Doja Cat, La regina pop-rap che ha rivoluzionato la musica e non solo

- The Wom - Tuesday, September 16, 2025
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  • Nome completo: Amala Ratna Zandile Dlamini
  • Data di nascita: 21 ottobre 1995
  • Luogo di nascita: Tarzana, Los Angeles, California, USA
  • Segno zodiacale: Bilancia
  • Altezza: circa 1,65 m
  • Partner: Notizie di relazioni passate, tra cui Johnny Utah e Bree Runway, ma attualmente single e molto riservata sulla vita privata
  • Genitori: Deborah Sawyer (designer grafico americana di origini ebraiche) e Dumisani Dlamini (attore sudafricano di origini zulu)
  • Figli: Nessuno
  • Fratelli/Sorelle: Un fratello
  • Instagram: @dojacat

Dalle radici a Los Angeles al successo internazionale

Quando penso al percorso di Doja Cat mi viene subito in mente quell’immagine di bambina ribelle e sognatrice che si muove tra i colori sgargianti di Los Angeles e l’energia schietta di New York – come se nella sua infanzia si fossero mescolati i glitter della West Coast col ritmo accelerato della East. Doja Cat, o meglio Amala Ratna Zandile Dlamin, nasce proprio così: con i piedi ben piantati su due mondi e la testa già tra le stelle. E credimi, la sua storia è tutto fuorché ordinaria.

Amala cresce in una famiglia in cui il concetto di multiculturalità non è solo una parola sui libri, ma una faccenda quotidiana. Sua madre, Deborah Sawyer, artista visiva ebrea-americana dai capelli rosso fuoco e dalle idee stravaganti tipo mostrare alla figlia frammenti di arte e cultura mentre le prepara la colazione. Poi c’è il padre, Dumisani Dlamini, musicista e attore sudafricano, che porta con sé la forza ruvida dell’Africa e il calore della tradizione. Il twist? Loro due, insieme, sono una miscela esplosiva dove cultura pop-art, radici africane, spiritualità e libertà creativa si danno il cinque ogni giorno.

C’è un piccolo dettaglio che a molte sfugge (e qui entriamo in zona curiosità da raccontare tra amiche davanti a una pizza): per alcuni anni Doja Cat vive con la nonna materna in un ashram fuori Los Angeles. Ashram, sì: pensa a una comunità spirituale, vestiti comodi, lezioni di yoga e niente tecnologia, ma tanta meditazione. Un universo a parte, in cui la piccola Amala scopre la spiritualità come forma di autoconoscenza – e forse anche quel pizzico di ironia che mai l’ha abbandonata. Crescere così, immersa in mondi anche molto diversi tra loro, le dà la capacità di saltare da una cosa all’altra con una facilità che ha quasi del magico.

Tutto questo si riflette nei suoi primi approcci all’arte e alla musica, che arrivano letteralmente in punta di piedi e poi con una potenza inattesa. In casa Sawyer la creatività era praticamente nell’aria, un po’ come i glitter dopo una festa ben riuscita. La madre dipingeva, lui ascoltava beat africani, lei invece danzava davanti allo specchio o inventava melodie improvvisate mentre sistemava i Lego. E qui la musica non era solo una cosa da adulti: era la colonna sonora di ogni giorno.

Essere una bimba vivace, con la passione per il ballo hip hop delle crew di Venice Beach, le lezioni di breakdance (ci scommetto, le sue prime mosse provate davanti allo specchio di casa), il debutto tra i talenti locali di Los Angeles nelle jam session – tutto questo era, per Doja, molto più di uno svago. Era un modo per affermare sé stessa in un mondo che spesso fatica a dare spazio alle ragazze così fuori dagli schemi.

