Non solo “Mia moglie”: qual è lo stato della diffusione non consensuale di immagini intime

- The Wom - Tuesday, August 26, 2025
La chiusura del gruppo Facebook dove 32mila uomini si scambiavano foto delle proprie compagne è solo una goccia nell’enorme oceano della diffusione non consensuale di immagini intime online

Nel 1995, quando solo poco più del 20% degli statunitensi possedeva un computer, uno studio della Carnegie Mellon University rivelò che l’80% delle 917,410 immagini scaricate da internet fino ad allora era pornografia. Lo studio finì sulla copertina del Time e scioccò la società americana. L’anno dopo il presidente Clinton firmava il Communications Decency Act, che estendeva le leggi sull’oscenità anche al dominio di Internet. La guerra contro il “cyberporn”, come veniva chiamato all’epoca, sembrava vinta. Ma nello stesso periodo, un elettricista e pornoattore amatoriale, Rand Gauthier, si intrufolò nella casa dei coniugi Pamela Anderson e Tommy Lee e rubò dalla loro cassaforte il nastro del filmino della loro luna di miele che conteneva anche una scena di sesso lunga otto minuti. Quel filmato, oltre a rovinare la carriera dell’attrice, cambiò per sempre il rapporto tra Internet e la pornografia. E anche la storia della diffusione non consensuale di immagini intime.

Oggi è impossibile sapere quanto del materiale a sfondo sessuale presente sul web (che si stima essere attorno ai 10mila terabyte) sia stato diffuso senza consenso. Nelle scorse settimane, dopo la denuncia di alcune femministe, la polizia postale ha fatto rimuovere e ha aperto un’indagine sul gruppo Facebook “Mia moglie”, in cui 32mila utenti si scambiavano immagini intime delle proprie compagne, spesso ritratte senza che lo sapessero. Il gruppo pare si sia già spostato su Telegram, dove il fenomeno della diffusione delle immagini intime senza consenso è molto vasto.

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Cos’è la diffusione non consensuale di immagini intime

Anche se nel dibattito pubblico si sente più spesso il termine “revenge porn”, è più corretto parlare di diffusione non consensuale di immagini intime. Se “revenge porn” richiama una dinamica di vendetta nei confronti di una persona con cui si ha avuto una relazione in passato, fenomeni come il gruppo “Mia moglie” o gruppi simili su Telegram vedono più di frequente la distribuzione di immagini di donne di tutti i tipi, conoscenti, compagne o anche sconosciute. Sempre più spesso vengono diffuse anche foto non erotiche, prese dai profili social delle interessate, insieme a informazioni personali, che vengono anche modificate con l’intelligenza artificiale. Per questo motivo, diversi ricercatori propongono di parlare di Image-Based Sexual Abuse, abuso sessuale facilitato da immagini. L’associazione Permesso Negato, che fornisce supporto alle vittime di questi reati, nel suo ultimo report ha monitorato le attività di 147 canali e gruppi Telegram dedicati alla diffusione di queste immagini, contando più di 16 milioni di utenti.

Come hanno spiegato le sociologhe Silvia Semenzin e Lucia Bainotti in uno studio del 2020, la piattaforma si presta particolarmente a questo tipo di attività perché garantisce l’anonimato e consente la creazione di canali e gruppi molto vasti, con decine di migliaia di utenti. Ma come dimostra il caso di “Mia moglie”, un gruppo pubblico dove molti iscritti postavano con il proprio nome e cognome, non è l’impunità il vero motore della condivisione di immagini intime. Gli studiosi leggono questo fenomeno come “atti compensativi di virilità”, tramite cui gli uomini ristabiliscono il controllo sulle donne e riaffermano la loro mascolinità con il plauso di altri uomini. Il corpo esibito della donna inconsapevole diventa la moneta di scambio di questa dinamica.

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La pornificazione del quotidiano

Quello di Pamela Anderson e Tommy Lee fu il primo caso di un sex tape rubato a delle celebrità. Nonostante le migliaia di immagini e video erotici già disponibili sull’Internet degli albori, la gente era disposta a fare di tutto per vedere il filmato della coppia. Eppure, non si poteva dire che non circolassero già foto di Pamela Anderson nuda (ma scattate col suo consenso). Anche oggi ci troviamo di fronte a un fenomeno simile: perché con i milioni di video e immagini porno che si trovano gratuitamente ovunque e che soddisfano ogni possibile fantasia, migliaia di uomini si scambiano contenuti intimi di donne qualunque?

Da anni le studiose femministe si interrogano sugli effetti della pornificazione del quotidiano.

Non si tratta più soltanto della diffusione di un immaginario erotico in contesti non sessuali, come ad esempio nelle pubblicità, ma dell’idea che sia normale trasformare in pornografia la vita di ogni giorno

Il fatto che i gruppi Telegram siano sempre più pieni di immagini “innocenti” di donne (o addirittura bambine) vestite, o che nei commenti di qualsiasi video di TikTok ci sia qualcuno che chiede se chi l’ha postato ha un profilo su OnlyFans sembra suggerire una deriva che è stata facilitata dall’accesso sempre più facile alla pornografia, ma che ha le sue radici altrove. Chiudere i gruppi è un primo passo, ma il vero cambiamento deve essere di stampo culturale e puntare sull’educazione al consenso. Alcuni utenti di “Mia moglie” si sono difesi sostenendo che le loro compagne erano consapevoli del “gioco”. Ma il gruppo era pieno di immagini sottratte di nascosto, nei confronti delle quali nessuno ha detto niente, per il vincolo di genere che unisce chi frequenta questi spazi.

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