attenzione sulla COP sugli oceani, insieme ad altre organizzazioni già attive su pesca ed esplorazioni minerarie. Se tutto va come previsto, potremmo assistere alla nascita di nuove aree marine protette anche in alto mare, un passo che finora era stato impossibile perché limitato alle acque territoriali dei singoli stati.

Purtroppo, il condizionale è inevitabile anche questa volta dato che il trattato non prevede sanzioni reali per chi non rispetta le regole. Gli stati firmatari si impegnano a valutare i possibili impatti ambientali delle proprie attività e a pubblicare rapporti di monitoraggio, ma resta comunque ai governi l’ultima parola: saranno loro a decidere se autorizzare trivellazioni, pesca o altre operazioni. Questo punto ha deluso tanti, dato che un controllo diretto da parte della COP avrebbe garantito maggiori tutele. Tuttavia, come per la COP sul clima, anche per gli oceani non vale coercizione!

I punti deboli del trattato sull’alto mare

Non è tutto. Un altro grosso limite è legato al fatto che il testo non chiarisce esattamente quali attività siano regolamentate: si pensa alla pesca, ai trasporti e allo sfruttamento minerario, ma la mancanza di un elenco preciso potrebbe complicare le cose. Vale tutto e vale nulla… Inoltre, non tutti i paesi hanno aderito.

Resta comunque un aspetto interessante: il trattato coinvolge anche gli stati senza accesso diretto al mare, con l’obiettivo di distribuire in modo più equo le risorse e favorire la condivisione scientifica attraverso una piattaforma ad accesso libero.

È un segnale che ci spinge a guardare avanti, ma resta ancora molto da chiarire prima che l’alto mare diventi davvero uno spazio protetto

Non possiamo definirci del tutto soddisfatti, ma per lo scenario che si era paventato negli scorsi anni, possiamo dire che è un buon risultato e che, con un po’ di pazienza e tanta tenacia, si riuscirà a calibrare questo potentissimo mezzo nel modo migliore.

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