  • Radici africane e cultura ebraica fuse in una sola persona
  • Mamma artista e papà musicista e attore sudafricano, mai una routine scontata
  • Vita nell’ashram, abitudini zen e spiritualità new age: meditazione prima dei compiti!
  • Prime jam session tra amici e coreografie “rubate” alle crew locali, con una sicurezza già da boss

Mi fa sempre sorridere pensare a quante piccole cose, apparentemente trascurabili, abbiano gettato le basi per la donna fortissima – e a modo suo, anche consapevolmente “strana” – che Doja Cat è diventata. Crescere tra pop e spiritualità, tra lezioni di arte e sessioni di danza sotto il sole californiano, le ha dato la capacità di disegnare un “universo personale” che nessun’altra popstar oggi può davvero copiare. Forse è anche per questo che, appena la ascolti o la guardi ballare su TikTok, capisci subito che dietro ogni suo successo internazionale c’è una storia vera. E, cavolo, quanto conta la differenza.

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L’esplosione online e l’ironia che ha conquistato la Gen Z

Prima che il mondo la conoscesse come regina pop-rap, Doja Cat ha imparato a farsi spazio tra le onde rumorose di SoundCloud. Sembra incredibile pensare che tutto sia iniziato in una cameretta, con un computer mezzo scassato, cuffiette vintage e la voglia di urlare al mondo la sua unicità. Se ci pensate, non c’era niente di “classico” nel suo modo di proporsi: niente filtri levigati né strategie da popstar costruita a tavolino, solo tanta ironia, lati assurdi messi in mostra senza vergogna e uno stile impossibile da etichettare.

Il vero big bang? Ovviamente il fenomeno virale di “Mooo!”. Un video bizzarro e irresistibile, caricato un giorno quasi per scherzo su YouTube, che ha innescato una catena di meme, reaction e duetti su TikTok. In poche ore, Doja Cat è passata da cantante indie con una fanbase di nicchia a regina delle timeline, capace di smuovere trend con la stessa naturalezza con cui si indossa una parrucca a macchie di mucca. Dietro quella hit giocosa (lei stessa l’ha definita una “canzone meme”) si nasconde una consapevolezza furba: Doja ha sempre saputo giocare con l’autoironia, ribaltando le aspettative e ridefinendo il confine tra talento e trash.

Tra SoundCloud, Twitter, TikTok e Instagram, la sua presenza social è diventata una masterclass di comunicazione digitale. Mentre molti puntano a sembrare sempre perfetti online, lei fa saltare il banco: a volte si mostra spettinata, con filtri buffi o pronta a trollare i fan. Un approccio che parla dritto alla Gen Z, sempre affamata di autenticità e meme, sempre pronta a “stannarla” e a farla protagonista di remix, reaction video, fan art.

Ci sono addirittura thread lunghissimi su Reddit dedicati a *tutte* le sue crisi di risate durante le live, ai vestiti più improbabili o alle improvvisate con i fan. Come quando, in piena notte, ha risposto con voce roca a un random che le chiedeva se davvero mangiasse cereali col succo d’arancia. La sua risposta? “Sì, e mi sento benissimo, provaci anche tu.” Ed è subito trend. Queste “sregolatezze” la rendono umana, accessibile, mai distante.

  • Alcune delle sue strategie social vincenti:
  • Generare meme su se stessa per evitare che altri la prendano troppo sul serio (e poi la deridano davvero).
  • Rispondere ai commenti con umorismo tagliente ma affettuoso.
  • Condividere momenti imperfetti, tipo make-up mezzo disfatto o piatti cucinati male.
  • Scrollare TikTok e duettare a sorpresa con piccole creator emergenti, segnalandole nel suo feed.
  • Raccontare aneddoti random in diretta, tipo la volta in cui il suo gatto si è mangiato una delle sue ciglia finte preferite (epico).

Proprio questo mix di irriverenza, sincerità spudorata e cultura meme ha creato una connessione tutta nuova: il rapporto con le fan non è “teatrale”, ma una vera e propria chat tra amiche. I “kittenz” (il suo fandom) non la idolatrano come una divinità inarrivabile, piuttosto la vedono come una compagna di sbronze digitali e confessioni notturne, capace di parlare di trucco, relazioni o momenti “cringe” con la stessa naturalezza.

Ma, sotto la superficie appariscente e scanzonata, c’è una libertà creativa rara nel pop di oggi. Doja Cat usa i social non solo per esibirsi o promuoversi, ma per autoaffermarsi, sperimentare, cambiare idea, addirittura litigare con se stessa e con i fan. Ogni commento è una tela bianca, ogni live uno spazio per mettersi a nudo o reinventarsi, senza paura del giudizio. In un panorama di star tutte uguali, lei è quella che ride, cambia look ogni due settimane, si fa beffe di sé stessa e trasforma ogni debolezza in meme-gloria.

La sua genialità sta proprio qui: far ridere abbattendo le maschere, un racconto collettivo dove chiunque può sentirsi parte del gioco, senza cliché né barriere. Una rivoluzione social che ha riscritto le regole per tutte le aspiranti popstar post-Instagram.

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Hot Pink: L’esplosione dei colori e dei suoni

Quando si parla di Doja Cat che sboccia come popstar globale, viene subito in mente quell’ondata fucsia, dolce e acidula insieme, chiamata *Hot Pink*. Quest’album, pubblicato nel 2019, è molto più di una raccolta di hit: è una dichiarazione, una palette di personalità che spaziano dal pop all’R&B, passando per rap e un filo di funk. Pensa a “Say So”: impossibile aver navigato online negli ultimi anni senza esserti imbattuta anche solo una volta in quell’inciso luccicante, reso ancora più virale da TikTok (giuro, pure chi non sa ballare ha ceduto alla tentazione).

Hot Pink non è solo “Say So” però. È “Juicy”, è “Like That”, è il coraggio di mostrare tutte le proprie “sfumature”. Doja Cat sorprende perché ogni pezzo cambia pelle: uno zuccherino al gusto vintage, uno sfottò ironico, una dichiarazione di indipendenza. L’immaginario visivo? Letteralmente pop: latex, animazioni che sembrano uscite da un cartoon iper-glam e mille riferimenti ai trend della cultura digitale.

  • Dettaglio che adoro: Doja Cat disegna la copertina di “Hot Pink” a mano insieme al suo team creativo.
  • Nel video di “Say So”, quei look da disco-queen anni ’70 sono da copiare tutte le sere prima di uscire (o anche solo per ballare in salotto, chi ha detto che non vale?).
  • Fino a “Streets”, che diventa meme e challenge a sé su TikTok: la viralità ormai non è una sorpresa, è il suo habitat naturale.

Planet Her: Il balzo nell’universo pop-rap

“*Planet Her*” (2021) è un vero viaggio interplanetario, non solo musicale. Qui si vede Doja Cat che sperimenta senza paura: una che indossa mille identità come fossero vestiti diversi nello stesso armadio (e a noi non dispiace affatto, anzi!). Il disco si popola di collaborazioni assolutamente da urlo:

  • Con SZA in “Kiss Me More” crea una hit da cantare sotto la doccia, in macchina, ovunque.
  • Ariana Grande la accompagna in “I Don’t Do Drugs”, dove pop e sensualità si mixano che è una meraviglia.
  • Eve, The Weeknd, Young Thug… ogni feat è una parte di un universo in continua espansione.

Ciò che colpisce è la capacità di Doja Cat di mischiare i generi come preparasse una pozione magica: c’è la cassa dritta della dance, il flow rapper da swag purissimo e melodie ipnotiche. Ogni traccia è un cambio di stato d’animo, uno switch intelligente tra party e confessione, tra autoironia e sensualità sfacciata.

  • Nel video di “Woman”, Doja Cat diventa una regina futuristica. Ho ancora in mente i bodypaint e le coreografie tribali: sembra una dea cyber-amazzonica, non penso di esagerare.
  • Il modo in cui usa la voce – cantando e rappando, a volte stravolgendo la pronuncia – è il suo vero superpotere: una camaleontica, insomma, e le sta bene così.

Musica come identità, coraggio e ribellione

In ogni tappa Doja Cat trasforma la *musica in un portale per esprimere sé stessa*: non si limita mai a seguire regole, spesso le infrange e ci ride pure sopra. Prendi le sue scelte artistiche: cambiare look tra un giro di promo e l’altro (ricordi quando si è rasata i capelli, mandando in tilt i fan?), spingersi in video che sembrano film sci-fi con twist femminista, scegliere testi che oscillano tra empowerment e parodia.

  • Le collaborazioni sono sempre dialoghi, mai pose di circostanza. La sua attitudine? Fare troupe, non solo feat: si diverte, spiazza, coinvolge.
  • Sui social è schietta, condivide errori, sbaglia e ri-prova. E questa vulnerabilità, questa libertà—eh, forse è la sua arma segreta.

Doja Cat si è ritagliata uno spazio dove la musica diventa uno specchio di valori e ribellione: non si piega mai troppo alle aspettative e, anzi, ogni provocazione – dai look ai testi – vibra di consapevolezza, anche quando sembra una provocazione fine a sé stessa. E magari è proprio quel mix di talento, audacia e ironia a renderla una delle poche star moderne che, disco dopo disco, lascia l’impressione di poter davvero cambiare le regole del gioco.

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Tra cuori, likes e “bestie”: l’altalena delle relazioni di Doja Cat

C’è qualcosa di magnetico quando Doja Cat parla (o, ancora di più, non parla) della sua sfera privata. Le sue storie d’amore e di amicizia sono sempre rimaste in una zona di confine, tra post social cancellati in fretta e indizi disseminati tra interviste, meme e canzoni. Un po’ come quella chat con Noah Schnapp (sì, proprio il ragazzino di Stranger Things!) finita ovunque su TikTok: un momento che ha mostrato quanto l’universo delle relazioni, per lei, sia una miscela di ironia, sincerità e caos perfettamente calibrato. Da un lato, c’è la *diva pop da milioni di follower* che scherza su Twitter e lancia battute sulle sue cotte. Dall’altro, la ragazza che difende al massimo la propria privacy e si tiene stretta la parte fragile di sé lontana dai riflettori.

La sua relazione con il rapper britannico JAWNY, per esempio, è stata al centro del gossip solo per un attimo: picchi di tenerezza su Instagram, qualche foto, e poi… puff, spariti quasi entrambi dai feed l’uno dell’altra. E quando i media hanno provato a scavare, Doja ha risposto a modo suo: con silenzi ostinati, battute surreali, qualche emoji. La scelta di non condividere tutto diventa una dichiarazione di forza, in un’epoca in cui le storie d’amore sembrano esistere solo per essere scrollate e commentate.

Amicizie nell’era dei filtri: chi c’è davvero?

Nel mondo iper-connesso dello showbiz, i “friend goals” spuntano come funghi. Ma quante sono davvero autentiche? Doja Cat sembra aver sviluppato un radar speciale per distinguere tra amicizie vere e relazioni di facciata, quelle da selfie e cuore rosso. Il suo gruppo ristretto di amici la segue in tour, backstage, party e giornate di pigiama, chattando come qualunque gruppo di ventenni normali, lontano dagli occhi del pubblico. Si dice sia tra le poche popstar a rispondere ai messaggi vocali degli amici a qualsiasi ora, anche se, tipo, sta scegliendo gli outfit per il Met Gala.

– * Le serate karaoke con Lil Nas X, che sono diventate meme virali

– * I DM scambiati con Normani e SZA tra confessioni imbarazzanti e consigli “da sorelle”

– * I confronti sinceri con il team creativo, niente filtri ma rispetto e qualche sporadico litigio, come accade nelle amicizie vere

La sua regola? “Meglio pochi ma veri”. In un circo mediatico in cui le “colleghe” sono spesso anche competitor, Doja coltiva l’ironia, supporta gli altri talenti senza giocare a chi-ce-l’ha-più-bella (la hit, la foto, l’ingaggio). E quando un rapporto finisce o cade nella tossicità, lei… taglia corto, letteralmente blocca e avanti.

Pressione, solitudine, e la fatica di essere sempre “on”

Più montano i followers e la fama, più diventa difficile capire chi c’è davvero e chi cerca solo un pezzetto di visibilità. Doja Cat racconta spesso di sentirsi spaesata, quasi sballottata tra abbracci e pugnalate alle spalle, come in un reality dove la nomination è dietro l’angolo. Non è poi così semplice restare fedeli a se stesse, quando tutti si aspettano la versione perfetta, patinata, virale di te.

– * Paura di restare soli, anche con milioni di cuori virtuali sotto le foto

– * La pressione di essere “la ragazza più cool della stanza” anche quando vorresti solo stare in pigiama a guardare anime

– * Momenti di crisi e ansia che racconta a modo suo, con meme, autoironia e quella risata sguaiata che è diventata un po’ il suo superpotere

È un equilibrio fragile, sempre in bilico tra il bisogno di autenticità e l’urgenza di proteggere la propria salute mentale. Per chi la segue, il messaggio tra le righe è chiaro: meglio essere un po’ goffe, “strane” e selettive nelle relazioni, che schiacciate dal peso di connessioni solo apparenti. E tu, quanto valore dai alle tue vere “bestie”, nella giungla dei like?

Valori dichiarati e vissuti sulla pelle

Doja Cat non si limita a sventolare i propri valori, li indossa come una felpa fluo e taglia i cliché a colpi di ironia. La sua autenticità non è solo una parola da bio Instagram: la vedi in ogni intervista, in quelle storie su TikTok dove ride di sé, e nei post in cui gioca con i filtri ma non con la maschera. Forse la qualità che la rende così magnetica è proprio questa: non ha paura di mostrarsi come è, con le sue contraddizioni e i suoi slanci spiazzanti. In un mondo che ti chiede sempre più spesso di adattarti, lei fa schifo alle regole.

Questa autoironia feroce è il suo scudo migliore. Prendiamo la famosa diretta in cui, davanti a una critica insensata su Twitter, ha risposto cantando una canzone assurda su… i piedi! Sì, i piedi. Ha fatto di un momento imbarazzante qualcosa di virale, lasciando a bocca a perplessa la metà di Internet, all’altra metà la voglia di seguirla proprio per quella sincerità scanzonata, senza filtri né sovrastrutture come qualcuno che parla con l’amica al bar dopo una giornata di lavoro.

Indipendenza e libertà: parole-chiave della sua galassia

Non esiste “Doja Cat” senza indipendenza e senza una libertà d’espressione che spacca davvero. La sua musica rompe i confini: trap e pop si fondono, i testi mischiano ironia, sensualità e un’onestà nei riferimenti che tante altre eviterebbero come la zona spoiler su una nuova serie Netflix. Ma anche fuori dal palco, Doja batte la strada della libertà. L’ha detto molte volte: non sopporta chi la mette in una scatola, che sia per il passato, per il colore della pelle o per la sua visione delle cose. Il suo armadio – così pazzo e multiforme che ogni stylist vorrebbe almeno un minuto dentro – è una dichiarazione di guerra allo stile “giusto” imposto da altri.

Tre sue regole non scritte che dovremmo ricordarci un po’ tutte:

  • Se non ti rappresenta, non farlo.
  • Se ti fa ridere, condividilo: la risata è salvezza.
  • Se ti obbligano a scegliere, cambia le regole, non te stessa.

Attivismo sincero tra social e realtà

Ironica sì, ma sotto c’è la sostanza. Il suo attivismo digitale non è mai scontato: Doja Cat ha scelto la sua enorme visibilità per lanciare messaggi diretti sull’inclusività e sull’empowerment, specie femminile. Ha preso posizione contro il body shaming ogni volta che qualcuno ha provato a criticarla per il suo aspetto: la risposta? Una foto in bikini, magari con una posa buffa, e uno “so che mi guardate, guardate bene”. Non quella rabbia da meme, ma una risata che smonta ogni hater, che sembra dire: “Trova qualcosa di meglio da fare col tuo tempo!”

L’empowerment per lei è anche portare avanti battaglie sulle origini miste e la narrazione del proprio corpo. Più di un’intervista ha sottolineato quanto le storie delle donne nere e delle donne bianche come lei – figlia di due culture diverse, figliata da un melting pot unico – meritino voce, spazio, complessità, e quanto sia stanca di chi cerca soluzioni facili a questioni complesse come razza, genere e rappresentazione.

Simbolo della generazione senza paura

In definitiva, Doja Cat è diventata il manifesto vivente di quella generazione – la nostra – che non vuole più mimetizzarsi. Il suo modo di stare sui social, di parlare (a volte anche troppo, direbbe la nonna!), di rispondere alle critiche, rivela un mix di vulnerabilità e forza capace di smuovere una palude di pregiudizi. Ecco perché anche nei rari momenti in cui cade nell’occhio del ciclone social, lei resta in piedi, sempre con quell’aria da “ci riprovo, ma stavolta decido io le regole del gioco”. Ed è proprio tutto questo, se ci fai caso, a farci sentire così dannatamente rappresentate.

Genio creativo allo stato puro: Doja Cat fuori dagli schemi

La creatività di Doja Cat è una di quelle che ti spiazza, tipo quando sfreccia tra un sound funk e una base trap come se cambiare pelle fosse la cosa più naturale del mondo. Se ascolti “Say So” e poi passi a “Demons”, hai l’impressione di trovarli in playlist di artisti diversi, eppure sono sempre lei: Doja Cat, camaleontica e imprevedibile come una serie TV che ogni stagione cambia completamente trama. Non è un caso che i suoi videoclip sembrino spesso uscite da universi paralleli tra cartoni animati, citazionismo anni Novanta e quell’ossessione per i meme che solo una vera nativa digitale può comprendere.

Una delle sue passioni segrete? Fare cose per il puro gusto di spiazzare – tipo la famosa diretta su Instagram in cui si è presentata truccata da mucca per lanciare il singolo “Mooo!”. In 24 ore era già meme planetario. Solo una mente fuori dal comune potrebbe immaginare un “torero latteo” e trasformarlo in un trend globale, con milioni di visualizzazioni e remix su TikTok.

Ironia e autoironia: il vero “superpotere” di Doja

In un mondo in cui spesso prendersi sul serio sembra la regola, lei ha deciso di riscrivere le regole. Doja Cat è ironica fino al midollo, non solo nei testi (dove potrebbe benissimo parlare di alieni che ballano e nessuno batterebbe ciglio), ma anche e soprattutto sui social, dove ti scodella frecciatine e punchline peggio di una puntata di “Emily in Paris”.

Questa sua attitudine si traduce in momenti indimenticabili, tipo:

  • le risposte geniali e imprevedibili ai tweet di chi la critica (“Se non trovi il mio gattino carino, forse hai bisogno di nuovi occhiali”);
  • i duetti sarcastici su TikTok, dove reinventa i trend prendendosi in giro (“Io che provo a svegliarmi presto – finisco sempre in modalità snooze, come una regina…”);
  • quel modo tutto suo di smontare il body shaming con meme e selfie dove esagera difetti inventati, sdrammatizzando tutto.

La sua ironia è sempre fresca, mai forzata: sembra quasi che ogni haters per lei sia solo un’occasione per una battuta ancora più brillante.

Spirito autentico e provocazione intelligente

Doja Cat non provoca “tanto per”, ma perché la provocazione è il suo modo di raccontare le cose che la fanno arrabbiare, ridere, riflettere. Ha lo sguardo tagliente di chi osserva il mondo, lo filtra con la sua lente fucsia-psichedelica e poi lo ribalta in chiave satirica. Guardate i look sul red carpet: mai banali, spesso al limite del surreale. Ricordate quando si è presentata interamente ricoperta di cristalli Swarovski? Un’ode al kitsch, ma anche una presa di posizione sull’estetica e le aspettative che ruotano attorno alle donne nello showbiz.

Ci sono episodi memorabili, certo:

  • la “sfida dei capelli rasati” fatta in diretta per zittire chi le diceva come doveva apparire;
  • le dirette su Twitch dove canta con i fan improvvisando melodie su ingredienti da dispensa (“Riso, latte di mandorla e zucchero – e nasce subito una hit!”).

Doja Cat è l’amica che vorresti al tavolo dell’aperitivo, quella che trasforma ogni commento un po’ acido in una risata collettiva e dirompente.

Un rapporto speciale con i fan (e con chi la critica)

Diciamolo: i fan di Doja Cat non seguono solo una cantante, ma una vibe intera. Lei li chiama “i suoi alieni” e risponde spesso — anche senza filtri — alle loro domande o perplessità. Quando i social diventano “un’arena”, non scompone mai la sua freschezza: trasforma ogni critica in combustibile per nuove idee, risponde sempre con un mix di sincerità e sarcasmo, riuscendo a mostrare che potrai anche essere superstar ma passarla liscia non è previsto. Nessuno è invincibile, ma Doja Cat sembra davvero imbattibile nel restare se stessa, qualsiasi cosa dicano.

Il bello? Nonostante la fama, è ancora capace di ridere di se stessa — e regalarci quella sensazione bellissima di non dover mai chiedere scusa per essere chi si è davvero.

Verso nuovi orizzonti: l’evoluzione continua di Doja Cat

Immagina di avere una sfera di cristallo e di provare a vedere cosa succederà a Doja Cat da qui a cinque, dieci anni. Difficile, vero? Perché proprio lei è l’artista-imprevedibile-per-definizione. Se c’è una cosa certa nell’universo fluido e caleidoscopico di Doja, è che non puoi mai sapere quale sarà la sua prossima mossa. La vedi rossa demoniaca a un party, e il giorno dopo ti trolla su TikTok con una parrucca di spaghetti. Il futuro? Letteralmente uno spartito tutto da scrivere—e sì, sarai sorpresa da ogni nota.

Doja Cat si muove su una linea sottile tra pop e rap, ma non le basta: è già oltre. Nelle ultime uscite ha insinuato sonorità più crude, a tratti punk, quasi che volesse scuotere il sistema e prendersene gioco un’altra volta. Personalmente sogno una Doja che esplora l’elettronica, i suoni world, magari uno featuring con Rosalía dal vibe apocalittico. E non ci sarebbe nulla di strano: lei continua a decostruire le etichette con la stessa disinvoltura con cui cambia colore di capelli.

La regina delle contaminazioni: l’impatto su musica e moda

Quello che Doja sta già facendo—ma che nel tempo diventerà grandioso—è il miscelare mondi apparentemente opposti. Ha normalizzato la fusione tra ironia pop e conscious rap, tra meme e attivismo. Chi ascolta “Say So” difficilmente immaginerebbe la furia artistica di “Demons” o gli eccessi dark di “Scarlet”. Ma è proprio qui il punto: la sua potenza sta nel sorprendere e, spesso, nello scandalizzare chi vorrebbe metterle un’etichetta addosso.

Il suo impatto sull’estetica è palese. La moda per lei non è abito, è linguaggio. Ha rivoluzionato il concetto di red carpet, rendendo ogni apparizione una performance. Pensa solo a questi trend che, diciamolo, vediamo ovunque ora (grazie, Doja!):

  • Nail art come forma d’arte.
  • Abiti second skin e texture materiche.
  • Makeup che è quasi body painting, tra glitter e dichiarazioni di identità.
  • Il revival degli accessori oversized, da occhiali a stivali space.

Tutto questo, moltiplicato per la cassa di risonanza di TikTok e Instagram, fa di Doja una vera trendsetter, con una community di follower che—non scherzo—veramente si veste e si pettina “alla Doja”.

Oltre la musica: icona sociale per una generazione che non ha paura

Doja Cat, con la sua attitudine senza filtri, è diventata il manifesto di una nuova generazione. Tanti suoi stream (e meme!) sono diventati piccoli moti di liberazione. Sì, perché se puoi essere te stessa senza dover per forza piacere a tutti, allora c’è spazio per una rivoluzione anche nel piccolo, anche nel nostro quotidiano.

Questo, secondo me, è il pezzo di futuro più potente che Doja Cat sta seminando:

  • Rappresenta il diritto al cambiamento continuo, a reinventarsi mille volte.
  • È la prova che l’ironia intelligente può smontare body shaming, stereotipi tossici e fake news.
  • Incoraggia a esporsi su temi come identità, libertà sessuale e salute mentale—senza il tono pesante della predica, ma con la forza di chi si sporca le mani davvero.

Un esempio che resta—e che spinge tutte a rischiare

La cosa più ispirante di Doja Cat? Non teme mai di essere “troppo”—troppo stravagante, troppo diversa, troppo avanti per certi schemi. E la sua lezione, specialmente per noi donne, è chiara: va bene cambiare idea, va bene osare, va bene anche non piacere. Nel mondo di Doja Cat, la vera rivoluzione è imparare ad alzare il volume della propria unicità senza paura. Chissà, magari il prossimo futuro della pop culture parlerà sempre più la lingua di chi ha il coraggio di ballare da sola.

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